Olmert: “In Cisgiordania terrorismo ebraico e Israele sta con i terroristi, vanno fermati”

«Lo Stato di Israele conduce una campagna organizzata, sistematica e finanziata dallo Stato di pulizia etnica e crimini contro l’umanità. Non a Gaza, non nel Libano meridionale, non in Siria, ma in aree della Cisgiordania che sono sotto l’esclusivo controllo dello Stato e del suo apparato di sicurezza»


 Ehud Olmert è un politico moderato. Tra i leader storici del Likud, Olmert è agli antipodi di colui che negli anni ha trasformato il partito che fu di Begin, Shamir, Sharon, Rivlin, nel proprio feudo dove non esistono spazi se non per i fedelissimi cortigiani di “King Bibi”: Benjamin Netanyahu. Ehud Olmert è stato Primo ministro in tempi di guerra. Nella seconda guerra in Libano.Ha preso decisioni gravi, ma non si è mai spinto fino al punto di perseguire e proseguire una guerra per proprio tornaconto personale. Olmert, 12° Primo ministro d’Israele, ha il coraggio della denuncia. E lo fa su Haaretz scrivendo ....

Il reportage di Umberto De Giovannangeli è a questo link:

https://www.unita.it/2026/06/28/olmert-cisgiordania-terrorismo-ebraico-israele-terroristi/?shem=rimspwouohe,

Il mistero buffo del giullare di dio, ammiratore di Gesù

Il centenario della nascita di questo artista dello sberleffo e il decennio della sua morte hanno già sollecitato tanti articoli commemorativi di taglio letterario o socio-culturale. Mi permetto ora di far salire sulla ribalta Dario Fo, rimandando al suo dialogo con Giuseppina Manin emblematicamente intitolato Dario e Dio (Guanda, 2016).


Avendone avuto esperienza anche diretta, mi viene spontaneo a questo proposito evocare i dialoghi di Fo con padre Turoldo, in assonanza tra loro nella critica, ma in dissonanza per la scelta di fede del frate e poeta. Fo era affascinato dal gioco pirotecnico della fantasmagoria che in questi scritti si impegnava senza esitazione a colmare i “vuoti” dei Vangeli, soprattutto negli anni nazaretani di Cristo dall’infanzia alla maturità. Non per nulla nel Mistero buffo una sezione è riservata al ...

L'articolo di Gianfranco Ravasi è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621ravasi2.pdf

La protesta dei gazawi: «Vogliamo vivere: fuori Hamas!»

Non è la prima volta che la popolazione di Gaza manifesta, oltre che contro Benjamin Netanyahu, anche contro Hamas. Ma mostrare il proprio dissenso è molto pericoloso. Per questo in due anni sono stati giustiziati 60 persone con l’accusa di collaborazione con Israele.



Nonostante il divieto assoluto imposto di effettuare riprese, Times of Israel riporta che diversi filmati circolano sui social media mostrano centinaia di palestinesi che partecipano a proteste contro Hamas in diverse località della Striscia di Gaza. Striscioni e slogan affermano: «Non ci rappresentano»,«Se Dio vuole, Hamas fuori!», «Non siamo pedine!», «Vogliamo vivere!», «Basta con la distruzione!». Questo conferma che Netanyahu non ha centrato il suo principale obbiettivo: il regime islamico è ancora in piedi. La protesta si è svolta nonostante la paura di ritorsioni: in due anni sono stati giustiziati sessanta “collaborazionisti d’Israele” e basta un niente, per finire dentro e Hamas afferma che è stato «Un fallimento, organizzato da attori esterni per destabilizzare». 

Il giorno scelto, venerdì 26 giugno, non era casuale: il più solenne e luttuoso dell’Islam, l’Ashura, festa che ricorda la fine del Diluvio universale. Dopo due anni sotto il diluvio di fuoco, l’emergenza è sopravvivere e non c’è un’arca su cui salvarsi, i gazawi sono disperati: già lo scorso 18 giugno, un po’ di contestatori s’erano radunati all’ospedale di Khan Younis e avevano dimostrato contro il ministero della Salute di Hamas, denunciando la corruzione dei funzionari e lo scandalo d’aiuti che finiscono chissà dove. 

Timidi segnali di dissenso s’erano già visti anche nel marzo ‘25, sotto le bombe: erano durati qualche settimana, liquidati dal regime di Hamas come generiche proteste contro la guerra, nonostante striscioni con la scritta «Hamas non ci rappresenta». 

BiGio


(Tratto da due servizi di Francesco Battistini CorSera e di Andrea Riccardi Il Tempo)

Biodiversità nel mirino. Così il Ddl caccia riscrive la cultura della conservazione

I cacciatori diventano "bioregolatori", la fauna una risorsa da gestire. E le Regioni ottengono più flessibilità nei calendari venatori. La riforma approvata in Senato va oltre la semplice revisione normativa. Nino Morabito (Legambiente): "La scienza torni al centro delle scelte"

Il Senato ha approvato, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni, il disegno di legge sulla caccia. Il provvedimento, prima di diventare legge, dovrà passare alla Camera. Ma il voto segna già un passaggio culturale e politico che va oltre la riforma tecnica della legge 157del 1992: riguarda il modo in cui l’Italia decide di guardare al proprio patrimonio naturaleEd emerge una domanda fondamentale: quanto spazio deve avere la scienza nelle decisioni riguardanti la biodiversità?La riforma modifica uno dei pilastri storici della tutela della fauna selvatica. E lo fa attraverso un cambio ...

L'intero articolo è a questo link:

https://sapereambiente.it/biodiversita-nel-mirino-cosi-il-ddl-caccia-riscrive-la-cultura-della-conservazione/

Liturgia e scismi prossimi venturi: dieci punti da ricordare

L’avvicinarsi del 1 luglio, come data in cui la FSSPX ha annunciato di voler procedere alle nuove ordinazioni episcopali, può suggerire una serie di considerazioni, che sono state largamente trascurate e ampiamente sottovalutate negli ultimi due decenni, da parte di non pochi soggetti ecclesiali.


Provo a presentarle ordinatamente, per fare memoria del loro riflesso pesante sulla “questione liturgica” in dieci punti:

  • 1. Nella sua origine, la opposizione al Concilio Vaticano II ha preso la forma della contestazione alla prima riforma introdotta, quella che simbolicamente è diventata la prima traduzione del Concilio in realtà: ossia il nuovo Ordo Missae. Resistere al nuovo Ordo Missaeè stato, per decenni, l’emblema del rifiuto ...
La sintesi di Andrea Grillo è a questo link:

Foreste urbane: studio Cnr su 10 città italiane per combattere le ondate di calore.

 La crescente incidenza delle ondate di calore nelle città italiane richiede interventi tempestivi per tutelare la salute pubblica. Un recente studio condotto da ricercatori dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iret) e il College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF) ha rivelato che aumentare la copertura arborea nelle aree urbane fino al 30% potrebbe ridurre significativamente l’impatto delle alte temperature.


Nel documento, pubblicato sulla rivista Nature Partner Journal Urban Sustainability, i ricercatori hanno esaminato un campione di dieci città italiane, tra cui Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona. Le città analizzate presentano diverse dimensioni e condizioni geografiche, ma ciò che emerge è un dato allarmante: se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30% di copertura arborea durante l’ondata di calore del 2003, si sarebbe potuto ridurre del 36% l’eccesso di mortalità da caldo tra gli over 65....

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/foreste-urbane-studio-cnr-su-10-citta-italiane-per-combattere-le-ondate-di-calore/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente

XIII Domenica PA - Mt 10,37-42

Ai discepoli è chiesto il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, quella dei discepoli, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà

 


Al termine del periodo Pasquale, Gesù ha inviato i suoi discepoli ad immergere il mondo nella realtà del Padre che è amore nel Figlio e sostegno dello Spirito. Il realizzarlo passa attraverso il fare nostra la sua vita “masticandola” (non per nulla il secondo momento della Lectio Divina oltre che “Meditatio” viene anche significativamente detto “Manducatio”), fino ad assimilarla e poter dire con Paolo “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Il suo primo frutto è l’aver assunto il suo stesso modo di guardare la realtà, cogliendone le fragilità e le debolezze avendone compassione, chinandosi su queste, sostenendo chi vi si trova coinvolto, fornendo gli strumenti per superarle. L’essere così non sarà senza conseguenze come non lo è stato per Gesù ma l’importante è il non aver paura di chi potrebbe osteggiarci e, piuttosto, assicurarsi di rimanere sotto la sua guida. Lasciarci condurre dal timore ci fa ripiegare su di noi stessi e impedisce di cogliere la novità del Regno del Padre che è già presente tra di noi non solo proclamandolo, ma anche portandolo a compimento, guarendo la realtà, liberandola da ciò che l’opprime e la vincola. Questo è il “potere”, la capacità che ci ha assicurato. Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza dell’amore e con la responsabilità che portano alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.

Padre, madre e figli sono il nucleo di una famiglia che abitano in una casa, la prima cellula della società della quale l’uomo non può fare a meno: “Indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo” (Sir 29,21), per questo in Medio Oriente l’ospitalità è sempre stata sacra, come attestano le insistenti raccomandazioni della Bibbia: “Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare” (1 Pt 4,9); “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,2).

A chi vuole dare inizio a una nuova famiglia è però richiesto il distacco dalla propria casa: “L’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna” (Gn 2,24). È un abbandono che porta a un incontro destinato a dare continuità alla vita.

Anche Gesù un giorno ha abbandonato la sicurezza che gli era offerta dalla dimora di Nazareth: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,20); ha lasciato anche la famiglia: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli ha detto: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli” (Mt 12,48-50).

A chi lo vuole seguire chiede la stessa disponibilità: il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, quella dei discepoli, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà (Mt 12, 46-50). 

È questo il centro dell’Evangelo di questa domenica che delinea le esigenze del discepolato seguito da quell’avvertimento: “non è degno di me” chi non prende la propria croce per seguirlo, ovvero chi tiene per sé la propria vita chiuso, ripiegato in se stesso nel suo egoismo magari per paura, di fatto la spreca. Gesù chiede ai discepoli una netta presa di distanza rispetto alla vita vissuta fino a quel momento. È una radicalità che sconfessa sul nascere in qualsiasi epoca ogni possibilità per il cristianesimo di essere una religione civile appiattita su valori morali correnti. 

L’esempio che Matteo riporta, riguarda i legami familiari, ma deve essere esteso a tutti i rapporti sociali dell’umanità ed è cosciente che quello che sta dicendo non sarà senza conseguenze ed è la prima volta che troviamo nel vangelo la parola “croce”: “Chi non prende la sua croce e non viene dietro di me, non è degno di me”. 

Chiudendo la pericope odierna Gesù dice: “Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. La prima cosa nella vita non è mantenere i modelli sociali nei quali siamo nati, ma è “accogliere l’altro”. Non si tratta semplicemente di “buone maniere” ma fa scaturire una fecondità nuova che non rimarrà senza ricompensa. L’accoglienza prima che essere materiale è il riconoscimento dell’identità profonda dell’altro, chiunque questo sia. La realtà dell’amore non si misura su slanci affettivi, ma sull’effettività dell’incontro tra due persone nella loro realtà e nei loro bisogni, anche di un semplice “bicchiere di acqua fresca”. Facilmente poi non conosciamo chi incontriamo e ci si trova ad accogliere: serve allora un lavoro di attenzione, discernimento, ascolto per lasciarsi raggiungere dalla “verità” dell’altro. Sarà n ogni caso una “rivelazione” ed un essere visitati.

(BiGio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ne sarà della memoria in Israele una Costituzione è ancora possibile

Mentre la situazione in Israele e in Palestina precipita sempre di più verso disastri che avremmo solo alcuni mesi fa pensato impensabili, esce in italiano per Laterza l'ultimo libro di Omer Bartov, Nell'abisso. Dal sionismo al genocidio. La sconfitta morale di Israele, apparso negli Stati Uniti solo all'inizio di quest'anno


Non è solo di genocidio che questo importante libro si occupa. Si tratta infatti soprattutto di una ricognizione attenta e documentata sulla storia di Israele, sul sionismo, sull'antisemitismo e sulla memoria della Shoah. Al centro della riflessione di Bartov è soprattutto una domanda, che riassume in sé tutti questi nodi problematici: What went wrong? che cosa è andato male con Israele? ...

La recensione di Anna Foa è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260606foa.pdf

Adolescenti, ecco la proposta di legge per garantire uno spazio educativo in ogni periferia

Alessandro Battilocchio, presidente della Commissione Periferie, ha fatto sua l'idea di Save the Children e insieme ad altri parlamentari ha presentato una proposta di legge che va a potenziare l'offerta culturale, sociale, sportiva e ricreativa per i minorenni nelle aree urbane caratterizzate da disagio educativo e socioeconomico.


In parole povere, una legge per garantire spazi socio-educativi dove oggi non ci sono. Il testo propone anche di rendere stabile il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile...


I contenuti della proposta di legge a cura di Sara De Carli sono a questo link:

https://www.vita.it/adolescenti-ecco-la-proposta-di-legge-per-garantire-uno-spazio-educativo-in-ogni-periferia/

Quando un bambino ti chiede: che cos’è la guerra?

La guerra è un bambino in Libano che chiede: «Moriremo questa notte?». Ed è una bambina in un luogo sicuro che domanda: “Che cosa significa guerra?”, mentre tu ti ritrovi incapace di rispondere, perché non vuoi consegnarle la brutalità del mondo


 Stavo parlando con Domenica di mio nipote, quel bambino che ha appena undici anni, quando è stato sorpreso dal rumore degli aerei militari israeliani sopra il cielo del Libano. La sua voce tremava mentre mi diceva: «Ho avuto tanta paura… così tanta che per poco non mi facevo la pipì addosso». Lo ha detto come solo i bambini sanno dire la paura: senza abbellirla, senza orgoglio, senza cercare di nascondere il terrore. Lo ha detto come se il suo piccolo cuore non riuscisse più a contenere tutto quel rumore, tutta quella notte, tutte quelle domande che non sa nemmeno come fare....

Il racconto della sua esperienza di Vincente Massoud Mohamed è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/attualita/societa/quando-un-bambino-ti-chiede-che-cose-la-guerra/

Geova non vale meno di Buddha

La Corte di Strasburgo ha ritenuto discriminatoria l'esclusione della Congregazione cristiana dei testimoni dai vantaggi - soprattutto l'8 per mille - di cui godono la Chiesa cattolica e le tredici confessioni che hanno un'intesa con lo Stato italiano.La sentenza apre una riflessione sui rapporti tra società, fede e politica

Davanti alla Corte europea il nostro governo ha cercato invano di difendere il sistema. L’intesa necessaria per beneficiare dell’8 per mille non è un diritto, ha spiegato il nostro rappresentante, e nessuno può sindacare l’esecutivo che non tratti o non firmi, o ancora il Parlamento che non trasformi l’intesa in legge; neppure l’8 per mille, di conseguenza, è un diritto e lo Stato è libero di selezionare — senza doversi giustificare — chi vi accede e chi no. Il governo ha menzionato ...

La riflessione di Marco Ventura è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621ventura.pdf

La guerra è silenzio davanti alle macerie dell’umanità. Scrivere è resistere

Muhammad Al-Zaqzouq è nato e vive nella Striscia di Gaza. Pagina dopo pagina, tutto si smembra. E allora narrare diventa un farmaco per conservare la propria integrità, per non accontentarsi di vivere come gli animali. Il libro è più di una testimonianza: è un'opera letteraria, un atto di resilienza


Con un diario dei mesi compresi tra il 7 ottobre 2023 (giorno dell'attacco terroristico di Hamas a Israele) e la fine del 2024, ha dato forma al dolore dei palestinesi. è un racconto che non lascia spazio a nessuna ambiguità su quello che sta accadendo a Gaza. Già il titolo racchiude la posizione etico-morale di Al-Zaqzouq, la sua reazione alla disperazione che portano le bombe: raccontare l’orrore della guerra significa dare forma al dolore individuale e collettivo perché solo nominando la sofferenza si può sperare di non restarne schiacciati....

La recensione di Marco Balzano è a questo link:

La deriva del sionismo

 La storica e scrittrice Anna Foa, commentando il famigerato video del ministro Ben Gvir con gli attivisti della Flotilla, in un recente articolo su La Stampa, scriveva così: «Di fronte a fatti del genere, gli ebrei della diaspora non possono che rivoltarsi, gridare che queste pratiche, volute sì da un ministro estremista ma messe in atto senza proteste dai soldati di quello che ama definirsi “l’esercito più morale del mondo”, sono aberranti»


«Se non lo fanno, lasceranno anche che ovunque il mondo ebraico sia assimilato a questo orrore. Lasceranno che tutta la diaspora sia trascinata nell’abisso». Queste parole – in particolare quell’ultima frase col riferimento all’abisso – mi hanno fatto pensare ad un libro recentemente pubblicato in Italia da Laterza, che si intitola Nell’abisso. Dal sionismo al genocidiola sconfitta morale di Israele. L’autore è Omer Bartov, un ebreo-americano nato in un Kibbutz israeliano in una famiglia che, come racconta, è sempre stata sionista....

La riflessione di Andrea Piazza è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/la-deriva-del-sionismo/?utm_source=newsletter-2026-06-23


L’agricoltura moderna è davvero più sostenibile? Il nuovo rapporto Ocse

Secondo l’analisi delle performance ambientali di settore, la produzione è cresciuta del 33% in trent’anni, ma le emissioni totali non scendono. Alcuni indicatori migliorano, altri precipitano. E il ritmo delle riforme rallenta.


L’idea di riuscire a produrre più cibo riducendo l’impatto ambientale dei processi è stata il Santo Graal delle politiche agricole e industriali del Nord globale negli ultimi trenta o quarant’anni. Il mito dell’efficienza ha guidato il discorso istituzionale dal rapporto Bruntland in poi, promettendo il disaccoppiamento fra crescita economica e pressione sugli ecosistemi....

L'articolo di Sapereambiente è a questo link:

https://sapereambiente.it/lagricoltura-moderna-e-davvero-piu-sostenibile-il-nuovo-rapporto-ocse/

"Non nego i massacri di Israele ma ho un problema di vocabolario: uso solo le mie parole"

«La vecchiaia è l'età della disciplina, devi tenere insieme tutto, mente e corpo. Sono più attento alle piccole cose, ai dettagli, alle persone e ai loro comportamenti. Israele e Palestina: l'unica soluzione, i due Stati. Impossibile? Credo che oggi essere realisti significhi credere nei miracoli».


 L'intervista a Erri De Luca, a cura di Alain Elkann è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621delucaelkann.pdf

Un'altra riflessione critica sul post-teismo

Il termine post-teismo risale al pastore statunitense Frank Hugh Foster (1851-1935) ormai più di un secolo fa, ma si è diffuso solo nel nostro secolo, grazie agli scritti di teologi soprattutto di lingua spagnola. Occorre dire subito che il termine comprende personaggi e punti di vista anche diversi, per cui non è facile una sintesi che renda conto di tutte le differenze[1].


Si può comunque dire che il post-teismo vuole essere, in primo luogo, il superamento del teismo, intendendo per teismo l’idea di un Dio (theós) come ente o soggetto personale, onnipotente, esterno al mondo, in cui interviene a suo arbitrio.  La fine di questa, che è poi l’immagine biblica di Dio, porta con sé la fine di tutto l’apparato teologico ebraico-cristiano, se ne va, ovviamente, l’intera Bibbia intesa come rivelazione, in quanto assurda l’idea di un Dio trascendente che, dall’alto dei cieli, rivela qualcosa, o si rivela[2]Possiamo fin d’ora rilevare come tutto ciò non sia affatto nuovo, ma appartenga alla cultura europea fin da Spinoza ...

L'analisi di Marco Vannini è a questo link:

100 anni di un profeta antieroe

Allen Ginsberg rischia sempre di trasformarsi in una cartolina: il poeta beat, il ribelle, l’omosessuale militante, il viaggiatore in India, il cantore della controcultura. Tutto vero eppure, a cent’anni dalla nascita, vale la pena guardare altrove.


Vale la pena guardare altrove, ricordando per esempio la storia di Naomi Ginsberg, nata in una famiglia di immigrati dell’Impero russo, comunista, paranoica, internata più volte, sottoposta alle devastanti pratiche della psichiatria americana del Novecento. Molto più delle letture pubbliche di Howl, dei processi per oscenità, dei viaggi con Kerouac è lei il centro di gravità dell’opera di suo figlio. E quando Naomi muore, nel 1956, Allen non c’è, non riesce ad arrivare al funerale. Da quell’assenza nascerà ...

L'articolo di Ada Treves è a questo link:

https://moked.it/2026/06/14/100-anni-di-un-profeta-antieroe/

Sfollati in Sudan, una dignità che disarma.

In dialogo con Antonia Vadalà di Unhcr. Attiva nel documentare quella che è la più grave crisi umanitaria al mondo, l'operatrice ci racconta, dal campo, i bisogni e le esperienze meno visibili delle persone fuggite dalle proprie case

 


Entrato nel suo quarto anno di guerra civile, sempre più alimentata da attori internazionali interessati a oro, idrocarburi e terre rare, il Sudan è la più grave crisi umanitaria globale. Tra fame, violenze ed emergenze sanitarie, secondo le Nazioni Unite sono quasi 14 milioni gli sfollati, e 33 milioni i civili bisognosi di assistenza, assistenza messa a rischio dai tagli agli aiuti umanitari....

L'articolo di Fancesca Santoro è a questo link:

Giovani: tra sogno, illusione e realtà

«Quest’anno ci siamo posti metaforicamente di fronte a uno specchio: abbiamo osservato ciò che siamo, abbiamo guardato la nostra immagine riflessa e poi ci siamo guardati dentro, abbiamo immaginato come potremmo e vorremmo diventare cercando di distinguere tra sogno, illusione e realtà. 


Cosa vuol dire dare un senso alla propria vita? Significa realizzare i propri sogni? Diventare chi si desidera? Forse significa solamente guardare al proprio vissuto costellato di limiti, errori, delusioni, fallimenti, aspirazioni, sogni, desideri, tentativi e miglioramenti; significa apprezzare ciò che si è fatto, ciò per cui si ha lottato e poi rivolgersi nuovamente pieni di speranza verso il futuro, volenterosi di raggiungere nuovi traguardi. Abbiamo capito che...

La riflessione riportata da Paola Matti è a questo link:

https://www.settimananews.it/educazione-scuola/giovani-sogno-illusione-realta/?utm_source=newsletter-2026-06-16

Cina e Papa, stallo mobile

A un anno di distanza dall’elezione del Papa statunitense Leone XIV, bisognava registrare i rapporti tra Santa Sede e regime cinese, e l’andamento dell’Accordo provvisorio e segreto firmato per la prima volta nel 2018 per due anni, e rinnovato nel 2024 per quattro anni.


A giugno del 2025, quando i cinesi erano arrivati nella Roma papale per analizzare le conseguenze dell’ascesa di Robert Prevost al vertice della Chiesa cattolica, si era avvertita una tensione palpabile. «I membri della delegazione erano preoccupatissimi», raccontano in Vaticano. «Ragionando con i loro schemi, pensavano che un Pontefice statunitense avrebbe ubbidito all’America di Donald Trump. E forse era anche quello che pensava il presidente Usa. Ma si sbagliavano entrambi»....

L'articolo di Massimo Franco è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260607franco.pdf

XII Domenica PA - Mt 10,26-33

Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza e la responsabilità che portano ad esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.


 

Siamo all’interno del discorso missionario di Gesù nel quale condivide cosa intenda quando ci chiede di “masticare” e far nostra la sua vita (vedi la recente Festa del Corpus Domini). La prima indicazione giunta la scorsa Domenica, è stata quella di far nostro il suo sguardo sulla realtà, capace di cogliere le fragilità e le debolezze avendone compassione. Questo non è un sentimento passeggero ma chiede di chinarsi sull’altro per sostenerlo e fornirgli gli strumenti per superare le sue difficoltà. È questa la missione alla quale come comunità, innanzitutto come tale, oggi si è chiamati e ci è affidata: tutti siamo gli operai ai quali è chiesto, nella preghiera, di comprendere ciò a cui il Padre, con Gesù, chi chiama così.

La realtà descritta da Gesù domenica scorsa, pare l’immagine dell’attuale immersa in realtà di malattie e virus che sorgono dal nulla e fanno paura; condizionata da situazioni dalle quali emerge la volontà di dividere, di mettere gli uni contro gli altri anche artificiosamente. Una umanità sempre in lotta alla ricerca di nuovi equilibri di fronte a mutazioni sempre più rapide, spaesata dall’incertezza di un futuro oscuro, stanca e sfinita, incapace di cogliere e far fruttare il buono che nasce al suo interno. Sono queste le malattie, le infermità, gli spiriti impuri, i demoni che ci attanagliano, ci opprimono, ci legano ieri come oggi. C’è da aver paura. 

Ma il suo invito è quello di non ripiegarci in noi stessi ma di risollevarci e alzare lo sguardo (Lc 21,28) perché il Regno di Dio è già tra di noi, è una cosa nuova che proprio ora germoglia. Se osserviamo la realtà con il suo sguardo ricco di compassione, vedremo e ce ne accorgeremo (Is 43,19). Sta a noi l’annunciarlo non solo a parole, che possono anche essere più o meno vuote, ma portarle nel concreto operando perché il suo invito è quello di “guarire” la realtà, liberarla da ciò che l’opprime, la vincola e ce ne ha dato “il potere”. È possibile se costantemente facciamo “memoria” (= rendiamo attuale) quello che il Signore ha fatto per noi gratuitamente e che siamo chiamati a distribuire senza riserve, a piene mani.

Oggi Gesù ci avverte: se lui è stato calunniato e osteggiato così avverrà anche a noi. Questo ci dobbiamo attendere. Ecco allora il suo ripetuto avvertimento a non avere paura e, piuttosto, a temere il Signore che significa rimanere sotto la sua guida: ciò che abbiamo ascoltato da lui, deve essere annunciato in pubblico, apertamente, con franchezza, senza ritrosie e timidezze, senza paura.

Quello che oggi ci dice, costruisce un percorso per superare la paura e ad avere invece un atteggiamento di abbandono fiducioso in lui, per la sua promessa di esserci a fianco ogni giorno (Mt 28,20), dicendoci di non preoccuparci di come e cosa diremo, perché ci verrà spontaneamente (Mt 10,17-22). Un abbandono confidente in lui e nel Padre che hanno a cuore pure i passeri e ogni capello sulla nostra testa; siamo invitati ad essere come un bambino in braccio a sua madre (Ps 131,2). Quel ripetuto tre volte “non temere” esprime allora una fiducia già attiva che significa che ciascuno può superarla contando sulla sua presenza e sul suo aiuto.

Matteo scrive a una comunità già sotto pressione per le persecuzioni. Nella loro vita e serpeggia la paura che, è innegabile, ha anche una funzione vitale positiva: segnala i pericoli, impedisce i gesti avventati, rischiosi, insensati; ma se sfugge al controllo ostacola ogni azione possibile. Guai a lasciarsi dominare e guidare da questa, si finisce per rimanerne paralizzati.

Tre sono le “paure” che Gesù ci presenta. Si può avere paura che la missione affidataci possa essere soffocata dalla reazione contraria fino alla violenza fisica e veniamo da lui rassicurati: nonostante le prove e le difficoltà, il vangelo si diffonderà e trasformerà il mondo. La sua storia ce lo dice: pensavano che uccidendolo … invece …

Si può avere paura di essere maltrattati o addirittura messi a morte. Gesù invita a riflettere: che male possono farci? Offendere, accusare ingiustamente, percuotere, confiscare i beni, renderci difficile la vita. Sì, ma nulla più, quella che abbiamo ricevuto da Dio nessuno ce la può togliere. Ne era profondamente convinto anche Paolo: “Sì, io ne sono certo: né la tribolazione, né l’angoscia, né la persecuzione, né la fame, né la nudità, né la spada… nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio che si è manifestato in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,35-39).

Una terza paura è che la violenza possa allargarsi a chi ci è vicino. Gesù ci richiama ancora una volta ad avere fiducia. Non promette che non accadrà nulla a chi ci circonda, ma che il Padre realizzerà comunque il loro bene. Egli si interessa di ogni creatura, anche della più piccola.

Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza dell’amore e con la responsabilità che portano alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.

(BiGio)

 

  

L’Ucraina sta mettendo migliaia di questi robot da guerra al posto dei soldati

Per ora sono guidati da piloti umani, che decidono se sparare o no contro i soldati russi: «Non vogliamo che diventi proprio come Terminator»


Il governo ucraino ha fatto un ordine di 25mila robot da guerra nel primo semestre di quest’anno e di altri 25mila per il secondo semestre, incluso il modello DevDroid che vedete in queste fotografie scattate in Ucraina. Sono robot fabbricati quasi per intero da aziende ucraine con componenti ucraini. La quantità è quattro volte quella dell’anno scorso. Secondo alcune indiscrezioni, l’anno prossimo il governo ne ordinerà 100mila. L’Ucraina sta rimpiazzando i soldati al fronte con questi robot, anche se ...

Il servizio di Daniele Raineri è a questo link:

Vi spiego la sfida teologica dietro il Memorandum Usa-Iran.

Trump tenta di sostituire la logica dello scontro tra Bene e Male con quella del primato economico, mettendo in crisi la teologia del “Dio degli eserciti”: il nemico diventa negoziabile e integrabile, con effetti sul mondo evangelicale e sulle scelte di Teheran, sospese fra ideologia e pragmatismo. 

Donald Trump è l’uomo che si presenta al mondo con un progetto non esplicitato ma evidente: siccome ho perso con le armi vincerò con i soldi. Al cuore di questo Memorandum, tra tante clausole di reciproca sfiducia, c’è un’idea-progetto, assieme all’intesa sul nucleare ancora nebulosa e su cui Tehran non dice no. Trump sembra dire: “Io riporto il capitale della potenza imperialista, il capitale a stelle e strisce e occidentale, nel cuore di quello che ho definito l’impero del male e che ci definiva impero del male. Se accettano (e devono accettare) questo cambierà l’impero del male in un altro impero”. Se la scommessa è giusta lo vedremo, ma intanto cambia Trump. Innanzitutto deve ammettere che ...

L'analisi di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://formiche.net/2026/06/vi-spiego-la-sfida-teologica-dietro-il-memorandum-usa-iran/?fbclid=IwY2xjawSh0wtleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHtvzLxJCveBp4Fura28yUWWhA-7Cb7Cwtve7bFQ8OvTFaDD4LmjJTB5Fga3-_aem_9XzBx3Z2w5IEcQXSlsR6Gg#content


Maya Savir: «Non scegliete tra israeliani e palestinesi, scegliete la pace»

Maya Savir è una scrittrice e attivista israeliana. Suo padre, Uri Savir, è stato il capo negoziatore degli Accordi di Oslo. Oggi è lei a dirigere il ramo israeliano di Search for Common Ground, una delle più importanti organizzazioni internazionali impegnate nella riconciliazione.


«Trovo sia davvero triste vedere le persone che sentono di dover scegliere tra israeliani e palestinesi. La scelta dovrebbe essere fra israeliani e palestinesi che vogliono la pace e quelli che non la vogliono.Ogni processo di pace e di riconciliazione deve iniziare dal riconoscere l'altro, la sua esistenza, i suoi diritti. E credo che qualsiasi futuro processo di pace dovrà ripartire da lì: israeliani e palestinesi che si guardano e si riconoscono reciprocamente come due popoli uguali» ...

L'articolo di Cristian Giudici è a questo link:

https://www.vita.it/maya-savir-non-scegliete-tra-israeliani-e-palestinesi-scegliete-la-pace/

Quando il cibo diventa valore tradito

L'intervista ad Andrea Segrè – agroeconomista, professore ordinario di Economia circolare all’Università di Bologna, fondatore di Last Minute Market, ideatore della Campagna “Spreco Zero” e attuale direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International – è autore del volume Contro lo spreco. Cibo, valore, futuro 


– Caro Professore, ci spieghi innanzi tutto che differenza c’è tra “perdita” alimentare e “spreco” attribuibile ai consumatori? La perdita alimentare riguarda soprattutto le fasi a monte della filiera: produzione agricola, raccolta, stoccaggio, trasformazione, trasporto. È spesso legata a inefficienze tecniche, logistiche, climatiche o infrastrutturali. Lo spreco, invece, avviene soprattutto ...

L'intervista fatta da Giordano Cavallari è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/cibo-diventa-valore-tradito/?utm_source=newsletter-2026-06-16

Sinodalità, tra tabù e totem

 Sembrano essere tempi grami per la sinodalità nella Chiesa italiana: per alcuni un tabù da esorcizzare, per altri un totem da brandire. E per noi?


La lunga esperienza sinodale di molti cattolici e cattoliche italiane non è stata sempre semplice, perché non tutto è filato come l’olio, ma sicuramente a livello delle pratiche è un soggetto collettivo prezioso per la nostra Chiesa, ora che portano questa esperienza nei luoghi del loro vissuto di fede....

La riflessione di Marcello Neri è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/sinodalita-tra-tabu-e-totem/

Solo la cura ci salva dal terrore della nostra fine

Nessun altro tempo come il nostro, dopo la tragedia immane della Seconda guerra mondiale, ha sollevato con così grande angoscia il tema della salvezza. Ne usciremo vivi? E come?


Sono domande che ricorrono e che non smettiamo di porci dimenticandoci però che nessuno di noi ne potrà davvero uscire vivo. L’essere umano è, infatti, destinato a finire nella polvere dalla quale proviene. È una verità inappellabile che si trova pronunciata anche dal testo biblico per bocca di Qoèlet. Se anche ai conflitti più aspri e irragionevoli, alla precarietà e al disagio sociale, alla crisi economica si potrebbero trovare delle soluzioni possibili, resta il fatto inamovibile che nessuno potrà uscirne vivo da quaggiù: la polvere che noi siamo ritornerà irreversibilmente alla polvere. Il punto è che questa verità viene costantemente rimossa dagli esseri umani....

L'intervento di Massimo Recalcati è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202605/260521recalcati.pdf