Chi "molla" sbaglia? è comprensibile? fa bene?
La riflessione di Gilberto Borghi è a questo link:
https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/come-viene-letto-il-prete-che-lascia/
e qui news in breve https://spigolando-in-breve.blogspot.com
Chi "molla" sbaglia? è comprensibile? fa bene?
La riflessione di Gilberto Borghi è a questo link:
https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/come-viene-letto-il-prete-che-lascia/
Sono molti gli equivoci che stanno nascendo e che più o meno maliziosamente vengono coltivati intorno alla riforma dell’ordinamento giudiziario su cui il popolo sarà chiamato a esprimere la propria opinione e il proprio voto con il referendum costituzionale del prossimo marzo. Equivoci che è bene chiarire per consentire agli elettori di fare una scelta veramente consapevole.
Nella vulgata corrente, avallata dalla maggioranza, questa riforma sarebbe destinata semplicemente a separare le attuali carriere tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti. Ma solo di questo si tratta? La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri era già stata avviata da una legge ordinaria con la recente riforma Cartabia e bastavano poche norme, sempre ordinarie, per completarla. Perché mettere in gioco oggi norme fondamentali dell’attuale impianto costituzionale del potere giudiziario? ...
L'analisi di Enzo chiedi è a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202602/260211cheli.pdf
Pubblicato il secondo rapporto elaborato da Fondazione Finanza Etica insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, che analizza 24 gruppi bancari sulla base del loro grado di esposizione all’industria militare. Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica: "Il nostro compito è informare i risparmiatori. Spesso non sono pienamente consapevoli"
L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:
La reazione dei discepoli è di “grande timore". Gesù li tocca e dice quell’espressione che compare 365 volte nella Bibbia: “Non temete!” e “Alzatevi!”. Qui non si può non evocare quel “Beati” che Gesù ha proclamato 8 volte perché la radice ebraica di questo termine è “Ashar” che significa stare diritti in piedi e andare avanti senza paura, senza rimanere piegati nelle proprie difficoltà.
Quello che lega tutti gli anni le prime due Domeniche di Quaresima, nelle quali ricorrono sempre gli Evangeli delle “seduzioni” (tentazioni) e della Trasfigurazione, è un “alto monte”. Quello nel quale il diavolo “gli mostrò tutti i regni del mondo nella loro gloria” proponendo a Gesù di farli suoi possedendoli ottenendo così il potere per dominare e quello nel quale, in disparte dagli altri apostoli, si trasfigurò davanti ai tre “problematici”. “Il Pietro” cioè “il testardo” (nel testo greco c’è l’articolo determinativo) che aveva cercato pochi giorni prima di distoglierlo dalla volontà di andare a Gerusalemme (Mt 16,20), Giacomo e Giovanni perché avevano chiesto nel suo regno di sedere alla sua destra e alla sua sinistra cercando così la loro gloria.
Su questo monte “Fu trasfigurato davanti a loro, il suo volto brillò come il sole” Gesù aveva detto che “i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre” (Mt 13,43) “e le sue vesti divennero candide come la luce” come la veste dell’Angelo che annuncia la risurrezione o quelle del Padre come per esempio nel Salmo 104,1-2. Quello che si manifesta in Gesù sono allora i segni della risurrezione e della condizione divina che non si ottiene attraverso il potere bensì attraverso l’amore, non dominando ma servendo, offrendo la propria vita fino alla fine, fino al dono totale. Esattamente il contrario della proposta del diavolo ed anche delle aspettative di Pietro, tanto che Gesù lo aveva chiamato “satana” (Mt 16,23), di Giacomo e di Giovanni a riguardo l’identità del Messia. La Trasfigurazione è la chiarificazione definitiva di quale messianismo incarni Gesù.
Come tutto l’Evangelo di Matteo, anche questa pericope è un midrash dell’Esodo. Mosè salì sul monte “dopo sei giorni” (Es 24,16) prendendo con sé tre compagni: Aronne Nadab e Abiu (Es 24,1-9) e anche il suo volto fu trasfigurato (Es 34,30). Come il Sinai fu avvolto da una nube luminosa (Es 24,15-16), così lo fu anche il monte della Trasfigurazione, senza dimenticare quella che proteggeva Israele dagli egiziani nel deserto (Es 13-21). È evidente che la nube luminosa raffigura il riflesso della presenza di Dio.
Accanto a Gesù “apparvero Mosè ed Elia che conversavano con lui”. Matteo non ci dice l’oggetto del confronto ma penso si possa con buona approssimazione accogliere quanto Luca suggerisce: il suo esodo dal mondo al Padre. In fin dei conti se si guarda la posizione del Monte indicato dalla tradizione come quello della Trasfigurazione si può notare come dalla sua cima si possa non solo idealmente scorgere a nord/nord-est la Galilea e la Decapoli, a ovest Nazaret e Cana, dai piedi del Monte a est fino a sud la valle del Giordano che conduce Gerico dal dove si sale a Gerusalemme. In sintesi tutte le zone da lui attraversate nel suo ministero itinerante ed era giunto il momento della scelta definitiva. Allora prende la sua storia in mano e la confronta con la Torà (Mosè) e le Profezie (Elia), cioè con l’intera Scrittura per capire cosa doveva fare: è un momento di preghiera che innanzitutto è ascolto, poi verifica, infine decisione. È una indicazione precisa anche per noi, su come fondare il nostro agire nel quotidiano.
In tutto questo non c’è nulla di statico, ma tutto e dinamico. Il Pietro però ancora una volta va in senso contrario: vuole fissare il momento, ciò che è bello per loro tre, costruendo tre tende e mettendo al centro, cioè al posto principale, quella di Mosè. Pensa cioè a un Messia secondo la Legge magari difesa con la forza come fece Elia, ma irrompe Dio che avvolge tutti con la sua presenza riaffermando quanto aveva detto nel Battesimo: “Questi è il Figlio mio (= cioè il Messia, così come scritto nel Salmo 2,7), il prediletto (= il nuovo Isacco, Gen 22,2), nel quale mi sono compiaciuto (= il servo del Signore, Is 42,1): ascoltatelo! (= il profeta, il nuovo Mosè, Dt 18,15)”.
Viene così in poche battute unito il destino del Figlio con quello di Isacco (il figlio “unico” il prediletto”) e con quello del Servo nel quale il Padre si compiace. Il sacrificio del primo e la sofferenza del secondo fanno intravedere quella che sarà la passione del Messia. Chiude quell’imperativo: ”Ascoltatelo!” che ricorda la promessa di Mosé: “Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, un profeta come me: ascoltatelo!”. In quattro brevi espressioni c’è un concentrato di riflessione messianica davvero sorprendente ed è necessario ricordare che nel linguaggio biblico “ascoltare” non è solo “udire” ma equivale ad “obbedire”: è l’invito a mettere in pratica ciò che Gesù insegna.
La reazione dei discepoli è di “grande timore” che nel linguaggio biblico non è semplice “paura”, è ben di più, è la consapevolezza della grandezza di Dio difronte alla realtà dell’uomo. Gesù li tocca e dice quell’espressione che compare 365 volte nella Bibbia (non è certo un numero a caso!): “Non temete!” e “Alzatevi!”. Qui non si può non evocare quel “Beati” che Gesù ha proclamato 8 volte perché la radice ebraica di questo termine è “Ashar” che significa stare diritti in piedi e andare avanti senza paura, senza rimanere piegati nelle proprie difficoltà.
(BiGio)
Negli ultimi anni, ogni episodio di violenza che coinvolge adolescenti tende ad attivare un meccanismo interpretativo ormai consolidato nel dibattito pubblico. L’accoltellamento avvenuto il 16 gennaio scorso all’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, in cui ha perso la vita Youssef Abanoub, studente diciottenne, non fa eccezione. In poche ore, il fatto di cronaca è stato ricondotto a un racconto noto: il disagio giovanile, la “generazione delle lame”, la presunta deriva delle nuove generazioni e la richiesta, ricorrente, di risposte sempre più severe sul piano dell’ordine pubblico. È una narrazione semplice, apparentemente efficace e rassicurante, ma è anche profondamente fuorviante.
Nell’ultimo ventennio, la frequenza della violenza (letale e non) contro le donne è diminuita in modo significativo nei Paesi più ricchi e con minori diseguaglianze, fra i quali il nostro. L’Italia ha oggi uno dei tassi di femminicidi più bassi. Come spiegare la sua sorprendente situazione? È l’esito del declino recente o dobbiamo risalire più indietro per capirlo? È iniziata forse un’inversione di tendenza dopo che la sua crescita aveva raggiunto il picco, toccando il massimo livello di intensità e brutalità? Ma quando era iniziata questa crescita? Più in generale, quale andamento ha avuto, nel medio e nel lungo periodo, in Italia e negli altri Paesi occidentali, la violenza di genere? Per cercare di rispondere ...
L'articolo di Marzio Barbagli è a questo link:
https://www.rivistailmulino.it/a/due-forme-di-violenza-di-genere
"Chiamati due volte. I martiri d’Algeria", raggiungerà anche Milano e Roma. È la mostra realizzata da Oasis, Fondazione internazionale nata nel 2004 per iniziativa del Cardinal Angelo Scola con l’obiettivo di favorire la conoscenza tra cristiani e musulmani e creare spazi di dialogo, e da Libreria Editrice Vaticana, la casa editrice ufficiale della Santa Sede.
L'articolo redazionale di presentazione è a questo link:
Tra le decisioni audaci di Papa Francesco vi è la nomina di laici e religiose a posizioni di autorità solitamente riservate a ministri ordinati, vescovi o cardinali, nei dicasteri della Curia romana. Il Papa ha giustificato questa innovazione con il principio sinodale che richiede una maggiore partecipazione dei fedeli alla comunione e alla missione della Chiesa. Questa iniziativa si scontra tuttavia con l’antica consuetudine di affidare le posizioni di autorità ai ministri ordinati. Questa consuetudine può certamente appoggiarsi sul Concilio Vaticano II, che ha definito la sacramentalità dell’episcopato (Lg 21). Da qui il disagio di fronte a una decisione papale che si rispetta ma che si considera forse provvisoria. Al punto che alcuni auspicano, all’alba del nuovo pontificato, che venga riaffermato lo stretto legame tra il ministero ordinato e la funzione di governo nella Chiesa....
Il commento del cardinale Ouellet è a questo link:
Mi sembra importante ritornare sul tema La scelta del prete, commentata da Anita Prati (qui), con riferimento ad Alberto Ravagnani, ai suoi video, alla sua «scelta» e conseguente libro esplicativo, di lasciare il sacerdozio.
La riflessione di Fabrizio Mastrofini è a questo link: