Il coraggio della reciprocità: "co-presidenza nelle Eucaristie" anche con le donne

l vescovo Erio Castellucci al convegno del Cif: “Donne e uomini insieme per guidare le comunità e annunciare la Parola”


È sulla liturgia che Castellucci ha lanciato l’ipotesi più avanzata: “Occorrerebbe individuare un ruolo delle donne che possa essere di co-presidenza dell’assemblea" ... 

Su questo si interroga Andrea Grillo:

Questa ipotesi, che Erio Castellucci ha delineato in una conferenza per il CIF, avrebbe una presidenza condivisa: della donna sulla liturgia della parola e del presbitero sulla liturgia eucaristica. La proposta credo che debba essere valutata in modo differenziato. Da un lato coglie bene la questione sollevata dal recente "responsum" a proposito della omelia. Il divieto di tenere l'omelia per i laici e quindi per le donne non dipende da un difetto di identità, ma da un difetto di presidenza. Chi presiede una comunità, e solo chi presiede, può tenere la parola omiletica. In caso di "co-presidenza" sarebbe possibile che la omelia venga tenuta da una donna o da un laico. In questo senso la proposta di Castellucci mi pare molto ragionevole.
D'altra parte è evidente che si tratta di un escamotage, per ora inevitabile, di fronte alla incapacità ecclesiale di pensare la ordinazione della donna. Qui non credo che si possa aggirare né la questione del diaconato, né la questione della ordinazione. Presiedere la comunità è un atto ministeriale che abbiamo pensato come risultato della ordinazione. Ipotizzare la copresidenza della eucaristia significa pensare una ordinazione anche per la donna. Ipotizzare che per la donna la presidenza valga solo per la parola e non per il sacramento mi pare che resti nell'ambito di una comprensione della "differenza" tra maschile e femminile segnata dal pregiudizio. Che vi sia differenza tra maternità e paternità nessuno può dubitarne. Ma che questa si possa tradurre in una diversa presidenza o addirittura nella rilettura del principio Petrino e Mariano applicata alla eucaristia, mi pare una obiettiva e inutile forzatura.
Questo non riduce il valore della affermazione e la prospettiva che apre, in vista del pieno superamento di una discriminazione che non è più possibile attribuire alla volontà di Dio. Importante è che Castellucci abbia riconosciuto che la questione riguarda la domanda: chi presiede?

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