IV Domenica del Tempo Ordinario - Mt 5,1-12a

Imbattendoci nella prima Beatitudine con il termine “poveri”, si pensa subito ad una categoria economica mentre si deve capire che gli “anawim” di Dio (ovvero i “poveri” di Dio) hanno nulla a che fare con la carenza delle condizioni per giungere a fine mese senza dover fare i conti in tasca, fino all’aver poco o nulla per vivere. Gli anawim non sono una categoria sociologica ma “spirituale”.

 


Le cime dei monti fin dall’inizio dell’umanità sono state pensate i luoghi dove si potesse incontrare il divino. Anche nella nostra tradizione le esperienze fondamentali avvengono su di un monte, basta pensare ad Abramo, a Mosè ad Elia. Non può stupire allora che Matteo collochi il primo discorso di Gesù su di un monte o, più precisamente pur non essendo un luogo reale su ”il monte” con l’articolo determinativo, sul quale proclama le beatitudini. Si può pensare che questo testo sia molto conosciuto, in realtà indubbiamente tutti ricordano la prima “Beati i poveri in spirito” (nella versione di Matteo), ma per tutte le altre la memoria facilmente vacilla tanto da poter dire che sono sconosciute o almeno conosciute male. Inoltre se ci si pensa un po’ per lo più mettono a disagio ed è come se Gesù avesse proclamato beati i disgraziati della società e beatificato quelle condizioni di sofferenza e di dolore dalle quali ogni persona sana di mente si guarda bene dall’entrare e dove, se malauguratamente ci si trova, cerca di fare di tutto per uscirne.

In realtà alla base di tutto c’è un grande equivoco nato perché fino a qualche decennio fa nel cristianesimo si erano persi gli strumenti utili di conoscenza del mondo e della spiritualità ebraica, questo anche frutto della gravissima “teoria della sostituzione” che purtroppo continua a serpeggiare pure oggi.  Ovvero che il cristianesimo avrebbe sostituito l’ebraismo ritenendolo inutile, fino a pensare di poterlo totalmente cancellare, tanto è vero che anche oggi per lo più si parla di “vecchio” e “nuovo” Testamento; i più avvertiti parlano di “primo” e “secondo” Testamento, si dovrebbe invece rispettosamente parlare di Scritture ebraiche e Scritture cristiane; il termine “Testamento” può però avere un suo senso: quello della consegna di una eredità.

Imbattendoci nella prima Beatitudine con il termine “poveri”, si pensa subito ad una categoria economica mentre si deve capire che gli “anawim” di Dio (ovvero i “poveri” di Dio) hanno nulla a che fare con la carenza delle condizioni per giungere a fine mese senza dover fare i conti in tasca fino all’aver poco o nulla per vivere. Gli anawim non sono una categoria sociologica ma “spirituale”. Sono cioè coloro che riconoscono la propria realtà, i propri limiti difronte alla grandezza di Dio e spogliati dall’orgoglio si affidano a lui nella più grande fiducia per essere guidati nella vita. Non si basano sulle proprie forze, non si percepiscono autosufficienti ma riconoscono la propria fragilità, la debolezza della propria condizione umana, l’incapacità di rimanere fedeli alla sua Parola e si consegnano alla sua misericordia. Sono coloro che non trattengono nulla per sé ma si mettono in tutto a disposizione degli altri.

Se si ricorda due domeniche fa l’Evangelo ci poneva davanti alle caratteristiche del testimone che è colui che ha una giusta, realistica ed umile coscienza di se stesso, che non si sopravvaluta, che non si mette davanti a ciò che porge, che racconta con trasparenza senza vantare meriti la propria esperienza di Dio. Sono coloro che sanno “vedere lo Spirito” lasciandosi guidare da lui e il loro “frutto” sarà “amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22) diventando quella “Parola di carne” che siamo chiamati ad essere capace di raccontare l’infinita misericordia di Dio indistintamente verso tutti ed essere così le sue mani anche verso i poveri economicamente.

Sono coloro che diventano la narrazione vivente di chi è Dio, della sua signoria vengono perseguitati perché chiedono e vivono una società diversa nella quale al centro c’è l’altro non il proprio egoismo. Sono coloro che aderiscono al suo volere con fedeltà fin tanto da diventare e poter dire con Paolo “non son più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Questo è l’essere “giusti” secondo Dio, non secondo gli uomini; Beatitudine richiamata per quei discepoli vessati per esserlo fino all’insultato, alle menzogne e ogni tipo di male. La ricompensa è l’essere già oggi (non in un futuro indeterminato o dopo la morte) figli di Dio, in comunione con il Signore, in lui, con lui, come lui.

Oggi le cronache sono piene di intere nazioni perseguitate private di diritti, libertà, spogliate dei loro beni, sono condizioni narrate anche dal salmo 37 che elogia coloro che riescono a rimanere “miti”, cioè coloro che non si rassegnano ma si rifiutano di ricorrere alla violenza per ristabilire le giustizia. Non si lasciano guidare dall’ira, non alimentano sentimenti di odio e di vendetta. Anche Gesù si è presentato ed ha perseguito la mitezza lungo l’intera sua vita. Di certo non è stato un debole, un timido, un pusillanime, ma ha sempre affrontato i conflitti rifiutando l’uso della violenza, con pazienza, tolleranza, facendosi servo di tutti. Beati sono coloro che, di fronte alle ingiustizie, assumono i suoi stessi atteggiamenti.

Rileggendo tutte le Beatitudini con queste chiavi appaiono più chiare nel loro invito a rompere ogni spirale di violenza ed essere operatori di pace e così vivere oggi nel “regno dei cieli” (non “nei cieli”!), cioè nel regno dei figli del Padre.

(BiGio) 

Pace e guerra: rileggere Alex Langer

Il sentiero battuto da Alez Langer, posto sul crinale, estremo, risulta perciò essere molto fecondo per districarsi nell'attuale situazione mondiale.


Di fronte alle tragedie e alle viltà del proprio tempo Langer si chiede «che fare?». Domande gigantesche ci stanno davanti: come affrontare il male che distrugge e violenta? Come confrontarlo quando si mostra scatenato e cieco? Come poter difendere le nostre vite e quelle dei nostri cari? Come provare a difendere l’esistenza di quanti vengono triturati dalla guerra e dalla violenza? Come concretamente essere costruttori di pace (perché ci pare l’unica via[13] percorribile davvero)? Come  provare a rispondere, mi pare sia necessario ...

L'articolo di Fabrizio Mandreoli è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/attualita/societa/pace-e-guerra-rileggere-alex-langer/

Ancora su guerra, pace e cristiani oggi

Una riflessione di Enrico Peyretti sulla pace possibile e la guerra superabile a partire da una nota del teologo Severino Dianich (del 24 dicembre 2025), commentata anche da Guido Formigoni, Franco Monaco e altri 


Il “pacifismo” (parola impropria, deformante, che allude a ingenuo ottimismo) viene inteso come illusione, e non come cultura-educazione-politica di gestione non violenta, non omicida, dei conflitti seri, gravi. Invece, la cultura della Nonviolenza è un pensiero etico-politico-umanistico universale, serio, ed è sperimentato nella pratica storica, come strategia nonviolenta possibile, che è dovere della cultura e della politica conoscere e predisporre. Nonviolenza non è astensione, non è lasciar fare! Tutt’altro: è impegno per togliere ingiustizia e affermare la “verità della vita” (Gandhi). Ma il capitalismo delle armi non vuole la Nonviolenza, i politici la ignorano, gli studiosi la trascurano, guardando più la realtà clamorosa che non la ricerca umanizzante....

L'intervento di Enrico Peyretti è a questo link:

È possibile rimuovere le cause della povertà?

Contrastare la povertà usando forme di assistenzialismo è sicuramente un modo per ridurre le tensioni sociali nel breve periodo, ma in prospettiva, se non si interviene con decisione e lungimiranza sulle cause, si rischia di accrescere il  problema. 


La povertà è da anni un argomento che accende periodicamente lo scontro politico e se ciò accade vuol dire che nel tempo il tema non ha subito variazioni di rilievo, in altre parole non sono state affrontate o rimosse le cause che la determinano. Oggi si definisce povero un individuo che ...

La riflessione di Elio Cadelo, autore, insieme a Luciano Pellicani, di “Contro la Modernità – le radici della cultura antiscientifica in Italia” è a questo link:

https://formiche.net/2026/01/poverta/#content

La società non è più naturalmente cristiana

Quali discepoli e amici di Chenu, il grande teologo, dicevamo che la cristianità era finita, finita era l’epoca costantiniana, ma per questo fummo autorevolmente richiamati a non essere “disfattisti”. 
Ora, finalmente, tutti sono autorizzati a dirlo.


Resta vero per il discepolo di Cristo che fine della cristianità non significa scomparsa della fede. È tramontato un ordine di potere, di cultura, ma non la possibilità dell’adesione a Cristo. 
Il cardinale Zuppi giunge a discernere in questa crisi della cristianità un kairós, un tempo favorevole, un’occasione per tornare all’essenziale, agli inizi della Chiesa. È possibile! Ma non dimentichiamo che...

L'intero intervento di Enzo Bianchi è a questo link:

Liberi tutti?

 Il Rapporto ISPI 2026 fotografa il mondo del "liberi tutti": un mondo che sembra aver perso freni, regole e bussole. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Biancaha solo accelerato il trend già in atto della deregolamentazione della convivenza globale, in un contesto in cui l'ordine del dopoguerra si sfalda senza che emerga un'alternativa credibile. 


Così oggi le guerre tornano legittime, la diplomazia è spesso intesa come coercizione, le alleanze sono sempre più fluide e le istituzioni multilaterali ne escono indebolite. Dalla corsa agli armamenti alla crisi climatica, dalla frammentazione del commercio alla competizione tecnologica, questo annuario offre una chiave essenziale per comprendere perché la libertà senza regole rischia di trasformarsi in disordine permanente.

L'interessante Rapporto è scaricabile gratuitamente a questo link:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=o_su/8-70.=&:1e34769&x=pp&wx0b49c16dax.5g=srtxuNCLM

Premio Zayed per la Fratellanza Umana, anche all'Ong palestinese Taawon

Il riconoscimento per la fratellanza umana, giunto alla sua settima edizione, sarà assegnato anche alla organizzazione no-profit per il decennale lavoro umanitario e di sviluppo nella regione. Primo premio all'accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian, il secondo a Zarqa Yaftali, sostenitrice dell’istruzione delle ragazze dell’Afghanistan


Durante la cerimonia annuale al Founder's Memorial di Abu Dhabi, il prossimo 4 febbraio 2026, verrà dunque conferito il riconoscimento - insieme agli altri due premiati - all'organizzazione fondata nel 1983. La motivazione della premiazione è l'eccezionale lavoro umanitario e di sviluppo di Taawonche tocca la vita di oltre un milione di palestinesi ogni anno in Cisgiordania, a Gaza e nei campi profughi in Libano. Dalla sua fondazione, Taawon ha ...

L'articolo di Deborah Castellano Lubov è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-01/premio-zayed-organizzazione-palestinese-taawon.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Boom di conversioni di adulti, l’arcidiocesi di Parigi convoca un concilio provinciale

I dati delle conversioni fanno così tanto riflettere che per due anni tutte l’Ile de France sarà chiamata a parlarsi e capire cosa sta succedendo. E, soprattutto, come non perdere questa ondata di fede



Come uno shock inaspettato, il boom di battesimi e cresime adulte nell’arcidiocesi di Parigi e in tutta la Francia hanno risvegliato anche la Chiesa locale. Che, di fronte a tanto risveglio religioso, hanno deciso di riflettere, convocando un consiglio (concilio) provinciale di due anni, in tre fasi. Non per discutere di una crisi, ma per comprendere cosa fare per non disperdere la fede. Il Consiglio Provinciale ha una metodologia simile a quella sinodale, e vedrà il coinvolgimento di movimenti giovanili (tra cui scout, cappellanie ecclesiastiche e università cattoliche), includendo laici nel processo....

L'articolo di Andrea Gargliarducci è a questo link:

 

Esiste una relazione tra il disturbo di ansia negli adolescenti e il rischio di sviluppare dipendenze affettive

Esiste una relazione molto stretta e ben documentata tra i disturbi d'ansia in adolescenza e il rischio di sviluppare dipendenze affettive. Questa correlazione non è casuale, ma affonda le radici nel modo in cui un adolescente impara a gestire le proprie emozioni e a relazionarsi con gli altri.


Per rispondere in modo completo possiamo utilizzare due prospettive complementari: quella clinica (che ci spiega perché succede dentro la persona) e quella di comunità (che ci spiega cosa succede nel contesto di vita del ragazzo). Dal punto di vista clinico, l’ansia e la dipendenza affettiva sono spesso due facce della stessa medaglia. Ecco come si influenzano a vicenda...

L'articolo di Paolo Morocutti è a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2026/01/08/esiste-una-relazione-tra-il-disturbo-di-ansia-negli-adolescenti-e-il-rischio-di-sviluppare-dipendenze-affettive/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Gerusalemme: la testimonianza di pace delle comunità cattoliche ebreofone dopo il 7 ottobre

Un’esperienza di minoranza nella società israeliana, segnata dal dialogo tra popoli, dalla cura pastorale dei giovani e dall’impegno per giustizia, perdono e riconciliazione dopo il 7 ottobre


Come è cambiata la società israeliana a oltre due anni dal 7 ottobre 2023 e come questa “tragedia di massa” abbia impattato la vita dei fedeli del Vicariato: “Si percepisce una grande mancanza di fiducia. Subito dopo l’attacco terroristico di Hamas non abbiamo più visto arabi girare per Gerusalemme, anche qui nella nostra strada. Erano ed eravamo tutti spaventati. Poi lentamente abbiamo cominciato a rielaborare cosa era accaduto e la prima reazione, almeno per me, è stata rabbia derivata dalla paura. Ho partecipato a tanti funerali delle vittime dell’attacco perché tra i nostri fedeli ci sono amici e conoscenti delle famiglie colpite, ma ...

Il reportage di Daniele Rocchi è a questo link:


Giorno della Memoria: «Non ci si lavi la coscienza andando a lucidare pietre d’inciampo»

C’era molta amarezza nel discorso pronunciato al Teatro La Fenice dal presidente della Comunità ebraica veneziana Dario Calimani. Intervenendo alla cerimonia cittadina per il Giorno della Memoria, alla quale ha preso parte anche il sindaco Luigi Brugnaro, Calimani non ha nascosto il proprio sconcerto per un antisemitismo in crescita vertiginosa. E se «nessuno se ne accorge», ha accusato, per chi lo vive ogni giorno «è sconvolgente».


Calimani ha denunciato come in alcuni ambienti la Memoria sia ormai diventata un pretesto. Succede anche a scuola, ha spiegato con esempi concreti. «È davvero un governo di Israele a far risorgere il mostro millenario dell’odio antiebraico?», si è chiesto. «E se sì, è un effetto giustificabile? È davvero un conflitto, assurdo e disumano come ogni conflitto, a diffondere l’odio antiebraico in tutto il mondo, a provocare attentati alle sinagoghe e nelle spiagge, e aggressioni, intimidazioni e insulti per le strade delle nostre stesse città?». Calimani si è posto anche altre domande ...

L'intervento di Dario Calimani per ilGgiorno della Memoria è a questo link:

https://moked.it/blog/2026/01/26/venezia-dario-calimani-non-ci-si-lavi-la-coscienza-andando-a-lucidare-pietre-dinciampo/

La Giornata della Memoria. Da Auschwitz a Gaza. La responsabilità della nostra memoria

Auschwitz non è metafora, Gaza non è Varsavia: la responsabilità di distinguere tra Stato, governo, popolo e ideologia per una memoria che non incatena


In questi mesi si è rimessa in moto, in tutta Italia, quella grande organizzazione che è “Il Treno della Memoria” ed il suo pellegrinaggio laico, attraverso i luoghi che incarnano le ferite del Novecento inferte all’Europa, e che culmina ad Auschwitz, il monumento per eccellenza all’odio dell’uomo sull’uomo. Un viaggio della memoria strumentalizzato dalla ministra Roccella e dal governo Meloni, sull’onda dell’incapacità politica di posizioni chiare nel conflitto palestinese e di un’incontrollabile tensione negazionista. Il problema però è il prodotto di queste affermazioni, un dibattito che ha tentato di liquidare le atrocità di Gaza in una nuova...

Il parere di Valentina Celli è a questo link:

https://left.it/2026/01/12/da-auschwitz-a-gaza-e-la-responsabilita-della-memoria-nello-spazio-che-diventa-destino/

Ecumenismo, le Chiese cristiane in Italia firmano un Patto

L'evento nella cerimonia di apertura del 1° Simposio delle Chiese Cristiane in Italia a Bari: un impegno ad assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società



La firma dei leader di tutte le confessione cristiane in Italia si aggiunge alle dichiarazione del Cardinale Zuppi, che pone la questione: "Cosa significa affrontare assieme le grandi sfide di una cultura secolarizzata, che non crede più all’umanesimo evangelico che non sa parlare di pace, che diffida dell’umanitario, pervasa dall’idolatria dell’individualismo personale e di gruppo che riempie di paure e giustifica la forza e la chiusura?"....

La notizia di Angela Ambrosetti a questo link:

Il Testo del patto firmato da 18 Chiese è a questo link:

Referendum "Si" o "No"? Un aiuto per scegliere consapevolmente (1)

In vista del Referendum confermativo saranno pubblicati in parallelo sempre due articoli che possano aiutare i nostri lettori a orientarsi in una questione molto tecnica, dove sono da valutare i pro e i contro di due modi di organizzare il servizio della magistratura, entrambi praticati e legittimi nei sistemi costituzionali democratici. E, dunque, a scegliere responsabilmente che cosa votare.


Apriamo con gli interventi di Nicolò Zanon, giudice costituzionale e professore ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Milano, e Rocco Gustavo Maruotti, pubblico ministero a Rieti e segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati. Il primo sostiene che, a differenza di quanto pensano molti detrattori, sia la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti l'obiettivo essenziale della riforma, e che l'altro obiettivo fondamentale sia liberare i magistrati dal potere di influenza e di controllo delle correnti. Maruotti invece, schierato sulle ragioni del «no», è convinto che la legge nasconda un obiettivo ben più pregnante, ossia la completa riscrittura delle norme che regolano struttura, modalità di composizione e funzioni del Consiglio superiore della magistratura.

I rispettivi interventi sono a questi due link:

Nicolò Zanon: 

Rocco Gustavo Maruotti: 

III Domenica del Tempo Ordinario - Mt 4,12-23

Testimoniare è insegnare, predicare, curare: non ci si deve limitare ai proclami, ma a realizzare con gesti concreti l’essere uomini mossi dallo Spirito, guidati dal Padre realizzando così il suo regno. In fin dei conti non si è visto le scorse feste che la Parola è sempre un qualcosa di concreto, deve generare quello che annuncia?

 


Dopo la celebrazione della manifestazione di Gesù che si è stati chiamati a vivere nelle tre feste inscindibili dell’annuncio ai pastori ai poveri, ai diseredati (Natale), all’umanità (Epifania) e ad Israele (Battesimo), domenica scorsa si è iniziato il cammino di sequela con una pericope dall’Evangelo di Giovanni al cui centro c’è stato il tema della testimonianza di quanto vissuto in queste feste, di un qualcosa che ci sta sempre davanti e non si potrà mai comprendere e possedere totalmente. Oggi la Liturgia ci accompagna ad approfondire questo tema facendoci comprendere come non sia una iniziativa personale ma un invito a condividere un dono ricevuto. 

La prima cosa che la pericope di Matteo ci propone e ci ricorda, è che di fronte ad un evento c’è la necessità di un momento di riflessione, di presa di coscienza della situazione che può portare ad un cambio di prospettiva anche radicale, in ogni caso a delle scelte. È quanto fa Gesù che all’arresto di Giovanni si “ritira” confrontandosi anche con la paura che questo fatto porta con sé. Poi prende nelle sue mani la sua vita, assume le sue responsabilità, accoglie l’eredità del Battista ed inizia a testimoniare con le sue medesime parole ma andando al là del messaggio che si fermava sulla necessità di convertirsi, affermando e annunciando la vicinanza del Regno anzi presente già oggi tra di noi.

Anche il territorio è diverso: non nella Giudea ma nel distretto (gheil in ebraico) più a nord, una zona meno pericolosa perché più lontana da Gerusalemme: la Galilea delle Genti sulla Via del Mare dove convivono figli d’Israele e pagani. Giovanni chiedeva di convertirsi, Gesù non fa promesse ma annuncia una possibilità per il presente. Quando c’è una comunità, anche piccola, di discepoli che accetta di condividere quello che è, quello che ha, s’inizia il regno dei cieli perché è Dio governa queste persone e lo fa non emanando leggi che gli uomini devono osservare, ma comunicando loro il suo spirito, la sua stessa capacità d’amare. Dunque una continuità con il Precursore che diviene subito novità nell’annuncio e nell’agire di Gesù, che chiama con autorevolezza alla sua personale sequela affidando un compito.

Queto passaggio è un preciso invito a non rimanere ingessati in forme consuete, nel “si è sempre fatto così”, in questo modo ci si atrofizza e non si riesce a comunicare più nulla. È invece necessario il rinnovarsi nella continuità, accettando di innestarsi nella realtà che muta ininterrottamente.

Da allora Gesù cominciò …” è un nuovo inizio, quasi una nuova nascita che affiora da una situazione oscura capace di sfociare solo nella morte, è il far emergere una luce capace di illuminare chi vive nelle tenebre e guidare i passi delle persone sulla via della pace (Lc1,78-79). 

Anche il nostro oggi ha bisogno di un “Da allora si cominciò …” nelle molte situazioni di conflitto non prendendo le parti di uno o di quell’altro dei contendenti, ma di far emergere la luce della solidarietà verso tutti gettando ponti e non allargando fossati, condividendo le difficoltà di ambedue nel confronto schietto facendo venire alla luce quei passi che possono guidare ad una pace giusta per entrambi. Sarà il nascere di una novità, un venire alla luce è però necessario non rimane arroccati sulle proprie tradizionali posizioni ma sarà necessario mettersi in camminoandare oltre continuamente, cercare e percorrere senza soste nuovi percorsi, senza stancarsi sull’esempio di Gesù che non per nulla Matteo disegna con verbi di movimento. Questo è quello che può aprire alla speranza nella mitezza che è rinuncia alla forza, che dà dignità all’agire degli uomini che propone responsabilità di cura nei confronti dell’altro, soprattutto verso chi è nelle tenebre della violenza subita o agita, menomato dalla malattia, dalla miseria. “La luce di Cristo!” cantiamo la notte della Pasqua senza renderci conto che questa dona la vita ma solo all’interno di una relazione altrimenti non riesce a risplendere ma rimane comunque un lucignolo fumigante in attesa della nostra disponibilità.

Nel suo andare i primi destinatari della sua luce non sono i giudei, i puri, ma gli esclusi, i lontani e a chi incontra Gesù fa la sua proposta: “Venite dietro a me” e di seguito aggiunge l’incarico che sarà loro richiesto: vi farò pescatori di uomini”. Invita delle persone normali, forse anche al di fuori dell’ambito della religione per diventare non dei “pastori” (lui è l’unico pastore!), ma dei pescatori di uomini. Significa riuscire a tirarli fuori dal mare della condizione di morte in cui si trovano, sottrarli alle forze del male che, come acque impetuose, li dominano, li travolgono e li sommergono, senza temere le onde ma affrontandole non dispera mai evitando ogni protagonismo. Gesù indica allora cosa devono fare in favore degli uomini e Matteo lo riassume con tre verbi: insegnare portando luce a chiunque, predicare la Buona Novella annunciando a tutti una parola di speranza assicurando che l’amore del Padre è più forte del male dell’uomo e curare i malati. Vale anche per noi: non ci si deve limitare ai proclami, ma a realizzare con gesti concreti l’essere uomini mossi dallo Spirito, guidati dal Padre realizzando così il suo regno. In fin dei conti non si è visto le scorse feste che la Parola è sempre un qualcosa di concreto, deve generare quello che annuncia?

(BiGio)

Ecumenismo: laboratorio di pace

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è talvolta percepita come un affare per soli addetti ai lavori.


Ma al cuore del cammino ecumenico c’è invece una categoria radicalmente alternativa, quella di koinonia. È l’idea di un essere-insieme in cui la differenza (di posizioni, di pratiche, di modi di esistere) può certo essere talvolta un problema, ma è soprattutto una ricchezza, da far vivere in forme riconciliate. È per questo che la storia del movimento ecumenico attraverso il Novecento sia profondamente intrecciata con la ricerca della pace ...

La riflessione di Simone Morandini continua a questo link:

https://www.ilregno.it/moralia/blog/ecumenismo-laboratorio-di-pace-simone-morandini?utm_source=newsletter-mensile&utm_medium=email&utm_campaign=202522

Soldati israeliani in crisi: traumi di massa e suicidi

Troppo orrore, sensi di colpa e stress: raddoppiati i militari che si sono uccisi (279 i tentativi). Cresce la spesa per le cure: in 12.300 soffrono di problemi psicologici

La guerra iniziata il 7 ottobre 2023 ha portato a un’ondata senza precedenti di traumi psicologici e suicidi tra le truppe dell’Idf. Secondo il ministero della Difesa israeliano, dall’inizio del conflitto oltre 12.300 soldati sono stati inseriti nel programma di riabilitazione psicologica come post traumatic stress disorder (PTSD). Significa che sono colpiti da disturbi mentali, ansia, depressione. Un numero molto più alto rispetto al passato: rappresenta quasi il 40% di tutti i militari mai trattati per traumi da guerra negli 80 anni di storia dell’Idf. Secondo un’indagine interna citata dai media, solo dall’inizio del 2025 sono stati registrati 21 suicidi tra i soldati — parte di un conteggio che, complessivamente, parla di «circa 54» suicidi dall’ottobre 2023. Un rapporto del parlamento israeliano — basato su dati ufficiali da gennaio 2024 a luglio 2025 — documenta 279 tentativi di suicidio tra i soldati. Inoltre, la maggior parte delle morti per suicidio recenti riguarda soldati combattenti: il 74–78% nel 2025, contro una media del 42–45% nel periodo 2017–2022. 

Questi numeri segnano un’impennata drammatica rispetto al passato: la media annuale di suicidi nell’Idf, nel decennio precedente la guerra, era di circa 13 suicidi l’anno. Si può anche essere addestrati a fronteggiare qualunque ferocia, ma poi sotto la più formidabile ed equipaggiata divisa militare non ci sono solo muscoli. Secondo un’inchiesta interna, la maggior parte dei suicidi è «direttamente collegata al trauma» vissuto durante la guerra: esposizione prolungata al combattimento, scene violente, perdita di compagni, stress psicologico cronico. I medici descrivono una forma di PTSD massiva: decine di migliaia di militari soffrono di disturbi psicologici, molti senza diagnosi, molti non curati.

Un caso tipico riportato: un riservista, dopo aver prestato servizio a Gaza, rievocava costantemente odori di morte e riviveva flashback in momenti banali della vita quotidiana, perfino cambiando il pannolino al figlio. Le misure adottate includono l’invio di terapisti sul campo, linee telefoniche di emergenza, terapie di gruppo, ma gli esperti denunciano che il sistema è «in logoramento»: l’entità del fenomeno supera di molto la capacità di cura e riabilitazione. In un rapporto divulgato alla fine del 2025, si legge che il Dipartimento di Riabilitazione del ministero della difesa israeliano ha ricevuto oltre 85.000 soldati dall’inizio della guerra, di cui 28.000 per problemi di salute mentale. Di questi 28.000, 9.800-10.000 sono segnalati come affetti da PTSD. Il governo ha aumentato il budget per la riabilitazione: il dipartimento riceve oggi circa 4,6 miliardi di shekel (oltre 1,25 miliardi di dollari) all’anno, di cui una quota significativa è destinata proprio alla salute mentale. 

Gli esperti dichiarano che la portata del problema rimane oltre la soglia critica: molti soldati psicologicamente feriti non cercano aiuto, e tanti fra coloro che invece chiedono sostegno, ricevono cure inadeguate o troppo in ritardo. Secondo i terapeuti e le autorità, il trauma non si esaurirà con la fine del conflitto: molti veterani — specialmente riservisti — rischiano di convivere per anni con PTSD, depressione, senso di colpa, difficoltà di reintegrazione. La pressione psicologica, secondo gli esperti, potrebbe trasformarsi in una crisi sociale e sanitaria, con conseguenze anche collettive.

Se per i soldati dell’Idf — pur in ritardo — esistono dati, cure, statistiche, per la popolazione di Gaza la situazione è ben diversa. In una guerra che devasta città, case, vite umane, decine di migliaia di civili subiscono lutti, perdita di case, sfollamenti, bombardamenti continui. Ma non c’è un sistema reale — ancora meno uno pubblico — che permetta di misurare l’impatto psicologico su larga scala: le ferite psichiche causate dal terrore quotidiano restano invisibili, senza diagnosi, senza cure, senza memoria ufficiale. Secondo l’Oms e Save the Children, oggi 1,2 milioni di persone a Gaza hanno bisogno urgente di supporto psicologico, e oltre il 90% dei bambini mostra segni clinici di trauma severo. Ma il Board of Peace presieduto da Trump non è interessato a questo aspetto, e tantomeno lo sono i componenti del Board, da Tony Blair, all’ immobiliarista Steve Witkoff, ai leader che girano intorno all’operazione, da Al Sisi a Putin, da Erdogan a Meloni. Quando e se un giorno si proverà a fare i conti con questa guerra, si scoprirà che il numero di persone traumatizzate è molto più alto di quanto oggi evidenziano le statistiche. E non basteranno a sanarli i resort o i grattacieli che sorgeranno nel frattempo sulle macerie

Nel labirinto della nostra storia parola per parola: "Giustizia Internazionale"

Le parole hanno un peso, legato al loro significato. Ma quel significato si definisce a partire dalla storia, dalle trasformazioni culturali, dal vivere sociale. Le parole hanno una storia, ed è la nostra storia.

La giustizia internazionale è oggi sotto attac- co. La Federazione Russa ha condannato il 12 dicembre 2025 il giudice Salvatore Aita - la, vicepresidente della Corte penale internaziona - le (CPI), a 15 anni di carcere, per essere stato il presidente della Pre-Trial Chamber che aveva emesso nel marzo 2023 un mandato d’arresto per crimini di guerra contro Vladimir Putin e Maria Lvova Belova, commissaria per i diritti dei bambini della Federazione Russa, accusati di deportazione illegale di minori ucraini nell’ambito del conflitto in Ucraina. Gli Stati Uniti, con un ordine esecutivo del presidente Trump il 6 febbraio 2025 e poi ancora per bocca del segretario di Stato Marco Rubio il 6 giugno contro quattro giudici e il 17 dicembre contro altri due, hanno imposto sanzioni che costituiscono, come ha rilevato la stessa CPI, «un attacco contro le vittime innocenti, lo Stato di diritto, la pace, la sicurezza e la prevenzione dei crimini più gravi che sconvolgono la coscienza dell’umanità»...

L'analisi della parola "Giustizia Internazionale" di Marcello Flores è a questo link:

https://drive.google.com/file/d/15k5DUIhCt8SQZwm3LTckhm_L9khlAwsB/view?usp=sharing

Le disuguaglianze minano la democrazia Creano conflitti e nutrono i populismi

Entrambi questi fenomeni riducono la capacità di migliorare le condizioni complessive, per tutti. L'aumento del peso delle eredità, e la sua ridotta tassazione, ha ridotto il dinamismo economico e sociale, limitando l'uguaglianza di opportunità e la mobilità intergenerazionale. Le politiche dell'attuale governo sembrano orientate a confermare o accentuare i divari, invece di ridurli.


Il Rapporto Oxfam presentato ieri a Davos segnala che aumenta nel mondo la disuguaglianza non solo nei redditi, ma soprattutto nella ricchezza, con effetti anche sulla tenuta delle democrazie, là dove esistono. Per due motivi. Il primo è che i più ricchi hanno sempre maggiore possibilità di influire sulle decisioni politiche e talvolta anche di entrare direttamente in politica. Gli Stati Uniti della presidenza Trump ne sono forse l'esempio più estremo, anche se non unico, tra le democrazie, inclusa la pretesa di formare un contro-ONU ad inviti con quota di ingresso. Il secondo è che diseguaglianze troppo ampie producono conflitti, estraniamento (non voto), o affidamento a sirene populiste. Entrambi questi fenomeni, a loro volta riducono la capacità di una società di migliorare le condizioni complessive, per tutti, valorizzando appieno le capacità che ci sarebbero....

L'intervento di Chiara Saraceno è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202601/260121saraceno.pdf



Decreto da 500 milioni per potenziare la mobilità sostenibile nelle grandi città.

 Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha recentemente siglato un decreto innovativo per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree urbane di maggiori dimensioni.


Questo provvedimento, atteso da tempo, mira a sostenere i Comuni capoluogo di provincia con popolazioni superiori a 50.000 abitanti, così come le Città Metropolitane che si trovano nelle zone coinvolte nella controversia europea per quanto riguarda la qualità dell’aria. Il Programma di finanziamento prevede un investimento complessivo di 500 milioni di euro. Questi fondi saranno utilizzati per....

Cosa dice (e perché) la dichiarazione dei tre cardinali degli Stati Uniti

La Chiesa di Leone prende voce senza obbligare il papa all’“interferenza” e lo fa in un modo che probabilmente pochi si aspettavano: non per l’indirizzo “politico”, i tentativi di dipingere Leone per quello che non è ormai sono falliti, ma mandando la sua prima sollecitazione alla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. 


Tre cardinali degli Stati Uniti, Paese di nascita del papa regnante, hanno divulgato una dichiarazione comune. Poco dopo questa loro decisione il sito ufficiale della Santa Sede, VaticanNews, ne ha presentato il contenuto in un’ampia illustrazione che comincia così: con il nuovo anno “gli Stati Uniti sono entrati nel dibattito più profondo e acceso sulla base morale delle azioni dell’America nel mondo dalla fine della Guerra Fredda”....

La riflessione di Riccardo Cristiano è a questo link:

Come le nuove generazioni affrontano il cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è uno dei problemi più urgenti del nostro tempo e le nuove generazioni lo percepiscono non come una minaccia lontana, ma come una realtà concreta che influenza il loro presente e il loro futuro. Giovani attivisti, studenti, imprenditori e cittadini under 30 stanno sviluppando strategie innovative e iniziative locali per affrontare la crisi climatica, dimostrando che la creatività e la determinazione possono fare la differenza anche a livello comunitario.


In molte città del mondo, gruppi giovanili si stanno organizzando per monitorare l’inquinamento atmosferico, raccogliere dati sulle temperature urbane e creare mappe della vulnerabilità climatica dei quartieri. Questi progetti non solo aumentano la consapevolezza sul problema, ma forniscono strumenti concreti alle amministrazioni locali per progettare interventi mirati e più efficaci. In alcune realtà, gli studenti collaborano con università e startup tecnologiche per sviluppare sensori e app che misurano la qualità dell’aria o rilevano l’impatto delle ondate di calore, trasformando la ricerca scientifica in azioni tangibili e accessibili alla comunità...

L'articolo di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/come-le-nuove-generazioni-affrontano-il-cambiamento-climatico/2/

 

Ecumenismo, a Bari il primo Simposio delle Chiese in Italia

Cento delegati di diverse confessioni cristiane si incontreranno a Bari il 23 ed il 24 gennaio prossimi per individuare i cammini che, nei prossimi due anni, le rispettive comunità saranno invitate a percorrere. 


Secondo gli organizzatori, sarà un incontro nel quale ci si confronterà sull’ecumenismo come grammatica di pace, come dono per lo spazio pubblico, come cura della spiritualità e come sapienza delle differenze....

La presentazione è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-01/ecumenismo-dialogo-chiese-cristiane-italia-pace.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Disobbedire alla guerra

Colloquio con Vincenzo Camporini, Gad Lerner e Enza Pellecchia a cura di Marco Ventura


Reduce della Grande guerra, lo scrittore Jean Giono (1895-1970) fu un convinto pacifista. I suoi scritti e le sue attività, tra cui la creazione dell’«Organizzazione Contadour», gli costarono due periodi in carcere, nel 1939 quando si oppose alla mobilitazione e nel 1944 per sospetta connivenza con i nazisti. Nel 1937 pubblicò per Gallimard un volume (Refus d’obéissance) in cui raccolse l’articolo contro la guerra pubblicato nel novembre 1934 sulla rivista «Europe», nel ventesimo anniversario dell’inizio della Prima guerra mondiale, e quattro capitoli inediti del romanzo Le grand troupeau apparso nel 1931. Il volume esce ora per la prima volta in italiano, nella traduzione di Emanuelle Caillat e con due postfazioni, quella di Giuliano Ferrara, che contesta l’antimilitarismo di Giono, e quella di Gabriella Bosco, che situa il testo nella vita e nell’opera dello scrittore provenzale di padre piemontese (Mi rifiuto di obbedire, Einaudi Stile libero)....

Il confronto pubblicato su La Lettura del 18 gennaio 2026 è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202601/260118camporinilernerpellecchiavenura.pdf

La storia del miraggio di uno Stato palestinese

 La two-state solution ha retto per un quarto di secolo, o quasi: venticinque anni dopo i negoziati di Oslo


Ltwo-state solution ha retto per un quarto di secolo, o quasi. Fino all’arrivo di Donald Trump, rottamatore del politically correct anche in questo campo. Nella primavera-estate del 1993, quando in varie località della Norvegia si tenevano i colloqui segretissimi fra emissari di Peres e di Abu Mazen, con l’avallo di Rabin e Arafat, che dovevano sfociare nello storico accordo suggellato non a Oslo ma a Washington, la creazione di uno Stato palestinese in Cisgiordania e a Gaza sembrava ancora possibile. Certo, andavano sciolti alcuni nodi, intricati ma non insolubili – Gerusalemme, gli insediamenti, le modifiche dei confini, un limitato rientro di rifugiati, le clausole militari – ed era previsto che gli appositi negoziati si svolgessero fra il 1995 e il 1998.... 

Francesco Bastone ne ripercorre la storia a questo link:


La Stampa e La Repubblica: due storie in vendita

Il giornale-partito di Scalfari e il quotidiano della Fiat hanno accompagnato per decenni il vissuto di milioni di italiani con modelli differenti di informazione


Il brusco annuncio della dismissione di due testate come “la Repubblica” e “La Stampa” nell’immediato ha acceso una discussione tra gli addetti ai lavori, ma il tutto è stato rapidamente archiviato come una delle tante anomalie imposte dallo spirito del tempo. I riflettori si riaccenderanno presto, non appena sarà formalizzata la cessione dei due giornali, e in ogni caso la cesura con il passato sarà amplificata dalla coincidenza con due anniversari altamente simbolici: i cinquant’anni dalla nascita di “Repubblica”, che comparve in edicola il 14 gennaio 1976, e per “La Stampa” i cento anni di proprietà Agnelli. Due anniversari “pesanti” che consentono già di riflettere su una questione rilevante. E cioè quale sia il valore sociale di...

La riflessione di Fabio Martini è a questo link:


La violenza giovanile non si cura con le multe L'unica strada è ridare un senso alla vita

Servono adulti autentici, capaci di stare in relazione. L'umanità ha bisogno di un'alfabetizzazione emotiva degli adulti, di una nuova democrazia degli affetti. Non di nuove forme di prevaricazione adulta, spacciate per interventi educativi e normativi per ridurre la disperata violenza giovanile.

La violenza giovanile odierna non è quasi mai l'espressione di un conflitto generazionale. Nonostante l'evidente disinteresse adulto nei riguardi del presente e del futuro dei più giovani, il gesto violento è sempre più spesso rivolto contro se stessi o contro i coetanei. Anche la consapevolezza delle ineguaglianze sociali di chi cresce ai margini e nelle periferie non si traduce frequentemente in impegno politico, in richiesta di maggiore eguaglianza, in movimento collettivo che lotta per il riconoscimento dei propri diritti. Il conflitto generazionale è ai minimi termini. Se la trasgressione e l'opposizione non sono più la cifra distintiva dell'adolescenza odierna, allora sarà un problema educativo....

L'analisi di Matteo Lancini è a questo link:

Groenlandia, il punto di rottura

Le minacce di Trump all’isola artica, presidiata ora da pochi soldati europei, mettono in crisi la Nato e ottant’anni di sicurezza europea.



Anche se si trovasse un accordo in extremis, che consentisse a Trump di rivendicare una vittoria e agli europei di salvare l’integrità territoriale danese, è evidente che agli occhi di molti l’Alleanza è già in crisi. La minaccia di un’aggressione americana nei confronti di un alleato europeo e membro della Nato mina inevitabilmente i principi su cui si fonda l’alleanza. Ma allora cosa possono fare i paesi europei? ...

L'analisi dell'ISPI è a questo link: