Dipendere dai “fossili” è dipendere dai conflitti

La guerra all’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz sono solo l’ultima di una lunga serie di crisi iniziate proprio in Iran. Il colpo di stato in Iran del 1953, noto come Operazione Ajax, fu un’operazione segreta orchestrata dalla CIA (USA) e dall’MI6 (Regno Unito) per rovesciare il primo ministro democraticamente eletto, Mohammad Mossadeq. 


 Mossadeq fu deposto il 19 agosto 1953, dopo aver nazionalizzato l’industria petrolifera iraniana togliendola al controllo britannico. Il golpe ripristinò il potere assoluto dello scià Mohammad Reza Pahlavi, instaurando un regime autoritario sostenuto dall’Occidente. Da allora le guerre combattute, direttamente o indirettamente, per il petrolio non si contano più: ...

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https://www.settimananews.it/news/dipendere-dai-fossili-dipendere-dai-conflitti/?utm_source=newsletter-2026-05-05

Che cosa c’entra l’IA con la povertà e la dignità umana

Questo saggio − pubblicato sulla rivista America il 16 aprile 2026 (qui l’originale inglese) − è tratto dalla conferenza annuale America Media Lecture tenutasi alla Fairfield University il 3 marzo 2026. Kim Daniels è direttrice della Initiative on Catholic Social Thought and Public Life dell’Università Georgetown (Washington D.C.). È stata coordinatrice del Gruppo di studio n. 3 del Sinodo sul tema: «La missione nell’ambiente digitale» (cf. qui su SettimanaNews)


Nella sua prima settimana di pontificato, nel 2013, Papa Francesco invitò con forza a costruire una Chiesa «povera e per i poveri». Fu un’espressione che ripeté spesso, ma che soprattutto incarnò con la sua vita, mostrando al mondo che l’amore per i poveri era al centro del suo ministero. Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, talvolta definita il “programma” del suo pontificato, ci ha ricordato che «nel cuore di Dio c’è un posto preferenziale per i poveri». Allo stesso modo, nelle sue prime parole dopo l’elezione ...

Il saggio di Kim Daniels è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/cosa-centra-ia-con-la-poverta-e-la-dignita-umana/?utm_source=newsletter-2026-05-05

Agricoltura ed energia insieme: il nuovo modello delle serre integrate che cambia il futuro del settore green

In un contesto globale segnato da instabilità dei mercati, aumento dei costi energetici e crescente pressione sulla sostenibilità delle produzioni, il settore agricolo sta accelerando verso modelli innovativi capaci di unire efficienza economica e transizione ecologica. Tra le soluzioni emergenti si afferma sempre più il concetto di serra integrata, un sistema che combina coltivazione agricola e produzione di energia sullo stesso terreno.



Il principio alla base di questo modello è semplice ma rivoluzionario: utilizzare le superfici agricole non solo per la coltivazione, ma anche per la generazione di energia rinnovabile, in particolare fotovoltaica, destinata sia all’autoconsumo sia alla vendita in rete. In questo modo le aziende agricole possono ridurre la dipendenza dai costi energetici tradizionali, sempre più volatili, e allo stesso tempo creare una nuova fonte di reddito stabile e programmabile....


L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/agricoltura-ed-energia-insieme-il-nuovo-modello-delle-serre-integrate-che-cambia-il-futuro-del-settore-green/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente 


Bivio Apocalisse Se la civiltà corre verso la catastrofe

Nell'epoca che viviamo il vecchio Ordine non può durare. La Chiesa è chiamata ad assumere un ruolo anzitutto di contenimento di quella libertà che ha come limite solo il proprio potere. La libertà cristiana trascende il proprio potere e riconosce il valore indistruttibile dell'altro e ne ha cura e con lui vuole pace.

Quando si attraversano epoche di rottura avviene sempre che figure e conflitti tendano ad assumere un significato simbolico. Vi sono momenti di crisi per così dire normali, in cui l'Ordine, la Legge si riassestano o riformano per potersi adattare a mutamenti "locali" di situazione e così resistere e durare. Ma altri nei quali la trasformazione è così sistematica, investe così organicamente tutti gli aspetti della vita, da rendere patetico ogni "riformismo" e da costringere a pensare a nuovi Ordini globali. Credo che la nostra epoca abbia questi caratteri catastrofici. Catastrofe significa letteralmente cambiamento radicale di stato. Non è l'apocalisse, poiché ...

L'opinione di Massicmo Cacciari è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202605/260511cacciari.pdf

La diplomazia di Papa Leone contro i muri. L’incontro con Rubio letto da Cristiano

Rubio potrebbe essere venuto a Roma non per ricucire tra il papa e Trump – Trump non lo gestisce lui – ma per prepararsi come “opzione preferibile ad altre” in vista delle prossime presidenziali. Questo figurare come meno indigeribile alla Santa Sede, rispetto ai suoi concorrenti cattolici di area Maga, potrebbe essere un obiettivo comprensibile


La scelta del Segretario di Stato, Marco Rubio, di donare al papa un fermacarte di cristallo a forma di palla da football americano alimenta facilmente i pregiudizi e gli stereotipi; non è stata una bella idea, c’è poco da fare, ma forse ci dice che Marco Rubio partendo per Roma non aveva in testa le elezioni di midterm – ormai dietro l’angolo e in vista delle quali i toni sprezzanti usati da Trump contro il papa non scaldano affatto i cuori dei molti cattolici che hanno votato per lui ma potrebbero non rifarlo a novembre ...

L'opinione di Riccardo Cristiano è a questo link:


VI Domenica di Pasqua - Gv 14,15-21

Il proiettarsi verso il futuro è un qualcosa che è nella consuetudine del nostro vivere a partire da quando ci alziamo e ci prospettiamo le cose da fare nella giornata. Anche al centro del discorre di Gesù di oggi ci sono delle promesse e i verbi sono al futuro...



La sintesi delle prime quattro domeniche di Pasqua può essere contenuta in poche parole: l’esperienza del Risorto la si fa riconoscendo la sua voce che oggi ci giunge attraverso la sua Parola. 

Poi la Liturgia ci ha proposto quello che Gesù ha detto prima della sua Passione, in particolare che lui continuerà a precederci segnando la via da seguire che è il suo esempio, il cammino che lui ha compiuto, che ci ha dato nel camminare a fianco dell’umanità. È lui che orienta le nostre vite, la nostra realtà e ci chiede di imitarlo nel prendersi cura delle persone, curandole, guarendole, consolandole. È la vertà della sua vita che dobbiamo seguire interpretandola nel nostro oggi.

Oggi cambia il tono e prospettiva, raccordandosi all’incipit di domenica scorsa “Non sia turbato il vostro cuore”, al centro del suo discorrere ci sono alcune promesse e i verbi sono al futuro. È un qualcosa che è nella consuetudine del nostro vivere a partire dalla mattina quando ci alziamo pensiamo a quello che dovremo fare nell’arco della giornata o, quando incontrando una persona che non vediamo da tempo, lasciandoci ci si saluta promettendoci di rincontrarsi presto. Due esempi banali ma per dire che con questo modo di fare diamo forma al nostro futuro. Più serio è quando ci si scambia una assicurazione di amicizia o, ancor di più, quando si conferma il desiderio di diventare una famiglia: è l’amore che si impegna, che diviene responsabilità, che assume l’altro e la sua storia. In questi impegni promettiamo noi stessi, la nostra volontà di prossimità, di presenza costante, di non abbandono. 

È questo che Gesù ci dice oggi con quel suo “non vi lascerò orfani”, condizione che nella Scrittura assieme all’essere forestiero e alle vedove, rappresentano le categorie più vulnerabili della società, oggetto speciale della protezione e dell’amore di Dio (Ps 68,5-6), che ci chiede di difendere e ci vengono affidati (Dt 10,18 – 14,29). È per questo che, quasi come due chiose includenti, al centro del primo e dell’ultimo versetto della pericope di oggi si incontrano due capisaldi “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” e “Chi accoglie (letteralmente: “ha”) i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama” e, conclude Gesù, “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò”.

Si comprende allora la dolcezza di quelle due espressioni che si trovano nel Salmo 119 “Io trovo la mia gioia nei tuoi comandi, li amo molto (v. 47) … Tu sai che io amo i tuoi precetti, Signore, per il tuo amore fammi vivere (v. 159)”. Non si può che aspirare e gioire nel compiere la volontà del Dio che ci ama e che noi amiamo, non si può che desiderare di metterla in pratica con tutte le nostre forze. È in questo senso che Giovanni nella sua prima lettera può giungere a scrivere: «Questo è l’amore di Dio: osservare i suoi comandamenti» (1Gv 5,3) che, come si è visto domenica scorsa, non significa seguire la Torah con l’aiuto dei 613 precetti. La halakah, la via che Gesù ci chiede non è un insieme di norme bensì la sua stessa vita, il cammino, come si è già ricordato all’inizio di questa riflessione, che lui ha compiuto.

Se mi amate, osserverete i miei comandamenti”. È la prima volta che Gesù parla di amore rivolto verso di lui, finora non ha chiesto di amarlo, ha piuttosto reso i discepoli capaci di amare traducendo concretamente questo sentimento in servizio. È questo nell’Evangelo di Giovanni l’unico comandamento che poi si articola in atti concreti, in espressioni e in opere che aiutano la vita dell’altro e l’amore è vario e fiorisce in ciascun discepolo in forme diverse, sono manifestazioni di come il rapporto con il Signore lo ha formato. Dicendolo quasi come in uno slogan, Gesù non è venuto ad insegnarci ad amare Dio e a pensarlo come il nostro traguardo, non chiede che l’uomo viva per Dio, ma viva di Dio e come Dio vada verso gli uomini.

Ora, infine, Gesù apre al futuro assicurandoci che, per chi lo segue, pregherà “il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità” che ci sosterrà nelle scelte come nelle difficoltà, nell’agire quotidiano mentre lui assumerà il ruolo di “avvocato” presso il Padre (1 Gv 2,1).  

Quel futuro è il nostro presente e il paraclito non è un aiuto nelle difficoltà, non le toglie, ma le precede donandoci la capacità di viverle nella serenità. Se accogliamo i suoi comandamenti vivendoli, con lui e il Padre siamo e saremo una cosa sola, capaci di nutrire la vita degli altri in ogni dimensione, soprattutto oltre a quella biologica. 

L’immagine biblica dello Spirito è la colomba e la comunità dei seguaci di Gesù è il suo nido dove rimane. Questo rende i discepoli una comunità di profeti capaci di mantenere vivo il messaggio del Signore e l’aiuta a discernere tra la parola della verità e le tante parole menzognere dei nostri giorni.

(BiGio)

 

Israele, voci tra paura e speranza

Sandra Manzella – autrice del volume Fiorirà il deserto. Voci e volti dal Mar Morto al monte Carmelo (OLIGO 2026) – ha raccolto ancora alcune testimonianze da Israele, in questo periodo di “tregua” fragilissima e di sospensione nel Paese.


 «Un’intera civiltà sarà distrutta», sono le parole di Donald Trump, quelle che hanno accompagnato il momento in cui il mondo ha tenuto il fiato sospeso, nella notte del 7 aprile, alle ore 2 del mattino in Italia – ore 22 a Washington. Ma poi, poco prima dello scadere dell’ultimatum, l’annuncio: la tregua, la fragile tregua ancor oggi in atto. E allora la vita, In Israele, è cambiata all’improvviso. Quali riflessioni arrivano da chi ha vissuto sulla sua pelle quei lunghi, terribili giorni? Com’è stata vissuta la quotidianità durante il mese di guerra e com’è in questi giorni? ...

Il racconto di Sandra Manzella è a questo link:

https://www.settimananews.it/reportage-interviste/israele-voci-tra-paura-e-speranza/

Il Mali e la crescente instabilità nel Sahel

Le offensive, spesso coordinate o concomitanti in diverse aree del nord e del centro del Paese, mettono in evidenza la persistente fragilità dello Stato maliano, già indebolito da anni di conflitti interni, colpi di Stato e difficoltà nel controllo del territorio


Considerato un nodo strategico negli equilibri geopolitici dell’Africa occidentale, il Mali — Paese del Sahel centrale — sta attraversando una fase di forte instabilità a causa dell’intensificarsi degli attacchi condotti da gruppi jihadisti e milizie tuareg contro le forze governative. econdo gli esperti, si tratta dei più gravi e significativi assalti da oltre un decennio e gli episodi di violenza hanno coinvolto sia la capitale, Bamako, che ...

L'articolo di Andrea Walton è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/mali-africa-sahel-terrorismo-jihad-geopolitica.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

H come Hope (speranza)

Hope, parola inglese entrata nel nostro vocabolario per dire speranza. Quante domande pone questa parola… In tempi difficili come i nostri è ancora possibile sperare? In un mondo gravato da tante preoccupazioni e fatiche, in una società che vive nella precarietà dell’oggi e nella continua incertezza del domani, in un tempo lacerato da conflitti, paure, inquietudini come si può coltivare la speranza? 


«La quercia disse al mandorlo: parlami di Dio. E il mandorlo fiorì» (Nikos Kazantzakis). Nonostante tutto viviamo guardando al futuro; infatti, come possiamo vivere senza speranza? E allora, cos’è la speranza? Per noi, battezzati e discepoli, cos’è o chi è la speranza? La Scrittura è impregnata di questa parola, a partire da Abramo, che «credette, saldo contro ogni speranza» (Rm 4, 18). Cos’è o chi è la speranza per noi battezzati? Per noi discepoli missionari la Speranza ha un volto, è il Signore«Sei tu, mio Signore, la mia speranza, / la mia fiducia» (Sal 71, 5). Come dice Sant’Agostino: «È solo la speranza che ci fa propriamente cristiani» (La città di Dio, 6, 9, 5)....

La riflessione di Flavio Facchin è a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/abc-missione-h-come-hope/

Il restauro delle statue e la demolizione delle chiese.

Il corto circuito tra la diplomazia culturale vaticana e la cancel culture cristiano-armena nel Nagorno-Karabakh


C’è un’immagine che, da sola, basta a raccontare il paradosso. A Roma, nella Basilica papale di San Paolo fuori le Mura, l’Azerbaigian finanzia il restauro di statue cristiane: San Pietro, San Paolo, San Luca. A Stepanakert, nel Nagorno-Karabakh, nello stesso aprile 2026, scompaiono sotto le ruspe la cattedrale armena della Santa Madre di Dio e la chiesa di San Giacomo. Da una parte la pietra cristiana pulita, custodita, resa visitabile. Dall’altra la pietra cristiana cancellata, rimossa, resa muta...

La notizia di Alfonso Bruno è a questo link: