La riforma costituzionale approvata dal parlamento, recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», cela dietro a soluzioni tecniche piuttosto ostiche scelte di grande impatto politico-costituzionale e sociale. È dunque necessario rifuggire alla comoda tentazione di accantonare l’esame di questo testo, trincerandosi dietro un eccesso di tecnicità.
In effetti, sono molte le ambiguità di questa riforma costituzionale, sul piano del metodo della sua approvazione, dei contenuti e delle prospettive future della democrazia. Il Consiglio superiore della magistratura viene obiettivamente depotenziato all’esito di tre mosse convergenti: lo sdoppiamento; la sottrazione del potere disciplinare; e lo svilimento di autorevolezza mediante il sorteggio. Ma ciò che merita una riflessione più profonda è l’unitarietà della logica sottostante le due riforme, quella della magistratura e quella – a venire – del premierato....
La riflessione di Filippo Pizzolato è a questo link:
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