Lettera a un migrante

Ti chiamo “amico” con esitazione, perché non so nulla della tua vita. Ignoro la lingua nella quale hai pronunciato le prime parole, il luogo dal quale sei partito, il lavoro che facevi, la persona alla quale hai promesso di telefonare. Potrei conoscere soltanto la rotta: il deserto, la Libia, il Mediterraneo. È poco per scriverti e, forse, proprio per questo devo farlo.


Le cronache parlano di sbarchi, flussi, quote, rimpatri. Sono parole necessarie quando si deve governare un fenomeno complesso. A forza di parlare al plurale, però, abbiamo dimenticato il singolare. Si discute dei migranti e tu scompari. Rimangono il numero degli arrivi, il costo dell’accoglienza, le preoccupazioni per la sicurezza; non la tua voce....

La lettera di Francesco Bertolone è a questo link:

https://www.settimananews.it/societa/a-un-migrante/

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