Come l’AI cambierà lavoro e città. Le previsioni di Goldman Sachs

 L’Intelligenza Artificiale sta portando a un’inevitabile aumento globale della domanda di energia e anche a un riassetto di mestieri e professioni. Serviranno nuove competenze per accompagnare la costruzione dei data center. Eppure l’uomo potrà avere le sue opportunità di restare al comando del cambiamento


Si scrive energia, ma si legge, anche, Intelligenza Artificiale. Nei giorni in cui il mondo si interroga sull’opportunità o meno di mettere un freno all’avanzata delle tecnologie di ultima frontiera, per paura di aprire la strada a un dominio delle macchine, Goldman Sachs fa notare come da qui ai prossimi quattro anni la domanda energetica aumenterà del 170%. Proprio per effetto della proliferazione dei nuovi progetti di costruzione di data center, del crescente utilizzo di...

L'articolo di Gianluca Zappponini è a questo link:

https://formiche.net/2026/09/ai-cina-interlligenza-artificiale-ipo-usa/#content

Per Riad è l'ora di scegliere un "protettore" regionale

 I successi degli huthi svelano la natura di Stato fallito dell’Arabia Saudita. Gli Usa non garantiscono più la difesa del Regno. MbS ha quattro alternative: Israele, Iran, Turchia o scadere a oggetto di contesa. Le mosse di Ankara, vero centro della geopolitica mediorientale.


 La fulminea avanzata degli huthi sulla sponda orientale di Bab al-Mandab e la profondità insulare conquistata dal gruppo yemenita nella strategica via d’acqua che lega Medioceano e Indo-Pacifico certificano la realtà geopoliticamente più strategica dell’arena mediorientale. L’Arabia Saudita è uno Stato fallito. 

Per decenni i sauditi hanno palliato questa banale verità surrogando la strategia dunque il fattore umano con i petrodollari, vivendo eufemisticamente al di sopra delle proprie possibilità nella realtà virtuale della Pax Americana. Bastava farsi mungere da Washington per giocare alla “potenza regionale”. Il risveglio nel mondo a-americano si sta rivelando un trauma di grado massimo, stadio precedente alla morte cerebrale irreversibile. 

 Il 10 settembre, mentre gli huthi sfondavano sulla costa, il tragicomico principe saudita noto per acronimo ha telefonato due volte al suo amico e socio in affari Donald Trump chiedendogli di bombardare i ribelli yemeniti, che nel frattempo riprendevano il tiro al bersaglio contro il territorio del Regno.

Il presidente americano ha gentilmente declinato, spiegandogli che preferisce lasciare ai partner regionali la leadership nella gestione delle crisi regionali. 

Venuta meno la Pax Americana, dunque la garanzia di sicurezza statunitense, Riyad ha quattro alternative. 

Prima: sottomettersi a Israele entrando negli accordi di Abramo e diventando protettorato dello Stato ebraico, in cogestione con gli Emirati Arabi Uniti. 

Seconda: sottomettersi all’Iran, opzione che i dignitari sauditi stanno necessariamente valutando. 

Terza: rifugiarsi nella potenza e nella sapienza imperiale della Repubblica di Turchia. 

Quarta: diventare teatro della sanguinosa competizione tra le tre potenze regionali e loro multiformi agenti di prossimità. 

L’America benedirebbe il primo scenario. Considererebbe il secondo e il terzo in primo luogo un problema di Israele, da risolvere con il rivale a cui non tocca il boccone saudita. Si rassegnerebbe al quarto. 

La Turchia ha colto questa tendenza da un paio di decenni e malgrado incidenti di percorso come le primavere arabe e l’omicidio di Khashoggi si è inserita prepotentemente nella partita con l’accordo della Mecca dello scorso agosto. Iniziativa che segnala la volontà strategica di surrogare l’America, evitando di commettere gli errori dell’America.

(da Limes)

Dilemma IA: corsa o freno?

Tra catastrofisti e tecno-ottimisti, l’allarme sull'IA svela un vuoto più profondo: nessuna difesa regge se non è condivisa, ma l’ordine multilaterale che dovrebbe garantirla è in frantumi.


Nelle ultime settimane il clima di entusiasmo nei confronti dell’intelligenza artificiale ha lasciato il posto a una serie di timori catastrofisti. L’8 settembre Jacob Coxon ha lasciato Anthropic dopo tre anni di ricerca sui modelli linguistici, prima in OpenAI e poi nella società fondata dai fratelli Amodei. E lo ha fatto con un lungo post che in poche ore ha raccolto decine di milioni di visualizzazioni, seguito nella stessa giornata da un’intervista al Wall Street Journal: le due aziende, sostiene il ricercatore, non stanno agendo responsabilmente e stanno correndo dritte verso una catastrofe, “giocando d’azzardo con le nostre vite”....

L'articolo di Alessia de Luca è a questo link:

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/dilemma-ia-corsa-o-freno-245139

Alla vigilia dell'incontro tra Trump e Xi Jinping un contributo per capire la Cina

In questa conversazione con Formiche.net Francesco Sisci racconta il suo nuovo libro che esplora le radici storiche e culturali della strategia cinese, influenzata dall’isolamento geografico e dalla concezione del potere.


Sisci analizza come la Cina contemporanea, con la sua visione centralizzata e adattativa, si confronta con un mondo interconnesso e competitivo, diverso dal contesto storico in cui si è sviluppata. La differenza filosofica tra l’approccio occidentale e quello cinese, basato sul Tao, complica la comprensione reciproca tra Cina e Stati Uniti, influenzando le loro strategie globali.

L'articolo di Emanuele Rossi è a questo link:

https://formiche.net/2026/09/capire-la-cina-oltre-xi-una-chiave-nel-libro-di-sisci/#content

Bartov: «Il mondo deve fermare Israele. Solo così eviterà di distruggersi»

L'israelo-statunitense Omer Bartov, tra i massimi esperti della Shoah, punta il dito contro la rimozione in atto nel suo Paese: «Un crimine contro l’umanità, invece di destare scandalo, viene legittimato o ignorato»


«E sia dannato chi dice: “Vendica!”. Una simile vendetta, per il sangue di un bambino, Satana non l’ha ancora concepita». Sono trascorsi 123 anni da quando il poeta e fervente sionista Chajim Nachman Bialik scrisse questi versi all’indomani del pogrom di Chisinau, in cui furono massacrati 49 ebrei, tra cui diversi minori. Un grido di denuncia contro il più atroce dei delitti: l’assassinio dei bimbi, le vittime ...

L'intero articolo a questo link:

https://www.avvenire.it/mondo/lo-storico-bartov-il-mondo-deve-fermare-israele-solo-cosi-evitera-di-distruggersi_113076

Beirut, la lunga strada verso la verità. Aoun sotto accusa per l’esplosione del porto

 Fonti giudiziarie hanno fatto trapelare che il procuratore presso la Corte di cassazione avrebbe chiesto di procedere nei confronti dell’ex presidente Aoun perché avrebbe saputo dell’enorme pericolo e nulla fece per impedire l’esplosione del porto di Beirut il 4 agosto 2020. Se Beirut tornerà a indicare la rotta del Paese di cui è capitale in buona parte dipenderà da questo processo. 

Il primo leader mondiale a recarsi a Beirut dopo la terrificante esplosione del suo porto commerciale, avvenuta il 4 agosto 2020, il presidente francese Macron,propose l’istituzione di un tribunale internazionale per l’accertamento della verità. La città era ancora devastata dalla più grave esplosione non atomica mai verificatasi al mondo: 220 morti, 6500 feriti, interi quartieri dichiarati inagibili. Ma l’allora Presidente del Libano, l’ex generale Michel Aoun, rifiutò l’idea, dicendo che altrimenti la verità sarebbe stata annacquata. Poi il magistrato inquirente, Tareq Bitar, cominciò ...

La riflessione di Riccardo Cristiano è a questo link:

Domenica XXV PA - Mt 20,1-16a

Il finale rimane aperto: come hanno reagito alle parole del padrone coloro che mormoravano? Hanno accettato? Hanno continuato a brontolare? Non viene detto ma ci viene chiesto di misuraci su questo.


In queste settimane Matteo ci sta mostrando come Gesù, dopo essersi preso cura dei discepoli come singole persone, sia passato a guardare i problemi che possono nascere all’interno delle Comunità a partire dalla sua, quella dei dodici.

Per comprendere il perché della parabola di oggi è necessario conoscere quanto avvenuto immediatamente precedentemente. Gesù ha affermato che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei cieli”; i discepoli rimasero costernati e chiesero chi dunque si potrà salvare. La risposta è stata chiara: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”. A questo punto Pietro chiese che cosa ci guadagneranno loro che hanno lasciato tutto per seguirlo. Gesù risponde che chiunque avrà fatto come loro “riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” e aggiunge che “molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi” (Mt 19,23-30). Quindi anche se immediatamente prima ha detto loro che saranno seduti su dodici troni accanto al suo nel giudizio alle tribù di Israele, quest’ultima battuta può aver recato nuovo sconcerto e apparsa contradditoria.

Gesù sente allora la necessità di spiegare e racconta la prima delle tre parabole sulla vigna che si trovano nell’Evangelo di Matteo anche per disincentivare aspettative di ricompense particolari, tanto è vero che la chiusa della parabola ribadisce che “gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi”. È un’attenzione e un richiamo che Gesù fa alla sua Comunità, alle nostre Comunità sulle dinamiche che devono essere vissute al loro interno non rimanendo ripiegate su loro stesse, ma sempre capaci di allargare lo sguardo oltre il proprio interesse e aspettative, anche a quelle individuali.

Il padrone della vigna compare quasi affannato alla ricerca lungo tutta la giornata di operai ed è l’immagine di un Dio che desidera l’incontro con gli uomini, ne è sempre alla ricerca coinvolgendosi con loro, con le loro esigenze e necessità. È questo al centro del suo interesse più che le esigenze della vendemmia che non vengono nemmeno accennate.

Oltre al padrone della vigna, immagine di Dio, gli altri personaggi sono gli operai (i discepoli) che in momenti diversi della loro vita rispondono alla chiamata; la vigna è la comunità cristiana tra i cui tralci il lavoro non manca; la giornataè la vita di ciascuno e la sera: il momento del giudizio di Dio.

Con i primi operai aveva concordato un denaro di compenso, ai secondi aveva assicurato “ciò che è giusto”, agli ultimi non aveva detto nulla. Ma al momento della paga i lavoratori rimangono costernati e l’incomprensione nasce dalla poca chiarezza su cosa il padrone intendesse per giusto. Gli operai l’hanno recepito in base ai loro criteri di giudizio e si sono convinti che egli avrebbe tenuto conto dei meriti; il padrone invece segue una sua giustizia e distribuisce i suoi beni in modo completamente libero e gratuito. Non fa torto a nessuno, ha solo deciso di non prendere in considerazione i meriti; ha dato a tutti secondo il bisogno e, naturalmente, i primi ad essere beneficati sono stati gli ultimi, i più poveri. Questa è la sorpresa di Dio, questo è il suo “strano” modo di concepire e di praticare la giustizia.

È la denuncia più chiara e provocatoria che si possa immaginare della religione dei meriti purtroppo sostenuta da molti anche oggi. Con la sua parabola, Gesù distrugge, per sempre, questo modo farisaico di rapportarsi con Dio. Invece l’amore del Signore non lo si compera, non lo si conquista, non può essere valutato sulla base delle opere buone, lo si riceve gratuitamente e in proporzione al bisogno, nessuno può sentirsi in credito con lui.

Gli operai giunti alla prima ora hanno di certo faticato di più ma hanno anche goduto fin dal primo mattino della presenza del Signore, della sua Parola. Gli ultimi giunti hanno perso molto di questa possibilità ma questo non fa “arrabbiare” Dio, può forse dolersene delle occasioni mancate, ma ora è contento perché ha raggiunto anche loro e loro hanno accettato senza alcuna costrizione.

Quindi l’invito di Gesù è quello di evitare ogni competizione all’interno delle Comunità nelle quali tutti sono fratelli, operai al medesimo modo nella vigna, nessuno è superiore agli altri. Chiede di fare attenzione su ciò che è al cuore della nostra vita con Dio: la relazione o la prestazione? Concepire il proprio servizio a Dio come prestazione conduce a misurarlo e a confrontarlo con il servizio degli altri entrando in un rapporto di competizione. Se invece c’è la relazione con il Signore allora anche il peso della giornata di lavoro è “giogo soave e leggero” (Mt 11,30) e la bontà del Signore verso tutti è motivo di ringraziamento, non di contestazione. E nemmeno di invidia.

Il finale rimane aperto: come hanno reagito alle parole del padrone coloro che mormoravano? Hanno accettato? Hanno continuato a brontolare? Non viene detto ma ci viene chiesto di misuraci su questo.

(BiGio)

 

 

 

I ragazzi e le loro paure

Una classe filmata per un anno intero, ora si racconta in una serie TV su RaiPlay intitolata "Foto": dal bisogno al peso di piacere. Il diario di una generazione dimenticata.



Giovani e cristianesimo

«Di certi viaggi si sa soltanto al ritorno» (M. Zambrano). Con queste parole, Lucia Vantini, teologa e filosofa, docente all’ISSR di Verona e delegata episcopale della diocesi per l’ambito della prossimità, ha avviato la sua riflessione conclusiva del “Laboratorio giovani Credere domani” che quest’anno portava il titolo: Quali comunità?


Dal 23 al 26 agosto circa ottanta persone hanno preso parte a San Fidenzio (Verona) a questo percorso che rappresentava l’ultima tappa di un triennio che si era già interrogato su quale spiritualità? (2024) e quale felicità?(2025). Il tutto ha preso le mosse dalla ricerca di Paola Bignardi e Rita Bichi[1] e si è articolato come un’esperienza laboratoriale sui giovani e con i giovani con un’attenzione particolare, in questo terzo e ultimo anno, al tema della comunità cristiana. Le tre edizioni estive del laboratorio hanno fatto pian piano emergere la domanda ...

Il reportage di Matteo Cavani è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/giovani-e-cristianesimo/?utm_source=newsletter-2026-09-08

La remigrazione, vista da un asilo nido


Una festa di fine anno, con bambine e bambini piccoli, e famiglie di tante origini: così i discorsi astratti, basati sulla paura, trovano un altro peso e altre prospettive.



Mentre si sente sempre più parlare di remigrazione — fondamentalmente come slogan ideologico, dato che essa è, di fatto, impossibile —, e mentre questo parlare avvelena sempre più i pozzi della comunicazione e del vivere insieme, val la pena ricordare cosa è, nel concreto, la vita quotidiana di molti, magari là dove inizia il percorso di formazione di un bambino, ossia l’asilo nido ...

L'articolo di Sergio Di Benedetto è a questo link: