Festa dell'Epifania - Mt 2,1-12

I “segni” ci precedono e se non guardiamo oltre le nostre comode mura non riusciamo certo a vederli. Matteo usa solo due volte questo verbo nel suo Evangelo: qui per dire che la stella precedeva i Magi e in un altro passo nel quale Gesù ci avvisa che “i pubblicani e le prostitute vi precedono nel Regno di Dio” (Mt 21,31). È un invito a mettersi in cammino.



Alle origini del cristianesimo dopo la Pasqua e la Pentecoste si iniziò a celebrare una festa che facesse memoria della misericordia del Signore che si era manifestato per porgerla ai poveri e agli emarginati, all’intera umanità e al popolo di Israele. Poi quest’unica festa venne in occidente progressivamente dilatata in tre momenti distinti: la Natività, l’Epifania e il Battesimo. Il messaggio rimane però organicamente compreso nell’unica intenzione e nell’inscindibile legame con le altre due feste della Pasqua e della Pentecoste tanto è vero che a Venezia l’Epifania era popolarmente chiamata “Pasquetta” e nelle Marche “Pasquella”. I tre doni dei Magi (oro, incenso e mirra) stanno ad indicarne proprio la regalità, la divinità che nell’Evangelo di S. Giovanni si manifestano nel crocefisso. Per questo il Natale prende significato solo alla luce della festa odierna e non per nulla questo periodo liturgico si chiama inscindibilmente “Natale-Epifania”.

La liturgia in questo tempo ci ha fatto riflettere su diversi atteggiamenti di Giuseppe e di Maria, sempre attenti e pronti a discernere la loro realtà alla luce della Parola (i “sogni”, le “visioni”) e a trarne concrete decisioni, a farsi carico del bene dell’altro per offrirgli vita e futuro. Oggi l’Evangelo si rivolge direttamente a noi interpellandoci, suggerendoci, indicandoci cosa fare per riconoscere il Signore.

Nella pericope dei Maghi (e non “Magi”, termine addolcito per non creare scandolo visto che la magia era e è considerata una realtà malvagia che devia dalla fede nel Signore ed è fermamente condannata dalla Torah) c’è una grande ricchezza di simboli, una vera e propria teologia della rivelazione in quella forma narrativa che è tipica degli Evangeli.

Nella loro storia si specchia quella personale di ciascuno di noi che parte da ciò che siamo, dalle nostre realtà molto diverse, che possono essere anche contrapposte ma che a un certo punto giungono ad incrociare la medesima domanda di senso su ciò che abbiamo vissuto, ciò che stiamo affrontando, verso dove stiamo andando, verso quale obiettivo. C’è poi sempre un qualcosa che provoca il nostro mettersi o accelerare il cammino verso una meta che all’inizio può essere anche poco definita ed il nostro procedere incerto su come arrivare all’obiettivo che abbiamo compreso starci davanti.

Per i Magi c’è un segno, una stella che li ha messi in movimento da ogni dove. Questa nell’antichità identifica l’apparire al mondo di una vita e nella Scrittura è il simbolo messianico per eccellenza (Nm 24,17). Loro sanno comprendere questo segno come l’uomo sa cogliere nel suo cammino di ricerca ciò che lo può guidare a scoperte scientifiche o a compiere qualche impresa che mai avrebbe immaginato. Però le intuizioni da sole non bastano; è necessario incrociarle con le conoscenze a disposizione nei diversi settori culturali o scientifici che compongono la complessità della realtà e della vita.

Ecco allora che i Maghi a Gerusalemme trovano le conoscenze che servono loro, quelle degli Scribi, delle Scritture, della Torah, dei Profeti; senza di queste non sarebbero mai arrivati a Betlemme. Ma è anche vero che queste da sole non bastano: vale a dire che il conoscerle o l’essere nella Chiesa non offre alcuna garanzia di poter giungere ad incontrare il Signore. Se non c’è la capacità di guardare oltre il proprio ombelico, di alzare lo sguardo con quell’inquietudine che fa scorgere il nascere di una novità, che spinge a mettersi in cammino come fece Maria che andò da Elisabetta, come fecero i pastori che andarono alla grotta, come fecero i Maghi … il “possedere” le Scritture può diventare ed essere solo un porto tranquillo dove rimanere al sicuro ma nulla di più.

Per noi cristiani è anche l’avviso a fare attenzione che non si può fare a meno di Israele, di Gerusalemme e delle Scritture, anche di quelle ebraiche. Ci vuole l’umiltà di comprendersi bisognosi ed è per questo che gli “stranieri”, i “pagani” riescono a giungere a Betlemme mentre i “residenti” nella Città Santa dove è gemmata la Torah rimangono fermi, non riescono a muovere un passo oltre il confine della propria sicura abitazione: non riescono osare il futuro. Al medesimo modo chi riconoscerà che su quella croce sta “il Figlio di Dio”: un soldato pagano.

I “segni” ci precedono e se non guardiamo oltre le nostre comode mura non riusciamo certo a vederli. Matteo usa solo due volte questo verbo nel suo Evangelo: qui per dire che la stella precedeva i Magi e in un altro passo nel quale Gesù ci avvisa che “i pubblicani e le prostitute vi precedono nel Regno di Dio” (Mt 21,31).

Lo si è già sottolineato il primo gennaio: in Luca gli unici che chiamano per nome Gesù (ovvero “il Signore salva” che è la sua identità ripetuta 566 volte negli Evangeli), sono gli emarginati, gli indemoniati, i lebbrosi, i ciechi e il criminale che morirà accanto a lui. Nessun altro. È un preciso invito a fare attenzione perché queste realtà sono quelle “stelle” che ci precedono capaci di aiutarci ad incontrare il Signore. 

(BiGio)

Cosa fino ad oggi ha concluso Papa Leone XIV lasciato aperto dal pontificato di Papa Francesco ?

L'eredità più ovvia che Leone XIV ha ricevuto da Francesco è stato il Giubileo. Leone XIV ha preso tutto così come era e l'ha portato a compimento con discrezione e semplicità, ma con lo sguardo già verso il 2033 per un nuovo Giubileo della Redenzione che abbia un respiro ecumenico.


C'è poi il retaggio della Laudato sì, il lavoro dei documenti il cui studio era iniziato anni fa e ora arrivano a compimento. Come quelli del Dicastero per la Dottrina della Fede. Lo sguardo poi va al Diritto Canonico, un po' trascurato dal pontificato di Francesco, ma che è invece fondamentale per Leone XIV....

L'articolo di Ambra Ambrogetti è a questo link:

A Betlemme l'ospedale che unisce cristiani e musulmani

Cristiani e musulmani fianco a fianco nell’ospedale “Sacra Famiglia” dell’Ordine di Malta, al servizio delle mamme e dei bambini palestinesi. "Qui accompagniamo le donne e insegniamo a riconoscere i segnali di pericolo", racconta Vera Banoura, infermiera cristiana. "Quando lavoriamo uniti la vita vince", spiega Nada Oweinah, ostetrica musulmana. Un messaggio per il mondo lacerato dalle guerre


La cura diventa ponte fra popoli e religioni. È una meraviglia che si ripete ogni giorno. Accade all’ospedale “Sacra Famiglia” di Betlemme, gestito dal Sovrano Militare Ordine di Malta. Qui, cristiani e musulmani lavorano uniti con la medesima speranza: aiutare le mamme partorienti e i loro bambini palestinesi. Qui il dialogo interreligioso diventa una sala parto, una corsa contro il tempo, una mano che stringe un’altra mano. Fede e rispetto reciproco. Questa è la stella-guida di coloro che si prendono cura della vita in una Terra Santa che vive finalmente una pur fragile tregua....

L'intero articolo Giordano Contu è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2025-12/betlemme-palestina-cristiani-musulmani-guerra-malta.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Nicaragua, un altro Natale sotto persecuzione: Bibbie vietate, vescovi in esilio e Chiesa sorvegliata

In Nicaragua la Chiesa cattolica vive un altro Natale sotto persecuzione: messe sorvegliate, processioni vietate, sacerdoti in esilio e Bibbie proibite. Il regime di Ortega continua a reprimere la libertà religiosa, ma la fede resta viva. Tra silenzi forzati e paura, vescovi e fedeli testimoniano una Chiesa martire che resiste e continua a sperare, anche nella prova più dura


Una Chiesa quasi “asfissiata” da un regime che impedisce perfino ai turisti di entrare nel Paese con una Bibbia; decapitata, con quattro vescovi su dieci che vivono in esilio, sistematicamente silenziata. Una Chiesa martire, forse più che in qualunque altro luogo al mondo. Eppure, una Chiesa che resta viva, come testimoniato, per esempio, dalla recente ordinazione di otto sacerdoti nella cattedrale di Managua. La Chiesa del Venezuela ha vissuto un altro Natale “a porte chiuse”, senza la possibilità di manifestare la ...

La cronaca di Bruno Desidera è a questo link:

https://www.agensir.it/mondo/2025/12/26/26-dicembre-chiesa-martire-nicaragua-natale-sotto-repressione-una-chiesa-perseguitata-ma-viva/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

II Dome­­­­nica dopo Natale - Gv 1,1-18

Il nostro Dio per raccontarsi all’umanità ha scelto un corpo, un volto, delle azioni, degli incontri, delle relazioni, tutte cose che si possono udire, vedere, contemplare, toccare e anche oggi è stato sapientemente detto va in cerca di una «parola di carne» per potersi raccontare agli uomini e alle donne del nostro tempo. È la nostra vita che oggi, aderendo al Signore Gesù, lo può diventare ed essere capace di raccontarlo senza parole vuote e logore che non possono più dire nulla né di Dio né dell’uomo.



La liturgia di oggi ci ripropone l’Evangelo della Messa del Giorno di Natale, il Prologo di Giovanni che ha l’incipit identico a quello della Genesi: “In principio” termine ebraico che, nel primo libro della Bibbia, può essere anche letto “Con il principio”. In questa accezione il “principio” non vuol significare “inizio”, ma il “criterio” con il quale Dio ha creato il mondo, questo criterio è la Torah che è la sua Parola, la sua “sapienza”, il suo insegnamento e da qui Giovanni inizia la sua buona notizia: “In principio era la Parola”. 

Il termine “parola” in ebraico poi non ha nulla di astratto, è al contrario terribilmente concreta: “Dio disse sia la luce e la luce fu”, la sua parola è azione, fatto e parla per comunicare, per rivelarsi, per entrare in relazione, dare senso, amore. “Colui che parla” chiama l’uomo a farsi suo rispondente, lo chiama all’alleanza, a entrare in relazione con lui istituendolo come libertà dialogante. A cascata questo ci chiama ad esserlo anche con tutte le altre creature che Dio ha visto come “cose buone” e poter cantare con il salmista “i cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annuncia l’opera delle sue mani …” (Ps 19,2). 

Se poi tutto è stato fatto per mezzo della sua Parola anche noi con e nella nostra carne siamo “cose buone” con le nostre imperfezioni, le nostre debolezze, le nostre fragilità e Lui “si è fatto carne e ha fissato la sua tenda in mezzo a noi”. È allora nella nostra carne che dobbiamo cercarlo, anche nelle carni nude, affamate, assetate, malate, prigioniere, pellegrine, migranti, carcerate, morte nel freddo o nel mare, bruciate nelle tendopoli date alle fiamme o che hanno preso fuoco cercando di scaldarsi.

In mezzo a tutte le realtà che frequentiamo ci ha fatto diventare la sua tenda simile a quella di Abramo (Gn 18,1-2) che aveva quattro aperture verso i quattro punti cardinali, pronta ad accogliere tutti e noi lo siamo lungo le strade di questa nostra umanità ferita?

Dal suo essersi fatto la nostra carne “tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” e ne siamo ripieni senza misura. A volte non ce ne rendiamo conto e invece di gesti di amore, di accoglienza, di perdono, di sorrisi, di barlumi di vita nuova che gli rendono testimonianza perché tutti giungano a credere in Lui, lasciamo sopravvenire le tenebre che stigmatizzano, condannano, gridano, dividono, cercano di spezzare le canne piegate, spegnere i lucignoli fumiganti. 

Per fortuna la sua luce splende anche in queste tenebre ed è un seme di speranza che non sarà mai soffocato, rallegra, crea condivisione e gioia; assume il linguaggio dell’altro, interpreta il grido di sofferenza e ogni gemito che giunge dalla terra come le doglie del parto che apre al nuovo, alla vita. 

È questo il senso dell’incarnazione, che troppo spesso abbiamo ridotto a una “verità di fede” astratta, perdendo di vista l’evento concreto di una nascita nella povertà, dimenticando così la realtà tangibile. 

Il nostro Dio per raccontarsi all’umanità ha scelto un corpo, un volto, delle azioni, degli incontri, delle relazioni, tutte cose che si possono udire, vedere, contemplare, toccare e anche oggi è stato sapientemente detto va in cerca di una «parola di carne» per potersi raccontare agli uomini e alle donne del nostro tempo. È la nostra vita che oggi, aderendo al Signore Gesù, lo può diventare ed essere capace di raccontarlo senza parole vuote e logore che non possono più dire nulla né di Dio né dell’uomo.

Si è incarnato per insegnarci a vivere (Tm 2,12), chiedendoci l’umiltà di imparare a parlare per bene-dire, a fare del nostro dire una fonte di vita, del bene dell’altro perché nella Scrittura il dire non è mai separato dal fare, dal dare. Lo abbiamo visto nella Creazione, nell’intera storia della salvezza, nella vita di Gesù il Cristo che, come in Giovanni 1,1 è il “principio” della nuova realtà redenta. 

È importante notare che il suo modo di vivere, il suo agire nella storia accetta di abitare le tenebre, non le annienta, vi convive nella mitezza, la sua forza sta nel non farsi sopraffare. A noi chiede di imitarlo in questo, relazionandoci con tutti e tutte le realtà nel radicale rispetto dell’altro, altrimenti si scade e nel rifiuto che può scivolare fino alla violenza.

In questo, se siamo coscienti, ci aiuta la partecipazione all’Eucaristia nella quale ci nutriamo del corpo e del sangue di Cristo ma non è lui a venire assimilato da noi, bensì siamo noi che veniamo trasformati in lui prima di tutto come comunità e poi anche come singoli credenti. «In lui» anche la nostra vita può diventare quella «parola di carne» capace di raccontare il cuore di Dio. Il Natale non è un punto di arrivo, è piuttosto un punto di partenza anno dopo anno.

(BiGio)

 

 

 

 

  

Quando l’informazione diventa solidarietà. Perché ricordare il modello Misna

Misna ha raccontato per 18 anni le periferie del mondo, offrendo notizie indipendenti e plurilingue su conflitti e realtà dimenticate. Un esempio di giornalismo come servizio, capace di connettere centro e margini e contrastare la disinformazione

Il 2 dicembre 1997 fu pubblicato il primo lancio di Missionary International Service News Agency (comunemente, nota come Misna), l’agenzia di informazione fondata (e diretta per sette anni) da padre Giulio Albanese e cresciuta nell’ambito del mondo missionario. Mentre, il 31 dicembre 2015 si spegneva questa “voce” che ha raccontato quanto accadeva nelle periferie del villaggio globale, sempre più (fatto) a pezzi. È interessante ripercorrere l’avventura di Misna tramite le parole del suo fondatore ...

L'articolo di Gianni Todini e Francesco Nicotri è a questo link:

https://formiche.net/2025/12/informazione-solidarieta-perche-ricordare-il-modello-misna/#content

Due intimidazioni verso la parrocchia Zen a Palermo

Due episodi di colpi di arma da fuoco e un petardo esplosi contro l'ingresso secondario della chiesa San Filippo Neri, nella periferia nord di Palermo. Padre Giannalia: "Evidente una condizione di insicurezza e di perdita di controllo del territorio. Serve un progetto serio e sinergico per il quartiere. Non può essere lasciato a se stesso"


“Stasera porteremo i ragazzi che frequentano la parrocchia al Teatro Massimo per un momento di svago. Non parleremo con loro di quello che è successo. Vogliamo guardare avanti con fiducia”. Padre Giovanni Giannalia parla seduto in una delle sale della parrocchia San Filippo Neri, allo Zen, nella periferia nord di Palermo. Nelle ore precedenti, contro l’ingresso secondario della parrocchia sono stati esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco ed è stato lanciato un petardo, che ha provocato uno squarcio alla porta del teatro parrocchiale. Proprio quei locali, nelle ultime settimane, avevano ospitato appuntamenti significativi per il quartiere: la riunione della Commissione regionale antimafia e ...

L'articolo di Filippo Passantino è a questo link:

https://www.agensir.it/diocesi/2025/12/30/intimidazione-parrocchia-zen-il-parroco-rischiamo-di-perdere-un-pezzo-ditalia/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Per il secondo episodio questo è il link:

https://spigolando-in-breve.blogspot.com/2026/01/palermo-ancora-spari-contro-la.html

Il mondo nel 2026

Adattarsi al cambiamento o restare in balia degli eventi. Sono queste le due strade che il mondo si trova davanti nel 2026, dopo un 2025 segnato da svolte geopolitiche di grande impatto. Il secondo mandato di Trump alla Casa Bianca ha sancito il ritorno a una logica di potenza, a scapito del multilateralismo, in cui i più forti impongono il proprio peso sui più deboli.


Nel nuovo anno l’Europa dovrà fare i conti con un alleato sempre più imprevedibile, mentre la guerra in Ucraina appare ancora lontana da una soluzione. Il 2026 sarà anche l’anno della verità per la fragile tregua in Medio Oriente, chiamata a superare la sua fase politicamente più complessa. In un contesto in cui la forza sembra contare più delle regole, la competizione tra potenze non si limita alla geografia tradizionale, ma si estende a nuovi campi di confronto: dalla sfida per lo spazio alla rivalità sull’Intelligenza artificiale. E se l’arrivo del “ciclone Trump” ha riportato al centro il tema della leadership, il 2026 sarà anche un anno di donne e uomini chiamati a compiere scelte decisive per il destino dei loro paesi, a ogni latitudine. La capacità degli attori internazionali di adattarsi al cambiamento definirà non solo l’anno che sta per cominciare, ma anche gli equilibri futuri di un mondo sempre più incerto....

L'intero dossier dell'ISPI è a questo link:

https://a7b4e4.emailsp.com/f/rnl.aspx/?fjd=rytw_y.-ge=tyah0=ozuw/8-70.=&:1e34769&x=pp&wx0b49c16dax.5g=srwwxNCLM


15 forze che plasmeranno il futuro della conservazione nei prossimi 10 anni

Rivoluzione nella Conservazione della Biodiversità: Recenti ricerche dirette da William J. Sutherland, pubblicate su Trends in Ecology & Evolution, propongono un cambio di paradigma nei dibattiti sulla conservazione. Le discussioni si sono tradizionalmente concentrate su danni già visibili: deforestazione, declino delle risorse ittiche e riduzione dei budget per le aree protette. Questo studio mette in luce questioni emergenti che, sebbene non siano ancora cronicizzate in crisi, potrebbero influenzare gli esiti della biodiversità nel prossimo decennio.


Il rapporto identifica quindici temi chiave che spaziano dalla tecnologia ai cambiamenti climatici, dalla biologia alla finanza. L’obiettivo è invece quello di preparare meglio gli esperti prima che i cambiamenti diventino costosi e pericolosi. Un focus particolare è posto agli sviluppi tecnologici, in particolare quelli legati ai progressi computazionali. Sistemi di machine learning progettati per funzionare con poca energia e senza accesso a Internet potrebbero rivoluzionare il monitoraggio ecologico in regioni remote e sottofinanziate. Questi strumenti offrono opportunità di raccolta dati mai viste prima; tuttavia, il compromesso è significativo.

L'intero report di Luigi Salemi è a questo link:

https://www.blog.it/15-forze-che-plasmeranno-il-futuro-della-conservazione-nei-prossimi-10-anni/?utm_source=welcoming&utm_medium=newsletter&utm_campaign=ecologia_ambiente 

La pace “umile e perseverante” di Papa Leone che apre il cuore

Il commento della teologa Adele Howard, della Australian Catholic University, al Messaggio per la Giornata mondiale del primo gennaio: dopo la strage di metà dicembre a Sydney è ancora più attuale l’invito a vigilare “sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole”


Mentre in Australia riflettiamo sul Messaggio di Papa Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace, ci troviamo in mezzo a una lotta globale tra luce e tenebre, bene e male. Fino a poco tempo fa eravamo rimasti lontani dalla violenza estrema e dalla distruzione della guerra e del terrorismo in Paesi come il Sudan e l’Ucraina e in Medio Oriente. Tuttavia, domenica 14 dicembre 2025, la pace dell’Australia è stata infranta quando due uomini armati, padre e figlio, hanno sparato e ucciso 15 persone, ferito altre 40 e traumatizzato la comunità ebraica che avevano preso di mira. La nazione australiana è rimasta sconvolta e sconcertata da questo evento ...

L'intero commento è a questo link: