A Gaza la narrativa è della forza, e il dialogo tra le fedi non regge.

l patriarca latino di Gerusalemme ha chiuso il 47° Meeting di Rimini con una critica alla politica ridotta a rapporti di forza. Dal piano fermo del Board of Peace alle urne israeliane e americane, il quadro in cui il bene comune “sembra non esistere più”


«Non dobbiamo immaginare una politica totalmente libera da certe dinamiche: la politica è fatta anche di equilibri di interessi, di sicurezza, di relazioni di potere. Il problema è quando la politica è solo questo». ...

Il servizio di Francesco Gnagni è a questo link:

https://formiche.net/2026/08/a-gaza-la-narrativa-e-della-forza-e-il-dialogo-tra-le-fedi-non-regge-parola-di-pizzaballa/#content

Siria: il gran mufti Hassoun condannato all’ergastolo

 Uno dei grandi lasciti dell’epoca coloniale ai regimi arabi è stato quello di una forte burocratizzazione dell’islam ufficiale. La scelta era comprensibile, serviva la legittimazione dell’autorità religiosa islamica. L’idea è piaciuta e i ranghi dei dignitari di nomina politico-governativa sono rimasti tanto poco rappresentativi quanto estesi, con tanti consigli islamici, anche dopo il colonialismo.


Un tribunale siriano ha condannato Hassoun all’ergastolo, una sentenza definita dai giudici non passibile di future amnistie. Stando all’agenzia ufficiale siriana SANA, “il tribunale ha accertato che l’istituzione religiosa ufficiale, guidata dall’ufficio del muftì, era stata utilizzata per fornire una copertura religiosa alle operazioni militari e di sicurezza e per giustificarle pubblicamente, compreso l’uso di barili bomba contro aree popolate”.Questi barili sono tristemente noti e sono stati usatissimi durante...

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/siria-il-gran-mufti-hassoun-condannato-ergastolo/

Come gli ospedali italiani aggirano il divieto di assumere gettonisti

Un'analisi del Post su oltre seimila contratti mostra che le nuove regole del governo non stanno funzionando


Dal 31 luglio del 2025 gli ospedali italiani non potrebbero più fare nuovi contratti a medici e infermieri gettonisti, gestiti da cooperative o agenzie private e pagati a ore, assunti a migliaia negli ultimi anni per coprire i turni scoperti in particolare nei pronto soccorso. Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora...

L'articolo di Isaia Invernizzi è a questo link:

https://www.ilpost.it/2026/05/13/gettonisti-ospedali/?dmc_cid=3683&cv_id=360742&dmc_gid=353884993&dmc_ch=email&dmc_mid=356202011&dmc_uid=4297106222&uc701=4297106222&utm_source=21+giorni&utm_medium=email&utm_campaign=21+giorni&utm_content=21+giorni+2026+-+26+agosto&id=4297106222

Alberto Heimler: Alla guerra faccia seguito il negoziato

Israele ha dimostrato di sapersi difendere. Ora deve dimostrare di saper trasformare i risultati ottenuti sul campo in risultati politici. Perché le guerre si possono combattere con le armi. Ma, ormai quasi sempre, possono finire soltanto con la politica.



Le elezioni israeliane del prossimo 27 ottobre daranno agli israeliani l’occasione di scegliere se premiare la linea di Netanyahu o voltare pagina. Speriamo che scelgano una leadership meno estremista e più consapevole dei limiti della forza militare. In tal caso molti degli ostacoli che oggi sembrano insuperabili potrebbero finalmente essere affrontati....

L'opinione di Alberto Heimler, professore alla Luiss,  è a questo link:

Brexit vista dalla cittadina in cui l’hanno voluta di più

Boston, nel Lincolnshire, non sembra essersi pentita di come è andata, a dieci anni di distanza ed è un ottimo posto per capire cos’è successo nei dieci anni dopo il voto. I problemi di prima sono rimasti, e anzi se ne sono aggiunti di nuovi, in parte causati proprio da Brexit. Eppure a Boston non sembrano covare rimpianti per come è andato il referendum.  Com’è possibile?


Prima di Brexit, la cittadina inglese di Boston era conosciuta – da chi ne aveva sentito parlare – principalmente perché da qui partirono i pellegrini che fondarono la Boston più famosa, negli Stati Uniti. Nel 2016, grazie al referendum, la città ebbe un sussulto di popolarità, almeno nel Regno Unito: fu infatti il posto dove l’opzione per uscire dall’Unione Europea ottenne la percentuale più alta, quasi il 76 per cento....


L'articolo di Matteo Castellucci è a questo link:

Prepararsi per l’El Niño: imparare dal passato per affrontare il futuro.

Si prevede che si stia formando un El Niño potenzialmente storico, con le ultime proiezioni che suggeriscono che l’evento potrebbe diventare il più forte mai registrato. Paesi di tutto il mondo stanno preparandosi per gli impatti.


Eventi El Niño molto forti in passato, con record di calore, siccità, precipitazioni, inondazioni e incendi boschivi, hanno causato gravi danni in termini di vite umane, salute, economie nazionali e comunitarie, ed ecosistemi. Alcuni effetti possono persistere anche fino a dieci anni dopo questi eventi. Mentre alcune nazioni, come il Perù e lo Sri Lanka, si stanno preparando per un El Niño record, molte altre non sono in grado di farlo. L’ONU ha lanciato....

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

Dante, papa Leone e l’imam. Come l’amore di Dio unisce cristiani e musulmani

Dal Meeting di Rimini una riflessione che unisce Dante e il Corano: nelle parole di papa Leone, l’amore di Dio diventa la chiave per riscoprire ciò che accomuna cristiani e musulmani oltre divisioni e conflitti.


Ero curioso di imparare da papa Leone come avrebbe riaggiornato l’interpretazione del verso di Dante adottato quest'anno dal il Meeting per l’amicizia tra i popoli ...

La riflessione dell’imam Yahya Pallavicini è a questo link:

https://formiche.net/2026/08/dante-papa-leone-imam-meeting-di-rimini/#content

Etiopia, il Paese bloccato tra un'economia fragile e il dramma degli sfollati

In Etiopia si stima la presenza di circa 4,5 milioni di sfollati interni, costretti a lasciare le proprie case a causa di conflitti armati, violenze intercomunitarie e gravi disastri climatici come la siccità 



L’Etiopia sta affrontando uno dei momenti più complessi della sua storia. Se, da un lato, l’architettura istituzionale scaturita dalle elezioni legislative (il primo giugno) sembra consolidare il potere centrale, dall’altro, le fratture socio-economiche e i conflitti periferici minacciano la stabilità complessiva del Paese. Come evidenziato in una recente analisi del Center for Strategic and International Studies (Csis), la traiettoria post-elettorale etiope è segnata da un profondo divario tra la narrativa ufficiale di ripresa e la realtà sul campo...

L'articolo di Enrico Casale è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/etiopia-eritrea-africa-guerra-poverta-carestia-bambini-giovani.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

XXI Domenica PA - Mt 16,13-20

Rielaborando la risposta secondo il testo greco: “Tu sei un mattone (Pietro) e su questa roccia (che è Gesù) edificherò la mia chiesa e nulla le impedirà di portare a compimento la sua opera di salvezza”. Affidando “le chiavi” a Pietro non lo incarica di fare il portinaio del paradiso, né, tanto meno, di “farla da padrone” sulle persone a lui affidate, ma gli ingiunge di “divenire il modello"



L’itinerario nel quale la Liturgia ci accompagna seguendo il progetto di Matteo nel suo Evangelo, dopo aver presentato le esigenze ed il progetto di annuncio dell’avvento del Regno di Dio già presente nel nostro oggi, comprese le difficoltà che inevitabilmente ci sono e ci saranno, piano piano ha spostato l’attenzione dal singolo discepolo alla comunità. 

Ecco allora le sollecitazioni a non rimanere passivi ma a farsi parte attiva condividendo quello che si ha, quello che si è realizzato, non importa se tanto o poco. Inoltre si deve essere coscienti che i tempi del Padre per far maturare la semina, non rispettano le nostre attese e ci sono sconosciuti. Nelle sue mani dobbiamo mettere tutto il nostro impegno e non essere impazienti sapendo che il grano cresce assieme al loglio: starà a Dio il separarli alla fine dei tempi e la differenza tra i due non sarà un giudizio morale ma un dato di fatto.

Poi ha spinto i discepoli a provare a cavarsela da soli ma la barca (la comunità in divenire) si è trovata in difficoltà nel buio tra alte onde: l’invito è stato quello di avere fiducia il Lui che non ci abbandonerà mai. 

Infine, domenica scorsa al centro c’è stato il tema verso chi andare, per chi è la salvezza: solo verso e per le pecore disperse di Israele (come all’inizio Gesù stesso aveva detto), o verso e per tutti? Questo è stato il dibattito che ha scosso le prime comunità cristiane e la risposta è avvenuta nell’episodio della donna cananea nella quale Gesù riconosce una fede grande che salva sua figlia.

L’Evangelo di oggi si configura come un punto di svolta che, prima di aprire quella che sarà una scelta risoluta di Gesù, prova a fare una sintesi cercando di capire cosa i discepoli abbiano compreso e fatto proprio del cammino del quale è stato guida attenta. Sono giunti a Cesarea di Filippo, una città imperiale romana in via di costruzione ai piedi del monte Hermon e a una delle tre sorgenti del Giordano; è il punto più a nord fuori di Israele che Gesù raggiunge con i suoi. Pone quindi due domande in sequenza: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo” e “Voi chi dite che io sia”.

Alla prima domanda la risposta è deludente. Gli vengono indicati personaggi del passato, riformatori o profeti: non hanno compreso la “novità” di Gesù. Non è uno dei tanti che si sono distinti per la loro onestà e lealtà, per l’amore ai poveri, per l’impegno in favore della giustizia, della pace, della non violenza.

Con la seconda è Gesù stesso che si fa domanda e con questa raggiunge ed interpella anche noi: “Ma per te, io chi sono?”. Se si riflette, non è facile nemmeno per noi oggi dare una risposta non scontata, che non sia la ripetizione di una formuletta. Questo interrogativo dovrebbe accompagnarci ogni giorno, essere quasi una spina sul nostro fianco: riusciamo a dire chi Gesù sia personalmente per noi? Cosa significa per la nostra vita il rapporto che abbiamo (se lo abbiamo) con lui? Siamo coscienti, per usare un termine di paragone umano, che ci troviamo di fronte a un Dio “geloso” perché nessuno è più innamorato di lui dell’uomo? di ciascuno di noi? (per esempio in Es 20,5 – Sof 3,8 – Zc 8,2 – Dt 6,6). Il suo amore senza riserve ci è stato indicato anche da Gesù chiedendo che nulla gli sia anteposto: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26).

Mentre la prima domanda era rivolta a tutti e la risposta è stata “collettiva”, la seconda è “personale”. Infatti arriva da uno solo, da quello che stava affondando appesantito dalla poca fede, che passa dall’incertezza di un “Se sei tu” ad un deciso: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ed è un passaggio che non deriva da un sapere umano ma dall’aver accolto una rivelazione del Padre e, per questo, è sotto il segno della gratuità.

La risposta di Gesù inizia con un “Beato te, Simone figlio di Giona” riconoscendolo come uno dei “piccoli” ai quali il Padre rivela le cose (Mt 11,25 di qualche domenica fa). Ma perché figlio di Giona quando non sappiamo il nome del padre? Chiamandolo con questo patronimico Gesù delinea il percorso di Simone che sarà simile a quello di Giona che, inizialmente, ha contrastato la volontà di Dio, ma poi fa quello che gli viene chiesto.

Gesù continua e, rielaborando secondo il testo greco, afferma: “Tu sei un mattone (Pietro) e su questa roccia (che è Gesù vedi 1Cor 3,11 – Ef 2,19-21 – 1Pt 2,4-6) edificherò la mia chiesa e nulla le impedirà di portare a compimento la sua opera di salvezza”. Affidandogli poi “le chiavi” non lo incarica di fare il portinaio del paradiso, né, tanto meno, di “farla da padrone” sulle persone a lui affidate, ma gli ingiunge di “divenire modello del gregge” (1 Pt 5,3). È la sua fede nella roccia che è il Cristo che garantirà la vita della Chiesa se, come affermerà Ireneo di Lione, la “presiederà nella carità”.

Chiudendo ordina ai discepoli di non dire a nessuno che è il Cristo perché sa che loro attendevano quello che avrebbe restaurato il regno di Davide, non quello di Dio: non hanno ancora compreso.

(BiGio)

Il paradosso del tradizionalismo

Nel panorama ecclesiale attuale si consuma un paradosso che rivela più di quanto sembri a prima vista.

Da un lato, gruppi di cattolici tradizionalisti — legati alla liturgia, alla morale e all’estetica pre-conciliari — vengono sanzionati, isolati, colpiti da censure ecclesiastiche. Dall’altro lato, la Chiesa post-conciliare che scomunica i tradizionalisti con gli stessi strumenti che la Chiesa tridentina riservava agli eretici. Questo squilibrio non è un dettaglio periferico, ma il sintomo di una dinamica più profonda....

L'articolo di Paolo Gamberini è a questo link:

https://www.settimananews.it/cultura/il-paradosso-del-tradizionalismo/?utm_source=newsletter-2026-07-14