Vandalismo e legittime proteste: io la penso così

Gli atti vandalici che hanno devastato le città da parte di ragazzi anche giovanissimi, hanno avuto l’effetto di oscurare le motivazioni delle manifestazioni pacifiche e civili che ci sono state da parte di tanti giovani e far finta di nulla. 


Poi però non ci si lagni se queste più avanti riesplodessero in maniera più forte: la soluzione dei problemi che i giovani pongono non è certo la repressione delle bande di violenti nate dal nulla e che come sono nate si dissolvono. Si parla di minorenni di seconda e terza generazione ma evidentemente solo con ciechi intenti xenofobi nell’ignoranza che una generazione è un arco di anni che va dai 20 ai 25. Perciò si sta parlando gi ragazzi le cui famiglie sono in Italia da 40 a 60 anni: sono ancora “stranieri”, la loro violenza è data dalla presunta inciviltà dei paesi dai quali i loro nonni sono giunti in Italia e trasmessa geneticamente a loro? Suvvia … i problemi sono altri e mi pare ci si rifiuti di vederli perché imporrebbe almeno di cercare di risolverli.

Inviterei anche ad alzare lo sguardo: le proteste giovanili non sono solo in Italia, ma anche in Francia e Spagna, di questo i nostri giornali ne parlano. Citano nelle brevi analoghi movimenti in Germania, Inghilterra e Albania ma, se allarghiamo di più l’orizzonte, ci saremmo accorti che anche in Marocco, Madagascar, Kenya, Filippine, Indonesia, India, Perù … Forse non sarebbe il caso di chiederci che cosa sta accadendo?

Ma concentriamo pure lo guardo solo in Italia. Quello che i sociologhi definiscono il “patto sociale tra le generazioni” si è rotto definitivamente: dopo il Giappone siamo il secondo paese più vecchio al mondo. La conseguenza è che l’equilibrio solidale socio-economico tra le parti non esiste più e le esigenze divergono in maniera macroscopica. Inoltre, dagli anni ’90 “l’ascensore sociale” che l’istruzione aveva garantito per un quarantennio, si è bloccato e non funziona più tanto è vero che i laureati scappano all’estero per avere condizioni di vita migliori. Questi due elementi si inseriscono in un contesto di una multi-crisi: costi per l’abitare, il lavoro, la sanità, i diritti sociali … non fanno intravedere l’idea di un futuro possibile, fanno invece percepire un sistema che i giovani percepiscono costruito contro di loro. Gli si può dare torto? Se poi incrociamo pure l’insensata guerra scatenata da Trump e Netanyahu verso l’Iran con le conseguenze sui costi del vivere si può affermare che si sta vivendo una poli-crisi permanente per la quale chi governa e i politici di ogni schieramento si dimostrano incapaci di affrontare offrendo idee concrete e attuabili facendo riferimento con le risorse che ci sono.

Ci sono stati altri momenti di grande mobilitazione giovanile, due per tutti: il 1968 e il 1977 e non si può non rilevale una profonda differenza con quella di oggi. Allora la domanda era prettamente politica e ci si metteva in gioco su questo piano; si voleva cambiare la società e si operava in quella direzione. Su questo convergevano anche lenon indifferenti frangie violente che ci sono state. Pur con prospettive diverse anche il “Movimento delle Sardine” del 2019, stroncato poi dal Covid, aveva queste caratteristiche. Oggi tutto questo, al momento, non si vede. Appaiono solo delle legittime e giustificate proteste verso quello impedisce loro di “vedere un futuro” plausibile; cose concretissime ma che altri devono risolvere. Per alcuni aspetti è vero ma per essere efficace la spinta deve a mio avviso essere diversa.

Se queste istanze diventano rabbia tutto si oscura e l’occasione la fa diventare violenza gratuita e insensata. I giovanissimi che hanno messo a ferro e a fuoco le città, non riuscendo a vedere un domani e si fermano al momento presente. Infatti non chiedono un lavoro, non guardano con fiducia chi li cresce (genitori e insegnanti), non vogliono replicare la vita di sacrifici che vedono ogni giorno. Voglino tutto e subito mossi dai social, nessuna esigenza di mettersi in gioco in qualche modo, non cercano una affermazione personale, non hanno traguardi da inseguire: il politologo Giovanni Diamanti lo chiama “ribellismo aspirazionale” fine a se stesso. Mirano a beni di alto livello fuori dalla loro portata, presentati dai media come degli status symbol. Vivono in un limbo politico-sociale a-politico magmatico nel quale ogni valore è immerso, confusamente indefinito.

Qui si inserisce oramai almeno dagli anni ’80 la rottura di un altro patto, quello sociale, una volta garantito dalle agenzie educative: famiglia-scuola-chiesa, interpretato anche da vicinato, dal quartiere. Oggi in parte la Chiesa è stata sostituita dalle Associazioni sportive ma, anche queste non tutti se lo possono permettere e la competitività che fa nascere può evolvere non positivamente; spesso però manca la famiglia mononucleare con ambedue i genitori che lavorano e i figli unici che vivono nelle loro camerette coi i loro device. Giunti all’adolescenza il dialogo, lamentano i genitori, diventa impossibile da realizzare se non è già stato attivato prima e si trovano davanti a degli sconosciuti che sfogano la loro rabbia sommersa quando gliene se ne offre l’occasione. A scuola accoltellando professori o compagni, in gruppi occasionali come in questi giorni. Le “bande” sono sempre esistite e l’aggressività si imparava a gestirla all’interno di queste. Oggi?

Giudicare è facile, far finta di non vedere il disagio dilagante è, come la definisce Mattarella, “meschina sottovalutazione” mentre ogni aspetto andrebbe ripreso in mano e riformulato con coraggio a partire dalle agenzie educative, in primis la scuola.

I giovani si percepiscono come una minoranza e lo sono realmente, vedono le risorse pubbliche spostarsi verso pensioni, interessi sul debito, armi mentre a loro viene consegnata precarietà a vita, guerre alle porte di casa, il welfare che frana sotto i loro occhi e la piazza diventa il solo luogo dove farsi sentire. Il mondo e in particolare l’Europa, è alle prese con lo stesso malessere, la domanda è se la politica saprà offrire risposte e non solo promesse di ordine pubblico che lasciano tutto come sta. Militarizzare le città serve solo per un tempo limitato seppure non si desidera altro …

Chiudo invitando ad andare a vedere un bel film passato alla Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno: “Mr. Nelson, ha mai ucciso qualcuno?” di Shinya Tsukamoto. È la domanda che una bambina delle elementari rivolge a un ex marine che è stato chiamato a raccontare la sua esperienza in Vietnam. Da qui si sviluppa tutta una ricerca su ciò che origina la violenza, innanzitutto quella personale per poi salire di livello fino alla guerra con i suoi abomini e i traumi che lascia ai suoi interpreti. Può dire a tutti qualcosa se ci si lascia interpellare.

(BiGio)

 

Per chi desiderasse approfondire due interessanti interventi:

 

1.     https://formiche.net/2026/10/cosa-si-muove-dietro-manifestazioni-italia-europa/#content

 

2.     https://formiche.net/2026/10/i-ladri-di-futuro-e-le-vetrine-rotte-la-riflessione-di-becchetti/#content

 

La Shari’a in Italia. Il problema non è la libertà religiosa, ma la sovranità

l caso della Camera arbitrale islamica di Padova solleva interrogativi che vanno oltre la libertà religiosa e investono il rapporto tra diritto, autorità confessionale e sovranità.


Chi stabilisce quali norme della Shari’a possano avere effetti nell’ordinamento italiano? E quali sono le implicazioni costituzionali dei legami con autorità religiose estere? L’analisi di Ciro Sbailò, professore ordinario di Diritto pubblico comparato, Università degli Studi Internazionali di Roma – Unint 

A questo link:

La geografia della fame, 266 milioni le persone colpite in 47 Paesi del mondo

Alla vigilia del World Food Day, la presentazione a Milano della seconda edizione della "Mappa delle 10 principali emergenze alimentari globali". In cima alla lista Nigeria e Repubblica Democratica del Congo. Due carestie documentate a Gaza e in Sudan, 30 milioni i bambini in stato di malnutrizione acuta e la guerra che rimane la prima causa di deprivazione. Il direttore di Azione Contro la Fame, Garroni: salvare vite è essenziale ma urge una decisiva risposta umanitaria


Di fame si muore, lo sappiamo. È una verità antica, quasi banale nella sua drammaticità. Ma forse quello che sfugge è che in molti dei contesti di crisi, la fame uccide più delle bombe e dei droni. Diventa una condanna silenziosa, un’arma invisibile che devasta intere generazioni laddove i conflitti distruggono l'agricoltura, bloccano i mercati e recidono l'accesso ai beni fondamentali. Non è solo una carenza di cibo dunque, è una conseguenza strutturale della violenza. A ricordarcelo con ...

L'articolo di Cecilia Seppia è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-10/azione-contro-fame-ong-266-persone-colpite-47-paesi-bambini.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La risposta europea a Starlink: chi costruisce IRIS² e il ruolo della Germania

Chi controlla i satelliti da cui dipendono gli eserciti? Le limitazioni a Starlink in Ucraina rendono attuale la domanda. L'UE, con IRIS², sta creando una rete di 348 satelliti che include un produttore di Brema.



In questa settimana l'esercito ucraino ha segnalato restrizioni al servizio satellitare Starlink. Secondo Kiev, la connessione si interrompe non appena i terminali superano i 160 chilometri orari, come accade con i droni. Il servizio è stato inizialmente ripristinato solo in parte, ma il limite massimo è rimasto. Non è chiaro chi abbia disposto questa restrizione. Da circa sei anni l'UE lavora a IRIS², una propria rete satellitare. L'acronimo sta per "Infrastructure for Resilience, Interconnectivity and Security by Satellite". In italiano indica ...

L'articolo di Maja Kulnert è a questo link:

L’ordine sommerso. Chi scrive le regole del nuovo ordine internazionale?

La strategia di Ottawa, le ambizioni globali del Brasile e le partnership tecnologiche con Stati Uniti e Cina. Le medie potenze rivendicano un ruolo nella costruzione degli equilibri internazionali, mentre le istituzioni tradizionali faticano a rappresentarli. 


Una partita che attraversa energia, tecnologie e difesa e pone una questione politica: come tradurre il peso economico e le capacità nazionali in una maggiore influenza sulle decisioni. ’emergere di nuovi protagonisti si accompagna all’indebolimento degli attori e delle istituzioni tradizionali. È in questa trasformazione che ...

Il report sul convegno di Carlotta Cittadini è a questo link:


Una pace per l'Ucraina è possibile

Trump fa pressioni brutali su Zelensky e studia un'offerta in quattro punti elaborata con Francia, Germania e Regno Unito. È la prima volta che i paesi europei ipotizzano seri negoziati con Mosca. Gas e petrolio sono la chiave di volta di questa proposta. L'Italia non tocca palla. Torneremo a rifornirci dalla Russia? 

In questi giorni, Donald Trump sta facendo enormi pressioni, arrivando a invocare le dimissioni di Volodymyr Zelensky, affinché l’Ucraina smetta di attaccare le raffinerie della Russia. Il punto è capire perché. La risposta, non scontata, nasconde la vera notizia della settimana: gli Stati Uniti stanno elaborando una nuova proposta per la Russia per fermare la guerra – e lo stanno facendo per la prima volta (questa è la vera notizia) non contro i paesi europei ma assieme a loro. Andiamo con ordine. La pressione di Trump si può interpretare in due modi. Il primo ...


L'articolo di Federico Petroni è a questo link:


https://www.limesonline.com/articoli/negoziati-ucraina-russia-nuova-proposta-americana-europea-22915428/?ref=LHTP-BH-I22911620-P1-S1-T1&sc_src=email_412089&sc_lid=29686012&sc_uid=CdhEJV5Lih&sc_llid=21413&sc_customer=87669d84fa1910b2405fffc99b4d2a0a&ref=nl-lm-f

XIX Domenica PA - Mt 22,15-21

Anche oggi l'uomo va restituito a Dio e questo comporta un nostro agire contro chi lo fa suo schiavizzandolo, opprimendolo, la sfruttandolo, dominandolo, usandolo come oggetto. 

Dall’attenzione alla formazione del discepolo anche in vista del suo invio nel mondo e dargli gli strumenti per affrontare le difficoltà, il cammino che la Liturgia ci sta proponendo attraverso l’Evangelo di Matteo, si è poi focalizzata sulle dinamiche che si vivono all’interno di ogni comunità. Nelle ultime domeniche, al centro ci sono state le relazioni tra queste e il mondo, con attenzione alla vita e alle scelte quotidiane che la risposta alla “chiamata” domanda. A questo richiamava le parabole sul Regno dei cieli che, come si sa, non è l’aldilà, ma la nuova realtà che Gesù è venuto ad iniziare la cui realizzazione ha lasciato nelle nostre mani, chiedendoci di evitare sempre la presunzione di essere i migliori, come pure di evitare ogni interventismo per risolvere problemi (la zizzania cresce sempre assieme al grano) ed infine l’impazienza e il tentativo di precorrere i tempi. È invece necessario imparare da Gesù ad accontentarci di quanto siamo capaci di realizzare ed affidare tutto al Padre che sa far diventare i nostri scarti le pietre angolari sulle quali fondare la nostra realtà, che è il suo regno.

Oggi la prospettiva si sposta di accento e al centro dell’Evangelo di Matteo si trovano tre “tentazioni” rivolte a Gesù dai suoi contemporanei o, meglio, tre tentativi di coglierlo in fallo per screditarlo. Il primo è di carattere politico, il secondo pone al centro il tema della resurrezione e il terzo su quale sia il comandamento più importante. 

Nessuno vive da solo, tutti siamo parte di una società, si devono stabilire relazioni di collaborazioni tra diversi. Ci si confronta allora con norme, principi (a volte con alcuni di questi considerati “non negoziabili”), consuetudini, tradizioni, pretese e istituzioni diverse che a volte si pongono in competizione. Nell’indicare alla sua comunità di discepoli il come rapportarsi con le realtà sociali con le quali si sarebbero dovuti confrontare. 

Oggi, la Liturgia ci presenta il primo tentativo di screditarlo, che si conclude con quel conosciutissimo detto “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. 

Si deve innanzitutto notare come Gesù, con la sua attività, è riuscito a far sì che due movimenti opposti si siano coalizzati assieme contro di lui: farisei ed erodiani. I primi ritenevano un’empietà appoggiare l’occupazione romana, i secondi erano invece sostenitori di Erode Antipa, il fantoccio senza personalità succube dell’imperatore Tiberio ed erano collaborazionisti dei romani. Gesù li infastidiva entrambi: era leale e rifiutava ogni forma di ipocrisia, parlava di tutto con parresia e piena libertà.

Questi tengono “consiglio” e complottano su come farlo cadere in contraddizione formulandogli una domanda in modo da rendergli impossibile qualunque scappatoia. Premettono parole di elogio riconoscendo le sue doti cercando di manipolarlo abusandole per poi porre la domanda che aveva una sua legittimità: “è lecito pagare il tributo a Cesare?”.

Matteo qui vuole avvertire tutti sull’uso delle parole. In merito Gesù è già intervenuto in passato. Non si deve adoperare uno strumento di dialogo facendolo diventare uno di violenza, neppure se in modo sottile. Questo comprende pure il dire mezze-verità o piccole menzogne che finiscono normalmente ad esprimere una doppiezza fino all’ipocrisia. Significa il non volerci mettere la faccia, atteggiamento che facilmente scivola nella viltà.

Gesù non elude la domanda e, com’è solito fare, conduce abilmente i suoi interlocutori alla radice del problema. Chiede di mostrargli una moneta e loro gliela danno ingenuamente perché siamo dentro il Tempio dove era severamente proibito portare monete romane, perché avevano effigi umane. Non per nulla all’ingresso c’erano dei cambiavalute che sostituivano le monete romane con quelle permesse; ma questi, pur essendo ossessionati dall’idea del puro e dell’impuro, meticolosi e scrupolosi, quando si tratta di denaro non vanno tanto per il sottile e cadono nella trappola. 

Gesù non risponde se sia lecito o no pagare, lui usa un altro verbo che è “rendete”, cioè “restituite”. “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare” perché sopra c’è la sua immagine ed è, oltre che civile, anche un dovere morale contribuire al bene comune con il pagamento del tributo. Non c’è ragione che giustifichi l’evasione fiscale o il furto dei beni dello Stato e aggiunge “Restituite a Dio ciò che è di Dio”. Nel crearlo, Dio aveva detto “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza e creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò” (Gn 1,26-27).

Quindi se la moneta doveva essere “restituita” a Cesare, perché su di essa c’era impresso il volto del suo padrone, l’uomo andava “restituito” a Dio, l’unica creatura su cui è impresso il volto del Padre, è sacro e nessuno se ne può appropriare. Anche oggi chi lo fa suo schiavizzandolo, opprimendolo, la sfruttandolo, dominandolo, lo usa come oggetto… deve riconsegnarlo al suo Signore. Qui gli esempi nella nostra realtà quotidiana si sprecano partendo dal mondo del lavoro con i suoi morti che spesso sono degli omicidi, all’uso del corpo delle donne, al mondo giovanile lasciato nelle mani della violenza …

(BiGio)

Pensionati impoveriti dal fiscal drug

Tra il 2023 ed il 2025 il Governo Meloni ha risparmiato 10 miliardi di Euro passando dal sistema a "scaglioni" a quello di rivalutazione a "classi"




 

Sinodalità mortificata

Quando nel marzo scorso papa Leone convocava i vescovi del mondo per un «summit sulla famiglia», mi dicevo: «sarà la prova del nove per verificare se si intende prendere sul serio, oppure no, la fatica di quei milioni di fedeli che, in tutto il mondo, lungo il Cammino Sinodale degli anni 2023-2024, si sono ripetutamente riuniti, al livello locale, nazionale e continentale, per elaborare l’idea della sinodalità e promuoverne la pratica costante nella Chiesa».


Giunti al momento della prova, bisogna dire che la sinodalità tanto desiderata, cercata, proclamata necessaria, in questa prima verifica risulta mortificata. Non è bello che questo spesso accada nella Chiesa: si propone, si discute, si dichiara e poi non se ne fa di nulla....

La riflessione di Severino Dianich è a questo link:

https://www.settimananews.it/famiglia/sinodalita-mortificata/


Il potere nella Chiesa: nuove forme di autorità

Il paradosso della Chiesa cristiana è di essere senza dubbio la più assoluta delle monarchie. Nella Chiesa uno solo è il titolare di ogni autorità: il Signore morto e risorto, che siede alla destra del Padre. Nella Chiesa cattolica, in modo particolarmente paradossale, il vescovo di Roma, in quanto papa – che facilmente può essere confuso con un sovrano, di cui sembra ancora portare le insegne – non è che servus servorum Dei, strumento minore e piccolo, inginocchiato ai piedi del Signore.


Questa immagine, che Paolo VI si lasciò ispirare dal mosaico di S. Paolo fuori le Mura, può essere utilmente presupposta al discorso che sembra più opportuno di fronte a due documenti, che da qualche giorno abbiamo a disposizione e che segnano, a mio avviso, un certo sviluppo nel modo di considerare la autorità all’interno della Chiesa cattolica....

L'intervento di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/il-potere-nella-chiesa-nuove-forme-di-autorita/