Guerra economica ed economia di guerra

La guerra economica si riferisce a strategie e azioni intraprese da un paese per danneggiare l'economia di un avversario. Questo può includere sanzioni commerciali, dazi, blocchi economici, cyber attacchi e altre misure che mirano a indebolire la capacità economica di un nemico. L'obiettivo è spesso quello di ottenere vantaggi politici o militari senza ricorrere a un conflitto armato diretto.


L'economia di guerra si riferisce all'organizzazione e alla gestione delle risorse economiche di un paese durante un conflitto armato o a sostegno di un conflitto armato gestito da un paese terzo. In questo contesto, le nazioni possono mobilitare risorse, aumentare la produzione di beni militari e implementare misure per aumentare l'efficienza economica necessaria per sostenere uno sforzo bellico. Questo può includere il razionamento di beni, l'aumento della tassazione e la riconversione delle industrie per produrre materiali bellici....

L'articolo gi Giuseppe Tatara è a questo link:

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/il-punto-di/860-guerra-economica-ed-economia-di-guerra

CEI-Sinodo: tornare a Ruini o partire da Francesco?

La Chiesa e la fede del futuro hanno bisogno di strutture ed esploratori in ricerca dello Spirito (anche di Cristo) che già opera nella vita degli altri, giudicando a volte la dottrina della Chiesa stessa? Oppure di riservisti e nuove leve chiamati all’ultima, grande battaglia per la vita degli altri, giudicata in nome della dottrina di Cristo?


La riflessione di Sergio Ventura è a questo link:

https://www.settimananews.it/sinodo/cei-sinodo-tornare-a-ruini-o-ripartire-da-francesco/?utm_source=newsletter-2026-07-14 

Per chi sono le città italiane?

A partire da Roma comitati e associazioni sono molto critici verso una serie di grandi progetti, a partire dagli ex Mercati Generali. Over-turismo, caro casa, perdita di tessuto sociale le questioni sul tavolo. Le città storiche come parchi a tema costosi?


A Venezia, Firenze, Napoli, Roma, Bologna, ecc. sta emergendo con forza il tema della turistizzazione, che tradotto significa case in affitto più care, mercato immobiliare drogato dalle offerte di “ottimo investimento” (fatevi un Bnb), svuotamento del tessuto sociale e commerciale dei centri storici sostituito da spritzerie (ne ho vista una a Roma), fabbriche di supplì, gelato, corsi di cucina, lockers per valigie e catene di negozi che vendono tartufo, limoncello e borse di pelle colorate apparentemente fatte tutte a Firenze....

L'articolo di Martino Mazzonis è a questo link:


Una questione istituzionale e la proposta-Castellucci per superare l'impasse di chi può fare l'omelia

La proposta avanzata da Mons. Erio Castellucci circa la “co-presidenza” della celebrazione eucaristica, al di là della sua formulazione concreta e della sua effettiva praticabilità, tocca un nodo sensibile della tradizione che non è soltanto liturgico, sacramentale, ecclesiale e antropologico, ma che è giusto riconoscere come istituzionale.

Dietro la proposta-Castellucci, per nominarla in breve, si mostra un profilo della Chiesa e del suo rapporto con la storia, che merita di essere assunto come il vero tema di riflessione, suggerito garbatamente dall’Arcivescovo di Modena. A che cosa mi riferisco? Al modo con cui, nella storia, la Chiesa cattolica ha provveduto alla identificazione e alla formazione dei suoi “presidenti”, ossia dei “presbiteri”. La proposta-Castellucci non è moderna, ma ha radice pre-moderna. Le viscerali contestazioni che alcuni tradizionalisti hanno mosso contro questa possibilità dipendono dalla assolutizzazione ingiustificata di un modello storico come se fosse “eterno”: come se il Signore ci avesse rivelato il Seminario! ...

La sintetica analisi storica di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/ordinare-per-presiedere-o-ordinare-chi-presiede-una-questione-istituzionale-e-la-proposta-castellucci/?fbclid=IwY2xjawTJykRleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeQbJ0vCNeiAa8bpT796OyIeb8clRcl3H3AnpBm9Go6IHUhgQnBiJWFb5F7Zc_aem_-p6gT8ESlX9M7Eh2YiaYGA



Marianne: vorrei continuare a predicare

Marianne Arndt è un’operatrice pastorale e predica. Svolge questa attività durante le celebrazioni della Parola, nelle catechesi… e anche durante l’eucaristia. E vorrebbe poter continuare a farlo. L’intervista, curata da Madeleine Spendier, è stata pubblicata il 30 giugno 2026 in www.katholisch.de 


«I fedeli laici non possono predicare durante la celebrazione eucaristica nel momento riservato per l’omelia». Lo ha ribadito di recente il card. Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in una lettera al vescovo Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca. La decisione riguarda anche Marianne Arndt, operatrice pastorale nelle parrocchie di Höhenberg e Vingst a Colonia, dove da anni predica in alcune celebrazioni. Parliamo con lei in merito a questa decisione....

L'intervista a cura di Madeleine Splender è a questo link:

https://www.settimananews.it/ministeri-carismi/marianne-vorrei-continuare-predicare/#:~:text=Il%20mio%20parroco%2C%20Franz%20Meurer,io%20possa%20continuare%20a%20farlo.

La Pace cambia l’economia

Si terrà sabato 5 settembre 2026 a Cernobbio (Sala di Via delle Cinque Giornate 5) il XVI Forum nazionale dell’altra Cernobbio, promosso dalla campagna Sbilanciamoci! insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo. Il titolo dell’edizione di quest’anno è “Un’economia di pace. Contro la guerra, un nuovo modello di sviluppo“.

Parteciperanno (clicca per scaricare il programma) economiste ed economisti, ricercatori, sindacalisti ed esponenti della variegata galassia delle associazioni che fanno parte delle due reti promotrici, alle quali aderiscono oltre 100 organizzazioni.

I temi affrontati quest’anno sono quelli della riduzione delle spese militari e della riconversione dell’industria bellica, delle conseguenze dannose delle guerre sull’economia e sulla vita delle persone, della necessità di un modello di sviluppo sostenibile e di qualità fondato su...


L'articolo redazionale è a questo link:


https://sbilanciamoci.info/la-pace-cambia-leconomia/

Verso il congedo: 𝑪𝒂𝒔𝒂 𝒅'𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 e la dignità del limite

Davanti agli straordinari eventi che il Novecento ha portato con sé, la letteratura si è spesso dedicata a narrare l'umanità all'interno delle pieghe della storia: guerre, eventi, stravolgimenti sociali e politici hanno accompagnato grandi riflessioni anche in campo artistico e letterario. 


Esiste però, ed è in questo mondo che i paragrafi che seguono vogliono calarsi, un'altra corrente sotterranea che non ha bisogno del clamore dei grandi avvenimenti per dire qualcosa sull'uomo. Esistono storie che si rifugiano nel silenzio e nell'ombra, che si muovono caute quasi avessero paura di disturbare e vanno a creare lo sfumato panorama della letteratura “dei margini”, una letteratura che cerca il senso profondo dell’esistenza umana in quei vicoli e in quei paesaggi dove ...

L'articolo di Annachiara Banzoli è a questo link:

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/restiamo-umani/968-verso-il-congedo-casa-daltri-e-la-dignita-del-limite

XVI Domenica PA - Mt 13,24-43

Oggi siamo messi in guardia da tre tipi di tentazioni con le quali ci si troverà sempre e inevitabilmente a fare i conti: pensarsi perfetti, mania di grandezza, scoraggiarsi



Gesù non manda allo sbaraglio i discepoli nel mondo, ma li avverte e li prepara ad affrontare le difficoltà che incontreranno. Li invita a non essere temerari ma contemporaneamente a non temere di parlare schiettamente, di avere il suo medesimo sguardo verso le realtà e le persone che incontreranno chinandosi sui loro bisogni, aiutandoli a superare le difficoltà nelle quali sono caduti. Non andrà tutto bene e qui allora è necessario un altro scatto, imparare a guardare frutti e delusioni come fa il Padre: vedere sempre, senza però che questo significhi rilassamento nell’agire, il bicchiere mezzo pieno. La Parola annunciata non andrà sprecata, i suoi tempi di maturazione nel germogliare non dipendono da noi. È allora necessario affidare tutto al Padre ringraziandolo e, nel dialogo della preghiera, nel suo ascolto, comprendere i passi ulteriori che ci sono chiesti da fare per essere le sue mani in questa nostra realtà. Questo è il cammino fatto nelle ultime settimane e, domenica scorsa, Gesù ha iniziato a parlare in parabole per farsi comprendere meglio; al centro quella del seminatore che sparge la semente con gesto ampio ed abbondante. Questa cadrà su tutti i tipi di terreno che poi, alla fin fine, rappresentano e sono tutti contemporaneamente anche in ciascun di noi.

Oggi la liturgia ci propone tre parabole con le quali Gesù, che conosce bene cosa può accadere tra i discepoli, mette in guardia da tre tipi di tentazioni con le quali ogni Comunità si troverà sempre e inevitabilmente a fare i conti. Tre come quelle vinte da Gesù nel deserto subito dopo il battesimo.

La prima è quella, presi dall’entusiasmo, di considerarsi dei fortunati eletti, forse non perfetti, ma che costituiscono un gruppo unito convinti del loro agire, tanto da pensarsi superiori e pretendersi unici. Ecco allora che Gesù pone in azione un altro seminatore sul suo campo, è il padrone ed è certo che quanto sta spargendo è un seme selezionato accuratamente e perciò certamente “buono”. Non è un aggettivo usato a caso, ma desidera ricordare che tutto è “buono” ciò che il Signore fa tanto è vero che nella creazione questa analisi conclude ogni sua azione.  

Seme buono è anche l’uomo che Dio ha creato “simile a sé altro da sé” quindi con anche la libertà di scegliere come agire e può porre al centro della propria vita il proprio tornaconto o il bene dell’altro e il suo bisogno da colmare. Quando sceglie la logica del mondo, di fatto fa crescere al fianco del seme buono, la zizzania le cui radici si intrecciano con quelle del frumento diventando impossibile da sradicare senza correre il pericolo di impedire la maturazione della vita anche alle spighe dalle quali si attende il grano.

La realtà, il campo, nel quale ogni giorno ci si affanna, ha in sé queste due realtà e, di fronte al male del e nel mondo, volentieri si rimane smarriti e stupiti, in particolare quando lo si scopre all’interno del nostro gruppo: come è possibile? Da dove viene? Cosa si può fare? 

La presenza della zizzania ci infastidisce, ci costa ammettere che “non c’è sulla terra un uomo così giusto che faccia solo il bene e non pecchi” (Qo 7,20). Vorremmo cullarci nell’illusione di essere perfetti, desidereremmo avere una conferma dell’immagine elevata che ci siamo fatti di noi stessi e ci chiediamo: se Dio è “onnipotente” perché non elimina subito ogni traccia di male?

La risposta è semplice: perché non è “onnipotente”, questo aggettivo glielo abbiamo appioppato noi per poter scaricare su di lui ogni cosa. La Scrittura invece lo definisce come il potente, il pantokrátor che non significa “colui che può fare ciò che vuole”, ma “colui al quale nulla sfugge di mano” che conduce abilmente la “storia d’amore” che ha messo in piedi con l’uomo, nella quale in ogni caso avrà l’ultima parola e sarà di misericordia. Certo, il male non va giustificato, ma l’invito è di guardarlo con gli occhi sereni e pazienti di Dio: nella nostra realtà nella quale l’uomo opera nella piena libertà che gli è stata data, il bene e il male sono destinati a crescere assieme a convivere fino alla fine.

Poi ci sarà la mietitura che non è la minaccia di un castigo, ma il lieto annuncio che un giorno il fuoco del Padre riuscirà a far scomparire ogni forma di male e non ci saranno più iniquità di alcun genere.

La seconda tentazione è la mania di grandezza. Se Ezechiele immagine il Regno di Dio come un alto cedro sopra un monte, Gesù lo paragona al seme più piccolo esistente ma che ha una particolare qualità: è infestante, arriverà ovunque ma, anche nel suo massimo fulgore, non attirerà l’attenzione.

Questo può scoraggiare ed è la terza tentazione possibile. Le nostre realtà ecclesiali si stanno asciugando, le analisi sociologiche si sprecano ma c’è l’invito di Gesù della scorsa settimana richiamata anche all’inizio: mettere tutto nelle mani del Padre che ora ci viene proposto in versione massaia che impasta una quantità smisurata di farina con del lievito e poi la lavora pazientemente per tutto il tempo necessario alla sua lievitazione. Dio agisce così nella storia:  l’invito è quello di aver fiducia.

(BiGio)

Maranzine: le ferite dietro un’etichetta

«Dei ragazzi “cattivi” prima o poi qualcuno si occupa. Le ragazze invece restano invisibili persino quando gridano, persino quando crollano, persino quando chiedono aiuto nel solo modo che conoscono»


Gabriella Simoni, giornalista di guerra, introduce così il suo libro "Non solo maranzine". Undici storie da leggere proprio nei giorni in cui il Governo con una nuova legge sulla sicurezza già battezzato "anti-maranza". Quando le chiedo di maranza e maranzine, lei mi parla di guerre. Nessun paragone apocalittico, né evocazione di guerriglie urbane accodandosi al clima crescente di allarmismo e di svolte securitarie: tutto al contrario. Non nasconde i problemi legati alla violenza di adolescenti e giovanissimi, spesso stranieri, di seconda generazione, minori non accompagnati: ma ...

La recensione di Sara De Carli è a questo link:

La forza di re-immaginare la pace: a Firenze la voce degli artisti israeliani e palestinesi che rifiutano la guerra

A Firenze il festival "Re-imagine Peace" ha riunito artisti e attivisti israeliani e palestinesi. Tre giorni fra musica, testimonianze e lutti condivisi per ricordare che la pace non è solo un cessate il fuoco, ma il diritto di entrambi i popoli a esistere.


Per capire l’immensa sfida della pace in Israele e in Palestina che non sia un cessate il fuoco, ma un riconoscimento al diritto di esistere di entrambi i popoli, e il significato profondo del festival Re-imagine Peace ideato dalla cantautrice israeliana Noa (Achinoam Nini), dal chitarrista Gil Dor e dall’artista palestinese Mira Awad, bisogna partire dalla parole dell’ospite più “illustre” arrivato a Firenze per la kermesse di tre giorni con attivisti e artisti dal 10 al 12 luglio a Firenze: ...

L'articolo di Cristina Giudici è a questo link:

https://www.vita.it/la-forza-di-re-immaginare-la-pace-a-firenze-la-voce-degli-artisti-israeliani-e-palestinesi-che-rifiutano-la-guerra/