XIV Domenica PA - Mt 11,25-30

Cosa fare davanti alle delusioni? Anche Gesù ne ha avute. La nostra tentazione è quella di lasciare il giogo, ma Lui che cosa invita a fare? ad aver fiducia e ...

Dopo aver presentato le esigenze del discepolato e dell’invio ad immergere nella vita del Padre l’umanità intera, Gesù ha avvisato che le difficoltà non saranno poche e che è necessario non temere. L’importante è avere il suo sguardo sulla realtà cogliendone le difficoltà, chinandosi su di queste, sostenendo chi vi si trova coinvolto fornendo gli strumenti per superarle, con quella responsabilità che, liberati dalla paura, porta alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza. È però chiesto il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà.

Non c’è però nessuna certezza di successo della missione affidataci e si è stati avvertiti delle difficoltà che si sarebbero potute incontrare, degli ostacoli davanti ai quali ci si sarebbe trovati, fino alla possibilità di essere emarginati, esclusi.  Su questo l’invito a “non temere” è stato chiaro ed importante. Anche Gesù si è trovato davanti ad uno scarso interesse della sua predicazione e incomprensione delle opere compiute. Tanto è vero che ha appena avuto la richiesta da parte degli inviati dal Battista di sapere se è lui o meno il Messia che stanno attendendo o se devono rivolgere la loro attenzione a qualcun altro. Lui stesso se ne rende conto e ha rimproverato Corazin, Betsaida e Cafarnao che non hanno saputo accogliere il suo messaggio.

In questa situazione si sono trovate tante volte anche la Chiesa e le nostre Comunità quando gli sforzi compiuti sono sembrati inutili e la tentazione di lasciar perdere, di abbandonare tutto è stata grande. Ma Gesù non si lascia scoraggiare, non alza le mani: mette tutto davanti al Padre confermando il suo “sì” al progetto che ha messo nelle sue mani. Nella preghiera, nell’ascolto del Padre al quale si è completamente affidato, mette la sua situazione di difficoltà che non diventa occasione di scoraggiamento ma, al contrario, conferma della determinazione di continuarla, chiedendo indicazioni, aiuto, sostegno per poter proseguire. 

Anche noi da soli non ce la facciamo e spesso ce ne rendiamo conto: l’atteggiamento di Gesù ci viene incontro per capire come fare: come lui mettere tutto davanti al Padre e assumere il suo punto di vista che parte sempre dall’accoglienza di quanto, pur forse poco, si è realizzato. Questo significa il ringraziamento di Gesù per l’accoglienza avuta dai più “piccoli” e, attenzione, non è una condanna per coloro che non l’hanno ancora compresa e accettata.

Il “sì” al Padre passa anche attraverso la scoperta di come lui agisce nella storia scegliendo sempre prima il minore, i deboli, i piccoli, i dimenticati. Quelli che non avendo nulla da perdere, nulla da difendere sono aperti a tutto. In fin dei conti anche la Scrittura lo afferma: la durezza del cuore è la caratteristica di tutti coloro che hanno delle certezze spesso usate come baluardi, come delle alte mura fortificate entro le quali difendere la propria realtà, i propri interessi, le proprie idee come assoluti. Si rinuncia così alla relazione, al dialogo, al confronto che sono la base, le fondamenta della fede ebraico-cristiana: Dio si è rivelato a noi ponendoci di fronte a lui, capaci di guardarlo faccia a faccia negli occhi e la storia della salvezza è quella di questo dialogo, sempre più intenso alla ricerca della propria verità nel profondo del nostro essere.

Gesù poi disegna nuovamente il percorso del discepolato. C’è innanzitutto da rispondere a una chiamata: “Venite a me voi tutti”; non si va al Signore per volontà propria, non vi si giunge per le “nostre” strade, sentieri, percorsi intellettuali come alcuni tentativi oggi molto di moda vogliono far credere. Andare a lui significa accogliere il suo progetto di vita e farlo proprio, imparando da lui, rinunciando alla nostra autorealizzazione secondo i criteri del mondo: è questo accogliere il suo giogo che è fatto di due archi, uno è sulle sue spalle e ci propone di caricare l’altro sulle nostre. Dividendo il peso, questo diventa più “leggero” ed è quel “Io sarò con voi” nella promessa del Paraclito.

Questo conduce a condividere nella pienezza di vita nel Signore che ci conforta, ci fa respirare e trovare ristoro nella nostra vita a volte faticosa, stressata nelle mille cose da fare come con quel bicchiere di acqua fresca di domenica scorsa (Mt 10,42). Ci aiuta a vincere l’aggressività che a volte spinge alla violenza e alla guerra, a far nostro un faticoso metodo che non impone ma invita al dialogo all’interno di una relaazione autentica, che sfugge alle tentazioni della manipolazione. È paziente e si pone con fiducia all’altro per affiancarlo, mettere assieme i nostri cammini nelle loro diversità che sono ricchezze. A questo ci richiama costantemente anche Papa Leone.

(BiGio)

 

Migranti, così il mosaico religioso cambia il nostro Paese

 "Rapporto sulle migrazioni", Fondazione Ismu. Al 1° luglio 2025 il 52% degli stranieri residenti in Italia era di religione cristiana (ortodossi, cattolici, evangelici e altri). La componente musulmana concentra il 31% degli stranieri, basse le comunità buddiste, induiste e di altre fedi, e un 9,4% che si dichiara ateo o agnostico.

Il cambiamento è lento ma costante, e dà l’idea di un fenomeno in continua evoluzione. La combinazione tra i nuovi flussi migratori e l’integrazione delle presenze “storiche” produce effetti anche sotto il profilo religioso. Si sofferma anche su questi aspetti la nuova edizione del “Rapporto sulle migrazioni” redatto dalla Fondazione Ismu e presentato ieri a Milano, partendo da una premessa che fa da bussola: «La composizione religiosa della popolazione con background migratorio non è più il risultato di un’immigrazione recente ed emergenziale, bensì l’esito di processi di lungo periodo, legati all’acquisizione della cittadinanza, all’integrazione ...

L'articolo di Luca Bonzanni è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260626bonzanni.pdf


Il rito e la messinscena. Una riflessione diversa che davvero merita attenzione

Subito dopo l’imposizione delle mani sul capo dei quattro ordinandi, ho ricevuto un messaggio da un amico sul mio telefono: “Tutto è compiuto”. Da parte mia ho risposto così: “Tutto è rivelato. A questi fratelli interessa la Fede, non il Vangelo”.


Di fatto invocando ed evocando continuamente la fede integrale e l’integrità della fede, a tutti i costi e contro tutti, persino a dispetto di Pietro, il Vangelo sembrava così assente. Se questi fratelli diventassero una “chiesa” come altre, con il tempo e i tanti mezzi a disposizione come è risultato dall’aspetto performante dato all’evento odierno, proporrei di chiamarla: “chiesa Fideista”....

La riflessione di Michael Davide Semeraro è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/il-rito-e-la-messinscena-su-econe-ieri-di-michaeldavide-semeraro/

Quale pace? Una lettera al patriarca Pizzaballa

Donatella di Cesare Scrive al card. Pizzaballa: "Ho seguito il suo dialogo con Lucio Caracciolo quando le è stato conferito il Premio Limes per la pace e ho letto le sue dichiarazioni successive. Questo riconoscimento ha messo in luce il suo magistero e la sua testimonianza: oggi lei è una delle figure di riferimento nella questione israelo- palestinese"

Proprio perciò vorrei rivolgerle alcune domande sul significato della “pace” quale emerge dalle sue parole. Lei ha detto fra l’altro: “Non trasformiamo la pace in uno slogan”. È una frase che condivido pienamente. Aggiungerei: non riduciamola solo a compassione. Le città distrutte, la fame, le vite spezzate a Gaza chiedono capacità di partecipare alla sofferenza altrui. Ma la compassione non basta...

La lettera con le domande è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202607/260703dicesare.pdf


Qui invece il dialogo tra Pizzaballa e Caracciolo è invece a questo link: 

https://spigolando-in-breve.blogspot.com/

Le periferie non chiudono per l’estate. E nemmeno le disuguaglianze

"Abitare i Margini" è una ricerca partecipativa che ha raccolto le voci e le esperienze di oltre 230 bambini e bambine, ragazze e ragazzi coinvolti nei programmi di WeWorld in Italia.


La ricerca evidenzia un nodo cruciale: per molti ragazzi e ragazze la scuola non riesce a ridurre le disuguaglianze che derivano dal contesto sociale, economico e territoriale di provenienza. Povertà educativa, carenza di servizi e isolamento sociale continuano a incidere sulla vita quotidiana di bambini, bambine e adolescenti. Quando la scuola chiude, inoltre, viene meno uno degli ultimi presìdi di relazione, ascolto e opportunità presenti sul territorio....

L'articolo della redazione di Vita è a questo link:

https://www.vita.it/le-periferie-non-chiudono-per-lestate-e-nemmeno-le-disuguaglianze/

Così la vera preghiera

Baciare le statue dei santi, accendere candele, indossare medaglie, fare altarini casalinghi non è pregare come ci ha insegnato il Vangelo


Oggi più che mai occorre che i cristiani siano vigilanti perché forte è tornata la tentazione di rifugiarsi e bere a cisterne sempre screpolate e torbide piuttosto che risalire con fatica alle sorgenti dove stilla l’acqua pura. Mi riferisco a questo ritorno alle ...

L'articolo di Enzo Bianchi è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260623bianchi.pdf

In missione per conto di Dio?

Nel tempo dei «bulli planetari» il diritto internazionale appare sempre più fragile e subordinato alla legge del più forte. In questo vuoto di autorevolezza sovranazionale, papa Leone XIV emerge paradossalmente come una delle poche figure capaci di esercitare un soft power in alternativa al rogo.


Tra chi si occupa di geopolitica, relazioni internazionali e affini, non pochi sostengono che, in fondo, con Trump è cambiato poco o nulla. Gli argomenti addotti, trasversali rispetto agli schieramenti, hanno una loro robustezza: il diritto internazionale veniva scritto dalle potenze vincitrici o comunque dai più forti; a volte, anzi, non preesisteva nemmeno ai fatti che avrebbe dovuto normare, bensì veniva creato a posteriori per legittimare decisioni già prese. E l’ONU? ...

La riflessione di Fulvio Ferrario è a questo link:


USA-Iran: ultime apocalissi?

C’è una scritta sul dollaro statunitense: “In Dio noi confidiamo” (In God We Trust). Avrebbe potuto trovarsi senza alcuna problematicità anche sulla valuta iraniana dell’era khomeinista. È necessaria però un’appendice: per molti in America il motto “In Dio noi confidiamo” è una semplice dichiarazione di fede, per altri è la sintesi di una fusione tra religione e Stato, tra valori religiosi e politica internazionale, tra teologia ed economia.


L’America che ha scelto la quarta Guerra del Golfo, la precedente è stata quella dei bombardamenti dell’Iran nel 2025, ha fallito i suoi obiettivi; non è tutta l’America che conosciamo, è quella che con Lyman Stewart crede nei “Fondamentali”, il suo famosissimo testo di nascita del fondamentalismo evangelicale con il quale un pezzo importante di integralismo cattolico si è alleato, contribuendo all’affermarsi dell’amministrazione Trump. Questa a sua volta si è alleata con il sionismo religioso, quello che vede Israele non come uno Stato in dati confini, ma come lo Stato ...

L'analisi di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/usa-iran-ultime-apocalissi/

Olmert: “In Cisgiordania terrorismo ebraico e Israele sta con i terroristi, vanno fermati”

«Lo Stato di Israele conduce una campagna organizzata, sistematica e finanziata dallo Stato di pulizia etnica e crimini contro l’umanità. Non a Gaza, non nel Libano meridionale, non in Siria, ma in aree della Cisgiordania che sono sotto l’esclusivo controllo dello Stato e del suo apparato di sicurezza»


 Ehud Olmert è un politico moderato. Tra i leader storici del Likud, Olmert è agli antipodi di colui che negli anni ha trasformato il partito che fu di Begin, Shamir, Sharon, Rivlin, nel proprio feudo dove non esistono spazi se non per i fedelissimi cortigiani di “King Bibi”: Benjamin Netanyahu. Ehud Olmert è stato Primo ministro in tempi di guerra. Nella seconda guerra in Libano.Ha preso decisioni gravi, ma non si è mai spinto fino al punto di perseguire e proseguire una guerra per proprio tornaconto personale. Olmert, 12° Primo ministro d’Israele, ha il coraggio della denuncia. E lo fa su Haaretz scrivendo ....

Il reportage di Umberto De Giovannangeli è a questo link:

https://www.unita.it/2026/06/28/olmert-cisgiordania-terrorismo-ebraico-israele-terroristi/?shem=rimspwouohe,

Il mistero buffo del giullare di dio, ammiratore di Gesù

Il centenario della nascita di questo artista dello sberleffo e il decennio della sua morte hanno già sollecitato tanti articoli commemorativi di taglio letterario o socio-culturale. Mi permetto ora di far salire sulla ribalta Dario Fo, rimandando al suo dialogo con Giuseppina Manin emblematicamente intitolato Dario e Dio (Guanda, 2016).


Avendone avuto esperienza anche diretta, mi viene spontaneo a questo proposito evocare i dialoghi di Fo con padre Turoldo, in assonanza tra loro nella critica, ma in dissonanza per la scelta di fede del frate e poeta. Fo era affascinato dal gioco pirotecnico della fantasmagoria che in questi scritti si impegnava senza esitazione a colmare i “vuoti” dei Vangeli, soprattutto negli anni nazaretani di Cristo dall’infanzia alla maturità. Non per nulla nel Mistero buffo una sezione è riservata al ...

L'articolo di Gianfranco Ravasi è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621ravasi2.pdf