In Italia, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, in media si sono registrati 4000 suicidi all’anno. Solo nel 2023 oltre 7.000 persone hanno contattato Telefono Amico Italia per gestire un pensiero suicida proprio o di una persona cara, il 24% in più rispetto all’anno precedente. Dietro questi numeri ci sono storie, famiglie, comunità.
Il silenzio di Dio • Il cinema come strumento di sensibilizzazione verso i suicidi
Lettera a un migrante
Ti chiamo “amico” con esitazione, perché non so nulla della tua vita. Ignoro la lingua nella quale hai pronunciato le prime parole, il luogo dal quale sei partito, il lavoro che facevi, la persona alla quale hai promesso di telefonare. Potrei conoscere soltanto la rotta: il deserto, la Libia, il Mediterraneo. È poco per scriverti e, forse, proprio per questo devo farlo.
La lettera di Francesco Bertolone è a questo link:
XXII Domenica PA - Mt 16,21-27
Pietro e i discepoli non erano disposti ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accettano di porsi su una strada che porta diritta al fallimento. Da pietre con cui costruire, diventano così pietre d'inciampo; e noi?
L’Evangelo di oggi è la seconda parte di quello della scorsa domenica nella quale Pietro aveva riconosciuto in Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivo” e il Signore gli aveva risposto che su quella sua fede avrebbe costruito, mattone su mattone (“petros” significa “mattone”) la sua Chiesa, della quale lui stesso è la pietra (= roccia) angolare. Oggi quel “petros” diviene non mattone di costruzione, ma di scandalo perché continua a ragionare secondo gli uomini e attendere un Messia figlio di David che avrebbe ricostituito il Regno di Israele e, i discepoli, lo l’avevano seguito per vedere realizzati i loro sogni di gloria. L’unica questione che, secondo loro, rimaneva ancora in sospeso era stabilire a chi sarebbero spettati i primi posti. Gesù aveva capito bene e l’invito a non dire a nessuno che lui era il Cristo cercava di evitare il propagarsi di questo fraintendimento.
Si era visto come quelle due domande di Gesù segnassero un punto di non ritorno, l’inizio di una nuova fase e l’avvio della pericope di oggi lo sottolinea con quel “Da allora Gesù cominciò a spiegare (letteralmente “mostrare) …”. Identica allocuzione Matteo l’ha usata all’inizio della vita pubblica (Mt 4,17): “Da allora Gesù comincio a predicare e a dire …”.
È importante notare che, nell’incipit di oggi, Matteo usa il verbo “mostrare” che risponde alla richiesta fatta a Gesù dai farisei e dai sadducei di “mostrare” loro un segno dal cielo come garanzia della sua autorità (Mt 16,1). Questo sarà il cammino che inizia oggi e che si concluderà con la sua passione-morte-risurrezione. È questa la sua identità messianica.
L’annuncio che sarebbe stato ucciso e risuscitato dopo tre giorni, i discepoli non possono capire. Hanno appreso dagli scribi che il messia non può morire; è stato insegnato loro che, alla sua venuta, i giusti che giacciono nei sepolcri risorgeranno per prendere parte alla gioia del suo regno e Pietro, in nome di tutti, reagisce. Non ha paura di dover fare dei sacrifici, ma non è disposto ad impegnarsi per un progetto assurdo, non accetta di porsi su una strada che porta diritta al fallimento e vorrebbe che anche Gesù se ne rendesse conto e cambiasse idea. La reazione di Gesù è dura e irritata: “Lungi da me satana!”. Pietro si sta comportando esattamente come satana che ha tentato di convincere Gesù a puntare sul dominio, sulla conquista del potere, ricevendo la medesima risposta (Mt 4,8-10).
A questo punto Gesù si rivolge a tutti, anche a noi, con tre imperativi e tre ragioni perché è necessario che questi si realizzino. Il suo parlare è schietto senza nessun addolcimento o mitigamento come lui stesso ha indicato: “Il vostro parlare sia sì sì, no no” (Mt 5,37).
Innanzitutto “rinnega te stesso”, cioè smetti di pensare solo a te stesso, ai tuoi interessi, a cercare gratificazioni, riconoscimenti, vantaggi da usare. Metti al centro dei tuoi interessi, del tuo agire unicamente il bisogno e il bene di chi incontri ogni giorno e fallo senza pensare a cosa ti potrà capitare nel bene e nel male. Ama e fallo totalmente gratuitamente come fa il Padre.
Poi “prendi la tua croce” che non significa che devi diventare una specie di volontario della sofferenza per piacere a Dio. Non è questo che vuole il Padre per nessuno, ma sii disponibile a seguire il cammino fatto da Gesù, giocando la tua vita per i suoi stessi ideali, per rimanere fedele alla volontà di Dio, rimanendo disponibile a fare dei sacrifici pur di fare del bene e rendere felice qualcuno.
Infine “seguimi” cioè prendi parte al mio progetto, gioca la tua vita sull’amore all’uomo assieme a me.
Ma perché fare questo? che significato ha? a cosa porta? ecco allora le tre ragioni che propone Gesù per cercare di convincere i discepoli ad accogliere e seguire questi suoi tre imperativi.
Primo: se i doni che hai ricevuto dal Padre li tieni per te solo si seccheranno e non daranno frutto; se invece li condividerai con i fratelli diventeranno ricchezza per tutti, daranno così senso e gioia alla tua vita.
Secondo: la vita scorre veloce, è inutile aggrapparsi ad una cosa fragile, precaria; potresti anche diventare l’uomo più ricco e potente del mondo ma quando morirai che cosa ti resterà in mano se non hai amato?
Terzo: che cosa potrai presentare a Dio al termine della tua vita? la tua carriera? le onorificenze ricevute? i soldi accumulati? In quel momento apparirà il vero valore della tua vita.
Con questo Gesù non desidera porre nessuna minaccia futura da temere, ma aiutare a fare attenzione sulle scelte che ogni giorno si compiono, scelte che vadano verso il far crescere la vita attorno a noi. Alla fine il giudizio non sarà di tipo “etico”, ma accoglierà la realtà di ogni vissuto.
(BiGio)
Afghanistan, un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta grave
Il dato emerso da un nuovo rapporto Unicef si inserisce in un quadro ancora più ampio: sono complessivamente 3,7 milioni i bambini colpiti da deperimento nel Paese, segnato da decenni di guerra e da cinque anni nuovamente sotto il controllo dei talebani. Il programma Onu per la nutrizione in Afghanistan necessita di circa 180 milioni di dollari nel 2026, ma finora ne è stato finanziato appena il 22 per cento
La notizia continua a questo link:
A Gaza la narrativa è della forza, e il dialogo tra le fedi non regge.
l patriarca latino di Gerusalemme ha chiuso il 47° Meeting di Rimini con una critica alla politica ridotta a rapporti di forza. Dal piano fermo del Board of Peace alle urne israeliane e americane, il quadro in cui il bene comune “sembra non esistere più”
Il servizio di Francesco Gnagni è a questo link:
Siria: il gran mufti Hassoun condannato all’ergastolo
Uno dei grandi lasciti dell’epoca coloniale ai regimi arabi è stato quello di una forte burocratizzazione dell’islam ufficiale. La scelta era comprensibile, serviva la legittimazione dell’autorità religiosa islamica. L’idea è piaciuta e i ranghi dei dignitari di nomina politico-governativa sono rimasti tanto poco rappresentativi quanto estesi, con tanti consigli islamici, anche dopo il colonialismo.
L'articolo di Riccardo Cristiano è a questo link:
Come gli ospedali italiani aggirano il divieto di assumere gettonisti
Un'analisi del Post su oltre seimila contratti mostra che le nuove regole del governo non stanno funzionando
L'articolo di Isaia Invernizzi è a questo link:
Alberto Heimler: Alla guerra faccia seguito il negoziato
Israele ha dimostrato di sapersi difendere. Ora deve dimostrare di saper trasformare i risultati ottenuti sul campo in risultati politici. Perché le guerre si possono combattere con le armi. Ma, ormai quasi sempre, possono finire soltanto con la politica.
Brexit vista dalla cittadina in cui l’hanno voluta di più
Boston, nel Lincolnshire, non sembra essersi pentita di come è andata, a dieci anni di distanza ed è un ottimo posto per capire cos’è successo nei dieci anni dopo il voto. I problemi di prima sono rimasti, e anzi se ne sono aggiunti di nuovi, in parte causati proprio da Brexit. Eppure a Boston non sembrano covare rimpianti per come è andato il referendum. Com’è possibile?
Prepararsi per l’El Niño: imparare dal passato per affrontare il futuro.
Dante, papa Leone e l’imam. Come l’amore di Dio unisce cristiani e musulmani
Dal Meeting di Rimini una riflessione che unisce Dante e il Corano: nelle parole di papa Leone, l’amore di Dio diventa la chiave per riscoprire ciò che accomuna cristiani e musulmani oltre divisioni e conflitti.
La riflessione dell’imam Yahya Pallavicini è a questo link:
https://formiche.net/2026/08/dante-papa-leone-imam-meeting-di-rimini/#content
Etiopia, il Paese bloccato tra un'economia fragile e il dramma degli sfollati
In Etiopia si stima la presenza di circa 4,5 milioni di sfollati interni, costretti a lasciare le proprie case a causa di conflitti armati, violenze intercomunitarie e gravi disastri climatici come la siccità
L'articolo di Enrico Casale è a questo link:
XXI Domenica PA - Mt 16,13-20
Rielaborando la risposta secondo il testo greco: “Tu sei un mattone (Pietro) e su questa roccia (che è Gesù) edificherò la mia chiesa e nulla le impedirà di portare a compimento la sua opera di salvezza”. Affidando “le chiavi” a Pietro non lo incarica di fare il portinaio del paradiso, né, tanto meno, di “farla da padrone” sulle persone a lui affidate, ma gli ingiunge di “divenire il modello"
L’itinerario nel quale la Liturgia ci accompagna seguendo il progetto di Matteo nel suo Evangelo, dopo aver presentato le esigenze ed il progetto di annuncio dell’avvento del Regno di Dio già presente nel nostro oggi, comprese le difficoltà che inevitabilmente ci sono e ci saranno, piano piano ha spostato l’attenzione dal singolo discepolo alla comunità.
Ecco allora le sollecitazioni a non rimanere passivi ma a farsi parte attiva condividendo quello che si ha, quello che si è realizzato, non importa se tanto o poco. Inoltre si deve essere coscienti che i tempi del Padre per far maturare la semina, non rispettano le nostre attese e ci sono sconosciuti. Nelle sue mani dobbiamo mettere tutto il nostro impegno e non essere impazienti sapendo che il grano cresce assieme al loglio: starà a Dio il separarli alla fine dei tempi e la differenza tra i due non sarà un giudizio morale ma un dato di fatto.
Poi ha spinto i discepoli a provare a cavarsela da soli ma la barca (la comunità in divenire) si è trovata in difficoltà nel buio tra alte onde: l’invito è stato quello di avere fiducia il Lui che non ci abbandonerà mai.
Infine, domenica scorsa al centro c’è stato il tema verso chi andare, per chi è la salvezza: solo verso e per le pecore disperse di Israele (come all’inizio Gesù stesso aveva detto), o verso e per tutti? Questo è stato il dibattito che ha scosso le prime comunità cristiane e la risposta è avvenuta nell’episodio della donna cananea nella quale Gesù riconosce una fede grande che salva sua figlia.
L’Evangelo di oggi si configura come un punto di svolta che, prima di aprire quella che sarà una scelta risoluta di Gesù, prova a fare una sintesi cercando di capire cosa i discepoli abbiano compreso e fatto proprio del cammino del quale è stato guida attenta. Sono giunti a Cesarea di Filippo, una città imperiale romana in via di costruzione ai piedi del monte Hermon e a una delle tre sorgenti del Giordano; è il punto più a nord fuori di Israele che Gesù raggiunge con i suoi. Pone quindi due domande in sequenza: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo” e “Voi chi dite che io sia”.
Alla prima domanda la risposta è deludente. Gli vengono indicati personaggi del passato, riformatori o profeti: non hanno compreso la “novità” di Gesù. Non è uno dei tanti che si sono distinti per la loro onestà e lealtà, per l’amore ai poveri, per l’impegno in favore della giustizia, della pace, della non violenza.
Con la seconda è Gesù stesso che si fa domanda e con questa raggiunge ed interpella anche noi: “Ma per te, io chi sono?”. Se si riflette, non è facile nemmeno per noi oggi dare una risposta non scontata, che non sia la ripetizione di una formuletta. Questo interrogativo dovrebbe accompagnarci ogni giorno, essere quasi una spina sul nostro fianco: riusciamo a dire chi Gesù sia personalmente per noi? Cosa significa per la nostra vita il rapporto che abbiamo (se lo abbiamo) con lui? Siamo coscienti, per usare un termine di paragone umano, che ci troviamo di fronte a un Dio “geloso” perché nessuno è più innamorato di lui dell’uomo? di ciascuno di noi? (per esempio in Es 20,5 – Sof 3,8 – Zc 8,2 – Dt 6,6). Il suo amore senza riserve ci è stato indicato anche da Gesù chiedendo che nulla gli sia anteposto: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo” (Lc 14,26).
Mentre la prima domanda era rivolta a tutti e la risposta è stata “collettiva”, la seconda è “personale”. Infatti arriva da uno solo, da quello che stava affondando appesantito dalla poca fede, che passa dall’incertezza di un “Se sei tu” ad un deciso: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ed è un passaggio che non deriva da un sapere umano ma dall’aver accolto una rivelazione del Padre e, per questo, è sotto il segno della gratuità.
La risposta di Gesù inizia con un “Beato te, Simone figlio di Giona” riconoscendolo come uno dei “piccoli” ai quali il Padre rivela le cose (Mt 11,25 di qualche domenica fa). Ma perché figlio di Giona quando non sappiamo il nome del padre? Chiamandolo con questo patronimico Gesù delinea il percorso di Simone che sarà simile a quello di Giona che, inizialmente, ha contrastato la volontà di Dio, ma poi fa quello che gli viene chiesto.
Gesù continua e, rielaborando secondo il testo greco, afferma: “Tu sei un mattone (Pietro) e su questa roccia (che è Gesù vedi 1Cor 3,11 – Ef 2,19-21 – 1Pt 2,4-6) edificherò la mia chiesa e nulla le impedirà di portare a compimento la sua opera di salvezza”. Affidandogli poi “le chiavi” non lo incarica di fare il portinaio del paradiso, né, tanto meno, di “farla da padrone” sulle persone a lui affidate, ma gli ingiunge di “divenire modello del gregge” (1 Pt 5,3). È la sua fede nella roccia che è il Cristo che garantirà la vita della Chiesa se, come affermerà Ireneo di Lione, la “presiederà nella carità”.
Chiudendo ordina ai discepoli di non dire a nessuno che è il Cristo perché sa che loro attendevano quello che avrebbe restaurato il regno di Davide, non quello di Dio: non hanno ancora compreso.
(BiGio)
Il paradosso del tradizionalismo
Nel panorama ecclesiale attuale si consuma un paradosso che rivela più di quanto sembri a prima vista.
Da un lato, gruppi di cattolici tradizionalisti — legati alla liturgia, alla morale e all’estetica pre-conciliari — vengono sanzionati, isolati, colpiti da censure ecclesiastiche. Dall’altro lato, la Chiesa post-conciliare che scomunica i tradizionalisti con gli stessi strumenti che la Chiesa tridentina riservava agli eretici. Questo squilibrio non è un dettaglio periferico, ma il sintomo di una dinamica più profonda....
L'articolo di Paolo Gamberini è a questo link:
Jacob Tsimerman, il matematico di OpenAI che studia come l’IA potrebbe ucciderci tutti
Ha da poco vinto la Medaglia Fields, il riconoscimento che più si avvicina a un Nobel per la matematica. Poi ha messo in pausa l’insegnamento per dedicarsi alla sicurezza dell’intelligenza artificiale in OpenAI. Chi è Jacob Tsimerman, che nel 2025 ha firmato un paper sui possibili scenari in cui l’IA potrebbe contribuire alla morte di quasi tutta l’umanità
L'articolo di Pier Luigi Pisa è a questo link:
La questione della democrazia in Israele
La notizia dell’annuncio del governo Netanyahu di non riconoscere come vincolante un’ordinanza provvisoria della Corte Suprema israeliana relativa all’autorità di regolazione delle televisioni commerciali ha suscitato polemiche e riacceso un dibattito sulla condizione della democrazia in Israele.
L'analisi di Enrico Palumbo è a questo link:
Armi e affari: cosa succede in Italia?
Mentre papa Leone si sta costantemente spendendo per una «pace disarmata e disarmante», il documento sinodale delle diocesi italiane parla di «definanziamento» del settore degli armamenti, e il cardinale Repole esprime la sua grave preoccupazione per la trasformazione della industria civile in militare nella diocesi di Torino, come stanno andando effettivamente le cose in Italia e in Europa?
L'articolo di Gianni Alioti è a questo link:
Ucraina, la strage dei bambini uccisi o feriti a luglio: è il numero più alto dal 2022
Secondo il dato diffuso da Save the Children sulla base dell’ultimo rapporto Onu, sono 183 i minori colpiti nel mese scorso dagli effetti del conflitto. Rispetto a giugno, quando le vittime erano state 123, l’aumento è del 50 per cento. E sul terreno la guerra non rallenta
L'articolo di Guglielmo Gallone è a questo link:
Nel silenzio la scienza è più debole
Per quanto riguarda il dramma del Covid, l'ultima audizione di Anthony Fauci al Congresso degli Stati Uniti segna la fine di una lunga battaglia. E sancisce la vittoria, per abbandono del campo di gioco, dell'antiscienza sulla scienza.
Alla fine rimangono loro. I detrattori, i negazionisti, i tendenziosi, i teorici del complotto. Quando tutti gli altri si sono stancati, o semplicemente sono passati oltre, loro sono ancora lì. Hanno una tenacia diversa, e forse più motivazione. Ormai lo abbiamo visto succedere in molti casi. Non solo con la pandemia, anche con l’invasione russa dell’Ucraina, con i cambiamenti climatici.
Lentamente le pagine dei giornali, i palinsesti televisivi e i social media si svuotano delle voci più caute. Le voci di chi analizza, di chi tiene in considerazione i dati ...
L'articolo di Paolo Giordano è a questo link:
https://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/RaSt202608/260810giordano.pdf
Cosa cambiano per noi comuni mortali le acquisizioni tra banche
Come clienti, ci deve importare per esempio se Intesa Sanpaolo compra MPS? Ci sono conseguenze sul costo di mutui e conti correnti?
Nigeria, sempre più persone prigioniere di una crisi dimenticata dal mondo
L’emergenza sfollati opprime il Paese africano e i suoi abitanti che a milioni sono costretti a vivere lontani dalle proprie case per sfuggire alla violenza e alla crisi climatica. Il Norwegian Refugee Council denuncia che quella nigeriana rappresenta uno degli esempi più evidenti di emergenza umanitaria trascurata dalla comunità internazionale
L'articolo di Francesco Citterich è a questo link:
Enzo Bianchi: ritorno al passato
Se il titolo del commento che Enzo Bianchi ha dedicato allo scisma lefebvriano sembra promettente, suona infatti Dopo lo scisma. “Bisogna andare avanti”, alla lettura questa frase, di papa Leone, viene gradualmente svuotata di senso. Non è difficile accorgersi, leggendo il testo, che la parola di papa Leone risulta capovolta: non si tratta di “andare avanti”, ma di “tornare indietro”.
La critica di Andrea Grillo è a questo link:
https://www.settimananews.it/liturgia/bianchi-ritorno-al-passato/
perchè negare un funerale?
Il vescovo Antonio Suetta ha deciso di non consentire le esequie a Mario Tarducci, già maestro venerabile di una loggia massonica. La decisione, però, non sembra essere così tranquilla.
L'articolo di Gilberto Borghi è a questo link:
https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/perche-negare-un-funerale/
XX Domenica PA - Mt 15,21-28
L’impulso alla discriminazione e la tendenza a erigere barriere fra buoni e cattivi, fra puri e impuri, fra santi e peccatori sono profondamente radicati in noi e riemergono nelle forme più svariate: nella paura del confronto, nell’incapacità di gestire un dialogo aperto, sereno e rispettoso con chi ha opinioni diverse; a volte tali impulsi si mimetizzano dietro la denuncia di pericoli reali, il sincretismo, l’irenismo, la perdita d’identità, la rinuncia ai propri valori.
Domenica scorsa Gesù “costringe” i discepoli a provare da soli che cosa significherà andare nel mondo ad annunciare il Regno di Dio e la loro barca (immagine della Chiesa) viene sballottata dalle onde del lago nell’oscurità della notte che rappresenta l’essere all’interno di una realtà se non ostile, almeno non certo accogliente. Gesù a un certo punto si fa presente, li rassicura di essere lui e, a Pietro che lo ha sfidato, tende la mano per salvarlo, le acque si calmarono e giunsero all’obiettivo indicato.
Ma a chi deve essere annunciato l’avvento del Regno di Dio? Quando Gesù aveva inviato i discepoli a due a due in missione aveva espressamente indicato di svolgere il compito assegnato solo alle “pecore disperse di Israele” escludendo esplicitamente tutti gli altri.
In quel tempo in Israele erano molte le correnti di pensiero. Una di queste, minoritaria, aveva elaborato questa parabola: Un agricoltore aveva piantato nel suo campo ogni sorta di alberi e li aveva coltivati con cura; attese molte primavere e molte estati, ma rimase deluso: tante foglie, qualche fiore, ma nessun frutto. Stava per appiccare il fuoco al campo quando, su un ramo un po’ discosto, vide una melagrana. La colse e la assaggiò: era deliziosa. “Per amore di questo melograno – esclamò felice – lascerò vivere tutti gli altri alberi del mio giardino”.
Similmente – concludevano i rabbini di quella corrente di pensiero – per amore di Israele Dio salverà il mondo intero.
Non è certamente ispirato a queste conclusioni l’agire di Gesù nel racconto dell’Evangelo di oggi. Mentre con il gruppo di discepoli si sta dirigendo verso la zona di Tiro e Sidone una donna di quei luoghi, quindi una cananea, si mise a gridare chiedendogli aiuto. I cananei sono quel popolo che, secondo il libro del Deuteronomio, devono essere votati allo sterminio, quindi sono disprezzati e gli ebrei cercavano di non aver nessun contatto con loro e li ritenevano senza alcun diritto.
La donna insiste e Gesù inizialmente è sprezzante, non la degna di uno sguardo, non le rivolge nemmeno la parola ed è quello che i discepoli, un po’ discosti, si attendevano.
L’insistenza della donna sta diventando imbarazzante così si avvicinano a Gesù e gli chiedono non di “esaudirla”, ma di “mandarla via”: è lo stesso verbo usato nell’episodio della condivisione dei pani quando si fa sera e gli suggeriscono di “mandare via” la folla perché potesse procurarsi da mangiare.
Gesù risponde loro che è stato inviato solo “alle pecore perdute della casa di Israele” quindi c’è poco da fare.
La donna capisce. Sa di non essere del popolo eletto, è cosciente di non appartenere al “gregge del Signore” e di non avere alcun diritto, tuttavia confida in un possibile aiuto per sua figlia tormentata da un demonio, si avvicina e si prostra davanti a Gesù e implora: “Signore, aiutami!”.
Nonostante per tre volte si sia rivolta a lui chiamandolo “Signore” e una volta “Figlio di David” cioè come il Messia, come risposta riceve un’offesa: “Non è bene prendere il pane dei figli e buttarlo ai cagnolini!” (il termine usato si riferisce ai cani randagi che era usato per definire i non israeliti). La Cananea rispose: “eppure i cagnolini (qui il termine usato è quello dei cani di casa) mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni” dando scacco matto a Gesù che, pieno di ammirazione, ne riconosce la fede e vi fa fiducia: “Grande è la tua fede (la tua fiducia in me), ti avvenga come tu vuoi”. “Da quell’istante sua figlia fu guarita”.
È la fede di quella donna, cosciente della sua realtà ma che non demorde, ad ottenere la guarigione della figlia e, prima di tutto, un’apertura di Gesù inaspettata dai discepoli. Forse qui c’è una sua “conversione” tanto che, presto, in quella terra pagana ci sarà una seconda condivisione dei pani: nell’agire di Dio non c’è alcun privilegio che conti.
L’impulso alla discriminazione e la tendenza a erigere barriere fra buoni e cattivi, fra puri e impuri, fra santi e peccatori sono profondamente radicati in noi e riemergono nelle forme più svariate: nella paura del confronto, nell’incapacità di gestire un dialogo aperto, sereno e rispettoso con chi ha opinioni diverse; a volte tali impulsi si mimetizzano dietro la denuncia di pericoli reali, il sincretismo, l’irenismo, la perdita d’identità, la rinuncia ai propri valori.
Di fronte a situazioni di emergenza c'è chi impera con lo slogan “prima noi e poi gli altri”, in particolare di fronte ai problemi dei rifugiati, dei profughi, delle immigrazioni, di fronte a problemi gravi come la casa, il lavoro, la salute, c'è l'imperativo “prima noi e poi se c'è anche gli altri”. No, tutti allo stesso tempo.
(BiGio)
Festa della Dormizione di Maria - Lc 1,39-56
I primi cristiani credevano profondamente che non si muore mai, ma si nasce due volte e la seconda volta è per sempre. In Elisabetta e Maria appare chiara la convinzione che ciò che il Signore dice è realtà in chi l’accoglie anche se questo si scontra contro ogni evenienza (l’anzianità di Elisabetta) o il non conoscere uomo da parte di Maria.
Questa festa celebra il “transito” di Maria presso Dio dopo che ha vissuto il passaggio di Dio sull’intera sua esistenza.
La tradizione patristica orientale ha elaborato una delle immagini più belle con le quali ci descrive questo fatto: l’icona della “Dormizione” di Maria. In essa si vede il cadavere di Maria sul catafalco nel luogo di morte e Gesù, rivestito già degli abiti gloriosi, che la guarda con profonda tenerezza. In braccio tiene una creatura avvolta in fasce che riposa sul suo petto: è Maria. I primi cristiani credevano profondamente che non si muore mai, ma si nasce due volte e la seconda volta è per sempre. La morte non è una fine, ma un nuovo inizio e con la morte le persone stanno nelle braccia di Gesù. Mentre nella vita era Maria che teneva in braccio Gesù ora con la morte è Gesù, il figlio, che tiene in braccio la madre.
L’icona dell’incontro tra Elisabetta e Maria che l’Evangelo di oggi ci propone spesso affianca talmente i due volti nell’abbraccio che due loro occhi sono così vicini da sembrare uno solo, a significare che le due donne hanno una unica modalità di guardarsi reciprocamente con lo sguardo di Chi ha visto ed è venuto incontro alla sterilità di una e alla piccolezza dell’altra che ha creduto, contro ogni evenienza, al compimento della Parola di Dio in lei (Lc 1,45).
Maria si è fatta spazio di accoglienza e dimora del Signore, non con una adesione a generici valori, ma accogliendo l’invito a mettersi in gioco personalmente per rendere operante ed efficace la Parola.
Non è quello che Gesù ha invitato i discepoli a fare quando questi gli hanno suggerito di congedare la folla perché potesse arrangiarsi a trovare da mangiare visto che si faceva sera?
In Elisabetta e Maria appare chiara la convinzione che ciò che il Signore dice è realtà in chi l’accoglie anche se questo si scontra contro ogni evenienza (l’anzianità di Elisabetta) o il non conoscere uomo da parte di Maria. È il Signore che fa tutto attraverso chi gli mette a disposizione il suo essere senza remore e senza protagonismi personali che possono diventare degli ostacoli sulla storia della salvezza operata da Dio.
Non per nulla Maria – ed è normalmente poco sottolineato – nel suo canto tiene assieme l’intervento di Dio sulla sua persona che diventa salvezza per l’intera umanità, mentre noi normalmente teniamo separati i campi sociali da quelli personali, l’azione dalla spiritualità, la vita dalla preghiera. Non si riesce così a cogliere lo sguardo del Signore sulla realtà dell’uomo, quello sguardo che gli ha fatto cambiare il suo programma quando la folla lo ha preceduto sul luogo che aveva scelto per starsene solo. Quel suo sguardo che continuamente ha chiesto e ci chiede di far nostro.
Maria è cosciente di chi è, della sua realtà, non accampa nulla per apparire diversa e si percepisce guardata, valutata nella sua semplicità non come un ostacolo ma come una ricchezza. La sorpresa di Maria è quella di aver riconosciuto un Dio che non solo parla e chiede ascolto, ma che anche guarda e scopre l’uomo nella sua realtà più intima, al di là delle sue difese senza per questo essere uno spione o un cercare di scoprire gli scheletri negli armadi che ciascuno di noi ha.
Maria ci fa comprendere che lo sguardo di Dio non è mai di giudizio per farsi temere, ma è sempre di accoglienza, di una tale fiducia in noi nonostante noi stessi, che ci fa scoprire chi realmente siamo e ad accettarci così come siamo, con i nostri difetti, le nostre piccolezze, le nostre incapacità, le nostre fragilità. È uno sguardo che suscita vocazioni come ci racconta l’Evangelo nella chiamata dei primi discepoli; è uno sguardo di compassione che si fa incoraggiamento per le folle sbandate senza guide; è uno sguardo che se accolto diventa gioia come racconta Maria nel suo canto; è uno sguardo che ha una unica capacità: quella di generare vita superando i nostri tradimenti come a Pietro capitò di fare.
Basta avere il coraggio di aprire gli occhi e i nostri orecchi per riuscire a cogliere la sua azione tra di noi, nel nostro quotidiano e rendergli grazie per quanto lui riesce a fare in noi, con noi, attraverso noi.
(BiGio)
L’Odissea di Xi nella confusione occidentale
Il congresso del partito del 2027 potrebbe ampliare i poteri del presidente. Sta vincendo, ma affronta pressioni interne ed esterne. Il caos internazionale gli è utile, anche se la situazione è delicata.
L'analisi di Francesco Scisci è a questo link:
-
Questi appunti storici sono una mia reazione alla pubblicazione della sintesi dei lavori della commissione vaticana incaricata di studiare l...
-
Falliti i tentativi di ricatto economico ai lavoratori e le minacce, ora stanno cercando di aggirare il problema attivando il loro isolament...
-
A Tel Aviv, in Israele, migliaia e migliaia di persone, israeliani e palestinesi, hanno preso parte in questi giorni al terzo "People ...