Domenica XXX TO - Mt 22,34-40: "Amerai"

Il “comandamento” nuovo che Gesù ci propone non è nella forma del “tu devi”, ma è un incoraggiamento: “forza, tu puoi!”. Si pone come un obiettivo da raggiungere, guarda in avanti, desidera dirci che è l’amore che apre al futuro al nostro e quello degli altri. 


L’Evangelo di Matteo ci ha condotto a comprendere le attenzioni di Gesù nella formazione dei discepoli avvertendoli delle difficoltà che avrebbero incontrate tra di loro e nei rapporti con il mondo, dando indicazioni, indicando e suggerendo la strada per poter affrontare ogni situazione.

In queste domeniche si trova lui a confrontarsi con il mondo, anzi è il mondo attorno a lui che cerca di metterlo in difficoltà e, mettendo da parte ciò che li divideva anche radicalmente, si coalizzano contro cercando di farlo contraddire per screditarlo. Tre solo le situazioni che Matteo ci riporta e due sono quelle che la Liturgia ci propone. Domenica scorsa il tentativo è stato sul piano politico-sociale: la questione era se si debba o meno pagare le tasse a Cesare. Questa Domenica invece il tema riguarda prettamente la fede e la religione ponendogli una domanda con la quale siamo chiamati anche noi a confrontarci e rispondere: qual è il comandamento più importante, seguendo il quale si è certi della propria aderenza al volere del Padre?

All’epoca la risposta più comune nella tradizione ebraica era il rispetto del precetto del Sabato. Nella nostra realtà, la risposta più immediata era e forse per alcuni lo è ancora: andare a Messa alla Domenica. Il non farlo si diceva è un “peccato mortale” e se ci andava bene si finiva in Purgatorio se non direttamente in Inferno. Era considerato un “obbligo”. Punto. Il problema è che si si fermava e ci si ferma a questo livello senza comprendere il “perché” sia importante partecipare all’Eucaristia domenicale e, il farlo, non è riconducibile al rispetto di un comando, di un obbligo. È il condividere il “Pane unico” che ci rende partecipi, ci inserisce, ci trasforma nella persona del Risorto e in lui si diventa quell’unico corpo che è la Chiesa. Il non parteciparvi significa porsi fuori di questa comunione, autoescludendosi dalla vita in Cristo (ecco cosa significa “peccato mortale”).

Facendo un passo indietro, Domenica scorsa in quel “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, Gesù ha sottolineato come la moneta con l’immagine di Cesare va restituita a Cesare, a Dio va restituito ciò che a sua immagine cioè l’uomo, perché Lui l’ha creato a sua immagine e somiglianza (Gn1,27). 

La risposta che oggi Gesù dà richiamandosi allo Shemà a quale sia il comandamento che riassume tutta la Legge e i 613 Precetti (numero che è la somma tra i giorni dell’anno e le componenti del corpo umano allora conosciute, vale a dire che la fede coinvolge ogni fibra dell’uomo in ogni istante), vi si ricollega: amare Dio è amare l’uomo e viceversa perché è a sua immagine e somiglianza. 

Al centro di tutto sta un futuro: amerai (verbo che nelle Scritture Ebraiche compare 248 volte), vale a dire che quello che deve guidare l’uomo è l’amore e non l’ottemperare a un precetto. Negli Evangeli l’obbedienza non è mai richiesta come un atteggiamento da avere verso Dio, Gesù ai suoi discepoli chiede di seguire il suo esempio: amare come lui che ci ha amato. L’obbedienza la chiede agli spiriti impuri, alle onde, al vento, al diavolo … L’amare che ci è chiesto non è allora un sentimento da avere verso di lui, ma il farsi prossimo nella concretezza del bisogno dell’altro che ci è chiesto di porre al centro della nostra vita, uscendo dall’egoismo del nostro ego.

Gesù poi è cosciente che l’amore non si può “comandare” e quel futuro desidera dirci che in ogni caso l’amare è una possibilità per tutti. Il “comandamento” nuovo che Gesù ci propone non è nella forma del “tu devi”, ma è un incoraggiamento: “forza, tu puoi!”. Si pone come un obiettivo da raggiungere, guarda in avanti, desidera dirci che è l’amore che apre al futuro al nostro e quello degli altri. Questo non è solo il nostro domani, è soprattutto quello delle generazioni future al quale ci è chiesto di rivolgere il nostro sguardo. Come?

Innanzitutto avendo cura partendo da quello che ci attornia: la natura animale e vegetale, dell’intero creato insomma, che è la casa comune che il Padre ha preparato per l’uomo, affidandogliela perché la porti a compimento (Gn 2,15). Anche questo porta quell’immagine di Dio al quale ci è stato ricordato domenica scorsa, ci è chiesto di restituirla. Non ne siamo i padroni anche se ci comportiamo come tali cementificando, inquinando, lamentandoci quando poi questo si traduce in disastri naturali per quell’ambiente al quale dovremmo invece farci “prossimo” perché le generazioni future possano essercene grati, ma dalla rivoluzione industriale in poi si è invece operato al contrario, non operando per compensare quanto il progresso stava rovinando, guardando solo al profitto. Su questo saremo richiamati anche domenica prossima. 

Nel frattempo l’invito di Gesù oggi è pressante chiedendoci di imitarlo. Lui ha preso coscienza che il Padre lo amava e lo ha ricambiato amando i suoi fino alla fine con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, con tutta la sua mente. Non è una iniziativa personale, è il Padre che ci precede nell’amarci e noi possiamo solo restituire quanto ci dona condividendolo con tutti.

(BiGio)

Barcellona, cosa ci può insegnare Gaudì a cento anni dalla morte

Viaggio nella città della Catalogna alla scoperta delle opere dell'"Architetto di Dio" e della sua eredità spirituale: dall'iconica e maestosa Sagrada Familia alla meno conosciuta e riservata Casa Vicens, a Gràcia. Fra tante storie e curiosità. Oltre 16 milioni i turisti ogni anno, molti italiani. Vueling leader della tratta


 Alla fine della sua vita il grande architetto catalano Antoni Gaudì aveva una lunga barba bianca e vestiti logori coperti una giacca troppo grande. Il 7 giugno 1926, mentre attraversava Barcellona a piedi, fu investito da un tram: in molti lo scambiarono per un mendicante e lo lasciarono a terra per ore. Camminava moltissimo, come aveva fatto fin da giovane, quando il movimento gli era stato consigliato per alleviare i disturbi reumatici. Ma camminare per Gaudì era soprattutto un modo per conoscere il ...

L'articolo di Costanza Oliva è a questo link:

https://www.avvenire.it/attualita/barcellona-cosa-ci-puo-insegnare-gaudi-a-cento-anni-dalla-morte_114346?mnuid=522g32167g3ffd6cad0c9c5ff6fd3c264a93a2d951c66d50fd&mnref=sb85,oeaf7&utm_term=60151+-+https://www.avvenire.it/attualita/barcellona-cosa-ci-puo-insegnare-gaudi-a-cento-anni-dalla-morte_114346&utm_campaign=L%27Avvenire+della+settimana&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=Il+meglio+della+settimana+17-Ott-2026+(2026-10-17)

Uno “zoom out” sul pane spezzato. Pratica liturgica ed evidenze teologiche

Spezzare il Pane durante la Consacrazione è una modalità non senza radici. lL “ratio” di questa prassi: allineare il più possibile “parole e gesti”. Se di Gesù si dice “prese il pane…e lo spezzò” allora colui che presiede, per essere fedele al testo, ritiene di dover compiere gli stessi gesti di Gesù.


Questa prospettiva, però, dimentica che la celebrazione eucaristica è molto più complessa e ricca di quella che chiamiamo “consacrazione”. Per capire bene dobbiamo partire proprio dalla sequenza delle azioni di Gesù che ripetiamo in ogni eucaristia sia narrativamente, sia ritualmente, da un lato raccontando in ordine le azioni di Gesù, ma anche ripetendo, in ordine, le stesse azioni. La prima osservazione da fare è che tra il racconto e la imitazione non c’è sincronia. Il racconto è tutto concentrato in un punto, mentre la imitazione si estende su tutta la celebrazione eucaristica. Iniziamo dal racconto: ...

La lucida analisi di Andrea Grillo è a questo link:

Un Governo stabile, un'economia ferma

Nonostante i fondi del Pnrr e la stabilità politica, il Paese soffre ancora di bassa crescita e debito elevato


“Il governo più stabile, l’Italia più forte” è stato lo slogan scelto dal governo Meloni per celebrare lo scorso mese il primato di longevità tra gli esecutivi della Repubblica. Se si osserva l’economia italiana, tuttavia, dopo questi quattro anni di vita dell’attuale maggioranza è lecito dubitare che la continuità politica sia stata utilizzata per conferirle davvero nuova forza. Come confermato dal Dpfp, il Paese resta fortemente indebitato, con una crescita poco superiore allo zero e inferiore alla media dell’area euro. Sono risultati tanto più deludenti se si considera ...

L'articolo di Paolo Guerrieri è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/un-governo-stabile-un-economia-ferma?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+19+ottobre+%5B10658%5D



"Ammazzati, idiota": la risposta shock dell'IA allo studente

Nel gergo dell’intelligenza artificiale, le allucinazioni sono gli errori che un chatbot può fornire in fase di risposta. Per esempio, si chiede a una macchina quale sia stato il luogo della più grande vittoria di Napoleone Bonaparte e l’IA risponde ]«Waterloo» che notoriamente non fu proprio un trionfo per l’ex imperatore francese. Può capitare. Perché le intelligenze artificiali non comprendono ciò che scrivono, anche se così può sembrarci. Quando ci forniscono delle risposte testuali, si limitano a prevedere la parola successiva più probabile in base ai testi con i quali vengono addestrate per replicare ai nostri interrogativi. È quindi possibile che nei processi dietro le risposte dell’IA ci siano errori che portano a risultati e informazioni sbagliate



Per questo, la storia che segue sarebbe riduttivo bollarla come una normale allucinazione. Il protagonista della vicenda, che ha chiesto di rimanere anonimo, è uno studente universitario di quasi 25 anni. È iscritto a una facoltà italiana di Informatica e, mentre stava preparando l’esame di Informatica Teorica, ha condiviso un’esercitazione presente sul suo libro con Gemini, il servizio di intelligenza artificiale generativa (o chatbot) di Google: una foto scattata al testo, accompagnata dalla domanda «Qui si usa Rice?», facendo riferimento al teorema del matematico statunitense Henry Gordon Rice (1920-2003). La prima risposta di Gemini è pertinente e corretta. E spiega al ragazzo perché non è il caso di «applicare Rice» per risolvere l’esercizio. A quel punto lo studente chiede un’ulteriore delucidazione. Nello specifico domanda se allora non sia più utile ricorrere a una Atm (Alternating Turing Machine), un’estensione teorica della Macchina di Turing, cioè un modello che simula la logica di un algoritmo computazionale.

È qui che il chatbot di Google “impazzisce” e fornisce la seguente risposta: ..


La notizia continua a questo link:


https://drive.google.com/file/d/1Lnu-mvuz-elZwXYmVrDLiye-xUIyBtja/view?usp=sharing

Pacifismo e autocritica. L'ultima battaglia della sinistra israeliana

 Il kibbutz Mishmar HaEmek coltiva ancora i sogni dei fondatori: “La crescita della destra religiosa è avvenuta anche per colpa nostra”



Vandalismo e legittime proteste: io la penso così

Gli atti vandalici che hanno devastato le città da parte di ragazzi anche giovanissimi, hanno avuto l’effetto di oscurare le motivazioni delle manifestazioni pacifiche e civili che ci sono state da parte di tanti giovani e far finta di nulla. 


Poi però non ci si lagni se queste più avanti riesplodessero in maniera più forte: la soluzione dei problemi che i giovani pongono non è certo la repressione delle bande di violenti nate dal nulla e che come sono nate si dissolvono. Si parla di minorenni di seconda e terza generazione ma evidentemente solo con ciechi intenti xenofobi nell’ignoranza che una generazione è un arco di anni che va dai 20 ai 25. Perciò si sta parlando gi ragazzi le cui famiglie sono in Italia da 40 a 60 anni: sono ancora “stranieri”, la loro violenza è data dalla presunta inciviltà dei paesi dai quali i loro nonni sono giunti in Italia e trasmessa geneticamente a loro? Suvvia … i problemi sono altri e mi pare ci si rifiuti di vederli perché imporrebbe almeno di cercare di risolverli.

Inviterei anche ad alzare lo sguardo: le proteste giovanili non sono solo in Italia, ma anche in Francia e Spagna, di questo i nostri giornali ne parlano. Citano nelle brevi analoghi movimenti in Germania, Inghilterra e Albania ma, se allarghiamo di più l’orizzonte, ci saremmo accorti che anche in Marocco, Madagascar, Kenya, Filippine, Indonesia, India, Perù … Forse non sarebbe il caso di chiederci che cosa sta accadendo?

Ma concentriamo pure lo guardo solo in Italia. Quello che i sociologhi definiscono il “patto sociale tra le generazioni” si è rotto definitivamente: dopo il Giappone siamo il secondo paese più vecchio al mondo. La conseguenza è che l’equilibrio solidale socio-economico tra le parti non esiste più e le esigenze divergono in maniera macroscopica. Inoltre, dagli anni ’90 “l’ascensore sociale” che l’istruzione aveva garantito per un quarantennio, si è bloccato e non funziona più tanto è vero che i laureati scappano all’estero per avere condizioni di vita migliori. Questi due elementi si inseriscono in un contesto di una multi-crisi: costi per l’abitare, il lavoro, la sanità, i diritti sociali … non fanno intravedere l’idea di un futuro possibile, fanno invece percepire un sistema che i giovani percepiscono costruito contro di loro. Gli si può dare torto? Se poi incrociamo pure l’insensata guerra scatenata da Trump e Netanyahu verso l’Iran con le conseguenze sui costi del vivere si può affermare che si sta vivendo una poli-crisi permanente per la quale chi governa e i politici di ogni schieramento si dimostrano incapaci di affrontare offrendo idee concrete e attuabili facendo riferimento con le risorse che ci sono.

Ci sono stati altri momenti di grande mobilitazione giovanile, due per tutti: il 1968 e il 1977 e non si può non rilevale una profonda differenza con quella di oggi. Allora la domanda era prettamente politica e ci si metteva in gioco su questo piano; si voleva cambiare la società e si operava in quella direzione. Su questo convergevano anche lenon indifferenti frangie violente che ci sono state. Pur con prospettive diverse anche il “Movimento delle Sardine” del 2019, stroncato poi dal Covid, aveva queste caratteristiche. Oggi tutto questo, al momento, non si vede. Appaiono solo delle legittime e giustificate proteste verso quello impedisce loro di “vedere un futuro” plausibile; cose concretissime ma che altri devono risolvere. Per alcuni aspetti è vero ma per essere efficace la spinta deve a mio avviso essere diversa.

Se queste istanze diventano rabbia tutto si oscura e l’occasione la fa diventare violenza gratuita e insensata. I giovanissimi che hanno messo a ferro e a fuoco le città, non riuscendo a vedere un domani e si fermano al momento presente. Infatti non chiedono un lavoro, non guardano con fiducia chi li cresce (genitori e insegnanti), non vogliono replicare la vita di sacrifici che vedono ogni giorno. Voglino tutto e subito mossi dai social, nessuna esigenza di mettersi in gioco in qualche modo, non cercano una affermazione personale, non hanno traguardi da inseguire: il politologo Giovanni Diamanti lo chiama “ribellismo aspirazionale” fine a se stesso. Mirano a beni di alto livello fuori dalla loro portata, presentati dai media come degli status symbol. Vivono in un limbo politico-sociale a-politico magmatico nel quale ogni valore è immerso, confusamente indefinito.

Qui si inserisce oramai almeno dagli anni ’80 la rottura di un altro patto, quello sociale, una volta garantito dalle agenzie educative: famiglia-scuola-chiesa, interpretato anche da vicinato, dal quartiere. Oggi in parte la Chiesa è stata sostituita dalle Associazioni sportive ma, anche queste non tutti se lo possono permettere e la competitività che fa nascere può evolvere non positivamente; spesso però manca la famiglia mononucleare con ambedue i genitori che lavorano e i figli unici che vivono nelle loro camerette coi i loro device. Giunti all’adolescenza il dialogo, lamentano i genitori, diventa impossibile da realizzare se non è già stato attivato prima e si trovano davanti a degli sconosciuti che sfogano la loro rabbia sommersa quando gliene se ne offre l’occasione. A scuola accoltellando professori o compagni, in gruppi occasionali come in questi giorni. Le “bande” sono sempre esistite e l’aggressività si imparava a gestirla all’interno di queste. Oggi?

Giudicare è facile, far finta di non vedere il disagio dilagante è, come la definisce Mattarella, “meschina sottovalutazione” mentre ogni aspetto andrebbe ripreso in mano e riformulato con coraggio a partire dalle agenzie educative, in primis la scuola.

I giovani si percepiscono come una minoranza e lo sono realmente, vedono le risorse pubbliche spostarsi verso pensioni, interessi sul debito, armi mentre a loro viene consegnata precarietà a vita, guerre alle porte di casa, il welfare che frana sotto i loro occhi e la piazza diventa il solo luogo dove farsi sentire. Il mondo e in particolare l’Europa, è alle prese con lo stesso malessere, la domanda è se la politica saprà offrire risposte e non solo promesse di ordine pubblico che lasciano tutto come sta. Militarizzare le città serve solo per un tempo limitato seppure non si desidera altro …

Chiudo invitando ad andare a vedere un bel film passato alla Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno: “Mr. Nelson, ha mai ucciso qualcuno?” di Shinya Tsukamoto. È la domanda che una bambina delle elementari rivolge a un ex marine che è stato chiamato a raccontare la sua esperienza in Vietnam. Da qui si sviluppa tutta una ricerca su ciò che origina la violenza, innanzitutto quella personale per poi salire di livello fino alla guerra con i suoi abomini e i traumi che lascia ai suoi interpreti. Può dire a tutti qualcosa se ci si lascia interpellare.

(BiGio)

 

Per chi desiderasse approfondire due interessanti interventi:

 

1.     https://formiche.net/2026/10/cosa-si-muove-dietro-manifestazioni-italia-europa/#content

 

2.     https://formiche.net/2026/10/i-ladri-di-futuro-e-le-vetrine-rotte-la-riflessione-di-becchetti/#content

 

La Shari’a in Italia. Il problema non è la libertà religiosa, ma la sovranità

l caso della Camera arbitrale islamica di Padova solleva interrogativi che vanno oltre la libertà religiosa e investono il rapporto tra diritto, autorità confessionale e sovranità.


Chi stabilisce quali norme della Shari’a possano avere effetti nell’ordinamento italiano? E quali sono le implicazioni costituzionali dei legami con autorità religiose estere? L’analisi di Ciro Sbailò, professore ordinario di Diritto pubblico comparato, Università degli Studi Internazionali di Roma – Unint 

A questo link:

La geografia della fame, 266 milioni le persone colpite in 47 Paesi del mondo

Alla vigilia del World Food Day, la presentazione a Milano della seconda edizione della "Mappa delle 10 principali emergenze alimentari globali". In cima alla lista Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Due carestie documentate a Gaza e in Sudan, 30 milioni i bambini in stato di malnutrizione acuta e la guerra che rimane la prima causa di deprivazione. Il direttore di Azione Contro la Fame, Garroni: salvare vite è essenziale ma urge una decisiva risposta umanitaria


Di fame si muore, lo sappiamo. È una verità antica, quasi banale nella sua drammaticità. Ma forse quello che sfugge è che in molti dei contesti di crisi, la fame uccide più delle bombe e dei droni. Diventa una condanna silenziosa, un’arma invisibile che devasta intere generazioni laddove i conflitti distruggono l'agricoltura, bloccano i mercati e recidono l'accesso ai beni fondamentali. Non è solo una carenza di cibo dunque, è una conseguenza strutturale della violenza. A ricordarcelo con ...

L'articolo di Cecilia Seppia è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-10/azione-contro-fame-ong-266-persone-colpite-47-paesi-bambini.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La risposta europea a Starlink: chi costruisce IRIS² e il ruolo della Germania

Chi controlla i satelliti da cui dipendono gli eserciti? Le limitazioni a Starlink in Ucraina rendono attuale la domanda. L'UE, con IRIS², sta creando una rete di 348 satelliti che include un produttore di Brema.



In questa settimana l'esercito ucraino ha segnalato restrizioni al servizio satellitare Starlink. Secondo Kiev, la connessione si interrompe non appena i terminali superano i 160 chilometri orari, come accade con i droni. Il servizio è stato inizialmente ripristinato solo in parte, ma il limite massimo è rimasto. Non è chiaro chi abbia disposto questa restrizione. Da circa sei anni l'UE lavora a IRIS², una propria rete satellitare. L'acronimo sta per "Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite". In italiano indica ...

L'articolo di Maja Kulnert è a questo link: