Libano-Israele: al tavolo con fragili prospettive

La storia a volte sorprende. Così accade che il Libano arrivi al primo passo di un colloquio diretto a livelli di ambasciatori con gli israeliani a Washington, presente il mediatore americano, per tentare di avviare negoziati di pace con Israele in questo 14 aprile 2016, il giorno dopo la data che tutti i libanesi ricordano meglio di tutte le altre, il 13 aprile, la data in cui, nel 1975, scoppiò la sempre ricordata e mai abbastanza capita guerra civile.


È una richiesta avanzata dal Presidente libanese da settimane. Israele ha accettato, ma nel colloquio il Libano dovrebbe chiedere che si fermino le azioni militari. Numerosi Paesi, anche europei, hanno sostenuto la richiesta libanese. Secondo fonti diplomatiche, gli israeliani hanno acconsentito a una de-escalation che risparmi solo la capitale e i suoi sobborghi. Beirut ce la può fare? Se c’è una cosa che tutti sottolineano è proprio questa, che lo Stato libanese è un esempio di debolezza. Ma se questo è vero occorre anche dire come mai. Dopo anni complessi ma promettenti, nei quali sembrò ritagliarsi un futuro separato dai grandi contrapposti blocchi arabi, i «religiosi» filo-americani e i «laici» filo-sovietici, il Libano oltre a quindici anni di guerra civile ha conosciuto due occupazioni: quella del ...

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/libano-israele-al-tavolo-fragili-prospettive/?fbclid=IwY2xjawRK3mJleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHpAd_29gmjc2gwNESh0UCegyccz40IA1rvsb0syiSqyCORMdIUADkX1oE9cg_aem_xwqfRbtc0PKBtTVrA5OrwA

L'appello interreligioso contro la guerra, la pace non sia solo assenza di conflitto

Oltre venti rappresentanti delle tre grandi religioni abramitiche hanno firmato un documento congiunto promosso da Religions for Peace ed Eulema, condiviso in Italia dalla Coreis, per chiedere un cessate il fuoco immediato e permanente nel conflitto che dal 28 febbraio scorso devasta il Medio Oriente 

L’iniziativa è promossa da Religions for Peace e dal Consiglio dei Saggi Musulmani Europei (Eulema), ed è stato condiviso in Italia dalla Comunità Religiosa Islamica Italiana. “La diplomazia interreligiosa è un valore aggiunto fondamentale per calmare gli animi di una polarizzazione che distrugge i popoli e la natura del dialogo” sottolinea l’Imam Yahya Pallavicini, vice presidente della Coreis. Il testo prende le mosse dal conflitto scoppiato il ...
L'articolo di David Dionisi è a questo link:
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-04/religioni-guerra-pace-papa-leone-iran-trump-vaticano-israele.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

F come Fraternità

In lingua greca le parole “fratello” e “sorella” significano “dallo stesso grembo” (a-delphos / a-delphë): fratelli e sorelle sono uniti dal fatto di provenire dallo stesso grembo materno. È bellissimo. Perché non pensare che tutti noi, l’umanità fatta di donne e di uomini, proveniamo dal grembo materno di Dio?


Questo ci rende tutti fratelli e sorelle, ciascuno con le proprie ricchezze umane, culturali e spirituali, in una splendida varietà e convivialità delle differenze. «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre» (Mc 3, 33-35). Per Gesù i rapporti di sangue non sono necessariamente i più importanti: ci possono essere relazioni di fraternità fondate su....

La riflessione di Flavio Facchin è a questo link:

https://www.procuramissioniomi.eu/abc-missione-f-come-fraternita/

Kenya: la colla e i bambini di strada

Tone La Maji si trova nella località di Nkaimurunya, nella sottocontea di Kajiado Nord, a sud di Nairobi. Si presenta come una sorta di casolare immerso nella foresta, dagli edifici semplici e dagli spazi aperti che trasmettono immediatamente un grande senso di quiete. È un luogo accogliente, invita chi ci passa accanto a varcarne la soglia.

Tone La Maji è però in realtà un centro di riabilitazione gestito dalla Comunità Koinonia, una comunità cristiana fondata in Kenya negli anni ‘90 da Padre Kizito, missionario comboniano italiano. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di riabilitare, prendersi cura e offrire istruzione ai bambini in difficoltà, per poi di reintegrarli nelle loro famiglie o comunità di origine. Oggi, in questa struttura abitano un totale di 45 ragazzi, dalle storie diverse e le età più disparate, tutti minori. La vita a Tone La Maji scorre veloce: la giornata inizia all’alba con ...

L'articolo di Arianna Genesio è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/kenya-la-colla-e-i-bambini-di-strada/

L’inchiesta del Guardian che ha svelato il traffico sessuale di minori su Facebook e Instagram

Il 24 marzo una giuria del New Mexico ha condannato Meta al pagamento di 375 milioni di dollari (323 milioni di euro), dopo aver accertato che la società ha ingannato i consumatori sulla sicurezza delle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp). e ha permesso che i suoi utenti subissero danni, tra cui lo sfruttamento sessuale di minori.


Il traffico sessuale consiste nell'uso della forza, della frode o della coercizione nell'acquisto e nella vendita di atti sessuali non consensuali, indipendentemente dal fatto che comportino o meno uno spostamento. Secondo il diritto internazionale, i minori non possono legalmente prestare il proprio consenso a nessun tipo di atto sessuale; pertanto, chiunque tragga profitto o paghi per un atto sessuale con un minore – compreso il trarre profitto o il pagare per fotografie che ritraggono lo sfruttamento sessuale – è considerato un trafficante di esseri umani....

L'articolo di ValigiaBlu è a questo link:

https://www.valigiablu.it/guardian-inchiesta-meta-traffico-sessuale-minori/

Facciamo la pace: come? L’etica teologica, tra appelli e argomenti

Quando la pace sembra possibile, non c’è motivo per non invocarla, ma anche immaginarla, pensarla, sognarla. E la teologia nella sua natura profetizzante, equidistante da catastrofismi disperati e ottimismo presuntuoso, è la prima degli scibili che lo fa e fa bene a farlo.


Ed è quello che ha ispirato e poi realizzato la dichiarazione dell’ATISM Facciamo la paceTuttavia, non basta fare il bene, ma farlo bene se si presentano occasioni ghiotte come quelle di non limitarsi alla Dichiarazione, ma a partire da questa procedere in avanti e chiarire che il compito dei teologi morali è molteplice.Qui si sceglie di focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti che orbitano attorno alla possibilità di rivedere se e in che modo oggi si possa ritornare a discutere delle condizioni della guerra, dei limiti morali, dei mezzi proporzionati ecc… 

La riflessione di Pietro Cognato è a questo link:

https://www.settimananews.it/teologia/etica-teologica-tra-appelli-e-argomenti/

II Domenica dopo Pasqua - Gv 20,19-31

Di fronte alla morte di Gesù i discepoli sono smarriti e non riescono a vedere un futuro. Forse è meglio chiudere le porte, stringersi tra quattro mura conosciute che si sperano sicure rimanendo in attesa degli eventi ripiegati su se stessi. Sembra la situazione che la nostra realtà e noi stiamo vivendo oggi, anzi lo è.

Di fronte alla morte di Gesù i discepoli sono smarriti e si prefigura la fine, la morte del loro gruppo, non riescono a vedere un futuro, il passato appare definitivamente alle spalle, la paura li paralizza, non sanno cosa fare per uscire da una situazione imprevedibile nel suo svolgersi che, di ora in ora cambia e non certo in meglio. Forse è meglio chiudere le porte, stringersi tra quattro mura conosciute che si sperano sicure rimanendo in attesa degli eventi ripiegati su se stessi. Sembra la situazione che la nostra realtà e noi stiamo vivendo oggi, anzi lo è.

È certamente una situazione di crisi, ciascuno reagisce a modo suo e certamente, vada come vada, ci vorrà del tempo perché tutto possa riassestarsi e riprendere un cammino sereno. Occorre tempo ma questo pare incombere più che dare respiro. Qualcuno (Tommaso) osa qualcosa in più e si spinge fuori, in cerca forse non sa nemmeno lui di cosa. Sotto sotto, piano piano nasce forse anche inconsciamente una domanda: che cosa ci ha riunito? Che cosa in questi anni ci ha tenuto assieme?  Forse anche noi oggi dovremo ripartire da queste domande senza cercare fughe in avanti o porre la fiducia in altre armi …

Venne Gesù” (non apparì! non è un fantasma!) e “stette in mezzo” in modo che tutti attorno hanno la stessa relazione con lui. Non ci sono gerarchie, non c’è chi è davanti e chi dietro, in basso o su alti scanni. La prima cosa che dice è “Pace a voi”, è l’effetto della sua passione-morte-risurrezione, è la riconciliazione dell’umanità con il Padre. Non è una promessa per il futuro, è la vita in pienezza che ci è donata ora, oggi e che nessuno può più togliere.

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco”, sono i segni del suo amore per noi che rimarranno e rimarrà per sempre. È da questo e in questo che riconoscono il Risorto e si trovano ricolmi di gioia. Non un semplice ricordo bensì è la “memoria” che si fa presenza allora come oggi quando “spezziamo e partecipiamo del pane unico”. Il significato della “memoria” in senso biblico non è l’attuarsi di nuovo di quegli eventi (Gesù ha vissuto, è morto e risorto una volta sola), è l’essere resi partecipi a quegli eventi unici. 

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”: i discepoli devono prolungare la sua missione nell’essere testimoni del suo amore e della tenerezza del Padre. “Detto questo, soffiò - come Dio nella creazione del primo uomo soffiò e l’uomo divenne un essere vivente - e disse: ricevete lo Spirito Santo”. L’evangelista aveva scritto: Gesù “è colui che toglie il peccato del mondo (…) è colui che battezza in Spirito Santo”. Trasmette così la sua stessa capacità d’amare e specifica quale deve essere il compito delle comunità dei suoi discepoli: non quello di giudicare, ma quello di salvare, di offrire proposte di vita. Sono questi i doni che i discepoli e le comunità ricevono dallo Spirito Santo perché possano far brillare la luce della risurrezione e l’amore di Dio. Non dà un potere a qualcuno, ma una responsabilità per l’intera comunità. 

Circa il "non rimettere i  peccati" è una errata traduzione: la radice greca ha invece a che fare con il "legare"; vale a dire che i peccati saranno legati perchè non possano fare altri danni. A confermarlo ci sono poi due riferimenti nella Scrittura che aiutano a comprenderne il senso. In Genesi nella vocazione di Abramo (Gn 12,3) Dio gli dice: "Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra". Seguendo la radice ebraica del primo "maledirò" la traduzione diventa "illuminerò chi ti maledirà" e, in ogni caso, in Abramo saranno benedette tutte le generazioni della terra senza distinzioni. 

In Esodo 34,5 Dio dice che punirà "l'iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione” ma appena prima ha affermato che perdona le colpe e manterrà la sua benedizione "fino alla millesima generazione". Vale a dire che il perdonare di Dio non è il mettere una pietra sopra al male fatto come se non fosse mai avvenuto, ma che l'uomo è più grande del suo peccato ed questo che viene colpito mentre la persona viene perdonata. 

Tommaso non c’era e chiede di fare la medesima esperienza degli altri come piacerebbe anche noi. Negli Evangeli non è solo lui che dubita tanto è vero che per questo Gesù rimprovera gli undici in Marco 16,14, in Luca 24,38 ed anche nel versetto che chiude l’Evangelo di Matteo 28,17. Allora l’Evangelista con questo episodio desidera rispondere agli interrogativi e alle obiezioni che allora fino ad oggi i discepoli vivono e si pongono. Si fa fatica a credere, a volte ci si chiede se ne siamo davvero convinti. Ciascuno di noi ha delle difficoltà in merito e forse, se ci pensiamo bene, non si è mai certi fino in fondo di aver fatto esperienza del Risorto.

Guardando all’intero racconto dell’Evangelo di Giovanni, emerge un cammino: all’inizio i primi due apostoli chiamano Gesù “Rabbi” (Gv 1,41). Natanaele gli dice: “Tu sei il Figlio di Dio” (Gv 1,49). I samaritani lo riconoscono come “il salvatore del mondo (Gv 4,43), la gente come “il profeta (Gv 6,14), il cieco nato lo proclama “Signore (Gv 9,38), per Pilato è “re dei giudei“ (Gv 19,19), fino a giungere a quel “Mio Signore e mio Dio” di Tommaso. È il titolo che la Scrittura riferisce solo a Dio per esempio nel Salmo 35 (v. 23). Tommaso ha capito cosa intendeva dire Gesù quando affermava che “Io e il Padre siamo uno” (Gv 10,30) e lo proclama ad alta voce.

L’augurio è che questo cammino sia anche quello di ciascuno di noi.

(BiGio

Il battesimo degli adulti

In questo ultimo scorcio di tempo, i settimanali cattolici sono pieni di notizie sugli adulti che sono stati battezzati nella notte di Pasqua.


È interessante osservare il linguaggio, quasi imbarazzato, nel quale spesso ci si esprime. Più che gioia, in certi casi, traspare la melanconia, un dispiacere, un certo rimpianto: come mai non li hanno battezzati da bambini? Non intendo negare il valore e la bellezza dell’esperienza della fede vissuta da un bambino ...

La riflessione di Severino Dianich è a questo link:

https://www.settimananews.it/sacramenti/battesimo-degli-adulti/?utm_source=newsletter-2026-04-07

Periferie: ascolto di un contesto

Questo racconto nasce dall’impegno di una comunità di soggetti fortemente appassionati alle storie di vita dei giovani, determinati a costruire e mantenere opportunità innovative di welfare finalizzate alla protezione sociale dei ragazzi e delle ragazze appartenenti soprattutto alle fasce più deboli.


La società e l’ambiente in cui ragazzi e ragazze diventano adulti sta cambiando per numerose ragioni: la digitalizzazione, il mutamento degli spazi di condivisione e socialità, la pandemia, l’aumento dell’esposizione a eventi traumatici o di instabilità globale come la riduzione della resilienza familiare e comunitaria. Oggi gli adolescenti e i giovani crescono in un ambiente complicato dal ...

L'analisi di Laura Fabbri è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/periferie-ascolto-di-un-contesto/?utm_source=newsletter-2026-04-07

AI. Quante informazioni possiamo elaborare?

La competizione tra efficienza umana e Intelligenza artificiale evidenzia i rischi di un mercato del lavoro dominato da interessi privati e ritmi insostenibili


La risposta breve è: 110 bit al secondo. Bit, non byte. È il quantitativo di dati trasmesso da due persone che ci parlano in contemporanea. Le connessioni neurali che si attivano quando queste informazioni viaggiano nel nostro cervello sono invece migliaia e corrispondono a quelli che nell’Ia sono chiamati parametri e che misurano il “peso” delle connessioni e l’affidabilità della predizione del modello. Una stima grossolana va da circa 1.000 fino a 10 mila connessioni tra neuroni cerebrali. Contando che i neuroni del nostro cervello sono circa ...

L'articolo di Giordano Vintaloro è a questo link: