Anche limitando lo sguardo all’ultimo quinquennio, possiamo elencare: la pandemia da Covid-19; la crisi dei prezzi dell’energia; l’attacco russo all’Ucraina e quello di Hamas a Israele, con le conseguenti guerre. Infine, da gennaio è arrivato Trump a gettare ancora più scompiglio, con il balletto dei dazi annunciati e ritirati e la messa in discussione delle relazioni internazionali statunitensi e, quindi, degli equilibri mondiali. Guardando alla serie storica, possiamo vedere come l’orientamento sia cambiato nel corso del tempo: nel 1998, la quota di consenso non andava oltre il 33%, mentre tra il 2005 e il 2016 sale e oscilla intorno al 48-49%. Nel 2021, invece, l’indicatore si ferma al 44%, registrando una leggera diminuzione, per arrivare all’attuale 56%. Quest’ultimo, dunque, è il valore più alto mai registrato: rispetto al 1998, la crescita è di 23 punti percentuali. La presentazione dei dati della ricerca a cura di Natascia Porcellato è a questo link: Il commento di Ilvo Diamanti: L’insicurezza fa parte della nostra vita. Del nostro mondo. Tanto più quando il mondo appare davanti ai nostri occhi in diretta, senza pause. E viene riproposto sui media in tempo reale. Perché così diventa lo specchio di avvenimenti inquietanti, che generano paure. O meglio: “paura”. E la paura, com’è noto, fa audience. Tiene alto l’indice degli ascolti. Basta vedere lo spazio dedicato, sui media, agli avvenimenti più inquietanti. Omicidi, aggressioni, guerre. Fatti che, ovviamente, non sono “inventati”. Al contrario. Ma vengono, comunque, riprodotti ed enfatizzati. D’altronde, viviamo in un mondo nel quale l’incertezza è un sentimento comprensibile. Perché tutto cambia in fretta. Così anche il presente è già passato. Antony Giddens, un sociologo tra i più autorevoli, ha scritto che in questi tempi di globalizzazione tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in qualsiasi momento, ha effetto su di noi, nello stesso momento. In qualunque luogo. Il sondaggio condotto da Demos e presentato oggi sul Gazzettino conferma quanto questa affermazione sia fondata, alla base del sentimento di incertezza diffuso, che coinvolge un’ampia parte dei cittadini del Nord Est. Oltre metà delle persone intervistate. Il 56%. La quota più ampia rilevata dal 1998. Quindi, da oltre 25 anni. D’altra parte, non è difficile immaginare le ragioni di tanta ... insicurezza. Basta guardarsi intorno. Vicino e lontano. Perché l’immagine del mondo influenza la nostra percezione degli altri e degli ambienti vicini. E la paura, come si è detto, è ri- prodotta in diretta. Talora in modo “irreale”. Isolando e riproducendo “frammenti di realtà” de-contestualizzati. Per moltiplicarne gli effetti. Tuttavia, non c’è bisogno di “inventare” la realtà, in questi tempi. Basta rivolgere lo sguardo poco oltre i nostri confini. Verso l’Ucraina e la Russia. O verso il Medio Oriente. A Israele, dove la Palestina è da tempo luogo di guerra. Di massacri senza fine. Ma, soprattutto, è sufficiente ascoltare quanto afferma, in modo continuo, il presidente degli USA, Donald Trump. Ri-eletto nello scorso novembre e ri-insediato a gennaio. Da allora non ha smesso di lanciare minacce pesanti all’Europa. Promettendo interventi ad alto rischio per l’economia europea. E, quindi, per i nostri mercati, Che dipendono in modo rilevante dagli USA. Mentre sull’altro versante, incombe la Russia di Putin. Non sorprende, allora, come mostra il sondaggio di Demos per il Gazzettino, che nel Nord Est (e non solo) la maggioranza dei cittadini guardi il futuro personale e della propria famiglia con timore. E paura. Perché l’economia dipende in larga misura dai mercati internazionali. Europei. E non solo. E ciò accentua il senso di insicurezza soprattutto nelle fasce più deboli, più esposte alle tensioni economiche che attraversano il territorio. Per questo motivo l’unica certezza è ... l’incertezza. |
L’incertezza sul futuro è oramai elemento permanente nel Nord Est: inutile fare progetti
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