La mediazione rituale del “sacrificio abolito”

La lettura del bel testo pubblicato da Severino Dianich su SettimanaNews mi pare che possa suscitare un giusto interesse a indagare una serie di questioni diverse, che è necessario porre con chiarezza all’attuale coscienza ecclesiale. Si tratta di domande che riguardano non soltanto la fede, ma anche il ruolo che i riti hanno per la fede e lo spazio che la vita morale svolge in rapporto alla parola della Scrittura e alla regolata devozione dei cristiani.

La nostra vita di fede non è lineare, non è semplicemente l’applicazione di nozioni apprese, ma ha la forma di un dono da ricevere, per entrare a nostra volta nel controdono: il dono della Parola, che viene ricevuto nel Sacramento e diventa controdono nella vita per l’altro. Di fronte a questa raffigurazione, che prendo da un altro teologo esperto come Chauvet, e che risulta un poco diversa da quella che Dianich usa nel suo testo, ci chiediamo: quale ruolo gioca il sacrificio? Non è solo un contenuto della Scrittura, non è solo un atto rituale e non è solo una determinazione morale, ma è, allo stesso tempo, tutte e tre queste cose. Per questo motivo molte delle parole che Severino ha scritto devono essere considerate assai preziose, anche quando non vengano ritenute definitive o risolutive. Vorrei valorizzarne tre. Tra le prime cose che leggiamo nel suo articolo, una è particolarmente preziosa: il termine «sacrificio» nel nostro modo di parlare non ha immediatamente un significato religioso (o sacro), ma ha assunto un significato ordinario (o profano). Non indica anzitutto un «atto rituale», ma una «determinazione morale»....

L'articolo di Andrea Grillo è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/la-mediazione-rituale-del-sacrificio-abolito/

Nessun commento:

Posta un commento