Normalmente sentirsi “tentati” lo si intende con l’essere “attratti dal proibito” ma non è questo il senso biblico di questo termine. È piuttosto un momento di verifica della solidità delle nostre scelte, è un’occasione di crescita. Non è altro che essere sottoposti a una prova, a un esame; si potrebbe meglio definire queste prove parlando piuttosto di “test” oppure di “seduzioni”
In queste Domeniche dopo le teofanie del periodo natalizio, Gesù ha chiesto ai suoi discepoli di diventare dei testimoni, indicando quali siano le condizioni per poterlo essere realmente e il loro contenuto che è l’esperienza del Regno già presente in mezzo a noi. Il centro di questa esperienza sono le Beatitudini con l’invito ad essere degli anawim (=poveri) di Dio che è la coscienza della propria realtà nei confronti del Padre che ci invita ad imitarlo diventando “sale della terra”. Avere cioè la capacità di conservare intatto il kerigma (il sale veniva usato per conservare i cibi, stabilire patti), per essere “luce per il mondo” riflettendone l’identità senza cercare di rendere meno esigenti e più praticabili suoi contenuti: non uno iota della Torah va cancellato o modificato. Vanno invece compresi correttamente nelle loro esigenze superando il legalismo.
Oggi con l’inizio della Quaresima la Liturgia ci mostra cosa questo abbia significato per Gesù e come lui per primo sia riuscito a rimanere fedele alle esigenze dell’essere testimone del Regno che ha portato ed inaugurato nella creazione. Infatti dopo il Battesimo, che riafferma la sua immersione nel mondo facendo suo il vivere dell’umanità, non continuano visioni celesti ma come per tutti noi si manifesta la possibilità dell’idolatria, il faccia a faccia con il diavolo, con la possibilità di ritrovarsi separati dal Padre (questa è la sua azione). La Lettera agli Ebrei di Paolo è chiarissima su questo quando afferma che Gesù è stato “tentato in tutto come noi, senza però peccare” (Eb 4,15) ed è per questo che “può soccorrere quelli che sono tentati” (Eb 2,18).
Gesù non rimuove la tentazione, ma accetta di misurarsi con questa e i quaranta giorni e le quaranta notti stanno a dirci che questo è accaduto per l’intera sua vita come accade a tutti noi (allora quaranta era la durata media della vita degli uomini; ricorda pure i 40 anni dell'Esodo). In controluce c’è l’esperienza dell’Esodo e tre suoi fondamentali esperienze: la manna e le quaglie fornite da Dio difronte alla fame del popolo (Es 16 e Dt 8,3 su ciò che nutre realmente l’uomo); Massa e Meriba (Es 17,1-7) nella quale il popolo aveva messo in dubbio la vicinanza di Dio, episodio che finisce con la proibizione di metterlo alla prova (Dt 6,16); il vitello d’oro (Es 32) completato dall’invito ad adorare solo Dio (Dt 6,13).
Portandoli nell’oggi riguardano il modo di rapportarsi con tre realtà: le cose, Dio e le persone. Nel momento della debolezza (fame), della disperazione che può portare alla rinuncia della vita, del miraggio del diventare padroni di se stessi e degli altri attraverso il raggiungimento del potere assoluto invece che del servizio. Gesù “vince” attraverso l’aderenza piena alla Parola della Scrittura che non è un semplice “ricordo”, ma l’averla posta al centro della propria vita come guida fino a diventare una cosa sola con essa.
Normalmente sentirsi “tentati” lo si intende con l’essere “attratti dal proibito” ma non è questo il senso biblico di questo termine. È piuttosto un momento di verifica della solidità delle nostre scelte, è un’occasione di crescita. Non è altro che essere sottoposti a una prova, a un esame; si potrebbe meglio definire queste prove parlando piuttosto di “test” oppure di “seduzioni”. Certo c’è il pericolo che si sbagli ma lo Spirito è chiamato a sorreggerci, a correggerci nella misericordia. È lui che trasporta Gesù nel deserto ma non lo lascia solo, rimane al suo fianco come lo è sempre al nostro.
Riportando l’attenzione sulle “seduzioni”, nella prima si è visto come l’episodio di riferimento sia quello della manna e delle quaglie durante l’Esodo, nel quale Dio opera pedagogicamente per educare il suo popolo all’uso dei beni controllando l’avidità, a dare il giusto valore alle realtà di questo mondo. Viene così denunciato quando si accumula per se stessi come lo sperperare: sono comportamenti suggeriti dal divisore, il diavolo.
Per questo la Quaresima sollecita all’elemosina ma che non è il lasciare cadere qualche briciola più consistente dalle nostre tavole più o meno ricche. È piuttosto una provocazione a rivedere radicalmente il modo di gestire i beni di questo mondo chiedendoci, per esempio, se si ha chiara in mente la linea di demarcazione fra il previdente e l’avido.
Nella seconda seduzione il diavolo usa la stessa Scrittura: “Sta scritto…”. Due sono le avvertenze che questa ci pone. La prima è il rimanere attenti a interpretare bene la Parola e a non utilizzarla per i nostri scopri magari estrapolandola dal suo contesto. La seconda è quando scivoliamo a chiedere al Signore non che ci dia la forza per superare le difficoltà nelle quali ci troviamo, ma a delegare a lui il rivolverle, chiedendo dove lui sia se questo non avviene.
La terza seduzione riguarda il potere grande o piccolo che possiamo usare sugli altri adeguandoci ai principi di questo mondo. Abitudine facilmente riscontrabile anche a livello ecclesiale quando, facendo perno su privilegi di status o di ruolo, vengono prese decisioni autonome al di fuori di ogni sinodalità o collaborazione. Gesù afferma che l’unica possibilità corretta è quella di non servirsene, di agire invece al contrario servendo i fratelli e tutti gli uomini.
(BiGio)
