XXII Domenica PA - Mt 16,21-27

Pietro e i discepoli non erano disposto ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accettano di porsi su una strada che porta diritta al fallimento. Da pietre con cui costruire, diventano così pietre d'inciampo; e noi?

 

L’Evangelo di oggi è la seconda parte di quello della scorsa domenica nella quale Pietro aveva riconosciuto in Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivo” e il Signore gli aveva risposto che su quella sua fede avrebbe costruito, mattone su mattone (“petros” significa “mattone”) la sua Chiesa, della quale lui stesso è la pietra (= roccia) angolare. Oggi quel “petros” diviene non mattone di costruzione, ma di scandalo perché continua a ragionare secondo gli uomini e attendere un Messia figlio di David che avrebbe ricostituito il Regno di Israele e, i discepoli, lo l’avevano seguito per vedere realizzati i loro sogni di gloria. L’unica questione che, secondo loro, rimaneva ancora in sospeso era stabilire a chi sarebbero spettati i primi posti. Gesù aveva capito bene e l’invito a non dire a nessuno che lui era il Cristo cercava di evitare il propagarsi di questo fraintendimento. 

Si era visto come quelle due domande di Gesù segnassero un punto di non ritorno, l’inizio di una nuova fase e l’avvio della pericope di oggi lo sottolinea con quel “Da allora Gesù cominciò a spiegare (letteralmente “mostrare) …”. Identica allocuzione Matteo l’ha usata all’inizio della vita pubblica (Mt 4,17): “Da allora Gesù comincio a predicare e a dire …”.

È importante notare che, nell’incipit di oggi, Matteo usa il verbo “mostrare” che risponde alla richiesta fatta a Gesù dai farisei e dai sadducei di “mostrare” loro un segno dal cielo come garanzia della sua autorità (Mt 16,1). Questo sarà il cammino che inizia oggi e che si concluderà con la sua passione-morte-risurrezione. È questa la sua identità messianica.

L’annuncio che sarebbe stato ucciso e risuscitato dopo tre giorni, i discepoli non possono capire. Hanno appreso dagli scribi che il messia non può morire; è stato insegnato loro che, alla sua venuta, i giusti che giacciono nei sepolcri risorgeranno per prendere parte alla gioia del suo regno e Pietro, in nome di tutti, reagisce. Non ha paura di dover fare dei sacrifici, ma non è disposto ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accetta di porsi su una strada che porta diritta al fallimento e vorrebbe che anche Gesù se ne rendesse conto e cambiasse idea. La reazione di Gesù è dura e irritata: “Lungi da me satana!”. Pietro si sta comportando esattamente come satana che ha tentato di convincere Gesù a puntare sul dominio, sulla conquista del potere, ricevendo la medesima risposta (Mt 4,8-10).

A questo punto Gesù si rivolge a tutti, anche a noi, con tre imperativi e tre ragioni perché è necessario che questi si realizzino. Il suo parlare è schietto senza nessun addolcimento o mitigamento come lui stesso ha indicato: “Il vostro parlare sia sì sì, no no” (Mt 5,37).

Innanzitutto rinnega te stesso, cioè smetti di pensare solo a te stesso, ai tuoi interessi, a cercare gratificazioni, riconoscimenti, vantaggi da usare. Metti al centro dei tuoi interessi, del tuo agire unicamente il bisogno e il bene di chi incontri ogni giorno e fallo senza pensare a cosa ti potrà capitare nel bene e nel male. Ama e fallo totalmente gratuitamente come fa il Padre.

Poi prendi la tua croce che non significa che devi diventare una specie di volontario della sofferenza per piacere a Dio. Non è questo che vuole il Padre per nessuno, ma sii disponibile a seguire il cammino fatto da Gesù, giocando la tua vita per i suoi stessi ideali, per rimanere fedele alla volontà di Dio, rimanendo disponibile a fare dei sacrifici pur di fare del bene e rendere felice qualcuno.

Infine seguimi” cioè prendi parte al mio progetto, gioca la tua vita sull’amore all’uomo assieme a me.

Ma perché fare questo? che significato ha? a cosa porta? ecco allora le tre ragioni che propone Gesù per cercare di convincere i discepoli ad accogliere e seguire questi suoi tre imperativi.

Primo: se i doni che hai ricevuto dal Padre li tieni per te solo si seccheranno e non daranno frutto; se invece li condividerai con i fratelli diventeranno ricchezza per tutti, daranno così senso e gioia alla tua vita.

Secondo: la vita scorre veloce, è inutile aggrapparsi ad una cosa fragile, precaria; potresti anche diventare l’uomo più ricco e potente del mondo ma quando morirai che cosa ti resterà in mano se non hai amato?

Terzo: che cosa potrai presentare a Dio al termine della tua vita? la tua carriera? le onorificenze ricevute? i soldi accumulati? In quel momento apparirà il vero valore della tua vita.

Con questo Gesù non desidera porre nessuna minaccia futura da temere, ma aiutare a fare attenzione sulle scelte che ogni giorno si compiono, scelte che vadano verso il far crescere la vita attorno a noi. Alla fine il giudizio non sarà di tipo “etico”, ma accoglierà la realtà di ogni vissuto.

(BiGio)

Afghanistan, un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta grave

Il dato emerso da un nuovo rapporto Unicef si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani. Il programma Onu per la nutrizione in Afghanistan necessita di circa 180 milioni di dollari nel 2026, ma finora ne è stato finanziato appena il 22 per cento


Un milione. È questo il numero di bambini afghani che, secondo il nuovo rapporto dell’Unicef, soffrono di malnutrizione acuta grave, una condizione che può metterne a rischio la vita. Il dato si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani....

La notizia continua a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/afghanistan-bambini-asia-guerra-kabul-donne-usa-unicef-onu.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

A Gaza la narrativa è della forza, e il dialogo tra le fedi non regge.

l patriarca latino di Gerusalemme ha chiuso il 47° Meeting di Rimini con una critica alla politica ridotta a rapporti di forza. Dal piano fermo del Board of Peace alle urne israeliane e americane, il quadro in cui il bene comune “sembra non esistere più”


«Non dobbiamo immaginare una politica totalmente libera da certe dinamiche: la politica è fatta anche di equilibri di interessi, di sicurezza, di relazioni di potere. Il problema è quando la politica è solo questo». ...

Il servizio di Francesco Gnagni è a questo link:

https://formiche.net/2026/08/a-gaza-la-narrativa-e-della-forza-e-il-dialogo-tra-le-fedi-non-regge-parola-di-pizzaballa/#content

Siria: il gran mufti Hassoun condannato all’ergastolo

 Uno dei grandi lasciti dell’epoca coloniale ai regimi arabi è stato quello di una forte burocratizzazione dell’islam ufficiale. La scelta era comprensibile, serviva la legittimazione dell’autorità religiosa islamica. L’idea è piaciuta e i ranghi dei dignitari di nomina politico-governativa sono rimasti tanto poco rappresentativi quanto estesi, con tanti consigli islamici, anche dopo il colonialismo.


Un tribunale siriano ha condannato Hassoun all’ergastolo, una sentenza definita dai giudici non passibile di future amnistie. Stando all’agenzia ufficiale siriana SANA, “il tribunale ha accertato che l’istituzione religiosa ufficiale, guidata dall’ufficio del muftì, era stata utilizzata per fornire una copertura religiosa alle operazioni militari e di sicurezza e per giustificarle pubblicamente, compreso l’uso di barili bomba contro aree popolate”.Questi barili sono tristemente noti e sono stati usatissimi durante...

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/siria-il-gran-mufti-hassoun-condannato-ergastolo/

Come gli ospedali italiani aggirano il divieto di assumere gettonisti

Un'analisi del Post su oltre seimila contratti mostra che le nuove regole del governo non stanno funzionando


Dal 31 luglio del 2025 gli ospedali italiani non potrebbero più fare nuovi contratti a medici e infermieri gettonisti, gestiti da cooperative o agenzie private e pagati a ore, assunti a migliaia negli ultimi anni per coprire i turni scoperti in particolare nei pronto soccorso. Il divieto imposto dal governo non è servito, e non sono servite nemmeno le linee guida, gli ultimatum e i richiami del ministero, perfino i controlli dei carabinieri: in molti reparti i gettonisti ci sono ancora...

L'articolo di Isaia Invernizzi è a questo link:

https://www.ilpost.it/2026/05/13/gettonisti-ospedali/?dmc_cid=3683&cv_id=360742&dmc_gid=353884993&dmc_ch=email&dmc_mid=356202011&dmc_uid=4297106222&uc701=4297106222&utm_source=21+giorni&utm_medium=email&utm_campaign=21+giorni&utm_content=21+giorni+2026+-+26+agosto&id=4297106222

Alberto Heimler: Alla guerra faccia seguito il negoziato

Israele ha dimostrato di sapersi difendere. Ora deve dimostrare di saper trasformare i risultati ottenuti sul campo in risultati politici. Perché le guerre si possono combattere con le armi. Ma, ormai quasi sempre, possono finire soltanto con la politica.



Le elezioni israeliane del prossimo 27 ottobre daranno agli israeliani l’occasione di scegliere se premiare la linea di Netanyahu o voltare pagina. Speriamo che scelgano una leadership meno estremista e più consapevole dei limiti della forza militare. In tal caso molti degli ostacoli che oggi sembrano insuperabili potrebbero finalmente essere affrontati....

L'opinione di Alberto Heimler, professore alla Luiss,  è a questo link:

Brexit vista dalla cittadina in cui l’hanno voluta di più

Boston, nel Lincolnshire, non sembra essersi pentita di come è andata, a dieci anni di distanza ed è un ottimo posto per capire cos’è successo nei dieci anni dopo il voto. I problemi di prima sono rimasti, e anzi se ne sono aggiunti di nuovi, in parte causati proprio da Brexit. Eppure a Boston non sembrano covare rimpianti per come è andato il referendum.  Com’è possibile?


Prima di Brexit, la cittadina inglese di Boston era conosciuta – da chi ne aveva sentito parlare – principalmente perché da qui partirono i pellegrini che fondarono la Boston più famosa, negli Stati Uniti. Nel 2016, grazie al referendum, la città ebbe un sussulto di popolarità, almeno nel Regno Unito: fu infatti il posto dove l’opzione per uscire dall’Unione Europea ottenne la percentuale più alta, quasi il 76 per cento....


L'articolo di Matteo Castellucci è a questo link:

Prepararsi per l’El Niño: imparare dal passato per affrontare il futuro.

Si prevede che si stia formando un El Niño potenzialmente storico, con le ultime proiezioni che suggeriscono che l’evento potrebbe diventare il più forte mai registrato. Paesi di tutto il mondo stanno preparandosi per gli impatti.


Eventi El Niño molto forti in passato, con record di calore, siccità, precipitazioni, inondazioni e incendi boschivi, hanno causato gravi danni in termini di vite umane, salute, economie nazionali e comunitarie, ed ecosistemi. Alcuni effetti possono persistere anche fino a dieci anni dopo questi eventi. Mentre alcune nazioni, come il Perù e lo Sri Lanka, si stanno preparando per un El Niño record, molte altre non sono in grado di farlo. L’ONU ha lanciato....

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

Dante, papa Leone e l’imam. Come l’amore di Dio unisce cristiani e musulmani

Dal Meeting di Rimini una riflessione che unisce Dante e il Corano: nelle parole di papa Leone, l’amore di Dio diventa la chiave per riscoprire ciò che accomuna cristiani e musulmani oltre divisioni e conflitti.


Ero curioso di imparare da papa Leone come avrebbe riaggiornato l’interpretazione del verso di Dante adottato quest'anno dal il Meeting per l’amicizia tra i popoli ...

La riflessione dell’imam Yahya Pallavicini è a questo link:

https://formiche.net/2026/08/dante-papa-leone-imam-meeting-di-rimini/#content

Etiopia, il Paese bloccato tra un'economia fragile e il dramma degli sfollati

In Etiopia si stima la presenza di circa 4,5 milioni di sfollati interni, costretti a lasciare le proprie case a causa di conflitti armati, violenze intercomunitarie e gravi disastri climatici come la siccità 



L’Etiopia sta affrontando uno dei momenti più complessi della sua storia. Se, da un lato, l’architettura istituzionale scaturita dalle elezioni legislative (il primo giugno) sembra consolidare il potere centrale, dall’altro, le fratture socio-economiche e i conflitti periferici minacciano la stabilità complessiva del Paese. Come evidenziato in una recente analisi del Center for Strategic and International Studies (Csis), la traiettoria post-elettorale etiope è segnata da un profondo divario tra la narrativa ufficiale di ripresa e la realtà sul campo...

L'articolo di Enrico Casale è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/etiopia-eritrea-africa-guerra-poverta-carestia-bambini-giovani.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT