Chi ha assistito a un sacrificio, o ne abbia visto, per caso, anche da lontano, una celebrazione, alzi la mano! Al massimo qualcuno potrà dire: «Sì, l’ho visto al cinema, o in una illustrazione del libro di storia». È strano.
È strano, quindi, che il Messale Romano scriva nell’Introduzione, con assoluta nonchalance, come se tutti sapessero con chiarezza cosa sia un rito sacrificale, che «nella Messa o Cena del Signore», il popolo di Dio si riunisce «per celebrare il memoriale del Signore, cioè il Sacrificio eucaristico». Quel «cioè» sembra addirittura presupporre che l’idea di sacrificio sia più chiara di quella di memoriale e serva a chiarirne il significato. Se poi, all’uscita dalla chiesa, chiedessimo ai partecipanti di descriverci il sacrificio eucaristico cui hanno partecipato, risulterebbe che quel che hanno visto nulla ha a che fare con quel che si vede nel disegnino del libro di storia che illustra quanto accadeva davanti al tempio di Saturno nel Foro romano, quando il sacerdote addetto offriva al dio un sacrificio. È uno dei tanti casi nei quali il linguaggio liturgico, anche nella sua nomenclatura fondamentale, appare totalmente estraneo all’immaginario collettivo e al lessico abituale dell’uomo d’oggi....
La riflessione di Severino Dianich è a questo link:
https://www.settimananews.it/sacramenti/il-sacrificio-abolito/
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