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Guerra economica ed economia di guerra

La guerra economica si riferisce a strategie e azioni intraprese da un paese per danneggiare l'economia di un avversario. Questo può includere sanzioni commerciali, dazi, blocchi economici, cyber attacchi e altre misure che mirano a indebolire la capacità economica di un nemico. L'obiettivo è spesso quello di ottenere vantaggi politici o militari senza ricorrere a un conflitto armato diretto.


L'economia di guerra si riferisce all'organizzazione e alla gestione delle risorse economiche di un paese durante un conflitto armato o a sostegno di un conflitto armato gestito da un paese terzo. In questo contesto, le nazioni possono mobilitare risorse, aumentare la produzione di beni militari e implementare misure per aumentare l'efficienza economica necessaria per sostenere uno sforzo bellico. Questo può includere il razionamento di beni, l'aumento della tassazione e la riconversione delle industrie per produrre materiali bellici....

L'articolo gi Giuseppe Tatara è a questo link:

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/il-punto-di/860-guerra-economica-ed-economia-di-guerra

Stefano Allievi risponde a domande su quando si diventa adulti

 Quando si diventa adulti è una domanda difficilissima ormai. Ecco cosa pensa di questo passaggio Stefano Allievi, docente ordinario di Sociologia all'Università di Padova.


Una volta diventare adulti aveva tappe riconoscibili: casa, famiglia, lavoro. Quali sono i nuovi riti di passaggio all'età adulta?

«Mi sorprende come, rispetto al 2011, non sia più il lavoro a determinare il passaggio. Questo perché, giustamente, nessuno crede più nel lavoro stabile, che pare non esista più. Il matrimonio conta sempre meno, le convivenze sono moltiplicate, vivere da soli non è più rara prerogativa se si pensa che in Italia due terzi delle persone sotto i 35 anni sta ancora con i genitori. La pensione è rimasta un rito di passaggio: che può accadere però in diverse età semplicemente perché l'aspettativa di vita è raddoppiata».

Oggi l'infanzia è molto più protetta e ai bambini si affidano meno responsabilità. Questo influisce sul senso di maturità?

«È un problema che gli psicologi evidenziano da parecchi anni. Quel senso di apparente libertà è soffocato da un eccesso di controllo a cui molto ha contribuito la tecnologia. L'ipercontrollo è legato al fatto che i bambini sono diventati merce rara, prima era una popolazione in sovrabbondanza. E poi gli adulti accusano i giovani di eccesso nell'uso della tecnologia, quando invece sono loro a esagerare».

Le nuove generazioni saranno più fragili e meno preparate?

«La responsabilità sta negli adulti. Quando si dice che la scuola non forma più, in realtà è che oggi a scuola ci vanno tutti, una volta era prerogativa solo della classe dirigente, questo ha influito drasticamente sulla media delle capacità dimostrabili. Più che sull'istruzione, metterei l'enfasi sulla presenza delle tecnologie. In Italia, parlo sia di adulti che di ragazzi, esiste la percentuale più alta d'Europa di analfabeti funzionali. Vuol dire che una persona su tre non sa distinguere una notizia vera da una falsa, non sa calcolare una percentuale, confonde milioni con miliardi, e via così... Questo è un problema che deve risolvere la società; non è problema solo dei giovani».

Si diventa adulti quando lo decide la società o quando lo percepisce la persona stessa?

«Tutte e due: un filosofo diceva ego sum uguale ego cum, cioè io sono la misura in cui mi ritrovo nello sguardo degli altri. L'autostima è molto legata alla percezione che gli altri hanno di te. L'io non esiste senza la società e viceversa».

(Intervista a cura di Leila Clara Falconi)


I dati del sondaggio su quando di diventa adulti è a questo link:


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A Nord Est si diventa adulti a 35 anni, comprando casa

Il confine che separa la giovinezza dall’età adulta si è fatto, nel tempo, sempre più mobile e sfumato: quella che un tempo era una soglia definita piuttosto chiaramente, da tappe precise, oggi appare come un percorso lungo e, spesso, periglioso.

Secondo le ultime analisi di Demos per l'Osservatorio sul Nordest del Gazzettino, l'idea che ha l'opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia di Trento su quando (e per quale motivo) si diventa adulti è profondamente mutata rispetto a soli 15 anni fa. Nel 2011, infatti, l'età media in cui si riteneva terminata la giovinezza era ferma a 31 anni, mentre oggi è balzata a 35 anni. Più nel dettaglio ...

L'analisi del sondaggio è a questo link:

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A Nord-Est 8 su 10 dicono sì al suicidio assistito

 Sostegno trasversale (e stabile) alla "dolce morte". Consensi oltre il 50% anche tra i cattolici praticanti. Plebiscito tra i non praticanti. I più critici sono gli elettori di Forza Italia. Nel 2005 d'accordo solo il 57%


"Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede"? Sì, non smette di ripetere l'opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento. Secondo le più recenti analisi di Demos per l'Osservatorio sul Nordest, a dichiararsi favorevole all'idea che un medico possa aiutare un malato incurabile a morire, qualora gli fosse richiesto, è il 79% degli intervistati. Questo è un orientamento ampio, stabile e diffuso, maturato nel corso di oltre vent'anni: nel 2005, infatti, la platea dei consensi si fermava al 57%. Da allora, però, la crescita è stata netta e costante: tra il 2010 e il 2015, il valore si attesta intorno al 64-65%; balza al 75% nel 2020; tocca l'80% l'anno scorso per stabilizzarsi, oggi, intorno al 79%. Al di là dell'ampiezza, ciò che colpisce maggiormente è la trasversalità del consenso: in nessun caso, infatti, scende sotto la soglia del 50%. Tuttavia, guardando alla classe d'età possiamo trovare indicazioni interessanti: l'adesione appare particolarmente elevata tra gli under 30 (86%), e, in misura ancora più evidente, tra quanti hanno tra i 30 e i 44 anni (91%). Nelle fasce d'età centrali (45-54 anni), invece, si ferma vicino alla media (79%), mentre al di sotto di questa soglia ritroviamo adulti (74%) e over-65 (67%). Consideriamo, ora, l'influenza della religiosità. Il consenso verso la "dolce morte" è quasi plebiscitario tra i non praticanti (93%), e molto ampio (83%) tra quanti frequentano saltuariamente i riti religiosi. Maggiormente significativo, forse, è il dato che arriva dai praticanti assidui: nonostante le posizioni ufficiali delle gerarchie ecclesiastiche, la maggioranza assoluta (56%) di chi frequenta assiduamente la Messa si dice d'accordo con il diritto del malato di decidere sul proprio fine-vita. Anche analizzando la dimensione politica sembra trovare conferma la trasversalità che abbiamo osservato finora. L'idea che un ammalato sofferente abbia diritto di essere aiutato ad andarsene, se lo desidera, mette insieme i sostenitori di Pd (86%) e FdI(76%); quanti guardano al M5s (86%) o alla Lega (77%); chi voterebbe per Avs (89%) o per Azione (77%); gli elettori di Forza Italia (62%), di un partito minore o chi ancora non sa se andrà a votare (entrambi 79%). In tutti i settori, pur con accenti diversi, l'istanza appare nettamente maggioritaria. Proprio in questi giorni, però, il tema sta tornando al centro del dibattito con la mobilitazione promossa dall'Associazione Luca Coscioni contro il DDL S. 104 che, secondo gli attivisti, limita gli spazi di libertà aperti dalla sentenza "Cappato". Il paradosso di questi anni è che, mentre il Parlamento è rimasto immobile, a muoversi sono stati proprio gli ammalati, o i loro cari: da Piergiorgio Welby (2006) a Eluana Englaro (2009), da Dj Fabo (2017) a - più vicini nel tempo e nello spazio - Stefano Gheller (2024) e Martina Oppelli (2025): ognuno di loro ha portato la lotta per il diritto al fine-vita al di fuori dei tribunali, e dentro la coscienza collettiva. Il risultato è che i nordestini sembrano aver maturato un orientamento definito, e il diritto di decidere ha smesso di essere un tema di divisione per diventare patrimonio comune.

(Natascia Porcellato)

ZeroArmi, cresce l'esposizione delle banche italiane nel settore delle armi

Pubblicato il secondo rapporto elaborato da Fondazione Finanza Etica insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, che analizza 24 gruppi bancari sulla base del loro grado di esposizione all’industria militare. Simone Siliani, direttore di Fondazione Finanza Etica: "Il nostro compito è informare i risparmiatori. Spesso non sono pienamente consapevoli"


Quanto sono coinvolte le banche italiane nel settore degli armamenti? È da questa domanda che parte la seconda edizione di ZeroArmi, il rapporto elaborato da Fondazione Finanza Etica insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, che analizza 24 gruppi bancari sulla base del loro grado di esposizione all’industria militare. Quanto sono coinvolte le banche italiane nel settore degli armamenti? È da questa domanda che parte la seconda edizione di ZeroArmi, il rapporto elaborato da Fondazione Finanza Etica insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo, che analizza 24 gruppi bancari sulla base del loro grado di esposizione all’industria militare....

L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-02/zeroarmi-banche-italia-armi-difesa-europa.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Un Ministero per proteggere le nostre imprese ma in un anno 429 sono passate in mani straniere

Nel 2022 tre proteggi le imprese italiane è nato un ministero ma in un solo anno 429 aziende italiane sono passati in mani straniere. La causa è l'assenza di politica industriale e incertezza su incentivi?


Nel 2022 il messaggio del nuovo Governo Meloni agli italiani era chiaro: vogliamo valorizzare il marchio italiano e blindare le nostre imprese. Un'ambizione che deve fare i conti con crisi iniziata la fine del 2007 e che ha portato il nel giro di 18 anni l'Italia perdere quasi un quarto della produzione industriale. Quindi prima di vedere com'è andata dall'insediamento di Meloni in poi, occorre considerare la situazione ereditata dal governo a settembre 2022.

Il servizio Dataroom di Milena Gabanelli è qui:



L’incertezza sul futuro è oramai elemento permanente nel Nord Est: inutile fare progetti

Anche limitando lo sguardo all’ultimo quinquennio, possiamo elencare: la pandemia da Covid-19; la crisi dei prezzi dell’energia; l’attacco russo all’Ucraina e quello di Hamas a Israele, con le conseguenti guerre. Infine, da gennaio è arrivato Trump a gettare ancora più scompiglio, con il balletto dei dazi annunciati e ritirati e la messa in discussione delle relazioni internazionali statunitensi e, quindi, degli equilibri mondiali.

Guardando alla serie storica, possiamo vedere come l’orientamento sia cambiato nel corso del tempo: nel 1998, la quota di consenso non andava oltre il 33%, mentre tra il 2005 e il 2016 sale e oscilla intorno al 48-49%. Nel 2021, invece, l’indicatore si ferma al 44%, registrando una leggera diminuzione, per arrivare all’attuale 56%. Quest’ultimo, dunque, è il valore più alto mai registrato: rispetto al 1998, la crescita è di 23 punti percentuali.


La presentazione dei dati della ricerca a cura di Natascia Porcellato è a questo link:



Il commento di Ilvo Diamanti:

L’insicurezza fa parte della nostra vita. Del nostro mondo. Tanto più quando il mondo appare davanti ai nostri occhi in diretta, senza pause. E viene riproposto sui media in tempo reale. Perché così diventa lo specchio di avvenimenti inquietanti, che generano paure. O meglio: “paura”. E la paura, com’è noto, fa audience. Tiene alto l’indice degli ascolti. Basta vedere lo spazio dedicato, sui media, agli avvenimenti più inquietanti. Omicidi, aggressioni, guerre. Fatti che, ovviamente, non sono “inventati”. Al contrario. Ma vengono, comunque, riprodotti ed enfatizzati. D’altronde, viviamo in un mondo nel quale l’incertezza è un sentimento comprensibile. Perché tutto cambia in fretta. Così anche il presente è già passato. Antony Giddens, un sociologo tra i più autorevoli, ha scritto che in questi tempi di globalizzazione tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in qualsiasi momento, ha effetto su di noi, nello stesso momento. In qualunque luogo. Il sondaggio condotto da Demos e presentato oggi sul Gazzettino conferma quanto questa affermazione sia fondata, alla base del sentimento di incertezza diffuso, che coinvolge un’ampia parte dei cittadini del Nord Est. Oltre metà delle persone intervistate. Il 56%. La quota più ampia rilevata dal 1998. Quindi, da oltre 25 anni. D’altra parte, non è difficile immaginare le ragioni di tanta ... insicurezza. Basta guardarsi intorno. Vicino e lontano. Perché l’immagine del mondo influenza la nostra percezione degli altri e degli ambienti vicini. E la paura, come si è detto, è ri- prodotta in diretta. Talora in modo “irreale”. Isolando e riproducendo “frammenti di realtà” de-contestualizzati. Per moltiplicarne gli effetti. Tuttavia, non c’è bisogno di “inventare” la realtà, in questi tempi. Basta rivolgere lo sguardo poco oltre i nostri confini. Verso l’Ucraina e la Russia. O verso il Medio Oriente. A Israele, dove la Palestina è da tempo luogo di guerra. Di massacri senza fine. Ma, soprattutto, è sufficiente ascoltare quanto afferma, in modo continuo, il presidente degli USA, Donald Trump. Ri-eletto nello scorso novembre e ri-insediato a gennaio. Da allora non ha smesso di lanciare minacce pesanti all’Europa. Promettendo interventi ad alto rischio per l’economia europea. E, quindi, per i nostri mercati, Che dipendono in modo rilevante dagli USA. Mentre sull’altro versante, incombe la Russia di Putin. Non sorprende, allora, come mostra il sondaggio di Demos per il Gazzettino, che nel Nord Est (e non solo) la maggioranza dei cittadini guardi il futuro personale e della propria famiglia con timore. E paura. Perché l’economia dipende in larga misura dai mercati internazionali. Europei. E non solo. E ciò accentua il senso di insicurezza soprattutto nelle fasce più deboli, più esposte alle tensioni economiche che attraversano il territorio. Per questo motivo l’unica certezza è ... l’incertezza.

Come stanno davvero gli italiani? I dati sulla povertà letti (con attenzione)

l nuovo rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile mostra un’Italia più resiliente di quanto percepito. Molti indicatori migliorano, altri restano stabili; tuttavia emergono criticità strutturali su istruzione, competenze, lavoro, istituzioni e sicurezza. Il confronto europeo rivela un divario ancora significativo, soprattutto nei settori chiave per la crescita futura


Gli italiani, come altri popoli, sono soliti lamentarsi delle loro condizioni di vita e dei mali del loro Paese. Le opportunità di lavoro sono ritenute insufficienti, i salari e le pensioni inadeguati, le disuguaglianze di reddito notevoli, l’accesso e il costo del credito troppo onerosi, l’assistenza sanitaria carente, la sicurezza sempre precaria, i servizi pubblici e le istituzioni inefficienti. I confronti con le condizioni di vita degli abitanti dei maggiori paesi europei tendono a rafforzare queste opinioni nei ceti sociali più ampi. Si direbbe che il grado di benessere generale avvertito dagli italiani li lasci insoddisfatti e costantemente desiderosi di grandi miglioramenti. A chiarire come stia andando effettivamente il loro benessere è intervenuta recentemente l’Istat con ...

La lettura dei dati di Salvatore Zecchini è a questo link:


Maternità in Italia. Save the Children: “Madri sempre più sole e penalizzate”

Per il 10° anno consecutivo, l’organizzazione ha diffuso il report “Le Equilibriste - La maternità in Italia 2025”, in cui si analizzano le ripercussioni sul lavoro a causa dello sbilanciamento tra carichi di cura e vita professionale, i sistemi di sostegno alla genitorialità nel nostro Paese, la fragilità delle mamme single e il divario tra le regioni più o meno “mother friendly”

Nel panorama di crisi demografica, le mamme single sono quelle che si trovano spesso ad affrontare ulteriori difficoltà in termini di supporto sociale e stabilità economica”. Questi e molti altri sono i dati contenuti del rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia” di Save the Children arrivato alla sua 10ª edizione. Lo studio include anche l’Indice delle madri, elaborato dall’Istat per Save the Children, una classifica delle Regioni italiane dove per le mamme è più facile o difficile vivere. Anche quest’anno, “l’Indice riporta la Provincia autonoma di Bolzano in cima ai territori amici delle madri, seguita da ...

La presentazione del report di Gigliola Alfano è a questo link:https://www.agensir.it/italia/2025/06/03/maternita-in-italia-save-the-children-madri-sempre-piu-sole-e-penalizzate/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

La chirurgia estetica? È una scelta per giovani

“Vittima dell’inganno di questo secolo, che rincorre il mito di forme avvenenti, e di chirurgia estetica” è la Contessa Miseria cantata da Carmen Consoli nel suo celebre successo del 1997. A distanza di quasi trent’anni, l’attualità di questi versi è ancora intatta e il ritocchino è sempre di moda.

Secondo i dati analizzati da Demos per l’Osservatorio sul Nord Est del Gazzettino, oggi l’idea che sia “giusto che una persona, se desidera modificare l’aspetto estetico del proprio corpo, ricorra alla chirurgia” convince il 42% degli intervistati di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento.

Il report è a questo link: https://www.demos.it/a02334.php

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Il bisogno di cambiare per essere più apprezzati

Jean Seberg è l'attrice simbolo della Nouvelle Vague francese, resa immortale da Jean-Luc Godard in "Fino all'ultimo respiro" (1960). L'immortalità del mondo dello spettacolo, quella che dura a stento una generazione. Suppongo che i più l'abbiano dimenticata, ma non gli appassionati di cinema. Eppure la vita di Jean Seberg era stata travagliata al punto che nel 2019 il regista Benedict Andrews le ha dedicato un film (con l'attrice Kristen Stewart al suo posto). La storia è centrata sul legame ideologico e sentimentale di Seberg con Hakim Jamal delle Pantere Nere, un movimento statunitense contro il razzismo dei bianchi. Ovviamente per un'attrice impersonificare un'altra attrice famosa è una grande sfida. Kristin Stewart è brava, però nella sua ricostruzione manca qualcosa. Confrontando i due film, quello del 1960 e quello del 2019, alla fine credo di aver capito la differenza. Fuori dal set la non-attrice Jean Seberg desiderava cambiare il mondo. Per questo era stata perseguitata dal Fbi che, segretamente, aveva tramato per offuscarne la reputazione. Kristine Stewart invece è nata ed è sempre vissuta nel mondo dello spettacolo. Entrambe le attrici sono belle e sanno di esserlo. Ma alla Jean Seberg originale questo non importava affatto. Lei non si adattava all'esistente e cercava di lottare per un altro futuro. A una persona bella può non importare d'essere bella perché sa che questo è il risultato della lotteria biologica, del caso. Quella persona diventerà più bella proprio se, e solo se, altre cose saranno per lei più rilevanti. Sospetto così che approvare la modificazione in un presunto "meglio" delle apparenze e delle fattezze dateci dalla Natura sia una spia di qualcosa di profondo, della pasta cioè di una persona. Per questo il sondaggio qui pubblicato è interessante. Si può capire come mai dai 45 ai 64 anni si cerchino di bloccare i segni della vecchiaia nel tentativo di allungare così la giovinezza (illusoriamente? non importa). Ma quando si è giovani, con tutta la vita davanti, perché si desidera modificare l'aspetto di quel corpo speciale e unico che il destino ci ha assegnato? Forse questo non è tanto un segno di insicurezza, ma di speranza. La perversa speranza di poter così essere più apprezzati non solo dagli altri ma, in primo luogo, da sé stessi. Il sondaggio mostra che, anche tra le persone meno anziane, la percentuale di chi accetta la chirurgia estetica è molto alta. Beninteso, mai generalizzare. Basta guardare al numero crescente di giovani che cercano in terre lontane un destino migliore. Jean Seberg veniva dal remoto Midwest americano e non è mai riuscita a trovarlo. Il finale ipnotico di "Fino all'ultimo respiro", in cui l'affascinante attrice volge la testa al mondo, anticipa forse il suo tragico destino.

(Paolo Legrenzi)

A Nord-Est solo il 36% vede nella Chiesa un riferimento

Chiesa in crisi, di fiducia e leadership morale: questa sembra essere la principale evidenza che emerge dai dati analizzati da Demos per Il Gazzettino. Oggi, a riporre moltissima o molta fiducia nella Chiesa è il 36% degli intervistati di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento



Se si guarda alla serie storica di cui disponiamo, osserviamo come il crollo della fiducia sia netto. Rispetto al 2009, infatti, quando il gradimento raggiungeva il 42%, la diminuzione è di 6 punti percentuali, ma se guadiamo al 1999, anno nel quale l’Osservatorio sul Nord Est registrava una fiducia nella Chiesa pari al 62%, la differenza affonda fino a -26 punti percentuali. La Chiesa, dunque, non è più un riferimento per ...

La presentazione dei dati a cura di Natascia Porcellato sono a questo link:


Non è una novità, è un'osservazione che da lungo tempo viene dibattuta come nei due articoli ai link sottostanti:


Oggi in Commissione al Parlamento la legge sul "fine vita", secondo Demos auspicata da 8 su 10 triveneti

Si apre una settimana decisiva sul fine vita, con un duro scontro in Parlamento. Mercoledì, nelle Commissioni riunite, sarà infatti discussa la legge, sulla quale prendono 140 emendamenti. In febbraio "Osservatorio Nord-est" (Demos) ha pubblicato un'inchiesta  nella quale appare che 8 su 10 cittadini sono per il suicidio assistito.


Sull'argomento, l'opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento sembra avere costruito nel tempo un orientamento chiaro e solido. Se condo i dati dell'Osservatorio sul Nordest, curato da Demos per Il Gazzettino, infatti, l'adesione all'idea che "Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede” nel 2005 si ferma al 57% tra il 2010 e il 2015 sale tra il 64 eil 65%; raggiunge il 75% nel 2020 e tocca l’80% oggi: una crescita di 23 punti percentuali in vent'anni...

I dati dell'inchiesta presentati da Natascia Porcellato sono a questo link:


La Corte Costituzionale ha invitato il Parlamento a legiferare in materia indicando in quali casi una persona possa disporre della propria vita. Nell'agosto del 2024, la Pontificia Accademia per la vita aveva prodotto un Piccolo lessico del fine-vita. Non si esprimevano nuove idee; si usavano parole nuove per ribadire la posizione consolidata della Chiesa, che non è rimasta ferma a una pura difesa di un principio, ma che ha cercato, in questi anni, di affinare la riflessione sul fine-vita, tracciando un confine, a suo parere invalicabile, tra accanimento terapeutico e ogni forma di eutanasia. 

L’incertezza sul futuro è oramai elemento permanente nel Nord Est

L’insicurezza fa parte della nostra vita. Del nostro mondo. Tanto più quando il mondo appare davanti ai nostri occhi in diretta, senza pause. E viene riproposto sui media in tempo reale. Perché così diventa lo specchio di avvenimenti inquietanti, che generano paure. O meglio: “paura”. E la paura, com’è noto, fa audience. 

Tiene alto l’indice degli ascolti. Basta vedere lo spazio dedicato, sui media, agli avvenimenti più inquietanti. Omicidi, aggressioni, guerre. Fatti che, ovviamente, non sono “inventati”. Al contrario. Ma vengono, comunque, riprodotti ed enfatizzati. D’altronde, viviamo in un mondo nel quale l’incertezza è un sentimento comprensibile. Perché tutto cambia in fretta. Così anche il presente è già passato.

Anche limitando lo sguardo all’ultimo quinquennio, possiamo elencare: la pandemia da Covid-19; la crisi dei prezzi dell’energia; l’attacco russo all’Ucraina e quello di Hamas a Israele, con le conseguenti guerre. Infine, da gennaio è arrivato Trump a gettare ancora più scompiglio, con il balletto dei dazi annunciati e ritirati e la messa in discussione delle relazioni internazionali statunitensi e, quindi, degli equilibri mondiali. I fattori di incertezza, dunque, si susseguono ad un ritmo impressionante e sembra sempre più complicato trovare il bandolo della matassa....

L'intero report statistico è a questo link:

https://drive.google.com/file/d/1ou6MXh7x_ib2Uetk4Iyvo0vr5Z6-cGE0/view?usp=sharing