Pietro e i discepoli non erano disposto ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accettano di porsi su una strada che porta diritta al fallimento. Da pietre con cui costruire, diventano così pietre d'inciampo; e noi?
L’Evangelo di oggi è la seconda parte di quello della scorsa domenica nella quale Pietro aveva riconosciuto in Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivo” e il Signore gli aveva risposto che su quella sua fede avrebbe costruito, mattone su mattone (“petros” significa “mattone”) la sua Chiesa, della quale lui stesso è la pietra (= roccia) angolare. Oggi quel “petros” diviene non mattone di costruzione, ma di scandalo perché continua a ragionare secondo gli uomini e attendere un Messia figlio di David che avrebbe ricostituito il Regno di Israele e, i discepoli, lo l’avevano seguito per vedere realizzati i loro sogni di gloria. L’unica questione che, secondo loro, rimaneva ancora in sospeso era stabilire a chi sarebbero spettati i primi posti. Gesù aveva capito bene e l’invito a non dire a nessuno che lui era il Cristo cercava di evitare il propagarsi di questo fraintendimento.
Si era visto come quelle due domande di Gesù segnassero un punto di non ritorno, l’inizio di una nuova fase e l’avvio della pericope di oggi lo sottolinea con quel “Da allora Gesù cominciò a spiegare (letteralmente “mostrare) …”. Identica allocuzione Matteo l’ha usata all’inizio della vita pubblica (Mt 4,17): “Da allora Gesù comincio a predicare e a dire …”.
È importante notare che, nell’incipit di oggi, Matteo usa il verbo “mostrare” che risponde alla richiesta fatta a Gesù dai farisei e dai sadducei di “mostrare” loro un segno dal cielo come garanzia della sua autorità (Mt 16,1). Questo sarà il cammino che inizia oggi e che si concluderà con la sua passione-morte-risurrezione. È questa la sua identità messianica.
L’annuncio che sarebbe stato ucciso e risuscitato dopo tre giorni, i discepoli non possono capire. Hanno appreso dagli scribi che il messia non può morire; è stato insegnato loro che, alla sua venuta, i giusti che giacciono nei sepolcri risorgeranno per prendere parte alla gioia del suo regno e Pietro, in nome di tutti, reagisce. Non ha paura di dover fare dei sacrifici, ma non è disposto ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accetta di porsi su una strada che porta diritta al fallimento e vorrebbe che anche Gesù se ne rendesse conto e cambiasse idea. La reazione di Gesù è dura e irritata: “Lungi da me satana!”. Pietro si sta comportando esattamente come satana che ha tentato di convincere Gesù a puntare sul dominio, sulla conquista del potere, ricevendo la medesima risposta (Mt 4,8-10).
A questo punto Gesù si rivolge a tutti, anche a noi, con tre imperativi e tre ragioni perché è necessario che questi si realizzino. Il suo parlare è schietto senza nessun addolcimento o mitigamento come lui stesso ha indicato: “Il vostro parlare sia sì sì, no no” (Mt 5,37).
Innanzitutto “rinnega te stesso”, cioè smetti di pensare solo a te stesso, ai tuoi interessi, a cercare gratificazioni, riconoscimenti, vantaggi da usare. Metti al centro dei tuoi interessi, del tuo agire unicamente il bisogno e il bene di chi incontri ogni giorno e fallo senza pensare a cosa ti potrà capitare nel bene e nel male. Ama e fallo totalmente gratuitamente come fa il Padre.
Poi “prendi la tua croce” che non significa che devi diventare una specie di volontario della sofferenza per piacere a Dio. Non è questo che vuole il Padre per nessuno, ma sii disponibile a seguire il cammino fatto da Gesù, giocando la tua vita per i suoi stessi ideali, per rimanere fedele alla volontà di Dio, rimanendo disponibile a fare dei sacrifici pur di fare del bene e rendere felice qualcuno.
Infine “seguimi” cioè prendi parte al mio progetto, gioca la tua vita sull’amore all’uomo assieme a me.
Ma perché fare questo? che significato ha? a cosa porta? ecco allora le tre ragioni che propone Gesù per cercare di convincere i discepoli ad accogliere e seguire questi suoi tre imperativi.
Primo: se i doni che hai ricevuto dal Padre li tieni per te solo si seccheranno e non daranno frutto; se invece li condividerai con i fratelli diventeranno ricchezza per tutti, daranno così senso e gioia alla tua vita.
Secondo: la vita scorre veloce, è inutile aggrapparsi ad una cosa fragile, precaria; potresti anche diventare l’uomo più ricco e potente del mondo ma quando morirai che cosa ti resterà in mano se non hai amato?
Terzo: che cosa potrai presentare a Dio al termine della tua vita? la tua carriera? le onorificenze ricevute? i soldi accumulati? In quel momento apparirà il vero valore della tua vita.
Con questo Gesù non desidera porre nessuna minaccia futura da temere, ma aiutare a fare attenzione sulle scelte che ogni giorno si compiono, scelte che vadano verso il far crescere la vita attorno a noi. Alla fine il giudizio non sarà di tipo “etico”, ma accoglierà la realtà di ogni vissuto.
(BiGio)