XXI Domenica PA - Mt 16,13-20

Rielaborando la risposta secondo il testo greco: “Tu sei un mattone (Pietro) e su questa roccia (che è Gesù) edificherò la mia chiesa e nulla le impedirà di portare a compimento la sua opera di salvezza”. Affidando “le chiavi” a Pietro non lo incarica di fare il portinaio del paradiso, né, tanto meno, di “farla da padrone” sulle persone a lui affidate, ma gli ingiunge di “divenire il modello"



L’itinerario nel quale la Liturgia ci accompagna seguendo il progetto di Matteo nel suo Evangelo, dopo aver presentato le esigenze ed il progetto di annuncio dell’avvento del Regno di Dio già presente nel nostro oggi, comprese le difficoltà che inevitabilmente ci sono e ci saranno, piano piano ha spostato l’attenzione dal singolo discepolo alla comunità. 

Ecco allora le sollecitazioni a non rimanere passivi ma a farsi parte attiva condividendo quello che si ha, quello che si è realizzato, non importa se tanto o poco. Inoltre si deve essere coscienti che i tempi del Padre per far maturare la semina, non rispettano le nostre attese e ci sono sconosciuti. Nelle sue mani dobbiamo mettere tutto il nostro impegno e non essere impazienti sapendo che il grano cresce assieme al loglio: starà a Dio il separarli alla fine dei tempi e la differenza tra i due non sarà un giudizio morale ma un dato di fatto.

Poi ha spinto i discepoli a provare a cavarsela da soli ma la barca (la comunità in divenire) si è trovata in difficoltà nel buio tra alte onde: l’invito è stato quello di avere fiducia il Lui che non ci abbandonerà mai. 

Infine, domenica scorsa al centro c’è stato il tema verso chi andare, per chi è la salvezza: solo verso e per le pecore disperse di Israele (come all’inizio Gesù stesso aveva detto), o verso e per tutti? Questo è stato il dibattito che ha scosso le prime comunità cristiane e la risposta è avvenuta nell’episodio della donna cananea nella quale Gesù riconosce una fede grande che salva sua figlia.

L’Evangelo di oggi si configura come un punto di svolta che, prima di aprire quella che sarà una scelta risoluta di Gesù, prova a fare una sintesi cercando di capire cosa i discepoli abbiano compreso e fatto proprio del cammino del quale è stato guida attenta. Sono giunti a Cesarea di Filippo, una città imperiale romana in via di costruzione ai piedi del monte Hermon e a una delle tre sorgenti del Giordano; è il punto più a nord fuori di Israele che Gesù raggiunge con i suoi. Pone quindi due domande in sequenza: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo” e “Voi chi dite che io sia”.

Alla prima domanda la risposta è deludente. Gli vengono indicati personaggi del passato, riformatori o profeti: non hanno compreso la “novità” di Gesù. Non è uno dei tanti che si sono distinti per la loro onestà e lealtà, per l’amore ai poveri, per l’impegno in favore della giustizia, della pace, della non violenza.

Con la seconda è Gesù stesso che si fa domanda e con questa raggiunge ed interpella anche noi: “Ma per te, io chi sono?”. Se si riflette, non è facile nemmeno per noi oggi dare una risposta non scontata, che non sia la ripetizione di una formuletta. Questo interrogativo dovrebbe accompagnarci ogni giorno, essere quasi una spina sul nostro fianco: riusciamo a dire chi Gesù sia personalmente per noi? Cosa significa per la nostra vita il rapporto che abbiamo (se lo abbiamo) con lui? Siamo coscienti, per usare un termine di paragone umano, che ci troviamo di fronte a un Dio “geloso” perché nessuno è più innamorato di lui dell’uomo? di ciascuno di noi? (per esempio in Es 20,5 – Sof 3,8 – Zc 8,2 – Dt 6,6). Il suo amore senza riserve ci è stato indicato anche da Gesù chiedendo che nulla gli sia anteposto: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26).

Mentre la prima domanda era rivolta a tutti e la risposta è stata “collettiva”, la seconda è “personale”. Infatti arriva da uno solo, da quello che stava affondando appesantito dalla poca fede, che passa dall’incertezza di un “Se sei tu” ad un deciso: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ed è un passaggio che non deriva da un sapere umano ma dall’aver accolto una rivelazione del Padre e, per questo, è sotto il segno della gratuità.

La risposta di Gesù inizia con un “Beato te, Simone figlio di Giona” riconoscendolo come uno dei “piccoli” ai quali il Padre rivela le cose (Mt 11,25 di qualche domenica fa). Ma perché figlio di Giona quando non sappiamo il nome del padre? Chiamandolo con questo patronimico Gesù delinea il percorso di Simone che sarà simile a quello di Giona che, inizialmente, ha contrastato la volontà di Dio, ma poi fa quello che gli viene chiesto.

Gesù continua e, rielaborando secondo il testo greco, afferma: “Tu sei un mattone (Pietro) e su questa roccia (che è Gesù vedi 1Cor 3,11 – Ef 2,19-21 – 1Pt 2,4-6) edificherò la mia chiesa e nulla le impedirà di portare a compimento la sua opera di salvezza”. Affidandogli poi “le chiavi” non lo incarica di fare il portinaio del paradiso, né, tanto meno, di “farla da padrone” sulle persone a lui affidate, ma gli ingiunge di “divenire modello del gregge” (1 Pt 5,3). È la sua fede nella roccia che è il Cristo che garantirà la vita della Chiesa se, come affermerà Ireneo di Lione, la “presiederà nella carità”.

Chiudendo ordina ai discepoli di non dire a nessuno che è il Cristo perché sa che loro attendevano quello che avrebbe restaurato il regno di Davide, non quello di Dio: non hanno ancora compreso.

(BiGio)

Il paradosso del tradizionalismo

Nel panorama ecclesiale attuale si consuma un paradosso che rivela più di quanto sembri a prima vista.

Da un lato, gruppi di cattolici tradizionalisti — legati alla liturgia, alla morale e all’estetica pre-conciliari — vengono sanzionati, isolati, colpiti da censure ecclesiastiche. Dall’altro lato, la Chiesa post-conciliare che scomunica i tradizionalisti con gli stessi strumenti che la Chiesa tridentina riservava agli eretici. Questo squilibrio non è un dettaglio periferico, ma il sintomo di una dinamica più profonda....

L'articolo di Paolo Gamberini è a questo link:

https://www.settimananews.it/cultura/il-paradosso-del-tradizionalismo/?utm_source=newsletter-2026-07-14

Jacob Tsimerman, il matematico di OpenAI che studia come l’IA potrebbe ucciderci tutti

Ha da poco vinto la Medaglia Fields, il riconoscimento che più si avvicina a un Nobel per la matematica. Poi ha messo in pausa l’insegnamento per dedicarsi alla sicurezza dell’intelligenza artificiale in OpenAI. Chi è Jacob Tsimerman, che nel 2025 ha firmato un paper sui possibili scenari in cui l’IA potrebbe contribuire alla morte di quasi tutta l’umanità


Tsimerman segue da anni il dibattito sull’intelligenza artificiale. L’arrivo di ChatGPT, alla fine del 2022, lo ha segnato profondamente. Vedendo quanto rapidamente quei sistemi stavano imparando a usare il linguaggio e a risolvere problemi sempre più complessi, iniziò a considerare concreta la possibilità che potessero prima raggiungere e poi superare molte capacità umane...

L'articolo di Pier Luigi Pisa è a questo link:

https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/08/15/news/jacob_tsimerman_storia_pericoli_ia_open_ai-425529037/

La questione della democrazia in Israele

La notizia dell’annuncio del governo Netanyahu di non riconoscere come vincolante un’ordinanza provvisoria della Corte Suprema israeliana relativa all’autorità di regolazione delle televisioni commerciali ha suscitato polemiche e riacceso un dibattito sulla condizione della democrazia in Israele.


L’idea dello Yishuv (=insediamento) prima e di Israele poi come bastione delle democrazie occidentali in Medio Oriente è antica ed è stata alimentata nel corso della Guerra fredda dagli stessi governi israeliani, oltre che dai gruppi di pressione filo-israeliani in Occidente. Ancora oggi questa immagine resiste, attraverso l’espressione “Israele unica democrazia in Medio Oriente”, che è la formula prescelta da chi contrappone lo Stato ebraico a tutti gli altri soggetti regionali, quasi a stabilire una gerarchia morale fra Israele e gli altri attori....

L'analisi di Enrico Palumbo è a questo link: 

https://appuntidiculturaepolitica.it/2026/08/13/la-questione-della-democrazia-in-israele/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=giugno%20-%20seconda%202026

Armi e affari: cosa succede in Italia?

Mentre papa Leone si sta costantemente spendendo per una «pace disarmata e disarmante», il documento sinodale delle diocesi italiane parla di «definanziamento» del settore degli armamenti, e il cardinale Repole esprime la sua grave preoccupazione per la trasformazione della industria civile in militare nella diocesi di Torino, come stanno andando effettivamente le cose in Italia e in Europa? 


A livello “macro” non esiste alcuna ricerca o studio che ricostruisca il quadro d’insieme della trasformazione dell’industria manifatturiera in Europa o nei singoli paesi. Al contrario, troviamo un’ampia pubblicistica, perlopiù parziale, che fa discendere – da pochi casi aziendali – un generalizzato processo di riconversione dal civile al militare grazie al “boom” del riarmo. Trasformare una fabbrica di auto in una di carri armati o di missili, si sta dimostrando ovunque (con poche eccezioni) una scelta industriale non conveniente, pertanto irrealizzabile. In Italia ...

L'articolo di Gianni Alioti è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/armi-affari-cosa-succede-italia/?utm_source=newsletter-2026-08-18

Ucraina, la strage dei bambini uccisi o feriti a luglio: è il numero più alto dal 2022

Secondo il dato diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto Onu, sono 183 i minori colpiti nel mese scorso dagli effetti del conflitto. Rispetto a giugno, quando le vittime erano state 123, l’aumento è del 50 per cento. E sul terreno la guerra non rallenta


Non è un caso che nei raid di queste ore ad essere colpiti siano i più piccoli: 183 è il numero dei bambini uccisi o feriti in Ucraina a causa della guerra russa nel solo mese di luglio. Un bilancio cresciuto del 50 per cento in appena un mese: a giugno le vittime tra i minori erano state 123, un numero che rappresentava già il livello più alto degli ultimi quattro anni. Dietro le cifre c’è una guerra che continua a ...

L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/ucraina-guerra-russia-bambini-putin-zelensky-usa.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Nel silenzio la scienza è più debole

Per quanto riguarda il dramma del Covid, l'ultima audizione di Anthony Fauci al Congresso degli Stati Uniti segna la fine di una lunga battaglia. E sancisce la vittoria, per abbandono del campo di gioco, dell'antiscienza sulla scienza.


Alla fine rimangono loro. I detrattori, i negazionisti, i tendenziosi, i teorici del complotto. Quando tutti gli altri si sono stancati, o semplicemente sono passati oltre, loro sono ancora lì. Hanno una tenacia diversa, e forse più motivazione. Ormai lo abbiamo visto succedere in molti casi. Non solo con la pandemia, anche con l’invasione russa dell’Ucraina, con i cambiamenti climatici.

Lentamente le pagine dei giornali, i palinsesti televisivi e i social media si svuotano delle voci più caute. Le voci di chi analizza, di chi tiene in considerazione i dati ...


L'articolo di Paolo Giordano è a questo link:


https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202608/260810giordano.pdf

Cosa cambiano per noi comuni mortali le acquisizioni tra banche

Come clienti, ci deve importare per esempio se Intesa Sanpaolo compra MPS? Ci sono conseguenze sul costo di mutui e conti correnti?


Un lato poco raccontato delle operazioni grandi ed eclatanti del cosiddetto “risiko bancario” è quello delle conseguenze concrete per i clienti delle banche che in questi anni, e anche negli ultimi giorni, ne sono state protagoniste. “Risiko bancario” è l’espressione con cui ci si riferisce al continuo fermento di acquisizioni e fusioni del settore, che sta portando alla creazione di banche sempre più grandi e che secondo la teoria economica dovrebbe avere due obiettivi: che gli istituti diventino ...

L'articolo di Mariasole Lisciandro è a questo link:

Nigeria, sempre più persone prigioniere di una crisi dimenticata dal mondo

L’emergenza sfollati opprime il Paese africano e i suoi abitanti che a milioni sono costretti a vivere lontani dalle proprie case per sfuggire alla violenza e alla crisi climatica. Il Norwegian Refugee Council denuncia che quella nigeriana rappresenta uno degli esempi più evidenti di emergenza umanitaria trascurata dalla comunità internazionale


Una crisi immensa per dimensioni e conseguenze, rimasta ai margini dell’agenda internazionale. Nel nord-est del Paese, nelle regioni centrali e in diverse aree del nord-ovest, intere comunità sono state cancellate dalla violenza: villaggi abbandonati, terre lasciate incolte, famiglie spezzate da anni di conflitti armati, attacchi dei gruppi jihadisti, incursioni di bande criminali e un clima di insicurezza permanente. Il bilancio umano è devastante. Milioni di persone hanno dovuto abbandonare ...

L'articolo di Francesco Citterich è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/nigeria-crisi-umanitaria-violenza-norwegian-refugee-council.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Enzo Bianchi: ritorno al passato

Se il titolo del commento che Enzo Bianchi ha dedicato allo scisma lefebvriano sembra promettente, suona infatti Dopo lo scisma. “Bisogna andare avanti”, alla lettura questa frase, di papa Leone, viene gradualmente svuotata di senso. Non è difficile accorgersi, leggendo il testo, che la parola di papa Leone risulta capovolta: non si tratta di “andare avanti”, ma di “tornare indietro”.


Di fronte al suo  testo ho pensato che mai avrei creduto fosse possibile leggerlo dalla mano di Bianchi, se non fosse divenuto, davanti ai miei occhi, una cosa reale e innegabile. Soprattutto sembra paradossale che di tutto il Concilio si chieda il rispetto soltanto di tre testi (tre Costituzioni) lasciando cadere una Costituzione (GS) insieme a ben 12 testi (le Dichiarazioni e Decreti) nella indifferenza. Questo mi pare il punto più problematico e davvero incredibile. A coloro che celebrano col VO non si dovrebbe chiedere nulla né sul piano ecumenico, né sul piano del dialogo interreligioso, né sul piano della libertà di coscienza… 

La critica di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.settimananews.it/liturgia/bianchi-ritorno-al-passato/