Trump: il bastone militare e la carota mariana

Gli osservatori del ruolo internazionale della Casa Bianca, probabilmente concentrati sul documento della National Security Strategy, datato novembre 2025 e pubblicato il 4 dicembre, hanno prestato scarsa attenzione al Presidential Message on the Feast of the Immaculate Conception, che è stato diffuso l’otto dicembre scorso (cf. qui sul sito della Casa Bianca). 


Lo hanno invece subito tradotto – e celebrato, con ditirambica ammirazione e una buona dose di pia commozione – i siti del tradizionalismo cattolico italiano, come Messainlatino.it e il Timone. Qualcuno, ad esempio il fondatore del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, ha diffuso un post in cui è giunto a presentare il messaggio come espressione esemplare di quella laicità cristiana che, trascurata dai Governi europei, il suo partito, non a caso consacrato al Cuore Immacolato di Maria, intende promuovere. Ma, al di là dei circoli tradizionalisti  il messaggio di Trump merita considerazione. Pare infatti difficile scindere i due documenti che nel giro di qualche giorno sono stati messi in circolazione dalla Casa Bianca....

L'analisi di Daniele Menozzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/politica/trump-il-bastone-militare-e-la-carota-mariana/?utm_source=newsletter-2025-12-16

Il Vangelo in dialetto: genealogia, antropologia e politica del presepe

Il presepe non è un semplice manufatto artigianale, né un mero residuo folklorico destinato a spolverare la nostalgia di un tempo perduto durante le festività decembrine. Al contrario, esso si configura come una delle più complesse e resilienti “macchine mitologiche” dell’Occidente cristiano, un dispositivo culturale in grado di attraversare i secoli metabolizzando i mutamenti sociali, estetici e teologici, per restituirceli sotto forma di una rappresentazione plastica e teatrale.


Se osserviamo il fenomeno nella sua interezza, basandoci sulle approfondite analisi antropologiche condotte da Marino Niola ed Elisabetta Moro, emerge una distinzione fondamentale che funge da chiave di volta per comprendere l’intera fenomenologia presepiale: mentre il presepe di matrice francescana rappresenta la Natività in senso stretto, focalizzandosi sul mistero teologico dell’Incarnazione, il presepe napoletano — che costituisce l’apice barocco ed evolutivo di questa tradizione — rappresenta l’umanità. Questa distinzione non è puramente accademica, ma sostanziale. È la ragione per cui il presepe ha conquistato l’immaginario globale, travalicando i confini della fede cattolica per diventare un oggetto amato da credenti e non credenti, da cristiani e laici....

L'acuta analisi di Adriano Virgili è a questo link:

https://www.adrianovirgili.it/il-vangelo-in-dialetto-genealogia-antropologia-e-politica-del-presepe/?fbclid=IwY2xjawOv5P1leHRuA2FlbQIxMABicmlkETFyajI2UkpLTnlyN3h4ZkNSc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHhBkQiGJn2bTAvNSxG4YL0QiMIaWhYmAOKICwlTPK7-GXJrMZ4k_e51FmTCL_aem_mCHJ_CArkR1RvwLc2tUmDw

Quando il papa non piace perché non si adegua

Sembra che in questi giorni riaffiora il riflesso automatico di mettere a confronto i Papi, come se il papato fosse una sequenza di stagioni contrapposte. Era prevedibile. Chiunque fosse succeduto a Francesco avrebbe incontrato difficoltà, perché negli anni si è costruita un’immagine che lo ha trasformato in categoria culturale, più che in Successore di Pietro.

Non sorprende, allora, l’uscita di Augias. Alla constatazione che papi come Francesco emergono raramente nella storia, replica di non aver capito che Papa sia Leone XIV. Lo dice con aria perplessa, come se il Papa dovesse presentarsi con un libretto di istruzioni allegato. Se non è immediatamente classificabile, allora non funziona. È un criterio curioso, applicato a una Chiesa che da duemila anni attraversa la storia proprio senza lasciarsi spiegare troppo in fretta.

Si sente ripetere che la Chiesa ha perso il mondo. Forse emerge un altro dato: il mondo fatica a sopportare una Chiesa che non si adegua ai suoi linguaggi, alle sue ansie, alle sue mode. Quando la Chiesa smette di essere un commento culturale e torna a essere una voce che richiama, orienta, interpella, diventa incomprensibile. Non per mancanza di parole, per densità di verità.

Una cosa appare chiara: Papa Leone XIV non sembra interessato a piacere. Non semplifica, non si propone come simbolo rassicurante, non parla per slogan. Questo disorienta chi era abituato a misurare la fede in termini di consenso. La Chiesa, però, non è nata per essere capita subito, né per ottenere riconoscimenti comunicativi. È nata per custodire ciò che ha ricevuto.

Forse non abbiamo perso il mondo. Forse abbiamo smesso di rincorrerlo. E quando la Chiesa cammina senza inseguire applausi, qualcuno resta indietro e grida che è scomparsa. In realtà è ancora lì, come sempre, con la pazienza dei secoli e una memoria più lunga delle mode. Questo Papa non è facile da decifrare. La fede, a dire il vero, non lo è mai stata.

Colpisce lo stile di Papa Leone XIV. Non offre alcun appiglio per leggere il suo pontificato come opposizione a Francesco. Al contrario, lo cita frequentemente, proprio per mostrare una continuità reale. E mentre si pone in continuità, compie un gesto più profondo: si oppone all’idea che un certo mondo si è costruito di Francesco. Un’idea selettiva, funzionale, spesso piegata a letture ideologiche che avevano bisogno di un Papa contrapposto alla Chiesa, quasi estraneo alla sua continuità.

Lo stile di Leone è rivelatore. Non corregge, non smentisce, non prende le distanze. Riporta. Riporta Francesco dentro l’alveo vivo della Chiesa, dentro una Tradizione che accoglie, interpreta, custodisce. Lo fa con naturalezza, senza proclami, mostrando che il pontificato di Francesco non è stato una parentesi isolata, né una rottura, né una sospensione della storia ecclesiale.

Chi per anni ha avuto bisogno di leggere Francesco come alternativa alla Chiesa ora si trova disorientato. Non perché Leone contraddica, perché sottrae terreno alla contrapposizione. Quando Francesco viene restituito alla sua collocazione autentica, quella narrazione perde forza e si svuota.

Non è in corso uno scontro tra Papi. È in atto il superamento di una lettura ideologica del papato. La Chiesa, come ha sempre fatto, procede per continuità, non per rotture teatrali. Questo delude chi attende conflitti simbolici e offre sollievo a chi riconosce nella Chiesa una storia più lunga delle mode e una pazienza più profonda dei commenti.

Papa Leone non cancella. Ricompone. E in questo gesto silenzioso si riconosce una fedeltà che molti faticano ancora a vedere.

(don Mario Proietti)

“Chi sono io?”: lettere sull’identità, la repressione e la malattia

Ecco lo scambio di lettere tra Shamsia e Francesca Melandri. Queste lettere sono state prodotte nell'ambito del progetto Untold Narratives – Weiter Schreiben, un programma di scambio epistolare che mette in contatto scrittrici che vivono in Germania e Afghanistan, sostenuto dalla KfW Stiftung.


Untold Narratives è un programma di sviluppo rivolto a scrittrici strutturalmente emarginate dalla comunità o dai conflitti, con l'obiettivo di sviluppare le loro opere di narrativa e saggistica, condividere le loro storie con comunità più ampie nella loro lingua e raggiungere un nuovo pubblico globale attraverso la traduzione.

 

Le lettere:

 

Una donna può vivere una vita dignitosa in Afghanistan? – Lettera 1

La vita è il dono più prezioso – Lettera 2

Le fratture possono essere finestre sulla luce - Lettera 3

Chi sono? Questa è la domanda cruciale – Lettera 4


Tutto in ValigiaBlu a questo link:


https://www.valigiablu.it/melandri-shamsia-identita-malattia-repressione-afghanistan/

IV Domenica di Avvento - Mt 1,18-24

Giuseppe supera il suo dilemma seguendo la volontà del Padre che si accoglie nel silenzio (il “sogno”) dell’ascolto (Shemà), che si fa discernimento personale che chiede di essere messo in pratica. È un cammino che prima o poi ciascuno di noi è chiamato fare per superare momenti difficili di fronte ai quali ci si trova soli.


 

La prima sezione di questo nuovo Anno Liturgico sta volvendo al termine ed è stata tutta tesa a risvegliare nei credenti l’attesa del Veniente che non è stato facile all’epoca riconoscere e non lo sarà quando, al compimento del tempo conosciuto solo dal Padre, tornerà. Un “Veniente” che ha due nomi come l’Evangelo di oggi ci rivela: “Dio salva” e “Dio con noi”.

Ogni epoca ha nel tessuto della sua storia una attesa messianica dalle caratteristiche anche molto diverse configurate dalle difficoltà della vita e della società. Anche Giovanni il Precursore è stato incerto non riscontrando in Gesù le sue ipotesi e domenica scorsa Gesù non gli ha risposto “Si, sono io” ma l’ha posto di fronte a sei realtà: la guarigione dei ciechi, dei sordi, dei lebbrosi, degli storpi, la risurrezione dei morti e l’annuncio del vangelo ai poveri. Sei come i giorni della creazione a dire che oramai il mondo nuovo, il Regno del Padre era sorto.

L’Evangelo di oggi ci narra “come avvenne la nascita di Gesù Cristo” attraverso l’annuncio a Giuseppe da parte di un Angelo della maternità di Maria.

Si deve fare attenzione a non confondere e peggio ancora a fondere assieme i due racconti di Matteo (che viene proclamato oggi) e di Luca. Non sono pagine di cronaca ma di teologia, diverse tra di loro perché i loro intenti verso le due distinte comunità per le quali scrivono il loro Evangelo. Per questo non sono uguali e presentano anche la nascita di Gesù secondo quanto le loro due diverse comunità cristiane sono giunte a conoscerlo alla luce della Pasqua. Quest’ultimo elemento lo si comprende bene in Matteo perché aggiunge al nome di Gesù il termine: “Cristo”, l’unto, il messia che diventa la sua identità specifica solo dopo l’esperienza della morte e risurrezione. Allora anche la nascita di quel bambino va letta e prende senso solo in quella luce che porta a rileggere l’intera sua vita.

Per comprendere bene la pericope di oggi è pure necessario calarsi nella cultura e lingua ebraica del tempo nella quale non esisteva la parola “genitori” e chi “generava” era solo il padre, la madre era soltanto un fattore necessario perché il seme potesse maturare. Lo si comprende anche dalla genealogia di Gesù con la quale inizia il primo capitolo dell’Evangelo di Matteo nei versetti immediatamente precedenti al brano di oggi; da Abramo per 16 generazioni si legge che un uomo generò un altro uomo che a sua volta … fino a che “Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo”. È una novità assoluta e incredibile: si interrompe la trasmissione di padre in figlio per dirci che con Gesù inizia un qualcosa mai avvenuto prima: la forza creatrice di Dio, quella stessa che ha dato origine al mondo ora fa di nuovo irruzione in Maria che “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. In ebraico il termine spirito, ruah, è di genere femminile; quindi Matteo è attento a non confondere questo evento con le leggende degli dei che si accoppiavano con fanciulle: qui avviene un inedito, inizia una realtà totalmente nuova e Giuseppe si trova di fronte a un drammatico dilemma. Lui che “era un uomo giusto” non in senso morale ma perché osservava tutte le norme e le prescrizioni della Legge, sta pensando ripudiare in segreto Maria (poteva essere fatto senza motivarlo), evitando di denunciarla che avrebbe portato alla sua lapidazione come adultera; questo era prescritto. I due erano già “sposati” ma tra quest’atto e la “convivenza” doveva passare almeno un anno senza che si vedessero. Giuseppe era diviso tra il rimanere fedele alla Legge o al trasgredirla quando “gli apparve in sogno un angelo del Signore”. In Matteo questa espressione compare tre volte: qui, per preservare questa la vita dalle trame omicide di Erode e al momento della risurrezione. È una rivelazione della volontà del Padre che si accoglie nel silenzio (il “sogno”) dell’ascolto (Shemà), che si fa discernimento personale che chiede di essere messo in pratica. È un cammino che prima o poi ciascuno di noi è chiamato fare per superare momenti difficili difronte ai quali ci si trova soli.

Giuseppe viene rassicurato e gli viene chiesto di dare il nome di Jeshuà (Dio salva) al bambino che Maria genererà perché joshuà cioè “salverà il suo popolo” (è questo che significa questo secondo termine). In altre parole, seguendo il gioco di parole che il cambio di una sola vocale realizza, si può dire che “si chiamerà Salvatore perché salverà il suo popolo”. 

Poi Matteo conclude citando Isaia (7,14) “Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noiÈ qui dove l’evangelista voleva portarci e che sarà il filo conduttore di tutta la sua teologia, di tutto il suo vangelo. Perché filo conduttore? Perché questo termine appare qui all’inizio e tornerà e poi alla fine con le parole di Gesù: “Io sono con voi per sempre fino alla fine dei giorni”.

Questa è la novità che Gesù ci porta: un Dio non lontano, ma un Dio con noi. Allora, se Dio è con noi, non è più un Dio da cercare (quindi stop all’ascesi), ma da accogliere, e con Lui, come Lui, andare verso gli uomini a portare un’onda d’amore ad ogni creatura, liberi da ogni consuetudine, regole religiose, leggi di ogni tipo. Così come ha saputo fare Giuseppe seguendo il soffio dello Spirito che fa breccia aprendo sempre nuove strade per la misericordia del Padre.

(BiGio)

Presepe, simbolo culturale o bersaglio ideologico?

Nell’attuale contesto politico la negazione del presepe non può essere considerato un gesto di libertà ma, un’iniziativa volta a destabilizzare le coscienze per creare profonde spaccature nella società.

Anche quest’anno non sono mancate le polemiche sul presepe. Lo scontro è avvenuto con quanti, ricoprendo anche ruoli istituzionali, si sono rifiutati di allestirlo per non offendere minoranze religiose (islam in particolare) o perché, essendo laici, hanno ritenuto di delegare la scelta di realizzarlo o meno ad altri soggetti. Le polemiche hanno riguardato, anche quanti hanno allestito presepi stravolgendo il suo significato e il messaggio natalizio. Insomma, ogni anno l’allestimento del presepe, anziché essere un rito di concordia e di riconoscimento di valori comuni che vanno ben oltre il cattolicesimo, diviene un atto divisivo. Sarebbe, però, superficiale relegare questi episodi alla cronaca come gesti di ...

La riflessione di Elio Cadelo è a questo link:

https://formiche.net/2025/12/presepe-simbolo-culturale-bersaglio-ideologico/#content

Da Putin in India alla nuova strategia del Pakistan. Cosa sta succedendo nell’Asia Meridionale

La visita di Putin in India si inserisce in un profondo riassetto dell’Asia meridionale, segnato dall’avvicinamento tra Pakistan, Cina e Bangladesh e dall’isolamento strategico di Nuova Delhi. Tra nuove alleanze, diplomazia religiosa e tensioni lungo l’Himalaya, l’India riafferma la propria autonomia strategica mentre Russia e Cina consolidano il loro asse eurasiatico

La visita bilaterale del presidente russo Vladimir Putin in India deve essere letta alla luce della profonda volatilità geopolitica e dei cambiamenti strutturali in corso in Asia meridionale e sudorientale. Quasi un terzo dell’umanità vive nello spazio compreso tra India, Cina, Pakistan, Bangladesh, Afghanistan e l’intero subcontinente indiano, un’area attraversata da una guerra per procura sanguinosa per l’influenza regionale. Storicamente, la Russia ha svolto il ruolo di mediatore tra India e Cina. Tuttavia, l’isolamento internazionale di Putin e di Mosca ha spinto la Russia verso una dipendenza sempre più marcata dalla ...

L'analisi di Vas Shenoy è a questo link:

https://formiche.net/2025/12/da-putin-in-india-alla-nuova-strategia-del-pakistan-cosa-sta-succedendo-nellasia-meridionale/#content


Il giardino dei mandorli in fiore per la vita di chi perde un figlio

 La fraternità di Romena accoglie genitori in cerca di risposte al loro dolore



(CorSera 9 dicembre 2025)

 

Afghanistan e Pakistan, tensioni pericolose

Le due nazioni, negli ultimi mesi divise da scontri militari al confine, faticano a trovare un accordo stabile di pace. Mario Angelo Rodrigues, sacerdote e preside del prestigioso Istituto superiore cattolico St. Patrick a Karachi, lancia un appello al negoziato e al dialogo, sottolineando l'impegno della minoranza cristiana nel Paese


Il Pakistan, che negli ultimi mesi ha subito attacchi terroristici nel suo territorio, ha risposto con bombardamenti aerei, accusando i talebani, che dal 2021 governano l'emirato dell'Afghanistan, di tollerare o di non fare abbastanza per fermare i militanti Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP) che si nascondono e utilizzano il territorio afghano per lanciare gli attacchi. Kabul nega ogni addebito, ma ...

L'articolo di Paolo Affatato è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-12/afghanistan-pakistan-sicurezza.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

No alla caccia alle streghe degli ultra

 No alla caccia alle streghe degli ultra contro il cardinale Fernández, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e simbolo vivo della primavera di Francesco.


C’è odore di vendetta e di regolamento di conti. Da quando Francesco ha nominato Víctor Manuel «Tucho» Fernández a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, gli ultra ne hanno fatto il loro bersaglio principale e preferito. Non gli perdonano tre cose: essere argentino, essere un caro amico del papa che ha cambiato il corso della Chiesa e aver osato, a partire dalla vecchia Inquisizione, parlare di Vangelo, di discernimento, di primato della misericordia e di centralità delle vittime. Non prendiamoci in giro: il problema è che tutta la produzione dottrinale di Tucho porta un’impronta chiara: fedeltà al Vaticano II, lettura pastorale e missionaria della dottrina e difesa di un’ortodossia che non si confonde con rigidità né con archeologia....

L'articolo di José Manuel Vidal è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202512/251209vidal.pdf