Oggi Spygames esce con un’edizione speciale dedicata alla relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata presso l’aula dei gruppi parlamentari a Roma.
Spigolando
e qui news in breve https://spigolando-in-breve.blogspot.com
Spy Games. La Relazione annuale del Sistema d’Informazione per la Sicurezza della Repubblica
La nuova legge sul femminicidio: voci a confronto sul primo caso
Pene più severe o più prevenzione? Un dialogo sulla nuova legge sul femminicidio, che rischia di essere da un lato inefficace e dall’altro afflittiva, anziché preventiva e rieducativa
A confrontato sono le avvocate Aurora Matteucci, del Foro di Livorno, e Valentina Alberta, del Foro di Milano, in merito all’introduzione del reato di femminicidio nel Codice penale....
La formazione del clero in chiave sinodale
La Chiesa sinodale ha compiuto un importante passo avanti. Il Gruppo 4 di studio, a cui il Sinodo dei Vescovi ha delegato il tema della formazione del clero, ha presentato al papa un documento finale. Questo documento servirà ad aggiornare le norme della Ratio formationis institutionis sacerdotalis del 2016 e a influenzare le norme di diverse diocesi.
Se questo documento raggiungerà il suo scopo, rappresenterà un progresso su una questione chiave per la ricezione del Vaticano II, ancora in sospeso. Infatti, se l’accettazione del Concilio per sessant’anni è dipesa in gran parte dai preti, un’innovazione decisiva nella formazione del clero equivale a centrare il bersaglio. Il documento fonda questa formazione nel Popolo di Dio. Sappiamo che questo titolo richiede ai cristiani, per annunciare il Vangelo, di comprendere che nella Chiesa il battesimo è più importante del sacramento dell’ordine, poiché quest’ultimo serve a attualizzare la natura sacerdotale di tutti i battezzati e di tutte le battezzate...
Le ipotesi di Jorge Costadoat sono a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260309costadoat.pdf
Le tragedie e i segni del Regno
Di fatto, in questi nostri ottant’anni, le guerre non sono mancate, ma almeno fino alla crisi balcanica, riguardavano situazioni lontane da noi. C’erano guerre lontane, però, come quella del Vietnam, che hanno risvegliato nella gioventù mondiale la passione e l’impegno per la politica. Oggi è diverso: la guerra è la figura chiave per leggere il mondo...
IV Domenica di Quaresima - Gv 9,1-41: Il cieco nato
Domenica scorsa ci è stato chiesto di che cosa abbiamo “sete” l’Evangelo di oggi, nel racconto del cieco nato ci pone un’altra domanda: sappiamo “vedere”?
Dopo i due monti delle prime due Domeniche di Quaresima, quello dell’agire secondo gli uomini e quello contrapposto dell’agire di Dio, Domenica scorsa è iniziato il cammino in tre tappe proposto al discepolo per svincolarsi dal primo ed aderire al secondo; un percorso che dura l’intera vita. La prima ci ha chiesto di interrogarci di che cosa abbiamo “sete”: solo degli aspetti materiali per vivere ai quali fa riferimento la prima montagna che porta ad avere molti “amori”, oppure si è alla ricerca di chi può svelarci il senso della nostra vita? In questo caso è però necessario avere la capacità di essere aperti alle novità, di lasciarsi sorprendere superando diffidenze, barriere culturali, storiche o sociali. Questa scoperta non potrà poi essere trattenuta per se stessi, ma porterà a “correre” per “annunciare agli altri” la propria scoperta e divenire così missionari. È questo il percorso proposto dall’Evangelo dell’incontro al pozzo di Sicar tra Gesù e la Samaritana.
L’Evangelo di oggi, nel racconto del cieco nato ci pone un’altra domanda: sappiamo “vedere”? Sappiamo interrogarci sui fatti che vediamo accadere attorno a noi? Sappiamo farlo correttamente senza pregiudizi? Gesù compare all’inizio ed alla fine di questo racconto, la parte centrale, la più lunga, propone il cammino da compiere rimanendo ancorati alla realtà e capaci anche di una ironia feconda.
L’inizio ci pone una prima domanda: nelle persone che incontriamo che cosa vediamo? Su cosa si sofferma il nostro sguardo? Sul loro vestire, sul loro modo di comportarsi, su eventuali difficoltà che esprimono, su eventuali manifeste malattie che magari respingono, fanno rimanere distanti …? In sostanza questo approccio è giudicante mentre Gesù “vede” solo un uomo che non gli chiede nulla, non una categoria, non un problema ma un essere umano, vede la sofferenza e vi si pone accanto gratuitamente. Non fa discorsi teorici, assume quella realtà con lo sguardo del Padre e manifesta il suo agire sempre e comunque a favore della vita, sempre capace solo di rinvigorirla, mai di ignorarla, tantomeno di spezzarla anche solo con il disprezzo. Non per nulla il gesto che compie non è una semplice guarigione fisica bensì richiama la creazione (Gn 2) e, come in quel racconto, poi si ritrae e lascia l’uomo a vivere nella storia capace, nella sua libertà, di continuare o meno la Sua opera in mezzo a tutte le difficoltà, le scelte da fare, le risposte da dare nell’agire e con l’agire quotidiano. Ci ha creati “altro da sé, simili a sé” ma il realizzarlo è dato alle nostre mani, alle quali tutto è possibile anche distruggere e quanto sta accadendo nella storia oggi ce lo mostra quotidianamente con toni sempre più cupi.
Il linguaggio del racconto è biblico nel suo contrapporre tenebre e luce: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) afferma Gesù e Domenica scorsa, riecheggiando Isaia “Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza” (12,3) e ha invitato: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me” (Gv 7,37). Questo richiama la richiesta di Gesù al cieco di andare a lavarsi gli occhi impastati di fango nella piscina di Sìloe (che significa “inviato”). Si intrecciano così i due racconti: due strade due percorsi che convergono verso la prossima Domenica.
I personaggi che entrano poi in scena nel racconto odierno (vicini, conoscenti, i genitori, farisei, giudei) interrogano il cieco nato ma non si pongono domande: chi è stato, cosa ha fatto per aprirti gli occhi, dov’è chi ti ha fatto questo senza chiedere nulla circa l’identità di Gesù che non chiamano mai per nome. Al più chiedono: ”Tu, cosa dici di lui?”.
La domanda posta a noi è se sappiamo cogliere i mutamenti che avvengono nelle persone e accoglierli anche se questi possono incidere nelle nostre convinzioni, nei nostri personali equilibri, ci lasciamo mettere in discussione o ci è piuttosto facile rimanere rigidi al sicuro dei nostri convincimenti, richiudendoci all’interno di questi invece che di recepire le novità. Oppure, come fanno quei genitori che scelgono quello che conviene loro per evitare fastidi lavandosi le mani su quanto accaduto che comunque non possono non riconoscere.
Quell’uomo (anche lui come la samaritana senza nome per dirci che ci rappresentano ed invitarci a fare il percorso che loro hanno fatto), difronte alle difficoltà che gli vengono poste rimane ancorato alla certezza di quanto gli è accaduto e che nessuno gli può togliere “Ero cieco e ora ci vedo”. Anzi, più viene contestato, più lui progredisce nella comprensione di quanto gli è accaduto e della persona che gli si è fatto vicino e l’ha guarito. All’inizio Gesù è per lui un semplice “uomo” (v. 11); poi diviene un “profeta” (v. 17); in seguito è un “uomo di Dio” (v. 32-33); alla fine è il “Signore” (v. 38) difronte al quale si inchina.
Quest’ultimo titolo è il più importante, è quello con cui i cristiani proclamavano la loro fede. Prima di venire immerso nell’acqua del photistérion (cioè “il luogo dell’illuminazione” perché così venivano chiamati all’inizio i battisteri) durante la solenne cerimonia della notte di Pasqua, ogni catecumeno dichiarava, davanti a tutta comunità: “Credo che Gesù è il Signore”. Da quel momento era accolto fra “gli illuminati” ed è questo che saremo chiamati a ripetere nella Grande Veglia nella notte di Pasqua.
(BiGio)
Il fattore religione e la deriva maga
Si discute in questi giorni su chi ha deciso di attaccare l'Iran, Trump o Netanyahu, su chi ha spinto l'altro verso il conflitto.
La fotografia, pubblicata anche sulla Stampa di venerdì, di Trump che nello Studio Ovale prega per la vittoria sull'Iran circondato dai leaders evangelici, come è noto i suoi principali sostenitori, che gli impongono le mani, è particolarmente significativa e inquietante. La foto infatti, non a caso diffusa dalla Casa Bianca, tende non solo a sottolineare il ruolo prevalente di Trump, ma anche a ...
L'articolo di Anna Fia è a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260309foa.pdf
Il mondo di ieri che non tornerà
“Del passato non sarebbe rimasto nulla. Nessuna delle nostre illusioni doveva rimanere viva”.
La Grande guerra era finita da tempo quando Stefan Zweig scrisse queste parole, rivolte ai tanti illusi della sua generazione che pensavano ancora di poter riavere indietro il mondo di ieri, quello di prima del 1914. Come se quattro anni di conflitto totale, di mobilitazioni di massa, di distruzione e morte, di rancore e voglia di rivincita, potessero essere cancellati. Oggi possiamo compatire i contemporanei di Zweig, e chiamarli ciechi; ma in fondo non lo erano più dei tanti europei del 2026 ancora disposti a credere che, quando le armi in Ucraina taceranno, presto o tardi, si potrà far finta che il mondo non sia cambiato, che la guerra non abbia mutato irreversibilmente il destino del continente.
L'opinione di Marco Mondini è a questo link:
https://www.rivistailmulino.it/a/il-mondo-di-ieri-che-non-torner
Il varco aperto
«È stata felice perché ha potuto vivere la libertà come la intendeva» avrebbe voluto trovare queste parole nell’ultimo paragrafo della sua biografia. Lo aveva detto più volte.
Se l’America combatte in nome di Dio
In compenso, The Donald è intento a cambiare il regime americano. L’ideale da avvicinare è la monarchia teocratica. Il presidente-re si vuole sciolto dalla costituzione: “Rispondo alla mia moralità e al mio spirito”. Detto fatto. Congresso sedato, Corte Suprema aggirata, Stato profondo sotto epurazione, governo nel caos fra scaltri opportunisti (Rubio), lealisti eccitati (Hegseth) e sleali silenti (Vance)....
L'analisi di Luca Caracciolo è a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260308caracciolo.pdf
Parrocchie da ripensare? Dalle reti vuote all'alba di una Chiesa che rinasce
Il nuovo libro di Sergio Di Benedetto analizza la realtà parrocchiale del XXI secolo. Attraverso il racconto della pesca miracolosa, nel Vangelo di Giovanni (21, 1-14), l'autore indaga i nodi fondamentali da sciogliere per ravvivare il fuoco della Chiesa, come ha ricordato lo stesso Papa Leone XIV: "La fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata"
La recensione di Martina Accettola è a questo link:
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Questi appunti storici sono una mia reazione alla pubblicazione della sintesi dei lavori della commissione vaticana incaricata di studiare l...
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Falliti i tentativi di ricatto economico ai lavoratori e le minacce, ora stanno cercando di aggirare il problema attivando il loro isolament...
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Anche quest’anno si è chiusa la Mostra di Venezia alla sua ottantaduesima edizione e, nel valutarla con i suoi premi, va tenuto ben presento...