Pakistan: negoziati, ambizioni, credibilità ...

“Il Pakistan mediatore? Visibilità senza rendita, almeno per ora”. Il commento è di una fonte che dall’Indo-Pacifico osserva come le dinamiche del conflitto tra Usa, Israele e Iran allunghino i suoi tentacoli tossici verso l’Oriente.


Le trattative tra Stati Uniti e Iran ospitate a Islamabad l’11-12 aprile hanno riacceso i riflettori sul ruolo internazionale del Pakistan. In molti hanno parlato di una sorta di “vittoria diplomatica”: il Paese è riuscito a portare allo stesso tavolo due attori profondamente diffidenti, ottenendo riconoscimenti pubblici sia da Teheran sia da Washington – sia da attori internazionali, compresa l’Italia...

Il servizio di Emanuele Rossi è a questo link:

https://mailchi.mp/formiche/litalia-si-affaccia-nellindo-pacifico-7269843?e=0225c88c7b

Disabilità in Italia, alla Camera la prima relazione del Garante

Nell'intervento in Parlamento oltre 1.300 segnalazioni che mostrano difficoltà nell’applicazione concreta dei diritti. Le principali criticità riguardano scuola, sanità e servizi, dove le tutele spesso non si traducono in una reale inclusione


Non è solo una relazione, ma un passaggio dalla dichiarazione dei diritti alla loro concreta attuazione. È il cuore dell’incontro alla Camera dei Deputati, nella Sala della Regina, dove è stata presentata la prima relazione dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. Un momento che ha riunito istituzioni e testimonianze, ribadendo che i diritti, se non diventano esperienza quotidiana, restano incompiuti....

L'articolo di Sara Costantini è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/disabilita-alla-camera-la-prima-relazione-del-garante-diritti.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

III Domenica di Pasqua - Lc 24,13-35 - I discepoli di Emmaus

Stolti e lenti di cuore” le discussioni più o meno dotte non portano a nulla se non che a indurire il cuore, a renderlo di pietra, capace solo a vivere le proprie convinzioni costruite sull’analisi del passato e per questo incapace ad aprirsi al futuro. Non è questo l’identikit dei due discepoli?

 


Hanno però qualcosa che può aiutarli ad uscire dal vicolo cieco nel quale corrono il pericolo di cadere: non sono fermi, statici, ma in cammino e assieme. Dopo la morte di Gesù non se ne vanno ciascuno per la propria strada ma, inconsciamente o meno, continuano con quell’invito ricevuto di andare “a due a due” (Lc 10,1). Quella volta ad annunciare il Regno nella semplicità del loro essere dipendenti l’uno dall’altro, ora delusi ma decisi a non lasciar cadere nel dimenticatoio del passato quanto vissuto nella speranza, cercando di mettere assieme i cocci da far diventare una eredità ed accade quanto il profeta Malachia aveva assicurato: “Allora parlarono tra di loro i timorati di Dio. Il Signore porse l’orecchio e li ascoltò” (3,16) ed è quello che avvenne a loro.

Questa è la prima attenzione che ci viene richiesto di riconosce nella nostra esperienza spesso delusi dalle esperienze fatte. È importante non rimanere fermi ma continuare a proseguire nel cammino iniziato riflettendo non ripiegati su noi stessi bensì aperti al confronto con tutti. Raccontare aiuta a comprendere, a dare ragione di quanto avvenuto, ad accettare le delusioni anche se spesso questo è parziale ed è necessario qualcosa che faccia scattare una scintilla di novità che apra prospettive nuove.

A volte questi confronti posso essere, come quelli dei due di Emmaus, più che altro anche dei litigi (questo significa il verbo greco usato da Luca) e il primo intervento di Gesù ferma questo “scagliarsi contro” delle parole. Quello che raccontano a Gesù non è un “annuncio” e sicuramente non “lieto”; piuttosto è un necrologio, narrano un morto nel quale avevano riposto la loro fiducia come quel messia capace di ricostruire il regno di Davide cacciando i romani. In passato ce ne erano già stati come per esempio Teuda, Giuda il Galileo, Giuda Maccabeo … ora si trattava di attenderne un altro.

Qui c’è una seconda domanda che ci viene posta: quale volto di Cristo narriamo agli uomini. Si possono dire cose corrette su Gesù come hanno fatto i due discepoli, ma senza trasmetterne la vita perché ci si ferma alle nozioni storiche che si esauriscono in se stesse o scadono in inutili sterili dibattiti.

C’è bisogno di uno compreso come “straniero” che prenda l’iniziativa, si avvicini e spieghi. L’unico che paradossalmente non è nato a Gerusalemme e lì non ha la sua dimora mentre il Salmo 87 afferma che per Dio tutti gli abitanti della terra lì sono nati e lì vi abitano. Come sempre l’iniziativa è di Dio, l’uomo di sua iniziativa non ce la fa. Gesù si avvicinaascolta e solo poi inizia a spiegare. Questi tre momenti indicano una pedagogia che ci viene chiesto di far nostra. Nella pagina evangelica di Luca la spiegazione di Gesù è una “harizah”, una omelia rabbinica che intesse il senso di tanti passi delle Scritture formandone uno nuovo che esprime la logica di Dio non quella dell’uomo. Per questo è inutile cercare una corrispondenza letterale nelle pagine della Torah, dei Profeti, degli Scritti: solo una lunga contemplazione di tutte le loro pagine ci può far intuire dove Gesù abbia tratto la sua sintesi, nella storia di Abramo, di Giuseppe, di Mosè, Elia, Geremia, Giobbe, nella figura del Servo di Isaia. È da qui che bisogna partire in cerca del senso delle Scritture, anche di quelle cristiane con buona pace di coloro che affermano presuntuosamente che quelle ebraiche non servono e ne può far a meno.

Ora sono giunti ad Emmaus ma la spiegazione di Gesù non è ancora sufficiente per loro. Anche per noi è difficile andare oltre. Certo cantiamo “Cristo è Risorto” ma poi ci crediamo realmente? Com’è il Risorto? Cos’è la risurrezione? Questa va oltre la “storia” che si può raccontare di ogni uomo compresa e racchiusa tra la nascita e la morte. È una difficolta ben comprensibile ed è pure la nostra. Solo alla “frazione del pane” si aprono i loro occhi “lo riconobbero ma egli diventò loro invisibile” e non “sparì”, come erroneamente tradotto (non è un fantasma!). Aveva accolto l’invito dei due discepoli ed era entrato “per restare con loro” e così sarà per sempre. È presente ma in un altro modo: in quel pane benedetto, spezzato e condiviso; è nel corpo dei discepoli, sono questi che diventano il suo corpo. È il Vivente che viene a dimorare e a restare con noi. A noi il compito di glorificarlo con la nostra vita portando ovunque la sua pace: la riconciliazione tra il Padre e l’umanità.

Il finale è importante. Tornati a Gerusalemme i due discepoli non incontrano rimproveri o richieste di chiarimento, ma arricchiscono la comunità stessa con il racconto del loro cammino e del loro incontro con Gesù. Nell’esperienza delle nostre Comunità anche lo smarrimento, l’allontanamento e il peccato non vanno persi, ma possono divenire elementi capaci di sostenere la fede degli altri strutturando positivamente quella comune.

(BiGio)

 

La guerra in Sudan compie tre anni (e cresce sana e forte)

In Sudan comincia il quarto anno di guerra: chi la finanzia, chi muore, chi fa finta di niente.
Un conflitto che travolge milioni di persone nell'ombra, di mamme a cui tocca una decisione indicibile: scegliere quale figlia provare a salvare, e quale lasciar morire. 


La bambina che vedete in braccio alla sua mamma nella foto qui sopra è una di loro, una di quelli nati (si fa per dire) fortunati, perché in qualche modo sopravvissuti. Il tasso di mortalità materna già alto nel Paese, ci ricorda Save the Children, con la guerra è aumentato dell'11%: quasi 300 su 100 mila muoiono alla nascita. E la mortalità infantile è altissima. Almeno 4.300 bambini, denuncia l'Unicef, sono stati uccisi o mutilati...

L'articolo di Michele Farina è a questo link:

L’ambiente estremo degli ultimi della Terra

Venti i paesi con il più basso prodotto interno lordo (Pil) pro capite a parità di potere d’acquisto (Ppa). Il loro impoverimento è frutto di una crisi multifattoriale: conflitti, impatti climatici, degrado ambientale, estrattivismo di rapina, terrorismo, cattiva governance. Alcuni, in primis la Repubblica Democratica del Congo, vivono il fenomeno della «maledizione delle risorse».


È diventata "invisibile" perfino la denutrizione di 190 milioni di bambini sotto i cinque anni e di 673 milioni di persone in totale, scrive Tonino Perna, presidente di Last20 Aps, indicando poi due flagelli chiave: conflitti armati ed eventi estremi legati al cambiamento climatico. La fame, che in altri paesi è stata combattuta e vinta, è la spia di una povertà multidimensionale (indice Mpi) che riguarda salute, istruzione e standard di vita; il primato va al ...

La presentazione del rapporto «Last Twenty 2025» di Marinella Correggia è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202604/260416correggia.pdf

Biennale, presentato il Padiglione della Santa Sede: rallentare per ascoltare

Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione annuncia i 24 artisti del Padiglione della Santa Sede alla 61ª Biennale Arte. Il progetto, “L’orecchio è l’occhio dell’anima”, si sviluppa tra il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello. Nuove opere ispirate a Santa Ildegarda di Bingen. Curano Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers con Soundwalk Collective. Un invito a rallentare e ascoltare


Curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective, il Padiglione propone nuove opere commissionate a 24 artisti, ispirate alla vita e all’eredità di Ildegarda di Bingen, proclamata santa e Dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI. L’esposizione nasce in dialogo con la proposta curatoriale della Biennale 2026, configurandosi come una “preghiera sonora” e un invito all’ascolto contemplativo....

La presentazione è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-04/padiglione-santa-sede-biennale-venezia-2026-ascolto-arte-ildegar.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La centralità della liturgia nella Chiesa

Nel nostro cammino di accompagnamento della riforma sinodale voluta e iniziata da Papa Francesco e che Papa Leone ha promesso più volte di proseguire, in questa fase di ricerca e di studio in vista del confronto dell’assemblea generale della chiesa indetta nel 2028, vorrei evidenziare alcuni problemi emersi, quelli che secondo me attendono un’urgente risposta.


Si riaprano i cantieri e oggi non si abbia paura di una “riforma della Riforma”. Riforma che non significa un tornare al tradizionalismo, riforma che non significa una contaminazione tra i due riti (conciliare e straordinario) come propone il card. Koch, ma nella fedeltà alla riforma liturgica si apprestino quelle correzioni e quelle acquisizioni giudicate necessarie. Dalla sintesi della discussione e dalle proposizioni di alcuni paesi europei quali la Francia, la Germania, il Belgio, i Paesi Bassi, La Spagna, emerge la convinzione forte della centralità della liturgia nella vita della chiesa, ma nello stesso tempo il bisogno di un rinnovamento di modalità, stile, linguaggi e forme del celebrare....

L'articolo di Enzo Bianchi è a questo link:

https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/604219/la-centralit%C3%A0-della-liturgia-nella-chiesa

Come è possibile leggere da laici il mistero della resurrezione

Come è possibile leggere da laici il mistero cristiano della resurrezione? Cosa ci può scuotere di questo racconto-evento se non si possiede il dono della fede? Il cinismo scientista del nostro tempo alzerebbe a questo punto la sua mano con disincanto per affermare con sicurezza perentoria che nessun uomo può risorgere dalla morte perché la morte è il nostro destino inesorabile.


Il racconto-evento della resurrezione di Cristo sarebbe allora una mesta storia di consolazione di fronte al carattere finito e leso della nostra esistenza? Sarebbe, più semplicemente, una fuga di fronte alla realtà inaggirabile della nostra fine? Ebbene contro questo riduzionismo non potremmo invece provare a trarre insegnamento dall’esperienza del risorto? Intanto si potrebbe notare un’intima contraddizione che permea la narrazione evangelica. Gesù non è un immortale eppure...


L'articolo di Massimo Recalcati è a questo link:


https://www.ilblogdienzobianchi.it/blog-detail/post/604461/come-%C3%A8-possibile-leggere-da-laici-il-mistero-della-resurrezione

La crisi senza fine dei rifugiati afghani

Oltre 5,8 milioni di rifugiati afghani, ospitati principalmente in Iran e Pakistan, affrontano oggi un’ondata crescente di deportazioni forzate che aggrava la già fragile situazione dell’Afghanistan. Il fenomeno si intreccia con le tensioni politiche e militari tra Islamabad e Kabul, mentre le conseguenze più gravi ricadono su donne e bambini.


È una crisi che deriva da oltre 40 anni di guerra, povertà e disastri naturali. La crisi dei rifugiati afghani tocca oltre 5,8 milioni di persone ospitate principalmente in Iran (3,5 milioni) e Pakistan (1,6 milioni), le due nazioni che hanno accolto diverse ondate di rifugiati fin dal 1979. Da alcuni anni, però, il quadro sta cambiando e le politiche di reinsediamento dei profughi sono una materia entrata a influenzare anche il recente conflitto tra Pakistan e Afghanistan. Islamabad ha potenziato e reso più frequenti i provvedimenti di espulsione degli afghani — solo domenica scorsa oltre 2.000 persone — e le migliaia di rifugiati, rimpatriati forzatamente in un Paese economicamente al collasso, finiscono per ...

L'articolo di Paolo Affatato è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/afghanistan-rifugiati-migranti-umanitario-guerra.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Libano-Israele: al tavolo con fragili prospettive

La storia a volte sorprende. Così accade che il Libano arrivi al primo passo di un colloquio diretto a livelli di ambasciatori con gli israeliani a Washington, presente il mediatore americano, per tentare di avviare negoziati di pace con Israele in questo 14 aprile 2016, il giorno dopo la data che tutti i libanesi ricordano meglio di tutte le altre, il 13 aprile, la data in cui, nel 1975, scoppiò la sempre ricordata e mai abbastanza capita guerra civile.


È una richiesta avanzata dal Presidente libanese da settimane. Israele ha accettato, ma nel colloquio il Libano dovrebbe chiedere che si fermino le azioni militari. Numerosi Paesi, anche europei, hanno sostenuto la richiesta libanese. Secondo fonti diplomatiche, gli israeliani hanno acconsentito a una de-escalation che risparmi solo la capitale e i suoi sobborghi. Beirut ce la può fare? Se c’è una cosa che tutti sottolineano è proprio questa, che lo Stato libanese è un esempio di debolezza. Ma se questo è vero occorre anche dire come mai. Dopo anni complessi ma promettenti, nei quali sembrò ritagliarsi un futuro separato dai grandi contrapposti blocchi arabi, i «religiosi» filo-americani e i «laici» filo-sovietici, il Libano oltre a quindici anni di guerra civile ha conosciuto due occupazioni: quella del ...

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/libano-israele-al-tavolo-fragili-prospettive/?fbclid=IwY2xjawRK3mJleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHpAd_29gmjc2gwNESh0UCegyccz40IA1rvsb0syiSqyCORMdIUADkX1oE9cg_aem_xwqfRbtc0PKBtTVrA5OrwA