La consultazione (2021-2022) per il sinodo della Chiesa universale e le sintesi delle sette Assemblee continentali (2022-2023) hanno messo in evidenza diversi elementi di criticità della liturgia. Nella Sintesi nazionale della Conferenza episcopale italiana (CEI) in proposito si possono leggere valutazioni di questo tenore: “Afasia di alcune liturgie”, “una scarsa cura delle celebrazioni”, “liturgie smorte o ridotte a spettacolo”, “urgente un aggiornamento linguistico e gestuale”.
Una crisi che dura da tempo, che il potente “segno delle chiese vuote” (cfr. Tomas Halik) durante la pandemia ha in un certo senso preconizzato nei suoi esiti finali, ma che al momento non sembra vi si possa ancora porre mano nonostante le molte analisi e proposte degli addetti ai lavori. Eppure il tema per la Chiesa si può dire che sia una questione di vita o di morte, non a caso il Concilio Vaticano II ha definito la liturgia come “fonte e culmine” della vita cristiana (Sacrosanctum Concilium, 9-10). Ciò vuol dire che la Chiesa “non ha nulla di più alto da offrire ai fedeli” e chi vi partecipa deve comprendere cosa significa oggi il mistero Gesù Cristo, che essa celebra (cfr. Paolo Cugini, L’eucarestia domani. Inculturazione e inclusività della liturgia, Effatà, 2023). Giunge ora in libreria il saggio La messa è sbiadita....
Due recensioni di Marco Politi e Enzo Bianchi a questo link:
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