XXIV Domenica PA - Mt 18,21-35

Ma Dio ripaga con la stessa moneta? la violenza? Le immagini drammatiche non desiderano descrivere ciò che avverrà alla fine dei tempi, ma presenta ciò che il Padre desidera che l’uomo faccia oggi: vivere di un amore unilaterale comunque, che è quello della croce. 


Si è visto come Gesù progressivamente abbia condotto la sua attenzione all’interno di una precisa idea su come guidare ed istruire i suoi discepoli, come sia pronto a fare un passo indietro per riprendere aspetti non ancora affrontati ma importanti come quello del perdono sia all’interno della vita di comunità (domenica scorsa), sia tra i singoli componenti della stessa (oggi).

Nell’insegnare come pregare (il Padre Nostro) aveva già affrontato questo tema ma poi era rimasto in sottofondo senza una ripresa specifica. Certo, l’amore incondizionato del Padre disposto sempre a dare nuovo credito, nuova vita è sempre stato al centro del messaggio di Gesù ma cosa significa? Quale legame c’è tra il perdono del Padre a noi e quello che noi diamo a chi ci offende o commette qualche colpa nei nostri confronti? Quel “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi, ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14-15) non può forse avere un po’ di sapore di un ricatto?

L’argomento non era sconosciuto e le Scuole Rabbine all’epoca avevano elaborato una specie di “tariffario” misurato sul numero di volte per il quale Dio perdona. Questo numero era il “tre”, numero primo che afferma la completezza, la totalità e la perfezione, quindi si poteva già intendere all’infinito, sempre.

L’insegnamento avrebbe già dovuto essere chiaro: la richiesta di perdono a Dio è credibile se accompagnata dalla disponibilità e dalla concreta pratica del perdono fraterno. Sin da quell’epoca nell’ebraismo a Yom Kippur, il giorno dell’espiazione e del perdono, vengono perdonati i peccati commessi contro Dio solo se prima ci si è rappacificati con i propri fratelli. A questo si richiama Gesù quando ha detto nel discorso della montagna: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).

Ma l’uomo ha bisogno di regole fisse e chi gestiva il Tempio gliele dava. Alla ventina di immagini usate dalla Bibbia per definire il peccato, negli ultimi secoli prima di Cristo se n’era aggiunta un’altra che aveva finito per prevalere: quella del debito nei confronti di Dio. Le persone semplici del popolo si sentivano sempre in arretrato con i “pagamenti”. Preghiere, sacrifici, offerte, digiuni, opere buone non bastavano mai per compensare le innumerevoli infrazioni della Legge; ci si “indebitava” sempre di più con il Signore.

Ecco allora che Pietro, di nuovo, si avvicina a Gesù, forse cercando un colloquio a tu per tu come aveva fatto dopo il primo annuncio della passione per cercare di convincerlo del contrario. Qui però chiede solamente lumi perché si trova sconcertato. Ha imparato la lezione e pensa che abbondando riceverà almeno un cenno di acconsentimento, quindi dice “sette volte”, più del doppio delle tre volte che per lo più allora veniva indicato e preso alla lettera. La risposta di Gesù va ben oltre: non sette volte che già significava “sempre” ma settanta volte sette, cioè oltre all’infinito e racconta una parabola per chiarire che cosa intenda e significhi perdonare.

Un servo ha accumulato, non si sa in che modo, un debito immenso non rimborsabile in alcun modo, supplica il padrone che glielo condona tutto: non c’è nulla che Dio non perdoni, non c’è colpa superiore al suo immenso amore.

Ma, continua Gesù, quel servo ha un piccolo credito con un suo pari e non recede alla richiesta di rimborso mentre Dio si aspetta da noi la sua stessa “compassione” (Mt 6,48). Chi è in difficoltà va aiutato “settanta volte sette” e non affossato togliendogli il respiro; avere compassione significa restituire vita a chi non ne ha. Dio si attende che impariamo da lui mentre il servo condonato non ha imparato nulla dalla sua vicenda e continua ad indebitarsi perché toglie “vita”, non ne “dona”. Il perdono ricevuto non ha portato alcun cambiamento in lui, nella sua vita.

Gli altri servi sono “addolorati” e lo riferiscono non per fare la spia, ma per un atto di amore che vedono ferito.

La conclusione potrebbe sembrare sconcertante: il Signore ripaga con la stessa moneta? Ma la parabola non vuole presentare un Dio che perdona sempre e comunque l’uomo e che chiede di fare altrettanto? In realtà le immagini drammatiche non desiderano descrivere ciò che avverrà alla fine dei tempi, ma presenta ciò che il Padre desidera che l’uomo faccia oggi: vivere di un amore unilaterale comunque, che è quello della croce.

(BiGio)

India: Modi cede (poco) al movimento degli "Scarafaggi"

Il premier indiano va incontro alle richieste degli studenti, ma risparmia il ministro dell'Istruzione. Basterà a convincere gli ‘Scarafaggi’?



Alla fine Narendra Modi ha rotto il silenzio. Con un raro videomessaggio, trasmesso nella tarda notte di ieri, il primo ministro indiano ha annunciato una serie di concessioni rispetto alle richieste degli studenti che ormai da settimane mobilitano le piazze dell’India...

Il servizio dell'ISPI è a questo link:

Ripensare la parrocchia

Un seminario-laboratorio intende esplorare il ripensamento della parrocchia attorno a tre nuclei: l’esperienza dell’appassionarsi e del compatire; l’incontro con il più povero come riascolto del vangelo; la carità come indizio di iniziazione alla fede.


Quando l’agire diventa servizio? In che termini il tessuto relazionale è annuncio? Sono domande che assumono un certo rilievo, particolarmente nel momento in cui l’istituzione parrocchiale vive una forte situazione di crisi. Le chiese si svuotano, sono drasticamente diminuiti non solo i preti, ma anche i fedeli, il linguaggio di comunicazione della fede fatica a raggiungere le persone, soprattutto i giovani. La forma della comunità parrocchiale necessita di una reinterpretazione: ...

L'intervento di Paolo Zampieri è a questo link:

https://www.settimananews.it/parrocchia/ripensare-la-parrocchia/?utm_source=newsletter-2026-07-21

Libano-Cristiani: verso un nuovo Levante

Un ruolo per i cristiani del Libano e quindi di Siria e Iraq? Perché no? Un ruolo comune? Perché no… Nel Medio Oriente preso nella tempesta di una guerra interminabile, le cui tappe sono ancora destinate a proseguire, il Libano è certamente tra color che son sospesi.


 Una valutazione attenta del cosiddetto stato dell’arte è impossibile. I termini sono noti: il ritiro israeliano, che dovrebbe cominciare ma non comincia ancora, da una parte; il disarmo di Hezbollah, vera anomalia di uno Stato che non controlla da decenni la sua politica nazionale di difesa, dall’altra. Per uscirne si cerca una difficilissima unità nazionale....

L'analisi di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/libano-cristiani-verso-un-nuovo-levante/?utm_source=newsletter-2026-07-21

Anziani e qualità dell’assistenza

In questi giorni di luglio, estivi e di caldo torrido, Torino e la Regione Piemonte sono diventati il centro di un dibattito sull’assistenza agli anziani. L’obiettivo principale è riorganizzare i servizi di cura per gli anziani non autosufficienti, superando la frammentazione tra sanità, assistenza sociale e Inps.


 «Moltiplicare i posti letto non serve, va sostenuta l’assistenza a casa» − questa è la bussola da seguire. Il Piemonte, tra i risultati raggiunti sul PNRR, può vantare il successo dell’Assistenza domiciliare integrata, o ADI, che ha già superato gli obiettivi previsti: 96.442 i nuovi pazienti assistiti, a fronte di un target di 62.063, un risultato che per la giunta testimonia il rafforzamento concreto della presa in carico dei pazienti direttamente al proprio domicilio. «Condividiamo la necessità di puntare sull’assistenza domiciliare, le Politiche sociali regionali stanno già rispondendo a questa esigenza in maniera nuova, attraverso strumenti come  ....

L'articolo di Fabrizio Mastrofini è a questo link:

https://www.settimananews.it/carita/anziani-qualita-della-assistenza/?utm_source=newsletter-2026-07-21

Aiuti internazionali, chi paga il conto?

L’Europa diventa il primo donatore mentre gli Usa riducono gli investimenti


Dietro i miliardi della cooperazione internazionale ci sono scuole, ospedali, acqua potabile, aiuti alimentari, diritti umani e istituzioni democratiche. Mentre l'Unione europea rafforza il proprio ruolo di principale donatore mondiale e gli Stati Uniti ridimensionano parte dei loro programmi, la geografia della solidarietà internazionale è destinata a cambiare. Qual è il destino dei migliaia di progetti nei Paesi più fragili e quindi di persone, comunità e diritti? ...

L'articolo di Marco Calvarese è a questo link:

Onu, fame nel mondo in lieve calo ma soffrono ancora in 645 milioni

Cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite, nel rapporto Sofi 2026 pubblicato oggi, evidenziano una leggera flessione nel numero di persone che soffrono per la mancanza di cibo.


Ma quasi l'8 per cento della popolazione globale soffre e persistono le disparità regionali. L'Africa conta il numero più elevato di persone affamate in termini assoluti, in un contesto di rapida crescita demografica. Il rapporto evidenzia che anche i progressi globali in materia di nutrizione materna e infantile restano insufficienti per rispettare gli impegni internazionali, compresi gli obiettivi nutrizionali al 2030. Indicatori quali l'arresto della crescita, il deperimento e il sovrappeso infantili, ...

La notizia di Valerio Palombaro è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-07/fame-malnutrizione-africa-mondo-bambini-onu.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La digitalizzazione della manifattura italiana

 La straordinaria rimonta digitale della manifattura italiana, che deve ora investire su competenze e coesione per trasformare il recupero in sviluppo reale

Per anni le imprese italiane hanno accumulato un vistoso ritardo nella transizione digitale legata alla quarta rivoluzione industriale. Un ritardo quasi scontato, se si considerano alcuni tratti strutturali: poche grandi imprese, un tessuto produttivo dominato da piccole e medie aziende, specializzazioni spesso mature, un sistema nazionale dell’innovazione debole, forti divari territoriali. A ciò si aggiungevano bassi investimenti in ricerca e sviluppo e carenze diffuse nelle competenze digitali. La storia recente, tuttavia, è stata meno lineare di quanto ci si potesse attendere ... 

L'analisi a cura di   è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/la-digitalizzazione-della-manifattura-italiana?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+27+luglio+%5B10582%5D

XXIII Domenica PA - Mt 18,15-20

Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse.


Matteo condividendo con noi il pensiero e l’agire di Gesù, ci ha mostrato come sia stato attento alla formazione dei discepoli come singole persone, poi come Comunità. Ci ha mostrato come si sia preoccupato di avvertire sulle esigenze della sequela, di come trasmetterla, delle difficoltà che si sarebbero incontrate e di come farvi fronte senza cedere a disillusioni, a pressioni contrarie ma facendo forza sul fatto che lui sarebbe stato comunque al loro fianco. Ha invitato a consegnare tutto nelle mani del Padre senza attendersi risultati immediati: le nostre attese, i “nostri” tempi non sono i suoi tempi e la maturazione della semente è diversa in ciascuna persona. Poi ha fatto sperimentare e testare al gruppo di discepoli senza di lui la reazione ai “venti contrari” e a comprendere assieme a loro che il suo messaggio è per tutti e non solo per le pecore disperse della casa di Israele.

Un passaggio centrale, quasi un momento di verifica è stato quando ha chiesto chi lui fosse per la gente e poi per loro. La corretta risposta di Pietro conteneva in sé una ambiguità: quale fosse il compito del Cristo atteso. I discepoli attendevano il Figlio di David che avrebbe restaurato il Regno di Israele e Gesù li avvisa immediatamente che lui è sì il Messia ma non ha questo compito: non sarà un vincente, tutt’altro. Pietro allora da mattone con il quale Gesù ha detto avrebbe costruito la sua chiesa, diventa una pietra d’inciampo.

Oggi, dopo aver iniziato il cammino verso Gerusalemme, Gesù inizia a porre attenzione a quanto può avvenire all’interno del gruppo dei suoi discepoli per giungere similmente anche all’interno delle nostre Comunità. Tutto il capitolo 18 è dedicato a come gestire quella gerarchia che inevitabilmente si sarebbe generata, come evitare gli scandali, quale atteggiamento avere averso chi si allontana, come favorire l’armonia interna, fino a quante volte accordare il perdono.

Il versetto precedente la pericope di oggi motiva quanto poi viene suggerito: “Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”. Tutto l’agire all’interno delle Comunità deve rispondere a quest’unico obiettivo: recuperare chi si è o si sta allontanando, stando coscienti che a nessuno è possibile disinteressarsi del fratello ed avere l’atteggiamento di Caino: “Sono forse io il guardiano di mio fratello?” (Gn 4,9). Sempre avendo presente un altro severo detto del Signore: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Lc 6,41-42). Vale a dire: prima di intervenire confrontati seriamente con l’Evangelo tenendo presente che lo scopo è quello di aiutare il fratello senza trattarlo come un nemico (2Ts 3,14-15), l’agire verso di lui deve essere dettato solo dall’amore verso di lui e per il suo bene.

Quindi “Se tuo fratello (è e rimarrà sempre tale) commette una colpa, va e …” non ammoniscilo, come riporta la nostra traduzione, ma “«convincilo»”. Non è la posizione di un superiore verso un inferiore, ma è la posizione del fratello che cerca di ricomporre l’unità, cerca di superare il dissidio inizialmente senza dare pubblicità al fatto “tra te e lui solo” e sei tu che devi andare verso di lui, senza toni accusatori da tribunale, ma nella dolcezza comprensiva, per fare un cammino con lui che aiuti tutti e due.

Solo in un secondo tempo coinvolgi due o tre persone “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20) a portare l’amore e la compassione del Padre che crea la pace nell’amore.

L’ultima tappa è il ricorso alla Comunità intera. Se nemmeno questo tentativo riesce, proprio come extrema ratio, escludilo ma tenendo sempre presente che il vero potere della Comunità è quello del perdono nella correzione fraterna. Il suo compito rimane comunque quello di amare anche chi si è allontanato, sempre rimanendo pronti a riaccoglierlo nella relazione fraterna. Pure l’esclusione deve tendere a questo nella coscienza che la chiesa non è composta solo da santi, ma anche da peccatori.

È un campo dove crescono grano e zizzania, è una rete che prende ogni tipo di pesci, è un banchetto cui sono invitati buoni e cattivi. Un peccatore rimane sempre un suo figlio e nessuna madre si vergogna mai di un figlio. Bisogna fare attenzione che quel “legare e sciogliere” ha a che fare con il perdono di Dio ed è una grande responsabilità data alla Chiesa: chi siamo noi per poter “legare” al Padre la possibilità di perdonare? È la domanda che ci si deve sempre porre.

Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse. È l’immagine di un campo che fiorisce nelle varie forme e modalità della bellezza dell’amore.

(BiGio)

 

 

L’Islam, la Lega, la Costituzione

Non abbiamo ancora imparato la libertà religiosa. Appunti su una proposta di legge

Italy Muslim Prayer


 

Ci sono proposte di legge che preoccupano per ciò che dispongono. Altre per il modo in cui guardano alla società che pretendono di regolare. La proposta di legge 1385 appartiene, purtroppo, a entrambe le categorie. 

L’analisi di Alessandro Ferrari é a questo link:

https://www.settimananews.it/diritto/islam-la-lega-la-costituzione/?utm_source=newsletter-2026-08-11