La fede è sempre più “liquida”: uno su cinque cambia religione

Un'indagine su 80mila persone in 36 Paesi rivela che nella maggior parte degli Stati considerati, almeno un quinto degli intervistati ha abbandonato il gruppo religioso in cui è cresciuto


«Qual è la vostra religione attuale, se ne avete una? E con quale siete cresciuti nella vostra infanzia?». Due semplici domande, per un sondaggio che ha coinvolto circa 80mila persone adulte, la metà negli Stati Uniti, il resto in altri 35 Paesi alle più diverse latitudini. I risultati dell’indagine, pubblicati poche settimane fa dal Pew Research Center di Washington, rivelano che nella maggior parte dei Paesi considerati, almeno un quinto degli intervistati ha abbandonato il gruppo religioso in cui è cresciuto. Cristianesimo e Buddismo hanno registrato le perdite più significative, non tanto per conversioni ad altre fedi, ma per una progressiva tendenza a non avere più alcuna affiliazione religiosa. Ci sono popoli per cui è scelta rara quella di ...

L'articolo di Francesca Ghirardelli è a questo link:

https://www.avvenire.it/mondo/pagine/fede-sempre-piu-liquida-uno-su-cinque-cambia-religione 

Gli indigeni dell’Amazzonia: “Noi siamo la foresta. Vogliamo vivere, non sopravvivere”

Nella vasta area dell’America Latina vivono 305 popoli indigeni riconosciuti, con 274 lingue. Sono i custodi di una conoscenza millenaria del polmone verde del mondo. Cercano di sopravvivere tra infinite minacce, multinazionali estere, violenze e sfruttamento della natura... Qui sono loro a raccontarsi, tra fatiche e speranze. 


Nel cuore pulsante dell’Amazzonia brasiliana vivono 305 popoli indigeni riconosciuti, custodi di una conoscenza millenaria del polmone verde del mondo e del suo equilibrio. Parlano 274 lingue e, secondo i dati ufficiali del Brasile, il 13,8% del territorio del gigante sudamericano è oggi dichiarato “terra indigena”. Purtroppo le sfide per difendere queste terre e chi le abita da latifondisti, interessi di multinazionali e incendi (nel 95% dei casi dolosi) sono tante e all’ordine del giorno, come testimoniano. Papa Francesco aveva ammonito: “Gli indigeni dell’Amazzonia ci ricordano che non siamo padroni della natura, ma parte di essa” ....

L'articolo di Paolo Manzo è a questo link:

Gli Accordi di Abramo in frantumi. Chi ha strappato la tela?

Siglati nel 2020 per normalizzare le relazioni tra Israele e parte del mondo arabo, sembravano il segno di una riconciliazione sotto la regia Usa. Ora è saltato tutto: vanno comprese le responsabilità

Sono molti gli attori che hanno logorato la tela degli Accordi di Abramo, fino a strapparla. Innanzitutto, Hamas: il massacro del 7 ottobre e la presa di ostaggi sono stati attuati anche per impedire la normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele, che sembrava davvero alle porte. Poi sono venute le scelte del governo israeliano: l’interminabile guerra a Gaza e soprattutto la fame dei palestinesi assediati nella Striscia, fino ai piani di annessione della Cisgiordania, che affosserebbero qualunque ipotesi di “due popoli e due Stati”.

C’è un terzo attore, però, che ha una grande responsabilità nel fallimento politico e strategico – vedremo poi se anche formale – degli Accordi di Abramo: ...

L'analisi di Eleonora Ardemagni è a questo link:

https://www.avvenire.it/mondo/Pagine/gli-accordi-di-abramo-in-frantumi-chi-ha-strappato-la-tela?mnuid=522g32167g3ffd6cad0c9c5ff6fd3c264a93a2d951c66d50fd&mnref=s731%2Cobf32&utm_term=48946+-+https%3A//www.avvenire.it/mondo/Pagine/gli-accordi-di-abramo-in-frantumi-chi-ha-strappato-la-tela&utm_campaign=L%27Avvenire+della+settimana&utm_medium=email&utm_source=MagNews&utm_content=Il+meglio+della+settimana+13-Set-2025+%282025-09-13%29

Immobili ecclesiastici: riconvertire o “convertire”?

Il problema riguarda tutti gli Istituti religiosi, proprietari di immobili non più in uso per la chiusura dei seminari, la riduzione numerica, l’onerosità delle ristrutturazioni, i vincoli di carattere architettonico o monumentale… L’origine di questi immobili è stata possibile per la “beneficienza” dei poveri, ma le ipotesi di alienazione o cambio di uso, pur necessarie, seguono spesso la logica del profitto e non della “restituzione”. Spesso, ma non sempre.

La solidarietà individuale è stata spesso molto generosa, anche se poteva permettersela chi possedeva qualcosa di più, aderendo alla “tradizionale” beneficienza, fatta con l’evangelico “superfluo”, o rispondendo alle decine di bollettini e rivistine che propongono ancora collette a favore di missioni o progetti vari. Anche gli Istituti religiosi sono capaci di qualche scelta significativa per queste finalità ...

L'articolo di Renato Zanon è a questo link:

https://www.settimananews.it/vita-consacrata/immobili-ecclesiastici-riconvertire-convertire/?utm_source=newsletter-2025-07-01

Federazione israelo-palestinese: una proposta

Fu davvero l’assassinio di Rabin a far crollare il sogno di pace? Oppure forse gli Accordi di Oslo erano già minati alla loro base? Andrea Piazza riflette e dialoga qui con Riccardo Bocco autore, con Nigel Roberts, del volume An Israeli-Palestinian Federation. An alternative approach to peace, OpenEdition, 2025.


Mi ricordo ancora, come se fosse ieri, la sera del 4 novembre 1995. Mi trovavo in un pub con amici. Parlavamo e scherzavamo davanti a una birra. Sembrava un sabato sera come tanti altri. Nella sala attigua c’era una TV alla parete. Su quello schermo iniziarono a comparire delle immagini strane e incomprensibili: c’era una folla concitata e, nella parte bassa del video, scorrevano delle scritte. Doveva essere accaduto qualcosa di grave. Avvicinandomi alla TV, vidi che si trattava di Israele. Qualcuno aveva sparato al premier Yitzhak Rabin. Quella sera ebbi la sensazione di vivere in un momento storico di rottura. Stava svanendo il miraggio di una soluzione, che pareva ormai così vicina, al tragico conflitto israelo-palestinese....

La recensione del libro di Andrea Piazza è a questo link:

https://www.settimananews.it/politica/federazione-israelo-palestinese-una-proposta/

L’islam globale? Mezzaluna calante

Sessantun anni, di famiglia indiana trasferitasi a Zanzibar e poi a Dar es Salaam, la capitale della Tanzania dov’è nato e cresciuto, emigrato in Canada nel 1979, Faisal Devji è non a caso uno tra i maggiori esperti di storia globale.


 Uscirà allora, il 26 agosto negli Usa per Yale University Press, il suo nuovo libro Waning Crescent. The Rise and Fall of Global Islam. Il volume racconta la parabola dell’islam globale emerso dopo la caduta degli imperi safavide in Persia, moghul in India e ottomano, poi affermatosi nel quadro della guerra fredda durante il Novecento e ora, secondo l’autore, in fase calante. «La Lettura» lo incontra presso il St. Antony’s College per dialogare sulle sue tesi.

L'intervista a cura di Marco Ventura è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202507/250719devjiventura.pdf

Libertà di stampa ai livelli più bassi degli ultimi 50 anni

Lo rivela un rapporto dell’International institute for democracy and electoral assistance (Idea), think tank sulla democrazia con sede a Stoccolma. Afghanistan, Burkina Faso e Myanmar hanno registrato le diminuzioni più significative. Al contempo, «un Paese su tre in Europa ha registrato un calo della libertà di stampa», denuncia lo studio. L’analisi del giornalista e storico Pierluigi Allotti: a incidere è il contesto delle guerre in corso


La libertà di stampa in tutto il mondo è diminuita significativamente negli ultimi cinque anni, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 50 anni. È il risultato del rapporto pubblicato oggi dall’International institute for democracy and electoral assistance (Idea), think tank sulla democrazia con sede a Stoccolma. Afghanistan, Burkina Faso e Myanmar, Paesi già segnalati come realtà critiche in altre rilevazioni sul tema, hanno registrato i cali più significativi. Più della metà dei Paesi del mondo (54%) ha registrato un calo in uno dei cinque indicatori chiave della democrazia tra il 2019 e il 2024, riporta lo studio. Mai si era assistito, ha aggiunto, a un deterioramento «così acuto»....

L'articolo di Giada Aquilino è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-09/liberta-stampa-rapporto-idea-minimi-storici-50-anni.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il credo putiniano

La Russia oggi vive in un sistema ideologico coercitivo e totalizzante, fondato sulla manipolazione della storia e sul controllo della memoria nazionale, piegato agli obiettivi del Cremlino

Il 9 maggio, anniversario della resa tedesca agli Alleati, si è tenuta sulla Piazza Rossa la consueta parata. Putin l’ha aperta affermando: “I nostri padri, nonni e bisnonni hanno salvato la Patria. E ci hanno lasciato in eredità il compito di difendere la Patria, di restare uniti e di difendere con fermezza i nostri interessi nazionali, la nostra storia millenaria, la nostra cultura e i nostri valori tradizionali, tutto ciò che ci è caro, che ci è sacro”. Queste parole racchiudono l’essenza del credo putiniano: un sistema ideologico eterogeneo, coercitivo e totalizzante, fondato sulla manipolazione della storia e sul controllo della memoria nazionale, piegate agli obiettivi del Cremlino...

L'analisi di Giovanni Cadioli è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/il-credo-putiniano?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+16+giugno+%5B10086%5D

L'omicidio di Charlie Kirk e gli Usa sull'orlo del caos politico

L’uccisione dell’influencer conservatore, tra cordoglio bipartisan e accuse incrociate, diventa nuovo terreno di scontro in un’America sempre più divisa, la cui democrazia vacilla.



L’uccisione di Charlie Kirk scuote l’America nel profondo. Un altro esempio di una spirale di violenza politica nella quale gli Stati Uniti sono ormai avviluppati da anni. Violenza, questa, alimentata dalla polarizzazione, dal rifiuto della legittimità politica dell’avversario e dalla sua reiterata rappresentazione non come un normale competitor politico ma come una minaccia esistenziale per la democrazia statunitense. Donald Trump è il prodotto di questo contesto, non la sua causa. Ma una volta eletto Presidente ne è divenuto ...

L'analisi dell'ISPI è a questo link:

Ad Haiti infanzia sotto assedio. L'Unicef: bambini prime vittime delle gang

 Nel Paese caraibico i minori sono vittime dirette delle gang, con abusi, reclutamento e omicidi in aumento. Metà dei membri delle bande sono minori e Port-au-Prince resta sotto controllo delle bande criminali, mentre l’Onu denuncia la carenza di finanziamenti


Ad Haiti l’infanzia non è soltanto spettatrice innocente della violenza, ma ne è diventata la vittima principale. I bambini sono sempre più esposti alla brutalità dei gruppi armati che li trasformano in strumenti di guerra e sfruttamento. I dati diffusi dall’Unicef parlano chiaro: nel Paese i più piccoli vivono una tragedia che ogni giorno ne minaccia la sicurezza, la dignità e il futuro. «Ciò che è allarmante è l’aumento quasi del 700 per cento dei casi di reclutamento e sfruttamento di bambini», ha dichiarato la direttrice esecutiva dell’Unicef, Catherine Russell nel suo intervento al

L'articolo di Sara Costantini è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-08/hait-infanzia-sotto-assedio-bambini-vittime-delle-gang.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT