La remissione del debito, un investimento per la pace

È in corso a Siviglia, la IV Conferenza internazionale sul finanziamento allo sviluppo. Fino al 3 luglio i partecipanti, in rappresentanza di governi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie e commerciali, società civile e Nazioni Unite, dibatteranno sulle questioni emergenti e sull’urgenza di dare piena attuazione agli Obiettivi di sviluppo sostenibile


“L'attuale sistema del debito è al servizio dei mercati finanziari, non delle persone. Questo rischia di condannare intere nazioni a un decennio di crisi, o peggio. È giunto il momento di agire in modo responsabile”. Non lasciano dubbi sulla gravità della situazione e sull’urgenza di dover agire le parole con le quali, lo scorso 20 giugno, Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia e docente della Columbia University di New York, ha accompagnato la presentazione del rapporto redatto dalla Commissione del giubileo, da lui guidata, istituita a febbraio dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e dall’Iniziativa per il dialogo politico dell’ateneo newyorkese.

L'articolo di Gaetano Vallini è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-06/remissione-debito-pace-siviglia-conferenza-finanziamento.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Dominio e legittimità in Medioriente

Ciò a cui stiamo assistendo in Iran è un altro esempio di progetto politico fondato su logiche di dominio. Se questo ordine verrà legittimato dipenderà, però, dall’efficacia delle nuove forme di opposizione


Come in ogni guerra dell’età dell’informazione di massa, la cronaca ci travolge con dati e notizie abbondanti a cui esperti e pubblico informato devono e possono attingere. Resta, però, sempre la questione di identificare quali sono i nodi centrali dei conflitti oltre la contingenza. Tre sono le questioni di base che caratterizzano l’attuale fase del conflitto in Medioriente e che si collegano strettamente tra di loro: la centralità ineludibile della questione palestinese; gli equilibri di forza regionali e la loro legittimità politica; la dimensione internazionale, nella forma specifica dell’alleanza tra Israele e Stati Uniti....

L'analisi di Massimiliano Trentin è a questo link:

L’Oms punta sulla medicina tradizionale. Un assist a Pechino?

L’Oms approva la nuova strategia globale sulla medicina tradizionale, tema caro alla Cina. L’Ue avverte: no a pratiche senza evidenze scientifiche. Nel vuoto lasciato dagli Usa, Pechino rilancia i finanziamenti con 500 milioni aggiuntivi

Un segnale forte sul riconoscimento globale della medicina tradizionale è arrivato lunedì sera dall’Assemblea mondiale della sanità, che ha approvato la nuova Global traditional medicine strategy 2025–2034. Un testo che punta ad aumentare gli investimenti nella ricerca e a integrare le pratiche di guarigione tradizionali nei sistemi sanitari moderni, non in assenza di critiche. La strategia rappresenta sicuramente un passo storico per le comunità indigene e per quei Paesi – in particolare dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina – che da decenni rivendicano il valore di pratiche mediche radicate in tradizioni millenarie. Secondo dati Oms, forme di medicina tradizionale e complementare sono oggi utilizzate regolarmente da una larga fetta della popolazione in Paesi come ...


L'articolo di Andrea Macaluso è a questo link:

https://formiche.net/2025/05/oms-medicina-tradizionale-ue-pechino/#content

I quattrocento colpi a viale Trastevere. Riflessioni sulla metamorfosi di un ministero

Nel Palazzo di Viale Trastevere, simbolo della scuola italiana, si è svolta un’evoluzione profonda: dal ministero burocratico e centralizzato dell’era fascista a quello aperto al cambiamento negli anni ’90, ispirato ai valori costituzionali di imparzialità ed efficienza. E oggi? La riflessione di Giuseppe Fiori


Proprio nel cuore di Trastevere c’è un palazzo del Potere, quello dell’Istruzione, simbolo della scuola italiana e di tutti i suoi nodi tematici, con un labirinto di vicoli alle spalle e davanti a Porta Portese. Una collocazione popolar-romanesca e cosmopolita allo stesso tempo, dato il melting pot del mercato domenicale, la cui vicinanza può aver dato la cifra alle interminabili trattative sindacali che si svolgono nei suoi solenni saloni. Il più importante è quello centrale, al secondo piano, con le pareti ricoperte dai ritratti dei vari ministri da Francesco De Sanctis a Giovanni Gentile, fino a Benedetto Croce, dopo di lui la tradizione è stata interrotta…

La riflessione di Giuseppe Fiori continua a questo link:

Dove non arrivò Mao, potrebbe arrivare il papa. Il complesso rapporto tra Cina e Chiesa Cattolica

Nel cuore della diplomazia vaticana, il rapporto con la Cina rappresenta una delle sfide più complesse e ambiziose. Tra autorità spirituale e sovranità politica, Roma e Pechino si confrontano da decenni cercando un equilibrio fragile ma strategico


Papa Leone si troverà presto ad affrontare uno dei dossier più strategici e intricati della politica estera della Santa Sede: il rapporto con la Repubblica Popolare Cinese. Un tema che, per decenni, è stato gestito con cautela estrema dalla diplomazia vaticana, ma che negli ultimi anni ha assunto una centralità nuova anche per Pechino. A spingere il Partito Comunista Cinese ad aprirsi a un confronto con la Santa Sede non è stata una spinta religiosa, bensì un’urgenza politica nata da...

L'articolo di Lorenzo Piccioli è a questo link:



Pizzaballa: “Sarà pace vera solo quando si affronterà la questione palestinese”

Il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, 60 anni, ci riceve nel giorno in cui per la prima volta da due settimane in questa regione si intravede uno spiraglio di speranza, con l’annuncio del cessate il fuoco fra Israele e l’Iran. Ma anche nel giorno in cui a Gaza decine di persone sono state uccise nell’ennesima strage del cibo. Naturale che la conversazione con lui parta da qui: dal dramma della Striscia, dalla speranza, dal futuro e dal sogno della pace.

«Pace è una parola impegnativa. Il cessate il fuoco è importante perché evita che le tensioni si espandano a tutta la regione, ma la pace richiederà tempi lunghi e sarà molto difficile. E comunque ogni speranza di pace sarà fragile e instabile finché non si affronterà la questione palestinese. Qualsiasi futuro assetto regionale — e chissà se sarà necessario avere un nuovo assetto — resterà incompleto. Il mondo arabo è collegato: ci sono i confini fra i vari Stati, ma ci sono anche legami molto forti che vanno al di là dei confini.»...

L'intervista a cura di a cura di Francesca Caferri è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202506/250625pizzaballacaferri.pdf

Festa di S. Pietro e Paolo - Mt 16,13-19

Il compito del papa, vescovi e presbiteri: appoggiati sulla roccia della fede in Gesù il Cristo, è essere i primi mattoni della Chiesa nella quale sono chiamati non ad imperare, ma a presiedere all'unità nella carità nello svolgere il comune compito dell'evangelizzazione nella sequela.



Siamo alla terza domenica del Tempo Ordinario e ci ritroviamo con una terza festa, quella di S. Pietro e Paolo, a riprendere la riflessione della III di Pasqua nella quale la Liturgia ci ha proposto dall’Evangelo di Giovanni (21,1-19) l’episodio della pesca miracolosa. In quell’occasione si è sottolineato come sia Simon Pietro a tornare indietro da solo a prendere la rete piena di 153 grossi pesci per portarla a riva senza che si rompesse. Questa è l’immagine simbolica del compito affidato subito dopo a Simone da Gesù: presiedere all’unità della Chiesa e all’evangelizzazione. Compito al quale a cascata partecipano tutti quelli ai quali viene riconosciuto questa capacità, questo carisma: vescovi e presbiteri. Questo non significa che viene loro dato un potere assoluto, che può dare ordini indiscutibili e, meno ancora, quello di costituire una casta privilegiata e staccata dalla comunità di tutti i fratelli, di tutti i battezzati. I carismi hanno certamente ruoli diversi ma camminano nella condivisione della medesima sequela del Signore Gesù il Cristo.

 

Oggi ci viene proposto di approfondire questo ruolo e in particolare quello di Pietro al di là di quanto comunemente una tradizione con la “t” minuscola ci ha e continua purtroppo a proporci. Anche Francesco ha più volte sottolineato come il ruolo del Papa vada rivisto e ricompreso. L’Evangelo di oggi può aiutarci e darci qualche indicazione.

L’episodio è conosciuto; è Gesù che pone due domande ai discepoli (anche a tutti noi!): “La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo” e poi “Ma voi chi dite io sia”. Alla risposta di Simone “Tu sei il Cristo” corrisponde un “Tu sei Pietro” di Gesù a Simone, vale a dire: questa tua affermazione di fede è la roccia sulla quale devi appoggiare tutta la tua vita di sequela. Prima di questo però Gesù lo definisce figlio di Giona” indicandogli così che il suo percorso sarà simile a quello di quel profeta che, non comprendendo l'invito di Dio, prima di compierlo cerca di sfuggirgli facendo il contrario. Aggiunge inoltre che lui non ci è arrivato da solo ad affermalo come il Cristo, ma è il Padre che glielo ha rivelato. Nell’ultimo versetto del brano l’evangelista ricorda che Gesù severamente impone, come ha già fatto con i demoni, ai discepoli il silenzio su chi lui sia in realtà. La ragione è semplice: Simone ha dato una risposta corretta solo nella forma, in realtà ha in mente un’idea completamente distorta. È convinto che Gesù stia per restaurare il regno di Israele e pensa che questo si attuerà mediante una ostentazione di forza, prodigi e segni che lo imporranno a tutti.

Nella pericope dell’Evangelo segue una raccolta si “semitismi” molto lontani dalla nostra mentalità: la traduzione e lettura tradizionale non aiuta di certo a partire da quel “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. 

Di una roccia posta a fondamento della Chiesa si parla altre volte nelle Scritture cristiane, ma questa immagine è riferita sempre e solo Gesù il Cristo (per esempio in 1 Cor 3,11 o in Ef 2,19-21). Lo afferma chiaramente anche Pietro nella sua prima lettera (2,4-6) quando rivolgendosi ai cristiani afferma: “Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale”, uniti come siete alla “pietra angolare, scelta, preziosa” collocata da Dio, nel giorno di Pasqua, come base di tutta la costruzione.

In effetti il termine greco con il quale Gesù chiama Simone Pietro, significa una pietra nel senso di un sasso, un mattone da costruzione mentre il termine seguente tradotto nel medesimo modo, parla di una roccia che è la fede su chi è Gesù: “il Cristo il Figlio del Dio vivente”.

Dunque a Simone e a tutti coloro che gli succederanno in quel ministero, è chiesto di essere il primo mattone appoggiato sulla pietra stabile della fede in Gesù Cristo ed è questo che gli garantisce la capacità di guidare tutti gli altri “mattoni” che siamo noi, verso quella “giustizia più grande” (Mt 5,17-20) con la quale si può “legare e sciogliere”. Questo semitismo significa insegnare, guidare, trasmettere con autorevolezza e non con quel suo contrario che è un “autoritarismo” che non vuole e non dà la possibilità di essere verificato e/o messo in discussione. Questo chiaramente coinvolge anche Paolo.

Se sarà così, le forze della morte non avranno mai potere su di una Comunità fondata sul Dio vivente e “le chiavi del regno” (che non è l’aldilà, ma la realtà che Gesù è venuto ad inaugurare in questo nostro mondo), rappresentano l’essere responsabile della fede delle persone che partecipano all’edificio della Chiesa “come pietre vive”, non come realtà passive sulle quali disporre ed imperare.

Questo significa la sinodalità sul cui rotta papa Francesco ha riposizionato l’intera Chiesa, un cammino comune generale al quale tutti partecipano perché tutti siamo “pietre vive” che hanno posto le loro radici sulle fede in Gesù Cristo. Sinodalità dunque non solo tra il papa e i vescovi, tra i vescovi con i preti mentre i battezzati devono solo seguire le loro decisioni. No, non è questo perché il loro ruolo è quello di “suscitare e presiedere all’unità nella carità”, non quello di imperare.

(BiGio)  

Dimenticare Gaza

Mentre l’attenzione del mondo era rivolta alla guerra tra Israele e Iran, gli attacchi contro i civili affamati a Gaza si sono intensificati. Intanto l’Europa divisa si condanna all’irrilevanza e Israele interrompe la distribuzione di cibo nella Striscia.


Trascorsi quasi quattro mesi dal blocco semi-totale dell'ingresso degli aiuti nella Striscia, la situazione è ormai disperata. In Israele il dibattito, paradossale, ruota intorno alla sospensione di aiuti che non sono mai davvero ripresi, e che quando lo hanno fatto hanno spesso portato a esiti tragici. E mentre sondaggi recenti mostrano che il 67% degli israeliani è favorevole a una fine della guerra a Gaza (più del 55% che era favorevole alla fine delle ostilità con l'Iran), sembra che in pochi siano davvero consapevoli della gravissima situazione umanitaria in cui versa la Striscia. Dopo oltre 20 mesi di bombardamenti quotidiani i saccheggi dei convogli sono all’ordine del giorno, conseguenza di un blocco quasi totale dei rifornimenti umanitari, tra cui cibo, carburante e medicine. ...

L'analisi indipendente dell'ISPI è a questo link:

“Il riarmo che chiede la Nato costa 350 mld e non è giustificato”

“L’impressione è che siano numeri piovuti dall’alto, senza una chiara spiegazione. Diciamo che quella ufficiale non mi convince molto”. L’economista Carlo Cottarelli, ex Fmi, ora direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, è assai perplesso sui nuovi obiettivi Nato sulla spesa militare decisi al vertice dell’Aja.

Un aumento della spesa militare era fisiologico, la questione qui sono le dimensioni eccezionali. Questi obiettivi comportano un enorme incremento della spesa per la difesa. Alcuni peraltro non sono chiari. Il 3,5% del Pil in più entro il 2035 lo è, perché conosciamo la definizione della spesa regolare che dà la Nato. Cosa invece rientri nell’1,5% di spese legate alla “sicurezza” no: potremmo anche scoprire che non è tutta aggiuntiva...

L'intera intervista a cura di Carlo di Foggia è a questo link:

https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202506/250627cottarellidifoggia.pdf

“Il sogno del dopoguerra è ormai finito si va verso un equilibrio di autoritarismi”

«Viviamo una fase nella quale domina l'idea che la forza è tutto e tutto decide. Il che si accompagna al disprezzo per il diritto. Lamentiamo l'autoritarismo russo e cinese, ma ci stiamo mettendo su una china pericolosa, un equilibrio di autoritarismi che tiene conto solo di chi ha il potere e non dei popoli. 80 anni dalla Carta dell'Onu: amaro anniversario».


Nella sua lunga vita Romano Prodi ha incrociato e trattato con i principali leader del mondo, da George W. Bush a Putin, da Helmut Kohl a Netanyahu, dai capi cinesi a quelli iraniani e per il Professore il tumulto di queste ore in Medio Oriente dimostra che siamo entrati in un’epoca profondamente diversa dalle precedenti: “Viviamo una fase nuova nella quale domina l’idea che la forza è tutto e tutto decide. Un’idea che si accompagna al disprezzo per il diritto. Abbiamo tanto lamentato l’autoritarismo russo e cinese, ma ci stiamo mettendo su una china pericolosa. Proprio in questi giorni ricorrono gli 80 anni dalla Carta dell’Onu e dobbiamo “celebrare” amaramente questo anniversario: il sogno che prese corpo nel primo dopoguerra, purtroppo è finito”....

Intervista di Fabio Martini a Romano Prodi è a questo link:

http://www.romanoprodi.it/strillo/avremo-un-mondo-di-autoritarismi-meloni-segue-le-istruzioni-di-trump_22777.html