Falliti i tentativi di ricatto economico ai lavoratori e le minacce, ora stanno cercando di aggirare il problema attivando il loro isolamento dalla città. Presumo fallirà presto anche questo perché questi stratagemmi sono inutili e allargano il fossato, non gettano ponti.
Ora provano a far “entrare” la Venezi in città cercando di crearle attorno una simpatia e stima al di là della sua professionalità per cercare di isolare i lavoratori del Teatro dalla città. La propongono come una persona solidale, che opera visitando i carcerati, quindi stimabile, piacevole, disponibile, semplice, capace di condividere la sua cultura. Ma nessuno ha mai messo in dubbio nessuna di queste qualità.
Accanto a questo il Sindaco, che presto terminerà il suo mandato, cerca di utilizzare un po’ la carota annunciando l’intenzione di erogare il welfare in precedenza bloccato e un po’ il bastone ventilando una presunta divisione dei lavoratori, la scadenza della RSU (con un senso di sua “liberazione”). Afferma di volere il dialogo ma che questo è bloccato dal “pensiero unico” esistente in Teatro insinuando che sia ideologicamente supportato e ventilando che il gioco sarà svelato da presunte partecipazioni nelle liste elettorali del prossimo Consiglio Comunale. Allude alla presenza della “brutta bestia del nonnismo” nella compattezza dei lavoratori e che è ora di finirla con i volantinaggi.
Tutto questo è ben descritto da Roberta Brunetti sulle pagine veneziane de Il Gazzettino di 12 febbraio con note di colore tra le quali l’abbraccio commosso di Buttafuoco alla detenuta che ha letto “Sonata al chiaro di luna” e l’amorevole intrattenersi della Venezi tra le carcerate. Non rimane che da segnalare l’evidenziato taglio basso sulla pagina del giornale con una lettera della Venezi al Direttore nella quale descrive l’emozione del suo intenso incontro con quelle donne e i loro bambini.
Più sobrio l’articolo di Sara D’Ascenzo su Il Corriere del Veneto (stessa data) che riporta tutto con un attacco che fa comprendere l’intento di questa visita affatto gratuita definita “tutta una contraddizione”. Riporta anche il significativo incipit dell’intervento della Direttrice del Carcere Maurizia Campobasso: “La direzione d’orchestra è per sua natura un atto di governo del caos“ come lo è la vita carceraria dove “fragilità e conflitti che trovano forma attraverso il rigore, l’ascolto e la disciplina (…) non la rimozione del dolore, ma la sua organizzazione in un linguaggio condiviso”
Verissimo ed è questo che non hanno ancora capito Sovrintendente, Sindaco e compagnia. I teatri non sono una catena di montaggio bensì degli organismi che non vanno “comandati” all'opposto vanno “governati”, certo con il rigore organizzativo ma nell’ascolto reciproco e in un linguaggio condiviso.
L’Operà di Parigi a inizio gennaio ha nominato il Maestro Semyon Bychkov come Direttore Musicale del Teatro. La scelta è stata maturata in due anni e mezzo di riflessione e confronto tra il Sovrintendente Neef e i lavoratori del Teatro. È una prassi che ovunque in tutti i Teatri avviene nella correttezza dei rapporti. Non c’entra nulla il “sindacalismo” vituperato dal Sindaco di Venezia, non sono prassi di “sinistra” messe all’indice da chi governa oggi in Italia, non sono strizzate d’occhio in combutta tra il Sovrintendente e le “masse” artistiche, non è che i dipendenti vogliono scegliere loro chi li dirige: è il metodo corretto, efficace, legittimo praticato e auspicato ovunque fuorché oggi a Venezia.
A questo punto ci si deve chiedere chi è che danneggia il Teatro La Fenice? I suoi lavoratori che chiedono rispetto o il Sindaco e il Sovrintendete che pretendono di imperare senza aver compreso nulla di cosa sia un Teatro? Non si dica che l’attuale Sovrintendente in precedenza lo era a Cagliari e perciò ha esperienza. Anche lì ha avuto tensioni costanti con i lavoratori per il suo modo di gestire il Teatro (basta una veloce ricerca in internet e vi si trovano ampie notizie).
Personalmente non so di Direttori Musicali stabili e nemmeno “principali” nominati prima che i lavoratori di qualsiasi teatro vi abbiano lavorato assieme conoscendoli e stimandoli. Non c’è nulla contro la Venezi nella protesta della Fenice, chiedono di conoscerla e lavorarci assieme in modo che possa essere nominata per la sua competenza e non perché è giovane, bella e simpatica come è stata definita a mio avviso offendendone la professionalità come hanno fatto fino ad oggi Giuli, Mazzi e Brugnaro. Assieme poi alla Venezi, questi farebbero meglio pensare bene a cosa dicono, perché fino ad oggi hanno solo allargato il solco con i lavoratori costantemente denigrandoli. Il clima nel Teatro è pesante ma, nonostante quanto auspica il Sindaco, i lavoratori non sono per nulla divisi tra di loro e il loro agire li unisce sempre di più. Chi sta danneggiando il Teatro non sono di certo loro.
Non bisogna poi dimenticare che tutte - dico tutte - le istituzione musicali italiane e moltissime tra le più prestigiose nel mondo, assieme per esempio a maestri come Muti e Accardo (pur in maniera sommessa), ex dirigenti della Fenice, Direttori che in questi mesi si sono alternati sul podio alla Fenice che hanno e stanno solidarizzando con il lavoratori del Teatro: tutti comunisti?
Quanto poi infine sui "successi" a Pisa e Trieste, basta andare a cercare la recensione di qualche critico serio ed affermato (Gregorio Moppi di Repubblica per esempio) per capire come in genere siano tutte note di puro colore che non esprimono nulla.
(BiGio)
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