XIII Domenica PA - Mt 10,37-42

Ai discepoli è chiesto il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, quella dei discepoli, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà

 


Al termine del periodo Pasquale, Gesù ha inviato i suoi discepoli ad immergere il mondo nella realtà del Padre che è amore nel Figlio e sostegno dello Spirito. Il realizzarlo passa attraverso il fare nostra la sua vita “masticandola” (non per nulla il secondo momento della Lectio Divina oltre che “Meditatio” viene anche significativamente detto “Manducatio”), fino ad assimilarla e poter dire con Paolo “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

Il suo primo frutto è l’aver assunto il suo stesso modo di guardare la realtà, cogliendone le fragilità e le debolezze avendone compassione, chinandosi su queste, sostenendo chi vi si trova coinvolto, fornendo gli strumenti per superarle. L’essere così non sarà senza conseguenze come non lo è stato per Gesù ma l’importante è il non aver paura di chi potrebbe osteggiarci e, piuttosto, assicurarsi di rimanere sotto la sua guida. Lasciarci condurre dal timore ci fa ripiegare su di noi stessi e impedisce di cogliere la novità del Regno del Padre che è già presente tra di noi non solo proclamandolo, ma anche portandolo a compimento, guarendo la realtà, liberandola da ciò che l’opprime e la vincola. Questo è il “potere”, la capacità che ci ha assicurato. Non è un invito ad essere incoscienti o temerari, è invece il sostegno per avere il coraggio di misurarsi con la forza dell’amore e con la responsabilità che portano alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza perché liberati dalla paura.

Padre, madre e figli sono il nucleo di una famiglia che abitano in una casa, la prima cellula della società della quale l’uomo non può fare a meno: “Indispensabili alla vita sono l’acqua, il pane, il vestito e una casa che serva da riparo” (Sir 29,21), per questo in Medio Oriente l’ospitalità è sempre stata sacra, come attestano le insistenti raccomandazioni della Bibbia: “Praticate l’ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare” (1 Pt 4,9); “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo” (Eb 13,2).

A chi vuole dare inizio a una nuova famiglia è però richiesto il distacco dalla propria casa: “L’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà alla sua donna” (Gn 2,24). È un abbandono che porta a un incontro destinato a dare continuità alla vita.

Anche Gesù un giorno ha abbandonato la sicurezza che gli era offerta dalla dimora di Nazareth: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Mt 8,20); ha lasciato anche la famiglia: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli ha detto: “Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli” (Mt 12,48-50).

A chi lo vuole seguire chiede la stessa disponibilità: il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, quella dei discepoli, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà (Mt 12, 46-50). 

È questo il centro dell’Evangelo di questa domenica che delinea le esigenze del discepolato seguito da quell’avvertimento: “non è degno di me” chi non prende la propria croce per seguirlo, ovvero chi tiene per sé la propria vita chiuso, ripiegato in se stesso nel suo egoismo magari per paura, di fatto la spreca. Gesù chiede ai discepoli una netta presa di distanza rispetto alla vita vissuta fino a quel momento. È una radicalità che sconfessa sul nascere in qualsiasi epoca ogni possibilità per il cristianesimo di essere una religione civile appiattita su valori morali correnti. 

L’esempio che Matteo riporta, riguarda i legami familiari, ma deve essere esteso a tutti i rapporti sociali dell’umanità ed è cosciente che quello che sta dicendo non sarà senza conseguenze ed è la prima volta che troviamo nel vangelo la parola “croce”: “Chi non prende la sua croce e non viene dietro di me, non è degno di me”. 

Chiudendo la pericope odierna Gesù dice: “Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”. La prima cosa nella vita non è mantenere i modelli sociali nei quali siamo nati, ma è “accogliere l’altro”. Non si tratta semplicemente di “buone maniere” ma fa scaturire una fecondità nuova che non rimarrà senza ricompensa. L’accoglienza prima che essere materiale è il riconoscimento dell’identità profonda dell’altro, chiunque questo sia. La realtà dell’amore non si misura su slanci affettivi, ma sull’effettività dell’incontro tra due persone nella loro realtà e nei loro bisogni, anche di un semplice “bicchiere di acqua fresca”. Facilmente poi non conosciamo chi incontriamo e ci si trova ad accogliere: serve allora un lavoro di attenzione, discernimento, ascolto per lasciarsi raggiungere dalla “verità” dell’altro. Sarà n ogni caso una “rivelazione” ed un essere visitati.

(BiGio)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa ne sarà della memoria in Israele una Costituzione è ancora possibile

Mentre la situazione in Israele e in Palestina precipita sempre di più verso disastri che avremmo solo alcuni mesi fa pensato impensabili, esce in italiano per Laterza l'ultimo libro di Omer Bartov, Nell'abisso. Dal sionismo al genocidio. La sconfitta morale di Israele, apparso negli Stati Uniti solo all'inizio di quest'anno


Non è solo di genocidio che questo importante libro si occupa. Si tratta infatti soprattutto di una ricognizione attenta e documentata sulla storia di Israele, sul sionismo, sull'antisemitismo e sulla memoria della Shoah. Al centro della riflessione di Bartov è soprattutto una domanda, che riassume in sé tutti questi nodi problematici: What went wrong? che cosa è andato male con Israele? ...

La recensione di Anna Foa è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260606foa.pdf

Adolescenti, ecco la proposta di legge per garantire uno spazio educativo in ogni periferia

Alessandro Battilocchio, presidente della Commissione Periferie, ha fatto sua l'idea di Save the Children e insieme ad altri parlamentari ha presentato una proposta di legge che va a potenziare l'offerta culturale, sociale, sportiva e ricreativa per i minorenni nelle aree urbane caratterizzate da disagio educativo e socioeconomico.


In parole povere, una legge per garantire spazi socio-educativi dove oggi non ci sono. Il testo propone anche di rendere stabile il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile...


I contenuti della proposta di legge a cura di Sara De Carli sono a questo link:

https://www.vita.it/adolescenti-ecco-la-proposta-di-legge-per-garantire-uno-spazio-educativo-in-ogni-periferia/

Quando un bambino ti chiede: che cos’è la guerra?

La guerra è un bambino in Libano che chiede: «Moriremo questa notte?». Ed è una bambina in un luogo sicuro che domanda: “Che cosa significa guerra?”, mentre tu ti ritrovi incapace di rispondere, perché non vuoi consegnarle la brutalità del mondo


 Stavo parlando con Domenica di mio nipote, quel bambino che ha appena undici anni, quando è stato sorpreso dal rumore degli aerei militari israeliani sopra il cielo del Libano. La sua voce tremava mentre mi diceva: «Ho avuto tanta paura… così tanta che per poco non mi facevo la pipì addosso». Lo ha detto come solo i bambini sanno dire la paura: senza abbellirla, senza orgoglio, senza cercare di nascondere il terrore. Lo ha detto come se il suo piccolo cuore non riuscisse più a contenere tutto quel rumore, tutta quella notte, tutte quelle domande che non sa nemmeno come fare....

Il racconto della sua esperienza di Vincente Massoud Mohamed è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/attualita/societa/quando-un-bambino-ti-chiede-che-cose-la-guerra/

Geova non vale meno di Buddha

La Corte di Strasburgo ha ritenuto discriminatoria l'esclusione della Congregazione cristiana dei testimoni dai vantaggi - soprattutto l'8 per mille - di cui godono la Chiesa cattolica e le tredici confessioni che hanno un'intesa con lo Stato italiano.La sentenza apre una riflessione sui rapporti tra società, fede e politica

Davanti alla Corte europea il nostro governo ha cercato invano di difendere il sistema. L’intesa necessaria per beneficiare dell’8 per mille non è un diritto, ha spiegato il nostro rappresentante, e nessuno può sindacare l’esecutivo che non tratti o non firmi, o ancora il Parlamento che non trasformi l’intesa in legge; neppure l’8 per mille, di conseguenza, è un diritto e lo Stato è libero di selezionare — senza doversi giustificare — chi vi accede e chi no. Il governo ha menzionato ...

La riflessione di Marco Ventura è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621ventura.pdf

La guerra è silenzio davanti alle macerie dell’umanità. Scrivere è resistere

Muhammad Al-Zaqzouq è nato e vive nella Striscia di Gaza. Pagina dopo pagina, tutto si smembra. E allora narrare diventa un farmaco per conservare la propria integrità, per non accontentarsi di vivere come gli animali. Il libro è più di una testimonianza: è un'opera letteraria, un atto di resilienza


Con un diario dei mesi compresi tra il 7 ottobre 2023 (giorno dell'attacco terroristico di Hamas a Israele) e la fine del 2024, ha dato forma al dolore dei palestinesi. è un racconto che non lascia spazio a nessuna ambiguità su quello che sta accadendo a Gaza. Già il titolo racchiude la posizione etico-morale di Al-Zaqzouq, la sua reazione alla disperazione che portano le bombe: raccontare l’orrore della guerra significa dare forma al dolore individuale e collettivo perché solo nominando la sofferenza si può sperare di non restarne schiacciati....

La recensione di Marco Balzano è a questo link:

La deriva del sionismo

 La storica e scrittrice Anna Foa, commentando il famigerato video del ministro Ben Gvir con gli attivisti della Flotilla, in un recente articolo su La Stampa, scriveva così: «Di fronte a fatti del genere, gli ebrei della diaspora non possono che rivoltarsi, gridare che queste pratiche, volute sì da un ministro estremista ma messe in atto senza proteste dai soldati di quello che ama definirsi “l’esercito più morale del mondo”, sono aberranti»


«Se non lo fanno, lasceranno anche che ovunque il mondo ebraico sia assimilato a questo orrore. Lasceranno che tutta la diaspora sia trascinata nell’abisso». Queste parole – in particolare quell’ultima frase col riferimento all’abisso – mi hanno fatto pensare ad un libro recentemente pubblicato in Italia da Laterza, che si intitola Nell’abisso. Dal sionismo al genocidiola sconfitta morale di Israele. L’autore è Omer Bartov, un ebreo-americano nato in un Kibbutz israeliano in una famiglia che, come racconta, è sempre stata sionista....

La riflessione di Andrea Piazza è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/la-deriva-del-sionismo/?utm_source=newsletter-2026-06-23


L’agricoltura moderna è davvero più sostenibile? Il nuovo rapporto Ocse

Secondo l’analisi delle performance ambientali di settore, la produzione è cresciuta del 33% in trent’anni, ma le emissioni totali non scendono. Alcuni indicatori migliorano, altri precipitano. E il ritmo delle riforme rallenta.


L’idea di riuscire a produrre più cibo riducendo l’impatto ambientale dei processi è stata il Santo Graal delle politiche agricole e industriali del Nord globale negli ultimi trenta o quarant’anni. Il mito dell’efficienza ha guidato il discorso istituzionale dal rapporto Bruntland in poi, promettendo il disaccoppiamento fra crescita economica e pressione sugli ecosistemi....

L'articolo di Sapereambiente è a questo link:

https://sapereambiente.it/lagricoltura-moderna-e-davvero-piu-sostenibile-il-nuovo-rapporto-ocse/

"Non nego i massacri di Israele ma ho un problema di vocabolario: uso solo le mie parole"

«La vecchiaia è l'età della disciplina, devi tenere insieme tutto, mente e corpo. Sono più attento alle piccole cose, ai dettagli, alle persone e ai loro comportamenti. Israele e Palestina: l'unica soluzione, i due Stati. Impossibile? Credo che oggi essere realisti significhi credere nei miracoli».


 L'intervista a Erri De Luca, a cura di Alain Elkann è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260621delucaelkann.pdf

Un'altra riflessione critica sul post-teismo

Il termine post-teismo risale al pastore statunitense Frank Hugh Foster (1851-1935) ormai più di un secolo fa, ma si è diffuso solo nel nostro secolo, grazie agli scritti di teologi soprattutto di lingua spagnola. Occorre dire subito che il termine comprende personaggi e punti di vista anche diversi, per cui non è facile una sintesi che renda conto di tutte le differenze[1].


Si può comunque dire che il post-teismo vuole essere, in primo luogo, il superamento del teismo, intendendo per teismo l’idea di un Dio (theós) come ente o soggetto personale, onnipotente, esterno al mondo, in cui interviene a suo arbitrio.  La fine di questa, che è poi l’immagine biblica di Dio, porta con sé la fine di tutto l’apparato teologico ebraico-cristiano, se ne va, ovviamente, l’intera Bibbia intesa come rivelazione, in quanto assurda l’idea di un Dio trascendente che, dall’alto dei cieli, rivela qualcosa, o si rivela[2]Possiamo fin d’ora rilevare come tutto ciò non sia affatto nuovo, ma appartenga alla cultura europea fin da Spinoza ...

L'analisi di Marco Vannini è a questo link: