Maranzine: le ferite dietro un’etichetta

«Dei ragazzi “cattivi” prima o poi qualcuno si occupa. Le ragazze invece restano invisibili persino quando gridano, persino quando crollano, persino quando chiedono aiuto nel solo modo che conoscono»


Gabriella Simoni, giornalista di guerra, introduce così il suo libro "Non solo maranzine". Undici storie da leggere proprio nei giorni in cui il Governo con una nuova legge sulla sicurezza già battezzato "anti-maranza". Quando le chiedo di maranza e maranzine, lei mi parla di guerre. Nessun paragone apocalittico, né evocazione di guerriglie urbane accodandosi al clima crescente di allarmismo e di svolte securitarie: tutto al contrario. Non nasconde i problemi legati alla violenza di adolescenti e giovanissimi, spesso stranieri, di seconda generazione, minori non accompagnati: ma ...

La recensione di Sara De Carli è a questo link:

La forza di re-immaginare la pace: a Firenze la voce degli artisti israeliani e palestinesi che rifiutano la guerra

A Firenze il festival "Re-imagine Peace" ha riunito artisti e attivisti israeliani e palestinesi. Tre giorni fra musica, testimonianze e lutti condivisi per ricordare che la pace non è solo un cessate il fuoco, ma il diritto di entrambi i popoli a esistere.


Per capire l’immensa sfida della pace in Israele e in Palestina che non sia un cessate il fuoco, ma un riconoscimento al diritto di esistere di entrambi i popoli, e il significato profondo del festival Re-imagine Peace ideato dalla cantautrice israeliana Noa (Achinoam Nini), dal chitarrista Gil Dor e dall’artista palestinese Mira Awad, bisogna partire dalla parole dell’ospite più “illustre” arrivato a Firenze per la kermesse di tre giorni con attivisti e artisti dal 10 al 12 luglio a Firenze: ...

L'articolo di Cristina Giudici è a questo link:

https://www.vita.it/la-forza-di-re-immaginare-la-pace-a-firenze-la-voce-degli-artisti-israeliani-e-palestinesi-che-rifiutano-la-guerra/

Il coraggio della reciprocità: "co-presidenza nelle Eucaristie" anche con le donne

l vescovo Erio Castellucci al convegno del Cif: “Donne e uomini insieme per guidare le comunità e annunciare la Parola”


È sulla liturgia che Castellucci ha lanciato l’ipotesi più avanzata: “Occorrerebbe individuare un ruolo delle donne che possa essere di co-presidenza dell’assemblea" ... 

Su questo si interroga Andrea Grillo:

Questa ipotesi, che Erio Castellucci ha delineato in una conferenza per il CIF, avrebbe una presidenza condivisa: della donna sulla liturgia della parola e del presbitero sulla liturgia eucaristica. La proposta credo che debba essere valutata in modo differenziato. Da un lato coglie bene la questione sollevata dal recente "responsum" a proposito della omelia. Il divieto di tenere l'omelia per i laici e quindi per le donne non dipende da un difetto di identità, ma da un difetto di presidenza. Chi presiede una comunità, e solo chi presiede, può tenere la parola omiletica. In caso di "co-presidenza" sarebbe possibile che la omelia venga tenuta da una donna o da un laico. In questo senso la proposta di Castellucci mi pare molto ragionevole.
D'altra parte è evidente che si tratta di un escamotage, per ora inevitabile, di fronte alla incapacità ecclesiale di pensare la ordinazione della donna. Qui non credo che si possa aggirare né la questione del diaconato, né la questione della ordinazione. Presiedere la comunità è un atto ministeriale che abbiamo pensato come risultato della ordinazione. Ipotizzare la copresidenza della eucaristia significa pensare una ordinazione anche per la donna. Ipotizzare che per la donna la presidenza valga solo per la parola e non per il sacramento mi pare che resti nell'ambito di una comprensione della "differenza" tra maschile e femminile segnata dal pregiudizio. Che vi sia differenza tra maternità e paternità nessuno può dubitarne. Ma che questa si possa tradurre in una diversa presidenza o addirittura nella rilettura del principio Petrino e Mariano applicata alla eucaristia, mi pare una obiettiva e inutile forzatura.
Questo non riduce il valore della affermazione e la prospettiva che apre, in vista del pieno superamento di una discriminazione che non è più possibile attribuire alla volontà di Dio. Importante è che Castellucci abbia riconosciuto che la questione riguarda la domanda: chi presiede?

Dividemmo il pane sulle rive del Gange

È stato nei fatti un precursore, un antesignano del dialogo interreligioso hindu-cristiano, il monaco benedettino francese Henri Le Saux (1910-1973).


Nel 1948 la svolta: si trasferisce in India dove fonda una comunità monastica. Nell’intenso dibattito interiore tra la sua parte occidentale e quella indiana, Le Saux compie una serie di pellegrinaggi sull’Himalaya, risalendo il Gange, anzi «la Gangā, come dicono qui perché è una madre». Quasi danzando, nelle sue pagine il mistico errante racconta il cammino compiuto ...

L'intero ricordo a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202606/260630lesaux.pdf

L'integrazione scolastica degli alunni stranieri

L’assenza di risorse e di indicazioni didattiche concrete rischia di trasformare le buone intenzioni inclusive in un fattore di dispersione scolastica

In inglese, to speak something into existence è un’espressione traducibile come “parlare di qualcosa fino a farla esistere”, che indica l’attitudine ad auspicare la produzione di determinati effetti attraverso l’uso della parola e non dell’azione. Tale espressione mi è venuta in mente leggendo le Linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri, la nota ministeriale del ...

La nota di Michele Farina è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/sull-integrazione-scolastica-degli-alunni-stranieri?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+13+luglio+%5B10566%5D

La morte trasformata in souvenir.

Don Mimmo Battaglia: quello che ci dice il triste regalo del presidente turco Erdogan ai potenti della Terra. Ci si inginocchi davanti alla vita, non a un'arma che la può togliere a un uomo


Abbiamo addomesticato le armi fino al punto di poterle regalare. Questo è il vero scandalo. Ci dite che si tratta di un simbolo. Ma sono proprio i simboli a educare il mondo. Arrivano prima delle leggi, penetrano più in profondità dei discorsi, insegnano silenziosamente ciò che una civiltà considera normale. E quel dono insegna che il potere deve riconoscersi nel metallo di una pistola. Che un uomo importante è un uomo armato. Che tra governanti ci si può rendere omaggio consegnandosi, con eleganza, la possibilità della morte. Sulla canna è stato inciso il nome di chi riceveva l’arma....

La riflessione del Vescovo di Napoli è a questo link:





“Il Regno di Dio, profezia di pace. Convocati/e dalla speranza in un tempo di guerra”, il nuovo documento del SAE

È il frutto di un lungo e articolato percorso di ricerca ecumenica avviato a partire dall’invasione russa dell’Ucraina e dai drammatici eventi in Israele/Palestina.


È il frutto di un lungo e articolato percorso di ricerca ecumenica avviato a partire dall’invasione russa dell’Ucraina e dai drammatici eventi in Israele/Palestina. Del testo proponiamo alla vostra lettura e riflessione due versioni, una estesa, l’altra più ridotta. Costituito nel 1973, il Gruppo Teologica del Sae opera con continuità proponendo studi e riflessioni interconfessionali su temi chiave del dialogo ecumenico. A firmare questo nuovo documento sono Ambroise Atakpa (cattolico), Fabrizio Bosin (cattolico), Daniele Fortuna (cattolico), Donata Horak (cattolica), Vladimir Laiba (ortodosso), Simone Morandini (cattolico), Luca Negro (battista), Lorenzo Raniero (cattolico), Maria Paola Rimoldi (pentecostale), Davide Romano (avventista), Piero Stefani (cattolico), Letizia Tomassone (valdese), Emanuela Valeriani (valdese), Vladimir Zelinsky (ortodosso).
Ecco due link:

consulta il documento in versione ridotta                        consulta il documento in versione completa

Onu: in Sudan è genocidio

La Corte Penale Internazionale e le Nazioni Unite dicono di essere in possesso di prove che collegano i capi di una delle fazioni in guerra a crimini contro l’umanità e genocidio.



Le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale (ICC) nello stesso giorno hanno fatto sapere di aver raccolto informazioni in grado di provare che i paramilitari delle Forze di Supporto Rapido (RSF) si sono macchiati di crimini contro l’umanità e di genocidio nel conflitto civile che sta insanguinando il paese da più di tre anni. Nel corso della guerra si sono registrati gravi massacri, di cui quanto accaduto a el-Fasher è diventato un emblema, alimentando il timore che si possa ripetere, nonostante gli appelli per scongiurarlo....

La denuncia resa nota dall'ISPI è a questo link:

XV Domenica PA - Mt 13,1-23

Un seminatore distratto o incompetente?

Quattro terreni che sono in ciascuna persona contemporaneamente



Dopo aver presentato le esigenze del discepolato e dell’invio in missione per immergere nella vita del Padre l’umanità intera, Gesù ha avvisato che le difficoltà non saranno poche e che è necessario non temere. 

Anche lui, come noi, ha avuto difficoltà e si è trovato davanti a incomprensioni e scarsa accoglienza della sua predicazione. Che fare? La tentazione di tirare i remi in barca può essere forte. Gesù però non si lascia scoraggiare, non alza le mani ma mette tutto davanti al Padre confermando il suo “sì” al progetto che gli ha affidato. Nella preghiera, nell’ascolto del Padre al quale si è completamente affidato, mette la sua situazione di difficoltà che non diventa occasione di scoraggiamento ma, al contrario, di conferma della determinazione di continuare nella missione affidatagli, chiedendo indicazioni, aiuto, sostegno per poter proseguire, ringraziando per l’accoglienza di quanto, pur forse poco, è stato realizzato e accolto.

L’Evangelo di domenica scorsa si è concluso con un suo accorato invito: Venite a me voi tutti e accogliete il mio progetto di vita, fatelo vostro, troverete conforto, per vincere l’aggressività; fate vostro il faticoso metodo del dialogo che non impone ma invita, è paziente e pone fiducia all’altro per camminare assieme nella diversità delle nostre ricchezze.

Oggi Gesù cambia metodo e, di fronte a una grande folla che lo costringe a salire su di una barca per poter parlare a tutti, una un linguaggio apparentemente meno diretto: quello delle parabole. Di fatto però prosegue il tema messo in campo la scorsa domenica: di fronte alle difficoltà della missione come procedere? Continuare con fiducia è la sintesi della parabola dei quattro terreni nei quali cade il seme dell’annuncio del Regno. Il racconto non è tanto, come spesso è stato detto, un invito ad esaminare introspettivamente se stessi per capire a quale terreno si appartiene, quanto un invito a continuare a seminare ad ampie bracciate senza stancarci, annunciando l’Evangelo: forse su alcuni terreni potrà non attecchire, ma quello che produrrà sarà comunque abbondante e produrrà non solo frutto ma anche sementi per una nuova semina.

La forza che Gesù desidera installare parte dal riconoscimento di quella che ha la parola del Padre fin dall’inizio della creazione quando disse “Sia la luce e la luce fu” e che poi garantisce come “la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata“ (Is 55,10-11). Quindi è necessario aver fiducia in Lui, coscienti che i suoi pensieri e i suoi sentieri non sono i nostri (Is 55,8). Lui agisce al di là delle nostre intenzioni, anche delle migliori, è Lui che determina i tempi, non le nostre programmazioni: come dice un antico proverbio portoghese “Dio scrive diritto sulle nostre righe storte”.

Ecco allora che il seminatore della parabola non è un incompetente, un distratto, uno che semina tanto per farlo, il campo non è suo e nemmeno la semente. Così i discepoli devono essere coscienti che il loro annuncio potrà incontrare, anzi certamente incontrerà, cuori induriti come il battuto arido di una strada calpestata, trafficata da carri trainati da animali. Così come sono le persone legate esclusivamente al modo di ragionare del mondo.

Poi si incontrerà sicuramente chi è incostante che si entusiasma facilmente ma che poi non ripensa, non fa tesoro di quanto ascoltato, non approfondisce, rimane in superficie e alla fine la Parola, il seme secca.

Si annuncerà a persone inquiete che rincorrono ogni situazione, che cercano di vivere sempre sulla cresta dell’onda, che si affanno per tutto cercando d’essere sempre presenti, che inseguono una visibilità e una sicurezza economica. Situazioni che alla fine soffocano il seme mite della Parola.

Certo, l’annuncio troverà anche chi sarà pronto ad accoglierlo e produrrà subito frutti abbondanti.

Ma attenzione: questi quattro atteggiamenti sono presenti simultaneamente in ciascuno di noi, in ciascuna persona. Il terreno ideale perfettamente e immediatamente fecondo non esiste se non assieme anche a quello spinoso, a quello sassoso, a quello calpestato da mille passi.

L’invito è quello di lasciare al Padre di aprire ogni cuore al suo tempo, la sua pazienza è quella di uno che è sempre alla nostra porta e continuerà instancabile a bussare (Ap 3,20) certo che prima o poi gli sarà aperto (Lc 11,5-13).

(BiGio)

 

 

Disabilità, il raddoppio delle sentenze racconta i diritti ancora negati

Sempre più cittadini con disabilità si rivolgono ai giudici, sia italiani che comunitari, per denunciare la violazione dei diritti da parte della pubblica amministrazione ma anche dei privati. 


Secondo l’ultimo rapporto elaborato dall’Osservatorio giuridico permanente Human Hall, sono 2019 le decisioni emesse nel 2025 contro le 802 nel 2023 e le 1.109 nel 2024. Riguardano soprattutto lo studio e il lavoro (la percentuale, in questo caso, è più che raddoppiata), ma anche l’abbattimento delle barriere architettoniche nei condomini...

L'articolo di Francesco Dente è a questo link:

https://www.vita.it/disabilita-il-raddoppio-delle-sentenze-racconta-i-diritti-ancora-negati/