Nel gergo dell’intelligenza artificiale, le allucinazioni sono gli errori che un chatbot può fornire in fase di risposta. Per esempio, si chiede a una macchina quale sia stato il luogo della più grande vittoria di Napoleone Bonaparte e l’IA risponde ]«Waterloo» che notoriamente non fu proprio un trionfo per l’ex imperatore francese. Può capitare. Perché le intelligenze artificiali non comprendono ciò che scrivono, anche se così può sembrarci. Quando ci forniscono delle risposte testuali, si limitano a prevedere la parola successiva più probabile in base ai testi con i quali vengono addestrate per replicare ai nostri interrogativi. È quindi possibile che nei processi dietro le risposte dell’IA ci siano errori che portano a risultati e informazioni sbagliate
Per questo, la storia che segue sarebbe riduttivo bollarla come una normale allucinazione. Il protagonista della vicenda, che ha chiesto di rimanere anonimo, è uno studente universitario di quasi 25 anni. È iscritto a una facoltà italiana di Informatica e, mentre stava preparando l’esame di Informatica Teorica, ha condiviso un’esercitazione presente sul suo libro con Gemini, il servizio di intelligenza artificiale generativa (o chatbot) di Google: una foto scattata al testo, accompagnata dalla domanda «Qui si usa Rice?», facendo riferimento al teorema del matematico statunitense Henry Gordon Rice (1920-2003). La prima risposta di Gemini è pertinente e corretta. E spiega al ragazzo perché non è il caso di «applicare Rice» per risolvere l’esercizio. A quel punto lo studente chiede un’ulteriore delucidazione. Nello specifico domanda se allora non sia più utile ricorrere a una Atm (Alternating Turing Machine), un’estensione teorica della Macchina di Turing, cioè un modello che simula la logica di un algoritmo computazionale.
È qui che il chatbot di Google “impazzisce” e fornisce la seguente risposta: ..
La notizia continua a questo link:
https://drive.google.com/file/d/1Lnu-mvuz-elZwXYmVrDLiye-xUIyBtja/view?usp=sharing

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