C’è una tensione profonda al cuore della vita consacrata che raramente viene nominata apertamente: la presenza di persone omosessuali tra preti, religiosi e religiose, e il silenzio quasi totale su questa realtà. Non si tratta di un segreto – psicologi, formatori, sociologi, teologi e chiunque conosca la vita interna delle istituzioni ecclesiastiche ne è consapevole – ma di un non-detto strutturale che produce conseguenze concrete e spesso dolorose.
Il paradosso è evidente: la Chiesa ha compiuto passi significativi nel riconoscere la dignità delle persone omosessuali nel mondo laicale. Il Catechismo parla di accoglienza con rispetto e delicatezza, l’Amoris Laetitia di Francesco ha aperto spazi di discernimento pastorale più ampio, e documenti recenti come Fiducia Supplicans hanno ampliato ulteriormente questi confini. Eppure, all’interno delle strutture ecclesiali, vige un doppio silenzio: quello imposto dall’istituzione e quello interiorizzato dalla persona stessa....
L'articolo di Giorgio Bozza è a questo link:
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