XIX Domenica PA - Mt 14,22-23

Questo di oggi non è il racconto di un altro prodigio (Gesù cammina sulle acque), ma una pagina di teologia che desidera farci comprendere più di un aspetto di che cosa comprenda la vita di una comunità cristiana nella storia.



Dopo la notizia della morte del Battista Gesù aveva cercato un tempo di silenzio per fare memoria di quanto condiviso, raccoglierne l’eredità, capire come custodire e proseguire facendo tesoro della sua esistenza. Ma non gli era riuscito, una folla lo aveva preceduto sul luogo nel quale aveva pensato di ritirarsi e, difronte ai loro bisogni e sofferenze, prova compassione e non si sottrae. Anche i discepoli si interrogano sul bisogno di mangiare che avrà la folla e Gesù li invita a mettersi in gioco condividendo quel poco che hanno e ne avanzerà.

Subito” dopo, prima ancora di congedare la folla, “costringe” i discepoli a risalire in barca e a dirigersi verso l’altra riva del lago. Lui rimane finalmente da solo a pregare nel silenzio della notte. Prima ancora dell’alba si muove per raggiungere i discepoli camminando sulle acque. Non è il racconto di un altro prodigio, ma una pagina di teologia che desidera farci comprendere più di un aspetto di che cosa comprenda la vita di una comunità cristiana nella storia.

La barca rappresenta la comunità, nell’attraversamento del mare trova vento contrario e fa fatica a raggiungere il suo obiettivo, il lago è in tempesta, le onde sballottano la barca ed è notte. Il buio è l’immagine del disorientamento, del dubbio che coglie anche il credente più convinto. In certi momenti, persino chi è animato da una solida fede si sente solo, fa l’esperienza angosciante del silenzio di Dio e si chiede se le sue scelte, i suoi sacrifici, il suo impegno per il bene abbiano un senso.

Le acque e la forza delle onde che sballottano e stanno quasi per travolgere i discepoli che fanno fatica a governare la barca pur essendo esperti pescatori. Sono prove alle quali sono, saranno e siamo costantemente sottoposti. 

È anche la prima volta che si trovano soli senza la loro guida alla quale si affidavano totalmente per risolvere ogni problema. Gesù li “costringe” nuovamente a mettersi in gioco come ha appena fatto chiedo loro di “darsi da mangiare” alla folla e si trovano in difficoltà a realizzare quello che Gesù ha chiesto loro: raggiungere l’altra riva. Non ci riescono in una intera notte quando bastano una manciata di ore. 

La Chiesa, le comunità non hanno obiettivi loro; hanno il compito che Gesù ha loro affidato: immergere (=battezzare) nel Regno del Padre ogni realtà. Certo gli strumenti cambiano costantemente ma la riva da raggiungere rimane quella. Non si deve confondere questa con i mezzi che altrimenti diventano onde che possono travolgerci.

Ci si sente soli quando al posto del Signore mettiamo la nostra intelligenza, le nostre iniziative, le nostre analisi, i nostri strumenti. Certo servono ma solo se si ha coscienza che l’Emmanuele, il Dio con noi, è e rimane Lui, se il nostro sguardo rimane fisso su di lui, ma anche con la più grande fede non è sempre facile percepire la sua presenza, la sua guida. Il percepirlo non è mai una cosa da dare per scontata ma sempre da decifrare, da scoprire. 

Il dramma di quei discepoli, come il nostro, è la coscienza del mandato ricevuto da Gesù e lo scoprirsi impotenti a realizzarlo. Qui nasce una frustrazione che può portare al dubbio, alla paura, alla contestazione, alla protesta anche nei suoi confronti che sono difficoltà reali alla nostra possibilità di riconoscerlo quando si avvicina a noi; non siamo noi che andiamo verso di lui, è sempre il contrario e questo episodio lo conferma.

Vedendolo, i discepoli sulla barca lo scambiano per un fantasma e urlano di paura e “subito” (è la seconda volta che questo avverbio di tempo compare in questo brano, ce ne sarà una terza) Gesù li rassicura “Io sono (sono in greco le due lettere iniziali del nome di Dio e non “sono io” come traduce la CEI), non abbiate paura”. Pietro però rimane incerto e lo sfida: “se sei tu (esattamente come il diavolo nel deserto, tanto è vero che più avanti Gesù lo rimprovererà chiamandolo proprio “satana”) comandami di venire verso di te sulle acque”. Il suo desiderio è accolto ma si impaurisce e sta per affondare allora “grida Signore, salvami! E subito Gesù tese la mano, lo afferrò”. È interessante: quando aveva chiamato Simone, l'aveva invitato ad essere pescatore di uomini e invece è lui che deve essere pescato… risaliti sulla barca il vento e le onde cessarono.

Le mani di Gesù sono e rimangono sempre tese, pronte a rialzare chi è caduto pur all’interno di un rimprovero che suona con dolcezza: “Perché hai dubitato?”. È questo che lo fa riconoscere come il Figlio di Dio. È questo l’insegnamento per noi e per l’intera Chiesa in questo periodo per alcuni segnato da difficoltà, separazioni, durezze, contrapposizioni.

(BiGio)

 

 

 

Bolivia. Goccia a goccia, la sfida dei contadini sulle Ande

Nel municipio di Sacaba, famiglie e cooperative diversificano le colture e trasformano la crisi climatica in opportunità. Al loro fianco l'ong Yachay Chhalaku e l'italiana Aspem, della Federazione Focsiv


Goccia a goccia, per far crescere broccoli, lattughe e cavolfiori sulle Ande, insieme alle patate e al mais. Nel municipio rurale di Sacaba, nella regione di Cochabamba, in Bolivia, a oltre 2.700 metri di altitudine, molte famiglie stanno trovando opportunità grazie a un’iniziativa che protegge le fonti idriche e migliora i sistemi di raccolta dell’acqua e gli impianti di irrigazione....

La notizia di Vincenzo Giardina è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/bolivia-agricoltura-focsiv-cooperazione-solidarieta-ande.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Occidente: rabbia, odio e nichilismo

Sta emergendo in quello che abbiamo chiamato Occidente, nell’evidente crisi dell’ordine liberale, un disordine ispirato da emozioni che oscillano tra rabbia e paura? Se così fosse cosa potrebbe caratterizzarlo nel suo sviluppo?


Per cercare una risposta occorre partire dalle possibili cause: potrebbero essere tante, tra queste si coglie  la paura dell’altro, una paura che ci fa ricordare del capro espiatorio, da quando il fenomeno migratorio ha assunto le dimensioni che ha. Che si dovessero «aiutare a casa loro» lo disse qualcuno, ma senza che seguissero fatti capaci di farlo realmente questo ha generato soprattutto il sospetto che si intendesse dire che non andassero aiutati qui....

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/occidente-rabbia-odio-e-nichilismo/

Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica

 Si è svolta nel Monastero di Camaldoli la 62ª Sessione di formazione ecumenica del SAE (Segretariato attività ecumeniche - aps) sul tema “Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica. Tu sei veramente un Dio misterioso (Is 45,15)”.


Donne e uomini, teologi/e, pastori/e, laiche e laici di diverse confessioni cristiane ed esponenti del mondo ebraico e islamico hanno riflettuto e si sono confrontati su presente e futuro della fede in un mondo che cambia. La sessione si è articolata in plenarie, laboratori, liturgie, meditazioni e momenti conviviali....

Per una sintesi dei contenuti del confronto, questo è il link:

https://www.saenotizie.it/sae/pagina-speciale-sessione-2026/area-speciale-sessione-2026.html

Cisgiordania senza pace: operazione elettorale israeliana?

 Villaggi assediati, moschee incendiate, soldati che scortano i coloni: la Cisgiordania brucia mentre Israele si prepara al voto.


Ogni giorno che passa in Cisgiordania lo spettro di una terza intifada si fa sempre più concreto. La violenza dei coloni – mai così intensa negli ultimi anni –, le operazioni delle Forze di difesa israeliane, i continui arresti di palestinesi e le conseguenti reazioni della popolazione locale sono tutti segnali di una situazione ormai prossima al punto di rottura. Non è ancora chiaro se ...

Il servizio dell'ISPIè a questo link:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=pxts/8-70.=&:1e34769&x=p   p&wx0b49c16dax.5g=swszsNCLM

Youtopic: il Festival Internazionale de "La Rondine" sul conflitto

Si sono spenti i riflettori su YouTopic Fest 2026, il Festival Internazionale sul Conflitto, che quest’anno ha ottenuto la prestigiosa Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana. L’energia racchiusa nei questi quattro giorni disarmanti continua a vibrare nel borgo di Rondine e nelle nostre comunità.


Il filo conduttore di questa edizione è stato l’INQUIETUDINE, intesa non come ostacolo o paralisi, ma come energia generativa da orientare verso la responsabilità e il cambiamento. Dai 4.000 giovani che hanno colorato la marcia iniziale da Arezzo fino alla grande festa finale nell’Arena di Janine, abbiamo dimostrato che un altro modo di abitare il tempo presente e i conflitti è possibile....

Per una paronamica deii contenuti questo è il link:


Per andare al sito di Youtopic e notizie su "La Rondine"questo è il link:

Non sono le armi a custodire la pace

Dalla Pacem in terris al Concilio Vaticano II, fino a Francesco e a Leone XIV, il magistero della Chiesa indica nel disarmo, nella fiducia tra i popoli e nel diritto internazionale le condizioni autentiche della pace. La storia contemporanea e gli studi sulla deterrenza mostrano infatti i limiti di una sicurezza fondata sull'equilibrio della paura


La storia moderna ci ha insegnato come la pace fondata sulla minaccia delle armi non sia una pace solida, ma un equilibrio precario, esposto all’errore, all’escalation e alla paura. La deterrenza promette sicurezza attraverso la forza, ma i fatti mostrano invece che l’accumulo degli armamenti tende ad alimentare tensioni, incidenti, conflitti per procura e nuove forme di instabilità. Il Concilio Vaticano II ha definito la corsa agli armamenti "una delle piaghe più gravi dell'umanità" e ha affermato che la pace non nasce dalla paura delle armi, ma dalla fiducia reciproca, dalla giustizia e dal diritto. ...

L'articolo di Fabio Colagrande è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-07/pace-disarmo-deterrenza-armi-leone-xiv.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

“A Ceuta un’Europa sempre più disumana conclama il declino della sua civiltà”

Quel che è accaduto nell’enclave spagnola in Marocco, a Ceuta, è certamente una trappola dei mercanti di morte e un evento scientemente organizzato e manovrato. Tuttavia, il suo valore simbolico è difficilmente sottovalutabile. È la dimostrazione lampante di un desiderio di libertà e di vita che giunge fino a noi dal Sud del mondo e che non può essere trattato solo come un problema di pubblica sicurezza.


Lasciare la propria terra, il proprio paese, non è cosa che nessuna donna e nessun uomo fa a cuor leggero. Partire significa andare verso l’ignoto, lasciare le sicurezze, abbandonare usi, costumi e tradizioni che hanno segnato la propria vita, rischiare l’incolumità di sé stessi e dei propri cari. Quante persone sono morte nel tentativo di attraversare il mare? Le stiamo contando con freddezza, senza renderci conto che sono vite umane, volti, sogni e desideri annegati per la speranza di una nuova patria. Al di là delle necessarie valutazioni politiche e dei provvedimenti legislativi, eventi come quelli di Ceuta rimangono la cartina di tornasole dello squilibrio...

L'intervento di Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo è a questo link:

Alle urne Israele farà i conti con i suoi errori strategici

Alle elezioni di ottobre gli israeliani giudicheranno la lunga èra Netanyahu e la strategia nazionale perseguita dal paese. Il 7 ottobre è la punta dell’iceberg del fallimento di una dottrina di sicurezza inadeguata. Come il rafforzamento di Hamas e degli agenti di prossimità iraniani negli ultimi anni è stato sottovalutato.


In Israele, le prime elezioni per la costituzione della nuova Knesset dopo il 7 ottobre 2023 assumono un ruolo politico e storico di primaria importanza. In vista dell’appuntamento elettorale che si terrà il 27 ottobre, una delle domande fondamentali che gli elettori israeliani si pongono è la seguente: il massacro perpetrato da Hamas è stato un episodio isolato o rappresenta la punta dell’iceberg? La maggior parte delle analisi converge verso la seconda ipotesi ovvero che ...

L'analisi di Limes è a questo link:

https://drive.google.com/file/d/1cYly3I7zyHOqxMZ67C_aQKYViunRddH5/view?usp=sharing

XVIII Domenica PA - Mt 14,13-21

Non basta dare il pane alla gente, occorre farsi pane per la gente: date loro VOI (stessi) da mangiare è l'invito


Dopo l’illustrazione delle condizioni della missione affidata, delle sue difficoltà, della necessità di far nostro lo sguardo attento e paziente del Padre, Gesù ha posto la sua attenzione sulle tentazioni che i discepoli si sarebbero trovanti davanti: il pensarsi unici e perfetti, grandi come un cedro secondo l’immagine di Ezechiele (17,22 ss). L’invito alle comunità invece è di considerarsi come un granello di senapa, senza scoraggiarsi secondo l’immagine del lievito nella pasta che, per fare effetto, ha la necessità dei suoi tempi. Il Regno poi è come un tesoro che sorprende quando lo si trova, cambia la vita e fa esplodere di gioia. È importante che i discepoli facciano quello per cui sono stati chiamati: essere pescatori di uomini sapendo che nella rete ci saranno pesci buoni e pesci marci che non è un giudizio morale ma una constatazione tra chi è pieno di vita e chi invece si è lasciato trascinare dalle logiche di questo mondo.

Oggi lo sguardo si allarga e parte dal fatto che a Gesù è giunta la notizia della morte del Battista, fatto che provoca in lui un’eco profonda, una risonanza non solo di tipo affettivo ma anche di quella che è stata una condivisione spirituale, un riconoscimento delle reciproche vocazioni, un seguirsi seppur nella distanza non solo geografica ma anche dell’evolversi del proprio pensiero, di una diversità che era ricchezza e non ostacolo nella comune obbedienza al Padre.

La morte di ogni persona significativa – è anche la nostra esperienza – lascia un vuoto e per elaborarla serve tempo. Si sente la necessità di un periodo di silenzio per fare memoria di quanto condiviso, raccoglierne l’eredità che ci ha lasciato, capire come custodire e proseguire facendo tesoro di quanto di prezioso ci ha insegnato anche se si è stati fianco a fianco solo per un breve periodo. Questo significa farne “memoria” che non è solo un “ricordo” come una foto che rimane fissata in un preciso momento storico, è un continuare a vivere quel rapporto seppur in un termine diverso, non certo in quello fisico che non è più possibile. È proiettarsi in una relazione diversa ma viva e vivificante. Quella morte diventa allora generativa e produttrice di vita.

Così fa Gesù che parte su di una barca per ritirarsi in disparte. La folla viene a conoscenza di dove è andato e, con tutte le sue sofferenze che si affiancano a quella di Gesù per la perdita di Giovanni, non lo raggiunge, ma lo precede. Da parte sua non c’è nessun moto di fastidio e nessuna ribellione come accadrebbe facilmente a noi: vorremmo stare in silenzio ma ci suonano il campanello, squilla il telefono, vibra il cellulare per un messaggio: è forte la tentazione di non rispondere e prima ancora di non guardare. Gesù invece percepisce le necessità di questa folla, ne prova compassione che non è un semplice sentimento, è un cogliere la realtà dell’altro e comporta azione che è ben più di quel “guarire” come viene tradotto il termine greco, è un farsene carico, un prendersene cura, un servire chi ha bisogno facendo attenzione alla dignità integrale della persona. Così passa la giornata e si avvicina la sera.

Anche i discepoli guardano la folla e con l’imbrunire la necessità di come e dove questa passerà la notte e di come troverà da mangiare. Non si interrogano su che cosa loro potrebbero fare e si rivolgono a Gesù indicandogli quella che secondo loro è la soluzione più ragionevole e migliore: congedarli perché si arrangino. La risposta che ottengono, desidera sollecitare una loro presa di responsabilità: mettete a disposizione quello che avete. Solo così il Signore potrà operare attraverso di loro. 

A volte la coscienza della mancanza di mezzi, come la coscienza dei nostri limiti ci ferma nel nostro agire, ma questo può anche impedire al Signore di intervenire nella storia passando attraverso quel poco che noi siamo e possiamo fare. La via che lui indica è quella della condivisione con quel “voi stessi date loro da mangiare” o meglio, secondo una traduzione più letterale: “date loro VOI (stessi) da mangiare”. È il significato dell’Eucaristia. In questa Gesù si fa pane, alimento di vita perché quanti lo accolgono, siano poi capaci a loro volta di farsi pane, alimento di vita per gli altri. Non basta dare il pane alla gente, occorre farsi pane per la gente.

In forza dell’abitudine generalmente non ci si fa caso alla preghiera durante la Presentazione delle Offerte anche perché con facilità è coperta dal canto ma è molto ricca: si ringrazia il Signore perché dalla sua bontà abbiamo ricevuto il pane e il vino frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Questo mettiamo nelle sue mani perché diventi quel Pane Unico che, condividendolo, ci faccia diventare il suo corpo, le sue mani. In questo modo diventiamo quei discepoli che hanno distribuito a una folla immensa cinque pani e due pesci (5 +2 = 7 cioè la pienezza e la perfezione divina) avanzandone per l’umanità intera.

(BiGio)