Lo scisma anglicano

Con la Affermazione di Abuja (Nigeria, 6 marzo) le Chiese anglicane dissidenti (della Comunione anglicana globale, GAFCON) affermano la consumazione di uno scisma che chiamano rifondazione.

«Da più di due decenni abbiamo chiesto con umiltà e preghiera il pentimento di quei gerarchi della Comunione anglicana che hanno rinnegato la fede ortodossa con le parole e con i fatti. Rifondare la Comunione anglicana è ora necessario perché un numero significativo di province che si dichiarano anglicane hanno abbandonato l’autorità della Scrittura e non sono riuscite a seguire con fedeltà Cristo.Sebbene le questioni relative alla sessualità umana ne siano un’espressione esse sono semplici sintomi di deviazioni dottrinali e morali dall’insegnamento della Scrittura...

L'articolo di Lorenzo Prezzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/lo-scisma-anglicano/?utm_source=newsletter-2026-03-10

Depositata in Cassazione la proposta di legge per la Difesa civile, non armata e nonviolenta: parte la nuova raccolta firme

una delegazione delle tre Reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile” (CNESC – Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!) ha depositato presso la Corte di Cassazione il testo della proposta di legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”

All’atto del deposito hanno preso parte rappresentanti di numerose associazioni e organizzazioni aderenti alle tre Reti promotrici, a testimonianza della vitalità e della profondità del movimento civile che sostiene questa iniziativa. Non si tratta di un esordio, ma di un nuovo e più determinato capitolo di una storia che dura da oltre un decennio. Nel luglio 2014 venne depositato per la prima volta in Cassazione il testo della proposta, ora aggiornata, e nel maggio 2015, dopo sei mesi di raccolta in tutta Italia, vennero consegnate alla Camera dei Deputati oltre 53.000 firme. Nel luglio 2017 poi la proposta venne incardinata e calendarizzata in sede di discussione congiunta delle Commissioni Affari Costituzionali e Difesa della Camera (risultato definibile come storico) ma senza mai giungere all’approvazione definitiva. La Campagna non si è mai fermata ...

L'articolo redazionale è a questo link:

https://retepacedisarmo.org/2026/depositata-in-cassazione-la-proposta-di-legge-per-la-difesa-civile-non-armata-e-nonviolenta-parte-la-nuova-raccolta-firme/

Per firmare e sostenere l'iniziativa di Legge popolare questo è il link:

https://www.difesacivilenonviolenta.org/

Martiri e fratelli L’Algeria di tutti

La sua voce è sonora nei diciotto minuti e ventisei secondi durante i quali Pierre Claverie legge il Vangelo e lo commenta. È il 23 giugno 1996. Si trova nel monastero di Prouhile, ai piedi dei Pirenei francesi, culla quasi otto secoli prima dell’ordine domenicano.

Non è passato nemmeno un mese dal ritrovamento, il 30 maggio 1996, delle teste dei sette monaci trappisti rapiti due mesi prima, la notte tra il 25 e il 26 marzo, nel monastero di Tibhirine. La domanda — cosa ci fate laggiù? — e l’appello — tornate a casa! — hanno l’urgenza del sangue. Oggi, a trent’anni da allora, risuonano ancora, interrogano ancora....

L'articolo di Marco Ventura è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260315ventura.pdf

Rapporto Sipri: Europa primo importatore di armi nel mondo

Il nuovo studio dello Stockholm International Peace Research Institute evidenzia una trasformazione radicale dei flussi mondiali: il Vecchio Continente triplica gli acquisti, mentre gli Stati Uniti consolidano il primato e la Russia crolla

Il volume globale dei trasferimenti di armi è cresciuto del 9,2% rispetto al quinquennio precedente. Questo aumento è trainato quasi esclusivamente dall’Europa. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) che esamina, e mette a confronto, il quinquennio 2016-2020 e quello 2021-2025. Dallo studio emerge che il Vecchio Continente ha più che triplicato le proprie importazioni diventando la prima area al mondo per volume di armi ricevute, mentre gli Stati Uniti, ancora leader del settore, hanno incrementato le proprie esportazioni complessive del 27%, con un aumento del 217% verso l’Europa. Tra le principali cause ...

L'articolo di Davide Dionisi è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-03/armi-europa-ue-economia-guerra-politica.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il fascino disgraziato della guerra

I soldati di Napoleone, impugnata la spada, si buttavano addosso all’avversario a squarciare la pancia e a spaccare la testa del nemico, in abito da cerimonia, con la coda di rondine e la feluca in testa.L’orrore e la vergogna, abbigliati come per una solenne cerimonia. Ci sono spade e corazze che si conservano nei musei, vere opere d’arte. 

Meno capaci di produrre e gustare la bellezza, oggi gli influencer della Casa Bianca trasformano le bombe sui grattacieli di Teheran in videogiochi per ragazzi stupidi. «Disgustoso» – così l’ha definito il card. Cupich, arcivescovo di Chicago – il video messo in rete dagli uomini di Trump. Inconsapevolezza di gente ignorante o bisogno di camuffare in qualche maniera la propria indecenza? Probabilmente è vera una cosa e l’altra.Prima che si scatenasse la guerra, tutti erano per la pace. Ora che è scoppiata, bisogna denunciare che sono troppi coloro che ci si appassionano. Come fosse una partita di calcio: chi sta vincendo? Un fenomeno banale....

L'articolo di Severino Dianich è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/fascino-disgraziato-della-guerra/?utm_source=newsletter-2026-03-17

Giovani e coltelli: la falsa emergenza e il compito educativo

Le lesioni dolose commesse da under 18 (reati spesso legati all’uso di coltelli) segnano aumenti importanti: +48% a Milano, +55% a Genova, +44% a Bologna. Marco Dugato, ricercatore di Transcrime: “Il rischio è che la narrazione finisca per alimentare il problema”. Il preside Raffaelli: “Sono convinto che il problema non si risolva con i controlli. Si affronta con relazione, dialogo, fiducia e presenza educativa costante. È un lavoro lento, ma è l’unico che può davvero incidere”


Da quando all’inizio dell’anno a La Spezia uno studente è morto accoltellato da un compagno di scuola, non passa settimana senza che le cronache nazionali o locali riportino un episodio che riguarda ragazzi, anche giovanissimi, responsabili o vittime di aggressioni con le cosiddette armi bianche, soprattutto lame e coltelli. Il fenomeno sembra dilagare, riguardando ragazzi sempre più giovani, nelle grandi città, nelle periferie, nei centri più piccoli, da Nord a Sud. Di fronte a quella che sembra essere diventata un’emergenza, la politica è intervenuta con proposte repressive e di controlli: il ministro dell’istruzione Valditara ha suggerito di mettere i metal detector all’ingresso delle scuole, il Governo ha approvato un decreto-legge che vieta di portare con sé coltelli e la vendita di armi da taglio ai minori ma ...

L'articolo di Marta Zanella è a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2026/03/21/giovani-e-coltelli-la-falsa-emergenza-e-il-compito-educativo/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2



Sempre più pillole, sempre meno obiettori: come cambia l’aborto in Italia

Nella relazione del Ministero della Salute con i dati 2023 interruzioni di gravidanza stazionarie (dopo il “rimbalzo” di un anno prima), ottenuti ormai al 60% con il metodo farmacologico. Boom della “pillola dei cinque giorni”


Aborti stazionari, ma in aumento rispetto alle nascite, così come cresce – e molto – il ricorso alla soluzione farmacologica; crescita anche per l’uso della pillola dei cinque giorni; in calo invece i medici obiettori. Sono i dati principali della Relazione sulla legge 194 che il Ministero della Salute ha consegnato al Parlamento con i dati relativi al 2023. Un ritardo nel monitoraggio che non impedisce di cogliere alcuni aspetti rilevanti. Vediamoli uno per uno....

L'articolo di Francesco Ognibene è a questo link:

https://www.avvenire.it/vita-e-cura/sempre-piu-pillole-sempre-meno-obiettori-come-cambia-laborto-in-italia_106085?mnuid=522g32167g3ffd6cad0c9c5ff6fd3c264a93a2d951c66d50fd&mnref=s94d,od06e&utm_term=53358+-+https://www.avvenire.it/vita-e-cura/sempre-piu-pillole-sempre-meno-obiettori-come-cambia-laborto-in-italia_106085&utm_campaign=L%27Avvenire+della+settimana&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=Il+meglio+della+settimana+21-Mar-2026+(2026-03-21)

La ricostruzione del sorprendente perchè sono falliti i negoziati

Perché, dopo quale intoppo Israele e Stati Uniti hanno deciso di colpire Teheran? Pareva andasse tutto bene ma poi all'improvviso le bombe ... A tre settimane da quei giorni iniziano a uscire dettagli che spiegano che cosa è andato storto. Lo riferisce, ricostruendo i fatti, sul CorSera Greta Previtera. 

Nel primo incontro di Muscat, filtra ottimismo. Le fonti parlano di strette di mano calorose e promesse che paiono «serie». Anche se gli iraniani restano di stucco perché Kushner e Witkoff, che capiscono poco di nucleare, arrivano ai colloqui senza un tecnico. Anzi: Witkoff si presenta con l’ammiraglio Brad Cooper che, dice, «passava di qui». Il ministro omanita, nonché mediatore, Al Busaidi, stupito dalla violazione del protocollo, lo invita cortesemente a lasciare la stanza. Araghchi prova a spiegare ai due americani le fasi di arricchimento, la differenza tra reattori e centrifughe. Niente da fare, Witkoff, raccontano le fonti, fa confusione. Eppure, i colloqui avanzano, con il via libera dalla Casa Bianca. Entra in scena il Qatar che propone di spostarsi in Svizzera e chiamare Jonathan Powell, consigliere britannico per la sicurezza, e, soprattutto, esperto di nucleare in buoni rapporti con Witkoff. Teheran acconsente. Powell arriva a Ginevra il 16 febbraio e, la sera prima, regala consigli preziosi agli iraniani. Il 17, Kushner e Witkoff calano l’ascia: chiedono di smantellare i siti di Fordow, Isfahan e Natanz — già colpiti nel 2025 — per un impianto unico in superficie. Gli iraniani ribattono: «Tanto per bombardarlo più facilmente?». Gli americani: «Serve per verifiche più semplici». Teheran: «All’Aiea non cambia nulla». Witkoff nicchia. Allora Araghchi fa entrare Rafael Grossi, capo dell’Aiea: «Nessuna differenza, purché ci sia accesso totale». Witkoff si altera. Si accordano su alcuni punto di massima. L’Iran promette che si libererà dei suoi 440 chili di uranio al 60%, smaltiti con diluizione irreversibile. Araghchi tiene il punto sul diritto futuro di un programma civile. E, con Fordow e Natanz già ridotti male, si dice pronto a uno stop forzato all’arricchimento. Il 26 febbraio, a Ginevra, Araghchi propone una moratoria di tre-cinque anni, oltre la scadenza del mandato Trump. Witkoff sente il presidente e torna all’arrembaggio: dieci anni pieni. Quel giorno firmano una dichiarazione sui progressi compiuti. Il clima è disteso, dicono. C’è in previsione un altro incontro. Prima di andare, i due inviati Usa mostrarono agli iraniani le loro scarpe e dicono che le ha comprate Trump in saldo da Florsheim. Il ministro degli Esteri omanita è meno disteso degli altri. Sente che la guerra è imminente e allora corre a Washington, ma non funziona. Nessuno si fida di nessuno, anche se Powell si dice stupito dei progressi negoziali. Tra incomprensioni finte e malintesi veri, due giorni dopo cadono le bombe su Teheran.

V Domenica di Quaresima - Gv 11,1-45: La risurrezione di Lazzaro

L'aderire a Gesù ci porta a non aver più sete, a guardare la nostra realtà con i suoi occhi. Ci manca un ultimo passo da fare per il quale abbiamo bisogno di aiuto per scioglierci da quelle bende che legavano Lazzaro.



Il cammino per passare dall’agire secondo gli uomini all’essere secondo Dio, ci ha chiesto di interrogarci di che cosa abbiamo sete (la Samaritana), che cosa vediamo quando incontriamo una persona e come guardiamo la realtà che ci circonda (il cieco nato). I due episodi accompagnano per strade diverse a riconoscere che Gesù è il Signore, il Cristo ed è questo che saremo chiamati a ripetere nella Grande Veglia nella notte di Pasqua.

A questo punto ci manca però un ultimo passo: a cosa concretamente ci conduce questa affermazione? Certo a cercare di vivere come Cristo ponendo al centro della nostra vita non il nostro ego bensì il bisogno dell’altro, ma poi? … al comprendere come l’amore fa vivere, dà vita, fa passare dalla morte alla vita. Ma come? L’Evangelo di oggi ci conduce a comprenderlo. 

Quando si arriva a porsi, siamo posti o ci si scontra con la morte, si fa esperienza di sconcerto, angoscia, smarrimento di fronte alla caducità della vita e le domande si accavallano: se Dio esiste, perché la morte?  

Da soli non ne usciamo, abbiamo bisogno di aiuto. A differenza degli altri episodi nei quali i personaggi non hanno un nome chiedendoci così di immedesimarci con essi, qui è diverso: l’amico di Gesù che è morto ha un nome, non uno qualsiasi ma uno particolarmente significativo: Lazzaro ovvero “Dio che aiuta”.

Nell’episodio della sua rianimazione, Gesù non intende impedire la morte biologica, non vuole interferire nel decorso naturale della vita. Non è venuto per rendere eterna questa forma di vita che in questo mondo è destinata a concludersi. 

Il dialogo con i discepoli (vv. 7-16) serve all’evangelista per mettere sulla loro bocca le nostre incertezze e le nostre paure di fronte alla morte. È la reazione dell’uomo che teme che essa segni la fine di tutto. È questa paura il nemico più subdolo del discepolo. Ecco allora che nelle parole di Gesù, la morte è presentata in una nuova prospettiva. Afferma di essere contento di non aver impedito quella di Lazzaro (v. 15) perché per lui la morte non è un evento distruttivo, irreparabile, ma segna l’inizio di una condizione nuova, diversa: la vita in lui. Per farlo è necessario cambiare il “concetto” che l’uomo ha della morte.

Il dialogo tra Marta e Gesù è importante perché segna un passaggio. L’inizio è una rimostranza “se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto” ma quando dice “qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te le concederà” mostra che non ha ancora compreso chi sia in realtà Gesù. Gli evangelisti distinguono tra il verbo chiedere ed il verbo domandare: il verbo chiedere è una richiesta di un inferiore verso un superiore, il domandare una richiesta alla pari. Qui, per Marta, Gesù deve chiedere, quindi lei non ha compreso ancora che Gesù è Dio. 

Gesù le disseIo sono” nell’Evangelo di Giovanni “egò eimì” compare sette volte ed è la rivendicazione del nome divino, perché sono nella traslitterazione in greco le prime due lettere del Tetragramma, il nome con il quale Dio si rivelò a Mosè. Quindi Gesù rivendica così la pienezza della sua condizione divina e continua: “Io sono la risurrezione e la vita”, non dice io sarò, lui è la risurrezione e la vita, quindi la vita e la risurrezione non saranno, ma sono già oggi. 

La sua risposta a Marta si articola poi in due elementi. Alla comunità che piange uno dei componenti che è defunto, dice: “chi crede in me” (e Lazzaro ha creduto in lui), “anche se muore” (anche se adesso vedete un cadavere), continua a vivere. Con questo Gesù chiede alla comunità che piange un morto, di avere fede in lui. Allargando poi lo sguardo a tutti i presenti dice: “chiunque vive” (quindi voi che siete vivi), “e crede in me” (e mi avete dato adesione), “non morirà in eterno” (non morirà mai). Con questo non assicura che non si farà l’esperienza della morte, bensì che questa non interrompe la vita, ma introduce subito a una dimensione nuova, piena, definitiva dell’esistenza, liberi da ogni costrizione. È da notare che gli ebrei non fasciavano i morti, usavano le sindoni per i corpi e i sudari per i volti. Allora quelle bende che stringevano Lazzaro nella sua tomba possono anche rappresentare tutte quelle convenzioni sociali, quell’agire conforme alle norme della società che ci impediscono di seguire Gesù imitandolo nel suo essere per gli altri fino a poter dire con Paolo "non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20), facendoci vivere nel sepolcro del nostro io. Sono queste le bende dalle quali Gesù chiede di liberare Lazzaro per lasciarlo andare libero e con lui ogni uomo. Non è una cosa che fa Gesù, chiede a noi di farlo, chiede a noi di liberare tutti i “morti” che ci circondano costretti dalla nostra società nelle tombe del loro ego e di lasciarli andare. Non può essere quella il destino ultimo di ogni uomo e, per vivere in pienezza senza morte, dobbiamo uscirne. La morte allora, ogni tipo di morte e la nostra vita ne è piena, è la nascita ad una nuova forma di vita, quella di Dio che non è più soggetta ai limiti e alle morti fisiche, come accade invece su questa terra ed è una vita senza fine nella quale “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, non vi sarà più morte, né lutto, né grida di dolore. Sì, le cose di prima sono passate” (Ap 21,4). 

Ecco l’aiuto del quale avevamo bisogno per comprendere fino in fondo a cosa ci porta l’aderire a Cristo: oltre a non aver più sete e a saper guardare con gli occhi di Dio la nostra realtà, a vivere già da ora qui con lui, nell’essere e nell’agire come lui, della sua vita eterna, nell'essere quella tenda nella quale lui e il Padre prendono dimora (Gv 14,23).

(BiGio)

 

Ieri è terminato il Ramadan

Il Ramadan vissuto in Italia pone una domanda che riguarda tutti: È possibile praticare la propria fede senza caricature, diffidenza o ostilità?

Vivere il Ramadan in Italia significa tenere insieme spiritualità, lavoro, famiglia, scuola e vita sociale. Per i musulmani non è un semplice periodo di astinenza dal cibo e dalle bevande, ma un mese di preghiera, disciplina interiore, autocontrollo, solidarietà e rinnovamento etico. Per questo va raccontato senza folklore e senza semplificazioni. È un tempo intenso e bello, ma anche concretamente faticoso. Chi digiuna si alza prima dell’alba per mangiare, affronta la giornata senza bere e senza mangiare, e la sera riprende con la rottura del digiuno, la preghiera e i momenti comunitari. In Italia tutto questo si svolge dentro ritmi sociali che non tengono conto del Ramadan, ed è qui che emergono le difficoltà maggiori. Non si tratta di chiedere privilegi, ma di riconoscere un dato semplice. La libertà religiosa non è solo un principio astratto, è anche la possibilità concreta di vivere la propria fede con dignità. A scuola, per esempio, ...

La riflessione di