Nairobi – non è terra quella che calpesti a Kibera. È un fango misto di polvere rossa, rifiuti e destini già segnati. Se nasci donna tra queste lamiere, il mondo non ti accoglie: ti sfida a sopravvivere. Qui, a pochi chilometri dai grattaceli di vetro della capitale keniota, dove l’economia dell’Africa orientale corre verso il futuro, la povertà non è una statistica, è un assedio che comincia con il primo respiro.
Nello slum più grande del continente, crescere non è un’evoluzione naturale, ma una sottrazione costante di diritti e spazio. Quando le risorse sono minime, non tutti possono permettersi di studiare: il maschio ha la precedenza, il maschio va a scuola. La femmina, invece, resta nell’ombra della baracca, esclusa dall’istruzione e condannata a un’invisibilità che è la prima lezione da imparare per non soccombere. È lo strappo iniziale, una ferita che con il tempo diventerà un abisso, segnando il confine tra chi può sognare e chi deve solo resistere....
Il reportage di Martina Di Marzio è a questo link:
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