A Teheran è l’ora dei falchi. Il meccanismo che sembra prevalere non è quello che in alcune dichiarazioni aveva auspicato Trump, ossia ottenere migliori interlocutori. Le scelte militari potrebbero aver determinato, a parere di molto esperti, interlocutori peggiori, i più duri.
È questo il punto di arrivo, attualmente, di un percorso rivoluzionario cominciato a metà del secolo scorso e che prioritariamente puntava a tutt’altro nel campo religioso che alla teocrazia. Forse l’obiettivo lo possiamo chiamare una “teologia della liberazione islamica”, pensata da chi detestava l’occidente materiale ma si abbeverava con piena consapevolezza alle sue grandi correnti culturali; teologia, ma non certo dell’establishment.Sono due i nomi che spiccano, due i motori che hanno sedotto grandi masse di iraniani, soprattutto i giovani di quel tempo, offrendo pensieri forti, densi di fascini, forze, problemi e rischi...
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