Spy Games. La Relazione annuale del Sistema d’Informazione per la Sicurezza della Repubblica

Oggi Spygames esce con un’edizione speciale dedicata alla relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata presso l’aula dei gruppi parlamentari a Roma.

Ci concentreremo, più che su questioni relative alle minacce alla sicurezza della Repubblica, su quanto emerge dal documento e dalla sua presentazione in merito alle trasformazioni del nostro sistema d’intelligence. Si profilano infatti diversi elementi di novità per quanto riguarda struttura e funzionamento dell’apparato informativo che portano il Sistema di Informazione e Sicurezza della Repubblica (SISR), cambiamenti che, seppur con un po’ di ritardo, portano il SISR ad abbracciare un modello organizzativo e di lavoro, un paradigma di intelligence potremmo dire...


La nuova legge sul femminicidio: voci a confronto sul primo caso

Pene più severe o più prevenzione? Un dialogo sulla nuova legge sul femminicidio, che rischia di essere da un lato inefficace e dall’altro afflittiva, anziché preventiva e rieducativa


A poco più di un mese dall’entrata in vigore, per la prima volta il reato di femminicidio è stato contestato a Claudio Carlomagno per l’omicidio della moglie Federica Torzullo ad Anguillara (Roma)

A confrontato sono le avvocate Aurora Matteucci, del Foro di Livorno, e Valentina Alberta, del Foro di Milano, in merito all’introduzione del reato di femminicidio nel Codice penale....

Il confronto è a questo link:


La formazione del clero in chiave sinodale

La Chiesa sinodale ha compiuto un importante passo avanti. Il Gruppo 4 di studio, a cui il Sinodo dei Vescovi ha delegato il tema della formazione del clero, ha presentato al papa un documento finale. Questo documento servirà ad aggiornare le norme della Ratio formationis institutionis sacerdotalis del 2016 e a influenzare le norme di diverse diocesi.


Se questo documento raggiungerà il suo scopo, rappresenterà un progresso su una questione chiave per la ricezione del Vaticano II, ancora in sospeso. Infatti, se l’accettazione del Concilio per sessant’anni è dipesa in gran parte dai preti, un’innovazione decisiva nella formazione del clero equivale a centrare il bersaglio. Il documento fonda questa formazione nel Popolo di Dio. Sappiamo che questo titolo richiede ai cristiani, per annunciare il Vangelo, di comprendere che nella Chiesa il battesimo è più importante del sacramento dell’ordine, poiché quest’ultimo serve a attualizzare la natura sacerdotale di tutti i battezzati e di tutte le battezzate...

Le ipotesi di Jorge Costadoat sono a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260309costadoat.pdf

Le tragedie e i segni del Regno

Avvenimenti sorprendenti, normalmente tragici, popolano il notiziario di tutti i giorni. Non era questo che la mia generazione si aspettava; noi ottantenni abbiamo creduto ingenuamente, fino a ieri, di essere stati preservati dall’orrore della guerra, dopo le due guerre mondiali che segnarono la vita dei nostri nonni e dei nostri padri, tragedie che non avrebbero dovuto più ripetersi.


Di fatto, in questi nostri ottant’anni, le guerre non sono mancate, ma almeno fino alla crisi balcanica, riguardavano situazioni lontane da noi. C’erano guerre lontane, però, come quella del Vietnam, che hanno risvegliato nella gioventù mondiale la passione e l’impegno per la politica. Oggi è diverso: la guerra è la figura chiave per leggere il mondo...

La riflessione di Flavio Lazzarin è a questo link:

IV Domenica di Quaresima - Gv 9,1-41: Il cieco nato

Domenica scorsa ci è stato chiesto di che cosa abbiamo “sete” l’Evangelo di oggi, nel racconto del cieco nato ci pone un’altra domanda: sappiamo “vedere”


Dopo i due monti delle prime due Domeniche di Quaresima, quello dell’agire secondo gli uomini e quello contrapposto dell’agire di Dio, Domenica scorsa è iniziato il cammino in tre tappe proposto al discepolo per svincolarsi dal primo ed aderire al secondo; un percorso che dura l’intera vita. La prima ci ha chiesto di interrogarci di che cosa abbiamo “sete”: solo degli aspetti materiali per vivere ai quali fa riferimento la prima montagna che porta ad avere molti “amori”, oppure si è alla ricerca di chi può svelarci il senso della nostra vita? In questo caso è però necessario avere la capacità di essere aperti alle novità, di lasciarsi sorprendere superando diffidenze, barriere culturali, storiche o sociali. Questa scoperta non potrà poi essere trattenuta per se stessi, ma porterà a “correre” per “annunciare agli altri” la propria scoperta e divenire così missionari. È questo il percorso proposto dall’Evangelo dell’incontro al pozzo di Sicar tra Gesù e la Samaritana.

L’Evangelo di oggi, nel racconto del cieco nato ci pone un’altra domanda: sappiamo “vedere”? Sappiamo interrogarci sui fatti che vediamo accadere attorno a noi? Sappiamo farlo correttamente senza pregiudizi? Gesù compare all’inizio ed alla fine di questo racconto, la parte centrale, la più lunga, propone il cammino da compiere rimanendo ancorati alla realtà e capaci anche di una ironia feconda.

L’inizio ci pone una prima domanda: nelle persone che incontriamo che cosa vediamo? Su cosa si sofferma il nostro sguardo? Sul loro vestire, sul loro modo di comportarsi, su eventuali difficoltà che esprimono, su eventuali manifeste malattie che magari respingono, fanno rimanere distanti …? In sostanza questo approccio è giudicante mentre Gesù “vede” solo un uomo che non gli chiede nulla, non una categoria, non un problema ma un essere umano, vede la sofferenza e vi si pone accanto gratuitamente. Non fa discorsi teorici, assume quella realtà con lo sguardo del Padre e manifesta il suo agire sempre e comunque a favore della vita, sempre capace solo di rinvigorirla, mai di ignorarla, tantomeno di spezzarla anche solo con il disprezzo. Non per nulla il gesto che compie non è una semplice guarigione fisica bensì richiama la creazione (Gn 2) e, come in quel racconto, poi si ritrae e lascia l’uomo a vivere nella storia capace, nella sua libertà, di continuare o meno la Sua opera in mezzo a tutte le difficoltà, le scelte da fare, le risposte da dare nell’agire e con l’agire quotidiano. Ci ha creati “altro da sé, simili a sé” ma il realizzarlo è dato alle nostre mani, alle quali tutto è possibile anche distruggere e quanto sta accadendo nella storia oggi ce lo mostra quotidianamente con toni sempre più cupi.

Il linguaggio del racconto è biblico nel suo contrapporre tenebre e luce: “Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) afferma Gesù e Domenica scorsa, riecheggiando Isaia “Attingerete con gioia alle sorgenti della salvezza” (12,3) e ha invitato: “Se qualcuno ha sete venga a me e beva chi crede in me” (Gv 7,37). Questo richiama la richiesta di Gesù al cieco di andare a lavarsi gli occhi impastati di fango nella piscina di Sìloe (che significa “inviato”). Si intrecciano così i due racconti: due strade due percorsi che convergono verso la prossima Domenica.

I personaggi che entrano poi in scena nel racconto odierno (vicini, conoscenti, i genitori, farisei, giudei) interrogano il cieco nato ma non si pongono domande: chi è stato, cosa ha fatto per aprirti gli occhi, dov’è chi ti ha fatto questo senza chiedere nulla circa l’identità di Gesù che non chiamano mai per nome. Al più chiedono: ”Tu, cosa dici di lui?”.

La domanda posta a noi è se sappiamo cogliere i mutamenti che avvengono nelle persone e accoglierli anche se questi possono incidere nelle nostre convinzioni, nei nostri personali equilibri, ci lasciamo mettere in discussione o ci è piuttosto facile rimanere rigidi al sicuro dei nostri convincimenti, richiudendoci all’interno di questi invece che di recepire le novità. Oppure, come fanno quei genitori che scelgono quello che conviene loro per evitare fastidi lavandosi le mani su quanto accaduto che comunque non possono non riconoscere.

Quell’uomo (anche lui come la samaritana senza nome per dirci che ci rappresentano ed invitarci a fare il percorso che loro hanno fatto), difronte alle difficoltà che gli vengono poste rimane ancorato alla certezza di quanto gli è accaduto e che nessuno gli può togliere “Ero cieco e ora ci vedo”. Anzi, più viene contestato, più lui progredisce nella comprensione di quanto gli è accaduto e della persona che gli si è fatto vicino e l’ha guarito. All’inizio Gesù è per lui un semplice “uomo” (v. 11); poi diviene un “profeta” (v. 17); in seguito è un “uomo di Dio” (v. 32-33); alla fine è il “Signore” (v. 38) difronte al quale si inchina.

Quest’ultimo titolo è il più importante, è quello con cui i cristiani proclamavano la loro fede. Prima di venire immerso nell’acqua del photistérion (cioè “il luogo dell’illuminazione” perché così venivano chiamati all’inizio i battisteri) durante la solenne cerimonia della notte di Pasqua, ogni catecumeno dichiarava, davanti a tutta comunità: “Credo che Gesù è il Signore”. Da quel momento era accolto fra “gli illuminati” ed è questo che saremo chiamati a ripetere nella Grande Veglia nella notte di Pasqua.

(BiGio)

Il fattore religione e la deriva maga

Si discute in questi giorni su chi ha deciso di attaccare l'Iran, Trump o Netanyahu, su chi ha spinto l'altro verso il conflitto.


La fotografia, pubblicata anche sulla Stampa di venerdì, di Trump che nello Studio Ovale prega per la vittoria sull'Iran circondato dai leaders evangelici, come è noto i suoi principali sostenitori, che gli impongono le mani, è particolarmente significativa e inquietante. La foto infatti, non a caso diffusa dalla Casa Bianca, tende non solo a sottolineare il ruolo prevalente di Trump, ma anche a ...

L'articolo di Anna Fia è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260309foa.pdf

Il mondo di ieri che non tornerà

L'invasione dell'Ucraina ha imposto una mobilitazione militare e politica irreversibile, segnando il passaggio a un'era di riarmo e difesa comune

“Del passato non sarebbe rimasto nulla. Nessuna delle nostre illusioni doveva rimanere viva”. 

La Grande guerra era finita da tempo quando Stefan Zweig scrisse queste parole, rivolte ai tanti illusi della sua generazione che pensavano ancora di poter riavere indietro il mondo di ieri, quello di prima del 1914. Come se quattro anni di conflitto totale, di mobilitazioni di massa, di distruzione e morte, di rancore e voglia di rivincita, potessero essere cancellati. Oggi possiamo compatire i contemporanei di Zweig, e chiamarli ciechi; ma in fondo non lo erano più dei tanti europei del 2026 ancora disposti a credere che, quando le armi in Ucraina taceranno, presto o tardi, si potrà far finta che il mondo non sia cambiato, che la guerra non abbia mutato irreversibilmente il destino del continente.

L'opinione di Marco Mondini è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/il-mondo-di-ieri-che-non-torner


Il varco aperto

«È stata felice perché ha potuto vivere la libertà come la intendeva» avrebbe voluto trovare queste parole nell’ultimo paragrafo della sua biografia. Lo aveva detto più volte.


Religiosa e femminista, ha dedicato l’esistenza a sfidare le strutture patriarcali della Chiesa cattolica, costruendo spazi di libertà e intrecciando fede e movimento delle donne: un percorso che continua a interrogare la possibilità di una trasformazione interna dell’istituzione. La sua vita si è conclusa il 15 ottobre 2025 a Città del Messico, all’età di 92 anni, lasciando un segno profondo nella storia del femminismo cattolico latinoamericano.

L'articolo di Lucia Capuzzi* e Marinella Perroni è a questo link:

Se l’America combatte in nome di Dio

L’America non perde tempo a cambiare il regime iraniano, vuole solo selezionarvi un “buon capo” che ne firmi la resa incondizionata. Badoglio cercasi, glosseremmo noi provinciali.

In compenso, The Donald è intento a cambiare il regime americano. L’ideale da avvicinare è la monarchia teocratica. Il presidente-re si vuole sciolto dalla costituzione: “Rispondo alla mia moralità e al mio spirito”. Detto fatto. Congresso sedato, Corte Suprema aggirata, Stato profondo sotto epurazione, governo nel caos fra scaltri opportunisti (Rubio), lealisti eccitati (Hegseth) e sleali silenti (Vance)....

L'analisi di Luca Caracciolo è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260308caracciolo.pdf

Parrocchie da ripensare? Dalle reti vuote all'alba di una Chiesa che rinasce

Il nuovo libro di Sergio Di Benedetto analizza la realtà parrocchiale del XXI secolo. Attraverso il racconto della pesca miracolosa, nel Vangelo di Giovanni (21, 1-14), l'autore indaga i nodi fondamentali da sciogliere per ravvivare il fuoco della Chiesa, come ha ricordato lo stesso Papa Leone XIV: "La fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalità e ha bisogno di essere riattizzata"


L'autore individua sette nodi critici, tanto formali quanto sostanziali, che hanno segnato e segnano ancora oggi la vita della parrocchia. Dalla fede, impoverita nella capacità di offrire proposte vive, interessanti e profondamente umane, a una crisi delle persone, con la diminuzione del numero dei credenti. Si registra poi un indebolimento del pensiero e del confronto culturale: le proposte significative sono poche e si fatica ad accettare il dialogo, il contrasto, la critica e perfino il dubbio, che invece rappresentano spesso il punto di partenza per generare un pensiero nuovo e accoglierne degli altri. Tutto conduce, in ultima analisi, a una domanda decisiva sull'identità: che cosa significa essere parrocchia oggi?

La recensione di Martina Accettola è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-03/libro-parrocchia-al-capolinea-crisi-speranza-chiesa-di-benedetto.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT