Il dibattito sulla liturgia tra Enzo Bianchi, Melloni e Grillo

Diceva Seneca: nello stesso prato il cane cerca la lepre, il bue l’erba e l’ape il fiore. È del tutto legittimo che lo stesso tema, la liturgia, possa essere guardato dal monaco, dallo storico o dal teologo in modo diverso. La ricchezza delle prospettive viene proprio da questa pluralità di sguardi e di interessi. Ma ciascuno, allo stesso tempo, non deve semplificare i dati e non deve pensare che si riduca il prato alla lepre, all’erba o ai fiori.



Nella discussione che si è aperta nei giorni scorsi ho scritto a Enzo Bianchi una “lettera aperta” in cui sollevo alcune obiezioni alla sua ricostruzione monastica e spirituale delle contese in ambito liturgico. Il motivo della contestazione è fondato sul piano teologico: dal 2007 mi sono convinto che una soluzione dei conflitti liturgici che non sia fondata teologicamente non solo non risolve le questioni, ma le complica. Alberto Melloni, di fronte alle mie obiezioni  ha scritto un breve commento in cui si dice “dispiaciuto”. Ha successivamente precisato la cosa e lo ha fatto sul piano storico. ...

Il testo di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.settimananews.it/liturgia/liturgia-la-versione-di-melloni/

Stefano Allievi risponde a domande su quando si diventa adulti

 Quando si diventa adulti è una domanda difficilissima ormai. Ecco cosa pensa di questo passaggio Stefano Allievi, docente ordinario di Sociologia all'Università di Padova.


Una volta diventare adulti aveva tappe riconoscibili: casa, famiglia, lavoro. Quali sono i nuovi riti di passaggio all'età adulta?

«Mi sorprende come, rispetto al 2011, non sia più il lavoro a determinare il passaggio. Questo perché, giustamente, nessuno crede più nel lavoro stabile, che pare non esista più. Il matrimonio conta sempre meno, le convivenze sono moltiplicate, vivere da soli non è più rara prerogativa se si pensa che in Italia due terzi delle persone sotto i 35 anni sta ancora con i genitori. La pensione è rimasta un rito di passaggio: che può accadere però in diverse età semplicemente perché l'aspettativa di vita è raddoppiata».

Oggi l'infanzia è molto più protetta e ai bambini si affidano meno responsabilità. Questo influisce sul senso di maturità?

«È un problema che gli psicologi evidenziano da parecchi anni. Quel senso di apparente libertà è soffocato da un eccesso di controllo a cui molto ha contribuito la tecnologia. L'ipercontrollo è legato al fatto che i bambini sono diventati merce rara, prima era una popolazione in sovrabbondanza. E poi gli adulti accusano i giovani di eccesso nell'uso della tecnologia, quando invece sono loro a esagerare».

Le nuove generazioni saranno più fragili e meno preparate?

«La responsabilità sta negli adulti. Quando si dice che la scuola non forma più, in realtà è che oggi a scuola ci vanno tutti, una volta era prerogativa solo della classe dirigente, questo ha influito drasticamente sulla media delle capacità dimostrabili. Più che sull'istruzione, metterei l'enfasi sulla presenza delle tecnologie. In Italia, parlo sia di adulti che di ragazzi, esiste la percentuale più alta d'Europa di analfabeti funzionali. Vuol dire che una persona su tre non sa distinguere una notizia vera da una falsa, non sa calcolare una percentuale, confonde milioni con miliardi, e via così... Questo è un problema che deve risolvere la società; non è problema solo dei giovani».

Si diventa adulti quando lo decide la società o quando lo percepisce la persona stessa?

«Tutte e due: un filosofo diceva ego sum uguale ego cum, cioè io sono la misura in cui mi ritrovo nello sguardo degli altri. L'autostima è molto legata alla percezione che gli altri hanno di te. L'io non esiste senza la società e viceversa».

(Intervista a cura di Leila Clara Falconi)


I dati del sondaggio su quando di diventa adulti è a questo link:


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A Nord Est si diventa adulti a 35 anni, comprando casa

Il confine che separa la giovinezza dall’età adulta si è fatto, nel tempo, sempre più mobile e sfumato: quella che un tempo era una soglia definita piuttosto chiaramente, da tappe precise, oggi appare come un percorso lungo e, spesso, periglioso.

Secondo le ultime analisi di Demos per l'Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, l'idea che ha l'opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia di Trento su quando (e per quale motivo) si diventa adulti è profondamente mutata rispetto a soli 15 anni fa. Nel 2011, infatti, l'età media in cui si riteneva terminata la giovinezza era ferma a 31 anni, mentre oggi è balzata a 35 anni. Più nel dettaglio ...

L'analisi del sondaggio è a questo link:

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Firenze è la prima città italiana a vietare le pubblicità dei fossili

Auto inquinanti, voli aerei (a breve raggio) e navi da crociera sono vietati negli spazi pubblici e in prossimità di luoghi sensibili (ospedali, scuole e parrocchie)


Primo stop alle pubblicità fossili in Italia. «Firenze fa la storia» esultano gli ambientalisti.  La pubblicità dei combustibili fossili viene vietata alla stregua  di quella per il tabacco. Entrambe cioè nuociono alla salute dei cittadini. Come già decine di città sparse nel mondo, in Italia, è Firenze il primo grande centro urbano a vietare la pubblicità sui combustibili fossili. Stop ai messaggi che invitano ad acquistare le auto che utilizzano la benzina, a scegliere viaggi con ...

L'articolo di Daniela Fassini è a questo link:

https://www.avvenire.it/rubriche/effetto-terra/firenze-e-la-prima-citta-italiana-a-vietare-le-pubblicita-dei-fossili_107971?mnuid=522g32167g3ffd6cad0c9c5ff6fd3c264a93a2d951c66d50fd&mnref=s9d8,od642&utm_term=54850+-+https://www.avvenire.it/rubriche/effetto-terra/firenze-e-la-prima-citta-italiana-a-vietare-le-pubblicita-dei-fossili_107971&utm_campaign=L%27Avvenire+della+settimana&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=Il+meglio+della+settimana+09-Mag-2026+(2026-05-09)

La religione come fattore di pace

Negli ultimi trent’anni, o poco più, abbiamo assistito a una specie di movimento oscillatorio tra il giudizio emesso contro le religioni considerate all’origine di quello che Samuel Huntington ha chiamato lo “scontro delle civiltà” e la ricostruzione di tutta una serie di fattori che mostrerebbero, al contrario, le religioni nella loro capacità di resilienza e di riconciliazione di fronte alle guerre


Il dibattito è sembrato inclinare verso questo secondo aspetto, non senza sollevare qualche sospetto sull’oggettività di tale modo di sentire alquanto rassicurante.Gli ultimi anni hanno costretto però a scuotersi da questa piegatura per tornare a guardare con prosaica freddezza ad un quadro di nuovo devastato dalla guerra anche vicino a noi e, con esso, anche al ruolo che le religioni stanno svolgendo in questo nuovo e sconvolgente scenario. Tenere il termine "religione" al singolare significa di non voler rinunciare a cogliere qualcosa di essenziale nell’umano comune al fondo della religione, seppure anche su questo non ci sia consenso tra gli studiosi. Non resta, almeno in questa sede, che attraversare il territorio delle tradizioni religiose, almeno di quelle principali che la storia dell’umanità conosce....

L'articolo di Mariano Crociata è a questo link:

https://www.settimananews.it/religioni/la-religione-fattore-pace/

Dopo il boom della quinoa, agricoltori boliviani affrontano suoli degradati e stress climatico

La quinoa, un pseudocereale, viene coltivata nelle Ande sin dai tempi pre-ispanici. Negli anni 2010-2014, il boom della quinoa ha portato benefici a molti agricoltori della regione, sebbene la sua produzione intensificata abbia anche comportato problemi come l’esaurimento del suolo, l’aumento dell’erosione e conflitti sociali. 


 I cambiamenti climatici e le variazioni nei modelli meteorologici regionali hanno aggravato ulteriormente la situazione, causando gelate, piogge e ondate di caldo più frequenti e irregolari, rendendo la produzione di quinoa sempre più difficile. La maggior parte della quinoa boliviana esportata è contrabbandata attraverso il Perù e venduta come quinoa peruviana, complicando gli sforzi dei...

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/dopo-il-boom-della-quinoa-agricoltori-boliviani-affrontano-suoli-degradati-e-stress-climatico/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente

“Magnifica humanitas”: l'enciclica viene pubblicata oggi

Si intitola Magnifica humanitas la prima lettera enciclica di Leone XIV. Lo ha reso noto lunedì 18 maggio la Sala stampa vaticana, aggiungendo che il documento «sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale»

C’è un dettaglio, nell’annuncio della prima enciclica di Leone XIV, che rischia di passare quasi inosservato. Magnifica humanitas non viene presentata semplicemente come un testo «sull’intelligenza artificiale», ma come una «Lettera sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». È una sfumatura decisiva. Dice già che il baricentro non è più soltanto la tecnologia da regolare, né l’algoritmo da rendere etico, ma l’umano da ...

Alcune considerazioni preliminari di Giovanni Tridente sono a questo link:

https://www.settimananews.it/papa/magnifica-humanitas-attendendo-la-enciclica/

Pentecoste: Gv 20,19-23

Il Vivente non si avvicina a noi per istruirci, ma ponendo una domanda che mette in gioco la scorza più o meno dura dietro la quale ci difendiamo


Oggi è la festa di Pentecoste nella quale trova, non la fine (!) non il termine (!) bensì il compimento la festa della Pasqua, tanto è vero che la Liturgia ci ripropone il medesimo Evangelo della seconda Domenica di Pasqua.

Nel frattempo il cammino fatto ci ha accompagnato a comprendere che l’esperienza, più che del Risorto, del Vivente (Giovanni usa questo termine non casualmente come un sinonimo per arricchire il vocabolario) avviene riconoscendo la sua voce che oggi ci giunge attraverso la Parola. Questa ci assicura che lui continuerà a precederci segnando la via da seguire che è il suo esempio, il cammino da lui compiuto e ci chiede di imitarlo nel prendersi cura delle persone, curandole, guarendole, consolandole. È la vertà della sua vita che dobbiamo interpretare nel nostro oggi.

Questo è il suo “comandamento” e se lo amiamo lo osserveremo. Vivremo allora di Dio, come lui andremo verso gli uomini, lui e il Padre prenderanno dimora in noi. Lo Spirito allora non è una cosa “nuova” ma la presa di coscienza di una realtà che già vive in noi, che ci accompagna sostenendoci nelle scelte come nelle difficoltà. 

L’Evangelo di oggi è estremamente dinamico: Gesù “viene” (non sono i discepoli, non siamo noi che andiamo verso di lui) per “stare in mezzo” e per due volte afferma “Pace a voi!”. È il frutto del suo amore sulla croce: la riconciliazione dell’umanità con il Padre perché è la dimostrazione che anche nella nostra povera carne si può riuscire a vivere la fedeltà a Dio senza mai tradire il patto. Poi ci assicura che noi continueremo a vederlo perché viviamo della sua stessa vita: siamo una cosa sola, lui con noi, lui con il Padre, il Padre e lui con noi; è per questo che, afferma, potremo fare cose “più grandi” di quelle compiute da lui.

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. È importante comprendere che non sono due momenti successivi diversi. Se noi osserviamo il suo comandamento viviamo la sua stessa vita interpretando nel nostro oggi il medesimo mandato che lui ha ricevuto dal Padre. 

Ma attenzione non c’è spazio per l’uniformità. Come nella prima lettura della Veglia di Pentecoste nell’episodio della Torre di Babele, Dio scende e solleva le diversità come una ricchezza da non cancellare, così come in queste settimane gli incontri con il Vivente ci hanno fatto comprendere come questi corrispondono ciascuno ad un cammino personale. L’adesione a Cristo appartiene all’intimo di ogni persona, ciascuna è diversa dall’altra e darà frutti diversi: non è mai stata, non è e mai potrà essere una semplice continuazione di quanto fatto da Gesù, se non altro che per la diversità dei tempi e della società.

In tutti gli incontri del Vivente si possono rintracciare chiaramente tre fasi: l’incontro, poi la consegna di un messaggio da trasmettere e, infine, l’allargamento della possibilità di incontro e di annuncio all’intera umanità (dai discepoli alla tomba, a Maria di Magdala, a Tommaso).

L’iniziativa è sempre del Signore che mai si impone ma che invita a rispondere, riconoscendo in questo invito la presenza di colui il quale gli Evangeli parlano. Solo alla fine c’è l’invio in missione. Se ci si pensa è questo l’itinerario che ciascun discepolo ha fatto e fa nella sua vita. Per la maggioranza all’inizio in famiglia, passando poi ad incontrare il Signore, con più o meno difficoltà, attraverso la sua Parola alla quale si deve continuamente fare ritorno per poi andare verso i fratelli per cooperare all’edificazione della Chiesa e alla trasformazione del mondo.

Se ci si pensa questo è anche l’itinerario di ogni incontro di amore tra gli esseri umani: l’iniziativa è di uno dei due che solleva una domanda alla quale l’altro è messo in condizione di rispondere. Se è positiva, la fase seguente è la ricerca di scoprire le profondità reciproche. Ciascuno di noi è un mistero, una complessità anche a se stesso che non arriva mai a consegnarsi pienamente in un solo momento. Quando si inizia a conoscersi a sufficienza, si instaura una relazione che diventa comunione, evolvendosi verso un avvenire, un progetto di vita assieme. L’incontro tra le persone non è un inerte faccia a faccia, ma una comunione dinamica in vista di un fine comune, una storia che si inscrive e si rinnova nel tempo.

Anche il Vivente opera così: non si avvicina all’altro per istruirlo, ma ponendo una domanda che mette in gioco la scorza più o meno dura dietro la quale ciascuno si difende. Pensiamo all’incontro con Maria di Magdala: lei non lo riconosce ma lui le rivolge la parola chiedendole perché piangeva e chi cercava, lei le risponde con un’altra domanda dietro la quale si rifugia. Solo allora il Vivente si rivela chiamandola per nome. È il rivelare a se stessa quello che è; è il suo soffiare su di lei donandogli lo Spirito.

(BiGio)

 

Non temere il tuo nome

Maggio è il mese delle veglie contro l’omotransfobia, dove si dà nome e volto a chi ha vissuto nel nascondimento anche nella Chiesa


Da quasi vent’anni maggio è diventato mese di veglie contro l’omotransfobia, organizzate ormai in tante città italiane e spesso con respiro ecumenico. Lì gli strappi delle vite e delle comunità vengono consegnate in preghiera, ed emerge il coraggio, la speranza, la passione di tante persone che ancora troppo spesso abitano le Chiese nascostamente, e le cui voci oggi soprattutto bisogna far risuonare....

L'articolo di Luisa Alioto è a questo link:

https://ilregno.it/regno-delle-donne/blog/non-temere-il-tuo-nome-luisa-alioto

Uscire dal Cenacolo: ma con quali occhi?

I primi quattro contributi sulla presenza pubblica della fede cristiana hanno saputo diagnosticare con onestà l’attuale situazione di crisi. Il paradigma di Emmaus, però, offre qualcosa di ancora più radicale: un cambio di soggetto prima ancora che di linguaggio.


Stefano FenaroliGilberto BorghiGabriele Cossovich e Sergio Di Benedetto hanno aperto una discussione necessaria e onesta. La crisi della presenza pubblica della fede cristiana è reale e il coraggio di nominarla senza rassegnazione merita rispetto. Eppure, rileggendo i tre contributi, mi rimane una sensazione di incompletezza. Non sui problemi descritti, che sono quelli giusti, ma sulla domanda che nessuno dei tre si pone esplicitamente: dove si è sbagliato? ...

La riflessione e la proposta di Edoardo Mattei è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/cultura/officina-del-pensiero/uscire-dal-cenacolo-ma-con-quali-occhi/