Ravagnani: dai giovani un grido, forse l’ultimo. Ora va ascoltato sul serio

 Evitiamo che questo evento, incredibilmente bello, resti isolato. Le folle di Roma non smentiscono la "crisi della fede" ma chiedono una Chiesa che cammina davvero con loro

In questi giorni, a Roma, sono convenuti centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo. Zaino in spalla e cuore aperto, hanno viaggiato per giorni, hanno faticato sotto il sole, hanno investito i loro risparmi. Perché? Per ascoltare parole di senso, di fede, di incoraggiamento. Per cercare una voce capace di orientare il caos delle emozioni, dei dubbi, delle ferite, dei desideri che portano dentro. Per accogliere il dono della speranza.

Ma ora, in realtà, tocca anche alla Chiesa ascoltare tutti questi giovani....

L'intero intervento è a questo link:

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/giubileo-ravagnani-dai-giovani-un-grido-forse-l-ultimo-e-ora-va-ascoltato-sul-serio

inSiEME 2025 - Convivenza Islamo-cristiana nel Monastero di Bose e una Poesia di Pace

I partecipanti, che in questi giorni hanno non solo parlato di speranza, ma hanno contribuito a gettare semi di speranza e a curarne i virgulti. Speranza di pace e fraternità in un tempo di conflitti e violenze diffuse e atroci. Giacché “ogni dialogo è un disarmo, ogni mano tesa è un argine contro la prossima guerra”: parole che Djenebou Sony, una ragazza del Mali che ora vive presso Rondine Cittadella della pace (Arezzo), ha voluto consegnare ai presenti attraverso un “Poesia di pace”, una preghiera che invita tutti noi a essere “uniti e determinati a costruire un mondo di pace”.


Poesia di pace

Le nostre voci, le nostre lotte — la dolce tristezza della pace da costruire.
Non siamo nati per raccontare
né i nostri dolori, né le nostre pene, né queste lacrime ardenti.
Perché offrire al mondo le cicatrici dei nostri cuori,§
quando la guerra già intreccia così tanti racconti spezzati?

Eppure...
Sotto la cenere dei nostri silenzi, un soffio fragile resisteva.
Prima di Rondine in Italia, prima del dialogo, prima del coraggio di capire,
pensavamo che le nostre storie non avessero peso.

Ma oggi sappiamo:
anche la voce più tremante può diventare luce.
Anche un sussurro può spezzare le catene dell’odio.

Siamo figli del Libano, della Palestina, dell’Armenia e dell’Azerbaigian,
del Congo, e dell’Ucraina, del Mali e di tanti altri luoghi di guera.
Neri o bianchi, donne e uomini, uniti dal dolore e dalla speranza.
Nati sotto cieli trafitti dai proiettili,
dove le ninne nanne si spengono sotto il rombo dei fucili.
Dove le aule diventano rifugi precari,
e ogni lezione è un atto di resistenza contro l’oblio.

....

Il racconto dell'incontro e l'intera poesia è a questo link:

https://monasterodibose.it/comunita/notizie/vita-comunitaria/16618-insieme-2025-convivenza-islamo-cristiana

Giornata internazionale contro la tratta, allarme globale dell'Onu

Un fenomeno sommerso che genera sofferenze per milioni di persone e un giro d'affari da 150 miliardi di dollari all’anno per i gruppi criminali in 128 Paesi. La denuncia dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e la criminalità in occasione dell'ordierna Gioranta contro la tratta degli esseri umani. Particolarmente a rischio i bambini: secondo Save the Children, una vittima su tre è minorenne


La tratta non è un crimine sporadico. È un’economia sommersa che genera oltre 150 miliardi di dollari all’anno e che coinvolge 128 Paesi. Il 74 per cento dei trafficanti che, tra il 2020 e il 2023, ha abusato delle oltre 200.000 vittime ufficialmente identificate, fa parte di organizzazioni criminali strutturate. Eppure, la maggior parte dei casi resta invisibile. Lo ha evidenziato l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), in occasione della Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani che si celebra ogni anno il 30 luglio, puntando il dito contro reti criminali sempre più sofisticate che sfruttano migrazioni forzate, lacune giuridiche, catene produttive globali e piattaforme digitali....

L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-07/tratta-migranti-diritti-schiavitu.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Da Gaza al Sudan la fame come arma

Il rapporto Sofi sulla malnutrizione nel mondo, diffuso dalla Fao e da altre quattro agenzie dell'Onu, traccia un quadro a luci e ombre: 673 milioni di persone hanno sofferto la fame nel 2024 con lievi progressi in Asia e America Latina a cui fa da contraltare un peggioramento in Africa. "Ma il rapporto non tiene conto dell'aggravarsi della crisi a Gaza e dei tagli agli aiuti umanitari", ammonisce in un'intervista ai media vaticani il direttore di Azione contro la fame, Simone Garrone


Le guerre continuano a diffondere la fame nel mondo. Da Gaza al Sudan, ma anche oltre i due più cruenti conflitti attivi nel mondo. «Non dobbiamo mai accettare la fame come un’arma di guerra», ha ammonito in settimana il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, parlando al vertice Onu sui sistemi alimentari di Addis Abeba. Dalla capitale etiope, cinque agenzie dell’Onu (Fao, Ifad, Unicef, Wfp e Oms) hanno diffuso il rapporto Sofi 2025 sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo: circa 673 milioni di persone, ovvero l’8,2 per cento della popolazione mondiale, ha sofferto la fame nel 2024. Una tendenza in lieve calo rispetto all’8,5 del 2023, ma con sacche molto preoccupanti in particolare in Africa dove nel 2024 hanno sofferto la fame 307 milioni di persone pari a più del 20 per cento della popolazione.

L'articolo di Valerio Palombaro è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-08/conflitti-fame-malnutrizione-gaza.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Lc 12,13-21 – XVIII Domenica PA

La parabola non verte sull’opposizione tra beni terrestri illusori e beni che durano per “l’eternità”, né polemizza contro la ricerca di un tesoro. La questione che pone è il “per chi” sì costituisce un tesoro

 


L’itinerario delle ultime domeniche hanno portato a riflette sull’equilibrio che va trovato tra l’attenzione all’altro  il suo bisogno e l’ascolto della Parola, tra l’esasperazione di Marta che centra tutto su di se stessa e l’attenzione di Maria per poter essere davvero alla sequela del Signore, tra l’attivismo che ci fa diventare “signori/padroni” senza quell’ascolto della reale volontà del Padre che rende “servi” della sua Parola e non facitori di servizi con il pericolo che questi non abbiano ne capo ne coda.

Domenica scorsa, nel trasmettere la sua preghiera, Gesù aveva sottolineato come sia importante chiedere che ogni giorno ci sia dato il pane che ci è necessario. Non solo quello per sfamarci, ma anche quello che ci è di nutrimento spirituale: la sua Parola. L’accento cade su quel “ogni giorno quello che basta”. È un chiaro invito ad una sobrietà nella vita e nel possesso dei beni necessari, nel non accaparrarsi e accumulare quello che è a disposizione di tutti per essere condiviso.

L’Evangelo di Luca pone particolare attenzione a tutte le tematiche di rilevanza sociale come il lavoro, il possesso di beni, il rapporto con il denaro, e ci racconta che mentre Gesù sta parlando di fiducia nel Padre viene interrotto da chi invece la fiducia la pone nel denaro. Gesù parla di sicurezza in Dio e c’è chi invece la sicurezza la pone nei suoi beni: due fratelli in lite per una questione di eredità quello che dovrebbe essere diviso in realtà è quello che divide.

Come Marta anche questo tale nei confronti del Maestro usa l’imperativo “dì a mio fratello che divida con me l’eredità”. La richiesta a Gesù è pertinente e, nella prassi, era facoltà di ogni Rabbi ottemperare a queste richieste. Sarebbe bastato far riferimento alle norme stabilite in Dt 21,15-17 e in Nm 27,1-11. 

Questa sarebbe, probabilmente, la soluzione che tutti si aspettavano: la più logica e la più saggia, ma presenta un serio inconveniente: non elimina la causa da cui nascono tutte le discordie, gli odi, le ingiustizie. Invece di risolvere il singolo caso, come aveva fatto tra Marta e Maria, Gesù sceglie di andare alla radice del problema. “Attenti, – dice a tutti – tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” (v.15) e qui racconta la nota parabola dell’agricoltore che si impegna, è previdente, ottiene ottimi risultati, è anche fortunato. Non si è arricchito commettendo ingiustizie e furti quindi è anche onesto. Raggiunto il benessere decide di ritirarsi per un meritato riposo: non progetta bagordi e dissolutezze, desidera solo una vita tranquilla. Dove sbaglia l’agricoltore? Come mai viene chiamato pazzo? Il termine usato da Luca è molto più forte: più che “pazzo” significa “scemo”.

Il fatto è che vive in mezzo alla gente, ma non la vede, nel suo monologo usa cinquantanove parole, di esse ben quattordici sono riferite a “io” e “mio”: esistono solo lui e i suoi beni. Il giudizio di Dio è pesante: chi vive per accumulare beni è uno scemo! L’insensatezza, l’ottundimento provocati dal denaro sono facilmente rilevabili nel fatto che, proprio in presenza della morte (la divisione di un’eredità ha luogo dopo un decesso), la cupidigia fa rimuovere il pensiero della morte. Gesù non ha mai disprezzato i beni di questo mondo, ma ha messo in guardia dal pericolo di divenirne schiavi.

La parabola non verte sull’opposizione tra beni terrestri illusori e beni che durano per “l’eternità”, né polemizza contro la ricerca di un tesoro. La questione che pone è il “per chi” sì costituisce un tesoro: “Questa stessa notte verranno richiedere la tua vita, per chi sarà allora ciò che hai preparato?”.

Il plurale “verranno” corrisponde a un “qualcuno” di imprecisato. Gesù non può alludere a Dio, come potrebbe far pensare la forma passiva utilizzata dalla traduzione CEI (“ti sarà richiesta la tua vita”) e come forse pensiamo noi nella logica di un Dio spia, sempre pronto a farci pagare il male e gli errori che commettiamo. Dio non interrompe mai brutalmente e cinicamente la vita di nessun uomo; no, semplicemente questa è giunta al suo termine. 

Il tema allora è cosa significhi l’invito ad essere ricco per Dio. “Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” dirà Gesù più avanti, invitando a spostare il proprio cuore, il proprio baricentro: dai forzieri dove i soldi si accumulano e arrugginiscono, all’attenzione agli altri uomini, in particolare ai sofferenti, facendosi attenti ai loro bisogni anche inespressi e allora, non i soldi, ma la propria realtà sarà posta in Dio. Così si diventa “ricchi per Dio” e si scopre che, in fin dei conti, il tesoro inesauribile è Dio stesso.

(BiGio)

 

"Rondine Cittadella della Pace" un'organizzazione da scoprire davvero

Rondine Cittadella della Pace è un’organizzazione che si impegna per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la diffusione della propria metodologia per la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto.




L’obiettivo è contribuire a un pianeta privo di scontri armati, in cui ogni persona abbia gli strumenti per gestire creativamente i conflitti, in modo positivo.

Rondine nasce in un borgo medievale toscano a pochi chilometri da Arezzo, in Italia: qui si strutturano i principali progetti di Rondine per l’educazione e la formazione. Un luogo di rigenerazione dell’uomo, perché diventi leader di se stesso e della propria comunità nella ricerca del bene comune. 

Il progetto che dà origine e ispirazione a Rondine è lo Studentato Internazionale – World House, che accoglie giovani provenienti da Paesi teatro di conflitti armati o post-conflitti e li aiuta a scoprire la persona nel proprio nemico, attraverso il lavoro difficile e sorprendente della convivenza quotidiana.

Nel suo impegno per un intervento globale, Rondine dà vita alle Community, reti di persone che hanno l’obiettivo di diffondere la mission di Rondine nei diversi contesti in cui intervengono, promuovendo il dialogo e la costruzione di percorsi di promozione alla pace e alla trasformazione creativa dei conflitti nei rispettivi ambiti di competenza ...


Il sito dell'organizzazione "Rondine Cittadella della pace" è a questo link:


https://rondine.org/chi-siamo/




Leggere gli ebrei nel Corano: una prospettiva

Pubblichiamo un testo nato nella collaborazione tra alcuni insegnanti presso un carcere del nord Italia con l’ISSR della Toscana e l’Istituto di Ricerca sulle Scienze delle Religioni della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale. Collaborazione che cerca di focalizzare elementi di teologia comparativa in contesti specifici e altamente significativi.


Leggere il Corano in una prospettiva laica è oggi più che mai necessario. I convulsi accadimenti che investono la geopolitica ormai da trenta o quarant’anni, con il loro catastrofico portato di morti e devastazioni nel teatro mediorientale e africano, richiedono di dotarsi di strumenti forti di conoscenza e comprensione delle culture altre, soprattutto dell’intricato universo di fedi, credenze politiche e sistemi di valori accomunato da una più o meno generica adesione alla religione islamica. Conoscere la storia dell’Islam, leggere e comprendere il suo libro sacro, in una prospettiva non fideistica ma storica, è l’unica arma che l’Occidente, pur nella sua pretesa superiorità culturale, può mettere in campo all’interno di un tanto propagandato scontro, o incontro, di civiltà....

L'articolo di Mirco Mungari è a questo link:

https://www.settimananews.it/religioni/leggere-gli-ebrei-nel-corano-una-prospettiva/?utm_source=newsletter-2025-07-22

Dopo 6 mesi Trump al 37% di approvazione


L'analisi dell'ispirazione è a questo link:

Riconoscere la Palestina - Trump minaccia ritorsioni

Dopo Francia e Regno Unito anche il Canada annuncia l’intenzione di riconoscere uno Stato palestinese, mentre Berlino avverte Israele: “reagiremo alle mosse unilaterali in Cisgiordania”. 


Gli annunci riflettono la profonda frustrazione per la condotta israeliana della guerra a Gaza, che ha ucciso oltre 60mila palestinesi, in prevalenza donne e bambini, e lasciato una popolazione di circa due milioni di persone in uno stato di carestia ed estrema privazione. Nei mesi scorsi questo aveva portato altri stati europei, tra cui Spagna, Irlanda e Norvegia, a riconoscere lo Stato palestinese. Anche se ciò non ha realmente il potere di ridisegnare i confini o creare nuove mappe, la presa di posizione di questi paesi è vista come una svolta significativa nel conflitto mediorientale. Intanto perché proviene da democrazie potenti e consolidate, esponenti di forum internazionali di peso come il G7. E poi, nel caso di Francia e Regno Unito, la decisione assume anche un forte significato simbolico: Londra e Parigi, in quanto storiche potenze coloniali, furono tra i principali artefici della mappa del Medio Oriente moderno. Questo riconoscimento, concordano gli osservatori, appare come un’ammissione che quanto accaduto al popolo palestinese è stata una profonda ingiustizia. ...

L'intra nota dell'ispirazione è a questo link:

Disarmare le parole, le menti, la terra

Il filo rosso che lega gli interventi dei relatori al Convegnodi un bollente fine giugno è Disarmare le parole, le menti, la terra, espressione di papa Francesco contenuta nella lettera da lui indirizzata al direttore del Corriere della Sera.


A sessantadue anni dall’enciclica Pacem in terris e a 110 dalla nascita di Thomas Merton, il monaco trappista, paladino della pace, “resistere alla cultura della guerra” è oggi più che mai necessario, dice Carlo Cefaloni. Una bandiera dell’Europa fatta a pezzi, comparsa sulla copertina del penultimo numero del periodico Città Nuova è la risposta alle parole di papa Francesco, a cui si aggiungono quelle allarmate e allarmanti di un funzionario della Comunità europea che, in un’intervista rilasciata sotto copertura, parla di “delirio militare” e di “deriva verso la guerra” da parte del Parlamento Europeo. La Russia è percepita come ...

L'articolo di Laura Destro è a questo link:

https://www.settimananews.it/reportage-interviste/disarmare-le-parole-le-menti-la-terra/?utm_source=newsletter-2025-07-29