Plurale perciò divino. Perché nel mondo esistono diverse religioni?

Perché nel mondo vi sono così tante religioni e in che rapporto stanno con la rivelazione unica e singolare avvenuta nella vita, morte e resurrezione di Gesù Cristo? La proposta di un percorso di ricerca nel libro di Matteo Bergamaschi


 Dobbiamo ridurre la pretesa di questa rivelazione unica singolare, considerarla cioè una fra le molte, perché in fondo tutte le religioni si equivalgono e nessuna può presumere alcunché sulle altre, oppure dobbiamo cominciare a pensare di-versamente e altri-menti come fa, appunto, Matteo Bergamaschi in questo breve e denso saggio? “Possiamo affermare, ad esempio, che Dio si lascia determinare anche dal pluralismo religioso?”. E dunque, possiamo sostenere che il pluralismo religioso non gli è estraneo, anzi è voluto da Dio stesso, come si afferma nello storico documento di Abu Dhabi sulla fratellanza umana, firmato in modo congiunto da papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar, Aḥmad al-Ṭayyib, il 4 febbraio del 2019, dove, appunto e per la prima volta, si afferma che “il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani”? Nelle pagine che seguono ...

La prefazione al libro di Alberto Caccaro è a questo link:

https://www.mondoemissione.it/chiesa/plurale-percio-divino/

Ilo, equità e trasparenza per il benessere dei lavoratori

Nella Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, Il rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro ribalta il paradigma comune sullo stress da lavoro, non si tratta di una fragilità del singolo individuo, ma del risultato di una progettazione e gestione del lavoro carente. Gianni Rosas: investire nei sistemi organizzativi


Lo stress, il bullismo e gli orari impossibili uccidono 840.000 lavoratori all’anno. È quanto emerge dall’ultimo rapporto mondiale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro pubblicato in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro. “I rischi psicosociali, ma anche gli altri rischi per la salute e sicurezza sul lavoro, devono essere affrontati nel contesto degli ambienti di lavoro che sono dei veri e propri sistemi caratterizzati da una serie di elementi che interagiscono tra loro” ...

L'articolo di David Dionisi è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/lavoro-ilo-oil-organizzazioni-internazionali-economia-politica.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il nord del Kenya nella morsa di siccità e tagli agli aiuti

Il cambiamento climatico contribuisce al diffondersi della malnutrizione nelle aree semi desertiche al confine con l'Etiopia, dove ormai manca anche la pasta d’arachidi utilizzata per curare le forme più acute. "Non possiamo avere una salute nostra se la natura non è in salute", dichiara ai media vaticani Micol Fascendini, esperta del settore appena rientrata da una missione in quei luoghi.


La crisi innescata dalla congiuntura tra cambiamento climatico e tagli agli aiuti allo sviluppo sta colpendo duramente le comunità del nord del Kenya. Le cliniche mobili di molte organizzazioni internazionali attive nell’area, in particolare nelle contee di Marsabit e Isiolo, non ricevono più il “plumpynut”, una pasta d’arachidi molto utilizzata per curare le forme di malnutrizione acuta. A toccare con mano la difficile realtà di queste aree semidesertiche del Kenya settentrionale, al confine con l’Etiopia, è Micol Fascendini, esperta di salute pubblicache collabora con varie organizzazioni tra cui Amref....

L'articolo di Valerio Palombaro è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/kenya-siccita-manlutrizione-aiuti-bambini-diritti.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Per uscire dal nostro sepolcro

È impossibile, nell’immediato, un approccio unitario della Chiesa al mondo

Credo che la condizione attuale del cambiamento epocale che stiamo attraversando non permetta più l’utilizzo di una visione unitaria di fondo della fede e del rapporto col mondo, come potevamo avere fino a 40 anni fa. Ma ancora non permette nemmeno di costruirne un’altra altrettanto unitaria che la possa sostituire e diventare il riferimento per la presenza sensata della Chiesa nel mondo. Siamo ancora in una fase in cui una nuova sintesi culturale condivisa su cosa sia l’uomo, la vita, il senso dell’esistere non può apparire, perché la frammentazione e l’individualizzazione sono all’opera ancora massicciamente....

Il pensiero di Gilberto Borghi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/cultura/officina-del-pensiero/per-uscire-dal-nostro-sepolcro/


La Festa dell'ascensione (che Matteo non racconta) - Mt 28,16-20

Quando lo videro si prostrarono” ma, annota Matteo, “dubitavano”. Su cosa sono incerti se hanno riconosciuto lui e la sua qualità divina (altrimenti non si sarebbero prostrati)? oppure fingono di averlo riconosciuto? 


Oggi è la festa dell’Ascensione di Gesù e automaticamente l’immaginazione ricorre ai racconti degli Evangeli di Luca (soprattutto) e di Marco, ma Giovanni e Matteo non la raccontano e oggi la Liturgia ci propone il brano finale dell’Evangelo di quest’ultimo. Così è necessario porre una maggiore attenzione al breve testo di oggi che è una sintesi dell’intera opera di Matteo o, meglio, il suo compimento. 

Se si ricorda, l’inizio della vita pubblica di Gesù inizia con lui che cammina lungo il mare di Galilea, vede Simone ed Andrea che stanno pescando e li invita a seguirlo dicendo loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Poi però l’apprendistato è stato solo un imparare a fare seguendo l’esempio del Signore senza nessuna teorizzazione. È nella pericope odierna che la vi si trova in una formulazione stringata ed è la chiave attraverso quale rileggere l’intero testo matteano che è racchiuso tra due espressioni dall’identico significato. All’inizio ci sta il nome che l’Angelo indica a Giuseppe da dare a suo figlio: Gesù, l’Emmanuele (= Dio con noi, Mt 1,21-23) e alla fine c’è nell’ultimo versetto l’assicurazione del Signore: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20b). Con quel “Io sono” (Ego eimi) Gesù richiama le prime due lettere del Tetragramma, affermando così la sua identità divina.

Nell’Evangelo di Matteo per tre volte c’è l’invito ad andare in Galilea dove incontreranno il Risorto senza mai specificarne il luogo, però la pericope di oggi afferma che, a colpo sicuro, “gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato”. Come interpretare? perché Matteo ora lascia la generica indicazione di un “monte” senza nome? Non avrebbe potuto più logicamente essere il medesimo luogo sulle rive del Mare di Galilea dove aveva chiamato Simone ed Andrea? 

Se però si tiene conto che Dio nella Scrittura si è sempre manifestato su di un monte e nell’Evangelo di Mattero un “monte” appare, oltre a questa, altre tre volte (numero che indica la perfezione, la completezza) e li si va ad identificare, si comprenderà ciò che Matteo desidera dirci. Il primo è quello “tentazioni” (Mt 4,8), il secondo quello dove vengono proclamate le Beatitudini (Mt 5, 1) e il terzo è quello della Trasfigurazione (Mt 17,1). Ovvero dove il Signore cioè sconfigge il maligno, dove annunzia il suo messaggio programmatico e dove, infine, viene affermata la sua divinità. Il secondo monte (quello al centro dei tre) è quello delle Beatitudini. Queste sono otto e l’ottavo giorno è quello della resurrezione. Ecco la realtà dove gli undici (e noi con loro) possono incontrare il Risorto: sul monte del suo discorso programmatico.

Infatti “Quando lo videro si prostrarono” ma, annota Matteo, “dubitavano”. Su cosa sono incerti se hanno riconosciuto lui e la sua qualità divina (altrimenti non si sarebbero prostrati)? Lo si intuisce osservando che questo verbo appare una sola altra volta ed esattamente alla metà di questo Evangelo: quando Pietro chiede di camminare sulle acque ma affonda e Gesù lo rimprovera dicendo: “Uomo di poca fede perché hai dubitato?” È la condizione di tutti i discepoli noi compresi: si dubita di riuscire a portare a compimento quanto ci è indicato di fare. Quegli undici, una Comunità imperfetta segnata dal tradimento di Giuda e poi dalla loro fuga quando Gesù è stato arrestato, non sanno che cosa attendersi dal Risorto. Si chiedono se saranno capaci di capire e realizzare quello che verrà loro detto. Hanno timore ed è necessario che Gesù si avvicini a loro per stare in mezzo a loro, come più volte accade nell’Evangelo di Giovanni. Afferma la sua identità e poi li invia con una assicutazione: “a me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra … e io sarò con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, con questa certezza allora ora potere andare e fare “discepoli tutti i popoli battezzandoli – cioè immergendoli nella realtà di Dio – insegnando a osservare – letteralmente a fare, a realizzare – tutto ciò che vi ho insegnato”, a orientare la propria vita al bene degli altri. Siatene certi che vi riuscirete perché io vi sarò a fianco in modo ancora più forte, aiutandovi a realizzare le Beatitudini nelle forme che di volta in volta nella storia comprenderete debba essere fatto. Questo è il vostro compito, anche il nostro, perché voi sarete, siete le mie mani.

Certo, la nostra realtà sarà sempre segnata dalla fragilità della natura umana, dal dubbio se stiamo facendo o meno la cosa giusta. Credere e dubitare è la nostra condizione. La fede non è esente dal dubbio perché non si impone come certezza assoluta, ma è dialogica e il credere è una proposta da accogliere o meno e non ci sarà mai certezza assoluta di tipo razionale. È piuttosto un affidarci al Signore senza alcuna certezza all’interno di una comunità che sarà sempre carente, un vaso di argilla. 

Questa coscienza ci aiuta a fuggire ogni tentativo di impossessarsi di qualcosa che non è nostro bensì un dono e nell’arroganza giungere ad affermare “Dio è con noi”. Non bisogna mai dimenticare che il credente può solo far spazio in sé all’Io del Risorto e alle sue promesse. 

(BiGio)

L’obiezione di coscienza nella Chiesa contemporanea

Martedì 28 aprile, a due anni dalla morte del dehoniano p. Angelo Cavagna, è stato presentato a Bologna il volume a più voci Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza (a cura di M. Chiurchiù, Multimage, Firenze 2026; cf. qui su SettimanaNews). Alla presentazione ha preso parte come relatore anche lo storico Daniele Menozzi, di cui riprendiamo di seguito l’intervento dedicato al tema dell’obiezione di coscienza nella Chiesa contemporanea


Il libro dedicato a ricordare p. Angelo Cavagna raccoglie testi e testimonianze. Illustrano, sotto diversi profili, la sua molteplice attività diretta a promuovere l’obiezione di coscienza, il servizio civile e la difesa popolare nonviolenta. In una pagina del volume si legge che tutte queste iniziative s’inquadrano in una prospettiva unitaria. Il dehoniano si proponeva di far maturare nella Chiesa una maggiore consapevolezza in ordine agli atteggiamenti necessari a costruire la pace attraverso il rifiuto della guerra. Vorrei partire da questa osservazione, per ...

L'articolo di Daniele Menozzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/obiezione-di-coscienza-nella-chiesa-contemporanea/?utm_source=newsletter-2026-05-05

Il dramma dei migranti sulla "rotta orientale" tra il Corno d'Africa e la Penisola arabica

Attraverso Gibuti e lo Stretto di Bab el-Mandeb, tra Mar Rosso e Golfo di Aden, passa una delle tratte migratorie più pericolose al mondo. Secondo l'Onu nel 2025 si sono registrati più di 900 tra morti e dispersi


 Volti tirati, corpi emaciati. Un gruppo di uomini percorre la vasta pianura sabbiosa di Gibuti, bruciata dal sole. Sono migranti e in comune hanno pochi averi, una bottiglietta d’acqua, qualche fagotto, e un tentativo fallito di raggiungere lo Yemen attraverso la cosiddetta “via dell’est” che collega il Corno d’Africa alla Penisola arabica, attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, tra il Mar Rosso e il Golfo di Aden. Una tratta peraltro vitale per il transito di petrolio, gas naturale e merci fra Asia, Africa ed Europa, diventata ancora più strategica mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran tengono sotto altissima pressione lo Stretto di Hormuz....

L'articolo di Giada Aquilino è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/rotta-migratoria-gibuti-bab-el-mandeb-penisola-arabica.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Luisito Bianchi, la Resistenza come resa alla Parola

Torna "La messa dell'uomo disarmato" romanzo partigiano sulla gratuità radicale che evoca Bernanos. Il libro è un atto di resa alla Parola che è ovunque, in ogni dramma e in ogni meraviglia dell'umanità, e su cui don Luisito ha sempre modellato la propria esistenza.

Potrebbe sembrare una storia del secolo scorso, poi uno si guarda intorno, dà un’occhiata alle notizie e gli sembra che tutto sia cronaca: i cortei, le minacce, la violenza più o meno latente e l’alternativa della pace - della mitezza - sempre rinviata, sempre disputata. E allora raccontiamola da capo, questa storia che non ancora appartiene al passato. Magari cominciando a metà strada tra l’antefatto e l’epilogo. Siamo all’abbazia di Viboldone, alle porte di Milano, negli anni Ottanta del Novecento, in una stagione di ottimismi non necessariamente ben riposti. ...

L'articolo di Alessandro Zaccuri è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202605/260430zaccuri.pdf

Le ferite morali dei soldati di Israele

"Ferita morale" il dissidio terribile fra quanto fatto o visto a Gaza e i principi etici in cui si crede e si vive da civili. È una sindrome diversa da quella post-traumatica, pure molto presente. Qui non si tratta di dimenticare. Qui si tratta di perdonarsi. Migliaia di soldati israeliani soffrono di malattie psichiche, molti arrivano al suicidio. Netanyahu sta anche uccidendo l'anima dei suoi figli.

Un giovane israeliano in visita a Madrid si ferma al Prado davanti ad un quadro famoso di Goya che mostra un uomo con le mani alzate che guarda con gli occhi pieni di terrore i soldati che puntano il fucile su di lui. Improvvisamente, nello sconcerto generale, il giovane comincia a piangere senza più riuscire a fermarsi. Siamo nel 2024 ed è da poco tornato dal servizio militare a Gaza come riservista. Il giovane soffre di quella che recentemente è stata definita ...

L'articolo di Anna Fia è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202605/260511foa.pdf

Potenziale energetico dell’eolico offshore ancora inesplorato, affermano gli esperti del settore.

Il vento offshore rappresenta una fonte di energia pulita con un potenziale enorme in tutto il mondo. Nonostante l’espansione avvenuta negli ultimi anni, la maggior parte di questo potenziale rimane ancora inespresso. Attualmente, sono la Cina e le nazioni europee a guidare lo sviluppo dei parchi eolici offshore, mentre gli Stati Uniti restano indietro.


 Attualmente, i parchi eolici marini esistenti producono circa 80 gigawatt di energia. Secondo alcune stime, per raggiungere gli obiettivi climatico-ambientali sono necessari oltre 2.000 GW di energia eolica offshore, il che richiede un’enorme espansione, compresi impianti in acque più profonde utilizzando piattaforme galleggianti....

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/potenziale-energetico-delleolico-offshore-ancora-inesplorato-affermano-gli-esperti-del-settore/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente