XXIII Domenica PA - Mt 18,15-20

Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse.


Matteo condividendo con noi il pensiero e l’agire di Gesù, ci ha mostrato come sia stato attento alla formazione dei discepoli come singole persone, poi come Comunità. Ci ha mostrato come si sia preoccupato di avvertire sulle esigenze della sequela, di come trasmetterla, delle difficoltà che si sarebbero incontrate e di come farvi fronte senza cedere a disillusioni, a pressioni contrarie ma facendo forza sul fatto che lui sarebbe stato comunque al loro fianco. Ha invitato a consegnare tutto nelle mani del Padre senza attendersi risultati immediati: le nostre attese, i “nostri” tempi non sono i suoi tempi e la maturazione della semente è diversa in ciascuna persona. Poi ha fatto sperimentare e testare al gruppo di discepoli senza di lui la reazione ai “venti contrari” e a comprendere assieme a loro che il suo messaggio è per tutti e non solo per le pecore disperse della casa di Israele.

Un passaggio centrale, quasi un momento di verifica è stato quando ha chiesto chi lui fosse per la gente e poi per loro. La corretta risposta di Pietro conteneva in sé una ambiguità: quale fosse il compito del Cristo atteso. I discepoli attendevano il Figlio di David che avrebbe restaurato il Regno di Israele e Gesù li avvisa immediatamente che lui è sì il Messia ma non ha questo compito: non sarà un vincente, tutt’altro. Pietro allora da mattone con il quale Gesù ha detto avrebbe costruito la sua chiesa, diventa una pietra d’inciampo.

Oggi, dopo aver iniziato il cammino verso Gerusalemme, Gesù inizia a porre attenzione a quanto può avvenire all’interno del gruppo dei suoi discepoli per giungere similmente anche all’interno delle nostre Comunità. Tutto il capitolo 18 è dedicato a come gestire quella gerarchia che inevitabilmente si sarebbe generata, come evitare gli scandali, quale atteggiamento avere averso chi si allontana, come favorire l’armonia interna, fino a quante volte accordare il perdono.

Il versetto precedente la pericope di oggi motiva quanto poi viene suggerito: “Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”. Tutto l’agire all’interno delle Comunità deve rispondere a quest’unico obiettivo: recuperare chi si è o si sta allontanando, stando coscienti che a nessuno è possibile disinteressarsi del fratello ed avere l’atteggiamento di Caino: “Sono forse io il guardiano di mio fratello?” (Gn 4,9). Sempre avendo presente un altro severo detto del Signore: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Lc 6,41-42). Vale a dire: prima di intervenire confrontati seriamente con l’Evangelo tenendo presente che lo scopo è quello di aiutare il fratello senza trattarlo come un nemico (2Ts 3,14-15), l’agire verso di lui deve essere dettato solo dall’amore verso di lui e per il suo bene.

Quindi “Se tuo fratello (è e rimarrà sempre tale) commette una colpa, va e …” non ammoniscilo, come riporta la nostra traduzione, ma “«convincilo»”. Non è la posizione di un superiore verso un inferiore, ma è la posizione del fratello che cerca di ricomporre l’unità, cerca di superare il dissidio inizialmente senza dare pubblicità al fatto “tra te e lui solo” e sei tu che devi andare verso di lui, senza toni accusatori da tribunale, ma nella dolcezza comprensiva, per fare un cammino con lui che aiuti tutti e due.

Solo in un secondo tempo coinvolgi due o tre persone “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20) a portare l’amore e la compassione del Padre che crea la pace nell’amore.

L’ultima tappa è il ricorso alla Comunità intera. Se nemmeno questo tentativo riesce, proprio come extrema ratio, escludilo ma tenendo sempre presente che il vero potere della Comunità è quello del perdono nella correzione fraterna. Il suo compito rimane comunque quello di amare anche chi si è allontanato, sempre rimanendo pronti a riaccoglierlo nella relazione fraterna. Pure l’esclusione deve tendere a questo nella coscienza che la chiesa non è composta solo da santi, ma anche da peccatori.

È un campo dove crescono grano e zizzania, è una rete che prende ogni tipo di pesci, è un banchetto cui sono invitati buoni e cattivi. Un peccatore rimane sempre un suo figlio e nessuna madre si vergogna mai di un figlio. Bisogna fare attenzione che quel “legare e sciogliere” ha a che fare con il perdono di Dio ed è una grande responsabilità data alla Chiesa: chi siamo noi per poter “legare” al Padre la possibilità di perdonare? È la domanda che ci si deve sempre porre.

Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse. È l’immagine di un campo che fiorisce nelle varie forme e modalità della bellezza dell’amore.

(BiGio)

 

 

L’Islam, la Lega, la Costituzione

Non abbiamo ancora imparato la libertà religiosa. Appunti su una proposta di legge

Italy Muslim Prayer


 

Ci sono proposte di legge che preoccupano per ciò che dispongono. Altre per il modo in cui guardano alla società che pretendono di regolare. La proposta di legge 1385 appartiene, purtroppo, a entrambe le categorie. 

L’analisi di Alessandro Ferrari é a questo link:

https://www.settimananews.it/diritto/islam-la-lega-la-costituzione/?utm_source=newsletter-2026-08-11


Cinque parole per il nostro tempo

«Al cuore dell’evento cristiano c’è un ricominciamento: la risurrezione di Gesù. Essa spezza i vincoli della morte e decreta definitivamente la fine del suo potere. È un ricominciamento che cambia per sempre la traiettoria della storia e la direzione della nostra vita: d’ora in poi, non c’è più fine. Anzi, la fine si è già compiuta ed è un inizio sempre nuovo.


Dentro ogni morte della nostra quotidianità, ogni filo spezzato, ogni crisi, ogni fallimento che sembra segnare la fine, si nasconde in realtà il verdeggiare di una nuova foglia che cresce e lo splendore di una nuova gemma che spunta. Dentro ogni morte c’è la vita e tutto ciò che può sembrarci una fine non è altro che un modo nuovo per ricominciare. Un nuovo inizio». Lo scrive Francesco Cosentino nel suo ultimo libro di grande attualità e rilevanza sotto il profilo sia ecclesiale sia sociale, dalla scrittura chiara e a tratti poetici, aliena da pesantezze di tipo accademico, che potrebbe anche avere come titolo Risurrezione. Parole necessarie per tempi difficili.

La recensione è di Andrea Lebra ed è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/cinque-parole-nostro-tempo/

I dazi non pagano le tasse

 L’analisi dei dati del Tesoro statunitense smentisce la promessa di Trump di sostituire le imposte sui redditi con i dazi: più che sugli stranieri, la pressione fiscale grava su imprese e consumatori statunitensi


Il secondo mandato di Donald Trump si è aperto con una promessa fiscale tanto semplice quanto ambiziosa: i dazi avrebbero riempito le casse dello Stato e permesso di ridurre le imposte sul reddito pagate dai cittadini statunitensi. Quanto sono aumentate le entrate doganali degli Stati Uniti? Quale parte di tale aumento è rimasta effettivamente nelle casse federali? È questa cifra abbastanza rilevante da finanziare una significativa riduzione delle imposte sui redditi?

L'articolo di Luca De Benedictis è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/i-dazi-non-pagano-le-tasse?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+27+luglio+%5B10582%5D

Haiti nella la morsa delle gang: nessun luogo è più sicuro

La strage in una chiesa, con 47 morti, evidenzia l'espansione del potere dei criminali oltre Port-au-Prince


È stata una delle immagini più drammatiche della crisi che sta divorando Haiti: una chiesa trasformata in un luogo di morte, persone in fuga, case incendiate, famiglie costrette a nascondersi. A Kenscoff, sulle colline alle porte della capitale del Paese caraibico, i Port-au-Prince, un'incursione di uomini armati ha provocato almeno 47 morti e 22 feriti. Decine di persone sono state rapite. E tra le vittime, secondo fonti delle Nazioni Unite, ci sono anche bambini. La violenza è esplosa nella notte tra

L'articolo di Francesco Citterich è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/haiti-strage-chiesa-gang-criminali-port-au-prince.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il Bhutan ospita il primo Summit mondiale sui Sistemi alimentari consapevoli

La nazione himalayana, che da tempo adotta modelli alternativi per concepire sviluppo e crescita economica, ospita il Global conscious food systems summit, vertice promosso dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo



È iniziato il 31 agosto e proseguirà fino al 4 settembre il primo Summit mondiale sui Sistemi alimentari consapevoli (Global conscious food systems summit). Ad ospitarlo è il Bhutan, nazione da tempo impegnata in un ripensamento del modello di sviluppo economico: il vertice punta a stimolare la creazione di movimenti, l’azione collettiva e gli investimenti nell’ottica di un nuovo approccio all’alimentazione, fondato sulla consapevolezza. ...

La notizia di Andrea Bardolini è a questo link:

https://it.euronews.com/my-europe/2026/09/01/il-bhutan-ospita-il-primo-summit-mondiale-sui-sistemi-alimentari-consapevoli?utm_source=welcoming_nl&utm_campaign=feeds_bcs&utm_medium=referral&utm_source=welcoming_nl&utm_campaign=feeds_bcs&utm_medium=referral

Il silenzio di Dio • Il cinema come strumento di sensibilizzazione verso i suicidi

 In Italia, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, in media si sono registrati 4000 suicidi all’anno. Solo nel 2023 oltre 7.000 persone hanno contattato Telefono Amico Italia per gestire un pensiero suicida proprio o di una persona cara, il 24% in più rispetto all’anno precedente. Dietro questi numeri ci sono storie, famiglie, comunità.


Il Silenzio di Dio nasce da queste storie. È un cortometraggio scritto e diretto da Gioia Ducci e Simone Casanica, che racconta gli ultimi sette giorni di Michele: sette tentativi di chiedere aiuto, in sette incontri con le persone più importanti della sua vita, che non riescono a vederlo davvero. Non è un film sulla morte, ma su tutto ciò che accade prima...

Il progetto è illustrato a questo link:

Lettera a un migrante

Ti chiamo “amico” con esitazione, perché non so nulla della tua vita. Ignoro la lingua nella quale hai pronunciato le prime parole, il luogo dal quale sei partito, il lavoro che facevi, la persona alla quale hai promesso di telefonare. Potrei conoscere soltanto la rotta: il deserto, la Libia, il Mediterraneo. È poco per scriverti e, forse, proprio per questo devo farlo.


Le cronache parlano di sbarchi, flussi, quote, rimpatri. Sono parole necessarie quando si deve governare un fenomeno complesso. A forza di parlare al plurale, però, abbiamo dimenticato il singolare. Si discute dei migranti e tu scompari. Rimangono il numero degli arrivi, il costo dell’accoglienza, le preoccupazioni per la sicurezza; non la tua voce....

La lettera di Francesco Bertolone è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/a-un-migrante/

XXII Domenica PA - Mt 16,21-27

Pietro e i discepoli non erano disposti ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accettano di porsi su una strada che porta diritta al fallimento. Da pietre con cui costruire, diventano così pietre d'inciampo; e noi?

 

L’Evangelo di oggi è la seconda parte di quello della scorsa domenica nella quale Pietro aveva riconosciuto in Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivo” e il Signore gli aveva risposto che su quella sua fede avrebbe costruito, mattone su mattone (“petros” significa “mattone”) la sua Chiesa, della quale lui stesso è la pietra (= roccia) angolare. Oggi quel “petros” diviene non mattone di costruzione, ma di scandalo perché continua a ragionare secondo gli uomini e attendere un Messia figlio di David che avrebbe ricostituito il Regno di Israele e, i discepoli, lo l’avevano seguito per vedere realizzati i loro sogni di gloria. L’unica questione che, secondo loro, rimaneva ancora in sospeso era stabilire a chi sarebbero spettati i primi posti. Gesù aveva capito bene e l’invito a non dire a nessuno che lui era il Cristo cercava di evitare il propagarsi di questo fraintendimento. 

Si era visto come quelle due domande di Gesù segnassero un punto di non ritorno, l’inizio di una nuova fase e l’avvio della pericope di oggi lo sottolinea con quel “Da allora Gesù cominciò a spiegare (letteralmente “mostrare) …”. Identica allocuzione Matteo l’ha usata all’inizio della vita pubblica (Mt 4,17): “Da allora Gesù comincio a predicare e a dire …”.

È importante notare che, nell’incipit di oggi, Matteo usa il verbo “mostrare” che risponde alla richiesta fatta a Gesù dai farisei e dai sadducei di “mostrare” loro un segno dal cielo come garanzia della sua autorità (Mt 16,1). Questo sarà il cammino che inizia oggi e che si concluderà con la sua passione-morte-risurrezione. È questa la sua identità messianica.

L’annuncio che sarebbe stato ucciso e risuscitato dopo tre giorni, i discepoli non possono capire. Hanno appreso dagli scribi che il messia non può morire; è stato insegnato loro che, alla sua venuta, i giusti che giacciono nei sepolcri risorgeranno per prendere parte alla gioia del suo regno e Pietro, in nome di tutti, reagisce. Non ha paura di dover fare dei sacrifici, ma non è disposto ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accetta di porsi su una strada che porta diritta al fallimento e vorrebbe che anche Gesù se ne rendesse conto e cambiasse idea. La reazione di Gesù è dura e irritata: “Lungi da me satana!”. Pietro si sta comportando esattamente come satana che ha tentato di convincere Gesù a puntare sul dominio, sulla conquista del potere, ricevendo la medesima risposta (Mt 4,8-10).

A questo punto Gesù si rivolge a tutti, anche a noi, con tre imperativi e tre ragioni perché è necessario che questi si realizzino. Il suo parlare è schietto senza nessun addolcimento o mitigamento come lui stesso ha indicato: “Il vostro parlare sia sì sì, no no” (Mt 5,37).

Innanzitutto rinnega te stesso, cioè smetti di pensare solo a te stesso, ai tuoi interessi, a cercare gratificazioni, riconoscimenti, vantaggi da usare. Metti al centro dei tuoi interessi, del tuo agire unicamente il bisogno e il bene di chi incontri ogni giorno e fallo senza pensare a cosa ti potrà capitare nel bene e nel male. Ama e fallo totalmente gratuitamente come fa il Padre.

Poi prendi la tua croce che non significa che devi diventare una specie di volontario della sofferenza per piacere a Dio. Non è questo che vuole il Padre per nessuno, ma sii disponibile a seguire il cammino fatto da Gesù, giocando la tua vita per i suoi stessi ideali, per rimanere fedele alla volontà di Dio, rimanendo disponibile a fare dei sacrifici pur di fare del bene e rendere felice qualcuno.

Infine seguimi” cioè prendi parte al mio progetto, gioca la tua vita sull’amore all’uomo assieme a me.

Ma perché fare questo? che significato ha? a cosa porta? ecco allora le tre ragioni che propone Gesù per cercare di convincere i discepoli ad accogliere e seguire questi suoi tre imperativi.

Primo: se i doni che hai ricevuto dal Padre li tieni per te solo si seccheranno e non daranno frutto; se invece li condividerai con i fratelli diventeranno ricchezza per tutti, daranno così senso e gioia alla tua vita.

Secondo: la vita scorre veloce, è inutile aggrapparsi ad una cosa fragile, precaria; potresti anche diventare l’uomo più ricco e potente del mondo ma quando morirai che cosa ti resterà in mano se non hai amato?

Terzo: che cosa potrai presentare a Dio al termine della tua vita? la tua carriera? le onorificenze ricevute? i soldi accumulati? In quel momento apparirà il vero valore della tua vita.

Con questo Gesù non desidera porre nessuna minaccia futura da temere, ma aiutare a fare attenzione sulle scelte che ogni giorno si compiono, scelte che vadano verso il far crescere la vita attorno a noi. Alla fine il giudizio non sarà di tipo “etico”, ma accoglierà la realtà di ogni vissuto.

(BiGio)

Afghanistan, un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta grave

Il dato emerso da un nuovo rapporto Unicef si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani. Il programma Onu per la nutrizione in Afghanistan necessita di circa 180 milioni di dollari nel 2026, ma finora ne è stato finanziato appena il 22 per cento


Un milione. È questo il numero di bambini afghani che, secondo il nuovo rapporto dell’Unicef, soffrono di malnutrizione acuta grave, una condizione che può metterne a rischio la vita. Il dato si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani....

La notizia continua a questo link:

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