“Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse.
Matteo condividendo con noi il pensiero e l’agire di Gesù, ci ha mostrato come sia stato attento alla formazione dei discepoli come singole persone, poi come Comunità. Ci ha mostrato come si sia preoccupato di avvertire sulle esigenze della sequela, di come trasmetterla, delle difficoltà che si sarebbero incontrate e di come farvi fronte senza cedere a disillusioni, a pressioni contrarie ma facendo forza sul fatto che lui sarebbe stato comunque al loro fianco. Ha invitato a consegnare tutto nelle mani del Padre senza attendersi risultati immediati: le nostre attese, i “nostri” tempi non sono i suoi tempi e la maturazione della semente è diversa in ciascuna persona. Poi ha fatto sperimentare e testare al gruppo di discepoli senza di lui la reazione ai “venti contrari” e a comprendere assieme a loro che il suo messaggio è per tutti e non solo per le pecore disperse della casa di Israele.
Un passaggio centrale, quasi un momento di verifica è stato quando ha chiesto chi lui fosse per la gente e poi per loro. La corretta risposta di Pietro conteneva in sé una ambiguità: quale fosse il compito del Cristo atteso. I discepoli attendevano il Figlio di David che avrebbe restaurato il Regno di Israele e Gesù li avvisa immediatamente che lui è sì il Messia ma non ha questo compito: non sarà un vincente, tutt’altro. Pietro allora da mattone con il quale Gesù ha detto avrebbe costruito la sua chiesa, diventa una pietra d’inciampo.
Oggi, dopo aver iniziato il cammino verso Gerusalemme, Gesù inizia a porre attenzione a quanto può avvenire all’interno del gruppo dei suoi discepoli per giungere similmente anche all’interno delle nostre Comunità. Tutto il capitolo 18 è dedicato a come gestire quella gerarchia che inevitabilmente si sarebbe generata, come evitare gli scandali, quale atteggiamento avere averso chi si allontana, come favorire l’armonia interna, fino a quante volte accordare il perdono.
Il versetto precedente la pericope di oggi motiva quanto poi viene suggerito: “Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”. Tutto l’agire all’interno delle Comunità deve rispondere a quest’unico obiettivo: recuperare chi si è o si sta allontanando, stando coscienti che a nessuno è possibile disinteressarsi del fratello ed avere l’atteggiamento di Caino: “Sono forse io il guardiano di mio fratello?” (Gn 4,9). Sempre avendo presente un altro severo detto del Signore: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Lc 6,41-42). Vale a dire: prima di intervenire confrontati seriamente con l’Evangelo tenendo presente che lo scopo è quello di aiutare il fratello senza trattarlo come un nemico (2Ts 3,14-15), l’agire verso di lui deve essere dettato solo dall’amore verso di lui e per il suo bene.
Quindi “Se tuo fratello (è e rimarrà sempre tale) commette una colpa, va e …” non ammoniscilo, come riporta la nostra traduzione, ma “«convincilo»”. Non è la posizione di un superiore verso un inferiore, ma è la posizione del fratello che cerca di ricomporre l’unità, cerca di superare il dissidio inizialmente senza dare pubblicità al fatto “tra te e lui solo” e sei tu che devi andare verso di lui, senza toni accusatori da tribunale, ma nella dolcezza comprensiva, per fare un cammino con lui che aiuti tutti e due.
Solo in un secondo tempo coinvolgi due o tre persone “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20) a portare l’amore e la compassione del Padre che crea la pace nell’amore.
L’ultima tappa è il ricorso alla Comunità intera. Se nemmeno questo tentativo riesce, proprio come extrema ratio, escludilo ma tenendo sempre presente che il vero potere della Comunità è quello del perdono nella correzione fraterna. Il suo compito rimane comunque quello di amare anche chi si è allontanato, sempre rimanendo pronti a riaccoglierlo nella relazione fraterna. Pure l’esclusione deve tendere a questo nella coscienza che la chiesa non è composta solo da santi, ma anche da peccatori.
È un campo dove crescono grano e zizzania, è una rete che prende ogni tipo di pesci, è un banchetto cui sono invitati buoni e cattivi. Un peccatore rimane sempre un suo figlio e nessuna madre si vergogna mai di un figlio. Bisogna fare attenzione che quel “legare e sciogliere” ha a che fare con il perdono di Dio ed è una grande responsabilità data alla Chiesa: chi siamo noi per poter “legare” al Padre la possibilità di perdonare? È la domanda che ci si deve sempre porre.
“Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse. È l’immagine di un campo che fiorisce nelle varie forme e modalità della bellezza dell’amore.
(BiGio)
