Com’è possibile festeggiare la vita quando il cuore è ancora ferito dalla morte? Gioia natalizia e lutto diventano incompatibili. Eppure i primi credenti chiamavano “dies natalis”, giorno della nascita, proprio quello della morte…
Non c’è nulla come l’approssimarsi del Natale, con il suo insistente bombardamento di immagini per lo più artificiali di calde atmosfere, di famiglie felici, gioiose e sorridenti, per riaprire ferite che mai si erano cicatrizzate. Come non pensare in questo periodo a quelle persone che negli scorsi Natali erano ancora presenti e rendevano serene le feste? E così, per molti, quelli che dovrebbero essere giorni di gioia si trasformano in un tormento; si desidererebbe sorridere ma c’è solo un nodo alla gola che non viene sciolto per non sfociare in pianto; si vorrebbe partecipare a questa festa di luci, ma ci si sente inchiodati nell’oscurità e l’allegria altrui non solo non coinvolge, ma irrita e genera fastidio. Com’è possibile festeggiare la vita quando il cuore è ancora ferito dalla morte? Gioia natalizia e lutto diventano incompatibili....
La riflessione di Alberto Maggi è a questo link:

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