Ucraina, la strage dei bambini uccisi o feriti a luglio: è il numero più alto dal 2022

Secondo il dato diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto Onu, sono 183 i minori colpiti nel mese scorso dagli effetti del conflitto. Rispetto a giugno, quando le vittime erano state 123, l’aumento è del 50 per cento. E sul terreno la guerra non rallenta


Non è un caso che nei raid di queste ore ad essere colpiti siano i più piccoli: 183 è il numero dei bambini uccisi o feriti in Ucraina a causa della guerra russa nel solo mese di luglio. Un bilancio cresciuto del 50 per cento in appena un mese: a giugno le vittime tra i minori erano state 123, un numero che rappresentava già il livello più alto degli ultimi quattro anni. Dietro le cifre c’è una guerra che continua a ...

L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/ucraina-guerra-russia-bambini-putin-zelensky-usa.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Nel silenzio la scienza è più debole

Per quanto riguarda il dramma del Covid, l'ultima audizione di Anthony Fauci al Congresso degli Stati Uniti segna la fine di una lunga battaglia. E sancisce la vittoria, per abbandono del campo di gioco, dell'antiscienza sulla scienza.


Alla fine rimangono loro. I detrattori, i negazionisti, i tendenziosi, i teorici del complotto. Quando tutti gli altri si sono stancati, o semplicemente sono passati oltre, loro sono ancora lì. Hanno una tenacia diversa, e forse più motivazione. Ormai lo abbiamo visto succedere in molti casi. Non solo con la pandemia, anche con l’invasione russa dell’Ucraina, con i cambiamenti climatici.

Lentamente le pagine dei giornali, i palinsesti televisivi e i social media si svuotano delle voci più caute. Le voci di chi analizza, di chi tiene in considerazione i dati ...


L'articolo di Paolo Giordano è a questo link:


https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202608/260810giordano.pdf

Cosa cambiano per noi comuni mortali le acquisizioni tra banche

Come clienti, ci deve importare per esempio se Intesa Sanpaolo compra MPS? Ci sono conseguenze sul costo di mutui e conti correnti?


Un lato poco raccontato delle operazioni grandi ed eclatanti del cosiddetto “risiko bancario” è quello delle conseguenze concrete per i clienti delle banche che in questi anni, e anche negli ultimi giorni, ne sono state protagoniste. “Risiko bancario” è l’espressione con cui ci si riferisce al continuo fermento di acquisizioni e fusioni del settore, che sta portando alla creazione di banche sempre più grandi e che secondo la teoria economica dovrebbe avere due obiettivi: che gli istituti diventino ...

L'articolo di Mariasole Lisciandro è a questo link:

Nigeria, sempre più persone prigioniere di una crisi dimenticata dal mondo

L’emergenza sfollati opprime il Paese africano e i suoi abitanti che a milioni sono costretti a vivere lontani dalle proprie case per sfuggire alla violenza e alla crisi climatica. Il Norwegian Refugee Council denuncia che quella nigeriana rappresenta uno degli esempi più evidenti di emergenza umanitaria trascurata dalla comunità internazionale


Una crisi immensa per dimensioni e conseguenze, rimasta ai margini dell’agenda internazionale. Nel nord-est del Paese, nelle regioni centrali e in diverse aree del nord-ovest, intere comunità sono state cancellate dalla violenza: villaggi abbandonati, terre lasciate incolte, famiglie spezzate da anni di conflitti armati, attacchi dei gruppi jihadisti, incursioni di bande criminali e un clima di insicurezza permanente. Il bilancio umano è devastante. Milioni di persone hanno dovuto abbandonare ...

L'articolo di Francesco Citterich è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/nigeria-crisi-umanitaria-violenza-norwegian-refugee-council.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Enzo Bianchi: ritorno al passato

Se il titolo del commento che Enzo Bianchi ha dedicato allo scisma lefebvriano sembra promettente, suona infatti Dopo lo scisma. “Bisogna andare avanti”, alla lettura questa frase, di papa Leone, viene gradualmente svuotata di senso. Non è difficile accorgersi, leggendo il testo, che la parola di papa Leone risulta capovolta: non si tratta di “andare avanti”, ma di “tornare indietro”.


Di fronte al suo  testo ho pensato che mai avrei creduto fosse possibile leggerlo dalla mano di Bianchi, se non fosse divenuto, davanti ai miei occhi, una cosa reale e innegabile. Soprattutto sembra paradossale che di tutto il Concilio si chieda il rispetto soltanto di tre testi (tre Costituzioni) lasciando cadere una Costituzione (GS) insieme a ben 12 testi (le Dichiarazioni e Decreti) nella indifferenza. Questo mi pare il punto più problematico e davvero incredibile. A coloro che celebrano col VO non si dovrebbe chiedere nulla né sul piano ecumenico, né sul piano del dialogo interreligioso, né sul piano della libertà di coscienza… 

La critica di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.settimananews.it/liturgia/bianchi-ritorno-al-passato/

perchè negare un funerale?

Il vescovo Antonio Suetta ha deciso di non consentire le esequie a Mario Tarducci, già maestro venerabile di una loggia massonica. La decisione, però, non sembra essere così tranquilla.


Intanto bisognerebbe chiarire il senso teologico e pastorale delle esequie. La Messa esequiale non è una celebrazione nella quale la Chiesa dichiara: “Questa persona è salva”. È, al contrario, una preghiera per il defunto, che viene affidato alla misericordia di Dio, in cui si prega per la sua purificazione e si manifesta la speranza nella risurrezione....

L'articolo di Gilberto Borghi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/perche-negare-un-funerale/

XX Domenica PA - Mt 15,21-28

L’impulso alla discriminazione e la tendenza a erigere barriere fra buoni e cattivi, fra puri e impuri, fra santi e peccatori sono profondamente radicati in noi e riemergono nelle forme più svariate: nella paura del confronto, nell’incapacità di gestire un dialogo aperto, sereno e rispettoso con chi ha opinioni diverse; a volte tali impulsi si mimetizzano dietro la denuncia di pericoli reali, il sincretismo, l’irenismo, la perdita d’identità, la rinuncia ai propri valori. 


Domenica scorsa Gesù “costringe” i discepoli a provare da soli che cosa significherà andare nel mondo ad annunciare il Regno di Dio e la loro barca (immagine della Chiesa) viene sballottata dalle onde del lago nell’oscurità della notte che rappresenta l’essere all’interno di una realtà se non ostile, almeno non certo accogliente. Gesù a un certo punto si fa presente, li rassicura di essere lui e, a Pietro che lo ha sfidato, tende la mano per salvarlo, le acque si calmarono e giunsero all’obiettivo indicato.

Ma a chi deve essere annunciato l’avvento del Regno di Dio? Quando Gesù aveva inviato i discepoli a due a due in missione aveva espressamente indicato di svolgere il compito assegnato solo alle “pecore disperse di Israele” escludendo esplicitamente tutti gli altri.

 In quel tempo in Israele erano molte le correnti di pensiero. Una di queste, minoritaria, aveva elaborato questa parabola: Un agricoltore aveva piantato nel suo campo ogni sorta di alberi e li aveva coltivati con cura; attese molte primavere e molte estati, ma rimase deluso: tante foglie, qualche fiore, ma nessun frutto. Stava per appiccare il fuoco al campo quando, su un ramo un po’ discosto, vide una melagrana. La colse e la assaggiò: era deliziosa. “Per amore di questo melograno – esclamò felice – lascerò vivere tutti gli altri alberi del mio giardino”. 

Similmente – concludevano i rabbini di quella corrente di pensiero – per amore di Israele Dio salverà il mondo intero.

Non è certamente ispirato a queste conclusioni l’agire di Gesù nel racconto dell’Evangelo di oggi. Mentre con il gruppo di discepoli si sta dirigendo verso la zona di Tiro e Sidone una donna di quei luoghi, quindi una cananea, si mise a gridare chiedendogli aiuto. I cananei sono quel popolo che, secondo il libro del Deuteronomio, devono essere votati allo sterminio, quindi sono disprezzati e gli ebrei cercavano di non aver nessun contatto con loro e li ritenevano senza alcun diritto. 

La donna insiste e Gesù inizialmente è sprezzante, non la degna di uno sguardo, non le rivolge nemmeno la parola ed è quello che i discepoli, un po’ discosti, si attendevano. 

L’insistenza della donna sta diventando imbarazzante così si avvicinano a Gesù e gli chiedono non di “esaudirla”, ma di “mandarla via”: è lo stesso verbo usato nell’episodio della condivisione dei pani quando si fa sera e gli suggeriscono di “mandare via” la folla perché potesse procurarsi da mangiare.

Gesù risponde loro che è stato inviato solo “alle pecore perdute della casa di Israele” quindi c’è poco da fare. 

La donna capisce. Sa di non essere del popolo eletto, è cosciente di non appartenere al “gregge del Signore” e di non avere alcun diritto, tuttavia confida in un possibile aiuto per sua figlia tormentata da un demonio, si avvicina e si prostra davanti a Gesù e implora: “Signore, aiutami!”.

Nonostante per tre volte si sia rivolta a lui chiamandolo “Signore” e una volta “Figlio di David” cioè come il Messia, come risposta riceve un’offesa: “Non è bene prendere il pane dei figli e buttarlo ai cagnolini!” (il termine usato si riferisce ai cani randagi che era usato per definire i non israeliti). La Cananea rispose: “eppure i cagnolini (qui il termine usato è quello dei cani di casa) mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” dando scacco matto a Gesù che, pieno di ammirazione, ne riconosce la fede e vi fa fiducia: “Grande è la tua fede (la tua fiducia in me), ti avvenga come tu vuoi”. “Da quell’istante sua figlia fu guarita”.

È la fede di quella donna, cosciente della sua realtà ma che non demorde, ad ottenere la guarigione della figlia e, prima di tutto, un’apertura di Gesù inaspettata dai discepoli. Forse qui c’è una sua “conversione” tanto che, presto, in quella terra pagana ci sarà una seconda condivisione dei pani: nell’agire di Dio non c’è alcun privilegio che conti.

L’impulso alla discriminazione e la tendenza a erigere barriere fra buoni e cattivi, fra puri e impuri, fra santi e peccatori sono profondamente radicati in noi e riemergono nelle forme più svariate: nella paura del confronto, nell’incapacità di gestire un dialogo aperto, sereno e rispettoso con chi ha opinioni diverse; a volte tali impulsi si mimetizzano dietro la denuncia di pericoli reali, il sincretismo, l’irenismo, la perdita d’identità, la rinuncia ai propri valori.

Di fronte a situazioni di emergenza c'è chi impera con lo slogan “prima noi e poi gli altri”, in particolare di fronte ai problemi dei rifugiati, dei profughi, delle immigrazioni, di fronte a problemi gravi come la casa, il lavoro, la salute, c'è l'imperativo “prima noi e poi se c'è anche gli altri”. No, tutti allo stesso tempo.

(BiGio)

Festa della Dormizione di Maria - Lc 1,39-56

I primi cristiani credevano profondamente che non si muore mai, ma si nasce due volte e la seconda volta è per sempre.  In Elisabetta e Maria appare chiara la convinzione che ciò che il Signore dice è realtà in chi l’accoglie anche se questo si scontra contro ogni evenienza (l’anzianità di Elisabetta) o il non conoscere uomo da parte di Maria.

 

Questa festa celebra il “transito” di Maria presso Dio dopo che ha vissuto il passaggio di Dio sull’intera sua esistenza. 

La tradizione patristica orientale ha elaborato una delle immagini più belle con le quali ci descrive questo fatto: l’icona della “Dormizione” di Maria. In essa si vede il cadavere di Maria sul catafalco nel luogo di morte e Gesù, rivestito già degli abiti gloriosi, che la guarda con profonda tenerezza. In braccio tiene una creatura avvolta in fasce che riposa sul suo petto: è Maria. I primi cristiani credevano profondamente che non si muore mai, ma si nasce due volte e la seconda volta è per sempre. La morte non è una fine, ma un nuovo inizio e con la morte le persone stanno nelle braccia di Gesù. Mentre nella vita era Maria che teneva in braccio Gesù ora con la morte è Gesù, il figlio, che tiene in braccio la madre.

L’icona dell’incontro tra Elisabetta e Maria che l’Evangelo di oggi ci propone spesso affianca talmente i due volti nell’abbraccio che due loro occhi sono così vicini da sembrare uno solo, a significare che le due donne hanno una unica modalità di guardarsi reciprocamente con lo sguardo di Chi ha visto ed è venuto incontro alla sterilità di una e alla piccolezza dell’altra che ha creduto, contro ogni evenienza, al compimento della Parola di Dio in lei (Lc 1,45).

Maria si è fatta spazio di accoglienza e dimora del Signore, non con una adesione a generici valori, ma accogliendo l’invito a mettersi in gioco personalmente per rendere operante ed efficace la Parola. 

Non è quello che Gesù ha invitato i discepoli a fare quando questi gli hanno suggerito di congedare la folla perché potesse arrangiarsi a trovare da mangiare visto che si faceva sera? 

In Elisabetta e Maria appare chiara la convinzione che ciò che il Signore dice è realtà in chi l’accoglie anche se questo si scontra contro ogni evenienza (l’anzianità di Elisabetta) o il non conoscere uomo da parte di Maria. È il Signore che fa tutto attraverso chi gli mette a disposizione il suo essere senza remore e senza protagonismi personali che possono diventare degli ostacoli sulla storia della salvezza operata da Dio.

Non per nulla Maria – ed è normalmente poco sottolineato – nel suo canto tiene assieme l’intervento di Dio sulla sua persona che diventa salvezza per l’intera umanità, mentre noi normalmente teniamo separati i campi sociali da quelli personali, l’azione dalla spiritualità, la vita dalla preghiera. Non si riesce così a cogliere lo sguardo del Signore sulla realtà dell’uomo, quello sguardo che gli ha fatto cambiare il suo programma quando la folla lo ha preceduto sul luogo che aveva scelto per starsene solo. Quel suo sguardo che continuamente ha chiesto e ci chiede di far nostro.

Maria è cosciente di chi è, della sua realtà, non accampa nulla per apparire diversa e si percepisce guardata, valutata nella sua semplicità non come un ostacolo ma come una ricchezza. La sorpresa di Maria è quella di aver riconosciuto un Dio che non solo parla e chiede ascolto, ma che anche guarda e scopre l’uomo nella sua realtà più intima, al di là delle sue difese senza per questo essere uno spione o un cercare di scoprire gli scheletri negli armadi che ciascuno di noi ha. 

Maria ci fa comprendere che lo sguardo di Dio non è mai di giudizio per farsi temere, ma è sempre di accoglienza, di una tale fiducia in noi nonostante noi stessi, che ci fa scoprire chi realmente siamo e ad accettarci così come siamo, con i nostri difetti, le nostre piccolezze, le nostre incapacità, le nostre fragilità. È uno sguardo che suscita vocazioni come ci racconta l’Evangelo nella chiamata dei primi discepoli; è uno sguardo di compassione che si fa incoraggiamento per le folle sbandate senza guide; è uno sguardo che se accolto diventa gioia come racconta Maria nel suo canto; è uno sguardo che ha una unica capacità: quella di generare vita superando i nostri tradimenti come a Pietro capitò di fare.

Basta avere il coraggio di aprire gli occhi e i nostri orecchi per riuscire a cogliere la sua azione tra di noi, nel nostro quotidiano e rendergli grazie per quanto lui riesce a fare in noi, con noi, attraverso noi.

(BiGio)

L’Odissea di Xi nella confusione occidentale

Il congresso del partito del 2027 potrebbe ampliare i poteri del presidente. Sta vincendo, ma affronta pressioni interne ed esterne. Il caos internazionale gli è utile, anche se la situazione è delicata.


Ha più di un anno per prepararsi, senza sfidanti all’orizzonte. Ha portato a termine un’epurazione senza precedenti dell’esercito senza alcuna resistenza da parte di alcuna organizzazione di partito. Il PCC è nato praticamente dall’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), e l’esercito è sempre stato il kingmaker della politica....

L'analisi di Francesco Scisci è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/odissea-di-xi-nella-confusione-occidentale/?utm_source=newsletter-2026-08-04

Marocco: la crescita non basta

Non un Paese in ginocchio, ma una delle economie più solide d’Africa: è il paradosso al centro dell’editoriale con cui Agence Ecofin, testata di informazione economica panafricana, legge i fatti di Ceuta del 30 e 31 luglio. L'episodio non va letto come il sintomo di uno Stato fallito, ma come un monito per l’intero continente.



l Marocco è oggi la prima economia africana per industrializzazione secondo la Banca africana di sviluppo (AfDB), e tra le prime sei per prodotto interno lordo (PIL), con circa 130 miliardi di euro. L’automotive è diventato il primo settore dell’export del Paese, con quasi 11 miliardi di euro in valore e 700.000 veicoli l’anno; il porto di Tanger Med è collegato a più di 180 scali nel mondo. È, scrive Linge direttore editoriale della pubblicazione, quasi esattamente il modello di sviluppo che si raccomanda alle economie africane, ed è proprio qui che scatta il meccanismo di Ceuta...

L'articolo di Rivista Africa è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/marocco-la-crescita-non-basta/