XV Domenica PA - Mt 13,1-23

Un seminatore distratto o incompetente?

Quattro terreni che sono in ciascuna persona contemporaneamente



Dopo aver presentato le esigenze del discepolato e dell’invio in missione per immergere nella vita del Padre l’umanità intera, Gesù ha avvisato che le difficoltà non saranno poche e che è necessario non temere. 

Anche lui, come noi, ha avuto difficoltà e si è trovato davanti a incomprensioni e scarsa accoglienza della sua predicazione. Che fare? La tentazione di tirare i remi in barca può essere forte. Gesù però non si lascia scoraggiare, non alza le mani ma mette tutto davanti al Padre confermando il suo “sì” al progetto che gli ha affidato. Nella preghiera, nell’ascolto del Padre al quale si è completamente affidato, mette la sua situazione di difficoltà che non diventa occasione di scoraggiamento ma, al contrario, di conferma della determinazione di continuare nella missione affidatagli, chiedendo indicazioni, aiuto, sostegno per poter proseguire, ringraziando per l’accoglienza di quanto, pur forse poco, è stato realizzato e accolto.

L’Evangelo di domenica scorsa si è concluso con un suo accorato invito: Venite a me voi tutti e accogliete il mio progetto di vita, fatelo vostro, troverete conforto, per vincere l’aggressività; fate vostro il faticoso metodo del dialogo che non impone ma invita, è paziente e pone fiducia all’altro per camminare assieme nella diversità delle nostre ricchezze.

Oggi Gesù cambia metodo e, di fronte a una grande folla che lo costringe a salire su di una barca per poter parlare a tutti, una un linguaggio apparentemente meno diretto: quello delle parabole. Di fatto però prosegue il tema messo in campo la scorsa domenica: di fronte alle difficoltà della missione come procedere? Continuare con fiducia è la sintesi della parabola dei quattro terreni nei quali cade il seme dell’annuncio del Regno. Il racconto non è tanto, come spesso è stato detto, un invito ad esaminare introspettivamente se stessi per capire a quale terreno si appartiene, quanto un invito a continuare a seminare ad ampie bracciate senza stancarci, annunciando l’Evangelo: forse su alcuni terreni potrà non attecchire, ma quello che produrrà sarà comunque abbondante e produrrà non solo frutto ma anche sementi per una nuova semina.

La forza che Gesù desidera installare parte dal riconoscimento di quella che ha la parola del Padre fin dall’inizio della creazione quando disse “Sia la luce e la luce fu” e che poi garantisce come “la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata“ (Is 55,10-11). Quindi è necessario aver fiducia in Lui, coscienti che i suoi pensieri e i suoi sentieri non sono i nostri (Is 55,8). Lui agisce al di là delle nostre intenzioni, anche delle migliori, è Lui che determina i tempi, non le nostre programmazioni: come dice un antico proverbio portoghese “Dio scrive diritto sulle nostre righe storte”.

Ecco allora che il seminatore della parabola non è un incompetente, un distratto, uno che semina tanto per farlo, il campo non è suo e nemmeno la semente. Così i discepoli devono essere coscienti che il loro annuncio potrà incontrare, anzi certamente incontrerà, cuori induriti come il battuto arido di una strada calpestata, trafficata da carri trainati da animali. Così come sono le persone legate esclusivamente al modo di ragionare del mondo.

Poi si incontrerà sicuramente chi è incostante che si entusiasma facilmente ma che poi non ripensa, non fa tesoro di quanto ascoltato, non approfondisce, rimane in superficie e alla fine la Parola, il seme secca.

Si annuncerà a persone inquiete che rincorrono ogni situazione, che cercano di vivere sempre sulla cresta dell’onda, che si affanno per tutto cercando d’essere sempre presenti, che inseguono una visibilità e una sicurezza economica. Situazioni che alla fine soffocano il seme mite della Parola.

Certo, l’annuncio troverà anche chi sarà pronto ad accoglierlo e produrrà subito frutti abbondanti.

Ma attenzione: questi quattro atteggiamenti sono presenti simultaneamente in ciascuno di noi, in ciascuna persona. Il terreno ideale perfettamente e immediatamente fecondo non esiste se non assieme anche a quello spinoso, a quello sassoso, a quello calpestato da mille passi.

L’invito è quello di lasciare al Padre di aprire ogni cuore al suo tempo, la sua pazienza è quella di uno che è sempre alla nostra porta e continuerà instancabile a bussare (Ap 3,20) certo che prima o poi gli sarà aperto (Lc 11,5-13).

(BiGio)

 

 

Disabilità, il raddoppio delle sentenze racconta i diritti ancora negati

Sempre più cittadini con disabilità si rivolgono ai giudici, sia italiani che comunitari, per denunciare la violazione dei diritti da parte della pubblica amministrazione ma anche dei privati. 


Secondo l’ultimo rapporto elaborato dall’Osservatorio giuridico permanente Human Hall, sono 2019 le decisioni emesse nel 2025 contro le 802 nel 2023 e le 1.109 nel 2024. Riguardano soprattutto lo studio e il lavoro (la percentuale, in questo caso, è più che raddoppiata), ma anche l’abbattimento delle barriere architettoniche nei condomini...

L'articolo di Francesco Dente è a questo link:

https://www.vita.it/disabilita-il-raddoppio-delle-sentenze-racconta-i-diritti-ancora-negati/



«Non voglio stare con papà»: Sarah, Alisya e l’ascolto del minore tra diritto e strumentalizzazione

Sempre più spesso nel dibattito pubblico si parla di ascolto della persona di minore età, ma talvolta ciò rischia di trasformarsi in uno strumento nelle mani di adulti in conflitto. 


L'altro rischio è quello di confondere il diritto ad essere ascoltato con il diritto a decidere: il peso della decisione è sempre invece una responsabilità degli adulti. Come evitare che un principio bellissimo venga strumentalizzato? In dialogo con Francesca Maci, docente in servizio sociale Università di Parma e giudice onorario del Tribunale per i Minorenni di Milano ...

L'articolo di Sara De Carli è a questo link:

https://www.vita.it/non-voglio-stare-con-papa-sarah-alisya-e-lascolto-del-minore-tra-diritto-e-strumentalizzazione/

Israele riconosce il genocidio armeno. È un messaggio a Erdogan

«Non è soltanto una decisione di coscienza. È una mossa strategica calcolata, che ridefinisce le regole del gioco nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan», scrivono Itamar Eichner e Gilad Cohen su Ynet, commentando la decisione unanime con cui il governo israeliano ha riconosciuto il genocidio armeno. 


Dalle colonne dei quotidiani israeliani emerge un quadro a più voci, in cui la correzione di una lacuna storica si intreccia con un preciso calcolo diplomatico, la rottura con Ankara e la delicata gestione degli equilibri dell’area mediorientale....

La notizia e il commento sono a questo link:

https://moked.it/2026/06/29/il-riconoscimento-del-genocidio-armeno-e-il-messaggio-a-erdogan/

Il vescovo del Tigrai: «L'assedio dopo il genocidio. I cattolici ora sono a rischio»

Tesfaselassie Medhin è eparca di Adrigat, nel nord dell’Etiopia. Quattro anni dopo la fine della guerra civile, la tensione è di nuovo alta. «Niente di quello che fu promesso con gli accordi di pace di Pretoria è stato realizzato»


Abbiamo incontrato il coraggioso eparca cattolico del Tigrai, Tesfaselassie Medhin, voce dei senza voce durante la sanguinosissima guerra civile del biennio 2020-2022. Oggi è l’unico vescovo cattolico del Tigrai una regione vasta quanto il Nordovest italiano e resta voce di chi non ha voce....

L'intervista a cura di Paolo Lambruschi è a questo link:

https://www.avvenire.it/mondo/il-vescovo-del-tigrai-lassedio-dopo-il-genocidio-i-cattolici-ora-sono-a-rischio_110574

Architettura e liturgia. Piccola ricerca sulle cause di adeguamenti inadeguati

Capita spesso (purtroppo) di trovarsi in chiese in cui non ci si trova a proprio agio sia riguardo alla celebrazione liturgica, sia nella preghiera personale. Si tratta di chiese ‘non adeguate’, non soltanto dal punto di vista estetico-formale (pur importante), ma anche – e più profondamente – da un punto di vista rituale e religioso, e quindi anche architettonico-liturgico.


Ma può capitare, al contrario, di trovarsi in chiese che sono luoghi bellissimi, ma che non sanno di liturgia. Occorre domandarsi quali siano le ragioni di questo fenomeno Al fondo credo possa esserci, sia da parte dei committenti sia da parte degli architetti, una triplice forma di “disperazione” riguardo alla liturgia che, mutuando da La malattia mortale di Kierkegaard, potremmo descrivere così: ...

L'articolo di Maria Antonietta Crippa è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/architettura-e-liturgia-piccola-ricerca-sulle-cause-di-adeguamenti-inadeguati/

Inghilterra: ragazze-madri, le scuse anglicane

Rivolgendosi alle ragazze-madri passate nelle istituzioni ecclesiastiche della Chiesa anglicana nel Regno Unito, Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury ha detto: «Ci rammarichiamo profondamente per la sofferenza, il trauma e lo stigma che molte persone hanno subìto e continuano a subire a causa delle pratiche di adozioni storiche (forzate) nelle istituzioni della Chiesa d’Inghilterra […]


Sappiamo che molte donne e ragazze sono state costrette a svolgere lavori umili e manuali come forma di “correzione”. Riconosciamo, inoltre, come i pregiudizi, anche quelli basati su razza e disabilità, abbiano plasmato e definito esperienze e risultati […] Oggi diciamo a ciascuna di voi: la vergogna che vi è stata fatta provare era sbagliata. Non avete nulla di cui vergognarvi. Anzi, siamo noi profondamente svergognati che questo sia accaduto a persone affidate alle comunità cristiane». ...

L'articolo di Lorenzo Prezzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/inghilterra-ragazze-madri-le-scuse-anglicane/

Sergio Quinzio: Tra fede e disperazione

«La fede è un’illusione? Nulla può garantire che non lo sia, se non il bisogno di credere che sperimentiamo in noi». Coloro che non credono «sono ciechi se non vedono ciò che oggi si spalanca di fronte ai nostri occhi: l’abisso che ci ha ormai quasi completamente inghiottiti».


Sono le parole conclusive dell’enciclica Resurrectio mortuorum (La resurrezione dei morti) pubblicata nel 1999 da papa Pietro II, personaggio immaginato da Sergio Quinzio (1927-1996), uno dei più originali e inquietanti teologi del secolo scorso. L’enciclica citata, insieme a una seconda, Mysterium iniquitatis (Il mistero del male) collocata in un 2000 al momento della scrittura (1995) ancora futuro, sono l’illustrazione del pensiero di Quinzio teso fra certezza dell’apocalisse e fede nella salvezza....

L'articolo di Ugo Basso è a questo link:

https://www.viandanti.org/website/sergio-quinzio-tra-fede-e-disperazione/

Perché in Italia la paternità non è (ancora) un diritto

Gli uomini vengono discriminati nei tempi e nei modi da leggi obsolete e da una cultura che non evolve. Questo perché l'uguaglianza uomo-donna esiste come principio costituzionale ed europeo, ma è costruita per correggere lo svantaggio femminile, non per garantire un trattamento identico tra madre e padre. E noi lo consideriamo normale


Nel Paese che ha inventato le mamme, la figura paterna resta un elemento di secondo piano. Anche se le nuove generazioni trovano sempre più normale condividere l’esperienza genitoriale, il Paese non gli va dietro: le leggi e la cultura restano al palo. Prima di andare a vedere le statistiche, è però utile fare una riflessione...


La riflessione di Riccarda Zezza è a quanto link:


https://www.vita.it/idee/perche-in-italia-la-paternita-non-e-ancora-un-diritto/

Galimberti e il fantoccio dell’“individuo” cristiano

«Non chiederci la parola che squadri da ogni lato / l’animo nostro informe». Questi celebri versi di Eugenio Montale, tratti da Ossi di seppia, ci mettono in guardia contro una delle tentazioni più antiche e pericolose dell’intelletto umano: quella di credere di poter imprigionare la complessità della vita – e dell’animo umano – in una definizione unica, netta, geometrica. La realtà, soprattutto quella spirituale e culturale, è informe, sfuggente, contraddittoria.


Eppure, guardando i video di Umberto Galimberti che impazzano sui social e sui reel dei festival filosofici, viene spontaneo chiedersi: il filosofo ha forse dimenticato questo monito? Con la consueta sicurezza che lo rende amatissimo dal pubblico, Galimberti sentenzia, in una di queste apparizioni pubbliche: «Tutti pensiamo all’individuo prima che alla comunità. Questo è un lascito cristiano». La frase è perfetta per diventare virale: è breve, è provocatoria, e sembra smascherare una presunta ipocrisia di duemila anni di storia. Peccato che ...

L'articolo di Antonio Staglianò è a questo link:

https://www.settimananews.it/cultura/galimberti-fantoccio-individuo-cristiano/