Riconoscere la Palestina - Trump minaccia ritorsioni

Dopo Francia e Regno Unito anche il Canada annuncia l’intenzione di riconoscere uno Stato palestinese, mentre Berlino avverte Israele: “reagiremo alle mosse unilaterali in Cisgiordania”. 


Gli annunci riflettono la profonda frustrazione per la condotta israeliana della guerra a Gaza, che ha ucciso oltre 60mila palestinesi, in prevalenza donne e bambini, e lasciato una popolazione di circa due milioni di persone in uno stato di carestia ed estrema privazione. Nei mesi scorsi questo aveva portato altri stati europei, tra cui Spagna, Irlanda e Norvegia, a riconoscere lo Stato palestinese. Anche se ciò non ha realmente il potere di ridisegnare i confini o creare nuove mappe, la presa di posizione di questi paesi è vista come una svolta significativa nel conflitto mediorientale. Intanto perché proviene da democrazie potenti e consolidate, esponenti di forum internazionali di peso come il G7. E poi, nel caso di Francia e Regno Unito, la decisione assume anche un forte significato simbolico: Londra e Parigi, in quanto storiche potenze coloniali, furono tra i principali artefici della mappa del Medio Oriente moderno. Questo riconoscimento, concordano gli osservatori, appare come un’ammissione che quanto accaduto al popolo palestinese è stata una profonda ingiustizia. ...

L'intra nota dell'ispirazione è a questo link:

Disarmare le parole, le menti, la terra

Il filo rosso che lega gli interventi dei relatori al Convegnodi un bollente fine giugno è Disarmare le parole, le menti, la terra, espressione di papa Francesco contenuta nella lettera da lui indirizzata al direttore del Corriere della Sera.


A sessantadue anni dall’enciclica Pacem in terris e a 110 dalla nascita di Thomas Merton, il monaco trappista, paladino della pace, “resistere alla cultura della guerra” è oggi più che mai necessario, dice Carlo Cefaloni. Una bandiera dell’Europa fatta a pezzi, comparsa sulla copertina del penultimo numero del periodico Città Nuova è la risposta alle parole di papa Francesco, a cui si aggiungono quelle allarmate e allarmanti di un funzionario della Comunità europea che, in un’intervista rilasciata sotto copertura, parla di “delirio militare” e di “deriva verso la guerra” da parte del Parlamento Europeo. La Russia è percepita come ...

L'articolo di Laura Destro è a questo link:

https://www.settimananews.it/reportage-interviste/disarmare-le-parole-le-menti-la-terra/?utm_source=newsletter-2025-07-29

Arbib: «Bisogna interrompere lutti e sofferenze Le religioni educano alla pace, ma serve tempo»

La pace può nascere solo comprendendo i desideri dei popoli, che più delle loro guide politiche chiedono un futuro di riconciliazione. A patto, però, che nessuno strumentalizzi tragedie e dolore.

Il rabbino capo Alfonso Arbib, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, è convinto che le religioni possano avere un ruolo importante in questa fase delicata, purché si riconosca che «a volte c’è un vero e proprio incitamento all’odio»...

L'intervista a Alfonso Arbib, a cura di Diego Motta è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202507/250727arbibmotta.pdf

A Nord-Est solo il 36% vede nella Chiesa un riferimento

Chiesa in crisi, di fiducia e leadership morale: questa sembra essere la principale evidenza che emerge dai dati analizzati da Demos per Il Gazzettino. Oggi, a riporre moltissima o molta fiducia nella Chiesa è il 36% degli intervistati di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento



Se si guarda alla serie storica di cui disponiamo, osserviamo come il crollo della fiducia sia netto. Rispetto al 2009, infatti, quando il gradimento raggiungeva il 42%, la diminuzione è di 6 punti percentuali, ma se guadiamo al 1999, anno nel quale l’Osservatorio sul Nord Est registrava una fiducia nella Chiesa pari al 62%, la differenza affonda fino a -26 punti percentuali. La Chiesa, dunque, non è più un riferimento per ...

La presentazione dei dati a cura di Natascia Porcellato sono a questo link:


Non è una novità, è un'osservazione che da lungo tempo viene dibattuta come nei due articoli ai link sottostanti:


Comunità del Diaconato in Italia: "Cessate il fuoco e fermate l’assedio di Gaza".

La Comunità del diaconato in Italia si unisce all’appello di tante altre Organizzazioni: cessate il fuoco e fermate l’assedio di Gaza.


L’assedio imposto dal governo israeliano sta affamando la popolazione di Gaza. I palestinesi sono intrappolati in un ciclo di speranza e delusione, in attesa di aiuti e cessate il fuoco che non arrivano. Non si tratta solo di sofferenza fisica, ma anche psicologica. “I bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché lì almeno c’è da mangiare”. È la frase riportata da un’operatrice umanitaria che fornisce supporto psicosociale: l’impatto sui bambini di Gaza è devastante. Non c’è una guerra ma uno sterminio. Con le scorte ormai completamente esaurite, le organizzazioni umanitarie assistono impotenti al ...

L'intero comunicato del Consiglio della Comunità del Diaconato in Italia è a questo link:

https://www.comunitadiaconato.com/_files/ugd/97b986_29ac5826606d4375961cef358b30e37d.pdf

Dodici anni fa spariva padre Dall'Oglio, che sognava una nuova Siria

A Mar Musa il «Giardino dei fichi» per ricordare tutti i desaparecidos. La sorella Francesca: «Le sue parole oggi più attuali di ieri»


Una manifestazione, fra i giovani inneggianti fra le bandiere della nuova Siria a Raqqa – in quel momento non ancora caduta in mano all’Isis – è l’ultima immagine di padre Paolo dall’Oglio. Sono ormai passati 12 anni da quella notte tra il 28 e 29 luglio 2013 in cui si sono perse le tracce del gesuita romano, rientrato in Siria sfidando il regime di Assad da cui era stato espulso nel giugno 2012. Poche ore dopo, secondo testimoni, sarebbe stato visto entrare nella sede locale del Daesh per tentare quella che lui stesso aveva confidato essere una «difficile mediazione» forse per liberare degli ostaggi, per consegnare un messaggio dei curdi secondo alte ricostruzioni ancora in attesa di verifica. Poi il silenzio, rotto solo da...

Il ricordo di Luca Geronico è a questo link:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/dodici-anni-fa-l-ultimo-contatto-con-il-gesuita-ro

La questione palestinese non interessa più al mondo arabo. A cosa serve il muro del Cairo

Il muro del Cairo è, nella sua materialità, la più drammatica e inoppugnabile dimostrazione di ciò che in molti fingono di non vedere: la questione palestinese non interessa più al mondo arabo. È diventata uno strumento utile solo per logorare Israele. Nessuno vuole risolverla. E il muro ne è il simbolo perfetto


Mentre la comunità internazionale si divide sul futuro di Gaza e sul riconoscimento dello Stato palestinese, l’Egitto ha scelto una strada molto più concreta e definitiva: un muro. Un muro alto, spesso, sorvegliato e tecnologicamente avanzato. Un muro che segna non solo il confine tra Egitto e Striscia di Gaza, ma anche, in senso simbolico, quello tra il mondo arabo e la causa palestinese. Ed è un muro che parla chiaro: il Cairo vuole lasciare i problemi esattamente dove sono, cioè al di là del muro....

L'analisi di Roberto Arditti è a questo link:

https://formiche.net/2025/07/questione-palestinese-muro-del-cairo-arditti/#content

Crisi Thailandia-Cambogia ora per fortuna risolta. Mons. Arpondarattana (vescovi thailandesi): “La pace nasce da cuori riconciliati, non da confini armati”

La Chiesa thailandese, attraverso mons. Arpondarattana, esprime profonda preoccupazione per il conflitto al confine con la Cambogia (ora risolto) Mentre cresce il numero delle vittime e degli sfollati, le comunità cattoliche offrono aiuti concreti e spirituali.


“Le tensioni al confine ci preoccupano profondamente. Come Chiesa, siamo chiamati a resistere alle ideologie che dividono e a costruire ponti di fraternità”. Con parole misurate ma ferme, mons. Francis Xavier Vira Arpondarattana, presidente della Conferenza episcopale thailandese, commenta la crisi in corso lungo la frontiera con la Cambogia. Mentre il conflitto rischia di colpire duramente le comunità più fragili, la Chiesa si fa prossimità, preghiera e voce di pace.

L'intervista a cura di Riccardo Benotti è a questo link:

Solo critiche inermi contro la fame utilizzata come arma da guerra non contro Hamas ma un intera popolazione. Una vergogna per l'umanità

A Gaza aumentano i morti per denutrizione, soprattutto tra i bambini. E si moltiplicano le critiche all’Europa che condanna ma non agisce.



Nessuno dei 29 paesi firmatari della lettera contro la continuazione della guerra a Gaza, né del centinaio di agenzie dell’Onu che chiedono un cessate il fuoco ha mai ignorato l’aggressione di Hamas il 7 ottobre 2023. Nessuno nasconde la brutalità terroristica di quel movimento. Ma dopo 22 mesi niente può giustificare il massacro che Israele compie a Gaza. Cosa sta accadendo in questo Paese? Il Paese nel quale il ministro della Difesa, Israel Katz, propone di chiudere 600mila gazawi in una ‘città umanitaria’ dalla quale gli abitanti non possono uscire nell’attesa della deportazione. È la lingua di “1984” di George Orwell, che dava alla guerra il nome di pace e alla persecuzione quello di libertà. Katz dà al Ghetto di Gaza il nome di città umanitaria

Il servizio dell'ispirazione è a questo link:

La Terra sta girando sempre più velocemente. Ecco quali sono gli effetti

Quest'estate (e nell'ultimo lustro) giorni più brevi di alcuni millisecondi, che per gli scienziati potrebbero interferire con i sistemi globali di misurazione del tempo


Si tratta solo di pochi millisecondi, che non hanno effetto alcuno sulla vita quotidiana degli abitanti del pianeta. Ma il cronometro del Servizio internazionale di Rotazione della Terra e dei Sistemi di riferimento e dell'Osservatorio nazionale degli Stati Uniti non lascia dubbi agli scienziati: la Terra quest'estate sta ruotando più velocemente, con giorni più "brevi" di ben 1,36 millisecondi nel caso del 10 luglio scorso, al momento il giorno più corto dell'anno. E si prevede che nella giornata di oggi il display astronomico potrebbe segnare 1,34 millisecondi di durata in meno, per ripetere l'anomalia il 5 agosto, con 1,25 millisecondi in meno rispetto alle 24 ore. Un battito di ciglia, o meno, ma per la scienza, che ama i calcoli precisi, è un evento significativo.

La segnalazione a cura di Annalisa Guglielmino è a questo link:

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-terra-gira-sempre-piu-velocemente-a-luglio-il-giorno-piu-corto-della-storia?mnuid=522g32167g3ffd6cad0c9c5ff6fd3c264a93a2d951c66d50fd&mnref=s6f1%2Cobd47&utm_term=48455+-+https%3A//www.avvenire.it/attualita/pagine/la-terra-gira-sempre-piu-velocemente-a-luglio-il-giorno-piu-corto-della-storia&utm_campaign=L%27Avvenire+della+settimana&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=Il+meglio+della+settimana+26-Lug-2025+%282025-07-26%29

XVII Domenica PA - Lc 11,1-13: come pregare e perché

Chiedere, cercare, bussare ma la preghiera non cambia Dio ne le nostre vicende, apre la nostra mente, modifica il nostro cuore, ci aiuta ad arrivare a vedere con i suoi occhi gli avvenimenti della nostra vita.


Nel cammino che la Liturgia ci fa fare per comprendere chi in concreto sia e debba essere coloro che pongono la loro fiducia in Gesù e seguendolo cercare, come afferma Paolo, di riuscire a far in modo che sia Cristo che vive in noi (Gal 2,20), siamo stati prima di tutto invitati a farsi prossimo a chi in qualsiasi modo soffra o si trovi in difficoltà. La parabola del Samaritano propone di leggere la realtà con gli occhi di chi sta vivendo una esperienza traumatica fino ad essere spogliato di tutto, anche della sua personalità e dignità umana venendogli incontro sorreggendolo.

Poi nel racconto dell’ospitalità data a Gesù da Marta e Maria l’accento si è spostato chiedendo di fare attenzione che il servizio non diventi totalizzante: non è sufficiente fare dei servizi è necessario diventare servi e questo può accadere solo se si ascolta il Signore nella sua volontà di amore. I discepoli lo comprendono, chiedono di essere iniziati in merito ed è questo il senso della richiesta che fanno: “insegnaci a pregare” perché quest’ultima è innanzitutto “ascolto”.

Luca insiste molto su questo tema; per ben sette volte nel suo Evangelo ci mostra Gesù che prega e ci riporta 5 di queste sue preghiere per dirci che l’intera sua vita si è svolta sotto l’ascolto del Padre mediante la preghiera nella quale non chiedeva favori personali o sconti nelle difficoltà della vita, ma di fargli capire qual era la sua volontà, per poterla far sua e compierla. Gesù è cosciente che non è una cosa facile e non lo è stato nemmeno per lui tanto che sulla croce con le parole del Salmo 22 grida “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.  Nella Scrittura il dialogo con Dio altre volte ha assunto toni drammatici, tramutandosi in discussione, in disputa aperta. Uno di questi vertici è quando Geremia gli rivolge un’accusa quasi blasfema: “Tu sei divenuto per me un torrente infido, dalle acque incostanti” (Ger 15,18). 

Anche se nella nostra esperienza ci pare che le nostre preghiere rimangano inevase, nell’ultima parte dell’Evangelo di oggi Gesù insiste nel dirci che la preghiera è sempre esaudita e lo fa con una parabola costruita attorno a tre verbi: chiedere, cercare, bussare. Insistere sì ma senza coltivare false speranze: la realtà non si modificherà, le nostre difficoltà non saranno dissolveranno in un batter di ciglia, le ferite del corpo e dell’anima continueranno a sanguinare e la malattia non ci lascerà. Cosa accade allora con la preghiera se questa non modificherà nulla di quel concreto che chiediamo? 

Noi vorremmo che egli si adeguasse alle nostre idee, le nostre preghiere sembrano essere tentativi di convincere Dio a cambiare qualcosa di noi, in noi, per noi, a nostro favore. Leggiamo la realtà che ci turba come un suo progetto sbagliato ma se parliamo lungamente con lui, finiremo per capire e accettare i suoi disegni che scopriremo essere comunque ricchi d’amore per noi, scopriremo la sua vicinanza, la sua forza che ci sostiene in quelle difficoltà che lamentiamo ma che dobbiamo risolvere con le nostre forze, le nostre capacità, con i doni che abbiamo, che ci ha dato. Bisogna renderci conto che nulla vi è di superiore a questi. La preghiera non cambia Dio, apre la nostra mente, modifica il nostro cuore, ci aiuta ad arrivare a vedere con i suoi occhi gli avvenimenti della nostra vita.

(BiGio)

Il Padre Nostro: una preghiera solo cristiana? e se lo si leggesse all'incontrario?

Siamo abituati a pensare che il Padre Nostro, siccome ce l’ha insegnato Gesù, sia una preghiera cristiana. È vero sì e no.



Siamo abituati a pensare che il Padre Nostro, siccome ce l’ha insegnato Gesù, sia una preghiera cristiana. È vero sì e no. Certo, l’ha formulata lui ma non dobbiamo dimenticare che era un ebreo e perciò pregava come tale, rispettando le modalità del suo tempo. Nella sua tradizione c’erano già alcuni punti fermi: ogni preghiera iniziava con una benedizione che doveva contenere il nome di Dio e il suo regno, proprio come nelle prime parole del Padre Nostro (Berakhah), seguita dalla sua “santificazione” che significa “mettere da parte” separare Dio da ciò che è profano (Kedushah) e contemporaneamente chiedere che questo avvenga, che l’umanità lo riconosca come un padre.

Pian piano nei secoli si era venuta a formare quella che oggi è la Tefillah che consiste in tre benedizioni iniziali, tre finali e il corpo centrale è costituito da alcune richieste (oggi codificate in tredici) tra le quali già all’epoca di Gesù si chiedeva di far tornare a Dio coloro che si sono allontanati da Lui, il perdono dei peccati, la liberazione dal male e si domandava a Dio di combattere al nostro fianco le lotte che non siamo capaci di affrontare da soli.

In quel periodo c’era una certa flessibilità nella formulazione della Tefillah: a loro discrezione i maestri della Leggepotevano modificarla secondo il momento storico, o secondo chi fossero i presenti. Il contenuto era più importante della forma che, in ogni caso, rimaneva ferma. Gesù, con il suo Padre Nostro, si colloca nella linea di questa prassi.

Le tre parti nelle quali si suddivide il Padre Nostro sono facilmente identificabili e vi si potrebbero agganciare tre diversi atteggiamenti delle mani:


Mani alzate verso l’alto

(in segno di adorazione)

Padre nostro che sei nei cieli 

Sia santificato il tuo nome

Venga il tuo regno 

Sia fatta la tua volontà in cielo come è fatta in terra

Mani aperte verso l’alto 

(in atto di ricevere un dono)

Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Rimetti a noi i nostri debiti

Come noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori

Mani incrociate sul petto 

(in segno di umile richiesta)

Non abbandonarci alla tentazione

Ma liberaci dal male


Su questa preghiera c'è ricco ed interessante uno studio di Milena Beux Jäger edito da Silvio Zamorani Editore (2012): "Padre Nostro. Una preghiera ebraica" (oggi purtroppo non più disponibile).


A questo link trovate una lettura particolare possibile del Padre Nostro che, se pregato “all’incontrario”, propone un percorso che fa fare l’itinerario del popolo d’Israele dalla sua schiavitù alla libertà, dal dono dell’Alleanza nell’esperienza del deserto, alla scoperta del servizio:

 

https://docs.google.com/document/d/1gSo1phOgLWhezWNDlg4jjUKcPB8Ig4zc/edit?usp=sharing&ouid=106691176849122854187&rtpof=true&sd=true

(BiGio)

La tesi di Mancuso un problema per tutti i cittadini che non vogliano relegare la fede tra i soprammobili di famiglia

Andrea Grillo non concorda con la tesi di Mancuso del 13 luglio ma ne coglie la provocazione per ogni identità in un mondo, nel quale il cittadino è pensato come portatore diritti e doveri indipendentemente da ogni credo religioso.

Ogni identità contiene in sé un atto di fede costituisce una provocazione anche per il pensiero, oltre che per la identità di ogni uomo e ogni donna. Non importa se possiamo riconoscere “due tipi di fede” nella tradizione europea, secondo la nota espressione di Martin Buber. Quello che il testo di Mancuso sollecita ad affrontare criticamente è il senso per cui la fede può e deve essere considerata come un elemento strutturale della identità del cittadino. Una fede ebraica e una fede cristiana, in uno stile di reciproca comprensione e implicazione, permettono di uscire tanto da riduzioni liberali, quanto da riduzioni fondamentalistiche. Forse a questo aspira anche Mancuso, pur non cogliendo i gravi limiti di una troppo facile ricostruzione liberale della identità ebraica....

L'intero intervento di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.cittadellaeditrice.com/munera/mancuso-sulla-identita-ebraica-non-concordo-con-lui-ma-lo-difendo/

L'articolo di Mancuso assieme alla risposta di Elena Loewenthal è a questo link:

https://spigolando-spigolando.blogspot.com/2025/07/una-risposta-di-elena-loewenthal-un.html

Stefano Levi della Torre: una voce e ebraica per la pace

La difficoltà gigantesca, che purtroppo è alla base della possibilità di pace, di riconoscere una cosa molto elementare, ov­vero che la nascita di Israe­le, se pure è stata una ne­cessità, ha il debito di avere sottratto terra ai palestine­si. Pertanto l'elaborazione deve essere quella di ac­cettare di avere tale debito, ma accettare di avere tale debito vuol dire che non c'è più l'innocenza

Trascrizione dell'intervento di Stefano Levi Della Torre tenuto il 3 maggio 2025 all'Assemblea soci Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam. Nello stile si è scelto di lasciare il carattere di oralità

Da circa un anno e mezzo faccio parte di una rete che si chiama Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace. Abbiamo voluto accentuare il carattere ebraico perché è molto importante cercare di incidere nel mondo ebraico, dato l'aggrapparsi a stereotipi molto scossi, identitari, che nel mondo ebraico vigono, alimentando una particolare difficoltà, o rifiuto, di vedere quel che succede. I miei nemici sono - lo dico apertamente, mi prendo le mie responsabilità personali — il fascismo, in Israele, e l'islamismo reazionario. Quindi da un lato il governo Netanyahu (ma anche il senso comune purtroppo diffuso in Israele) e dall'altro Hamas. Questi sono nemici per noi, e lo proclamiamo: non siamo pro Hamas e contro Israele, o per Israele contro Hamas.

È qualcosa che riguarda quello che sta succedendo nel mondo in generale, che io chiamo conflitto di civiltà, ma non il conflitto di civiltà di cui si è parlato tempo fa. È un conflitto di civiltà che attraversa le civiltà....

L'intera trascrizione è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202507/250725levidellatorre.pdf

La rete invisibile delle donne che alimentano (e contrastano) il jihad

Nel Sahel, le donne occupano posizioni centrali tanto nei circuiti informali che finanziano il terrorismo quanto nei percorsi di prevenzione e resilienza. Il loro ruolo, spesso trascurato, attraversa ambiti logistici, economici e sociali, contribuendo a rafforzare o indebolire le reti jihadiste. Tra fragilità strutturali e leadership emergenti, si definiscono nuove traiettorie per affrontare la radicalizzazione e promuovere una stabilità duratura. 


Nel contesto geopolitico africano contemporaneo, il Sahel si configura come una delle aree più instabili, epicentro di dinamiche terroristiche che minacciano la sicurezza regionale e internazionale. In questo scenario segnato da conflitti ibridi e transnazionali, il ruolo delle donne risulta fondamentale. Comprendere e contrastare il terrorismo saheliano richiede un’analisi multilivello che integri non solo aspetti di sicurezza, governance, fattori tribali e pressioni geopolitiche, ma anche le dimensioni di genere, variabili cruciali per comprendere la complessità dei fenomeni in atto...

L’articolo di Laura Sabrina Martucci, preside del Master di Terrorismo presso l’università Aldo Moro di Bari ed Erika Monticone (Università degli Studi di Bari Aldo Moro) è a questo link:

https://formiche.net/2025/07/la-rete-invisibile-delle-donne-che-alimentano-e-contrastano-il-jihad/#content

Gaza - Matteo Zuppi e Daniele De Paz: un'altra strada è possibile. Yassine Lafram alla fine non ha aderito.

Arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, Card. Matteo Zuppi, e il Presidente della Comunità Ebraica di Bologna, Daniele De Paz indicano che un'altra strada e' possibile, se solo la si voglia intraprendere. Non e' mai troppo tardi. Avrebbe dovuto esserci anche la firma do Yassine Lafram, il presidente della comunità islamica bolognese che, però, poi ha desistito


“Sulla guerra a Gaza e sulla responsabilità comune per la pace”.
Noi, rappresentanti delle comunità cristiana ed ebraica a Bologna, figli dell’Unico Dio pacifico e misericordioso, riconoscendoci Fratelli tutti, uniamo la nostra voce consapevoli della gravità dell’ora presente e della responsabilità morale che ci unisce come credenti e come cittadini.
Di fronte alla devastazione della guerra nella Striscia di Gaza diciamo con una sola voce: fermi tutti. Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti. Si permettano corridoi umanitari. Si cessi l’occupazione di terre destinate ad altri. Si torni alla via del dialogo, unica alternativa alla distruzione. Si condanni la violenza.
Ci uniamo al grido dell’umanità ferita che non vuole e non può abituarsi all’orrore della violenza: basta guerra. È il grido dei palestinesi e degli israeliani e di quanti continuano a credere nella pace, coscienti che questa può arrivare solo nell’incontro e nella fiducia, che il diritto può garantire nonostante tutto. Come ricorda il Salmo: «Cercate la pace e perseguitela» (Sal 34,15). E come insegna la sapienza antica: «Chi salva una vita, salva il mondo intero». Ma è tragicamente vero il contrario: chi uccide un uomo uccide il mondo intero.
Condanniamo ogni atto terroristico che colpisce civili inermi. Nessuna causa può giustificare il massacro di innocenti. Troppi bambini sono morti. Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi.
Rigettiamo ogni forma di antisemitismo, islamofobia o cristianofobia che strumentalizza il dolore e semina solo ulteriore odio. Chiediamo alle istituzioni italiane e internazionali coraggio e lucidità perché aprano spazi di incontro e aiutino in tutti i modi vie coraggiose di pace. Il dolore unisca, non divida. Il dolore non provochi altro dolore. Dialogo non è debolezza, ma forza. La pace è sempre possibile. E comincia da qui, da noi. Fermi tutti!
*****
De Paz dichiara a Pagine Ebraiche. «Volevamo coinvolgere tutte le tre comunità religiose che dal 2021 partecipano al progetto per una casa dell’incontro e del dialogo tra religioni e culture», sottolinea. Però Yassine Lafram, il presidente della comunità islamica cittadina, che è anche il presidente dell’Ucoii, «ha deciso di non aderire, nonostante le molte sollecitazioni di Zuppi».

Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti: Eleggiamo il nostro domicilio a Gaza

Eleggiamo domicilio a Gaza, affinché Israele salvi se stesso



È in circolazione un documento (“Eleggiamo il domicilio a Gaza”, tra i firmatari, Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti, Ginevra Bompiani: per aderire, domiciliatiagaza@primaloro.com) con l’invito, rivolto a tutti, di dichiarare che Gaza è il proprio domicilio elettivo. Secondo l’ordinamento italiano il domicilio, diverso dalla residenza, è il luogo in cui c’è il fulcro delle proprie cure e interessi, il centro delle proprie preoccupazioni, l’incrocio dei propri rapporti col mondo esterno; e questo è effettivamente Gaza oggi per moltissime persone in tutto il mondo che sono preoccupate ed afflitte per la sua sorte. Si tratta perciò di un disperato tentativo di fermare il progetto di Netanyahu di liberare Gaza e Israele dalla presenza sul territorio del popolo palestinese, ed è il frutto di un giudizio politico sull’attuale fase della crisi. La valutazione politica è che, nonostante le dicerie su negoziati e tregue, Israele non si fermerà finché, come dice Netanyahu, non avrà “finito il lavoro”. E in realtà Netanyahu non si può fermare, e non si fermerà se continuerà ad avere il consenso e l’incitamento della maggioranza del Paese e se gli reggerà il cuore, perché altrimenti perderebbe ogni giustificazione, anche etica, di quello che ha fatto finora....

L'iniziativa e la proposta di Raniero La Valle è a questo link:

Di fronte al conflitto israelo-palestinese, ci sono 4 possibili alternative

Una analisi che condivido appieno
(BiGio)
Per quanto difficile occorre mantenere in vita l'appello alla ragione, alla politica come ricerca di soluzioni giuste di compromesso. L'estremismo degli uni non si combatte appiattendosi a sostegno dell'estremismo degli altri. Un'altra via e' possibile, che non sia quella dell'indifferenza o della scelta di parte: e' quella della pace e della convivenza tra i due popoli e della lotta trasversale contro gli estremisti e i seminatori di odio.

(1) girarsi dall'altra parte (e' la piu' ripugnante, ma lo facciamo con tutti gli altri conflitti, che non riempiono le piazze e non suscitano indignazioni e accuse di genocidio);
(2) sostenere a spada tratta (senza alcun spirito autocritico) gli israeliani che sono stati vittime di un attacco efferato e sono il bastione principale nella regione contro il fondamentalismo islamico (ma se questo e' fatto senza alcun distinguo significa non solo difendere il sacrosanto diritto di Israele ad esistere, ma trovarsi al fianco anche di gruppi impresentabili dell'ultra-destra israeliana che vorrebbero il grande Israele "dal fiume al mare" senza i palestinesi)
(3) sostenere a spada tratta (senza alcun spirito autocritico) i palestinesi che sono vittime di una situazione di ingiustizia e di un contrattacco violento (ma se questo e' fatto senza alcun distinguo significa non solo difendere i sacrosanti diritti dei palestinesi, ma trovarsi al fianco anche di gruppi impresentabili dell'estremismo palestinese che vorrebbero la grande Palestina "dal fiume al mare" senza gli israeliani).
(4) schierarsi a sostegno delle popolazioni civili contro le forze estremiste di entrambi i campi, al fianco dei movimenti di opposizione attivi in Israele e in Palestina. Non si tratta di "equidistanza", ma di una scelta di campo trasversale a sostegno di quanti vorrebbero non l'eliminazione degli uni e degli altri, la scomparsa dello Stato di Israele o l'espulsione in massa dei palestinesi, ma un futuro di convivenza tra israeliani e palestinesi e la fine di questa guerra infinita.
Purtroppo i movimenti ProPal in Occidente (spesso camuffandosi come movimenti "per la pace") si sono schierati sulla terza posizione, accettando acriticamente la narrativa estremista del genocidio e della distruzione dello stato coloniale sionista, una narrativa che ha distorto i fatti in una propaganda a senso unico, acuendo i conflitti e ostacolando di fatto la ricerca di ogni prospettiva di convivenza e riconciliazione. Ci sono poche eccezioni (come la recente bella dichiarazione congiunta del Card Zuppi e della comunita' ebraica bolognese) ma a dominare e' una visione manichea e polarizzata che non accetta alcuna sfumatura, alcuna autocritica, pro o contro gli israeliani (tutti criminali), pro o contro i palestinesi (tutti terroristi). Sui social si riversa una montagna di odio che non conosce dubbi, che disumanizza il "nemico" e bolla come "complici" chiunque non si allinei alle posizioni piu' estreme, e non si fa scrupolo di usare i mezzi piu' vergognosi di disinformazione pur di far leva sulle reazioni piu' viscerali.
Per quanto difficile occorre mantenere in vita l'appello alla ragione, alla politica come ricerca di soluzioni giuste di compromesso. L'estremismo degli uni non si combatte appiattendosi a sostegno dell'estremismo degli altri. Un'altra via e' possibile, che non sia quella dell'indifferenza o della scelta di parte: e' quella della pace e della convivenza tra i due popoli e della lotta trasversale contro gli estremisti e i seminatori di odio.

(Gabriele Boccaccini)

Una grande corrente oceanica si è invertita per la prima volta?

Non è in corso un evento estremo come l’inversione delle correnti oceaniche, ma i mutamenti rilevati nei mari antartici suggeriscono dinamiche da tenere d’occhio


Nei giorni scorsi è circolata una notizia secondo cui una delle principali correnti oceaniche si sarebbe invertita per la prima volta nella storia, con potenziali effetti catastrofici sul clima globale. L’allarme è partito da un articolo di IntelliNews, poi ripreso da vari media internazionali, che faceva riferimento a uno studio pubblicato a fine giugno sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). La notizia però ...

L'articolo di Riccardo Liguori è a questo link:

https://www.greenme.it/ambiente/una-grande-corrente-oceanica-si-e-invertita-per-la-prima-volta-ti-spiego-cosa-sta-succedendo/

Stabilità balcanica, la sfida strategica che l’Italia non può ignorare

 I Balcani occidentali restano una regione-chiave per l’equilibrio europeo. L’Italia partecipa in prima linea con la missione Kfor, contribuendo con mezzi militari e diplomatici alla sicurezza e al dialogo regionale. 


Il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, recentemente rientrata da una missione a Pristina, ha raccontato ad Airpress il significato dell’impegno italiano in Kosovo e la visione di un’Europa che non può ignorare i Balcani...

L'articolo di Riccardo Leoni è a questo link:

Oggi in Commissione al Parlamento la legge sul "fine vita", secondo Demos auspicata da 8 su 10 triveneti

Si apre una settimana decisiva sul fine vita, con un duro scontro in Parlamento. Mercoledì, nelle Commissioni riunite, sarà infatti discussa la legge, sulla quale prendono 140 emendamenti. In febbraio "Osservatorio Nord-est" (Demos) ha pubblicato un'inchiesta  nella quale appare che 8 su 10 cittadini sono per il suicidio assistito.


Sull'argomento, l'opinione pubblica di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia autonoma di Trento sembra avere costruito nel tempo un orientamento chiaro e solido. Se condo i dati dell'Osservatorio sul Nordest, curato da Demos per Il Gazzettino, infatti, l'adesione all'idea che "Quando una persona ha una malattia incurabile, e vive con gravi sofferenze fisiche, è giusto che i medici possano aiutarla a morire se il paziente lo richiede” nel 2005 si ferma al 57% tra il 2010 e il 2015 sale tra il 64 eil 65%; raggiunge il 75% nel 2020 e tocca l’80% oggi: una crescita di 23 punti percentuali in vent'anni...

I dati dell'inchiesta presentati da Natascia Porcellato sono a questo link:


La Corte Costituzionale ha invitato il Parlamento a legiferare in materia indicando in quali casi una persona possa disporre della propria vita. Nell'agosto del 2024, la Pontificia Accademia per la vita aveva prodotto un Piccolo lessico del fine-vita. Non si esprimevano nuove idee; si usavano parole nuove per ribadire la posizione consolidata della Chiesa, che non è rimasta ferma a una pura difesa di un principio, ma che ha cercato, in questi anni, di affinare la riflessione sul fine-vita, tracciando un confine, a suo parere invalicabile, tra accanimento terapeutico e ogni forma di eutanasia. 

L’«inutile strage» di Gaza. La Santa sede tra diplomazia e censura

«Si fermi l’inutile strage di innocenti». La frase campeggiava sulla prima pagina dell’«Osservatore romano» del 18 luglio scorso. Ne rendeva inequivocabile il significato la sua collocazione su una fotografia dei funerali di due delle vittime del bombardamento israeliano sulla chiesa della Sacra Famiglia nella striscia di Gaza.


Non sappiamo se il papa abbia effettivamente espresso quelle parole oppure se si tratti di una riformulazione del discorso papale compiuto dal servizio informativo della Santa sede. Nell’articolo del quotidiano vaticano il termine “strage” ricorre altre volte. Anche nella riproduzione virgolettata di un discorso tenuto dal patriarca latino. Mai però si accompagna all’aggettivo “inutile”. Eppure, non si può non rilevare l’importanza che, sia pure attraverso un ufficioso canale di comunicazione, assume l’utilizzazione del sintagma “inutile strage”. La locuzione ha una forte capacità evocativa....

L'intero intervento di Daniele Menozzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/inutile-strage-di-gaza-la-santa-sede-tra-diplomazia-e-censura/

Un po’ di «amore in prestito»

Può avere ancora un senso oggi - e quale - celebrare l'Eucarestia insieme ad una comunità di persone con disabilità?


Questa mattina credo d’aver vissuto qualche istante di visione, tutta interiore. Non angeli in volo e non una qualche Madonna luminosa ed eterea, bensì un sorta di percezione sintetica, probabilmente mistica, chiara, netta, complice l’Eucarestia che stavo celebrando e le persone che avevo attorno, ospiti permanenti di una delle case delle Missionarie della Carità, a Phnom Penh. Si tratta per lo più di persone sole che non avrebbero altro luogo dove andare. Molte di loro hanno disabilità permanenti nel corpo e nella psiche, malattie debilitanti e deformanti fin dalla nascita e che si aggravano con l’andare degli anni....

La riflessione di Alberto Caccaro è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/comunita/esperienze-di-chiesa/un-po-di-amore-in-prestito/

Stefano Levi della Torre: "Il Dio dei coloni israeliani, feroce come quello dei talebani"

Condivido pienamente quanto scrive Gabriele Boccaccini a commento dell'articolo di Stefano Levi della Torre: "Articoli come questi aiutano a superare facili semplificazioni e manicheismi e a capire le dinamiche interne alla societa' israeliana (e a quella palestinese) dove si confrontano visioni diverse e dove il tarlo del fondamentalismo religioso rischia di trascinare i due popoli alla rovina. Alla contrapposizione tra "palestinesi" e "israeliani" (alla demonizzazione degli uni o degli altri, che porta solo a radicalizzare lo scontro e allontana la pace) occorre sostituire il riconoscimento che la vera contrapposizione e' oggi tra fondamentalismo e tolleranza, un problema che attraversa trasversalmente entrambe le società". (BiGio)

"I coloni sono fondamentalisti religiosi: depredano i palestinesi di averi e di territorio ma sostengono che sono i palestinesi ad essere i ladri perché occupano una terra che è stata donata agli ebrei da Dio. Per fede capovolgono la verità e l’evidenza. Sono convinti, sono in “buona fede”. La buona fede sostituisce la coscienza. Sono predatori, sono terroristi in buona fede come succede spesso ai terroristi. E questa buona fede unisce alla ferocia lo squallore, cioè la piattezza mentale e morale: i fondamentalisti, che siano ebrei o islamisti o cristiani o induisti, vivono di antagonismo verso l’ “altro”, ma finiscono per essere noiosamente simili tra loro, dicono e fanno le stesse cose. Noiosamente e in buona fede. La fede in buona fede è molto spesso l’abito in cui travestire i propri interessi politici ed economici, per nasconderli anche a sé stessi. Anche molti nazisti erano in buona fede, perché avevano delegato alla fede la loro coscienza. “Credere, obbedire, combattere” è il motto mussoliniano che riassume ogni fondamentalismo politico o religioso".
(da Paolo Veronese)