La guerra in Sudan compie tre anni (e cresce sana e forte)

In Sudan comincia il quarto anno di guerra: chi la finanzia, chi muore, chi fa finta di niente.
Un conflitto che travolge milioni di persone nell'ombra, di mamme a cui tocca una decisione indicibile: scegliere quale figlia provare a salvare, e quale lasciar morire. 


La bambina che vedete in braccio alla sua mamma nella foto qui sopra è una di loro, una di quelli nati (si fa per dire) fortunati, perché in qualche modo sopravvissuti. Il tasso di mortalità materna già alto nel Paese, ci ricorda Save the Children, con la guerra è aumentato dell'11%: quasi 300 su 100 mila muoiono alla nascita. E la mortalità infantile è altissima. Almeno 4.300 bambini, denuncia l'Unicef, sono stati uccisi o mutilati...

L'articolo di Michele Farina è a questo link:

L’ambiente estremo degli ultimi della Terra

Venti i paesi con il più basso prodotto interno lordo (Pil) pro capite a parità di potere d’acquisto (Ppa). Il loro impoverimento è frutto di una crisi multifattoriale: conflitti, impatti climatici, degrado ambientale, estrattivismo di rapina, terrorismo, cattiva governance. Alcuni, in primis la Repubblica Democratica del Congo, vivono il fenomeno della «maledizione delle risorse».


È diventata "invisibile" perfino la denutrizione di 190 milioni di bambini sotto i cinque anni e di 673 milioni di persone in totale, scrive Tonino Perna, presidente di Last20 Aps, indicando poi due flagelli chiave: conflitti armati ed eventi estremi legati al cambiamento climatico. La fame, che in altri paesi è stata combattuta e vinta, è la spia di una povertà multidimensionale (indice Mpi) che riguarda salute, istruzione e standard di vita; il primato va al ...

La presentazione del rapporto «Last Twenty 2025» di Marinella Correggia è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202604/260416correggia.pdf

Biennale, presentato il Padiglione della Santa Sede: rallentare per ascoltare

Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione annuncia i 24 artisti del Padiglione della Santa Sede alla 61ª Biennale Arte. Il progetto, “L’orecchio è l’occhio dell’anima”, si sviluppa tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello. Nuove opere ispirate a Santa Ildegarda di Bingen. Curano Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers con Soundwalk Collective. Un invito a rallentare e ascoltare


Curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective, il Padiglione propone nuove opere commissionate a 24 artisti, ispirate alla vita e all’eredità di Ildegarda di Bingen, proclamata santa e Dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI. L’esposizione nasce in dialogo con la proposta curatoriale della Biennale 2026, configurandosi come una “preghiera sonora” e un invito all’ascolto contemplativo....

La presentazione è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-04/padiglione-santa-sede-biennale-venezia-2026-ascolto-arte-ildegar.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La centralità della liturgia nella Chiesa

Nel nostro cammino di accompagnamento della riforma sinodale voluta e iniziata da Papa Francesco e che Papa Leone ha promesso più volte di proseguire, in questa fase di ricerca e di studio in vista del confronto dell’assemblea generale della chiesa indetta nel 2028, vorrei evidenziare alcuni problemi emersi, quelli che secondo me attendono un’urgente risposta.


Si riaprano i cantieri e oggi non si abbia paura di una “riforma della Riforma”. Riforma che non significa un tornare al tradizionalismo, riforma che non significa una contaminazione tra i due riti (conciliare e straordinario) come propone il card. Koch, ma nella fedeltà alla riforma liturgica si apprestino quelle correzioni e quelle acquisizioni giudicate necessarie. Dalla sintesi della discussione e dalle proposizioni di alcuni paesi europei quali la Francia, la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi, La Spagna, emerge la convinzione forte della centralità della liturgia nella vita della chiesa, ma nello stesso tempo il bisogno di un rinnovamento di modalità, stile, linguaggi e forme del celebrare....

L'articolo di Enzo Bianchi è a questo link:

https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/604219/la-centralit%C3%A0-della-liturgia-nella-chiesa

Come è possibile leggere da laici il mistero della resurrezione

Come è possibile leggere da laici il mistero cristiano della resurrezione? Cosa ci può scuotere di questo racconto-evento se non si possiede il dono della fede? Il cinismo scientista del nostro tempo alzerebbe a questo punto la sua mano con disincanto per affermare con sicurezza perentoria che nessun uomo può risorgere dalla morte perché la morte è il nostro destino inesorabile.


Il racconto-evento della resurrezione di Cristo sarebbe allora una mesta storia di consolazione di fronte al carattere finito e leso della nostra esistenza? Sarebbe, più semplicemente, una fuga di fronte alla realtà inaggirabile della nostra fine? Ebbene contro questo riduzionismo non potremmo invece provare a trarre insegnamento dall’esperienza del risorto? Intanto si potrebbe notare un’intima contraddizione che permea la narrazione evangelica. Gesù non è un immortale eppure...


L'articolo di Massimo Recalcati è a questo link:


https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/604461/come-%C3%A8-possibile-leggere-da-laici-il-mistero-della-resurrezione

La crisi senza fine dei rifugiati afghani

Oltre 5,8 milioni di rifugiati afghani, ospitati principalmente in Iran e Pakistan, affrontano oggi un’ondata crescente di deportazioni forzate che aggrava la già fragile situazione dell’Afghanistan. Il fenomeno si intreccia con le tensioni politiche e militari tra Islamabad e Kabul, mentre le conseguenze più gravi ricadono su donne e bambini.


È una crisi che deriva da oltre 40 anni di guerra, povertà e disastri naturali. La crisi dei rifugiati afghani tocca oltre 5,8 milioni di persone ospitate principalmente in Iran (3,5 milioni) e Pakistan (1,6 milioni), le due nazioni che hanno accolto diverse ondate di rifugiati fin dal 1979. Da alcuni anni, però, il quadro sta cambiando e le politiche di reinsediamento dei profughi sono una materia entrata a influenzare anche il recente conflitto tra Pakistan e Afghanistan. Islamabad ha potenziato e reso più frequenti i provvedimenti di espulsione degli afghani — solo domenica scorsa oltre 2.000 persone — e le migliaia di rifugiati, rimpatriati forzatamente in un Paese economicamente al collasso, finiscono per ...

L'articolo di Paolo Affatato è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/afghanistan-rifugiati-migranti-umanitario-guerra.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Libano-Israele: al tavolo con fragili prospettive

La storia a volte sorprende. Così accade che il Libano arrivi al primo passo di un colloquio diretto a livelli di ambasciatori con gli israeliani a Washington, presente il mediatore americano, per tentare di avviare negoziati di pace con Israele in questo 14 aprile 2016, il giorno dopo la data che tutti i libanesi ricordano meglio di tutte le altre, il 13 aprile, la data in cui, nel 1975, scoppiò la sempre ricordata e mai abbastanza capita guerra civile.


È una richiesta avanzata dal Presidente libanese da settimane. Israele ha accettato, ma nel colloquio il Libano dovrebbe chiedere che si fermino le azioni militari. Numerosi Paesi, anche europei, hanno sostenuto la richiesta libanese. Secondo fonti diplomatiche, gli israeliani hanno acconsentito a una de-escalation che risparmi solo la capitale e i suoi sobborghi. Beirut ce la può fare? Se c’è una cosa che tutti sottolineano è proprio questa, che lo Stato libanese è un esempio di debolezza. Ma se questo è vero occorre anche dire come mai. Dopo anni complessi ma promettenti, nei quali sembrò ritagliarsi un futuro separato dai grandi contrapposti blocchi arabi, i «religiosi» filo-americani e i «laici» filo-sovietici, il Libano oltre a quindici anni di guerra civile ha conosciuto due occupazioni: quella del ...

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/libano-israele-al-tavolo-fragili-prospettive/?fbclid=IwY2xjawRK3mJleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHpAd_29gmjc2gwNESh0UCegyccz40IA1rvsb0syiSqyCORMdIUADkX1oE9cg_aem_xwqfRbtc0PKBtTVrA5OrwA

L'appello interreligioso contro la guerra, la pace non sia solo assenza di conflitto

Oltre venti rappresentanti delle tre grandi religioni abramitiche hanno firmato un documento congiunto promosso da Religions for Peace ed Eulema, condiviso in Italia dalla Coreis, per chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente nel conflitto che dal 28 febbraio scorso devasta il Medio Oriente 

L’iniziativa è promossa da Religions for Peace e dal Consiglio dei Saggi Musulmani Europei (Eulema), ed è stato condiviso in Italia dalla Comunità Religiosa Islamica Italiana. “La diplomazia interreligiosa è un valore aggiunto fondamentale per calmare gli animi di una polarizzazione che distrugge i popoli e la natura del dialogo” sottolinea l’Imam Yahya Pallavicini, vice presidente della Coreis. Il testo prende le mosse dal conflitto scoppiato il ...
L'articolo di David Dionisi è a questo link:
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-04/religioni-guerra-pace-papa-leone-iran-trump-vaticano-israele.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

F come Fraternità

In lingua greca le parole “fratello” e “sorella” significano “dallo stesso grembo” (a-delphos / a-delphë): fratelli e sorelle sono uniti dal fatto di provenire dallo stesso grembo materno. È bellissimo. Perché non pensare che tutti noi, l’umanità fatta di donne e di uomini, proveniamo dal grembo materno di Dio?


Questo ci rende tutti fratelli e sorelle, ciascuno con le proprie ricchezze umane, culturali e spirituali, in una splendida varietà e convivialità delle differenze. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3, 33-35). Per Gesù i rapporti di sangue non sono necessariamente i più importanti: ci possono essere relazioni di fraternità fondate su....

La riflessione di Flavio Facchin è a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/abc-missione-f-come-fraternita/

Kenya: la colla e i bambini di strada

Tone La Maji si trova nella località di Nkaimurunya, nella sottocontea di Kajiado Nord, a sud di Nairobi. Si presenta come una sorta di casolare immerso nella foresta, dagli edifici semplici e dagli spazi aperti che trasmettono immediatamente un grande senso di quiete. È un luogo accogliente, invita chi ci passa accanto a varcarne la soglia.

Tone La Maji è però in realtà un centro di riabilitazione gestito dalla Comunità Koinonia, una comunità cristiana fondata in Kenya negli anni ‘90 da Padre Kizito, missionario comboniano italiano. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di riabilitare, prendersi cura e offrire istruzione ai bambini in difficoltà, per poi di reintegrarli nelle loro famiglie o comunità di origine. Oggi, in questa struttura abitano un totale di 45 ragazzi, dalle storie diverse e le età più disparate, tutti minori. La vita a Tone La Maji scorre veloce: la giornata inizia all’alba con ...

L'articolo di Arianna Genesio è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/kenya-la-colla-e-i-bambini-di-strada/