Il Mar Rosso sfida le religioni a (ri)unirsi

Oggi come ieri, il «segno» del Mar Rosso sfida ebrei, cristiani e musulmani: possono scegliere la fede che ci fa passare annegando gli altri; o possono abbracciare la fede che unisce tutte le sponde, che apre la strada a tutti insieme.


Il mare di Musa e di Allah, di Mosè e di Dio, è chiuso o aperto, ostacolo o canale, trappola o via. Il discrimine è la fede: nel vero profeta, nel vero Dio che libera l’oppresso. Durante i secoli, il passaggio del Mar Rosso determina ebrei, cristiani e musulmani. Insegna che la realtà ripetitiva da loro sperimentata, la condizione di schiavitù in esilio, il senso di essere in trappola, non sono ineluttabili....

L'intervento di Marco Ventura è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202607/260726ventura.pdf

Le bugie su Ceuta e il collasso demografico italiano prossimo possibile

Una legge non scritta quindi cogente stabilisce che di tutto in Italia si discute fuorché di ciò che conta. Proviamo a mettere i piedi per terra e la questione migratoria in prospettiva. A partire da qualche dato. 

Gli italiani sono 58,9 milioni, in declino da oltre un decennio. Secondo la previsione Eurostat, nel 2.100 saranno 44,7 milioni (-24,7%). Se ci arroccassimo nello Stivale per impedire l’afflusso di stranieri — ma come, sparando? — a fine secolo gli italiani sarebbero 26,8 milioni (-54,5%). Incrociamo queste cifre con un altro fattore decisivo, l’età mediana. Attualmente la metà degli italiani ha più di 49 anni. Fra poco la maggioranza di noi avrà varcato la soglia del mezzo secolo. Su questa base demografica e biologica l’Italia si spegne. E anche in fretta. Al meglio, finiamo in emergenza permanente....

L'articolo di Lucio Caracciolo è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202608/260802caracciolo.pdf

Il “lavoro sporco” di Israele: disumanizzare le vittime

Due dipinti famosi, Guernica di Picasso del 1937 e le Radeau de la Méduse di Géricault del 1819 ai loro tempi, queste grandi immagini erano un grido di scandalo; ai nostri giorni giungono notizie di molte Guerniche quotidiane a Gaza, in Cisgiordania o in Libano non in via eccezionale ma per sistema, notizie quotidiane di gente lasciata morire in mare per intenzionale omissione di soccorso. 


Distruggere città e lasciar morire in mare sono segno dei tempi: la quotidiana deterrenza terroristica contro popoli che abitano la propria terra e contro quelli che migrano. Per l’insistenza quotidiana di tragedie simili, il loro grido ci giunge soffocato dalla nostra assuefazione inevitabile ed è la nostra involontaria partecipazione alla guerra....

La dura denuncia di Stefano Levi Della Torre è a questo link:

https://appuntidiculturaepolitica.it/2026/08/01/il-lavoro-sporco-di-israele-disumanizzare-le-vittime/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=giugno%20-%20seconda%202026

XIX Domenica PA - Mt 14,22-23

Questo di oggi non è il racconto di un altro prodigio (Gesù cammina sulle acque), ma una pagina di teologia che desidera farci comprendere più di un aspetto di che cosa comprenda la vita di una comunità cristiana nella storia.



Dopo la notizia della morte del Battista Gesù aveva cercato un tempo di silenzio per fare memoria di quanto condiviso, raccoglierne l’eredità, capire come custodire e proseguire facendo tesoro della sua esistenza. Ma non gli era riuscito, una folla lo aveva preceduto sul luogo nel quale aveva pensato di ritirarsi e, difronte ai loro bisogni e sofferenze, prova compassione e non si sottrae. Anche i discepoli si interrogano sul bisogno di mangiare che avrà la folla e Gesù li invita a mettersi in gioco condividendo quel poco che hanno e ne avanzerà.

Subito” dopo, prima ancora di congedare la folla, “costringe” i discepoli a risalire in barca e a dirigersi verso l’altra riva del lago. Lui rimane finalmente da solo a pregare nel silenzio della notte. Prima ancora dell’alba si muove per raggiungere i discepoli camminando sulle acque. Non è il racconto di un altro prodigio, ma una pagina di teologia che desidera farci comprendere più di un aspetto di che cosa comprenda la vita di una comunità cristiana nella storia.

La barca rappresenta la comunità, nell’attraversamento del mare trova vento contrario e fa fatica a raggiungere il suo obiettivo, il lago è in tempesta, le onde sballottano la barca ed è notte. Il buio è l’immagine del disorientamento, del dubbio che coglie anche il credente più convinto. In certi momenti, persino chi è animato da una solida fede si sente solo, fa l’esperienza angosciante del silenzio di Dio e si chiede se le sue scelte, i suoi sacrifici, il suo impegno per il bene abbiano un senso.

Le acque e la forza delle onde che sballottano e stanno quasi per travolgere i discepoli che fanno fatica a governare la barca pur essendo esperti pescatori. Sono prove alle quali sono, saranno e siamo costantemente sottoposti. 

È anche la prima volta che si trovano soli senza la loro guida alla quale si affidavano totalmente per risolvere ogni problema. Gesù li “costringe” nuovamente a mettersi in gioco come ha appena fatto chiedo loro di “darsi da mangiare” alla folla e si trovano in difficoltà a realizzare quello che Gesù ha chiesto loro: raggiungere l’altra riva. Non ci riescono in una intera notte quando bastano una manciata di ore. 

La Chiesa, le comunità non hanno obiettivi loro; hanno il compito che Gesù ha loro affidato: immergere (=battezzare) nel Regno del Padre ogni realtà. Certo gli strumenti cambiano costantemente ma la riva da raggiungere rimane quella. Non si deve confondere questa con i mezzi che altrimenti diventano onde che possono travolgerci.

Ci si sente soli quando al posto del Signore mettiamo la nostra intelligenza, le nostre iniziative, le nostre analisi, i nostri strumenti. Certo servono ma solo se si ha coscienza che l’Emmanuele, il Dio con noi, è e rimane Lui, se il nostro sguardo rimane fisso su di lui, ma anche con la più grande fede non è sempre facile percepire la sua presenza, la sua guida. Il percepirlo non è mai una cosa da dare per scontata ma sempre da decifrare, da scoprire. 

Il dramma di quei discepoli, come il nostro, è la coscienza del mandato ricevuto da Gesù e lo scoprirsi impotenti a realizzarlo. Qui nasce una frustrazione che può portare al dubbio, alla paura, alla contestazione, alla protesta anche nei suoi confronti che sono difficoltà reali alla nostra possibilità di riconoscerlo quando si avvicina a noi; non siamo noi che andiamo verso di lui, è sempre il contrario e questo episodio lo conferma.

Vedendolo, i discepoli sulla barca lo scambiano per un fantasma e urlano di paura e “subito” (è la seconda volta che questo avverbio di tempo compare in questo brano, ce ne sarà una terza) Gesù li rassicura “Io sono (sono in greco le due lettere iniziali del nome di Dio e non “sono io” come traduce la CEI), non abbiate paura”. Pietro però rimane incerto e lo sfida: “se sei tu (esattamente come il diavolo nel deserto, tanto è vero che più avanti Gesù lo rimprovererà chiamandolo proprio “satana”) comandami di venire verso di te sulle acque”. Il suo desiderio è accolto ma si impaurisce e sta per affondare allora “grida Signore, salvami! E subito Gesù tese la mano, lo afferrò”. È interessante: quando aveva chiamato Simone, l'aveva invitato ad essere pescatore di uomini e invece è lui che deve essere pescato… risaliti sulla barca il vento e le onde cessarono.

Le mani di Gesù sono e rimangono sempre tese, pronte a rialzare chi è caduto pur all’interno di un rimprovero che suona con dolcezza: “Perché hai dubitato?”. È questo che lo fa riconoscere come il Figlio di Dio. È questo l’insegnamento per noi e per l’intera Chiesa in questo periodo per alcuni segnato da difficoltà, separazioni, durezze, contrapposizioni.

(BiGio)

 

 

 

Bolivia. Goccia a goccia, la sfida dei contadini sulle Ande

Nel municipio di Sacaba, famiglie e cooperative diversificano le colture e trasformano la crisi climatica in opportunità. Al loro fianco l'ong Yachay Chhalaku e l'italiana Aspem, della Federazione Focsiv


Goccia a goccia, per far crescere broccoli, lattughe e cavolfiori sulle Ande, insieme alle patate e al mais. Nel municipio rurale di Sacaba, nella regione di Cochabamba, in Bolivia, a oltre 2.700 metri di altitudine, molte famiglie stanno trovando opportunità grazie a un’iniziativa che protegge le fonti idriche e migliora i sistemi di raccolta dell’acqua e gli impianti di irrigazione....

La notizia di Vincenzo Giardina è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/bolivia-agricoltura-focsiv-cooperazione-solidarieta-ande.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Occidente: rabbia, odio e nichilismo

Sta emergendo in quello che abbiamo chiamato Occidente, nell’evidente crisi dell’ordine liberale, un disordine ispirato da emozioni che oscillano tra rabbia e paura? Se così fosse cosa potrebbe caratterizzarlo nel suo sviluppo?


Per cercare una risposta occorre partire dalle possibili cause: potrebbero essere tante, tra queste si coglie  la paura dell’altro, una paura che ci fa ricordare del capro espiatorio, da quando il fenomeno migratorio ha assunto le dimensioni che ha. Che si dovessero «aiutare a casa loro» lo disse qualcuno, ma senza che seguissero fatti capaci di farlo realmente questo ha generato soprattutto il sospetto che si intendesse dire che non andassero aiutati qui....

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/occidente-rabbia-odio-e-nichilismo/

Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica

 Si è svolta nel Monastero di Camaldoli la 62ª Sessione di formazione ecumenica del SAE (Segretariato attività ecumeniche - aps) sul tema “Chiese nella secolarizzazione: una prospettiva ecumenica. Tu sei veramente un Dio misterioso (Is 45,15)”.


Donne e uomini, teologi/e, pastori/e, laiche e laici di diverse confessioni cristiane ed esponenti del mondo ebraico e islamico hanno riflettuto e si sono confrontati su presente e futuro della fede in un mondo che cambia. La sessione si è articolata in plenarie, laboratori, liturgie, meditazioni e momenti conviviali....

Per una sintesi dei contenuti del confronto, questo è il link:

https://www.saenotizie.it/sae/pagina-speciale-sessione-2026/area-speciale-sessione-2026.html

Cisgiordania senza pace: operazione elettorale israeliana?

 Villaggi assediati, moschee incendiate, soldati che scortano i coloni: la Cisgiordania brucia mentre Israele si prepara al voto.


Ogni giorno che passa in Cisgiordania lo spettro di una terza intifada si fa sempre più concreto. La violenza dei coloni – mai così intensa negli ultimi anni –, le operazioni delle Forze di difesa israeliane, i continui arresti di palestinesi e le conseguenti reazioni della popolazione locale sono tutti segnali di una situazione ormai prossima al punto di rottura. Non è ancora chiaro se ...

Il servizio dell'ISPIè a questo link:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=pxts/8-70.=&:1e34769&x=p   p&wx0b49c16dax.5g=swszsNCLM

Youtopic: il Festival Internazionale de "La Rondine" sul conflitto

Si sono spenti i riflettori su YouTopic Fest 2026, il Festival Internazionale sul Conflitto, che quest’anno ha ottenuto la prestigiosa Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana. L’energia racchiusa nei questi quattro giorni disarmanti continua a vibrare nel borgo di Rondine e nelle nostre comunità.


Il filo conduttore di questa edizione è stato l’INQUIETUDINE, intesa non come ostacolo o paralisi, ma come energia generativa da orientare verso la responsabilità e il cambiamento. Dai 4.000 giovani che hanno colorato la marcia iniziale da Arezzo fino alla grande festa finale nell’Arena di Janine, abbiamo dimostrato che un altro modo di abitare il tempo presente e i conflitti è possibile....

Per una paronamica deii contenuti questo è il link:


Per andare al sito di Youtopic e notizie su "La Rondine"questo è il link:

Non sono le armi a custodire la pace

Dalla Pacem in terris al Concilio Vaticano II, fino a Francesco e a Leone XIV, il magistero della Chiesa indica nel disarmo, nella fiducia tra i popoli e nel diritto internazionale le condizioni autentiche della pace. La storia contemporanea e gli studi sulla deterrenza mostrano infatti i limiti di una sicurezza fondata sull'equilibrio della paura


La storia moderna ci ha insegnato come la pace fondata sulla minaccia delle armi non sia una pace solida, ma un equilibrio precario, esposto all’errore, all’escalation e alla paura. La deterrenza promette sicurezza attraverso la forza, ma i fatti mostrano invece che l’accumulo degli armamenti tende ad alimentare tensioni, incidenti, conflitti per procura e nuove forme di instabilità. Il Concilio Vaticano II ha definito la corsa agli armamenti "una delle piaghe più gravi dell'umanità" e ha affermato che la pace non nasce dalla paura delle armi, ma dalla fiducia reciproca, dalla giustizia e dal diritto. ...

L'articolo di Fabio Colagrande è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2026-07/pace-disarmo-deterrenza-armi-leone-xiv.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT