Documenti conciliari, vescovi di Roma, vescovi italiani: la cura (e le riserve) dei piccoli dettagli a proposito di benedizione condivisa, stesso Dio e comune discendenza abramitica
L'analisi di Sergio Ventura è a questo link:
e qui news in breve https://spigolando-in-breve.blogspot.com
Documenti conciliari, vescovi di Roma, vescovi italiani: la cura (e le riserve) dei piccoli dettagli a proposito di benedizione condivisa, stesso Dio e comune discendenza abramitica
L'analisi di Sergio Ventura è a questo link:
Si sta concludendo in questi giorni a Washington la “Walk for Peace”. Un gruppo di monaci buddisti ha camminato per 108 giorni percorrendo oltre 3.700 chilometri attraverso gli Stati Uniti per portare un messaggio di pace. Ieri sono stati accolti alla National Cathedral dove si è tenuta una celebrazione interreligiosa
L'articolo di M. Chiara Biagioni è a questo link:
I rabbini Michael Marmur e Anton Goodman, membri di Rabbis for Human Rights, riflettono sul significato della Tikvà (la speranza) nella tradizione ebraica e sulla sua traduzione concreta oggi, tra trauma del 7 ottobre, crisi democratica israeliana e violenze in Cisgiordania. Il Sir li ha incontrati a margine di un meeting, a Gerusalemme, con i vescovi dell'Holy Land Coordination, in pellegrinaggio solidale in Terra Santa.
L'articolo di Daniele Rocchi è a questo link:
Lunedì 16 febbraio è la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, celebrata attraverso iniziative di amministrazioni, scuole, enti e cittadini, con la promozione della campagna radiofonica di Rai Radio2. Quest'anno focus sulla Scienza
L'articolo redazione di SapereAmbiente è a questo link:
https://sapereambiente.it/giornata-sul-risparmio-energetico-millumino-di-meno-unisce-i-territori/
Gesù oggi
Gesù continua ad istruire i suoi discepoli su cosa significa l’essere stati chiamati a testimoniare che il Regno di Dio è già presente in mezzo a noi, cosa questo significhi, quali sono gli elementi che evidenziano la sua realtà. Ecco allora l’invito ad essere degli anawim di Dio, qualità che nulla ha che a vedere con una povertà economica e meno ancora con la miseria, ma è la coscienza della propria realtà nei confronti del Padre che ci invita ad imitarlo. Questo porterà a realizzare il suo Regno concretamente espresso nelle qualità delle Beatitudini diventando “sale della terra” e, riflettendo la sua identità, essere “luce per il mondo”, appellativi non hanno nulla di trionfalistico, né tanto meno possono ingenerare nei discepoli stessi presunzione od orgoglio, ma sono richiamo a una responsabilità che può essere disattesa.
Il sale si è visto richiama la sua capacità di “conservare” e più volte nella Scrittura il patto tra Dio e il suo popolo è definito come una “alleanza di sale” (per esempio in 2 Cr 13,5) da mantenere intatto senza aggiunte, senza modifiche, senza i “ma”, i “se” e i “però” nel tentativo di ammorbidirne, di rendere meno esigenti, più praticabili i suoi contenuti.
Gesù oggi approfondisce quanto detto le domeniche precedenti chiarendo che l’essere “giusti” non è opera dell’uomo ma essere resi giusti da lui e lo siamo quando lo lasciamo agire nella nostra vita facendo le sue opere, essendo radicalmente obbedienti alla sua volontà in modo più autentico senza interpretazioni che la addolciscono. Specifica con chiarezza che non è venuto per abrogare la Torah ma per darne pienezza, compimento.
Questo termine ebraico spesso lo si traduce con “Legge” creando un cortocircuito con la nostra mentalità che a una legge lega una pena quando non viene rispettata; ma non è questo il suo senso nella cultura biblica. Innanzitutto la Torah non è solo il Decalogo (= le 10 Parole) bensì i primi 5 libri delle Scritture. È un appassionante racconto, una storia d’amore tra Dio e Israele: inizia dalla creazione del mondo e continua con la chiamata di Abramo, le vicende dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto e l’Esodo. Inoltre la radice ebraica della parola Torah è “iaràh” che indica l’atto di scagliare una freccia, di mostrare la direzione. Anche noi sulle strade ci orientiamo seguendo “le frecce” della segnaletica. La Toràh perciò traccia il cammino che conduce alla vita, non dettando una normativa fredda, rigida, impersonale e questo vale anche per le Beatitudini. Ambedue sono degli obiettivi, dei traguardi, delle mete da raggiungere, non un “a priori”. Per fare un esempio banale: solo alla fine della vita si saprà se non si è mai ucciso, tradito, rubato, giurato … Ecco perché Gesù, pur rispettando la Torah, la interpretava e il suo punto di riferimento non era la sua lettera ma il bene dell’uomo, tanto è vero che non esitava a guarire anche di sabato.
Con questi parametri diventa più comprensibile l’Evangelo di oggi e i temi che pone sulla tavola a partire dall’assicurare che nessuna delle attese legate alla Torah, nessuno “iota” sarà eluso ma si realizzerà in modo inatteso. Le Beatitudini porteranno a compimento le promesse antiche ma non nell’ottica dell’instaurazione di un regno eterno, glorioso e nessun “giorno di vendetta” (Is 61,2-3).
Gesù fa qualche esempio spiegando in modo originale inviti della Scrittura; sono sei ma la Liturgia oggi ce ne presenta quattro.
Inizia avvisando che ci sono molti modi di “uccidere” una persona, non solo togliendogli la vita fisica. L’omicidio parte sempre dal cuore, facilmente passa attraverso la parola denigratoria e diffamatoria. La pratica dell’umiliazione attraverso la violenza verbale con cui si diminuisce l’umanità dell’altro: qualificarla come “stupida” o “pazza”, è già un atto omicida. Anche semplicemente adirandosi contro il fratello si può compiere un atto che danneggi la sua umanità.
Per tre volte dice di fare attenzione perché l’altro è e rimane in ogni caso un “fratello”; averlo presente disarma dal veleno dell’odio e il passo successivo porta ad introdurre il tema della riconciliazione richiamandone innanzitutto il dovere, l’importanza e l’urgenza davanti a tutto: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira” invita con forza S. Paolo (Ef 4, 26-27). Anche difronte ai riti religiosi, i rapporti fraterni da conservare o ripristinare hanno la precedenza.
Similmente ampia lo spettro sul tema dell’adulterio con l’invito a stare attenti perché ci sono relazioni che lo sono già: di fronte a certe situazioni è necessario avere il coraggio di procedere a tagli per evitare il precipitare della situazione. Due sono i simboli che risvegliano la libidine richiamati da Gesù: gli sguardi e i contatti rappresentati dalle mani. Non è l’invito a mutilazioni materiali, ma desidera evidenziare la fatica dell’autocontrollo e a far in modo che la propria persona conseguentemente non diventi come la spazzatura che viene bruciata nella Geenna. I temi del divorzio e dei facili giuramenti concludono l’Evangelo di oggi.
(BiGio)
1 giovane su 2 ha chiesto aiuto all’intelligenza artificiale per un problema sentimentale, di salute, psicologico, secondo il rapporto che ha raccolto le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26
L'articolo di Gigliola Alfaro è a questo link:
La mappa illustra come le strade in Giudea e Samaria siano strumento geopolitico per connettere gli insediamenti israeliani e dividere scientemente le comunità palestinesi.
Il servizio di Limenonline è a questo link:
Il patriarca di Gerusalemme dei latini è intervenuto a un evento organizzato dal Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma. "I rapporti tra israeliani e palestinesi sono lacerati, ci vorrà molto tempo. Per costruire la pace non bastano le parole". Poi l'appello: “Per la comunità cristiana è fondamentale esserci. In Terra Santa tornino i pellegrini”
L'articolo di Roberto Paglialonga è a questo link:
Falliti i tentativi di ricatto economico ai lavoratori e le minacce, ora stanno cercando di aggirare il problema attivando il loro isolamento dalla città. Presumo fallirà presto anche questo perché questi stratagemmi sono inutili e allargano il fossato, non gettano ponti.
Ora provano a far “entrare” la Venezi in città cercando di crearle attorno una simpatia e stima al di là della sua professionalità per cercare di isolare i lavoratori del Teatro dalla città. La propongono come una persona solidale, che opera visitando i carcerati, quindi stimabile, piacevole, disponibile, semplice, capace di condividere la sua cultura. Ma nessuno ha mai messo in dubbio nessuna di queste qualità.
Accanto a questo il Sindaco, che presto terminerà il suo mandato, cerca di utilizzare un po’ la carota annunciando l’intenzione di erogare il welfare in precedenza bloccato e un po’ il bastone ventilando una presunta divisione dei lavoratori, la scadenza della RSU (con un senso di sua “liberazione”). Afferma di volere il dialogo ma che questo è bloccato dal “pensiero unico” esistente in Teatro insinuando che sia ideologicamente supportato e ventilando che il gioco sarà svelato da presunte partecipazioni nelle liste elettorali del prossimo Consiglio Comunale. Allude alla presenza della “brutta bestia del nonnismo” nella compattezza dei lavoratori e che è ora di finirla con i volantinaggi.
Tutto questo è ben descritto da Roberta Brunetti sulle pagine veneziane de Il Gazzettino di 12 febbraio con note di colore tra le quali l’abbraccio commosso di Buttafuoco alla detenuta che ha letto “Sonata al chiaro di luna” e l’amorevole intrattenersi della Venezi tra le carcerate. Non rimane che da segnalare l’evidenziato taglio basso sulla pagina del giornale con una lettera della Venezi al Direttore nella quale descrive l’emozione del suo intenso incontro con quelle donne e i loro bambini.
Più sobrio l’articolo di Sara D’Ascenzo su Il Corriere del Veneto (stessa data) che riporta tutto con un attacco che fa comprendere l’intento di questa visita affatto gratuita definita “tutta una contraddizione”. Riporta anche il significativo incipit dell’intervento della Direttrice del Carcere Maurizia Campobasso: “La direzione d’orchestra è per sua natura un atto di governo del caos“ come lo è la vita carceraria dove “fragilità e conflitti che trovano forma attraverso il rigore, l’ascolto e la disciplina (…) non la rimozione del dolore, ma la sua organizzazione in un linguaggio condiviso”
Verissimo ed è questo che non hanno ancora capito Sovrintendente, Sindaco e compagnia. I teatri non sono una catena di montaggio bensì degli organismi che non vanno “comandati” all'opposto vanno “governati”, certo con il rigore organizzativo ma nell’ascolto reciproco e in un linguaggio condiviso.
L’Operà di Parigi a inizio gennaio ha nominato il Maestro Semyon Bychkov come Direttore Musicale del Teatro. La scelta è stata maturata in due anni e mezzo di riflessione e confronto tra il Sovrintendente Neef e i lavoratori del Teatro. È una prassi che ovunque in tutti i Teatri avviene nella correttezza dei rapporti. Non c’entra nulla il “sindacalismo” vituperato dal Sindaco di Venezia, non sono prassi di “sinistra” messe all’indice da chi governa oggi in Italia, non sono strizzate d’occhio in combutta tra il Sovrintendente e le “masse” artistiche, non è che i dipendenti vogliono scegliere loro chi li dirige: è il metodo corretto, efficace, legittimo praticato e auspicato ovunque fuorché oggi a Venezia.
A questo punto ci si deve chiedere chi è che danneggia il Teatro La Fenice? I suoi lavoratori che chiedono rispetto o il Sindaco e il Sovrintendete che pretendono di imperare senza aver compreso nulla di cosa sia un Teatro? Non si dica che l’attuale Sovrintendente in precedenza lo era a Cagliari e perciò ha esperienza. Anche lì ha avuto tensioni costanti con i lavoratori per il suo modo di gestire il Teatro (basta una veloce ricerca in internet e vi si trovano ampie notizie).
Personalmente non so di Direttori Musicali stabili e nemmeno “principali” nominati prima che i lavoratori di qualsiasi teatro vi abbiano lavorato assieme conoscendoli e stimandoli. Non c’è nulla contro la Venezi nella protesta della Fenice, chiedono di conoscerla e lavorarci assieme in modo che possa essere nominata per la sua competenza e non perché è giovane, bella e simpatica come è stata definita a mio avviso offendendone la professionalità come hanno fatto fino ad oggi Giuli, Mazzi e Brugnaro. Assieme poi alla Venezi, questi farebbero meglio pensare bene a cosa dicono, perché fino ad oggi hanno solo allargato il solco con i lavoratori costantemente denigrandoli. Il clima nel Teatro è pesante ma, nonostante quanto auspica il Sindaco, i lavoratori non sono per nulla divisi tra di loro e il loro agire li unisce sempre di più. Chi sta danneggiando il Teatro non sono di certo loro.
Non bisogna poi dimenticare che tutte - dico tutte - le istituzione musicali italiane e moltissime tra le più prestigiose nel mondo, assieme per esempio a maestri come Muti e Accardo (pur in maniera sommessa), ex dirigenti della Fenice, Direttori che in questi mesi si sono alternati sul podio alla Fenice che hanno e stanno solidarizzando con il lavoratori del Teatro: tutti comunisti?
Quanto poi infine sui "successi" a Pisa e Trieste, basta andare a cercare la recensione di qualche critico serio ed affermato (Gregorio Moppi di Repubblica per esempio) per capire come in genere siano tutte note di puro colore che non esprimono nulla.
(BiGio)
Oltre 31mila migranti morti in mare dal 2014, 1.300 minori. Focsiv denuncia politiche restrittive e chiede di superare il Memorandum Italia-Libia. Serve un’Agenzia delle migrazioni, nuove leggi sulla cittadinanza e flussi regolari. In gioco, dice l’Ong, c’è l’umanità, ma anche il futuro economico e demografico dell’Italia e dell’Europa
L'articolo di Ivana Borsotto è a questo link: