XVIII Domenica PA - Mt 14,13-21

Non basta dare il pane alla gente, occorre farsi pane per la gente: date loro VOI (stessi) da mangiare è l'invito


Dopo l’illustrazione delle condizioni della missione affidata, delle sue difficoltà, della necessità di far nostro lo sguardo attento e paziente del Padre, Gesù ha posto la sua attenzione sulle tentazioni che i discepoli si sarebbero trovanti davanti: il pensarsi unici e perfetti, grandi come un cedro secondo l’immagine di Ezechiele (17,22 ss). L’invito alle comunità invece è di considerarsi come un granello di senapa, senza scoraggiarsi secondo l’immagine del lievito nella pasta che, per fare effetto, ha la necessità dei suoi tempi. Il Regno poi è come un tesoro che sorprende quando lo si trova, cambia la vita e fa esplodere di gioia. È importante che i discepoli facciano quello per cui sono stati chiamati: essere pescatori di uomini sapendo che nella rete ci saranno pesci buoni e pesci marci che non è un giudizio morale ma una constatazione tra chi è pieno di vita e chi invece si è lasciato trascinare dalle logiche di questo mondo.

Oggi lo sguardo si allarga e parte dal fatto che a Gesù è giunta la notizia della morte del Battista, fatto che provoca in lui un’eco profonda, una risonanza non solo di tipo affettivo ma anche di quella che è stata una condivisione spirituale, un riconoscimento delle reciproche vocazioni, un seguirsi seppur nella distanza non solo geografica ma anche dell’evolversi del proprio pensiero, di una diversità che era ricchezza e non ostacolo nella comune obbedienza al Padre.

La morte di ogni persona significativa – è anche la nostra esperienza – lascia un vuoto e per elaborarla serve tempo. Si sente la necessità di un periodo di silenzio per fare memoria di quanto condiviso, raccoglierne l’eredità che ci ha lasciato, capire come custodire e proseguire facendo tesoro di quanto di prezioso ci ha insegnato anche se si è stati fianco a fianco solo per un breve periodo. Questo significa farne “memoria” che non è solo un “ricordo” come una foto che rimane fissata in un preciso momento storico, è un continuare a vivere quel rapporto seppur in un termine diverso, non certo in quello fisico che non è più possibile. È proiettarsi in una relazione diversa ma viva e vivificante. Quella morte diventa allora generativa e produttrice di vita.

Così fa Gesù che parte su di una barca per ritirarsi in disparte. La folla viene a conoscenza di dove è andato e, con tutte le sue sofferenze che si affiancano a quella di Gesù per la perdita di Giovanni, non lo raggiunge, ma lo precede. Da parte sua non c’è nessun moto di fastidio e nessuna ribellione come accadrebbe facilmente a noi: vorremmo stare in silenzio ma ci suonano il campanello, squilla il telefono, vibra il cellulare per un messaggio: è forte la tentazione di non rispondere e prima ancora di non guardare. Gesù invece percepisce le necessità di questa folla, ne prova compassione che non è un semplice sentimento, è un cogliere la realtà dell’altro e comporta azione che è ben più di quel “guarire” come viene tradotto il termine greco, è un farsene carico, un prendersene cura, un servire chi ha bisogno facendo attenzione alla dignità integrale della persona. Così passa la giornata e si avvicina la sera.

Anche i discepoli guardano la folla e con l’imbrunire la necessità di come e dove questa passerà la notte e di come troverà da mangiare. Non si interrogano su che cosa loro potrebbero fare e si rivolgono a Gesù indicandogli quella che secondo loro è la soluzione più ragionevole e migliore: congedarli perché si arrangino. La risposta che ottengono, desidera sollecitare una loro presa di responsabilità: mettete a disposizione quello che avete. Solo così il Signore potrà operare attraverso di loro. 

A volte la coscienza della mancanza di mezzi, come la coscienza dei nostri limiti ci ferma nel nostro agire, ma questo può anche impedire al Signore di intervenire nella storia passando attraverso quel poco che noi siamo e possiamo fare. La via che lui indica è quella della condivisione con quel “voi stessi date loro da mangiare” o meglio, secondo una traduzione più letterale: “date loro VOI (stessi) da mangiare”. È il significato dell’Eucaristia. In questa Gesù si fa pane, alimento di vita perché quanti lo accolgono, siano poi capaci a loro volta di farsi pane, alimento di vita per gli altri. Non basta dare il pane alla gente, occorre farsi pane per la gente.

In forza dell’abitudine generalmente non ci si fa caso alla preghiera durante la Presentazione delle Offerte anche perché con facilità è coperta dal canto ma è molto ricca: si ringrazia il Signore perché dalla sua bontà abbiamo ricevuto il pane e il vino frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Questo mettiamo nelle sue mani perché diventi quel Pane Unico che, condividendolo, ci faccia diventare il suo corpo, le sue mani. In questo modo diventiamo quei discepoli che hanno distribuito a una folla immensa cinque pani e due pesci (5 +2 = 7 cioè la pienezza e la perfezione divina) avanzandone per l’umanità intera.

(BiGio)

 

La crisi energetica produce extra-profitti fossili, tassiamoli

l perdurare del caro energia e il veto di Bruxelles a poter fare più deficit, dovrebbero far superare ogni scusa del governo, va definita una tassa che sia efficace, trasparente, ambiziosa e netta, per tassare tutti gli extra-profitti delle azione fossili italiani, senza eccezioni e sconti.


Appena scoppiata la nuova crisi energetica in atto si sono moltiplicati gli appelli a introdurre subito una tassazione sui profitti extra delle società del settore generati dall’aumento del prezzo degli idrocarburi determinato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Cinque governi europei, tra cui quello italiano, hanno preso carta e penna e ...

L'articolo di Antonio Tricarioci è a questo link:

https://sbilanciamoci.info/la-crisi-energetica-produce-extra-profitti-fossili-tassiamoli/

La plastica buttata in aeroporto riempirebbe la cupola di San Pietro: la rivoluzione parte dalla borraccia

Ogni anno milioni di bottigliette di plastica finiscono nei rifiuti degli aeroporti italiani, spesso ancora mezze piene. Eppure, basta una borraccia vuota per evitare sprechi e ridurre l’impatto ambientale dei viaggi. Tra nuove regole sui liquidi e fontanelle gratuite sempre più diffuse, cambiare abitudini in aeroporto oggi è più facile di quanto sembri.

A chi non è capitato di arrivare ai controlli di sicurezza dell'aeroporto con una bottiglietta d’acqua ancora mezza piena e doverla buttare all'ultimo momento? Già, perché è vero che dal 2025 le nuove regole sui liquidi nel bagaglio a mano permettono finalmente diportare in cabina contenitori fino a 2 litri, ma solo negli aeroporti dotati di scanner di ultima generazione: per ora appena cinque in tutta Italia (Roma Fiumicino, Milano Linate, Milano Malpensa Terminal 1, Bologna, Torino) ...

L'articolo di Lorenza Resulli è a questo link:

https://www.impegnatiacambiare.org/altroviaggiare/news/bottigliette-plastica-aeroporto?SFMC_ALIAS=Mobility_altroviaggiare_Iac&utm_term=&utm_source=db-int_mb&utm_medium=nl_mb&utm_campaign=members-newsletter-07-20&utm_content=500278&utm_id=9f71d953-2c5f-42d8-a1f8-8128c1c406b5&sfmc_activityid=295f34df-6f5c-4b59-bdba-5fe9ea85f133&utm_medium=nl_mb

Arsenale Italia, polveriera mondo

La spesa italiana per gli armamenti ha superato i 13,2 miliardi di euro annui, crescendo di circa il 60% rispetto al 2022. Mentre il mondo si trasforma in una polveriera, da papa Leone XIV e dai movimenti pacifisti si leva un appello a scegliere una difesa “disarmata e disarmante”. Resta una domanda decisiva: più armi significano davvero maggiore sicurezza?


Alle nostre latitudini la parola arsenale rimanda a Venezia: alle galee di ieri e all’arte della Biennale di oggi. Più comunemente l’arsenale è un deposito e fabbrica d’armi: quello che l’Italia si avvia a diventare con una spesa militare che ha registrato una crescita di circa il 60% rispetto al 2022....

L'articolo di Simonetta Venturin è a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2026/07/30/arsenale-italia-polveriera-mondo/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Coscienza e responsabilità nella società polarizzata

L'Associazione Esodo ha pubblicato le relazioni introduttive che hanno aperto il dibattito su Coscienza e responsabilità nella società polarizzata, tema al centro dell’Assemblea dei soci del 18 aprile 2026.


Relazione di Carlo Beraldo

A proposito del tempo triste che stiamo vivendo e delle contraddizioni con cui le dimensioni esistenziali della coscienza e della responsabilità si esprimono, ritengo abbia destato stupore per molte persone le pubbliche prese di posizione che papa Leone ha espresso in queste ultime settimane su come va il mondo. Cito alcune delle sue affermazioni: 
Lunedì dell’Angelo - 6 aprile 2026 a Regina Coeli: la malvagità corrompe la storia, chiamati ad essere annunciatori di verità (…) preghiamo per la pace, si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio.

Sabato 11 aprile - Al termine del Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro, Leone XIV esorta ad affrontare come umanità e con umanità quest’ora drammatica della storia. In un mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri... Continua la lettura

Relazione di Carlo Bolpin

In dieci minuti posso solo indicare i titoli, per affermazioni e con ovvie semplificazioni. Riprendo punti caratterizzanti la storia di Esodo utili per definire nostre linee di riflessioni oggi. Non faccio citazioni per non appesantire l’intervento, ma penso che i riferimenti siano chiari. 
La domanda che pongo è se e come sia possibile la formazione e l’azione di una coscienza consapevole, coerente, responsabile, oggi nella situazione in cui sono carenti o mancano i luoghi e i canali di formazione, di dibattito pubblico per un discorso collettivo razionale, non emotivo, non gridato, non polarizzato... Continua la lettura

Relazione di Gianni Manziega 

La storia del cristianesimo, fin dalle origini, è segnata da un susseguirsi di divisioni raramente riconciliate. Eppure Gesù aveva lasciato in eredità il mandato: “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), e ancora: “... Padre, che siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato…” (Gv 17,22-23). Mi accosto al tema con il limite dello sguardo parziale di chi vive, pur in modo critico e con sofferenza, all’interno della Chiesa cattolica, e con una particolare attenzione alla situazione italiana... Continua la lettura

Relazione di Anna Urbani

Per organizzare il mio contributo, mi è stato chiesto uno sguardo personale, ho pensato di rispondere alle tre domande: chi sono, da dove vengo e dove vado (e perché). 
Chi sono? Dal punto di vista della fede, sono una battezzata. Ho pensato di usare questa definizione perché più “oggettiva”, non sbilanciandomi sul credere o meno, e quanto, e come. Dal punto di vista della professione sono una psichiatra. 
Da dove vengo? Vengo da una famiglia di tradizione abbastanza solidamente cattolica romana: Azione Cattolica da parte di padre, scout da parte di madre, preti e suore nella generazione dei nonni. Mio fratello Carlo, nel Tolettino di Giovanni Benzoni, Epistolario 2001-2022 in quattro mail, descrive bene mio papà e la sua famiglia... Continua la lettura

Delle cinque piaghe della Chiesa locale

«Sono venuto a portare non la pace, ma la spada» (Mt 10,34). Queste parole di Gesù, pronunciate in un contesto missionario, risuonano scomode ogni volta che si tenta di applicarle alla vita interna della comunità cristiana. Eppure, la tradizione profetica – da Amos a Geremia, da Ezechiele a Giovanni Battista – conosce bene la figura di colui che ama così tanto Dio e l’umanità da dire con coraggio ciò che non funziona....


Il punto di partenza della riflessione è l’intuizione di Antonio Rosmini, che, nel 1848, pubblicò Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, un’opera di denuncia coraggiosa che gli costò l’iscrizione all’Indice. Rosmini non denunciava la Chiesa dall’esterno, come osservatore deluso, ma dall’interno, come chi ama ciò che vede deteriorarsi. È questa la cifra che distingue la profezia autentica dalla lamentela sterile: il profeta abita la ferita che descrive....

L'articolo di Giorgio Bozza è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/delle-cinque-piaghe-della-chiesa-locale/?utm_source=newsletter-2026-07-14

Il futuro demografico del mondo

La demografia è in cambiamento nel mondo intero, tra bassa natalità e invecchiamento di larga parte della popolazione. Ma allora siamo troppi o troppo pochi? Intervista al demografo Massimo Livi Bacci, oratore del recente convegno Laboss di Fiesole.


Mai come in questi ultimi anni la dimensione della popolazione umana è divenuta oggetto di interesse diffuso, talvolta spasmodico, e di crescente apprensione. Da una parte, il calo demografico risulta una tendenza mondiale inesorabile a trenta anni esatti dalla conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo. Secondo le più recenti statistiche, un Paese su quattro nel mondo deve fare i conti con una popolazione in declino (UN DESA, 2024). Parliamo di un fenomeno complesso che ...

L'intervista di Nicoletta Dentico è a queato link:

https://sbilanciamoci.info/il-futuro-demografico-del-mondo/

Tredici anni senza padre Paolo Dall’Oglio

Nell’odierno dibattito su pace e guerra, purtroppo, manca una voce importantissima soprattutto per quanto attiene al punto caldo dell’islam: quella di padre Paolo Dall’Oglio. E’ stato rapito in Siria il 29 luglio 2013, tredici anni fa. Da allora non se ne è più saputo nulla.


Il regime degli Assad contro il quale si era impegnato dall’inizio della rivoluzione siriana, nel 2011, ha concluso il suo sanguinario tramonto, il gruppo che ha sequestrato padre Paolo- l’ISIS, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria- è mutato profondamente, i leader del tempo sono morti o spariti. Il mistero del suo destino, della sua sorte, è stato inghiottito nella tempesta che ha sconvolto quei luoghi. I testimoni di quei giorni chissà dove sono, se vivi. Sempre più difficile sperare di ritrovare ...

Il ricordo e l'analisi di Cristiano Riccardo è a questo link:

«L’imputabilità tra 14 e 18 anni non aumenta la sicurezza. Ai ragazzi servono progetti»

«Aumentare le pene agli adolescenti non serve. A loro non interessa sapere che finiranno in un istituto di rieducazione, questa è un'ottica degli adulti. Bisogna ragionare e affrontare questi fenomeni in un altro modo».


Nell’adolescenza avvengono grandi trasformazioni che riguardano i cambiamenti puberali, con un forte aumento degli ormoni. E questi spingono a comportamenti impulsivi, di opposizione, violenti ...

L'intervista a Massimo Ammaniti a cura di Clarida Salvatori e a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202607/260726ammanitisalvatori.pdf

La Tradizione pensata da una nuova comunità religiosa

Sono un presbitero appartenente ad una nuova comunità ecclesiale, la Koinonia Giovanni Battista, sorta alla fine degli anni 70, che da qualche decennio vive in Repubblica Ceca, una terra ricca di Tradizione ecclesiale. Non è una terra atea come solitamente si dice, è invece una terra dove la domanda di senso si fa impellente. Potrei dire che è una terra che cerca risposte

Come Chiesa siamo in grado di dare una risposta? Siamo in grado di costruire vere città di rifugio capaci di suscitare simpatia, di risultare attraenti e interessanti? Non si tratta di offrire risposte già pre-confezionate, ma di cercarle in loco, assieme, scoprendo il volto di un Cristo che vive tra il suo popolo. Si tratta di diventare non degli evangelizzatori pronti alla conquista, ma di essere lievito e segno, cercatori di tesori nascosti e non restauratori di glorie antiche. In questa ricerca stiamo seguendo la Tradizione o stiamo deviando?

So che questo argomento può prestarsi a diverse interpretazioni ed essere divisivo, ma proprio per questo è urgente e carico di significato teologico e pastorale....

La ricca riflessione di Alvaro Grammatica è a questo link: