Riconoscere la Palestina - Trump minaccia ritorsioni
Disarmare le parole, le menti, la terra
Il filo rosso che lega gli interventi dei relatori al Convegnodi un bollente fine giugno è Disarmare le parole, le menti, la terra, espressione di papa Francesco contenuta nella lettera da lui indirizzata al direttore del Corriere della Sera.
A sessantadue anni dall’enciclica Pacem in terris e a 110 dalla nascita di Thomas Merton, il monaco trappista, paladino della pace, “resistere alla cultura della guerra” è oggi più che mai necessario, dice Carlo Cefaloni. Una bandiera dell’Europa fatta a pezzi, comparsa sulla copertina del penultimo numero del periodico Città Nuova è la risposta alle parole di papa Francesco, a cui si aggiungono quelle allarmate e allarmanti di un funzionario della Comunità europea che, in un’intervista rilasciata sotto copertura, parla di “delirio militare” e di “deriva verso la guerra” da parte del Parlamento Europeo. La Russia è percepita come ...
L'articolo di Laura Destro è a questo link:
Arbib: «Bisogna interrompere lutti e sofferenze Le religioni educano alla pace, ma serve tempo»
La pace può nascere solo comprendendo i desideri dei popoli, che più delle loro guide politiche chiedono un futuro di riconciliazione. A patto, però, che nessuno strumentalizzi tragedie e dolore.
Il rabbino capo Alfonso Arbib, presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, è convinto che le religioni possano avere un ruolo importante in questa fase delicata, purché si riconosca che «a volte c’è un vero e proprio incitamento all’odio»...
L'intervista a Alfonso Arbib, a cura di Diego Motta è a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202507/250727arbibmotta.pdf
A Nord-Est solo il 36% vede nella Chiesa un riferimento
Chiesa in crisi, di fiducia e leadership morale: questa sembra essere la principale evidenza che emerge dai dati analizzati da Demos per Il Gazzettino. Oggi, a riporre moltissima o molta fiducia nella Chiesa è il 36% degli intervistati di Veneto, Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento |
Comunità del Diaconato in Italia: "Cessate il fuoco e fermate l’assedio di Gaza".
La Comunità del diaconato in Italia si unisce all’appello di tante altre Organizzazioni: cessate il fuoco e fermate l’assedio di Gaza.
L’assedio imposto dal governo israeliano sta affamando la popolazione di Gaza. I palestinesi sono intrappolati in un ciclo di speranza e delusione, in attesa di aiuti e cessate il fuoco che non arrivano. Non si tratta solo di sofferenza fisica, ma anche psicologica. “I bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché lì almeno c’è da mangiare”. È la frase riportata da un’operatrice umanitaria che fornisce supporto psicosociale: l’impatto sui bambini di Gaza è devastante. Non c’è una guerra ma uno sterminio. Con le scorte ormai completamente esaurite, le organizzazioni umanitarie assistono impotenti al ...
L'intero comunicato del Consiglio della Comunità del Diaconato in Italia è a questo link:
https://www.comunitadiaconato.com/_files/ugd/97b986_29ac5826606d4375961cef358b30e37d.pdf
Dodici anni fa spariva padre Dall'Oglio, che sognava una nuova Siria
A Mar Musa il «Giardino dei fichi» per ricordare tutti i desaparecidos. La sorella Francesca: «Le sue parole oggi più attuali di ieri»
Il ricordo di Luca Geronico è a questo link:
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/dodici-anni-fa-l-ultimo-contatto-con-il-gesuita-ro
La questione palestinese non interessa più al mondo arabo. A cosa serve il muro del Cairo
Il muro del Cairo è, nella sua materialità, la più drammatica e inoppugnabile dimostrazione di ciò che in molti fingono di non vedere: la questione palestinese non interessa più al mondo arabo. È diventata uno strumento utile solo per logorare Israele. Nessuno vuole risolverla. E il muro ne è il simbolo perfetto
L'analisi di Roberto Arditti è a questo link:
https://formiche.net/2025/07/questione-palestinese-muro-del-cairo-arditti/#content
Crisi Thailandia-Cambogia ora per fortuna risolta. Mons. Arpondarattana (vescovi thailandesi): “La pace nasce da cuori riconciliati, non da confini armati”
La Chiesa thailandese, attraverso mons. Arpondarattana, esprime profonda preoccupazione per il conflitto al confine con la Cambogia (ora risolto) Mentre cresce il numero delle vittime e degli sfollati, le comunità cattoliche offrono aiuti concreti e spirituali.
Solo critiche inermi contro la fame utilizzata come arma da guerra non contro Hamas ma un intera popolazione. Una vergogna per l'umanità
A Gaza aumentano i morti per denutrizione, soprattutto tra i bambini. E si moltiplicano le critiche all’Europa che condanna ma non agisce.
La Terra sta girando sempre più velocemente. Ecco quali sono gli effetti
Quest'estate (e nell'ultimo lustro) giorni più brevi di alcuni millisecondi, che per gli scienziati potrebbero interferire con i sistemi globali di misurazione del tempo
La segnalazione a cura di Annalisa Guglielmino è a questo link:
XVII Domenica PA - Lc 11,1-13: come pregare e perché
Nel cammino che la Liturgia ci fa fare per comprendere chi in concreto sia e debba essere coloro che pongono la loro fiducia in Gesù e seguendolo cercare, come afferma Paolo, di riuscire a far in modo che sia Cristo che vive in noi (Gal 2,20), siamo stati prima di tutto invitati a farsi prossimo a chi in qualsiasi modo soffra o si trovi in difficoltà. La parabola del Samaritano propone di leggere la realtà con gli occhi di chi sta vivendo una esperienza traumatica fino ad essere spogliato di tutto, anche della sua personalità e dignità umana venendogli incontro sorreggendolo.
Poi nel racconto dell’ospitalità data a Gesù da Marta e Maria l’accento si è spostato chiedendo di fare attenzione che il servizio non diventi totalizzante: non è sufficiente fare dei servizi è necessario diventare servi e questo può accadere solo se si ascolta il Signore nella sua volontà di amore. I discepoli lo comprendono, chiedono di essere iniziati in merito ed è questo il senso della richiesta che fanno: “insegnaci a pregare” perché quest’ultima è innanzitutto “ascolto”.
Luca insiste molto su questo tema; per ben sette volte nel suo Evangelo ci mostra Gesù che prega e ci riporta 5 di queste sue preghiere per dirci che l’intera sua vita si è svolta sotto l’ascolto del Padre mediante la preghiera nella quale non chiedeva favori personali o sconti nelle difficoltà della vita, ma di fargli capire qual era la sua volontà, per poterla far sua e compierla. Gesù è cosciente che non è una cosa facile e non lo è stato nemmeno per lui tanto che sulla croce con le parole del Salmo 22 grida “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Nella Scrittura il dialogo con Dio altre volte ha assunto toni drammatici, tramutandosi in discussione, in disputa aperta. Uno di questi vertici è quando Geremia gli rivolge un’accusa quasi blasfema: “Tu sei divenuto per me un torrente infido, dalle acque incostanti” (Ger 15,18).
Anche se nella nostra esperienza ci pare che le nostre preghiere rimangano inevase, nell’ultima parte dell’Evangelo di oggi Gesù insiste nel dirci che la preghiera è sempre esaudita e lo fa con una parabola costruita attorno a tre verbi: chiedere, cercare, bussare. Insistere sì ma senza coltivare false speranze: la realtà non si modificherà, le nostre difficoltà non saranno dissolveranno in un batter di ciglia, le ferite del corpo e dell’anima continueranno a sanguinare e la malattia non ci lascerà. Cosa accade allora con la preghiera se questa non modificherà nulla di quel concreto che chiediamo?
Noi vorremmo che egli si adeguasse alle nostre idee, le nostre preghiere sembrano essere tentativi di convincere Dio a cambiare qualcosa di noi, in noi, per noi, a nostro favore. Leggiamo la realtà che ci turba come un suo progetto sbagliato ma se parliamo lungamente con lui, finiremo per capire e accettare i suoi disegni che scopriremo essere comunque ricchi d’amore per noi, scopriremo la sua vicinanza, la sua forza che ci sostiene in quelle difficoltà che lamentiamo ma che dobbiamo risolvere con le nostre forze, le nostre capacità, con i doni che abbiamo, che ci ha dato. Bisogna renderci conto che nulla vi è di superiore a questi. La preghiera non cambia Dio, apre la nostra mente, modifica il nostro cuore, ci aiuta ad arrivare a vedere con i suoi occhi gli avvenimenti della nostra vita.
(BiGio)
Il Padre Nostro: una preghiera solo cristiana? e se lo si leggesse all'incontrario?
Siamo abituati a pensare che il Padre Nostro, siccome ce l’ha insegnato Gesù, sia una preghiera cristiana. È vero sì e no.
Siamo abituati a pensare che il Padre Nostro, siccome ce l’ha insegnato Gesù, sia una preghiera cristiana. È vero sì e no. Certo, l’ha formulata lui ma non dobbiamo dimenticare che era un ebreo e perciò pregava come tale, rispettando le modalità del suo tempo. Nella sua tradizione c’erano già alcuni punti fermi: ogni preghiera iniziava con una benedizione che doveva contenere il nome di Dio e il suo regno, proprio come nelle prime parole del Padre Nostro (Berakhah), seguita dalla sua “santificazione” che significa “mettere da parte” separare Dio da ciò che è profano (Kedushah) e contemporaneamente chiedere che questo avvenga, che l’umanità lo riconosca come un padre.
Pian piano nei secoli si era venuta a formare quella che oggi è la Tefillah che consiste in tre benedizioni iniziali, tre finali e il corpo centrale è costituito da alcune richieste (oggi codificate in tredici) tra le quali già all’epoca di Gesù si chiedeva di far tornare a Dio coloro che si sono allontanati da Lui, il perdono dei peccati, la liberazione dal male e si domandava a Dio di combattere al nostro fianco le lotte che non siamo capaci di affrontare da soli.
In quel periodo c’era una certa flessibilità nella formulazione della Tefillah: a loro discrezione i maestri della Leggepotevano modificarla secondo il momento storico, o secondo chi fossero i presenti. Il contenuto era più importante della forma che, in ogni caso, rimaneva ferma. Gesù, con il suo Padre Nostro, si colloca nella linea di questa prassi.
Le tre parti nelle quali si suddivide il Padre Nostro sono facilmente identificabili e vi si potrebbero agganciare tre diversi atteggiamenti delle mani:
Mani alzate verso l’alto (in segno di adorazione) | Padre nostro che sei nei cieli Sia santificato il tuo nome Venga il tuo regno Sia fatta la tua volontà in cielo come è fatta in terra |
Mani aperte verso l’alto (in atto di ricevere un dono) | Dacci oggi il nostro pane quotidiano Rimetti a noi i nostri debiti Come noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori |
Mani incrociate sul petto (in segno di umile richiesta) | Non abbandonarci alla tentazione Ma liberaci dal male |
A questo link trovate una lettura particolare possibile del Padre Nostro che, se pregato “all’incontrario”, propone un percorso che fa fare l’itinerario del popolo d’Israele dalla sua schiavitù alla libertà, dal dono dell’Alleanza nell’esperienza del deserto, alla scoperta del servizio:
(BiGio)
La tesi di Mancuso un problema per tutti i cittadini che non vogliano relegare la fede tra i soprammobili di famiglia
Andrea Grillo non concorda con la tesi di Mancuso del 13 luglio ma ne coglie la provocazione per ogni identità in un mondo, nel quale il cittadino è pensato come portatore diritti e doveri indipendentemente da ogni credo religioso.
Ogni identità contiene in sé un atto di fede costituisce una provocazione anche per il pensiero, oltre che per la identità di ogni uomo e ogni donna. Non importa se possiamo riconoscere “due tipi di fede” nella tradizione europea, secondo la nota espressione di Martin Buber. Quello che il testo di Mancuso sollecita ad affrontare criticamente è il senso per cui la fede può e deve essere considerata come un elemento strutturale della identità del cittadino. Una fede ebraica e una fede cristiana, in uno stile di reciproca comprensione e implicazione, permettono di uscire tanto da riduzioni liberali, quanto da riduzioni fondamentalistiche. Forse a questo aspira anche Mancuso, pur non cogliendo i gravi limiti di una troppo facile ricostruzione liberale della identità ebraica....
L'intero intervento di Andrea Grillo è a questo link:
L'articolo di Mancuso assieme alla risposta di Elena Loewenthal è a questo link:
https://spigolando-spigolando.blogspot.com/2025/07/una-risposta-di-elena-loewenthal-un.html
Stefano Levi della Torre: una voce e ebraica per la pace
La difficoltà gigantesca, che purtroppo è alla base della possibilità di pace, di riconoscere una cosa molto elementare, ovvero che la nascita di Israele, se pure è stata una necessità, ha il debito di avere sottratto terra ai palestinesi. Pertanto l'elaborazione deve essere quella di accettare di avere tale debito, ma accettare di avere tale debito vuol dire che non c'è più l'innocenza
Trascrizione dell'intervento di Stefano Levi Della Torre tenuto il 3 maggio 2025 all'Assemblea soci Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al-Salam. Nello stile si è scelto di lasciare il carattere di oralità
Da circa un anno e mezzo faccio parte di una rete che si chiama Mai indifferenti. Voci ebraiche per la pace. Abbiamo voluto accentuare il carattere ebraico perché è molto importante cercare di incidere nel mondo ebraico, dato l'aggrapparsi a stereotipi molto scossi, identitari, che nel mondo ebraico vigono, alimentando una particolare difficoltà, o rifiuto, di vedere quel che succede. I miei nemici sono - lo dico apertamente, mi prendo le mie responsabilità personali — il fascismo, in Israele, e l'islamismo reazionario. Quindi da un lato il governo Netanyahu (ma anche il senso comune purtroppo diffuso in Israele) e dall'altro Hamas. Questi sono nemici per noi, e lo proclamiamo: non siamo pro Hamas e contro Israele, o per Israele contro Hamas.
È qualcosa che riguarda quello che sta succedendo nel mondo in generale, che io chiamo conflitto di civiltà, ma non il conflitto di civiltà di cui si è parlato tempo fa. È un conflitto di civiltà che attraversa le civiltà....
L'intera trascrizione è a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202507/250725levidellatorre.pdf
La rete invisibile delle donne che alimentano (e contrastano) il jihad
Nel Sahel, le donne occupano posizioni centrali tanto nei circuiti informali che finanziano il terrorismo quanto nei percorsi di prevenzione e resilienza. Il loro ruolo, spesso trascurato, attraversa ambiti logistici, economici e sociali, contribuendo a rafforzare o indebolire le reti jihadiste. Tra fragilità strutturali e leadership emergenti, si definiscono nuove traiettorie per affrontare la radicalizzazione e promuovere una stabilità duratura.
L’articolo di Laura Sabrina Martucci, preside del Master di Terrorismo presso l’università Aldo Moro di Bari ed Erika Monticone (Università degli Studi di Bari Aldo Moro) è a questo link:
Gaza - Matteo Zuppi e Daniele De Paz: un'altra strada è possibile. Yassine Lafram alla fine non ha aderito.
Arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, Card. Matteo Zuppi, e il Presidente della Comunità Ebraica di Bologna, Daniele De Paz indicano che un'altra strada e' possibile, se solo la si voglia intraprendere. Non e' mai troppo tardi. Avrebbe dovuto esserci anche la firma do Yassine Lafram, il presidente della comunità islamica bolognese che, però, poi ha desistito
Raniero La Valle e Tomaso Montanari, mons. Giovanni Ricchiuti: Eleggiamo il nostro domicilio a Gaza
Eleggiamo domicilio a Gaza, affinché Israele salvi se stesso
Di fronte al conflitto israelo-palestinese, ci sono 4 possibili alternative
Una grande corrente oceanica si è invertita per la prima volta?
Non è in corso un evento estremo come l’inversione delle correnti oceaniche, ma i mutamenti rilevati nei mari antartici suggeriscono dinamiche da tenere d’occhio
L'articolo di Riccardo Liguori è a questo link:
Stabilità balcanica, la sfida strategica che l’Italia non può ignorare
I Balcani occidentali restano una regione-chiave per l’equilibrio europeo. L’Italia partecipa in prima linea con la missione Kfor, contribuendo con mezzi militari e diplomatici alla sicurezza e al dialogo regionale.
Oggi in Commissione al Parlamento la legge sul "fine vita", secondo Demos auspicata da 8 su 10 triveneti
Si apre una settimana decisiva sul fine vita, con un duro scontro in Parlamento. Mercoledì, nelle Commissioni riunite, sarà infatti discussa la legge, sulla quale prendono 140 emendamenti. In febbraio "Osservatorio Nord-est" (Demos) ha pubblicato un'inchiesta nella quale appare che 8 su 10 cittadini sono per il suicidio assistito.
L’«inutile strage» di Gaza. La Santa sede tra diplomazia e censura
«Si fermi l’inutile strage di innocenti». La frase campeggiava sulla prima pagina dell’«Osservatore romano» del 18 luglio scorso. Ne rendeva inequivocabile il significato la sua collocazione su una fotografia dei funerali di due delle vittime del bombardamento israeliano sulla chiesa della Sacra Famiglia nella striscia di Gaza.
L'intero intervento di Daniele Menozzi è a questo link:
Un po’ di «amore in prestito»
Può avere ancora un senso oggi - e quale - celebrare l'Eucarestia insieme ad una comunità di persone con disabilità?
Questa mattina credo d’aver vissuto qualche istante di visione, tutta interiore. Non angeli in volo e non una qualche Madonna luminosa ed eterea, bensì un sorta di percezione sintetica, probabilmente mistica, chiara, netta, complice l’Eucarestia che stavo celebrando e le persone che avevo attorno, ospiti permanenti di una delle case delle Missionarie della Carità, a Phnom Penh. Si tratta per lo più di persone sole che non avrebbero altro luogo dove andare. Molte di loro hanno disabilità permanenti nel corpo e nella psiche, malattie debilitanti e deformanti fin dalla nascita e che si aggravano con l’andare degli anni....
La riflessione di Alberto Caccaro è a questo link:
https://www.vinonuovo.it/comunita/esperienze-di-chiesa/un-po-di-amore-in-prestito/
Stefano Levi della Torre: "Il Dio dei coloni israeliani, feroce come quello dei talebani"
Condivido pienamente quanto scrive Gabriele Boccaccini a commento dell'articolo di Stefano Levi della Torre: "Articoli come questi aiutano a superare facili semplificazioni e manicheismi e a capire le dinamiche interne alla societa' israeliana (e a quella palestinese) dove si confrontano visioni diverse e dove il tarlo del fondamentalismo religioso rischia di trascinare i due popoli alla rovina. Alla contrapposizione tra "palestinesi" e "israeliani" (alla demonizzazione degli uni o degli altri, che porta solo a radicalizzare lo scontro e allontana la pace) occorre sostituire il riconoscimento che la vera contrapposizione e' oggi tra fondamentalismo e tolleranza, un problema che attraversa trasversalmente entrambe le società". (BiGio)
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Voglio iniziare chiarendo che non sono una teologa, ma una psicologa e, soprattutto, una cristiana, seguace di una persona: Gesù. Oggi, l...
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