Camilo Torres: il corpo del guerrigliero

Diverse fonti informative hanno annunciato, il 23-24 gennaio, il ritrovamento dei resti mortali del prete guerrigliero Camilo Torres Restrepo, ucciso il 15 febbraio 1966 «nel corso di uno scontro con i guerriglieri. Una unità della quinta brigata ha ucciso cinque uomini armati. Uno dei cadaveri è stato identificato come quello di Camilo Torres Restrepo» (comunicato del ministro della Guerra).


La notizia ha attraversato il paese e la memoria di questi decenni di conflitti armati e ha visto la convergenza del Governo (la salma sarà sepolta «con tutti gli onori», G. Pedro) e dell’ELN che auspicano la collocazione dei resti mortali del prete nel campus dell’Università nazionale di Bogotà, luogo dove la sua leadership si è esercitata in pienezza....

L'articolo di Lorenzo Prezzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/profili/camilo-torres-corpo-del-guerrigliero/?utm_source=newsletter-2026-02-03

La Cina dietro alle mosse del Pakistan in Libia

Un accordo militare tra Pakistan e Libia orientale apre uno spazio di influenza indiretta per la Cina nel Nord Africa, consentendo a Pechino di rafforzare la propria presenza strategica senza esporsi direttamente. Tra ambiguità legali, ritorno diplomatico cinese e proiezione militare pakistana, la Libia diventa un nuovo snodo di instabilità nel Mediterraneo allargato


Secondo il quotidiano di Hong Kong, autorevole e ben addentellato nel sistema cinese, la scelta del canale pakistano consente a Pechino di beneficiare del rafforzamento della propria industria militare senza assumersi apertamente i costi politici di una vendita diretta a una delle fazioni libiche. Il contesto resta altamente sensibile: la Libia è sottoposta a un embargo Onu sulle armi letali dal 2011, regime che – come riconosciuto da diversi rapporti delle Nazioni Unite – è stato ampiamente aggirato. ...

Il servizio di Ferruccio Michielin è a questo link:


Iran: l’appello dei riformisti per un referendum

Quelli di Mir Hossein Mousavi e di Mehdi Karrubi sono due nomi decisivi per la storia dell’Iran nella tempesta.


Mousavi è certamente uno dei protagonisti della storia dell’Iran rivoluzionario. L’ingegnere Mir Hossein Mousavi è stato legato all’ayatollah Khomeini, suo primo ministro dal 1981 al 1989, gli anni della guerra Iran-Iraq: poi si è dimesso, per profondi dissidi con l’allora Presidente Ali Khamenei. Caduto in disgrazia, è rimasto nell’ombra per circa un ventennio. È tornato alla ribalta nel 2008 quando ha preso la testa dei riformisti, dopo la fine dell’epoca di Mohammad Khatami, il presidente che voleva passare dallo scontro al dialogo tra civiltà. Di Khatami negli anni della sua presidenza Mousavi è stato un ascoltato consigliere. Così fu lui il principale candidato...

L'articolo di Cristiano Riccardo è a questo link:

https://www.settimananews.it/politica/iran-appello-riformisti-per-referendum/?utm_source=newsletter-2026-02-03

Un Ministero per proteggere le nostre imprese ma in un anno 429 sono passate in mani straniere

Nel 2022 tre proteggi le imprese italiane è nato un ministero ma in un solo anno 429 aziende italiane sono passati in mani straniere. La causa è l'assenza di politica industriale e incertezza su incentivi?


Nel 2022 il messaggio del nuovo Governo Meloni agli italiani era chiaro: vogliamo valorizzare il marchio italiano e blindare le nostre imprese. Un'ambizione che deve fare i conti con crisi iniziata la fine del 2007 e che ha portato il nel giro di 18 anni l'Italia perdere quasi un quarto della produzione industriale. Quindi prima di vedere com'è andata dall'insediamento di Meloni in poi, occorre considerare la situazione ereditata dal governo a settembre 2022.

Il servizio Dataroom di Milena Gabanelli è qui:



Ecco l’opzione b di Trump in Venezuela

Il regime chavista ne ha avuto abbastanza degli americani? Ad allontanare Trump dalla presidente ad interim ci sarebbe il rifiuto di prendere le distanze da iraniani, russi e cinesi. Per oggi è previsto un incontro a Washington tra il segretario di Stato Rubio e la leader dell’opposizione Machado. E intanto a Madrid…

“Basta con gli ordini di Washington sui politici in Venezuela, sia la politica venezuelana a risolvere le nostre divergenze”. Durante un incontro con un gruppo di lavoratori del settore petrolifero, Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela, ha detto di voler cambiare atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti, rispetto alla condiscendenza dimostrata dall’inizio dell’anno, in seguito all’arresto di Nicolas Maduro. Forse la nuova leader del regime venezuelano non vuole più cooperare con il presidente Donald Trump, o almeno compiere alcune delle condizioni, tra cui quella di ...

L'articolo di Rossana Miranda è a questo link:

https://formiche.net/2026/01/ecco-lopzione-b-di-trump-in-venezuela/#content

Le due vie. Quando la vita è viva?

Affrontiamo la morte altrui con paura, dolore, tristezza, rassegnazione, rabbia, ma se a morire sono dei giovani, e per di più tragicamente, sembriamo sprovvisti del sentimento adatto ad affrontare una realtà che interrompe il corso «naturale» della vita: i figli non dovrebbero morire prima di chi li ha generati.


Esiste la parola per chi perde i genitori (orfano), ma non quella per chi perde un figlio/a, un fratello, una sorella. Un vuoto emotivo e semantico tipico del mistero: ciò che non si riesce a nominare non si riesce a controllare, ci spiazza e ci chiede di rimanere aperti, di cercare, di crescere. La morte «anzitempo» svela la nostra concezione quantitativa della vita: più dura, meglio è. Ma longevo non è affatto sinonimo di felice, come ripetevano i Greci «Muore giovane chi è caro agli dei», perché la vecchiaia comporta dolore e fatica. Ma neanche giovane è sinonimo di felice, come sapeva Leopardi: «I giovani soffrono più che i vecchi e sentono molto più di questi il peso della vita nella impossibilità di adoperare sufficientemente la forza vitale» (Zibaldone). Non è questione di anni, ma di vita negli anni. E quando la vita è viva? 

L'articolo di Alessandro d'Avenia è a questo link:

Trump perde consensi sull'immigrazione, i Dem avanti di 8 punti per le midterm

Un nuovo sondaggio mostra che l'approvazione del presidente crolla su temi chiave come espulsioni e sanità. I democratici sono visti come più affidabili su economia, prezzi e assistenza sanitaria.


Donald Trump inizia il secondo anno del suo mandato con i dati di gradimento più bassi mai registrati, mentre i democratici conquistano un vantaggio significativo in vista delle elezioni di midterm del 2026. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers e Verasight tra il 14 e il 20 gennaio su 1.532 adulti americani. L'approvazione complessiva del presidente si ferma al 40%, contro il 58% di disapprovazione. Si tratta del dato peggiore da quando è iniziato il monitoraggio. Particolarmente critica è la situazione tra gli elettori indipendenti: solo il ...


L'articolo redazionale è a questo link:


https://focusamerica.it/trump-perde-consensi-sullimmigrazione-i-dem-avanti-di-8-punti-per-le-midterm/

L’incertezza sul futuro è oramai elemento permanente nel Nord Est: inutile fare progetti

Anche limitando lo sguardo all’ultimo quinquennio, possiamo elencare: la pandemia da Covid-19; la crisi dei prezzi dell’energia; l’attacco russo all’Ucraina e quello di Hamas a Israele, con le conseguenti guerre. Infine, da gennaio è arrivato Trump a gettare ancora più scompiglio, con il balletto dei dazi annunciati e ritirati e la messa in discussione delle relazioni internazionali statunitensi e, quindi, degli equilibri mondiali.

Guardando alla serie storica, possiamo vedere come l’orientamento sia cambiato nel corso del tempo: nel 1998, la quota di consenso non andava oltre il 33%, mentre tra il 2005 e il 2016 sale e oscilla intorno al 48-49%. Nel 2021, invece, l’indicatore si ferma al 44%, registrando una leggera diminuzione, per arrivare all’attuale 56%. Quest’ultimo, dunque, è il valore più alto mai registrato: rispetto al 1998, la crescita è di 23 punti percentuali.


La presentazione dei dati della ricerca a cura di Natascia Porcellato è a questo link:



Il commento di Ilvo Diamanti:

L’insicurezza fa parte della nostra vita. Del nostro mondo. Tanto più quando il mondo appare davanti ai nostri occhi in diretta, senza pause. E viene riproposto sui media in tempo reale. Perché così diventa lo specchio di avvenimenti inquietanti, che generano paure. O meglio: “paura”. E la paura, com’è noto, fa audience. Tiene alto l’indice degli ascolti. Basta vedere lo spazio dedicato, sui media, agli avvenimenti più inquietanti. Omicidi, aggressioni, guerre. Fatti che, ovviamente, non sono “inventati”. Al contrario. Ma vengono, comunque, riprodotti ed enfatizzati. D’altronde, viviamo in un mondo nel quale l’incertezza è un sentimento comprensibile. Perché tutto cambia in fretta. Così anche il presente è già passato. Antony Giddens, un sociologo tra i più autorevoli, ha scritto che in questi tempi di globalizzazione tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in qualsiasi momento, ha effetto su di noi, nello stesso momento. In qualunque luogo. Il sondaggio condotto da Demos e presentato oggi sul Gazzettino conferma quanto questa affermazione sia fondata, alla base del sentimento di incertezza diffuso, che coinvolge un’ampia parte dei cittadini del Nord Est. Oltre metà delle persone intervistate. Il 56%. La quota più ampia rilevata dal 1998. Quindi, da oltre 25 anni. D’altra parte, non è difficile immaginare le ragioni di tanta ... insicurezza. Basta guardarsi intorno. Vicino e lontano. Perché l’immagine del mondo influenza la nostra percezione degli altri e degli ambienti vicini. E la paura, come si è detto, è ri- prodotta in diretta. Talora in modo “irreale”. Isolando e riproducendo “frammenti di realtà” de-contestualizzati. Per moltiplicarne gli effetti. Tuttavia, non c’è bisogno di “inventare” la realtà, in questi tempi. Basta rivolgere lo sguardo poco oltre i nostri confini. Verso l’Ucraina e la Russia. O verso il Medio Oriente. A Israele, dove la Palestina è da tempo luogo di guerra. Di massacri senza fine. Ma, soprattutto, è sufficiente ascoltare quanto afferma, in modo continuo, il presidente degli USA, Donald Trump. Ri-eletto nello scorso novembre e ri-insediato a gennaio. Da allora non ha smesso di lanciare minacce pesanti all’Europa. Promettendo interventi ad alto rischio per l’economia europea. E, quindi, per i nostri mercati, Che dipendono in modo rilevante dagli USA. Mentre sull’altro versante, incombe la Russia di Putin. Non sorprende, allora, come mostra il sondaggio di Demos per il Gazzettino, che nel Nord Est (e non solo) la maggioranza dei cittadini guardi il futuro personale e della propria famiglia con timore. E paura. Perché l’economia dipende in larga misura dai mercati internazionali. Europei. E non solo. E ciò accentua il senso di insicurezza soprattutto nelle fasce più deboli, più esposte alle tensioni economiche che attraversano il territorio. Per questo motivo l’unica certezza è ... l’incertezza.

V Domenica del Tempo Ordinario - Mt 5,13-16

Essere “sale della terra” e “luce del mondo” sono appellativi che non hanno nulla di trionfalistico, né tanto meno possono ingenerare nei discepoli presunzione od orgoglio; sono il richiamo a una responsabilità che può essere disattesa, è l’affermazione di ciò che l’umanità ha il diritto di attendersi dai credenti, pena il loro divenire insignificanti.



Nelle ultime domeniche, dopo la Teofania di Dio celebrata unitariamente nelle tre feste del Natale dell’Epifania e del Battesimo, la liturgia ha iniziato a farci porre l’attenzione su chi sia il discepolo e a cosa sia chiamato. Innanzitutto è un dono che chiede, se accolto, di essere vissuto testimoniandolo non puntando il dito verso se stessi ma verso qualcosa da scoprire facendo intravedere come abbia modificato o formi il nostro vivere. L’immagine data è quella di un traghettatore che si fa tramite per un incontro con un terzo o una terza realtà della quale scoprirne la bellezza, la novità, la gioia senza mettersi davanti a ciò che si porge, senza vantare meriti.

Poi Gesù ha iniziato a proporre cosa questo significhi e a cosa è chiamato il discepolo con l’invito ad essere “pescatori di uomini” tirandoli fuori dal mare del male insegnando, annunciando la buona novella e curando instancabilmente ovunque senza rimanere fermi ma disponibili a tutto quanto lo Spirito continuerà ad inviarci a realizzare.

Con le Beatitudini ci sono stati consegnati degli obiettivi, il primo e fondante di tutte le altre è il diventare degli “anawim” di Dio (ovvero i “poveri” di Dio) termine che ha nulla a che fare con condizioni economiche. Sono tali coloro che riconoscono la propria realtà, i propri limiti difronte alla grandezza di Dio e spogliati dall’orgoglio si affidano a lui nella più grande fiducia per essere guidati nella vita e farsi le sue mani operose. Non si basano sulle proprie forze, non si percepiscono autosufficienti ma riconoscono la propria fragilità, la debolezza della propria condizione umana, si affidano alla sua misericordia. Sono coloro che non trattengono nulla per sé ma si mettono in tutto a disposizione degli altri, per questo loro modo di vivere possono anche essere osteggiati e perseguitati.

Oggi Gesù traduce concretizzandolo il suo messaggio impiegando due immagini. Innanzitutto i discepoli con la loro missione sono chiamati ad essere il “sale della terra” allo stesso modo con il quale lo è la Torah della quale, come afferma la sapienza ebraica, il mondo non può fare a meno.

Il sale ha una pluralità di significati e utilizzo: non serve solo per dare sapore ai cibi. È usato anche per conservare gli alimenti e nell’antichità, era usato anche per confermare l’inviolabilità dei patti: i contraenti compivano il rito di consumare insieme pane e sale o sale soltanto. Questo accordo solenne era detto “alleanza di sale” ed è chiamata con questo nome l’alleanza eterna stipulata da Dio con la dinastia di Davide (2 Cr 13,5). 

Questo per dire che i discepoli sono chiamati con il loro agire a impedire le corruzioni, a conservare e a ricordare a tutti il “patto” e l’amore di Dio: nessun peccato potrà mai incrinarne la fedeltà che lo lega all’uomo. Con la loro vita è chiesto ai discepoli di essere la prova che anche all’uomo è possibile rispondere a questo amore, basta lasciarsi guidare dallo Spirito.

È però necessario non far perdere il sapore all’Evangelo e c’è un solo modo di combinare questo guaio: mischiare il sale con altro materiale che ne alteri la purezza e la genuinità. Si è sale se si accolgono integralmente le proposte del Maestro, senza aggiunte, senza modifiche, senza “ma”, senza “se” e senza quei “però” con i quali si tenta di ammorbidirle, di renderle meno esigenti, più praticabili.

In queste settimane il tema della luce è apparso più volte. Per i discepoli è il Signore stesso e che loro possono solo riflettere vivendo le Beatitudini. Le parole di Gesù “voi siete sale … voi siete luce” non affermano dunque una situazione di fatto, ma immettono il discepolo attraverso l’ascolto e la fede in un percorso di recezione, accoglienza per farle diventare concrete, prassi quotidiana. È però necessario fare attenzione che il compito di essere sale della terra, non significa che il mondo debba diventare una saliera: diventerebbe un invivibile deserto di sale come quelli esistenti nelle Ande. Analogamente essere luce del mondo non significa far scomparire la tenebra e le zone d’ombra: una luce abbagliante non illumina, ma produce cecità. Inoltre non dice “voi siete luci” al plurale ma “luce” al singolare perché è come “corpo ecclesiale” che si è la luce del mondo. Non ci viene poi chiesto di fare le nostre opere davanti agli uomini per essere visti da loro, ma che queste risplendano davanti agli uomini portandoli a dare gloria a Dio, non a chi le ha compiute. Essere “sale della terra” e “luce del mondo” sono appellativi che non hanno nulla di trionfalistico, né tanto meno possono ingenerare nei discepoli presunzione od orgoglio; sono il richiamo a una responsabilità che può essere disattesa, è l’affermazione di ciò che l’umanità ha il diritto di attendersi dai credenti, pena il loro divenire insignificanti.

Lo si è anche quando si riduce il rapporto con Dio all’adempimento scrupoloso delle pratiche religiose, mentre si offre sapore e luce condividendo il pane con chi ha fame e l’acqua con chi ha sete, vestendo gli ignudi e ospitando chi non ha casa, che assistendo il malato e difendono chi subisce ingiustizia.

(BiGio)

Il post teismo e l’incarnazione

Dio non è più concepito come un soggetto soprannaturale che interviene dall’esterno nella storia, ma come il Mistero immanente del reale


La rilettura post-teista dell’incarnazione rappresenta uno sforzo teologico serio e coraggioso, capace di liberare la fede da immagini idolatriche di Dio e di restituire centralità all’umano, alla storia e alla responsabilità etica. Tuttavia, quando viene condotta fino alle sue estreme conseguenze, essa sembra esposta a un rischio significativo...

Il pensiero di Gilberto Borghi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/il-post-teismo-e-lincarnazione/