Migranti, sempre più vittime lungo la rotta atlantica

I dati dell'ong spagnola Caminando Fronteras evidenziano che oltre 3.000 persone sono morte nel 2025 per raggiungere la Spagna dall'Africa occidentale


C’è un fenomeno recente che sta cambiando il mondo delle migrazioni dall’Africa verso l’Europa, rendendolo, se possibile, ancora più drammatico. Spinti da una politica di sostanziale chiusura delle frontiere europee che rende praticamente impossibile entrare legalmente in Europa e da una sempre più frequente esternalizzazione del controllo e della gestione della mobilità umana, i migranti africani stanno abbandonando le rotte del Mediterraneo e progressivamente spostandosi verso l’Oceano Atlantico. ...

L'articolo di Luca Attanasio è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-01/migranti-vittime-africa-europa-diritti-naufragi.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Una scuola phone-free?

La disconnessione favorisce il recupero della concentrazione e della socialità reale, trasformando la scuola nell'ultimo baluardo di esperienza collettiva e analogica


Il ministero dell’Istruzione e del Merito con la circolare n. 3392 ha esteso anche alla scuola secondaria superiore le disposizioni riguardanti “il divieto di utilizzo del telefono cellulare in classe, anche a fini didattici ed educativi”. Per quale motivo? Nella circolare si fa cenno all’intento di contrastare gli “effetti negativi, ampiamente dimostrati dalla ricerca scientifica, che un uso eccessivo o non corretto dello smartphone può produrre sulla salute e il benessere degli adolescenti e sulle loro prestazioni scolastiche”. La decisione ha subito sollevato tra gli utenti e i professionisti della scuola, così come tra alcuni osservatori esterni (cfr. M. Lancini, Valditara vieta i cellulari in classe, “La Stampa”, 17.6.2025), varie obiezioni riconducibili a tre principali argomenti...

L'analisi di Lorenzo Morri è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/una-scuola-phone-free?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+2+febbraio+%5B10361%5D

La messa è sbiadita

La consultazione (2021-2022) per il sinodo della Chiesa universale e le sintesi delle sette Assemblee continentali (2022-2023) hanno messo in evidenza diversi elementi di criticità della liturgia. Nella Sintesi nazionale della Conferenza episcopale italiana (CEI) in proposito si possono leggere valutazioni di questo tenore: “Afasia di alcune liturgie”, “una scarsa cura delle celebrazioni”, “liturgie smorte o ridotte a spettacolo”, “urgente un aggiornamento linguistico e gestuale”.


Una crisi che dura da tempo, che il potente “segno delle chiese vuote” (cfr. Tomas Halik) durante la pandemia ha in un certo senso preconizzato nei suoi esiti finali, ma che al momento non sembra vi si possa ancora porre mano nonostante le molte analisi e proposte degli addetti ai lavori. Eppure il tema per la Chiesa si può dire che sia una questione di vita o di morte, non a caso il Concilio Vaticano II  ha definito la liturgia come “fonte e culmine” della vita cristiana (Sacrosanctum Concilium, 9-10).  Ciò vuol dire che la Chiesa “non ha nulla di più alto da offrire ai fedeli” e chi vi partecipa deve comprendere cosa significa oggi il mistero Gesù Cristo, che essa celebra (cfr. Paolo Cugini, L’eucarestia domani. Inculturazione e inclusività della liturgia, Effatà, 2023). Giunge ora in libreria il saggio La messa è sbiadita....

Due recensioni di Marco Politi e Enzo Bianchi a questo link:

https://www.viandanti.org/website/la-messa-sbiadita/

I “Sud del mondo” relegati nell’oblio. L’Occidente impegnato su altri fronti

Le grandi potenze politiche, militari ed economiche sono troppo prese nelle loro dispute per accorgersi che oltre la metà del pianeta soffre di fame, malattie, ed è segnato da conflitti e migrazioni forzate. Eppure la parte più giovane della popolazione mondiale, e gran parte delle risorse naturali, sono collocate fra Africa, Asia e America Latina. Intanto cresce il neocolonialismo e diminuisce la cooperazione allo sviluppo. Tre testimonianze da Zambia, Camerun e Madagascar


Ristagno economico, autoritarismo, cambiamenti climatici, lotta alla povertà e azioni per il cambiamento. Sono una serie di tematiche dominanti nel “Sud globale”: una contro-narrazione rispetto al focus mediatico occidentale che, ad esempio, arriva dall’Africa e in particolare da Zambia, Camerun e Madagascar. In questi Paesi si affronta un inizio d’anno faticoso, all’insegna della resistenza alle leadership autoritarie (e molto anziane) e alle ingerenze economiche straniere. Diverse le difficoltà legate all’economia stagnante e al neocolonialismo....

Il servizio di Gianni Borsa e Ilaria de Bonis è a questo link:


Le nozze nell’era del singolo

Una decina di anni fa il Censis predisse in uno studio dal titolo «Non mi sposo più» che «nel 2031 non sarà celebrato un solo matrimonio nelle nostre chiese». Ormai alla fatidica data non manca poi molto e la previsione sembra davvero avverarsi.

Lo dicono gli ultimi dati prodotti dall’Istat. Prendiamo il Veneto, regione che fu notoriamente cattolicissima e bianchissima: negli ultimi vent’anni il cambiamento nell’approccio al matrimonio è stato rivoluzionario. Le nozze sono calate del 27 per cento, i matrimoni religiosi sono crollati del 64 per cento, cioè di due terzi. E se vent’anni fa i matrimoni in chiesa erano ancora la maggioranza dei matrimoni (il 62 per cento), oggi sono una esigua minoranza (il 29 per cento, per amor di statistica). Certo, il dato più rilevante è l’ininterrotto abbandono del matrimonio come rito (civile o religioso) che vorrebbe sancire pubblicamente la nascita di un amore, di una genitorialità, di una famiglia. Nell’ultimo anno si sono celebrati, in Italia, circa 173 mila matrimoni, mentre nel 1944 – e sappiamo dalla storia che anno tragico e buio fu per il nostro paese – se ne celebrarono 215 mila. Dietro l’inarrestabile impallidimento del matrimonio ci stanno due grandi motivi. Il primo, e più ovvio, è demografico: con la denatalità ci sono sempre meno giovani e quindi sempre meno «convolanti», come si sarebbe detto in passato. Il secondo invece è profondamente culturale. Se per stare insieme è oggi pienamente sufficiente la cifra dell’amore privatisticamente inteso, allora il matrimonio è silenziosamente sostituito da convivenze e da coppie a distanza, coppie in cui i partner vivono separatamente. In realtà, dicono i numeri dell’Istat, non calano solo i matrimoni in generale, ma anche le seconde nozze, le unioni civili dello stesso sesso, i primi matrimoni, i matrimoni misti, perfino i divorzi e le separazioni (che ovviamente riflettono la denuzialità precedente). Insomma sembra contrarsi un po’ tutto ciò che ruota attorno al concetto formale di coppia. Siamo ormai in una società post-matrimoniale, libertaria più che libertina. Una società che è il frutto logico di quella che la filosofa Rigotti chiama «l’era del singolo»: un’era in cui essere individui non basta più, perché ognuno si sente singolo e dunque originale e speciale, alla ricerca di una felicità su misura, personalizzata e non personale. Allora ogni singolo vorrebbe realizzare (un po’ dannunzianamente) la propria vita come un’opera d’arte unica ed irrepetibile. Difficile però, con questa impostazione antropologica, ingegnarsi per la vita di coppia, specie di una coppia che si vorrebbe duratura. Perché la relazione, il noi di coppia, implica che si debba uscire da sé stessi per incontrare un altro. Cosa questa evidentemente difficile nell’era del singolo.

(Vittorio Filippi, Corsera)

Chi sono i “pessimi maestri”, testimonial referendari.

 E se il referendum ci regalasse, come nel 1974 e nel 1981, il ritratto di un Paese più libero di quello che una parte della sua élite si ostina a ritenere e a cui farebbe comodo che fosse così?


Per alcuni la battaglia referendaria non è fatta di milioni di persone che si informano e decidono, ma dall’uso di testimonial ossia di figure tanto lontane dal tema della organizzazione della giustizia quanto popolari e ritenute in grado di influenzare il voto: pessimi maestri. In genere nati tra il 1950 e il 1960. L’eterogenesi dei fini: prima in piazza per il cambiamento, ora fiancheggiatori della conservazione...

L’opinione di Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore dell’Università della Tuscia è a questo link:

https://formiche.net/2026/01/chi-sono-i-pessimi-maestri-testimonial-referendari-il-ritratto-liberale-di-sterpa/#content

Il Cammino sinodale tedesco nella fase finale tra bilanci e prospettive

A Stoccarda i lavori della sesta e ultima sessione dell’Assemblea sinodale, nell’ambito dell’itinerario avviato nel 2019 per le riforme nella Chiesa tedesca. In questi due giorni focus sulla implementazione delle risoluzioni già adottate, sui rapporti con la Curia romana, sul discusso tema di un “Comitato sinodale” e sulla piaga degli abusi


Conclusioni discordanti sul tema degli abusi, tra prevenzione e accoglienza delle vittime. Riflessioni sul rafforzamento del dialogo tra vescovi e laici e su come attuare nelle diverse Diocesi risoluzioni già esistenti sul ruolo delle donne o la gestione della diversità. Una valutazione abbastanza positiva dei rapporti con la Curia romana, con, da una parte, il presidente uscente della Conferenza Episcopale tedesca (DBK-Deutsche Bischofskonferenz), Georg Bätzing, che parla di dialoghi “rispettosi, fiduciosi e orientati agli obiettivi”, maturati nei cinque incontri in Vaticano di questi anni, e, dall’altra, i rappresentanti laici che parlano invece di barriere comunicative....

L'articolo di Salvatore Cernuzio è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-01/synodaler-weg-assemblea-stoccarda-chiesa-germania-abusi.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Non un visitatore in più. Come ripensare la fruizione della cultura

Oggi che la cultura e la fruizione culturale si sono affermati come un consumo condiviso, è necessario abbandonare la mera logica dell’attrattore e iniziare a sviluppare una riflessione di tipo territoriale.


Una riflessione più ampia, che si interroga anche sull’effettiva equità del sistema culturale nazionale e sulla possibilità di generare un valore culturale, sociale ed economico che coinvolga il territorio nel suo complesso. Il direttore del Museo del Prado di Madrid ha recentemente dichiarato di non voler incrementare il numero dei visitatori del museo. Lo ha fatto usando messaggi chiarissimi: visitare un museo non può essere un’esperienza simile a prendere una metro nelle ore di punta; il successo di un museo può condurlo al collasso. La conclusione è netta, e il direttore la sottolinea nella sua enunciazione più radicale ...

L'articolo di Stefano Monti è a questo link:

https://formiche.net/2026/01/non-un-visitatore-in-piu-come-ripensare-la-fruizione-della-cultura-secondo-monti/#content


Festa della Presentazione al Tempio di Gesù - Lc 2,22-40

L’obbedienza alla Parola è ciò che conta e le due figure che la Liturgia oggi ci presenta hanno proprio questo tratto in comune; è questo che li conduce al Bambino e ne intreccia le esistenze. L’invito che ci viene fatto è di fare come Maria e Giuseppe, Simeone e Anna

 


Oggi, 2 febbraio, si celebra la festa della “Presentazione di Gesù al Tempio”, “Ipapante” in Oriente che significa “Incontro del Signore” con Simeone che lo riconosce come “luce per le nazioni” e il Messia promesso. Nella liturgia orientale ma nella tradizione anche in quella occidentale, è accompagnata dalla benedizione delle candele che simboleggiano il Cristo venuto per illuminare le genti.

Questa festa permette di soffermarsi ancora una volta sul dono dell’Incarnazione che si può vedere in filigrana come una logica sottostante. Se facciamo memoria, tutto fin qui si realizza come dono: “ci è stato donato un figlio” (Is 9,6). Questo è ciò che hanno vissuto per primi Maria e Giuseppe, ma dopo di loro, i pastori, i Maghi, l’intero popolo ed è questo che per grazia è vissuto da ogni credente. 

Ogni nascita lo sanno bene per esperienza ogni genitore, è grazia, dono stupefacente: un figlio non è un “prodotto”, è un dono affidato che poi prenderà il volo a sua volta generante. Ne sono ben coscienti Maria e Giuseppe che “compiuti i giorni della loro purificazione rituale, portano il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore”. La purificazione nella tradizione è solo della madre a causa del parto perciò questa sottolineatura di Luca che coinvolge anche il padre, desidera dirci l’unità degli sposi che diventano nel Signore un’unica carne (Mc 10,6-8).

Il loro “portare” il bambino, è un movimento che ha un fine preciso, riassunto dalle parole di Luca con due verbi fondamentali, pregni di vita: “presentare” e “offrire”. Due verbi che stanno all’interno della stessa logica del dono. Quel “portare” ha inoltre un destinatario preciso: il Signore, un luogo preciso: il Tempio in Gerusalemme e un mezzo preciso: la legge del Signore. Tutti e tre – destinatario, luogo e mezzo – sono espressioni che manifestano i continui doni del Signore in una relazione tra Dio e l’essere umano nella modalità dell’Alleanza.   

L’obbedienza di Maria e Giuseppe non ha nulla di legalistico, di formale, di ritualistico: il dono della Vita ricevuto attraverso quella nascita, ora presentato e offerto, tratteggia una nuova tappa dell’Alleanza di Dio con l’umanità. Incarna e attualizza la medesima logica del dono di cui la legge del Signore è espressione. Quando questa Legge è vissuta nel tempio delle nostre esistenze, fa crescere e ben maturare il dono di vite come quelle di Simeone e Anna. Luca ce le offre come figure ispiranti anche il nostro personale dono al Signore: Simeone, una “vita sempre a casa” presso la dimora di Dio; Anna, mai lontana dalla presenza del Signore; due “vite a braccia aperte”, sempre attente e pronte ad accogliere i doni di Dio. 

Insieme rappresentano il “resto” fedele del popolo d’Israele che aspetta attivamente nella fede la “redenzione di Gerusalemme”, cioè il compimento della salvezza promessa dal Signore per Israele e tutti i popoli. Anna conferma la profezia di Simeone con la sua presenza inaspettata e si pone come profetessa evangelizzatrice: “Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme”. Simeone preannuncia la contraddizione che si rivelerà al cuore stesso della vocazione del Messia e che “trafiggerà come una spada” l’anima di tutti i discepoli rappresentati dalla figura di Maria. Paolo scrive: “la parola di Dio è come una spada che arriva fino alle giunture e alle midolla e al punto di divisione dell’anima e dello Spirito” (Eb.4,12-16).

Simeone (che significa “il Signore è ascoltato”), da profeta radicato nelle Scritture, intuisce la crisi, il giudizio doloroso che si preannuncia. Anna, senza rinnegare la sua profezia di consolazione sembra proiettarsi già nella gioia della risurrezione, raggiungendo in anticipo, profeticamente, la lode e lo stupore delle prime testimoni davanti alla tomba vuota.

L’obbedienza alla Parola è ciò che conta e le due figure che la Liturgia oggi ci presenta hanno proprio questo tratto in comune; è questo che li conduce al Bambino e ne intreccia le esistenze. L’invito che ci viene fatto è di fare come Maria e Giuseppe, Simeone e Anna: sia questa obbedienza guida delle nostre vite che ci rende una fraternità.

(BiGio)


Clero anglicano verso la Chiesa cattolica: i numeri e le storie

In trent’anni 700 conversioni al cattolicesimo. Indagine realizzata dal “Centro Benedetto XVI per la religione, l’etica e la società” presso la St Mary’s Twickenham University a Londra. Ricostruiti per la prima volta numeri, percorsi e motivazioni, intrecciando dati statistici e testimonianze personali


Dal 1992 a oggi, circa 700 tra sacerdoti e religiosi anglicani hanno compiuto il passo verso la piena comunione con la Chiesa cattolica in Gran Bretagna. Un fenomeno poco visibile, raramente raccontato, ma che ha avuto un impatto profondo sulla vita ecclesiale del Paese. Due eventi hanno prodotto vere e proprie ondate di conversioni: la decisione della Chiesa d’Inghilterra, presa nel 1992 ed entrata in vigore nel 1994, di introdurre l’ordinazione sacerdotale delle donne...

L'articolo si Sarah Numico è a questo link: