Undicesimo: non giudicare

Stranezze. Il 29 luglio 2013, durante la conferenza stampa che tenne sul volo che lo riportava a Roma dal Brasile, dove aveva partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù, papa Francesco disse la famosa frase “chi sono io per giudicare?”.

Mercoledì scorso, all’udienza generale, papa Leone ha detto: “Noi siamo abituati a giudicare. Dio invece accetta di soffrire. Non rinuncia a spezzare il pane anche con chi lo tradirà. Questa è la forza silenziosa di Dio: non abbandona mai il tavolo dell’amore, neppure quando sa che sarà lasciato solo”. Non sorprende che se la prima frase fece tanto chiasso questa invece, complice forse il generale agosto e il caldo estremo, passi quasi sotto silenzio? È forse un espediente, un’estrapolazione dal testo che non dà conto del contesto in cui è stata pronunciata? Non credo.

E non lo credo perché Leone non si è limitato a ...

L'intervento di Cristiano Riccardo è a questo link:

https://www.settimananews.it/papa/xi-non-giudicare/?utm_source=newsletter-2025-08-19

L’alternativa alla forza: Un multilateralismo cooperativo

All’inizio dell’età moderna, quando l’ordine medievale cominciò a disgregarsi, il pensiero politico europeo si trovò di fronte a una questione inedita e drammatica: come evitare che, venuti meno i vincoli religiosi e feudali che per secoli avevano regolato la convivenza, la società precipitasse nel caos?


 Thomas Hobbes, osservatore acuto delle guerre civili inglesi, formulò la questione nei termini più radicali: l’uomo, lasciato a sé stesso, rischia di cadere in una condizione di «guerra di tutti contro tutti». Questo stato di natura avrebbe condotto a una condizione miserevole, in cui la vita sarebbe stata «solitaria, povera, cattiva, brutale e breve». La soluzione di Hobbes fu tanto semplice quanto radicale: per uscire dallo “stato di natura”, gli individui devono ...

L'articolo di Mauro Magatti è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202508/250817magatti.pdf

La madre di Gesù e il sacerdozio alle donne

A Ferragosto e anche all'Angelus di ieri, il Papa ha esaltato, con parole incisive e toccanti, la Madonna, ma non ha fatto accenno ad un problema, oggi assai vivo nella Chiesa romana, che riguarda la possibilità di avere donne consacrate nei ministeri «alti» (diaconato, presbiterato ed episcopato). Tale "omissione" non cancella però la discussione in atto.


Infatti, a partire da Paolo VI e fino a Francesco, i papi, in modo ufficioso o ufficiale, hanno sempre negato la possibilità del sacerdozio ordinato alle donne: la madre di Gesù, essi sostengono, non fu infatti «ordinata». Questa «dottrina», finora ufficialmente intangibile, ha provocato, tra donne e uomini, esponenti del mondo teologico, una discussione che, per ora, non trova uno sbocco condiviso.

L'articolo di Luigi Sandri è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202508/250818sandri.pdf

Il nome, la vita, la morte

Che cos’è un nome? È dando nomi che l’Adam, creatura di terra e di sangue, può conoscere e riconoscere il mondo, è ricevendo il nome che l’indistinto del mondo emerge nella sua irripetibile singolarità.


Il nome discrimina, distingue, estrae dalla massa confusa, individua l’individuabile, ciò e chi è in sé non più discriminabile, separabile, divisibile. L’atto di nominazione sancisce visibilità ed esplicita legami: dare il nome conferisce statuto speciale al nominante e al nominato, ha a che fare con la domesticazione e si tiene sul crinale scosceso che da una parte racconta l’appartenenza e dall’altra l’usurpazione....

La nota di Anita Prati è a questo link:

https://www.settimananews.it/bibbia/nome-la-vita-la-morte/

“Anche i preti potranno sposarsi…” A margine di un’intervista al card. Pellegrino

Nel marzo del 1981, il cardinale rilasciò a Francesco Strazzari un’intervista, pubblicata il mese successivo sulla rivista Il Regno con il titolo Questa chiesa fra paura e profezia. È molto interessante, per non dire sorprendente, ripercorrere i contenuti di questo colloquio di ormai quarantacinque anni fa: le parole del cardinale ci danno la misura di quanto tempo la Chiesa abbia perso, di quale grave incapacità di comprensione dei segni dei tempi continui a marcare il suo operato, di quante attese siano state disattese, di quante paure abbiano avuto il sopravvento, di quanta sofferenza tutto questo abbia generato e continui a generare.


Michele Pellegrino era stato nominato arcivescovo di Torino da Paolo VI nel 1965 e creato cardinale nel 1967, insieme a Karol Wojtyla; dopo aver rinunciato all’incarico di vescovo nel 1977, si era stabilito nella casa parrocchiale di Vallo, piccola cittadina torinese di neanche mille anime, dedicandosi allo studio e alla predicazione.
Dall’intervista, che si può leggere integralmente online[1], colgo alcuni passaggi emblematici...

La rilettura dell'intervista di Anita Prati è a questo link:


Nella Chiesa non abbiamo bisogno di martiri dell’«ego», né di «professionisti» della sofferenza

Voglio iniziare chiarendo che non sono una teologa, ma una psicologa e, soprattutto, una cristiana, seguace di una persona: Gesù. Oggi, leggendo un articolo che mette in guardia da una triste realtà nella chiesa indiana – dove un prete si suicida ogni sei mesi – leggo che sono vittime di un sistema che «spiritualizza la sofferenza invece di affrontarla» – e penso che questo problema non sia esclusivo dell’India.


Per secoli nella spiritualità cristiana si è radicata la potente convinzione che più soffriamo, più sacrifici facciamo e più ci umiliamo, più ci avviciniamo a Dio. Questa idea ha l’inconveniente di trasformarsi in un terreno fertile per vari tipi di abusi, e credo che sia stato così. Il pericolo è che la croce venga interpretata come una «scuola della resistenza», dove il dolore è quasi un merito in sé stesso. Questa visione può essere legata a ...

La riflessione di María Noel Firpo è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202508/250816firpo.pdf

Afghanistan, quattro anni fa il ritorno dei talebani

Nel Paese abbandonato dall'Occidente la situazione umanitaria è disastrosa e a pagare il prezzo più alto sono le donne e le bambine. Rientrano a milioni gli afghani, cacciati dai Paesi limitrofi – Iran e Pakistan – in cui avevano trovato rifugio dopo il ritorno al potere dei talebani. Dall’inizio dell’anno precisa l’agenzia Onu per i rifugiati sono due milioni e duecentomila gli afghani che hanno attraversato il confine e il 60% ha meno di 18 anni


A quattro anni dal ritorno al potere, i Talebani consolidano l’Emirato islamico d’Afghanistan, il leader supremo centralizza il potere, la Corte penale internazionale spicca mandati di arresto per il crimine contro l’umanità di persecuzione di genere, ma il governo di fatto incassa il primo riconoscimento formale da parte della Russia, oltre alla normalizzazione delle relazioni con i Paesi regionali. Cresce, invece, la distanza con la comunità euro-atlantica, mentre gli Stati Uniti pongono fine agli aiuti finanziari con conseguenze deleterie per la popolazione, che sconta una gravissima crisi umanitaria, approfondita dai flussi migratori di ritorno e dal blocco all’estero delle riserve della Banca centrale afghana. Quali scenari per il paese, tornato nelle mani dei Talebani ad agosto del 2021?

Due link per capire, il primo dell'ISPI e il secondo di VaticanNews:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=ouqx/8-70.=&:1e34769&x=pp&wx0b49c16dax.5g=rxwwtNCLM

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-08/afghanistan-emergenza-umanitaria-telebani.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Gerusalemme, nasce l’associazione di ebrei convertiti al cattolicesimo

L’Association of Hebrew Catholics accoglie ebrei convertiti al cattolicesimo e celebra le festività ebraiche mettendo al centro la luce di Cristo. In attesa dell’approvazione del card. Pizzaballa.


Nata l’8 agosto 2025, nella Chiesa siro-cattolica di San Tommaso, è un’iniziativa destinata a offrire un luogo di accoglienza e sostegno agli ebrei convertiti al cattolicesimo in Israele.

La data non è casuale ma coincide con la vigilia della festa di Santa Edith Stein, una filosofa ed educatrice tedesca di origine ebraica che si convertì al cattolicesimo e divenne carmelitana...

L'intera notizia della redazione dell'UCCR è a questo link:

https://www.uccronline.it/2025/08/15/gerusalemme-nasce-lassociazione-di-ebrei-convertiti-cattolici/

XX Domenica PA - Lc 12,49-53

Da quando il fuoco dello Spirito brucia e la potenza della Parola del Vangelo corre, non è possibile la neutralità. Quanti accolgono il suo messaggio aderiranno alla vita del Padre, gli altri lo avverseranno in ogni modo. Non sarà quindi un conflitto tra fratelli ma tra chi accoglierà lo Spirito e diverrà datore di vita e chi rimarrà agganciato al suo vecchio mondo, alle ricchezze che arrugginiscono e saranno corrotte dalla tignola.

 


Seguendo Luca, siamo stati abituati a incontrare un Gesù paziente, che ripete senza stancarsi con dolcezza per farsi capire bene nonostante l’ottusità, le provocazioni, le incomprensioni. Questo fino a domenica scorsa dove ha insistito molto sulla necessità di rimanere costantemente vigilanti senza stancarsi non per paura, ma perché l’attenzione all’altro, il farsi prossimo a chiunque abbia qualsiasi bisogno è il suo modo di essere che chiede sia anche quello dei suoi discepoli. Ha invitato a non aver pausa di essere “un piccolo resto” perché il Regno di Dio non è opera dei discepoli ma del Signore. A questi il compito di farlo emergere nella propria realtà spostando il proprio baricentro dai forzieri dove i soldi si accumulano e arrugginiscono all’altro uomo che è non solo immagine, ma nel quale il Padre ha posto la sua dimora. È questo il tesoro inesauribile che rende “ricchi per Dio” al quale ci si deve rivolgere come a un padre, ascoltandolo per riuscire a fare la sua volontà ed avere la capacità di farsi prossimo. L’ascolto precede il fare come l’episodio dell’ospitalità di Marta e Maria ha insegnato.

I pochi versetti di oggi sembrano allontanarsi da questa immagine del Signore che a prima vista ci appare come desideroso di appiccicare fuoco prima possibile, quasi angosciato fino ad esserne oppresso, letteralmente schiacciato (è questo il senso del termine greco usato). Usa poi parole violente, promette conflitti, divisioni; quasi irride le aspettative di pacificazione che ci si aspettava da lui nelle nostre realtà volentieri irte di difficoltà.

È necessario ricordare che nel mondo culturale dove lui ha vissuto si confrontavano due grandi correnti che, a loro volta, si suddividevano in diversi rivoli che giungevano anche a contrapporsi gli uni agli altri. Tagliando con l’accetta si possono sintetizzare in coloro che facevano riferimento al Pentateuco di Mosè e in coloro che invece facevano riferimento al Pentateuco di Enoc. Da questo secondo dipendevano i messianismi apocalittici e l’intero mondo essenico del quale Qumran era una piccola frazione scismatica. Solo negli ultimi 50 anni si hanno avuto gli strumenti per poter avere un’idea e ricostruire questo mondo culturale. Gli studi in merito stanno proseguendo ma è certo che all’epoca di Gesù le due correnti erano ampiamente conosciute da tutti e il dibattito tra gli aderenti alle due diverse opzioni anche molto accesi. C’è chi è giunto ad ipotizzare che nel Tempio di Gerusalemme ci fosse non un solo armadio con il Pentateuco di Mosè, ma anche un secondo con quello di Enoc. Per evitarne la distruzione da parte dei Romani, c’è chi pensa che le due Scritture siano state nascoste nelle grotte di Qumran, alcune delle quali hanno proprio una struttura di tipo “archivistico”, quasi come una biblioteca. A questa tradizione attinge a piene mani anche S. Paolo. Senza riferirsi a quest’ultima non sarebbe comprensibile il suo back-ground e nemmeno quanto predicava Giovanni il Precursore che ritroviamo negli Evangeli: “l’ira è imminente … la scure posta alla radice degli alberi …” (Lc 3). 

In questa pericope Gesù usa un linguaggio apocalittico ma il contenuto riguarda la sua vita, il suo compito, il mandato ricevuto dal Padre. Il “fuoco” al quale lui si riferisce non è quello chiesto da Giovanni e Giacomo per distruggere quanti non li avevano accolti e nemmeno quello che era atteso nel giudizio per bruciare il male e il peccato. Il suo “fuoco” è quello dello Spirito datore di vita che sarà il frutto della sua morte ed è il “battesimo nel quale sarò battezzato”, immerso. È questo desiderio che brucia dentro Gesù e che desidera si avveri presto.

Poi per chiarire afferma che quanto avverrà costringerà a prendere posizione e, parafrasando il profeta Michea, afferma che lui è venuto per dividere. Simeone all’inizio dell’Evangelo di Luca aveva profetizzato ai suoi genitori che quel bambino sarebbe stato segno di contraddizione, la rovina o la risurrezione per molti. Lo sarà fino sulla croce quando dei due con-crocefissi con lui, uno lo denigra e l’altro lo supplica.

 Lui è “segno di contraddizione affinché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34). Del resto, questa forza “chirurgica” è propria della parola di Dio: essa penetra come spada a doppio taglio nel profondo della personamettendo in crisi. Quello che Gesù pronuncia è parola di grazia (Lc 4,22), ma al contempo parola di giudizio, che fa discernere, spinge a una opzione. Nessuna realtà si può sottrarre, nemmeno quella delle famiglie.

L’evento Gesù di Nazaret provoca un nuovo inizio storico. “D’ora in poi” (v. 52) scrive Luca, cioè dall’evento pasquale in poi, ovvero nel tempo della chiesa, il nostro oggi, la potenza della Parola provocherà un movimento di verità, di svelamento dei cuori. Da quando il fuoco dello Spirito brucia e la potenza della Parola del Vangelo corre, non è possibile la neutralità.

Quanti accolgono il suo messaggio aderiranno alla vita del Padre, gli altri lo avverseranno in ogni modo. Non sarà quindi un conflitto tra fratelli ma tra chi accoglierà lo Spirito e diverrà datore di vita e chi rimarrà agganciato al suo vecchio mondo, alle ricchezze che arrugginiscono e saranno corrotte dalla tignola.

(BiGio)

 

USA: Chiesa e Nazione al tempo di Leone XIV

Il conclave che ha portato all’elezione di papa Leone XIV è stato molto più geopolitico di quanto i suoi attori principali siano stati disponibili a riconoscere. Perché il sentire globale ha chiaramente individuato negli Stati Uniti di Trump un tema decisivo per il prossimo papato?


Non solo, esso ha anche mostrato che, quando si tratta di prendere posizione all’interno di un ordine mondiale in via di profonda trasformazione, se non addirittura in disfacimento, la Chiesa cattolica riesce a decidere nei tempi dovuti dall’emergenza del contesto globale. Il temuto effetto dispersivo, legato alla strategia delle nomine cardinalizie messa in atto da papa Francesco, non c’è stato. Anzi, quella strategia si è rivelata un’opportunità per raccogliere intorno al nuovo papa un sentire diffuso lungo tutto l’arco della terra....

L'articolo di Marcello Neri è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/usa-chiesa-nazione-al-tempo-leone-xiv/?utm_source=newsletter-2025-08-12