XVIII Domenica PA - Mt 14,13-21

Non basta dare il pane alla gente, occorre farsi pane per la gente: date loro VOI (stessi) da mangiare è l'invito


Dopo l’illustrazione delle condizioni della missione affidata, delle sue difficoltà, della necessità di far nostro lo sguardo attento e paziente del Padre, Gesù ha posto la sua attenzione sulle tentazioni che i discepoli si sarebbero trovanti davanti: il pensarsi unici e perfetti, grandi come un cedro secondo l’immagine di Ezechiele (17,22 ss). L’invito alle comunità invece è di considerarsi come un granello di senapa, senza scoraggiarsi secondo l’immagine del lievito nella pasta che, per fare effetto, ha la necessità dei suoi tempi. Il Regno poi è come un tesoro che sorprende quando lo si trova, cambia la vita e fa esplodere di gioia. È importante che i discepoli facciano quello per cui sono stati chiamati: essere pescatori di uomini sapendo che nella rete ci saranno pesci buoni e pesci marci che non è un giudizio morale ma una constatazione tra chi è pieno di vita e chi invece si è lasciato trascinare dalle logiche di questo mondo.

Oggi lo sguardo si allarga e parte dal fatto che a Gesù è giunta la notizia della morte del Battista, fatto che provoca in lui un’eco profonda, una risonanza non solo di tipo affettivo ma anche di quella che è stata una condivisione spirituale, un riconoscimento delle reciproche vocazioni, un seguirsi seppur nella distanza non solo geografica ma anche dell’evolversi del proprio pensiero, di una diversità che era ricchezza e non ostacolo nella comune obbedienza al Padre.

La morte di ogni persona significativa – è anche la nostra esperienza – lascia un vuoto e per elaborarla serve tempo. Si sente la necessità di un periodo di silenzio per fare memoria di quanto condiviso, raccoglierne l’eredità che ci ha lasciato, capire come custodire e proseguire facendo tesoro di quanto di prezioso ci ha insegnato anche se si è stati fianco a fianco solo per un breve periodo. Questo significa farne “memoria” che non è solo un “ricordo” come una foto che rimane fissata in un preciso momento storico, è un continuare a vivere quel rapporto seppur in un termine diverso, non certo in quello fisico che non è più possibile. È proiettarsi in una relazione diversa ma viva e vivificante. Quella morte diventa allora generativa e produttrice di vita.

Così fa Gesù che parte su di una barca per ritirarsi in disparte. La folla viene a conoscenza di dove è andato e, con tutte le sue sofferenze che si affiancano a quella di Gesù per la perdita di Giovanni, non lo raggiunge, ma lo precede. Da parte sua non c’è nessun moto di fastidio e nessuna ribellione come accadrebbe facilmente a noi: vorremmo stare in silenzio ma ci suonano il campanello, squilla il telefono, vibra il cellulare per un messaggio: è forte la tentazione di non rispondere e prima ancora di non guardare. Gesù invece percepisce le necessità di questa folla, ne prova compassione che non è un semplice sentimento, è un cogliere la realtà dell’altro e comporta azione che è ben più di quel “guarire” come viene tradotto il termine greco, è un farsene carico, un prendersene cura, un servire chi ha bisogno facendo attenzione alla dignità integrale della persona. Così passa la giornata e si avvicina la sera.

Anche i discepoli guardano la folla e con l’imbrunire la necessità di come e dove questa passerà la notte e di come troverà da mangiare. Non si interrogano su che cosa loro potrebbero fare e si rivolgono a Gesù indicandogli quella che secondo loro è la soluzione più ragionevole e migliore: congedarli perché si arrangino. La risposta che ottengono, desidera sollecitare una loro presa di responsabilità: mettete a disposizione quello che avete. Solo così il Signore potrà operare attraverso di loro. 

A volte la coscienza della mancanza di mezzi, come la coscienza dei nostri limiti ci ferma nel nostro agire, ma questo può anche impedire al Signore di intervenire nella storia passando attraverso quel poco che noi siamo e possiamo fare. La via che lui indica è quella della condivisione con quel “voi stessi date loro da mangiare” o meglio, secondo una traduzione più letterale: “date loro VOI (stessi) da mangiare”. È il significato dell’Eucaristia. In questa Gesù si fa pane, alimento di vita perché quanti lo accolgono, siano poi capaci a loro volta di farsi pane, alimento di vita per gli altri. Non basta dare il pane alla gente, occorre farsi pane per la gente.

In forza dell’abitudine generalmente non ci si fa caso alla preghiera durante la Presentazione delle Offerte anche perché con facilità è coperta dal canto ma è molto ricca: si ringrazia il Signore perché dalla sua bontà abbiamo ricevuto il pane e il vino frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Questo mettiamo nelle sue mani perché diventi quel Pane Unico che, condividendolo, ci faccia diventare il suo corpo, le sue mani. In questo modo diventiamo quei discepoli che hanno distribuito a una folla immensa cinque pani e due pesci (5 +2 = 7 cioè la pienezza e la perfezione divina) avanzandone per l’umanità intera.

(BiGio)

 

La crisi energetica produce extra-profitti fossili, tassiamoli

l perdurare del caro energia e il veto di Bruxelles a poter fare più deficit, dovrebbero far superare ogni scusa del governo, va definita una tassa che sia efficace, trasparente, ambiziosa e netta, per tassare tutti gli extra-profitti delle azione fossili italiani, senza eccezioni e sconti.


Appena scoppiata la nuova crisi energetica in atto si sono moltiplicati gli appelli a introdurre subito una tassazione sui profitti extra delle società del settore generati dall’aumento del prezzo degli idrocarburi determinato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. Cinque governi europei, tra cui quello italiano, hanno preso carta e penna e ...

L'articolo di Antonio Tricarioci è a questo link:

https://sbilanciamoci.info/la-crisi-energetica-produce-extra-profitti-fossili-tassiamoli/

La plastica buttata in aeroporto riempirebbe la cupola di San Pietro: la rivoluzione parte dalla borraccia

Ogni anno milioni di bottigliette di plastica finiscono nei rifiuti degli aeroporti italiani, spesso ancora mezze piene. Eppure, basta una borraccia vuota per evitare sprechi e ridurre l’impatto ambientale dei viaggi. Tra nuove regole sui liquidi e fontanelle gratuite sempre più diffuse, cambiare abitudini in aeroporto oggi è più facile di quanto sembri.

A chi non è capitato di arrivare ai controlli di sicurezza dell'aeroporto con una bottiglietta d’acqua ancora mezza piena e doverla buttare all'ultimo momento? Già, perché è vero che dal 2025 le nuove regole sui liquidi nel bagaglio a mano permettono finalmente diportare in cabina contenitori fino a 2 litri, ma solo negli aeroporti dotati di scanner di ultima generazione: per ora appena cinque in tutta Italia (Roma Fiumicino, Milano Linate, Milano Malpensa Terminal 1, Bologna, Torino) ...

L'articolo di Lorenza Resulli è a questo link:

https://www.impegnatiacambiare.org/altroviaggiare/news/bottigliette-plastica-aeroporto?SFMC_ALIAS=Mobility_altroviaggiare_Iac&utm_term=&utm_source=db-int_mb&utm_medium=nl_mb&utm_campaign=members-newsletter-07-20&utm_content=500278&utm_id=9f71d953-2c5f-42d8-a1f8-8128c1c406b5&sfmc_activityid=295f34df-6f5c-4b59-bdba-5fe9ea85f133&utm_medium=nl_mb

Arsenale Italia, polveriera mondo

La spesa italiana per gli armamenti ha superato i 13,2 miliardi di euro annui, crescendo di circa il 60% rispetto al 2022. Mentre il mondo si trasforma in una polveriera, da papa Leone XIV e dai movimenti pacifisti si leva un appello a scegliere una difesa “disarmata e disarmante”. Resta una domanda decisiva: più armi significano davvero maggiore sicurezza?


Alle nostre latitudini la parola arsenale rimanda a Venezia: alle galee di ieri e all’arte della Biennale di oggi. Più comunemente l’arsenale è un deposito e fabbrica d’armi: quello che l’Italia si avvia a diventare con una spesa militare che ha registrato una crescita di circa il 60% rispetto al 2022....

L'articolo di Simonetta Venturin è a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2026/07/30/arsenale-italia-polveriera-mondo/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Coscienza e responsabilità nella società polarizzata

L'Associazione Esodo ha pubblicato le relazioni introduttive che hanno aperto il dibattito su Coscienza e responsabilità nella società polarizzata, tema al centro dell’Assemblea dei soci del 18 aprile 2026.


Relazione di Carlo Beraldo

A proposito del tempo triste che stiamo vivendo e delle contraddizioni con cui le dimensioni esistenziali della coscienza e della responsabilità si esprimono, ritengo abbia destato stupore per molte persone le pubbliche prese di posizione che papa Leone ha espresso in queste ultime settimane su come va il mondo. Cito alcune delle sue affermazioni: 
Lunedì dell’Angelo - 6 aprile 2026 a Regina Coeli: la malvagità corrompe la storia, chiamati ad essere annunciatori di verità (…) preghiamo per la pace, si fermi chi uccide e vuole il mondo in ginocchio.

Sabato 11 aprile - Al termine del Rosario per la pace nella Basilica di San Pietro, Leone XIV esorta ad affrontare come umanità e con umanità quest’ora drammatica della storia. In un mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri... Continua la lettura

Relazione di Carlo Bolpin

In dieci minuti posso solo indicare i titoli, per affermazioni e con ovvie semplificazioni. Riprendo punti caratterizzanti la storia di Esodo utili per definire nostre linee di riflessioni oggi. Non faccio citazioni per non appesantire l’intervento, ma penso che i riferimenti siano chiari. 
La domanda che pongo è se e come sia possibile la formazione e l’azione di una coscienza consapevole, coerente, responsabile, oggi nella situazione in cui sono carenti o mancano i luoghi e i canali di formazione, di dibattito pubblico per un discorso collettivo razionale, non emotivo, non gridato, non polarizzato... Continua la lettura

Relazione di Gianni Manziega 

La storia del cristianesimo, fin dalle origini, è segnata da un susseguirsi di divisioni raramente riconciliate. Eppure Gesù aveva lasciato in eredità il mandato: “Da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35), e ancora: “... Padre, che siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato…” (Gv 17,22-23). Mi accosto al tema con il limite dello sguardo parziale di chi vive, pur in modo critico e con sofferenza, all’interno della Chiesa cattolica, e con una particolare attenzione alla situazione italiana... Continua la lettura

Relazione di Anna Urbani

Per organizzare il mio contributo, mi è stato chiesto uno sguardo personale, ho pensato di rispondere alle tre domande: chi sono, da dove vengo e dove vado (e perché). 
Chi sono? Dal punto di vista della fede, sono una battezzata. Ho pensato di usare questa definizione perché più “oggettiva”, non sbilanciandomi sul credere o meno, e quanto, e come. Dal punto di vista della professione sono una psichiatra. 
Da dove vengo? Vengo da una famiglia di tradizione abbastanza solidamente cattolica romana: Azione Cattolica da parte di padre, scout da parte di madre, preti e suore nella generazione dei nonni. Mio fratello Carlo, nel Tolettino di Giovanni Benzoni, Epistolario 2001-2022 in quattro mail, descrive bene mio papà e la sua famiglia... Continua la lettura

Delle cinque piaghe della Chiesa locale

«Sono venuto a portare non la pace, ma la spada» (Mt 10,34). Queste parole di Gesù, pronunciate in un contesto missionario, risuonano scomode ogni volta che si tenta di applicarle alla vita interna della comunità cristiana. Eppure, la tradizione profetica – da Amos a Geremia, da Ezechiele a Giovanni Battista – conosce bene la figura di colui che ama così tanto Dio e l’umanità da dire con coraggio ciò che non funziona....


Il punto di partenza della riflessione è l’intuizione di Antonio Rosmini, che, nel 1848, pubblicò Delle cinque piaghe della Santa Chiesa, un’opera di denuncia coraggiosa che gli costò l’iscrizione all’Indice. Rosmini non denunciava la Chiesa dall’esterno, come osservatore deluso, ma dall’interno, come chi ama ciò che vede deteriorarsi. È questa la cifra che distingue la profezia autentica dalla lamentela sterile: il profeta abita la ferita che descrive....

L'articolo di Giorgio Bozza è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/delle-cinque-piaghe-della-chiesa-locale/?utm_source=newsletter-2026-07-14

Il futuro demografico del mondo

La demografia è in cambiamento nel mondo intero, tra bassa natalità e invecchiamento di larga parte della popolazione. Ma allora siamo troppi o troppo pochi? Intervista al demografo Massimo Livi Bacci, oratore del recente convegno Laboss di Fiesole.


Mai come in questi ultimi anni la dimensione della popolazione umana è divenuta oggetto di interesse diffuso, talvolta spasmodico, e di crescente apprensione. Da una parte, il calo demografico risulta una tendenza mondiale inesorabile a trenta anni esatti dalla conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo. Secondo le più recenti statistiche, un Paese su quattro nel mondo deve fare i conti con una popolazione in declino (UN DESA, 2024). Parliamo di un fenomeno complesso che ...

L'intervista di Nicoletta Dentico è a queato link:

https://sbilanciamoci.info/il-futuro-demografico-del-mondo/

Tredici anni senza padre Paolo Dall’Oglio

Nell’odierno dibattito su pace e guerra, purtroppo, manca una voce importantissima soprattutto per quanto attiene al punto caldo dell’islam: quella di padre Paolo Dall’Oglio. E’ stato rapito in Siria il 29 luglio 2013, tredici anni fa. Da allora non se ne è più saputo nulla.


Il regime degli Assad contro il quale si era impegnato dall’inizio della rivoluzione siriana, nel 2011, ha concluso il suo sanguinario tramonto, il gruppo che ha sequestrato padre Paolo- l’ISIS, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria- è mutato profondamente, i leader del tempo sono morti o spariti. Il mistero del suo destino, della sua sorte, è stato inghiottito nella tempesta che ha sconvolto quei luoghi. I testimoni di quei giorni chissà dove sono, se vivi. Sempre più difficile sperare di ritrovare ...

Il ricordo e l'analisi di Cristiano Riccardo è a questo link:

«L’imputabilità tra 14 e 18 anni non aumenta la sicurezza. Ai ragazzi servono progetti»

«Aumentare le pene agli adolescenti non serve. A loro non interessa sapere che finiranno in un istituto di rieducazione, questa è un'ottica degli adulti. Bisogna ragionare e affrontare questi fenomeni in un altro modo».


Nell’adolescenza avvengono grandi trasformazioni che riguardano i cambiamenti puberali, con un forte aumento degli ormoni. E questi spingono a comportamenti impulsivi, di opposizione, violenti ...

L'intervista a Massimo Ammaniti a cura di Clarida Salvatori e a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202607/260726ammanitisalvatori.pdf

La Tradizione pensata da una nuova comunità religiosa

Sono un presbitero appartenente ad una nuova comunità ecclesiale, la Koinonia Giovanni Battista, sorta alla fine degli anni 70, che da qualche decennio vive in Repubblica Ceca, una terra ricca di Tradizione ecclesiale. Non è una terra atea come solitamente si dice, è invece una terra dove la domanda di senso si fa impellente. Potrei dire che è una terra che cerca risposte

Come Chiesa siamo in grado di dare una risposta? Siamo in grado di costruire vere città di rifugio capaci di suscitare simpatia, di risultare attraenti e interessanti? Non si tratta di offrire risposte già pre-confezionate, ma di cercarle in loco, assieme, scoprendo il volto di un Cristo che vive tra il suo popolo. Si tratta di diventare non degli evangelizzatori pronti alla conquista, ma di essere lievito e segno, cercatori di tesori nascosti e non restauratori di glorie antiche. In questa ricerca stiamo seguendo la Tradizione o stiamo deviando?

So che questo argomento può prestarsi a diverse interpretazioni ed essere divisivo, ma proprio per questo è urgente e carico di significato teologico e pastorale....

La ricca riflessione di Alvaro Grammatica è a questo link:


Raniero La Valle: Mancuso attacca il papa per benedire la guerra

Se guerre e omicidi, odio e dominio fossero davvero inestirpabili, e fosse addirittura fuori della morale pretendere di estinguerli, non ci sarebbe speranza e tetra sarebbe la vita di ognuno. Ma così non è.


Disarmata e disarmante è il titolo che papa Leone ha dato all’antologia che raccoglie gli appelli alla pace che con incessante cura egli ha rivolto ai potenti della Terra dal primo suo apparire dalla Loggia di San Pietro fino a ora. Naturalmente questa invocazione alla pace presuppone che la pace sia possibile, altrimenti tutto il suo magistero si vanificherebbe in un “flatus vocis”. Lo redarguisce pertanto l’ex teologo Vito Mancuso ...

La risposta di Raniero La Valle a Vito Mancuso è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202607/260726lavalle.pdf


XVII Domenica PA - Mt 13,44-52

Non ci sono pesci "cattivi" (è una imperfetta traduzione) ma "marci": non c'è allora un giudizio di tipo morale, bensì solo una constatazione di quello che uno ha fatto della sua vita



Gesù ha cura dei suoi discepoli, conosce le loro possibilità e non chiede mai nulla di impossibile. Per questo anche avverte delle difficoltà che incontreranno, invita a non perdersi d’animo ma a guardare la storia come fa il Padre con misericordia e pazienza: come diversi sono i terreni sulla quale cade, ogni seme ha tempi di maturazione diversi.

Fino a due domeniche fa la sua attenzione era posta sul compito affidato e le modalità di svolgerlo, la scorsa settimana ha iniziato a guardare più da vicino quali possono essere le reazioni all’interno delle comunità durante la missione e ha messo in guardia di fronte a tre tentazioni, a tre rischi nei quali è possibile incorrere: il considerarsi una comunità di eletti (la parabola della zizzania), la tentazione di esaltarsi e pensarsi “grandi” contrapponendo al cedro il granello di senape, invitando infine a non pensarsi già come un qualcosa di già realizzato, ma come il lievito in una massa di farina che deve essere lavorata perché questa cresca con i suoi tempi che non sono quelli della nostra impazienza.

Oggi ci pone davanti l’obiettivo di tutto il lavoro, la fatica che ci chiede e lo fa con altre tre parabole, le ultime di questo capito dell’Evangelo di Matteo ed è quel “Regno dei cieli” che Gesù è venuto ad inaugurare nella nostra storia, in questo nostro presente. 

C’è una parola con la quale questo Regno viene definito, apre e chiude il brano di oggi ed è “tesoro” per il quale si è disposti a tutto. Quando chi lo incontra diventa disposto a tutto pur di acquisirlo, non solo di rinunciare a qualcosa, ma di spostare tutto quanto possiede sul nuovo obiettivo come è accaduto al contadino della prima parabola che lo trova per caso e pure al commerciante che invece ne andava attivamente in cerca.

Sono queste due modalità diverse (a volte poco sottolineate) di incontrare il Regno, che porta inevitabilmente a un cambiamento radicale a partire dai propri pensieri, le proprie attenzioni, i propri interessi, i propri sforzi, la ricerca di senso per la propria vita che ora si trova colmata.

Un esempio eclatante è quello di S. Paolo che dopo aver incontrato il Cristo ha considerato come spazzatura tutto quanto fino a quel momento aveva motivato e sostenuto la sua vita (Fil 3,7-8). Sono cambiamenti che provocano molta sorpresa in chi li vede: “Sei pazzo, Paolo – gli dice il procuratore Festo – la troppa scienza ti ha dato al cervello!” (At 26,24). Invece egli aveva trovato il bene più prezioso, “Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani” (1 Cor 1,23).

In chi trova questo tesoro per lo più magari inatteso e insperato, esplode la gioia e Paolo continua a ripeterlo come un ritornello nelle sue lettere (per esempio in 2Cor 7,4, in Fil 4,10, in Rm 14,17).

Ma perché le prime due parabole di oggi vengono e devono essere proposte affiancate? Perché non definiscono cosa sia il Regno ma la pluralità di vie con le quali Dio si manifesta all’uomo e con le quali l’uomo può accorgersi della sua irruzione nella sua vita.

Centrale in queste due parabole è che, sia il contadino sia il mercante, “trovano” il tesoro nel senso della scoperta di un qualcosa di inaspettato che irrompe e trasforma la sua esistenza che passa da un ordine quantitativo di cose possedute (il commerciante aveva molte perle), a uno qualitativo inaspettato, che supera ogni immaginazione ogni desiderio. 

Il vero soggetto delle parabole non sono i due uomini che hanno acquistato il campo e la perla, ma i tesori che hanno scoperto e trovato: sono questi la luce che dà nuovo senso e orientamento alla loro vita ed è per questo che possono vendere o lasciare tutto nella gioia

Il dono di Dio del tesoro del suo Regno è l’incontro con il suo amore, un bene prezioso da custodire e salvaguardare come invita a fare il salmo 16 (vv 2 e 9).

La terza parabola riprende il tema introdotto domenica scorsa con quella del grano e della zizzania, oggi però l’esempio è quella di una pesca. In fin dei conti i discepoli sono stati chiamati per diventare “pescatori di uomini” (Mt 4,18-22) per sottrarli al potere del male, egoismi, cupidigie che, come un vortice, li trascinano verso l’abisso. 

Il regno dei cieli è una rete che li tira fuori, li fa respirare, li porta verso la luce, verso la salvezza. In questa rete non vengono accolti soltanto i buoni e i bravi, ma tutti, senza distinzione. Nessuno, anche se impuro, deve sentirsi escluso o essere emarginato. Questo è il tempo della misericordia e della pazienza di Dio che “non vuole che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3,9). Il termine usato per definire i pesci “cattivi” che saranno separati alla fine dei temi (e non del mondo) da quelli buoni, è una traduzione errata, il termine greco è “marci” che non pone un giudizio morale ma è una constatazione. La differenza è tra quelli che hanno scelto l’amore e quelli che al contrario l’egoismo, l’avidità, il potere. Allora non c'è un giudizio da parte di Dio, ma semplicemente una constatazione tra chi è pieno di vita e chi invece è già nella putrefazione della morte.

Il brano si chiude con un invito alla sapienza rivolto al discepolo affinché sappia integrare nuovo e antico, in cui il nuovo è espressione nell’oggi dell’antico e l’antico è fondamento del nuovo. È quello che non fanno i lefebvriani, i nostalgici, i cultori della tradizione con la “t” minuscola diventando così solo tradizionalisti. 

(BiGio)

 

Madagascar, entro fine anno fame critica per 3,7 milioni di persone

L'allarme lanciato da Save the Children. Grande isola dell'Oceano Indiano al largo della costa sud-orientale dell'Africa, questo è tra i Paesi più vulnerabili agli effetti della crisi climatica. 


Secondo l'Integrated Food Security Phase Classification (IPC), la stagione di magra che precede il prossimo raccolto rischia di spingere oltre 426.000 persone in condizioni di emergenza alimentare, più del doppio rispetto ai livelli attuali...

L'articolo redazionale è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-07/madagascar-savethechildren-africa-fame-guerra-crisi-economia.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Procreazione assistita, il ruolo dell'IA divide la bioetica

Negli Stati Uniti nascerà il primo laboratorio di fecondazione in vitro interamente automatizzato. La novità è che la tecnologia interverrà direttamente nel processo biologico di generazione, senza un operatore umano.


C'è dunque il rischio che sia l'algoritmo a scegliere l'embrione "la domanda decisiva non è solo se la piattaforma funzioni, ma quale idea di vita contribuisca a diffondere" ...

Il servizio di Davide Dionisi è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-07/procreazione-medicina-etica-intelligenza-artificiale-vaticano-ia.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Leone XIV, l’indipendenza americana e lo Stato nazionale

Il 4 luglio Leone XIV ha colto l’occasione del duecentocinquantesimo anniversario della fondazione degli Stati Uniti d’America – il suo Paese di origine – per mettere a fuoco alcune linee dell’atteggiamento della Santa Sede nel mondo d’oggi.


Come è noto, ha declinato la proposta di partecipare alle celebrazioni organizzate dall’attuale amministrazione statunitense, per recarsi in visita a Lampedusa. Qui ha proposto all’Unione Europea l’adozione sull’emigrazione di una linea, alternativa a quella americana, che – se fosse adottata – restituirebbe al Vecchio Continente un ruolo di leadership politico-morale a livello planetario. Poi, alla sera, ha accettato ...

L'articolo di Daniele Menozzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/papa/leone-xiv-indipendenza-americana-lo-stato-nazionale/?utm_source=newsletter-2026-07-14

Guerra economica ed economia di guerra

La guerra economica si riferisce a strategie e azioni intraprese da un paese per danneggiare l'economia di un avversario. Questo può includere sanzioni commerciali, dazi, blocchi economici, cyber attacchi e altre misure che mirano a indebolire la capacità economica di un nemico. L'obiettivo è spesso quello di ottenere vantaggi politici o militari senza ricorrere a un conflitto armato diretto.


L'economia di guerra si riferisce all'organizzazione e alla gestione delle risorse economiche di un paese durante un conflitto armato o a sostegno di un conflitto armato gestito da un paese terzo. In questo contesto, le nazioni possono mobilitare risorse, aumentare la produzione di beni militari e implementare misure per aumentare l'efficienza economica necessaria per sostenere uno sforzo bellico. Questo può includere il razionamento di beni, l'aumento della tassazione e la riconversione delle industrie per produrre materiali bellici....

L'articolo gi Giuseppe Tatara è a questo link:

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/il-punto-di/860-guerra-economica-ed-economia-di-guerra

CEI-Sinodo: tornare a Ruini o partire da Francesco?

La Chiesa e la fede del futuro hanno bisogno di strutture ed esploratori in ricerca dello Spirito (anche di Cristo) che già opera nella vita degli altri, giudicando a volte la dottrina della Chiesa stessa? Oppure di riservisti e nuove leve chiamati all’ultima, grande battaglia per la vita degli altri, giudicata in nome della dottrina di Cristo?


La riflessione di Sergio Ventura è a questo link:

https://www.settimananews.it/sinodo/cei-sinodo-tornare-a-ruini-o-ripartire-da-francesco/?utm_source=newsletter-2026-07-14 

Per chi sono le città italiane?

A partire da Roma comitati e associazioni sono molto critici verso una serie di grandi progetti, a partire dagli ex Mercati Generali. Over-turismo, caro casa, perdita di tessuto sociale le questioni sul tavolo. Le città storiche come parchi a tema costosi?


A Venezia, Firenze, Napoli, Roma, Bologna, ecc. sta emergendo con forza il tema della turistizzazione, che tradotto significa case in affitto più care, mercato immobiliare drogato dalle offerte di “ottimo investimento” (fatevi un Bnb), svuotamento del tessuto sociale e commerciale dei centri storici sostituito da spritzerie (ne ho vista una a Roma), fabbriche di supplì, gelato, corsi di cucina, lockers per valigie e catene di negozi che vendono tartufo, limoncello e borse di pelle colorate apparentemente fatte tutte a Firenze....

L'articolo di Martino Mazzonis è a questo link:


Una questione istituzionale e la proposta-Castellucci per superare l'impasse di chi può fare l'omelia

La proposta avanzata da Mons. Erio Castellucci circa la “co-presidenza” della celebrazione eucaristica, al di là della sua formulazione concreta e della sua effettiva praticabilità, tocca un nodo sensibile della tradizione che non è soltanto liturgico, sacramentale, ecclesiale e antropologico, ma che è giusto riconoscere come istituzionale.

Dietro la proposta-Castellucci, per nominarla in breve, si mostra un profilo della Chiesa e del suo rapporto con la storia, che merita di essere assunto come il vero tema di riflessione, suggerito garbatamente dall’Arcivescovo di Modena. A che cosa mi riferisco? Al modo con cui, nella storia, la Chiesa cattolica ha provveduto alla identificazione e alla formazione dei suoi “presidenti”, ossia dei “presbiteri”. La proposta-Castellucci non è moderna, ma ha radice pre-moderna. Le viscerali contestazioni che alcuni tradizionalisti hanno mosso contro questa possibilità dipendono dalla assolutizzazione ingiustificata di un modello storico come se fosse “eterno”: come se il Signore ci avesse rivelato il Seminario! ...

La sintetica analisi storica di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/ordinare-per-presiedere-o-ordinare-chi-presiede-una-questione-istituzionale-e-la-proposta-castellucci/?fbclid=IwY2xjawTJykRleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeQbJ0vCNeiAa8bpT796OyIeb8clRcl3H3AnpBm9Go6IHUhgQnBiJWFb5F7Zc_aem_-p6gT8ESlX9M7Eh2YiaYGA



Marianne: vorrei continuare a predicare

Marianne Arndt è un’operatrice pastorale e predica. Svolge questa attività durante le celebrazioni della Parola, nelle catechesi… e anche durante l’eucaristia. E vorrebbe poter continuare a farlo. L’intervista, curata da Madeleine Spendier, è stata pubblicata il 30 giugno 2026 in www.katholisch.de 


«I fedeli laici non possono predicare durante la celebrazione eucaristica nel momento riservato per l’omelia». Lo ha ribadito di recente il card. Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in una lettera al vescovo Heiner Wilmer, presidente della Conferenza episcopale tedesca. La decisione riguarda anche Marianne Arndt, operatrice pastorale nelle parrocchie di Höhenberg e Vingst a Colonia, dove da anni predica in alcune celebrazioni. Parliamo con lei in merito a questa decisione....

L'intervista a cura di Madeleine Splender è a questo link:

https://www.settimananews.it/ministeri-carismi/marianne-vorrei-continuare-predicare/#:~:text=Il%20mio%20parroco%2C%20Franz%20Meurer,io%20possa%20continuare%20a%20farlo.

La Pace cambia l’economia

Si terrà sabato 5 settembre 2026 a Cernobbio (Sala di Via delle Cinque Giornate 5) il XVI Forum nazionale dell’altra Cernobbio, promosso dalla campagna Sbilanciamoci! insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo. Il titolo dell’edizione di quest’anno è “Un’economia di pace. Contro la guerra, un nuovo modello di sviluppo“.

Parteciperanno (clicca per scaricare il programma) economiste ed economisti, ricercatori, sindacalisti ed esponenti della variegata galassia delle associazioni che fanno parte delle due reti promotrici, alle quali aderiscono oltre 100 organizzazioni.

I temi affrontati quest’anno sono quelli della riduzione delle spese militari e della riconversione dell’industria bellica, delle conseguenze dannose delle guerre sull’economia e sulla vita delle persone, della necessità di un modello di sviluppo sostenibile e di qualità fondato su...


L'articolo redazionale è a questo link:


https://sbilanciamoci.info/la-pace-cambia-leconomia/

Verso il congedo: 𝑪𝒂𝒔𝒂 𝒅'𝒂𝒍𝒕𝒓𝒊 e la dignità del limite

Davanti agli straordinari eventi che il Novecento ha portato con sé, la letteratura si è spesso dedicata a narrare l'umanità all'interno delle pieghe della storia: guerre, eventi, stravolgimenti sociali e politici hanno accompagnato grandi riflessioni anche in campo artistico e letterario. 


Esiste però, ed è in questo mondo che i paragrafi che seguono vogliono calarsi, un'altra corrente sotterranea che non ha bisogno del clamore dei grandi avvenimenti per dire qualcosa sull'uomo. Esistono storie che si rifugiano nel silenzio e nell'ombra, che si muovono caute quasi avessero paura di disturbare e vanno a creare lo sfumato panorama della letteratura “dei margini”, una letteratura che cerca il senso profondo dell’esistenza umana in quei vicoli e in quei paesaggi dove ...

L'articolo di Annachiara Banzoli è a questo link:

https://www.esodoassociazione.it/site/index.php/i-nostri-temi/restiamo-umani/968-verso-il-congedo-casa-daltri-e-la-dignita-del-limite

XVI Domenica PA - Mt 13,24-43

Oggi siamo messi in guardia da tre tipi di tentazioni con le quali ci si troverà sempre e inevitabilmente a fare i conti: pensarsi perfetti, mania di grandezza, scoraggiarsi



Gesù non manda allo sbaraglio i discepoli nel mondo, ma li avverte e li prepara ad affrontare le difficoltà che incontreranno. Li invita a non essere temerari ma contemporaneamente a non temere di parlare schiettamente, di avere il suo medesimo sguardo verso le realtà e le persone che incontreranno chinandosi sui loro bisogni, aiutandoli a superare le difficoltà nelle quali sono caduti. Non andrà tutto bene e qui allora è necessario un altro scatto, imparare a guardare frutti e delusioni come fa il Padre: vedere sempre, senza però che questo significhi rilassamento nell’agire, il bicchiere mezzo pieno. La Parola annunciata non andrà sprecata, i suoi tempi di maturazione nel germogliare non dipendono da noi. È allora necessario affidare tutto al Padre ringraziandolo e, nel dialogo della preghiera, nel suo ascolto, comprendere i passi ulteriori che ci sono chiesti da fare per essere le sue mani in questa nostra realtà. Questo è il cammino fatto nelle ultime settimane e, domenica scorsa, Gesù ha iniziato a parlare in parabole per farsi comprendere meglio; al centro quella del seminatore che sparge la semente con gesto ampio ed abbondante. Questa cadrà su tutti i tipi di terreno che poi, alla fin fine, rappresentano e sono tutti contemporaneamente anche in ciascun di noi.

Oggi la liturgia ci propone tre parabole con le quali Gesù, che conosce bene cosa può accadere tra i discepoli, mette in guardia da tre tipi di tentazioni con le quali ogni Comunità si troverà sempre e inevitabilmente a fare i conti. Tre come quelle vinte da Gesù nel deserto subito dopo il battesimo.

La prima è quella, presi dall’entusiasmo, di considerarsi dei fortunati eletti, forse non perfetti, ma che costituiscono un gruppo unito convinti del loro agire, tanto da pensarsi superiori e pretendersi unici. Ecco allora che Gesù pone in azione un altro seminatore sul suo campo, è il padrone ed è certo che quanto sta spargendo è un seme selezionato accuratamente e perciò certamente “buono”. Non è un aggettivo usato a caso, ma desidera ricordare che tutto è “buono” ciò che il Signore fa tanto è vero che nella creazione questa analisi conclude ogni sua azione.  

Seme buono è anche l’uomo che Dio ha creato “simile a sé altro da sé” quindi con anche la libertà di scegliere come agire e può porre al centro della propria vita il proprio tornaconto o il bene dell’altro e il suo bisogno da colmare. Quando sceglie la logica del mondo, di fatto fa crescere al fianco del seme buono, la zizzania le cui radici si intrecciano con quelle del frumento diventando impossibile da sradicare senza correre il pericolo di impedire la maturazione della vita anche alle spighe dalle quali si attende il grano.

La realtà, il campo, nel quale ogni giorno ci si affanna, ha in sé queste due realtà e, di fronte al male del e nel mondo, volentieri si rimane smarriti e stupiti, in particolare quando lo si scopre all’interno del nostro gruppo: come è possibile? Da dove viene? Cosa si può fare? 

La presenza della zizzania ci infastidisce, ci costa ammettere che “non c’è sulla terra un uomo così giusto che faccia solo il bene e non pecchi” (Qo 7,20). Vorremmo cullarci nell’illusione di essere perfetti, desidereremmo avere una conferma dell’immagine elevata che ci siamo fatti di noi stessi e ci chiediamo: se Dio è “onnipotente” perché non elimina subito ogni traccia di male?

La risposta è semplice: perché non è “onnipotente”, questo aggettivo glielo abbiamo appioppato noi per poter scaricare su di lui ogni cosa. La Scrittura invece lo definisce come il potente, il pantokrátor che non significa “colui che può fare ciò che vuole”, ma “colui al quale nulla sfugge di mano” che conduce abilmente la “storia d’amore” che ha messo in piedi con l’uomo, nella quale in ogni caso avrà l’ultima parola e sarà di misericordia. Certo, il male non va giustificato, ma l’invito è di guardarlo con gli occhi sereni e pazienti di Dio: nella nostra realtà nella quale l’uomo opera nella piena libertà che gli è stata data, il bene e il male sono destinati a crescere assieme a convivere fino alla fine.

Poi ci sarà la mietitura che non è la minaccia di un castigo, ma il lieto annuncio che un giorno il fuoco del Padre riuscirà a far scomparire ogni forma di male e non ci saranno più iniquità di alcun genere.

La seconda tentazione è la mania di grandezza. Se Ezechiele immagine il Regno di Dio come un alto cedro sopra un monte, Gesù lo paragona al seme più piccolo esistente ma che ha una particolare qualità: è infestante, arriverà ovunque ma, anche nel suo massimo fulgore, non attirerà l’attenzione.

Questo può scoraggiare ed è la terza tentazione possibile. Le nostre realtà ecclesiali si stanno asciugando, le analisi sociologiche si sprecano ma c’è l’invito di Gesù della scorsa settimana richiamata anche all’inizio: mettere tutto nelle mani del Padre che ora ci viene proposto in versione massaia che impasta una quantità smisurata di farina con del lievito e poi la lavora pazientemente per tutto il tempo necessario alla sua lievitazione. Dio agisce così nella storia:  l’invito è quello di aver fiducia.

(BiGio)

Maranzine: le ferite dietro un’etichetta

«Dei ragazzi “cattivi” prima o poi qualcuno si occupa. Le ragazze invece restano invisibili persino quando gridano, persino quando crollano, persino quando chiedono aiuto nel solo modo che conoscono»


Gabriella Simoni, giornalista di guerra, introduce così il suo libro "Non solo maranzine". Undici storie da leggere proprio nei giorni in cui il Governo con una nuova legge sulla sicurezza già battezzato "anti-maranza". Quando le chiedo di maranza e maranzine, lei mi parla di guerre. Nessun paragone apocalittico, né evocazione di guerriglie urbane accodandosi al clima crescente di allarmismo e di svolte securitarie: tutto al contrario. Non nasconde i problemi legati alla violenza di adolescenti e giovanissimi, spesso stranieri, di seconda generazione, minori non accompagnati: ma ...

La recensione di Sara De Carli è a questo link:

La forza di re-immaginare la pace: a Firenze la voce degli artisti israeliani e palestinesi che rifiutano la guerra

A Firenze il festival "Re-imagine Peace" ha riunito artisti e attivisti israeliani e palestinesi. Tre giorni fra musica, testimonianze e lutti condivisi per ricordare che la pace non è solo un cessate il fuoco, ma il diritto di entrambi i popoli a esistere.


Per capire l’immensa sfida della pace in Israele e in Palestina che non sia un cessate il fuoco, ma un riconoscimento al diritto di esistere di entrambi i popoli, e il significato profondo del festival Re-imagine Peace ideato dalla cantautrice israeliana Noa (Achinoam Nini), dal chitarrista Gil Dor e dall’artista palestinese Mira Awad, bisogna partire dalla parole dell’ospite più “illustre” arrivato a Firenze per la kermesse di tre giorni con attivisti e artisti dal 10 al 12 luglio a Firenze: ...

L'articolo di Cristina Giudici è a questo link:

https://www.vita.it/la-forza-di-re-immaginare-la-pace-a-firenze-la-voce-degli-artisti-israeliani-e-palestinesi-che-rifiutano-la-guerra/