“Non è qui, è risorto! Non abbiate paura!”. “È la Pasqua, è la Pasqua del Signore!”
Gesù dice alle donne: "andate ad annunciare ai miei fratelli…”. Chi sono coloro che ora, per la prima volta, Gesù chiama “fratelli”? Sono coloro che, con noi, lo hanno tradito, abbandonato, rinnegato … sono coloro dei quali al suo posto non avremmo voluto più saperne nulla. Lui invece non solo li perdona senza pretendere scuse, ma li eleva a fratelli.
Nessun evangelista descrive la risurrezione di Gesù ma tutti gli evangelisti danno indicazioni su come incontrare il Cristo vivente ed è una possibilità per i credenti di tutti i tempi. Di questo siamo chiamati a dare testimonianza ed è una cosa concreta, non una cosa astratta. La vita di chi ha incontrato il Risorto ha assunto un senso nuovo, è stata una pasqua, un “passaggio” che ha dato la possibilità di leggere ogni evento alla sua luce. È di questo che si può, si deve date testimonianza, non di altro.
“Dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana”, non è solo una notazione temporale, ma richiama il primo giorno della creazione, quello nel quale irrompe la luce nelle tenebre. Sotto la croce c’erano tre donne, ora solo le due Marie si recano “a visitare il sepolcro”, sono pronte a sfidare le guardie, non portano nulla con sé se non che la loro tristezza e il dolore della perdita. La terza, la madre dei figli di Zebedeo non c’è, ha perso la speranza di far sedere i suoi figli uno alla destra e l’altro alla sinistra del messia vittorioso che ora vede morto e sepolto assieme alle sue aspettative.
Matteo per presentare quello che è avvenuto impiega il linguaggio e le immagini bibliche che ha a disposizione: il terremoto, l’angelo, il colore bianco sfolgorante, la paura e lo sconcerto. Sono le stesse immagini già riscontrate nella Trasfigurazione con le quali l’evangelista vuole affermare che Dio ha manifestato la sua forza di salvezza in un momento nel quale tutto celebrava la vittoria della morte sulla vita. In un bagliore esplode la forza vivificante del Padre: è il suo sì ad una vita vissuta rimanendo sempre fedele alla sua volontà, come ha fatto Gesù, nonostante le seduzioni e le tentazioni che dall’inizio alla fine ha sempre subito e vinto.
L’Angelo (nella Scrittura viene così chiamato Dio quando viene a contatto con l’umano), dopo aver rotolato via la pietra, si pone a sedere su di essa in segno di vittoria a differenza delle donne che dopo la sepoltura rimasero sedute là davanti nella tristezza del lutto. Di fronte alla manifestazione del divino l’umanità si spaventa e “le guardie furono scosse e rimasero come morte” mentre il crocefisso che pensavano di custodire è vivo. L’angelo si rivolge solo alle donne per dire loro “Voi non abbiate paura!” Gesù il crocefisso che cercate, “non è qui” (attenzione: non dice “non è più qui” ma solo “non è qui”, il sepolcro non ha mai potuto contenerlo) “È risorto” e aggiunge, con un velato rimprovero, ”come aveva detto. (…) Presto, andate a dire ai suoi discepoli (…) ecco, vi precede in Galilea. La lo vedrete”. Per vedere Gesù, per sperimentarlo, occorre andare in Galilea, cioè il luogo della sua predicazione. Per noi l’indicazione è quella nei luoghi della nostra vita dell’ascolto della sua Parola nella frequentazione delle Scritture.
Il messaggio del cielo, rivolto alle donne, in realtà è rivolto a tutti: nessun sarà mai abbandonato in potere della morte, tutti saremo resi “giusti” da Dio e i sepolcri saranno vuoti come quello di Gesù. Le forze della morte non prevarranno sulla vita, anche se apparentemente, per un certo tempo, potranno avere la meglio. Di fronte a questo tutte le sconfitte e tutte le lacrime di ogni tempo acquistano senso. Anche le nostre. Pure quelle di oggi legate alle “forze della morte” che paiono imperare incontrastate nelle guerre. Non solo quelle che provocano la morte fisica, ma ogni ingiustizia, oppressione, calunnia, odio, inganno, furbizia… causa situazioni di difficoltà anche estreme in chi le subisce. Gli strumenti sono sempre più sofisticati, non più solo le tradizionali parole o scritti, ma sempre più frequentemente anche gli attuali media possono diventare forme di comunicazione ambigue e con sempre maggiore frequenza usano l’Intelligenza Artificiale.
“Le donne corsero a dare l’annuncio” ai discepoli. Il termine annuncio, in greco, contiene in sé la radice del vocabolo angelo. Le donne, nei secoli volentieri considerate come le persone più lontane da Dio, in realtà sono quelle a lui più vicine, compiono la stessa funzione degli angeli. Questo deve fare riflettere sulla loro emarginazione nella Chiesa che tutt’oggi fa fatica ad essere risolta.
Mentre corrono “Gesù venne loro incontro e disse …” non come fa la traduzione Cei “Salute a voi” bensì come nell’ultima Beatitudine: “Rallegratevi” e ovviamente di nuovo “non temete andate ad annunciare ai miei fratelli…”. Qui si impone una riflessione: chi sono coloro che ora, per la prima volta, Gesù chiama “fratelli”? Sono coloro che lo hanno tradito, abbandonato, rinnegato … sono coloro dei quali al suo posto non avremmo voluto più saperne nulla. Lui invece non solo li perdona senza pretendere scuse, ma li eleva a fratelli, figli dello stesso Padre, aprendo loro una nuova storia che giunge fino a noi. Dio si fa vicino prima di tutto a chi ne ha bisogno. Sapremo mai noi fare lo stesso? Sapremo essere degni di riconoscerci come fratelli spezzando e condividendo quel Pane unico che ci fa essere i suoi occhi, le sue mani piene solo di misericordia?
(BiGio)
Nessun commento:
Posta un commento