Ormai Israele parla solo con il “Dio della guerra”

Perché prendere come condottiero Mosè, quando in Abramo sono “benedette tutte le famiglie della terra”? Un Dio disarmato e disarmante


Il ministro Ben Gvir non può mettere piede in Francia: è la sanzione imposta dal governo francese per il comportamento selvaggio che egli ha ostentato nei confronti dei militanti della Global Flotilla incorsi nella pirateria che infesta il Mediterraneo e tradotti e perseguitati in Israele. Può sembrare una piccola cosa rispetto alla causa di tutto ciò, che è il genocidio a Gaza, ma ha un significato terribile, perché Ben Gvir è il ministro ebraico più “ortodosso” e quindi è come se l’ebraismo che è al governo in Israele non potesse avere ingresso nel mondo civile. Si dirà che il solo Ben Gvir non fa l’identità dello Stato di Israele; però Netanyahu questa identità la rivendica e rappresenta, perché ha governato Israele per 16 anni fino ad ora, col pieno consenso dei suoi concittadini: e questo pone un problema storico quale forse non c’è mai stato prima....

L'articolo ri Raniero La Valle è a questo link:

https://www.primaloro.com/2026/05/26/ormai-israele-parla-solo-con-il-dio-della-guerra/

Diritti, identità e disuguaglianze: oltre il confronto sulla ‘cultura woke’

In un intervento su Repubblica Giuseppe Conte, sulla scia del “Woke 1 was crazy” di Alexandria Ocasio-Cortes, ha dichiarato che “la cultura woke è diventata una sorta di religione morale autoreferenziale e per una forza progressista sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire una efficace azione politica”. 


Una presa di posizione decisa che ha suscitato un ampio dibattito. Nello specifico si sostiene che una forza progressista deve aggredire le cause materiali delle diseguaglianze, dando priorità alla riduzione degli squilibri economici e sociali ormai strutturali. Deve rispondere alle insicurezze di lavoratori sottopagati, operai, piccoli imprenditori e ceto medio, oggi privi di certezze sul futuro. Deve contrastare la finanziarizzazione dell’economia, che ha trasformato il capitale in meccanismo speculativo a scapito di salari e investimenti produttivi, e sostenere l’economia reale, soffocata da burocrazia, costi energetici e tassazione. Deve affrontare il predominio delle...

L'articolo di Lucio Romano è a questo link:

https://appuntidiculturaepolitica.it/2026/09/10/diritti-identita-e-disuguaglianze-oltre-il-confronto-sulla-cultura-woke/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=giugno%20-%20seconda%202026

Le destre estremiste sfidano politica, società e Chiese

La Chiesa cattolica tedesca prende di petto Alternative für Deutschland, dopo la clamorosa vittoria in Sassiona-Anhalt, e promette che si opporrà al suo nazionalismo etnico.


«Come molti presenti in questa sala – ha detto a Berlino il presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Heiner Wilmer – anche io in un primo momento sono rimasto senza parole di fronte a questo risultato elettorale. Ma sono determinato a proseguire il mio operato. Non c’è posto – ha proseguito – per questa ideologia basata sul nazionalismo etnico né dentro né fuori dalla casa di Dio, né nel cristianesimo, né nell’ebraismo, né nell’islam»...

L'articolo di Rocco D'Ambrosio è a questo link:

https://www.settimananews.it/politica/le-destre-estremiste-sfidano-politica-societa-e-chiese/?utm_source=newsletter-2026-09-22


L’Italia dopo il Pnrr e ora come crescere?

 Il rapporto “Le leve per la crescita. Coesione, competitività e modernizzazione istituzionale oltre la stagione del Pnrr”, curato da Roberto Garofoli su impulso dell’Anci ed edito da Il Mulino, cerca di rispondere a questa domanda coinvolgendo oltre cento esperti. Pubblichiamo un estratto dell’analisi, che ripercorre i progressi compiuti dal Paese e mette a fuoco le sfide poste dal calo demografico, dalla produttività stagnante e dalla frammentazione internazionale


Ottant’anni fa, alla nascita della Repubblica, l’Italia era un Paese lacerato e poverissimo: infrastrutture gravemente compromesse, analfabetismo diffuso, marcate arretratezze civili e sociali, con le donne per la prima volta ammesse al voto. Drammatico il tributo lasciato dalla guerra: centinaia di migliaia di militari e civili avevano perso la vita, moltissimi erano stati deportati. Da quella condizione di devastazione materiale, civile e istituzionale ha preso avvio ...

La recensione di Roberto Garofoli è a questo link:

https://formiche.net/2026/09/oltre-il-pnrr-le-sfide-della-crescita-secondo-il-rapporto-anci/#content

Di studenti stranieri e di segregazione scolastica

 Il “tetto agli stranieri” è un frame politico che maschera il reale problema della segregazione scolastica socioeconomica, limitandosi a proporre soluzioni simboliche che non risolvono le disuguaglianze educative alla radice


Provate a non pensare a un elefante: è praticamente impossibile. Nel momento stesso in cui leggiamo la parola “elefante”, abbiamo già evocato nella nostra mente l’animale, le sue dimensioni, la proboscide, le orecchie, le zanne. Possiamo provare a ordinare al nostro cervello di non pensarci, ma è tardi. Questo esperimento mentale è quello utilizzato da ...

La riflessione di Marco Bollettino è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/di-studenti-stranieri-e-segregazione-scolastica?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+5+ottobre+%5B10641%5D

Dopo la democrazia

La democrazia tradizionale è ormai inadeguata di fronte alle derive populiste e alla complessità delle sfide globali a lungo termine

“Dopo la democrazia” significa che la democrazia come l’abbiamo intesa dal 1945 a oggi non è semplicemente in crisi, ma ha mostrato, con l’avvento per via democratica del populismo, effetti perversi contrari alle attese che suscitava, tanto da far pensare che il suo percorso come forma superiore di governance sia giunto al termine. Del resto già quarant’anni fa Bobbio scriveva delle sue “promesse non mantenute”....

La riflessione di Fulvio Cerutti è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/dopo-la-democrazia?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+21+settembre+%5B10626%5D

Israele. La sinistra nel labirinto della guerra

In Israele non sono tornato per raccontare una guerra alla quale non era dato accesso, ma per provare a guardare da vicino la società israeliana, provando a sondarne le pieghe, il ventre arrabbiato e disposto a tutto: soprattutto a chiamare con il loro nome, senza sensi di colpa, sentimenti e desideri di sangue e vendetta indicibili.


Cosa rimane, soprattutto, in termini di senso critico e di valore del dissenso, nella società israeliana di oggi? A queste e ad altre domande risponde Arturo Coen, trent’anni, ebreo milanese trapiantato da solo attorno ai vent’anni in Israele. È diventato cittadino israeliano anche per potersi spostare più liberamente tra i suoi due paesi. È un militante politico di quella sinistra che, in Israele, non esiste quasi più, come i partiti che la rappresentavano. Favorevoli al processo di pace, radicalmente contrari a ogni colonizzazione dei territori occupati, antropologicamente sempre più lontani dall’anima e dal corpo dell’Israele di oggi. Ancora di più a partire da quel ...


L'intervista è a questo link:

La crisi climatica presenta il conto: e non lo paghiamo tutti allo stesso modo

Eventi estremi, danni economici e costi sempre più alti colpiscono soprattutto chi ha meno strumenti per proteggersi. In Italia il rischio è ancora maggiore: servono politiche rapide per ridurre le disuguaglianze e prepararci a un clima che sta già cambiando.


Il cambiamento climatico non riguarda soltanto l’ambiente. I suoi effetti hanno già un costo economico misurabile e pesano sempre di più sulla stabilità dei sistemi produttivi e finanziari. A mostrarlo sono i numeri dell’ultimo report dell’Agenzia europea per l’ambiente. Tra il 1980 e il 2024, ondate di calore, alluvioni, siccità, tempeste e altri eventi estremi hanno provocato in Europa perdite economiche per 822 miliardi di euro. Se rapportiamo questa cifra alla popolazione dell’Unione, parliamo di circa 1.642 euro per cittadino. In un Paese particolarmente esposto al rischio climatico come l’Italia, si arriva a 2.500 euro pro capite. Il cambiamento climatico, dunque, presenta già oggi un conto concreto all’economia reale. E il fenomeno sta accelerando: circa il 25% dei costi complessivi si è concentrato negli ultimi quattro anni, a conferma del crescente impatto economico degli eventi. ...

L'articolo di Di Beba Minna è a questo link:

Il mito del declino americano

Nel XX secolo, gli Stati Uniti sono usciti vittoriosi dalla Prima guerra mondiale, dalla Seconda guerra mondiale e dalla Guerra fredda. Eppure, oggi, in America e all’estero, molti ne parlano come se il paese si trovasse in un declino irreversibile.


Alcuni si preparano a un mondo senza il primato americano; altri esigono che Washington ripristini una supremazia che presumono sia svanita. Noi ci permettiamo di dissentire. Forse il problema sta nell’angolazione con cui si guarda alla questione. L’America ha perso terreno su alcuni indicatori nel corso degli ultimi due decenni rispetto alla fine del XX secolo. La sua quota ...

L'articolo di 

Domenica XXX TO - Mt 22,34-40: "Amerai"

Il “comandamento” nuovo che Gesù ci propone non è nella forma del “tu devi”, ma è un incoraggiamento: “forza, tu puoi!”. Si pone come un obiettivo da raggiungere, guarda in avanti, desidera dirci che è l’amore che apre al futuro al nostro e quello degli altri. 


L’Evangelo di Matteo ci ha condotto a comprendere le attenzioni di Gesù nella formazione dei discepoli avvertendoli delle difficoltà che avrebbero incontrate tra di loro e nei rapporti con il mondo, dando indicazioni, indicando e suggerendo la strada per poter affrontare ogni situazione.

In queste domeniche si trova lui a confrontarsi con il mondo, anzi è il mondo attorno a lui che cerca di metterlo in difficoltà e, mettendo da parte ciò che li divideva anche radicalmente, si coalizzano contro cercando di farlo contraddire per screditarlo. Tre solo le situazioni che Matteo ci riporta e due sono quelle che la Liturgia ci propone. Domenica scorsa il tentativo è stato sul piano politico-sociale: la questione era se si debba o meno pagare le tasse a Cesare. Questa Domenica invece il tema riguarda prettamente la fede e la religione ponendogli una domanda con la quale siamo chiamati anche noi a confrontarci e rispondere: qual è il comandamento più importante, seguendo il quale si è certi della propria aderenza al volere del Padre?

All’epoca la risposta più comune nella tradizione ebraica era il rispetto del precetto del Sabato. Nella nostra realtà, la risposta più immediata era e forse per alcuni lo è ancora: andare a Messa alla Domenica. Il non farlo si diceva è un “peccato mortale” e se ci andava bene si finiva in Purgatorio se non direttamente in Inferno. Era considerato un “obbligo”. Punto. Il problema è che si si fermava e ci si ferma a questo livello senza comprendere il “perché” sia importante partecipare all’Eucaristia domenicale e, il farlo, non è riconducibile al rispetto di un comando, di un obbligo. È il condividere il “Pane unico” che ci rende partecipi, ci inserisce, ci trasforma nella persona del Risorto e in lui si diventa quell’unico corpo che è la Chiesa. Il non parteciparvi significa porsi fuori di questa comunione, autoescludendosi dalla vita in Cristo (ecco cosa significa “peccato mortale”).

Facendo un passo indietro, Domenica scorsa in quel “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”, Gesù ha sottolineato come la moneta con l’immagine di Cesare va restituita a Cesare, a Dio va restituito ciò che a sua immagine cioè l’uomo, perché Lui l’ha creato a sua immagine e somiglianza (Gn1,27). 

La risposta che oggi Gesù dà richiamandosi allo Shemà a quale sia il comandamento che riassume tutta la Legge e i 613 Precetti (numero che è la somma tra i giorni dell’anno e le componenti del corpo umano allora conosciute, vale a dire che la fede coinvolge ogni fibra dell’uomo in ogni istante), vi si ricollega: amare Dio è amare l’uomo e viceversa perché è a sua immagine e somiglianza. 

Al centro di tutto sta un futuro: amerai (verbo che nelle Scritture Ebraiche compare 248 volte), vale a dire che quello che deve guidare l’uomo è l’amore e non l’ottemperare a un precetto. Negli Evangeli l’obbedienza non è mai richiesta come un atteggiamento da avere verso Dio, Gesù ai suoi discepoli chiede di seguire il suo esempio: amare come lui che ci ha amato. L’obbedienza la chiede agli spiriti impuri, alle onde, al vento, al diavolo … L’amare che ci è chiesto non è allora un sentimento da avere verso di lui, ma il farsi prossimo nella concretezza del bisogno dell’altro che ci è chiesto di porre al centro della nostra vita, uscendo dall’egoismo del nostro ego.

Gesù poi è cosciente che l’amore non si può “comandare” e quel futuro desidera dirci che in ogni caso l’amare è una possibilità per tutti. Il “comandamento” nuovo che Gesù ci propone non è nella forma del “tu devi”, ma è un incoraggiamento: “forza, tu puoi!”. Si pone come un obiettivo da raggiungere, guarda in avanti, desidera dirci che è l’amore che apre al futuro al nostro e quello degli altri. Questo non è solo il nostro domani, è soprattutto quello delle generazioni future al quale ci è chiesto di rivolgere il nostro sguardo. Come?

Innanzitutto avendo cura partendo da quello che ci attornia: la natura animale e vegetale, dell’intero creato insomma, che è la casa comune che il Padre ha preparato per l’uomo, affidandogliela perché la porti a compimento (Gn 2,15). Anche questo porta quell’immagine di Dio al quale ci è stato ricordato domenica scorsa, ci è chiesto di restituirla. Non ne siamo i padroni anche se ci comportiamo come tali cementificando, inquinando, lamentandoci quando poi questo si traduce in disastri naturali per quell’ambiente al quale dovremmo invece farci “prossimo” perché le generazioni future possano essercene grati, ma dalla rivoluzione industriale in poi si è invece operato al contrario, non operando per compensare quanto il progresso stava rovinando, guardando solo al profitto. Su questo saremo richiamati anche domenica prossima. 

Nel frattempo l’invito di Gesù oggi è pressante chiedendoci di imitarlo. Lui ha preso coscienza che il Padre lo amava e lo ha ricambiato amando i suoi fino alla fine con tutto il suo cuore, con tutta la sua anima, con tutta la sua mente. Non è una iniziativa personale, è il Padre che ci precede nell’amarci e noi possiamo solo restituire quanto ci dona condividendolo con tutti.

(BiGio)