Inghilterra: ragazze-madri, le scuse anglicane

Rivolgendosi alle ragazze-madri passate nelle istituzioni ecclesiastiche della Chiesa anglicana nel Regno Unito, Sarah Mullally, arcivescova di Canterbury ha detto: «Ci rammarichiamo profondamente per la sofferenza, il trauma e lo stigma che molte persone hanno subìto e continuano a subire a causa delle pratiche di adozioni storiche (forzate) nelle istituzioni della Chiesa d’Inghilterra […]


Sappiamo che molte donne e ragazze sono state costrette a svolgere lavori umili e manuali come forma di “correzione”. Riconosciamo, inoltre, come i pregiudizi, anche quelli basati su razza e disabilità, abbiano plasmato e definito esperienze e risultati […] Oggi diciamo a ciascuna di voi: la vergogna che vi è stata fatta provare era sbagliata. Non avete nulla di cui vergognarvi. Anzi, siamo noi profondamente svergognati che questo sia accaduto a persone affidate alle comunità cristiane». ...

L'articolo di Lorenzo Prezzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/inghilterra-ragazze-madri-le-scuse-anglicane/

Sergio Quinzio: Tra fede e disperazione

«La fede è un’illusione? Nulla può garantire che non lo sia, se non il bisogno di credere che sperimentiamo in noi». Coloro che non credono «sono ciechi se non vedono ciò che oggi si spalanca di fronte ai nostri occhi: l’abisso che ci ha ormai quasi completamente inghiottiti».


Sono le parole conclusive dell’enciclica Resurrectio mortuorum (La resurrezione dei morti) pubblicata nel 1999 da papa Pietro II, personaggio immaginato da Sergio Quinzio (1927-1996), uno dei più originali e inquietanti teologi del secolo scorso. L’enciclica citata, insieme a una seconda, Mysterium iniquitatis (Il mistero del male) collocata in un 2000 al momento della scrittura (1995) ancora futuro, sono l’illustrazione del pensiero di Quinzio teso fra certezza dell’apocalisse e fede nella salvezza....

L'articolo di Ugo Basso è a questo link:

https://www.viandanti.org/website/sergio-quinzio-tra-fede-e-disperazione/

Perché in Italia la paternità non è (ancora) un diritto

Gli uomini vengono discriminati nei tempi e nei modi da leggi obsolete e da una cultura che non evolve. Questo perché l'uguaglianza uomo-donna esiste come principio costituzionale ed europeo, ma è costruita per correggere lo svantaggio femminile, non per garantire un trattamento identico tra madre e padre. E noi lo consideriamo normale


Nel Paese che ha inventato le mamme, la figura paterna resta un elemento di secondo piano. Anche se le nuove generazioni trovano sempre più normale condividere l’esperienza genitoriale, il Paese non gli va dietro: le leggi e la cultura restano al palo. Prima di andare a vedere le statistiche, è però utile fare una riflessione...


La riflessione di Riccarda Zezza è a quanto link:


https://www.vita.it/idee/perche-in-italia-la-paternita-non-e-ancora-un-diritto/

Galimberti e il fantoccio dell’“individuo” cristiano

«Non chiederci la parola che squadri da ogni lato / l’animo nostro informe». Questi celebri versi di Eugenio Montale, tratti da Ossi di seppia, ci mettono in guardia contro una delle tentazioni più antiche e pericolose dell’intelletto umano: quella di credere di poter imprigionare la complessità della vita – e dell’animo umano – in una definizione unica, netta, geometrica. La realtà, soprattutto quella spirituale e culturale, è informe, sfuggente, contraddittoria.


Eppure, guardando i video di Umberto Galimberti che impazzano sui social e sui reel dei festival filosofici, viene spontaneo chiedersi: il filosofo ha forse dimenticato questo monito? Con la consueta sicurezza che lo rende amatissimo dal pubblico, Galimberti sentenzia, in una di queste apparizioni pubbliche: «Tutti pensiamo all’individuo prima che alla comunità. Questo è un lascito cristiano». La frase è perfetta per diventare virale: è breve, è provocatoria, e sembra smascherare una presunta ipocrisia di duemila anni di storia. Peccato che ...

L'articolo di Antonio Staglianò è a questo link:

https://www.settimananews.it/cultura/galimberti-fantoccio-individuo-cristiano/

Dolly, trent’anni dopo

Il 5 luglio 1996, in un laboratorio del Roslin Institute alle porte di Edimburgo, nacque una pecora. Un agnello come tanti, bianco, indistinguibile dai suoi simili; e tuttavia il primo mammifero mai ottenuto non per generazione, ma dal nucleo di una cellula adulta – la copia tecnica di un vivente già esistente.


Trent’anni dopo, l’anniversario merita una sosta non per nostalgia, ma perché quel giorno una soglia fu varcata e poi dimenticata. Con Dolly l’uomo non scoprì soltanto una tecnica: assaporò un sogno antichissimo, passare dalla parte di chi riceve la vita a quella di chi la produce. Due secoli prima, una giovane scrittrice lo aveva già intravisto ...

L'articolo di Vincenzo Bertolone è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/dolly-trentanni-dopo/

Il nuovo Piano per gli anziani non autosufficienti lascia gli anziani soli come prima

Il Piano introduce criteri più equi per ripartire il Fondo tra le Regioni, ma resta irrisolta la frammentazione tra sociale e sanitario, le risorse stanziate risultano ancora insufficienti e le famiglie restano sole come prima.


È un documento atteso, il primo successivo alla Riforma della non autosufficienza (legge 33/2023): per la prima volta le politiche per gli anziani non autosufficienti hanno una programmazione dedicata, separata da quella per le persone con disabilità. Ma ...

L'articolo di Daria Capitani è a questo link:

https://www.vita.it/il-nuovo-piano-per-gli-anziani-non-autosufficienti-lascia-gli-anziani-soli-come-prima/

Violenza minorile e domande sul suo significato…

Vorrei dedicare una riflessione a questo tema ... le scuole sono finite, i ragazzi sono a casa , spesso da soli e  i casi di violenza senza senso si moltiplicano ... perchè?


Negli ultimi mesi la cronaca italiana ha riportato con frequenza episodi che fino a pochi anni fa sarebbero apparsi quasi impensabili: tredicenni che aggrediscono insegnanti, ragazzi che accoltellano coetanei, adolescenti che reagiscono con violenza estrema a un rifiuto, figli che si scagliano contro i propri genitori. Questi fatti colpiscono non solo per la loro gravità, ma soprattutto per l'età dei protagonisti. Non siamo di fronte semplicemente a un aumento della delinquenza minorile: siamo davanti a un interrogativo educativo....

L'intervento di Fabio Longoni è a questo link:


https://docs.google.com/document/d/14cocT1OfvYkohs15neZGK0Nyf_G2fj7d/edit?usp=sharing&ouid=106691176849122854187&rtpof=true&sd=true




Il dibattito continua: Un altro “scandalo” sul cammino sinodale italiano?

Siamo solo agli inizi della "recezione" del cammino sinodale italiano e dobbiamo interrogarci, ancora una volta, sull'esistenza di un "inciampo" che richiederebbe ai nostri pastori un profondo ripensamento di quanto appena deciso.


Un paio di settimane fa sono state pubblicate sul sito della CEI le Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, intitolate “Radicati e costruiti in Cristo”.  La pubblicazione è avvenuta un po’ “alla chetichella”. Gianni Di Santo, infatti, ha notato come il documento sia uscito «nel pieno del viaggio apostolico di papa Leone in Spagna e quindi poco pubblicizzato dai media». A ciò aggiungerei il fatto, apparentemente formale ma sostanzialmente rivelativo, che i vescovi italiani non hanno sentito l’esigenza di presentare in conferenza stampa quello che sarà il cammino della Chiesa italiana per i prossimi cinque anni: troppe invece, come vedremo, sono le ambiguità del testo in questione che ...

La riflessione di Sergio Ventura è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/un-altro-scandalo-compare-sul-cammino-sinodale-italiano/

XIV Domenica PA - Mt 11,25-30

Cosa fare davanti alle delusioni? Anche Gesù ne ha avute. La nostra tentazione è quella di lasciare il giogo, ma Lui che cosa invita a fare? ad aver fiducia e ...

Dopo aver presentato le esigenze del discepolato e dell’invio ad immergere nella vita del Padre l’umanità intera, Gesù ha avvisato che le difficoltà non saranno poche e che è necessario non temere. L’importante è avere il suo sguardo sulla realtà cogliendone le difficoltà, chinandosi su di queste, sostenendo chi vi si trova coinvolto fornendo gli strumenti per superarle, con quella responsabilità che, liberati dalla paura, porta alla possibilità di esprimersi ed agire con chiarezza e franchezza. È però chiesto il coraggio di compiere uno stacco per spiccare il volo verso una nuova realtà ed essere introdotti in una nuova famiglia, dove il criterio non è il sangue, ma l’ascolto della parola di Dio e il fare la sua volontà.

Non c’è però nessuna certezza di successo della missione affidataci e si è stati avvertiti delle difficoltà che si sarebbero potute incontrare, degli ostacoli davanti ai quali ci si sarebbe trovati, fino alla possibilità di essere emarginati, esclusi.  Su questo l’invito a “non temere” è stato chiaro ed importante. Anche Gesù si è trovato davanti ad uno scarso interesse della sua predicazione e incomprensione delle opere compiute. Tanto è vero che ha appena avuto la richiesta da parte degli inviati dal Battista di sapere se è lui o meno il Messia che stanno attendendo o se devono rivolgere la loro attenzione a qualcun altro. Lui stesso se ne rende conto e ha rimproverato Corazin, Betsaida e Cafarnao che non hanno saputo accogliere il suo messaggio.

In questa situazione si sono trovate tante volte anche la Chiesa e le nostre Comunità quando gli sforzi compiuti sono sembrati inutili e la tentazione di lasciar perdere, di abbandonare tutto è stata grande. Ma Gesù non si lascia scoraggiare, non alza le mani: mette tutto davanti al Padre confermando il suo “sì” al progetto che ha messo nelle sue mani. Nella preghiera, nell’ascolto del Padre al quale si è completamente affidato, mette la sua situazione di difficoltà che non diventa occasione di scoraggiamento ma, al contrario, conferma della determinazione di continuarla, chiedendo indicazioni, aiuto, sostegno per poter proseguire. 

Anche noi da soli non ce la facciamo e spesso ce ne rendiamo conto: l’atteggiamento di Gesù ci viene incontro per capire come fare: come lui mettere tutto davanti al Padre e assumere il suo punto di vista che parte sempre dall’accoglienza di quanto, pur forse poco, si è realizzato. Questo significa il ringraziamento di Gesù per l’accoglienza avuta dai più “piccoli” e, attenzione, non è una condanna per coloro che non l’hanno ancora compresa e accettata.

Il “sì” al Padre passa anche attraverso la scoperta di come lui agisce nella storia scegliendo sempre prima il minore, i deboli, i piccoli, i dimenticati. Quelli che non avendo nulla da perdere, nulla da difendere sono aperti a tutto. In fin dei conti anche la Scrittura lo afferma: la durezza del cuore è la caratteristica di tutti coloro che hanno delle certezze spesso usate come baluardi, come delle alte mura fortificate entro le quali difendere la propria realtà, i propri interessi, le proprie idee come assoluti. Si rinuncia così alla relazione, al dialogo, al confronto che sono la base, le fondamenta della fede ebraico-cristiana: Dio si è rivelato a noi ponendoci di fronte a lui, capaci di guardarlo faccia a faccia negli occhi e la storia della salvezza è quella di questo dialogo, sempre più intenso alla ricerca della propria verità nel profondo del nostro essere.

Gesù poi disegna nuovamente il percorso del discepolato. C’è innanzitutto da rispondere a una chiamata: “Venite a me voi tutti”; non si va al Signore per volontà propria, non vi si giunge per le “nostre” strade, sentieri, percorsi intellettuali come alcuni tentativi oggi molto di moda vogliono far credere. Andare a lui significa accogliere il suo progetto di vita e farlo proprio, imparando da lui, rinunciando alla nostra autorealizzazione secondo i criteri del mondo: è questo accogliere il suo giogo che è fatto di due archi, uno è sulle sue spalle e ci propone di caricare l’altro sulle nostre. Dividendo il peso, questo diventa più “leggero” ed è quel “Io sarò con voi” nella promessa del Paraclito.

Questo conduce a condividere nella pienezza di vita nel Signore che ci conforta, ci fa respirare e trovare ristoro nella nostra vita a volte faticosa, stressata nelle mille cose da fare come con quel bicchiere di acqua fresca di domenica scorsa (Mt 10,42). Ci aiuta a vincere l’aggressività che a volte spinge alla violenza e alla guerra, a far nostro un faticoso metodo che non impone ma invita al dialogo all’interno di una relaazione autentica, che sfugge alle tentazioni della manipolazione. È paziente e si pone con fiducia all’altro per affiancarlo, mettere assieme i nostri cammini nelle loro diversità che sono ricchezze. A questo ci richiama costantemente anche Papa Leone.

(BiGio)

 

Migranti, così il mosaico religioso cambia il nostro Paese

 "Rapporto sulle migrazioni", Fondazione Ismu. Al 1° luglio 2025 il 52% degli stranieri residenti in Italia era di religione cristiana (ortodossi, cattolici, evangelici e altri). La componente musulmana concentra il 31% degli stranieri, basse le comunità buddiste, induiste e di altre fedi, e un 9,4% che si dichiara ateo o agnostico.

Il cambiamento è lento ma costante, e dà l’idea di un fenomeno in continua evoluzione. La combinazione tra i nuovi flussi migratori e l’integrazione delle presenze “storiche” produce effetti anche sotto il profilo religioso. Si sofferma anche su questi aspetti la nuova edizione del “Rapporto sulle migrazioni” redatto dalla Fondazione Ismu e presentato ieri a Milano, partendo da una premessa che fa da bussola: «La composizione religiosa della popolazione con background migratorio non è più il risultato di un’immigrazione recente ed emergenziale, bensì l’esito di processi di lungo periodo, legati all’acquisizione della cittadinanza, all’integrazione ...

L'articolo di Luca Bonzanni è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260626bonzanni.pdf