Da troppo tempo ormai sentiamo “parlare di guerre e rumori di guerre” (cf. Mt 24,6) e fatichiamo sempre di più a “non lasciarci turbare”, rassegnandoci perché così avviene da che mondo è mondo. C’è troppo scialo di morte e ancor più abbondanza di disprezzo per la vita, di offesa alla dignità umana, di noncuranza verso il bene comune.
Troppo spesso le fedi paiono contribuire o contribuiscono di fatto all’acuirsi dei conflitti, al procrastinare le soluzioni, al riaccendersi delle ostilità. Troppo spesso gli schieramenti contrapposti annoverano nelle proprie file persone che dovrebbero appartenere alla medesima comunità di fede o a visioni del mondo contrassegnate dalla solidarietà. In questo senso assistiamo sbigottiti a circostanze di autentico tradimento da parte di uomini religiosi e capi di chiese, al venir meno di voci profetiche capaci di onorare il proprio mandato etico universale. E verrebbe da dare ragione a Jan Assmann il quale afferma: “Sono finiti i tempi in cui si poteva interpretare la religione come oppio dei popoli. Oggi la religione si presenta piuttosto come dinamite dei popoli”....
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