Jacob Tsimerman, il matematico di OpenAI che studia come l’IA potrebbe ucciderci tutti

Ha da poco vinto la Medaglia Fields, il riconoscimento che più si avvicina a un Nobel per la matematica. Poi ha messo in pausa l’insegnamento per dedicarsi alla sicurezza dell’intelligenza artificiale in OpenAI. Chi è Jacob Tsimerman, che nel 2025 ha firmato un paper sui possibili scenari in cui l’IA potrebbe contribuire alla morte di quasi tutta l’umanità


Tsimerman segue da anni il dibattito sull’intelligenza artificiale. L’arrivo di ChatGPT, alla fine del 2022, lo ha segnato profondamente. Vedendo quanto rapidamente quei sistemi stavano imparando a usare il linguaggio e a risolvere problemi sempre più complessi, iniziò a considerare concreta la possibilità che potessero prima raggiungere e poi superare molte capacità umane...

L'articolo di Pier Luigi Pisa è a questo link:

https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/08/15/news/jacob_tsimerman_storia_pericoli_ia_open_ai-425529037/

La questione della democrazia in Israele

La notizia dell’annuncio del governo Netanyahu di non riconoscere come vincolante un’ordinanza provvisoria della Corte Suprema israeliana relativa all’autorità di regolazione delle televisioni commerciali ha suscitato polemiche e riacceso un dibattito sulla condizione della democrazia in Israele.


L’idea dello Yishuv (=insediamento) prima e di Israele poi come bastione delle democrazie occidentali in Medio Oriente è antica ed è stata alimentata nel corso della Guerra fredda dagli stessi governi israeliani, oltre che dai gruppi di pressione filo-israeliani in Occidente. Ancora oggi questa immagine resiste, attraverso l’espressione “Israele unica democrazia in Medio Oriente”, che è la formula prescelta da chi contrappone lo Stato ebraico a tutti gli altri soggetti regionali, quasi a stabilire una gerarchia morale fra Israele e gli altri attori....

L'analisi di Enrico Palumbo è a questo link: 

https://appuntidiculturaepolitica.it/2026/08/13/la-questione-della-democrazia-in-israele/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=giugno%20-%20seconda%202026

Armi e affari: cosa succede in Italia?

Mentre papa Leone si sta costantemente spendendo per una «pace disarmata e disarmante», il documento sinodale delle diocesi italiane parla di «definanziamento» del settore degli armamenti, e il cardinale Repole esprime la sua grave preoccupazione per la trasformazione della industria civile in militare nella diocesi di Torino, come stanno andando effettivamente le cose in Italia e in Europa? 


A livello “macro” non esiste alcuna ricerca o studio che ricostruisca il quadro d’insieme della trasformazione dell’industria manifatturiera in Europa o nei singoli paesi. Al contrario, troviamo un’ampia pubblicistica, perlopiù parziale, che fa discendere – da pochi casi aziendali – un generalizzato processo di riconversione dal civile al militare grazie al “boom” del riarmo. Trasformare una fabbrica di auto in una di carri armati o di missili, si sta dimostrando ovunque (con poche eccezioni) una scelta industriale non conveniente, pertanto irrealizzabile. In Italia ...

L'articolo di Gianni Alioti è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/armi-affari-cosa-succede-italia/?utm_source=newsletter-2026-08-18

Ucraina, la strage dei bambini uccisi o feriti a luglio: è il numero più alto dal 2022

Secondo il dato diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto Onu, sono 183 i minori colpiti nel mese scorso dagli effetti del conflitto. Rispetto a giugno, quando le vittime erano state 123, l’aumento è del 50 per cento. E sul terreno la guerra non rallenta


Non è un caso che nei raid di queste ore ad essere colpiti siano i più piccoli: 183 è il numero dei bambini uccisi o feriti in Ucraina a causa della guerra russa nel solo mese di luglio. Un bilancio cresciuto del 50 per cento in appena un mese: a giugno le vittime tra i minori erano state 123, un numero che rappresentava già il livello più alto degli ultimi quattro anni. Dietro le cifre c’è una guerra che continua a ...

L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/ucraina-guerra-russia-bambini-putin-zelensky-usa.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Nel silenzio la scienza è più debole

Per quanto riguarda il dramma del Covid, l'ultima audizione di Anthony Fauci al Congresso degli Stati Uniti segna la fine di una lunga battaglia. E sancisce la vittoria, per abbandono del campo di gioco, dell'antiscienza sulla scienza.


Alla fine rimangono loro. I detrattori, i negazionisti, i tendenziosi, i teorici del complotto. Quando tutti gli altri si sono stancati, o semplicemente sono passati oltre, loro sono ancora lì. Hanno una tenacia diversa, e forse più motivazione. Ormai lo abbiamo visto succedere in molti casi. Non solo con la pandemia, anche con l’invasione russa dell’Ucraina, con i cambiamenti climatici.

Lentamente le pagine dei giornali, i palinsesti televisivi e i social media si svuotano delle voci più caute. Le voci di chi analizza, di chi tiene in considerazione i dati ...


L'articolo di Paolo Giordano è a questo link:


https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202608/260810giordano.pdf

Cosa cambiano per noi comuni mortali le acquisizioni tra banche

Come clienti, ci deve importare per esempio se Intesa Sanpaolo compra MPS? Ci sono conseguenze sul costo di mutui e conti correnti?


Un lato poco raccontato delle operazioni grandi ed eclatanti del cosiddetto “risiko bancario” è quello delle conseguenze concrete per i clienti delle banche che in questi anni, e anche negli ultimi giorni, ne sono state protagoniste. “Risiko bancario” è l’espressione con cui ci si riferisce al continuo fermento di acquisizioni e fusioni del settore, che sta portando alla creazione di banche sempre più grandi e che secondo la teoria economica dovrebbe avere due obiettivi: che gli istituti diventino ...

L'articolo di Mariasole Lisciandro è a questo link:

Nigeria, sempre più persone prigioniere di una crisi dimenticata dal mondo

L’emergenza sfollati opprime il Paese africano e i suoi abitanti che a milioni sono costretti a vivere lontani dalle proprie case per sfuggire alla violenza e alla crisi climatica. Il Norwegian Refugee Council denuncia che quella nigeriana rappresenta uno degli esempi più evidenti di emergenza umanitaria trascurata dalla comunità internazionale


Una crisi immensa per dimensioni e conseguenze, rimasta ai margini dell’agenda internazionale. Nel nord-est del Paese, nelle regioni centrali e in diverse aree del nord-ovest, intere comunità sono state cancellate dalla violenza: villaggi abbandonati, terre lasciate incolte, famiglie spezzate da anni di conflitti armati, attacchi dei gruppi jihadisti, incursioni di bande criminali e un clima di insicurezza permanente. Il bilancio umano è devastante. Milioni di persone hanno dovuto abbandonare ...

L'articolo di Francesco Citterich è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/nigeria-crisi-umanitaria-violenza-norwegian-refugee-council.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Enzo Bianchi: ritorno al passato

Se il titolo del commento che Enzo Bianchi ha dedicato allo scisma lefebvriano sembra promettente, suona infatti Dopo lo scisma. “Bisogna andare avanti”, alla lettura questa frase, di papa Leone, viene gradualmente svuotata di senso. Non è difficile accorgersi, leggendo il testo, che la parola di papa Leone risulta capovolta: non si tratta di “andare avanti”, ma di “tornare indietro”.


Di fronte al suo  testo ho pensato che mai avrei creduto fosse possibile leggerlo dalla mano di Bianchi, se non fosse divenuto, davanti ai miei occhi, una cosa reale e innegabile. Soprattutto sembra paradossale che di tutto il Concilio si chieda il rispetto soltanto di tre testi (tre Costituzioni) lasciando cadere una Costituzione (GS) insieme a ben 12 testi (le Dichiarazioni e Decreti) nella indifferenza. Questo mi pare il punto più problematico e davvero incredibile. A coloro che celebrano col VO non si dovrebbe chiedere nulla né sul piano ecumenico, né sul piano del dialogo interreligioso, né sul piano della libertà di coscienza… 

La critica di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.settimananews.it/liturgia/bianchi-ritorno-al-passato/

perchè negare un funerale?

Il vescovo Antonio Suetta ha deciso di non consentire le esequie a Mario Tarducci, già maestro venerabile di una loggia massonica. La decisione, però, non sembra essere così tranquilla.


Intanto bisognerebbe chiarire il senso teologico e pastorale delle esequie. La Messa esequiale non è una celebrazione nella quale la Chiesa dichiara: “Questa persona è salva”. È, al contrario, una preghiera per il defunto, che viene affidato alla misericordia di Dio, in cui si prega per la sua purificazione e si manifesta la speranza nella risurrezione....

L'articolo di Gilberto Borghi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/perche-negare-un-funerale/

XX Domenica PA - Mt 15,21-28

L’impulso alla discriminazione e la tendenza a erigere barriere fra buoni e cattivi, fra puri e impuri, fra santi e peccatori sono profondamente radicati in noi e riemergono nelle forme più svariate: nella paura del confronto, nell’incapacità di gestire un dialogo aperto, sereno e rispettoso con chi ha opinioni diverse; a volte tali impulsi si mimetizzano dietro la denuncia di pericoli reali, il sincretismo, l’irenismo, la perdita d’identità, la rinuncia ai propri valori. 


Domenica scorsa Gesù “costringe” i discepoli a provare da soli che cosa significherà andare nel mondo ad annunciare il Regno di Dio e la loro barca (immagine della Chiesa) viene sballottata dalle onde del lago nell’oscurità della notte che rappresenta l’essere all’interno di una realtà se non ostile, almeno non certo accogliente. Gesù a un certo punto si fa presente, li rassicura di essere lui e, a Pietro che lo ha sfidato, tende la mano per salvarlo, le acque si calmarono e giunsero all’obiettivo indicato.

Ma a chi deve essere annunciato l’avvento del Regno di Dio? Quando Gesù aveva inviato i discepoli a due a due in missione aveva espressamente indicato di svolgere il compito assegnato solo alle “pecore disperse di Israele” escludendo esplicitamente tutti gli altri.

 In quel tempo in Israele erano molte le correnti di pensiero. Una di queste, minoritaria, aveva elaborato questa parabola: Un agricoltore aveva piantato nel suo campo ogni sorta di alberi e li aveva coltivati con cura; attese molte primavere e molte estati, ma rimase deluso: tante foglie, qualche fiore, ma nessun frutto. Stava per appiccare il fuoco al campo quando, su un ramo un po’ discosto, vide una melagrana. La colse e la assaggiò: era deliziosa. “Per amore di questo melograno – esclamò felice – lascerò vivere tutti gli altri alberi del mio giardino”. 

Similmente – concludevano i rabbini di quella corrente di pensiero – per amore di Israele Dio salverà il mondo intero.

Non è certamente ispirato a queste conclusioni l’agire di Gesù nel racconto dell’Evangelo di oggi. Mentre con il gruppo di discepoli si sta dirigendo verso la zona di Tiro e Sidone una donna di quei luoghi, quindi una cananea, si mise a gridare chiedendogli aiuto. I cananei sono quel popolo che, secondo il libro del Deuteronomio, devono essere votati allo sterminio, quindi sono disprezzati e gli ebrei cercavano di non aver nessun contatto con loro e li ritenevano senza alcun diritto. 

La donna insiste e Gesù inizialmente è sprezzante, non la degna di uno sguardo, non le rivolge nemmeno la parola ed è quello che i discepoli, un po’ discosti, si attendevano. 

L’insistenza della donna sta diventando imbarazzante così si avvicinano a Gesù e gli chiedono non di “esaudirla”, ma di “mandarla via”: è lo stesso verbo usato nell’episodio della condivisione dei pani quando si fa sera e gli suggeriscono di “mandare via” la folla perché potesse procurarsi da mangiare.

Gesù risponde loro che è stato inviato solo “alle pecore perdute della casa di Israele” quindi c’è poco da fare. 

La donna capisce. Sa di non essere del popolo eletto, è cosciente di non appartenere al “gregge del Signore” e di non avere alcun diritto, tuttavia confida in un possibile aiuto per sua figlia tormentata da un demonio, si avvicina e si prostra davanti a Gesù e implora: “Signore, aiutami!”.

Nonostante per tre volte si sia rivolta a lui chiamandolo “Signore” e una volta “Figlio di David” cioè come il Messia, come risposta riceve un’offesa: “Non è bene prendere il pane dei figli e buttarlo ai cagnolini!” (il termine usato si riferisce ai cani randagi che era usato per definire i non israeliti). La Cananea rispose: “eppure i cagnolini (qui il termine usato è quello dei cani di casa) mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” dando scacco matto a Gesù che, pieno di ammirazione, ne riconosce la fede e vi fa fiducia: “Grande è la tua fede (la tua fiducia in me), ti avvenga come tu vuoi”. “Da quell’istante sua figlia fu guarita”.

È la fede di quella donna, cosciente della sua realtà ma che non demorde, ad ottenere la guarigione della figlia e, prima di tutto, un’apertura di Gesù inaspettata dai discepoli. Forse qui c’è una sua “conversione” tanto che, presto, in quella terra pagana ci sarà una seconda condivisione dei pani: nell’agire di Dio non c’è alcun privilegio che conti.

L’impulso alla discriminazione e la tendenza a erigere barriere fra buoni e cattivi, fra puri e impuri, fra santi e peccatori sono profondamente radicati in noi e riemergono nelle forme più svariate: nella paura del confronto, nell’incapacità di gestire un dialogo aperto, sereno e rispettoso con chi ha opinioni diverse; a volte tali impulsi si mimetizzano dietro la denuncia di pericoli reali, il sincretismo, l’irenismo, la perdita d’identità, la rinuncia ai propri valori.

Di fronte a situazioni di emergenza c'è chi impera con lo slogan “prima noi e poi gli altri”, in particolare di fronte ai problemi dei rifugiati, dei profughi, delle immigrazioni, di fronte a problemi gravi come la casa, il lavoro, la salute, c'è l'imperativo “prima noi e poi se c'è anche gli altri”. No, tutti allo stesso tempo.

(BiGio)