1 gennaio: Solennità di Maria santissima Madre di Dio - Lc 2,16-21

Strano: nella domenica dedicata a Maria come made di Dio lei appare solo in una breve frase al centro del brano dell’Evangelo di oggi. Questo significa che è necessario comprendere bene che cosa Luca desidera farci comprendere e suggerire a noi con quel “Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. 


Lei era una ragazzina presumibilmente dai 12 ai 14 anni in una cultura che certamente non dava molta voce alle donne e i matrimoni erano combinati. L’età suggerisce che aveva anche poca esperienza seppur la realtà sociale tendeva a far maturare molto in fretta.

In queste settimane la sua figura è apparsa apparentemente in secondo piano ma sempre presente e questo non solo perché ha messo al mondo un figlio, ma per la sua capacità di aprirsi al nuovo permettendo che una situazione di scandalo si trasformasse in un segno di libertà dalla paura, dalla volontà di controllo sulla propria vita, dal timore del nuovo. Il suo acconsentire all’azione di Dio nella storia attraverso la sua persona è frutto della sua capacità di ascolto che si è tradotto in fiducia nella percezione di un Dio che l’avrebbe sempre sostenuta con la sua presenza. In un Padre che non abbandona mai i suoi anawim, i suoi poveri, termine che nulla ha che a vedere con l’assenza di denaro bensì si riferisce a coloro che riconoscendo la propria pochezza davanti a Dio si affidano a lui e vi trovano la propria guida non smettendo mai di ascoltare la sua Parola sapendola vivere nel concreto del loro quotidiano.

È questo che Luca desidera suggerirci con quel versetto, è l’invito come Maria a non essere mai superficiali, a non smettere di esaminare, interpretare, mettere assieme, cercare il vero senso degli avvenimenti, di quanto ci viene detto scoprendo in tutto questo quel filo rouge conduttore che è il paziente realizzarsi del progetto di Dio. È l’invito a osservare con occhio attento ogni avvenimento senza lasciarsi condizionare dalle idee, dalle convinzioni, dalle tradizioni per poter essere recettivi e preparati alle sorprese del Padre.

Una certa devozione mariana de l’ha allontanata dal nostro mondo e dalla nostra condizione umana, dalle nostre angosce, dai nostri dubbi e incertezze, dalle nostre difficoltà a credere. L’ha avvolta in un nimbo di privilegi che – secondo i casi – l’hanno fatta ammirare o invidiare, ma non amare.

Luca la presenta nell’ottica giusta, come la sorella che ha compiuto un cammino di fede non diverso dal nostro. Maria non capisce tutto fin dall’inizio: si stupisce. Più volte appare quasi colta di sorpresa, a volte non comprende ma rimane disponibile, osserva, ascolta, riflette, collega …

La pericope di oggi è la seconda parte dell’Evangelo della nascita di Gesù, i pastori hanno avuto l’annuncio dell’Angelo e vanno “senza indugio”: è la stessa “fretta” che spinse Maria ad andare a trovare Elisabetta sulla parola di quanto l’Angelo le aveva detto: “nella sua vecchiaia” aveva concepito un figlio e che lei, “che tutti dicevano sterile”, era al sesto mese. Sono termini che non indicano la volontà di andare per curiosità a verificare se è vero quanto è stato detto loro, ma indicano un’urgenza, una prontezza nella disponibilità a servire mettendosi a disposizione.

Luca pare laconico indicando che cosa “trovarono” i pastori: “Maria e Giuseppe e il bambino adagiato nella mangiatoria. E dopo averlo visto, riferirono ci che del bambino era stato detto loro”. Raccontano allora che cosa li aveva spinti: la gioia di una buona notizia cioè che per loro era nato un salvatore. I pastori erano considerati una categoria di gente lontana da Dio perché viveva in uno stato continuo di impurità che il Messia al suo arrivo avrebbe giustiziato in quanto peccatori, invece si trovano avvolti in una luce carica dell’amore del Padre: nessun rimprovero, nessuna punizione. È questa la lieta notizia che li fa muovere dalla loro situazione. È questo che annunciano ma chi li ascolta non condivide la loro gioia bensì si stupiscono perché viene rovesciata una certa immagine di Dio: non è un giustiziere che premia i giusti e punisce i malvagi, ma avvolge tutti nel suo amore.

Nei primi capitoli Luca rileva spesso stupore e gioia in coloro che si sentono avvolti dall’amore e coinvolti nel progetto di Dio: Elisabetta, Simeone, Anna, i pastori, Maria e Giuseppe sanno cogliere in quanto sta accadendo in loro e attorno a loro un segno dell’amore del Padre con gli occhi aperti al nuovo dei bambini, come lo è il nome che sarà imposto al neonato all’ottavo giorno nella sua circoncisione: Gesù ovvero il Signore salva. Sarà la sua identità che verrà ripetuta 566 volte negli Evangeli a farci ben presente che ogni altra immagine di Dio è incompatibile con questa ed è interessante che in Luca gli unici che chiamano per nome Gesù sono gli emarginati, gli indemoniati, i lebbrosi, i ciechi e il criminale che morirà accanto a lui. Nessun altro.

(BiGio)

 

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