V Domenica di Pasqua - Gv 14,1-12

Gesù va a prepararci un posto nella casa del Padre dove ce ne sono molti. La lettura normale è banale: va in cielo a mettere sulle poltroncine dell’arena dove si svolgono le grandi liturgie celesti l’etichetta “Riservato a ….”. In realtà l’accento è su quel suo “andare” che non vuol indicare un luogo preciso.



La sintesi delle scorse domeniche può essere contenuta in poche parole: l’esperienza del Risorto la si fa riconoscendo la sua voce che oggi ci giunge attraverso la sua Parola. È la sintesi che Gesù fa della Scrittura ai due discepoli di Emmaus che fa ardere loro il cuore e in quel gesto usuale del benedire il pasto e condividere il pane, che fa comprendere come in chiunque ci si affianchi, ci ascolti, abbia compassione delle nostre difficoltà, delle nostre piaghe, accolga l’invito a rimanere con noi che si fa esperienza del Risorto.

Oggi e domenica prossima la Liturgia ci chiede di riflettere sul suo “testamento”, sulle sue parole consegnateci durante l’Ultima Cena che siamo abituati ad ascoltare con sufficienza perché in un linguaggio a noi oramai sconosciuto e, se accolto superficialmente, può indurre a molti errori.

Ci chiede di non essere turbati ma di credere in Dio e anche in lui che va a prepararci un posto nella casa del Padre dove ce ne sono molti. La lettura normale è banale: va in cielo a mettere sulle poltroncine dell’arena dove si svolgono le grandi liturgie celesti l’etichetta “Riservato a ….”. In realtà l’accento è su quel suo “andare” che non vuol indicare un luogo preciso come intende, a nome anche nostro, Tommaso bensì un percorso di vita, un modo di essere fino in fondo per gli altri, fino al dono della vita. La casa del Padre poi, il suo regno, è la nostra realtà e, in particolare, la Chiesa che vive di molteplici forme per fiorire spesso inedite, nuove, originali, di amore, di perdono, di misericordia. Non si tratta qui di una dimora presso il Padre, Gesù non va a prepararci appartamenti perché siamo noi chiamati ad essere la sua dimora quando lo amiamo e osserviamo la sua parola (Gv 10,23).

La via che Gesù va a prepararci è quella che ci chiederà di percorrere con il suo aiuto, dandoci il coraggio e la forza necessaria per seguire i suoi passi. Una volta terminata la sua missione tornerà da noi per questo e rimarrà per sempre con noi affiancandoci come il viandante con i due discepoli di Emmaus. 

Sono molti i modi nei quali si piò concretizzare il dono della propria vita. I “molti posti” altro non sono che i “diversi ministeri”, le diverse situazioni in cui ognuno è chiamato a mettere a disposizione le proprie capacità, i molti doni ricevuti da Dio e non per “supplenza” ma per “vocazione”. Il Concilio Vaticano II continua a farcelo presente da sempre ben prima dell’attuale “carenza di preti” per cui si è “costretti” a ricorrere ai “laici” (come se i preti non fossero anche loro “laici” che significa “popolo” di Dio).

Qui c’è un chiaro invito alla verifica della vita di ogni Comunità: tutti coloro che partecipano all’Eucaristia svolgono un ministero? Oppure sono coscienti di svolgere un ministero magari anche solo nella loro famiglia? C’è competizione o collaborazione e corresponsabilità? Ci sono dei ruoli ancora non coperti e perché? Ciascuno viene valorizzato o alcuni vengono lasciati al margine?

Nella società civile, il posto che si occupa è valutato in base al potere, al prestigio sociale, alla quantità della rimunerazione. Per i posti preparati per ciascuno da Gesù non c’è spazio per nessuno di questi elementi, ogni ruolo è un servizio alla pari dal più semplice al più complesso e il “posto” migliore è quello dove si possono servire di più e meglio i fratelli.

Significativa la domanda di Tommaso che è quella di tutti i tempi, anche dei nostri: quale è la via giusta da percorrere per andare dove è andato e va Gesù? I discepoli, come noi, non sapevano vedere oltre l’orizzonte dell’immediato, del giorno per giorno se non di un’ora dopo un’altra. La risposta di Gesù è di una sintesi estrema: “Io sono la via, la vertà e la vita”. Con l’inizio “Io sono” Gesù afferma di essere Dio: sono infatti le due lettere iniziali del Tetragramma, del nome del Padre che è la fonte della vita che, per essere vissuta in pienezza, è necessario seguire la sua “via”, halakah in ebraico. Percorrerla significa seguire la Torah con l’aiuto dei 613 precetti un numero carico di significati, uno per tutti: 248 erano le ossa conosciute all’epoca legate assieme da 365 legamenti a dire che ogni parte del nostro corpo deve seguire la “via” per essere nella “verità”. Però l’insegnamento di Gesù ci dice che la halakah non è più un insieme di precetti bensì la sua stessa vita, il cammino che lui ha compiuto, l’esempio che ci ha dato nel camminare a fianco dell’umanità. È lui che orienta le nostre vite, la nostra realtà e ci chiede di imitarlo nel prendersi cura delle persone, curandole, guarendole, consolandole. È la vertà della sua vita che dobbiamo seguire interpretandola nel nostro oggi. Percorrere la sua via è essere nella verità della vita, in quella pienezza alla quale siamo chiamati ed è questo il modo per vedere Dio. Nell’agire di Gesù si manifesta la potenza creatrice del Padre è per questo che la sua “via” non sono delle norme ma azioni che comunicano vita, aprono al futuro. Ecco quello che decide se crediamo o meno perché, dice Gesù, “chi crede in me, compirà le opere che io compio” anzi “ne compirà di più grandi”!

(BiGio)

Rapporto Sipri su spesa militare mondiale, è nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari

La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari complessivi. E’ l’Europa il continente che più contribuisce alla corsa al riarmo nel 2025. L’Italia non fa eccezione: con un aumento del 20%


La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari complessivi, con un aumento del 2,9% in termini reali rispetto al 2024. È quanto emerge dai nuovi dati del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) resi pubblici nella giornata di ieri e rilanciati in Italia dalla Rete italiana Pace e Disarmo. Gli Stati Uniti (che da soli rappresentano il 33% dell’intera spesa militare mondiale con 954 miliardi di dollari) hanno registrato nel 2025 una riduzione pari al 7,5%....

L'articolo di M. Chiara Biagioni è a questo link:


Quanto guadagnano i mercanti di morte?

La Presidenza del Consiglio ha recentemente consegnato alle Commissioni parlamentari, secondo le disposizioni della legge 185/90, il documento che illustra “l’esportazione, l’importazione di materiale di armamento”. Nel mentre, il Governo italiano avrebbe sospeso il rinnovo automatico della Memorandum di collaborazione sugli armamenti tra i Italia e Israele. 


Il Magistero di Papa Leone continua ad appellarsi ai “mercanti di morte”. Gianni Alioti, attivista e ricercatore di «The Weapon Watch», ci aiuta a comprendere, con chiarezza, i termini di una questione assai complessa ma determinante. L’intervista è curata da Giordano Cavallari....

L'intervista a Gianni Alioti è a questo link:

https://www.settimananews.it/politica/quanto-guadagnano-mercanti-morte/?utm_source=newsletter-2026-04-28

Resistere e sopravvivere in guerra

Ci sono conseguenze della guerra che non si vedono nelle mappe militari, nei bollettini, nelle analisi geopolitiche, nelle cifre dei morti e dei feriti. Quelle sono le conseguenze che il mondo riesce ancora, in qualche modo, a nominare. Poi ce ne sono altre, più difficili da spiegare, perché non riguardano soltanto ciò che la guerra distrugge fuori, ma soprattutto ciò che corrode dentro.


La guerra, infatti, non si limita a devastare città, strade, ospedali, scuole, quartieri, famiglie. La guerra scava anche nell’essere umano un vuoto che non sempre si lascia riempire. Un vuoto che non assomiglia alla semplice tristezza, e neppure alla paura nel suo significato più immediato. È qualcosa di più simile a un’assenza pulsante, a un buco nero che inghiotte emozioni, energia, senso, continuità. Non importa se l’emozione che stai provando sia felice o dolorosa: tutto rischia di essere ...

L'articolo di  è a questo link:

https://www.valigiablu.it/resistere-sopravvivere-guerra-ucraina-russia/

Dalla fede di Pasqua… alla Pasqua della fede

È chiaro a tutti ormai: la vita di fede sta attraversando tempi di crisi e di spaesamento. Ma se, ispirati dalla Pasqua, provassimo a cercare nuove strade, a risvegliare forze nuove, per uscire anche noi dal nostro sepolcro?


giovani evitano le chiese, la credibilità dell’istituzione-chiesa non si riprende dagli scandali degli abusi, i sacramenti sono sempre meno vissuti, l’adesione all’IRC è in calo, emergono sempre nuove spiritualità che si pongono in alternativa alla “fede tradizionale”… Insomma, la vita cristiana, come intesa tradizionalmente, vive un tempo di crisi che è ormai riconosciuto e denunciato da più parti, ma da cui si fa fatica a trovare un’uscita. Si riconosce il problema, ma la reazione è la “chiusura” indispettita contro chi si lamenta oppure la stanca rassegnazione. Sembrano mancare le ...

L'articolo di Stefano Fenaroli è a questo link:


Tra Vance e Leone c’è il Concilio Vaticano II. Cosa significa

La disputa tra JD Vance e papa Leone XIV non è solo politica ma teologica: al centro ci sono l’ordo amoris, la dottrina della guerra giusta e soprattutto il Concilio Vaticano II, che segna la distanza tra una visione pre‑conciliare e una Chiesa immersa nella storia e nei rischi del presente


Il vice-presidente degli Stati Uniti, JD Vance, ama impegnarsi in dispute teologiche. Come è noto anche con il papa. Con lui già disputò quando era ancora cardinale. E ora lo ha fatto di nuovo, per dare “profondità strategica”, in questo caso “teologica” alla critica di Trump al papa. Come detto, accade oggi, come accadde mesi fa. Vance, ai tempi del varo della grande deportazione, interpretò a modo suo Sant’Agostino, provocando la reazione proprio del cardinal Prevost che ...

L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://formiche.net/2026/04/tra-vance-e-leone-ce-il-concilio-vaticano-ii-cosa-significa/#content

Mali nel caos: jihadisti alle porte, i russi se ne vanno

Un'offensiva jihadista minaccia di rovesciare la giunta militare di Bamako. I russi si sfilano, l’Occidente è assente. E nel Sahel si replica lo schema che in Siria ha fatto cadere Assad.



Attacchi simultanei contro città strategiche nel centro e nel nord del paese, inclusa la capitale Bamako e il principale base dell’esercito. Quella di questo fine settimana è un’offensiva senza precedenti per portata, che è arrivata al cuore della leadership politica del paese. Ma avviene in un contesto già 'caldissimo'. Ormai da anni, il Sahel è l’epicentro delle morti per terrorismo a livello globale. I paesi del Sahel centro-occidentale sono sotto pressione crescente, con gli attacchi che toccano sempre di più i centri urbani ...

La curata analisi dell'ISPI è a questo link:

Elezioni in Cisgiordania e in una città della Striscia di Gaza, Fatah in testa

Una sostanziale vittoria di Fatah nelle elezioni comunali in Cisgiordania e a Deir el-Balah, l’unica città della Striscia in cui si è svolta la tornata, ma anche l’emersione di alcune liste di candidati indipendenti che vengono dall’opposizione interna al partito di Mahmoud Abbas. Questa la fotografia delle elezioni municipali palestinesi che si sono svolte sabato


 Con il 95% delle schede scrutinate, Fatah, la formazione del presidente dell’Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, si aggiudica alcuni importanti comuni come Hebron, mentre in altri come Nablus o Ramallah, il risultato è stato ottenuto per acclamazione, non essendosi presentate altre liste. Ai seggi si è recato il 56% degli aventi diritto. A proposito dei concorrenti, si tratta per lo più di ...

La notizia di Roberta Barbi è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-04/aggiornamento-internazionale-elezioni-palestina.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

A Nord-Est 8 su 10 dicono sì al suicidio assistito

 Sostegno trasversale (e stabile) alla "dolce morte". Consensi oltre il 50% anche tra i cattolici praticanti. Plebiscito tra i non praticanti. I più critici sono gli elettori di Forza Italia. Nel 2005 d'accordo solo il 57%


"Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede"? Sì, non smette di ripetere l'opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento. Secondo le più recenti analisi di Demos per l'Osservatorio sul Nordest, a dichiararsi favorevole all'idea che un medico possa aiutare un malato incurabile a morire, qualora gli fosse richiesto, è il 79% degli intervistati. Questo è un orientamento ampio, stabile e diffuso, maturato nel corso di oltre vent'anni: nel 2005, infatti, la platea dei consensi si fermava al 57%. Da allora, però, la crescita è stata netta e costante: tra il 2010 e il 2015, il valore si attesta intorno al 64-65%; balza al 75% nel 2020; tocca l'80% l'anno scorso per stabilizzarsi, oggi, intorno al 79%. Al di là dell'ampiezza, ciò che colpisce maggiormente è la trasversalità del consenso: in nessun caso, infatti, scende sotto la soglia del 50%. Tuttavia, guardando alla classe d'età possiamo trovare indicazioni interessanti: l'adesione appare particolarmente elevata tra gli under 30 (86%), e, in misura ancora più evidente, tra quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (91%). Nelle fasce d'età centrali (45-54 anni), invece, si ferma vicino alla media (79%), mentre al di sotto di questa soglia ritroviamo adulti (74%) e over-65 (67%). Consideriamo, ora, l'influenza della religiosità. Il consenso verso la "dolce morte" è quasi plebiscitario tra i non praticanti (93%), e molto ampio (83%) tra quanti frequentano saltuariamente i riti religiosi. Maggiormente significativo, forse, è il dato che arriva dai praticanti assidui: nonostante le posizioni ufficiali delle gerarchie ecclesiastiche, la maggioranza assoluta (56%) di chi frequenta assiduamente la Messa si dice d'accordo con il diritto del malato di decidere sul proprio fine-vita. Anche analizzando la dimensione politica sembra trovare conferma la trasversalità che abbiamo osservato finora. L'idea che un ammalato sofferente abbia diritto di essere aiutato ad andarsene, se lo desidera, mette insieme i sostenitori di Pd (86%) e FdI(76%); quanti guardano al M5s (86%) o alla Lega (77%); chi voterebbe per Avs (89%) o per Azione (77%); gli elettori di Forza Italia (62%), di un partito minore o chi ancora non sa se andrà a votare (entrambi 79%). In tutti i settori, pur con accenti diversi, l'istanza appare nettamente maggioritaria. Proprio in questi giorni, però, il tema sta tornando al centro del dibattito con la mobilitazione promossa dall'Associazione Luca Coscioni contro il DDL S. 104 che, secondo gli attivisti, limita gli spazi di libertà aperti dalla sentenza "Cappato". Il paradosso di questi anni è che, mentre il Parlamento è rimasto immobile, a muoversi sono stati proprio gli ammalati, o i loro cari: da Piergiorgio Welby (2006) a Eluana Englaro (2009), da Dj Fabo (2017) a - più vicini nel tempo e nello spazio - Stefano Gheller (2024) e Martina Oppelli (2025): ognuno di loro ha portato la lotta per il diritto al fine-vita al di fuori dei tribunali, e dentro la coscienza collettiva. Il risultato è che i nordestini sembrano aver maturato un orientamento definito, e il diritto di decidere ha smesso di essere un tema di divisione per diventare patrimonio comune.

(Natascia Porcellato)

Le donne nello slum di Kibera

Nairobi – non è terra quella che calpesti a Kibera. È un fango misto di polvere rossa, rifiuti e destini già segnati. Se nasci donna tra queste lamiere, il mondo non ti accoglie: ti sfida a sopravvivere. Qui, a pochi chilometri dai grattaceli di vetro della capitale keniota, dove l’economia dell’Africa orientale corre verso il futuro, la povertà non è una statistica, è un assedio che comincia con il primo respiro.


Nello slum più grande del continente, crescere non è un’evoluzione naturale, ma una sottrazione costante di diritti e spazio. Quando le risorse sono minime, non tutti possono permettersi di studiare: il maschio ha la precedenza, il maschio va a scuola. La femmina, invece, resta nell’ombra della baracca, esclusa dall’istruzione e condannata a un’invisibilità che è la prima lezione da imparare per non soccombere. È lo strappo iniziale, una ferita che con il tempo diventerà un abisso, segnando il confine tra chi può sognare e chi deve solo resistere....

Il reportage di Martina Di Marzio è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/kenya-le-donne-nello-slum-di-kibera/?utm_source=newsletter-2026-04-21