"Non nego i massacri di Israele ma ho un problema di vocabolario: uso solo le mie parole"

«La vecchiaia è l'età della disciplina, devi tenere insieme tutto, mente e corpo. Sono più attento alle piccole cose, ai dettagli, alle persone e ai loro comportamenti. Israele e Palestina: l'unica soluzione, i due Stati. Impossibile? Credo che oggi essere realisti significhi credere nei miracoli».


 L'intervista a Erri De Luca, a cura di Alain Elkann è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621delucaelkann.pdf

Un'altra riflessione critica sul post-teismo

Il termine post-teismo risale al pastore statunitense Frank Hugh Foster (1851-1935) ormai più di un secolo fa, ma si è diffuso solo nel nostro secolo, grazie agli scritti di teologi soprattutto di lingua spagnola. Occorre dire subito che il termine comprende personaggi e punti di vista anche diversi, per cui non è facile una sintesi che renda conto di tutte le differenze[1].


Si può comunque dire che il post-teismo vuole essere, in primo luogo, il superamento del teismo, intendendo per teismo l’idea di un Dio (theós) come ente o soggetto personale, onnipotente, esterno al mondo, in cui interviene a suo arbitrio.  La fine di questa, che è poi l’immagine biblica di Dio, porta con sé la fine di tutto l’apparato teologico ebraico-cristiano, se ne va, ovviamente, l’intera Bibbia intesa come rivelazione, in quanto assurda l’idea di un Dio trascendente che, dall’alto dei cieli, rivela qualcosa, o si rivela[2]Possiamo fin d’ora rilevare come tutto ciò non sia affatto nuovo, ma appartenga alla cultura europea fin da Spinoza ...

L'analisi di Marco Vannini è a questo link:

100 anni di un profeta antieroe

Allen Ginsberg rischia sempre di trasformarsi in una cartolina: il poeta beat, il ribelle, l’omosessuale militante, il viaggiatore in India, il cantore della controcultura. Tutto vero eppure, a cent’anni dalla nascita, vale la pena guardare altrove.


Vale la pena guardare altrove, ricordando per esempio la storia di Naomi Ginsberg, nata in una famiglia di immigrati dell’Impero russo, comunista, paranoica, internata più volte, sottoposta alle devastanti pratiche della psichiatria americana del Novecento. Molto più delle letture pubbliche di Howl, dei processi per oscenità, dei viaggi con Kerouac è lei il centro di gravità dell’opera di suo figlio. E quando Naomi muore, nel 1956, Allen non c’è, non riesce ad arrivare al funerale. Da quell’assenza nascerà ...

L'articolo di Ada Treves è a questo link:

https://moked.it/2026/06/14/100-anni-di-un-profeta-antieroe/

Sfollati in Sudan, una dignità che disarma.

In dialogo con Antonia Vadalà di Unhcr. Attiva nel documentare quella che è la più grave crisi umanitaria al mondo, l'operatrice ci racconta, dal campo, i bisogni e le esperienze meno visibili delle persone fuggite dalle proprie case

 


Entrato nel suo quarto anno di guerra civile, sempre più alimentata da attori internazionali interessati a oro, idrocarburi e terre rare, il Sudan è la più grave crisi umanitaria globale. Tra fame, violenze ed emergenze sanitarie, secondo le Nazioni Unite sono quasi 14 milioni gli sfollati, e 33 milioni i civili bisognosi di assistenza, assistenza messa a rischio dai tagli agli aiuti umanitari....

L'articolo di Fancesca Santoro è a questo link:

Giovani: tra sogno, illusione e realtà

«Quest’anno ci siamo posti metaforicamente di fronte a uno specchio: abbiamo osservato ciò che siamo, abbiamo guardato la nostra immagine riflessa e poi ci siamo guardati dentro, abbiamo immaginato come potremmo e vorremmo diventare cercando di distinguere tra sogno, illusione e realtà. 


Cosa vuol dire dare un senso alla propria vita? Significa realizzare i propri sogni? Diventare chi si desidera? Forse significa solamente guardare al proprio vissuto costellato di limiti, errori, delusioni, fallimenti, aspirazioni, sogni, desideri, tentativi e miglioramenti; significa apprezzare ciò che si è fatto, ciò per cui si ha lottato e poi rivolgersi nuovamente pieni di speranza verso il futuro, volenterosi di raggiungere nuovi traguardi. Abbiamo capito che...

La riflessione riportata da Paola Matti è a questo link:

https://www.settimananews.it/educazione-scuola/giovani-sogno-illusione-realta/?utm_source=newsletter-2026-06-16

Cina e Papa, stallo mobile

A un anno di distanza dall’elezione del Papa statunitense Leone XIV, bisognava registrare i rapporti tra Santa Sede e regime cinese, e l’andamento dell’Accordo provvisorio e segreto firmato per la prima volta nel 2018 per due anni, e rinnovato nel 2024 per quattro anni.


A giugno del 2025, quando i cinesi erano arrivati nella Roma papale per analizzare le conseguenze dell’ascesa di Robert Prevost al vertice della Chiesa cattolica, si era avvertita una tensione palpabile. «I membri della delegazione erano preoccupatissimi», raccontano in Vaticano. «Ragionando con i loro schemi, pensavano che un Pontefice statunitense avrebbe ubbidito all’America di Donald Trump. E forse era anche quello che pensava il presidente Usa. Ma si sbagliavano entrambi»....

L'articolo di Massimo Franco è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260607franco.pdf

XII Domenica PA - Mt 10,26-33

Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza e la responsabilità che portano ad esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.


 

Siamo all’interno del discorso missionario di Gesù nel quale condivide cosa intenda quando ci chiede di “masticare” e far nostra la sua vita (vedi la recente Festa del Corpus Domini). La prima indicazione giunta la scorsa Domenica, è stata quella di far nostro il suo sguardo sulla realtà, capace di cogliere le fragilità e le debolezze avendone compassione. Questo non è un sentimento passeggero ma chiede di chinarsi sull’altro per sostenerlo e fornirgli gli strumenti per superare le sue difficoltà. È questa la missione alla quale come comunità, innanzitutto come tale, oggi si è chiamati e ci è affidata: tutti siamo gli operai ai quali è chiesto, nella preghiera, di comprendere ciò a cui il Padre, con Gesù, chi chiama così.

La realtà descritta da Gesù domenica scorsa, pare l’immagine dell’attuale immersa in realtà di malattie e virus che sorgono dal nulla e fanno paura; condizionata da situazioni dalle quali emerge la volontà di dividere, di mettere gli uni contro gli altri anche artificiosamente. Una umanità sempre in lotta alla ricerca di nuovi equilibri di fronte a mutazioni sempre più rapide, spaesata dall’incertezza di un futuro oscuro, stanca e sfinita, incapace di cogliere e far fruttare il buono che nasce al suo interno. Sono queste le malattie, le infermità, gli spiriti impuri, i demoni che ci attanagliano, ci opprimono, ci legano ieri come oggi. C’è da aver paura. 

Ma il suo invito è quello di non ripiegarci in noi stessi ma di risollevarci e alzare lo sguardo (Lc 21,28) perché il Regno di Dio è già tra di noi, è una cosa nuova che proprio ora germoglia. Se osserviamo la realtà con il suo sguardo ricco di compassione, vedremo e ce ne accorgeremo (Is 43,19). Sta a noi l’annunciarlo non solo a parole, che possono anche essere più o meno vuote, ma portarle nel concreto operando perché il suo invito è quello di “guarire” la realtà, liberarla da ciò che l’opprime, la vincola e ce ne ha dato “il potere”. È possibile se costantemente facciamo “memoria” (= rendiamo attuale) quello che il Signore ha fatto per noi gratuitamente e che siamo chiamati a distribuire senza riserve, a piene mani.

Oggi Gesù ci avverte: se lui è stato calunniato e osteggiato così avverrà anche a noi. Questo ci dobbiamo attendere. Ecco allora il suo ripetuto avvertimento a non avere paura e, piuttosto, a temere il Signore che significa rimanere sotto la sua guida: ciò che abbiamo ascoltato da lui, deve essere annunciato in pubblico, apertamente, con franchezza, senza ritrosie e timidezze, senza paura.

Quello che oggi ci dice, costruisce un percorso per superare la paura e ad avere invece un atteggiamento di abbandono fiducioso in lui, per la sua promessa di esserci a fianco ogni giorno (Mt 28,20), dicendoci di non preoccuparci di come e cosa diremo, perché ci verrà spontaneamente (Mt 10,17-22). Un abbandono confidente in lui e nel Padre che hanno a cuore pure i passeri e ogni capello sulla nostra testa; siamo invitati ad essere come un bambino in braccio a sua madre (Ps 131,2). Quel ripetuto tre volte “non temere” esprime allora una fiducia già attiva che significa che ciascuno può superarla contando sulla sua presenza e sul suo aiuto.

Matteo scrive a una comunità già sotto pressione per le persecuzioni. Nella loro vita e serpeggia la paura che, è innegabile, ha anche una funzione vitale positiva: segnala i pericoli, impedisce i gesti avventati, rischiosi, insensati; ma se sfugge al controllo ostacola ogni azione possibile. Guai a lasciarsi dominare e guidare da questa, si finisce per rimanerne paralizzati.

Tre sono le “paure” che Gesù ci presenta. Si può avere paura che la missione affidataci possa essere soffocata dalla reazione contraria fino alla violenza fisica e veniamo da lui rassicurati: nonostante le prove e le difficoltà, il vangelo si diffonderà e trasformerà il mondo. La sua storia ce lo dice: pensavano che uccidendolo … invece …

Si può avere paura di essere maltrattati o addirittura messi a morte. Gesù invita a riflettere: che male possono farci? Offendere, accusare ingiustamente, percuotere, confiscare i beni, renderci difficile la vita. Sì, ma nulla più, quella che abbiamo ricevuto da Dio nessuno ce la può togliere. Ne era profondamente convinto anche Paolo: “Sì, io ne sono certo: né la tribolazione, né l’angoscia, né la persecuzione, né la fame, né la nudità, né la spada… nulla potrà mai separarci dall’amore di Dio che si è manifestato in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,35-39).

Una terza paura è che la violenza possa allargarsi a chi ci è vicino. Gesù ci richiama ancora una volta ad avere fiducia. Non promette che non accadrà nulla a chi ci circonda, ma che il Padre realizzerà comunque il loro bene. Egli si interessa di ogni creatura, anche della più piccola.

Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza dell’amore e con la responsabilità che portano alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.

(BiGio)

 

  

L’Ucraina sta mettendo migliaia di questi robot da guerra al posto dei soldati

Per ora sono guidati da piloti umani, che decidono se sparare o no contro i soldati russi: «Non vogliamo che diventi proprio come Terminator»


Il governo ucraino ha fatto un ordine di 25mila robot da guerra nel primo semestre di quest’anno e di altri 25mila per il secondo semestre, incluso il modello DevDroid che vedete in queste fotografie scattate in Ucraina. Sono robot fabbricati quasi per intero da aziende ucraine con componenti ucraini. La quantità è quattro volte quella dell’anno scorso. Secondo alcune indiscrezioni, l’anno prossimo il governo ne ordinerà 100mila. L’Ucraina sta rimpiazzando i soldati al fronte con questi robot, anche se ...

Il servizio di Daniele Raineri è a questo link:

Vi spiego la sfida teologica dietro il Memorandum Usa-Iran.

Trump tenta di sostituire la logica dello scontro tra Bene e Male con quella del primato economico, mettendo in crisi la teologia del “Dio degli eserciti”: il nemico diventa negoziabile e integrabile, con effetti sul mondo evangelicale e sulle scelte di Teheran, sospese fra ideologia e pragmatismo. 

Donald Trump è l’uomo che si presenta al mondo con un progetto non esplicitato ma evidente: siccome ho perso con le armi vincerò con i soldi. Al cuore di questo Memorandum, tra tante clausole di reciproca sfiducia, c’è un’idea-progetto, assieme all’intesa sul nucleare ancora nebulosa e su cui Tehran non dice no. Trump sembra dire: “Io riporto il capitale della potenza imperialista, il capitale a stelle e strisce e occidentale, nel cuore di quello che ho definito l’impero del male e che ci definiva impero del male. Se accettano (e devono accettare) questo cambierà l’impero del male in un altro impero”. Se la scommessa è giusta lo vedremo, ma intanto cambia Trump. Innanzitutto deve ammettere che ...

L'analisi di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://formiche.net/2026/06/vi-spiego-la-sfida-teologica-dietro-il-memorandum-usa-iran/?fbclid=IwY2xjawSh0wtleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHtvzLxJCveBp4Fura28yUWWhA-7Cb7Cwtve7bFQ8OvTFaDD4LmjJTB5Fga3-_aem_9XzBx3Z2w5IEcQXSlsR6Gg#content


Maya Savir: «Non scegliete tra israeliani e palestinesi, scegliete la pace»

Maya Savir è una scrittrice e attivista israeliana. Suo padre, Uri Savir, è stato il capo negoziatore degli Accordi di Oslo. Oggi è lei a dirigere il ramo israeliano di Search for Common Ground, una delle più importanti organizzazioni internazionali impegnate nella riconciliazione.


«Trovo sia davvero triste vedere le persone che sentono di dover scegliere tra israeliani e palestinesi. La scelta dovrebbe essere fra israeliani e palestinesi che vogliono la pace e quelli che non la vogliono.Ogni processo di pace e di riconciliazione deve iniziare dal riconoscere l'altro, la sua esistenza, i suoi diritti. E credo che qualsiasi futuro processo di pace dovrà ripartire da lì: israeliani e palestinesi che si guardano e si riconoscono reciprocamente come due popoli uguali» ...

L'articolo di Cristian Giudici è a questo link:

https://www.vita.it/maya-savir-non-scegliete-tra-israeliani-e-palestinesi-scegliete-la-pace/