Il nucleare: sì o no?

Se n’è parlato nell’incontro del 7 febbraio scorso che si è svolto nella sede dell’Accademia Nazionale Virgiliana di Mantova, con relatori il prof. Giuseppe Zollino e la prof.ssa Margherita Venturi: un "Si" e un "Ni"


La questione energetica è essenziale per il futuro dell’umanità. Negli ultimi 150 anni si è registrato un impiego crescente di energia da fonti non rinnovabili: tuttora i combustibili fossili (carbone, petrolio e gas) coprono oltre l’80% del fabbisogno mondiale, con le note conseguenze di inquinamento e di alterazione del clima. Le fonti alternative disponibili – e ammesse dall’Unione Europea – comprendono il nucleare da fissione, oltre, naturalmente, alle cosiddette rinnovabili (principalmente idroelettrico, eolico, fotovoltaico)....

L'articolo di Luigi Togliani è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/nucleare-si-no/?utm_source=newsletter-2026-03-24


Se davvero si vuole migliorare il sistema giudiziario ecco cosa fare (senza toccare la Costituzione)

Processi più veloci ed efficienti, e che si concludano in tempi prevedibili, è ciò che serve non solo a cittadini e imprese, ma anche alla crescita del paese. È da queste istanze che conviene partire. Alcune soluzioni ai nodi della giustizia in Italia. E senza toccare la Costituzione.


La lentezza ha anche un costo diretto per lo Stato. Sempre secondo la Commissione Europea, nel 2023 l’Italia è stata condannata a pagare 88.376.682,61 euro a titolo di compensazione per l’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, a seguito di ricorsi presentati da privati. È il costo più visibile dell’inefficienza. Quello meno visibile è più ampio....

L'articolo di Vitalba Azzolini è a questo link:

https://www.valigiablu.it/riforma-giustizia-cosa-fare-per-migliorare/

La solitudine dei figli maggiori

Il recente dibattito sulla questione del celibato deve farci considerare quella che qui analizziamo come “la solitudine dei figli maggiori”...


“Francesco d’Assisi? Non riesco a comprendere come possa essere additato a modello di vita cristiana un uomo che ha abbandonato e rinnegato suo padre, sua madre e la sua famiglia!” – questa la considerazione, sofferta, di una madre di famiglia. Se è vero che nei Vangeli Gesù stesso invita a lasciare la propria famiglia di origine per le esigenze del Regno di Dio (cfr. Lc 14, 25-27), è anche vero che questo passo non deve intendersi come rivolto esclusivamente a coloro che fanno una scelta di speciale consacrazione, assumendo voti di castità o promesse di celibato e rinunciando a costituire una propria famiglia. Questo passo deve essere inteso come rivolto a tutti, con un invito ad una priorità nella sequela di Dio, alla quale devono essere subordinati anche gli affetti più cari....

La riflessione di Alessandro Manfredi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/la-solitudine-dei-figli-maggiori/

Le Chiese americane al tempo di Trump

La Dichiarazione di Barmen fu un atto teologico di resistenza ecclesiale. Nel 1934, i rappresentanti della Chiesa confessante rifiutarono pubblicamente la subordinazione della Chiesa a un’ideologia politica totalizzante e riaffermarono che «Gesù Cristo, come ci è attestato nella sacra Scrittura, è l’unica Parola di Dio, nella quale Dio ci ha parlato».


Quella confessione funzionò come criterio teologico per giudicare le rivendicazioni politiche che cercavano di sostituire la signoria di Cristo. L’atto della Chiesa confessante non fu un trattato di parte, ma un giudizio teologico collettivo che rivendicò il linguaggio cristiano dall’idolatria e riorientò la vita ecclesiale verso il Vangelo. Il momento attuale degli Stati Uniti non è una replica della Germania degli anni ’30, ma presenta pericoli teologici analoghi: l’appropriazione del vocabolario cristiano per legittimare politiche di esclusione, l’ascesa del nazionalismo cristiano e la strumentalizzazione del linguaggio ecclesiale per fini di parte.Le Chiese devono quindi porsi una domanda ...

L'articolo di James F. Puglisi è a questo link:

https://www.settimananews.it/ecumenismo-dialogo/barmen-le-chiese-usa-al-tempo-di-trump/?utm_source=newsletter-2026-03-10

Pasqua del Signore Gesù Cristo - Mt 28,1-10

“Non è qui, è risorto! Non abbiate paura!”. “È la Pasqua, è la Pasqua del Signore!”

Gesù dice alle donne: "andate ad annunciare ai miei fratelli”. Chi sono coloro che ora, per la prima volta, Gesù chiama “fratelli”? Sono coloro che, con noi, lo hanno tradito, abbandonato, rinnegato … sono coloro dei quali al suo posto non avremmo voluto più saperne nulla. Lui invece non solo li perdona senza pretendere scuse, ma li eleva a fratelli.



Nessun evangelista descrive la risurrezione di Gesù ma tutti gli evangelisti danno indicazioni su come incontrare il Cristo vivente ed è una possibilità per i credenti di tutti i tempi. Di questo siamo chiamati a dare testimonianza ed è una cosa concreta, non una cosa astratta. La vita di chi ha incontrato il Risorto ha assunto un senso nuovo, è stata una pasqua, un “passaggio” che ha dato la possibilità di leggere ogni evento alla sua luce. È di questo che si può, si deve date testimonianza, non di altro.

Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana”, non è solo una notazione temporale, ma richiama il primo giorno della creazione, quello nel quale irrompe la luce nelle tenebre. Sotto la croce c’erano tre donne, ora solo le due Marie si recano “a visitare il sepolcro”, sono pronte a sfidare le guardie, non portano nulla con sé se non che la loro tristezza e il dolore della perdita. La terza, la madre dei figli di Zebedeo non c’è, ha perso la speranza di far sedere i suoi figli uno alla destra e l’altro alla sinistra del messia vittorioso che ora vede morto e sepolto assieme alle sue aspettative.

Matteo per presentare quello che è avvenuto impiega il linguaggio e le immagini bibliche che ha a disposizione: il terremoto, l’angelo, il colore bianco sfolgorante, la paura e lo sconcerto. Sono le stesse immagini già riscontrate nella Trasfigurazione con le quali l’evangelista vuole affermare che Dio ha manifestato la sua forza di salvezza in un momento nel quale tutto celebrava la vittoria della morte sulla vita. In un bagliore esplode la forza vivificante del Padre: è il suo sì ad una vita vissuta rimanendo sempre fedele alla sua volontà, come ha fatto Gesù, nonostante le seduzioni e le tentazioni che dall’inizio alla fine ha sempre subito e vinto. 

L’Angelo (nella Scrittura viene così chiamato Dio quando viene a contatto con l’umano), dopo aver rotolato via la pietra, si pone a sedere su di essa in segno di vittoria a differenza delle donne che dopo la sepoltura rimasero sedute là davanti nella tristezza del lutto. Di fronte alla manifestazione del divino l’umanità si spaventa e “le guardie furono scosse e rimasero come morte” mentre il crocefisso che pensavano di custodire è vivo. L’angelo si rivolge solo alle donne per dire loro “Voi non abbiate paura!” Gesù il crocefisso che cercate, “non è qui” (attenzione: non dice “non è più qui” ma solo “non è qui”, il sepolcro non ha mai potuto contenerlo) “È risorto” e aggiunge, con un velato rimprovero, ”come aveva detto. (…) Presto, andate a dire ai suoi discepoli (…) ecco, vi precede in Galilea. La lo vedrete”. Per vedere Gesù, per sperimentarlo, occorre andare in Galilea, cioè il luogo della sua predicazione. Per noi l’indicazione è quella nei luoghi della nostra vita dell’ascolto della sua Parola nella frequentazione delle Scritture.

Il messaggio del cielo, rivolto alle donne, in realtà è rivolto a tutti: nessun sarà mai abbandonato in potere della morte, tutti saremo resi “giusti” da Dio e i sepolcri saranno vuoti come quello di Gesù. Le forze della morte non prevarranno sulla vita, anche se apparentemente, per un certo tempo, potranno avere la meglio. Di fronte a questo tutte le sconfitte e tutte le lacrime di ogni tempo acquistano senso. Anche le nostre. Pure quelle di oggi legate alle “forze della morte” che paiono imperare incontrastate nelle guerre. Non solo quelle che provocano la morte fisica, ma ogni ingiustizia, oppressione, calunnia, odio, inganno, furbizia… causa situazioni di difficoltà anche estreme in chi le subisce. Gli strumenti sono sempre più sofisticati, non più solo le tradizionali parole o scritti, ma sempre più frequentemente anche gli attuali media possono diventare forme di comunicazione ambigue e con sempre maggiore frequenza usano l’Intelligenza Artificiale. 

Le donne corsero a dare l’annuncio” ai discepoli. Il termine annuncio, in greco, contiene in sé la radice del vocabolo angelo. Le donne, nei secoli volentieri considerate come le persone più lontane da Dio, in realtà sono quelle a lui più vicine, compiono la stessa funzione degli angeli. Questo deve fare riflettere sulla loro emarginazione nella Chiesa che tutt’oggi fa fatica ad essere risolta.

Mentre corrono “Gesù venne loro incontro e disse …” non come fa la traduzione Cei “Salute a voi” bensì come nell’ultima Beatitudine: “Rallegratevi” e ovviamente di nuovo “non temete andate ad annunciare ai miei fratelli”. Qui si impone una riflessione: chi sono coloro che ora, per la prima volta, Gesù chiama “fratelli”? Sono coloro che lo hanno tradito, abbandonato, rinnegato … sono coloro dei quali al suo posto non avremmo voluto più saperne nulla. Lui invece non solo li perdona senza pretendere scuse, ma li eleva a fratelli, figli dello stesso Padre, aprendo loro una nuova storia che giunge fino a noi. Dio si fa vicino prima di tutto a chi ne ha bisogno. Sapremo mai noi fare lo stesso? Sapremo essere degni di riconoscerci come fratelli spezzando e condividendo quel Pane unico che ci fa essere i suoi occhi, le sue mani piene solo di misericordia?

(BiGio)

Tra Eva e Maria: il femminile nel pop contemporaneo

Le canzoni, come la letteratura, sono dei laboratori simbolici. Così come hanno accompagnato nel secolo scorso il dolore assurdo della guerra (Lily Marlene, ad esempio) e dei genocidi (Se questo è un uomo) così possono anche adesso non essere solo momenti di evasione.


«Mi vuoi più suora o pornodiva?» canta Annalisa in Canzone estiva, e in una sola domanda riattiva un orizzonte millenario. Non è solo una provocazione pop, è la versione contemporanea di una dicotomia radicata nella tradizione cristiana. Da una parte la purezza, dall’altra la sensualità. Da una parte Maria, dall’altra Eva. In mezzo, per secoli, il corpo delle donne chiamato a scegliere o, peggio, a essere scelto...

La riflessione di Jessica Trombatore è a questo link:

https://www.ilregno.it/regno-delle-donne/blog/tra-eva-e-maria-il-femminile-nel-pop-contemporaneo-jessica-trombatore?utm_source=newsletter-mensile&utm_medium=email&utm_campaign=202607

Guernica, la Pasqua e la com-passione

 Perché ancora Guernica di Pablo Picasso? Perché ancora quest’opera in questi giorni pasquali?


Guernica (1937): opera che fissa sulla tela il dolore e l’orrore in modo iconico da novant’anni e lo denuncia nel riproporsi puntualmente. Guernica è un’opera che dà forma alla compassione nella cruda realtà dello strazio dei corpi.

Mi colpisce che queste stesse figure sono tasselli di una storia che si ripropone nella Settimana santa. La madre e il figlio morto, che aprono il dipinto a sinistra, riportano alle tante «Pietà» della Mater dolorosa nelle nostre chiese. La donna al margine destro ...

La rilettura di Pier Davide Guenzi è a questo link:

https://www.ilregno.it/moralia/blog/guernica-la-pasqua-e-la-com-passione-pier-davide-guenzi?utm_source=newsletter-mensile&utm_medium=email&utm_campaign=202607

Solo il Dio che a malapena intravediamo ci può salvare

La guerra in Iran ha messo in luce ciò che trent’anni di studi controversi, di analisi da salotto e di fantasie deliranti dei grandi nomi della politica estera erano riusciti a nascondere. 


Ha accelerato in tempo reale e con spettacolare brutalità il crollo del mito fondante del mondo occidentale nell’era post-guerra fredda — vale a dire la grande illusione di un mondo relativamente armonioso, interconnesso attraverso il commercio, gli scambi sociali e le comunicazioni digitali.  Quel mito — chiamiamolo la scommessa globalista — ha a lungo sostenuto che l’integrazione economica e la dipendenza reciproca dalle tecnologie avanzate avrebbero inesorabilmente eroso le antiche inimicizie di religione, cultura e civiltà...

L'analisi di 

Leonardo Boff: "La guerra non può essere umanizzata: deve essere abolita"

La frase del titolo non è mia; appartiene a Bertrand Russell e ad Albert Einstein nel loro manifesto del 9 luglio 1955, contro i pericoli della guerra nucleare e a favore della pace. Questo è il grande desiderio dell’umanità: sempre frustrato e sempre rinnovato.


Non possiamo mai smettere di perseguire quest’utopia, per la quale lottiamo perché sia realizzabile, perché farlo sarebbe un atto di cinismo nei confronti delle vittime della guerra e una rinuncia a ogni senso etico. Ogni guerra sacrifica migliaia, persino milioni, di persone. Perpetua il gesto di Caino, che uccise suo fratello Abele. Max Born, premio Nobel per la fisica nel 1954, denunciò l’elevato numero di vittime civili nei conflitti moderni. Nella prima guerra mondiale solo il 5% dei morti erano civili; nella seconda il 50%; nelle guerre di Corea e del Vietnam l’85%. Dati più recenti...

L'articolo di Leonardo Boff è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202603/260316boff.pdf

Punire il male, proteggere la vita. Ma cosa dice la Torah sulla pena di morte?

Lo Stato di Israele ha introdotto la pena di morte. Nella Torah scritta è presente e quella orale l'articola in e attraverso un sistema di garanzie che rende l’applicazione della pena capitale quasi irrealizzabile.


Il Talmud tramanda che quarant’anni prima della distruzione del Secondo Tempio il Sinedrio cessò di pronunciare sentenze di morte. Da quel momento la pena capitale rimane nella Torah come dichiarazione morale assoluta, ma scompare come prassi giuridica. Il messaggio tuttavia permane: la Torah afferma che il male radicale esiste e che la vita umana ha un valore assoluto — così assoluto che chi lo viola merita la pena più grave, ma proprio perché la vita vale così tanto, il potere di toglierla non può essere esercitato con leggerezza, con fretta, con la pressione del dolore collettivo o del consenso popolare.

L'analisi di Rav Ariel Di Porto è a questo link:

https://moked.it/blog/2026/03/31/pena-di-morte-rav-ariel-di-porto-tutti-i-limiti-di-una-misura-teorica/