Olmert: “In Cisgiordania terrorismo ebraico e Israele sta con i terroristi, vanno fermati”

«Lo Stato di Israele conduce una campagna organizzata, sistematica e finanziata dallo Stato di pulizia etnica e crimini contro l’umanità. Non a Gaza, non nel Libano meridionale, non in Siria, ma in aree della Cisgiordania che sono sotto l’esclusivo controllo dello Stato e del suo apparato di sicurezza»


 Ehud Olmert è un politico moderato. Tra i leader storici del Likud, Olmert è agli antipodi di colui che negli anni ha trasformato il partito che fu di Begin, Shamir, Sharon, Rivlin, nel proprio feudo dove non esistono spazi se non per i fedelissimi cortigiani di “King Bibi”: Benjamin Netanyahu. Ehud Olmert è stato Primo ministro in tempi di guerra. Nella seconda guerra in Libano.Ha preso decisioni gravi, ma non si è mai spinto fino al punto di perseguire e proseguire una guerra per proprio tornaconto personale. Olmert, 12° Primo ministro d’Israele, ha il coraggio della denuncia. E lo fa su Haaretz scrivendo ....

Il reportage di Umberto De Giovannangeli è a questo link:

https://www.unita.it/2026/06/28/olmert-cisgiordania-terrorismo-ebraico-israele-terroristi/?shem=rimspwouohe,

Il mistero buffo del giullare di dio, ammiratore di Gesù

Il centenario della nascita di questo artista dello sberleffo e il decennio della sua morte hanno già sollecitato tanti articoli commemorativi di taglio letterario o socio-culturale. Mi permetto ora di far salire sulla ribalta Dario Fo, rimandando al suo dialogo con Giuseppina Manin emblematicamente intitolato Dario e Dio (Guanda, 2016).


Avendone avuto esperienza anche diretta, mi viene spontaneo a questo proposito evocare i dialoghi di Fo con padre Turoldo, in assonanza tra loro nella critica, ma in dissonanza per la scelta di fede del frate e poeta. Fo era affascinato dal gioco pirotecnico della fantasmagoria che in questi scritti si impegnava senza esitazione a colmare i “vuoti” dei Vangeli, soprattutto negli anni nazaretani di Cristo dall’infanzia alla maturità. Non per nulla nel Mistero buffo una sezione è riservata al ...

L'articolo di Gianfranco Ravasi è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621ravasi2.pdf

La protesta dei gazawi: «Vogliamo vivere: fuori Hamas!»

Non è la prima volta che la popolazione di Gaza manifesta, oltre che contro Benjamin Netanyahu, anche contro Hamas. Ma mostrare il proprio dissenso è molto pericoloso. Per questo in due anni sono stati giustiziati 60 persone con l’accusa di collaborazione con Israele.



Nonostante il divieto assoluto imposto di effettuare riprese, Times of Israel riporta che diversi filmati circolano sui social media mostrano centinaia di palestinesi che partecipano a proteste contro Hamas in diverse località della Striscia di Gaza. Striscioni e slogan affermano: «Non ci rappresentano»,«Se Dio vuole, Hamas fuori!», «Non siamo pedine!», «Vogliamo vivere!», «Basta con la distruzione!». Questo conferma che Netanyahu non ha centrato il suo principale obbiettivo: il regime islamico è ancora in piedi. La protesta si è svolta nonostante la paura di ritorsioni: in due anni sono stati giustiziati sessanta “collaborazionisti d’Israele” e basta un niente, per finire dentro e Hamas afferma che è stato «Un fallimento, organizzato da attori esterni per destabilizzare». 

Il giorno scelto, venerdì 26 giugno, non era casuale: il più solenne e luttuoso dell’Islam, l’Ashura, festa che ricorda la fine del Diluvio universale. Dopo due anni sotto il diluvio di fuoco, l’emergenza è sopravvivere e non c’è un’arca su cui salvarsi, i gazawi sono disperati: già lo scorso 18 giugno, un po’ di contestatori s’erano radunati all’ospedale di Khan Younis e avevano dimostrato contro il ministero della Salute di Hamas, denunciando la corruzione dei funzionari e lo scandalo d’aiuti che finiscono chissà dove. 

Timidi segnali di dissenso s’erano già visti anche nel marzo ‘25, sotto le bombe: erano durati qualche settimana, liquidati dal regime di Hamas come generiche proteste contro la guerra, nonostante striscioni con la scritta «Hamas non ci rappresenta». 

BiGio


(Tratto da due servizi di Francesco Battistini CorSera e di Andrea Riccardi Il Tempo)

Biodiversità nel mirino. Così il Ddl caccia riscrive la cultura della conservazione

I cacciatori diventano "bioregolatori", la fauna una risorsa da gestire. E le Regioni ottengono più flessibilità nei calendari venatori. La riforma approvata in Senato va oltre la semplice revisione normativa. Nino Morabito (Legambiente): "La scienza torni al centro delle scelte"

Il Senato ha approvato, con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astensioni, il disegno di legge sulla caccia. Il provvedimento, prima di diventare legge, dovrà passare alla Camera. Ma il voto segna già un passaggio culturale e politico che va oltre la riforma tecnica della legge 157del 1992: riguarda il modo in cui l’Italia decide di guardare al proprio patrimonio naturaleEd emerge una domanda fondamentale: quanto spazio deve avere la scienza nelle decisioni riguardanti la biodiversità?La riforma modifica uno dei pilastri storici della tutela della fauna selvatica. E lo fa attraverso un cambio ...

L'intero articolo è a questo link:

https://sapereambiente.it/biodiversita-nel-mirino-cosi-il-ddl-caccia-riscrive-la-cultura-della-conservazione/

Liturgia e scismi prossimi venturi: dieci punti da ricordare

L’avvicinarsi del 1 luglio, come data in cui la FSSPX ha annunciato di voler procedere alle nuove ordinazioni episcopali, può suggerire una serie di considerazioni, che sono state largamente trascurate e ampiamente sottovalutate negli ultimi due decenni, da parte di non pochi soggetti ecclesiali.


Provo a presentarle ordinatamente, per fare memoria del loro riflesso pesante sulla “questione liturgica” in dieci punti:

  • 1. Nella sua origine, la opposizione al Concilio Vaticano II ha preso la forma della contestazione alla prima riforma introdotta, quella che simbolicamente è diventata la prima traduzione del Concilio in realtà: ossia il nuovo Ordo Missae. Resistere al nuovo Ordo Missaeè stato, per decenni, l’emblema del rifiuto ...
La sintesi di Andrea Grillo è a questo link:

Foreste urbane: studio Cnr su 10 città italiane per combattere le ondate di calore.

 La crescente incidenza delle ondate di calore nelle città italiane richiede interventi tempestivi per tutelare la salute pubblica. Un recente studio condotto da ricercatori dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iret) e il College of Environmental Science and Forestry della State University of New York (SUNY-ESF) ha rivelato che aumentare la copertura arborea nelle aree urbane fino al 30% potrebbe ridurre significativamente l’impatto delle alte temperature.


Nel documento, pubblicato sulla rivista Nature Partner Journal Urban Sustainability, i ricercatori hanno esaminato un campione di dieci città italiane, tra cui Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Firenze, Genova, Palermo, Roma, Torino e Verona. Le città analizzate presentano diverse dimensioni e condizioni geografiche, ma ciò che emerge è un dato allarmante: se ogni quartiere avesse avuto almeno il 30% di copertura arborea durante l’ondata di calore del 2003, si sarebbe potuto ridurre del 36% l’eccesso di mortalità da caldo tra gli over 65....

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/foreste-urbane-studio-cnr-su-10-citta-italiane-per-combattere-le-ondate-di-calore/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente

XIII Domenica PA - Mt 10,37-42

Ai discepoli è chiesto il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, quella dei discepoli, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà

 


Al termine del periodo Pasquale, Gesù ha inviato i suoi discepoli ad immergere il mondo nella realtà del Padre che è amore nel Figlio e sostegno dello Spirito. Il realizzarlo passa attraverso il fare nostra la sua vita “masticandola” (non per nulla il secondo momento della Lectio Divina oltre che “Meditatio” viene anche significativamente detto “Manducatio”), fino ad assimilarla e poter dire con Paolo “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Il suo primo frutto è l’aver assunto il suo stesso modo di guardare la realtà, cogliendone le fragilità e le debolezze avendone compassione, chinandosi su queste, sostenendo chi vi si trova coinvolto, fornendo gli strumenti per superarle. L’essere così non sarà senza conseguenze come non lo è stato per Gesù ma l’importante è il non aver paura di chi potrebbe osteggiarci e, piuttosto, assicurarsi di rimanere sotto la sua guida. Lasciarci condurre dal timore ci fa ripiegare su di noi stessi e impedisce di cogliere la novità del Regno del Padre che è già presente tra di noi non solo proclamandolo, ma anche portandolo a compimento, guarendo la realtà, liberandola da ciò che l’opprime e la vincola. Questo è il “potere”, la capacità che ci ha assicurato. Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza dell’amore e con la responsabilità che portano alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.

Padre, madre e figli sono il nucleo di una famiglia che abitano in una casa, la prima cellula della società della quale l’uomo non può fare a meno: “Indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo” (Sir 29,21), per questo in Medio Oriente l’ospitalità è sempre stata sacra, come attestano le insistenti raccomandazioni della Bibbia: “Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare” (1 Pt 4,9); “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,2).

A chi vuole dare inizio a una nuova famiglia è però richiesto il distacco dalla propria casa: “L’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna” (Gn 2,24). È un abbandono che porta a un incontro destinato a dare continuità alla vita.

Anche Gesù un giorno ha abbandonato la sicurezza che gli era offerta dalla dimora di Nazareth: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,20); ha lasciato anche la famiglia: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli ha detto: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli” (Mt 12,48-50).

A chi lo vuole seguire chiede la stessa disponibilità: il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, quella dei discepoli, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà (Mt 12, 46-50). 

È questo il centro dell’Evangelo di questa domenica che delinea le esigenze del discepolato seguito da quell’avvertimento: “non è degno di me” chi non prende la propria croce per seguirlo, ovvero chi tiene per sé la propria vita chiuso, ripiegato in se stesso nel suo egoismo magari per paura, di fatto la spreca. Gesù chiede ai discepoli una netta presa di distanza rispetto alla vita vissuta fino a quel momento. È una radicalità che sconfessa sul nascere in qualsiasi epoca ogni possibilità per il cristianesimo di essere una religione civile appiattita su valori morali correnti. 

L’esempio che Matteo riporta, riguarda i legami familiari, ma deve essere esteso a tutti i rapporti sociali dell’umanità ed è cosciente che quello che sta dicendo non sarà senza conseguenze ed è la prima volta che troviamo nel vangelo la parola “croce”: “Chi non prende la sua croce e non viene dietro di me, non è degno di me”. 

Chiudendo la pericope odierna Gesù dice: “Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. La prima cosa nella vita non è mantenere i modelli sociali nei quali siamo nati, ma è “accogliere l’altro”. Non si tratta semplicemente di “buone maniere” ma fa scaturire una fecondità nuova che non rimarrà senza ricompensa. L’accoglienza prima che essere materiale è il riconoscimento dell’identità profonda dell’altro, chiunque questo sia. La realtà dell’amore non si misura su slanci affettivi, ma sull’effettività dell’incontro tra due persone nella loro realtà e nei loro bisogni, anche di un semplice “bicchiere di acqua fresca”. Facilmente poi non conosciamo chi incontriamo e ci si trova ad accogliere: serve allora un lavoro di attenzione, discernimento, ascolto per lasciarsi raggiungere dalla “verità” dell’altro. Sarà n ogni caso una “rivelazione” ed un essere visitati.

(BiGio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ne sarà della memoria in Israele una Costituzione è ancora possibile

Mentre la situazione in Israele e in Palestina precipita sempre di più verso disastri che avremmo solo alcuni mesi fa pensato impensabili, esce in italiano per Laterza l'ultimo libro di Omer Bartov, Nell'abisso. Dal sionismo al genocidio. La sconfitta morale di Israele, apparso negli Stati Uniti solo all'inizio di quest'anno


Non è solo di genocidio che questo importante libro si occupa. Si tratta infatti soprattutto di una ricognizione attenta e documentata sulla storia di Israele, sul sionismo, sull'antisemitismo e sulla memoria della Shoah. Al centro della riflessione di Bartov è soprattutto una domanda, che riassume in sé tutti questi nodi problematici: What went wrong? che cosa è andato male con Israele? ...

La recensione di Anna Foa è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260606foa.pdf

Adolescenti, ecco la proposta di legge per garantire uno spazio educativo in ogni periferia

Alessandro Battilocchio, presidente della Commissione Periferie, ha fatto sua l'idea di Save the Children e insieme ad altri parlamentari ha presentato una proposta di legge che va a potenziare l'offerta culturale, sociale, sportiva e ricreativa per i minorenni nelle aree urbane caratterizzate da disagio educativo e socioeconomico.


In parole povere, una legge per garantire spazi socio-educativi dove oggi non ci sono. Il testo propone anche di rendere stabile il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile...


I contenuti della proposta di legge a cura di Sara De Carli sono a questo link:

https://www.vita.it/adolescenti-ecco-la-proposta-di-legge-per-garantire-uno-spazio-educativo-in-ogni-periferia/

Quando un bambino ti chiede: che cos’è la guerra?

La guerra è un bambino in Libano che chiede: «Moriremo questa notte?». Ed è una bambina in un luogo sicuro che domanda: “Che cosa significa guerra?”, mentre tu ti ritrovi incapace di rispondere, perché non vuoi consegnarle la brutalità del mondo


 Stavo parlando con Domenica di mio nipote, quel bambino che ha appena undici anni, quando è stato sorpreso dal rumore degli aerei militari israeliani sopra il cielo del Libano. La sua voce tremava mentre mi diceva: «Ho avuto tanta paura… così tanta che per poco non mi facevo la pipì addosso». Lo ha detto come solo i bambini sanno dire la paura: senza abbellirla, senza orgoglio, senza cercare di nascondere il terrore. Lo ha detto come se il suo piccolo cuore non riuscisse più a contenere tutto quel rumore, tutta quella notte, tutte quelle domande che non sa nemmeno come fare....

Il racconto della sua esperienza di Vincente Massoud Mohamed è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/attualita/societa/quando-un-bambino-ti-chiede-che-cose-la-guerra/