Lo Stato di Israele ha introdotto la pena di morte. Nella Torah scritta è presente e quella orale l'articola in e attraverso un sistema di garanzie che rende l’applicazione della pena capitale quasi irrealizzabile.
Il Talmud tramanda che quarant’anni prima della distruzione del Secondo Tempio il Sinedrio cessò di pronunciare sentenze di morte. Da quel momento la pena capitale rimane nella Torah come dichiarazione morale assoluta, ma scompare come prassi giuridica. Il messaggio tuttavia permane: la Torah afferma che il male radicale esiste e che la vita umana ha un valore assoluto — così assoluto che chi lo viola merita la pena più grave, ma proprio perché la vita vale così tanto, il potere di toglierla non può essere esercitato con leggerezza, con fretta, con la pressione del dolore collettivo o del consenso popolare.
L'analisi di Rav Ariel Di Porto è a questo link:
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