Temi Caldi / Attualità

Domenica XXV PA - Mt 20,1-16a

Il finale rimane aperto: come hanno reagito alle parole del padrone coloro che mormoravano? Hanno accettato? Hanno continuato a brontolare? Non viene detto ma ci viene chiesto di misuraci su questo.


In queste settimane Matteo ci sta mostrando come Gesù, dopo essersi preso cura dei discepoli come singole persone, sia passato a guardare i problemi che possono nascere all’interno delle Comunità a partire dalla sua, quella dei dodici.

Per comprendere il perché della parabola di oggi è necessario conoscere quanto avvenuto immediatamente precedentemente. Gesù ha affermato che “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno dei cieli”; i discepoli rimasero costernati e chiesero chi dunque si potrà salvare. La risposta è stata chiara: “Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile”. A questo punto Pietro chiese che cosa ci guadagneranno loro che hanno lasciato tutto per seguirlo. Gesù risponde che chiunque avrà fatto come loro “riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” e aggiunge che “molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi i primi” (Mt 19,23-30). Quindi anche se immediatamente prima ha detto loro che saranno seduti su dodici troni accanto al suo nel giudizio alle tribù di Israele, quest’ultima battuta può aver recato nuovo sconcerto e apparsa contradditoria.

Gesù sente allora la necessità di spiegare e racconta la prima delle tre parabole sulla vigna che si trovano nell’Evangelo di Matteo anche per disincentivare aspettative di ricompense particolari, tanto è vero che la chiusa della parabola ribadisce che “gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi”. È un’attenzione e un richiamo che Gesù fa alla sua Comunità, alle nostre Comunità sulle dinamiche che devono essere vissute al loro interno non rimanendo ripiegate su loro stesse, ma sempre capaci di allargare lo sguardo oltre il proprio interesse e aspettative, anche a quelle individuali.

Il padrone della vigna compare quasi affannato alla ricerca lungo tutta la giornata di operai ed è l’immagine di un Dio che desidera l’incontro con gli uomini, ne è sempre alla ricerca coinvolgendosi con loro, con le loro esigenze e necessità. È questo al centro del suo interesse più che le esigenze della vendemmia che non vengono nemmeno accennate.

Oltre al padrone della vigna, immagine di Dio, gli altri personaggi sono gli operai (i discepoli) che in momenti diversi della loro vita rispondono alla chiamata; la vigna è la comunità cristiana tra i cui tralci il lavoro non manca; la giornataè la vita di ciascuno e la sera: il momento del giudizio di Dio.

Con i primi operai aveva concordato un denaro di compenso, ai secondi aveva assicurato “ciò che è giusto”, agli ultimi non aveva detto nulla. Ma al momento della paga i lavoratori rimangono costernati e l’incomprensione nasce dalla poca chiarezza su cosa il padrone intendesse per giusto. Gli operai l’hanno recepito in base ai loro criteri di giudizio e si sono convinti che egli avrebbe tenuto conto dei meriti; il padrone invece segue una sua giustizia e distribuisce i suoi beni in modo completamente libero e gratuito. Non fa torto a nessuno, ha solo deciso di non prendere in considerazione i meriti; ha dato a tutti secondo il bisogno e, naturalmente, i primi ad essere beneficati sono stati gli ultimi, i più poveri. Questa è la sorpresa di Dio, questo è il suo “strano” modo di concepire e di praticare la giustizia.

È la denuncia più chiara e provocatoria che si possa immaginare della religione dei meriti purtroppo sostenuta da molti anche oggi. Con la sua parabola, Gesù distrugge, per sempre, questo modo farisaico di rapportarsi con Dio. Invece l’amore del Signore non lo si compera, non lo si conquista, non può essere valutato sulla base delle opere buone, lo si riceve gratuitamente e in proporzione al bisogno, nessuno può sentirsi in credito con lui.

Gli operai giunti alla prima ora hanno di certo faticato di più ma hanno anche goduto fin dal primo mattino della presenza del Signore, della sua Parola. Gli ultimi giunti hanno perso molto di questa possibilità ma questo non fa “arrabbiare” Dio, può forse dolersene delle occasioni mancate, ma ora è contento perché ha raggiunto anche loro e loro hanno accettato senza alcuna costrizione.

Quindi l’invito di Gesù è quello di evitare ogni competizione all’interno delle Comunità nelle quali tutti sono fratelli, operai al medesimo modo nella vigna, nessuno è superiore agli altri. Chiede di fare attenzione su ciò che è al cuore della nostra vita con Dio: la relazione o la prestazione? Concepire il proprio servizio a Dio come prestazione conduce a misurarlo e a confrontarlo con il servizio degli altri entrando in un rapporto di competizione. Se invece c’è la relazione con il Signore allora anche il peso della giornata di lavoro è “giogo soave e leggero” (Mt 11,30) e la bontà del Signore verso tutti è motivo di ringraziamento, non di contestazione. E nemmeno di invidia.

Il finale rimane aperto: come hanno reagito alle parole del padrone coloro che mormoravano? Hanno accettato? Hanno continuato a brontolare? Non viene detto ma ci viene chiesto di misuraci su questo.

(BiGio)

 

 

 

I ragazzi e le loro paure

Una classe filmata per un anno intero, ora si racconta in una serie TV su RaiPlay intitolata "Foto": dal bisogno al peso di piacere. Il diario di una generazione dimenticata.



Giovani e cristianesimo

«Di certi viaggi si sa soltanto al ritorno» (M. Zambrano). Con queste parole, Lucia Vantini, teologa e filosofa, docente all’ISSR di Verona e delegata episcopale della diocesi per l’ambito della prossimità, ha avviato la sua riflessione conclusiva del “Laboratorio giovani Credere domani” che quest’anno portava il titolo: Quali comunità?


Dal 23 al 26 agosto circa ottanta persone hanno preso parte a San Fidenzio (Verona) a questo percorso che rappresentava l’ultima tappa di un triennio che si era già interrogato su quale spiritualità? (2024) e quale felicità?(2025). Il tutto ha preso le mosse dalla ricerca di Paola Bignardi e Rita Bichi[1] e si è articolato come un’esperienza laboratoriale sui giovani e con i giovani con un’attenzione particolare, in questo terzo e ultimo anno, al tema della comunità cristiana. Le tre edizioni estive del laboratorio hanno fatto pian piano emergere la domanda ...

Il reportage di Matteo Cavani è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/giovani-e-cristianesimo/?utm_source=newsletter-2026-09-08

La remigrazione, vista da un asilo nido


Una festa di fine anno, con bambine e bambini piccoli, e famiglie di tante origini: così i discorsi astratti, basati sulla paura, trovano un altro peso e altre prospettive.



Mentre si sente sempre più parlare di remigrazione — fondamentalmente come slogan ideologico, dato che essa è, di fatto, impossibile —, e mentre questo parlare avvelena sempre più i pozzi della comunicazione e del vivere insieme, val la pena ricordare cosa è, nel concreto, la vita quotidiana di molti, magari là dove inizia il percorso di formazione di un bambino, ossia l’asilo nido ...

L'articolo di Sergio Di Benedetto è a questo link:

Ai confini dell’Europa

Quando il "limes" si manifesta come frontiera e il fronteggiarsi si ripercuote negativamente e ingiustamente sugli spostamenti, per fini di solidarietà, dei civili...


Frontiera della dogana bielorusso-polacca, Brest-Terespol, 16 agosto 2026. Sono le 5:00 del mattino, fuso orario bielorusso....

Il racconto della foriera di Alessandro Manfredi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/attualita/societa/ai-confini-delleuropa/

L’ineludibile storicità delle forme della politica

Le democrazie liberali pagano l’inadeguatezza di assetti costruiti in contesti storici ormai superati. Per Corbino, già professore ordinario di Diritto romano all’Università di Catania, la sfida non è difendere formule del passato, ma ripensare le forme dell’autogoverno senza sacrificare libertà e rappresentanza


Nei sistemi partecipativi (quali massimamente sono le democrazie) la politica si sostanzia nell’azione (complessa e collettiva) rivolta alla formazione di riconoscibili orientamenti per le necessarie scelte operative degli Stati. Da quelle che li “organizzano” a quelle destinate a regolare le “relazioni” che vi intervengono. Si avvale, per avere attuazione, di forme (strumenti). Servono a disegnare le procedure che consentono di rilevare (e misurare) quegli orientamenti e a fissare anche il chi, il quando e il come debba darvi seguito. È una verità elementare....

La riflessione del prof. Corbino è a questo link:


Mostra del Cinema 2026; la mia opinione su film visti

Dopo i primi giorni sorprendenti con alcuni film molto belli, la rassegna si è assestata su un livello medio di buona fattura ma senza nessun picco che abbia fatto pensare al Leone 


Mi ha sorpreso il Leone d’Oro di quest’anno, non mi aveva particolarmente colpito. Sono andato a rivederlo confermando l’impressione iniziale condivisa con e da diversi amici che “vivono” con il cinema essendo critici professionisti o nel ramo dell’industria cinematografica. Nulla da dire dal punto di vista artistico e anche la Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile ci può stare. Ma non è certo un film che spicca tra i molti parimerito della rassegna di quest’anno, certamente buoni prodotti che si lasciano vedere e alcuni anche apprezzare. Nessuno però che abbia fatto gridare al Leone, tutt’altro con alcuni proprio da evitare tra i quali la maggioranza degli italiani presenti nelle due rassegne principali (Leoni e Orizzonti).

Degli italiani, a mio avviso, si salvano in tre: nel concorso principale “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis e, in Orizzonti, “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci. In assoluto il miglio film italiano è quello di chiusura ma, purtroppo e chissà perchè, fuori concorso: “Dio ride” di Giovanni Veronesi. Un film che merita davvero di essere visto.

Il Leone d’Oro “Donna sconosciuta” è andato all’unica regista donna presente nella rassegna e forse, nella scelta, ha inciso proprio questo elemento. 

A mio avviso più meritevole sarebbe stato “Possible love” del coreano Lee Chang-dong. Un film raffinato sorretto da una regia che lo fa crescere man mano che si sviluppa la narrazione che ha avuto il Gran Premio della Giuria.

Un altro film certamente da vedere è “Wild horse nine” ricco di ironia e sorprese con una interpretazione a dir poco straordinaria di John Malkovich.

La Miglio rRegia a Ilya Khrzhanovsky per “Dau per lo più vale solo per il primo terzo del film (di ben 118 minuti!) nel quale ha la capacità di sorprendere nel racconto dello scienziato russo che si rifiuta di costruire la bomba atomica pur fornendone le fondamenta scientifiche. Ma nel resto si perde in caricature dei personaggi istituzionali dei servizi russi e nella vita privata di Dau fornendone una lettura a mio avviso fastidiosa.

Poi c’è il documentario “Naza” certamente ben realizzato che merita il Premio Speciale della Giuria ben più di quanto lo abbia meritato l’anno scorso “La voce di Hind Rajjab”. Per coloro che sono attenti a quanto accade non racconta nulla di nuovo, nemmeno sulle metodologie di analisi e procedure di azione dell’esercito israeliano. Il suo merito è di portarle in primo piano a disposizione di un pubblico vasto.

Personalmente lo farei vedere assieme a “Mr. Nelson, ha mai ucciso qualcuno?” (di Shinya Tsukamoto). È la domanda che una bambina delle elementari rivolge a un ex marine che è stato chiamato a raccontare la sua esperienza. Da qui si sviluppa tutta una ricerca che si sposta lentamente su di un piano generale con il quale viene chiesto allo spettatore di verificarsi e riguarda ciò che origina la violenza, innanzitutto quella personale per poi salire di livello fino alla guerra con i suoi abomini e i traumi che lascia ai suoi interpreti.

Non si può non ricordare il delicato film di Hirokazu Koreeda “Look back” nel quale Fujino, adolescente determinata e piena di talento, sogna di diventare una mangaka. Kyomoto, schiva e solitaria, vive quasi sempre chiusa nella sua stanza, dedicando ogni istante al disegno. Unite dalla stessa passione, le due ragazze, cresciute in una piccola città, inseguono per tredici anni il sogno di diventare autrici di manga e ci riescono. Poi Kyomoto decide di andare a fare l’Accademia di Belle Arti e viene uccisa durante un attacco di un ragazzo munito di un piccone. Fujino continua il loro sogno fino a riuscire a trasformare il tutto in una “anima”, una animazione, che narra la loro storia.

 

Come già accennato ci sono diversi altri film che possono essere visti anche con piacere tra i quali: Bucking Fastard (di Herzog), Moragheb (di Gharaei), 15/18 (di Kan), La Maison di vent (di Yangu), Diane in the Loop (di Balboni),Bunker (di Zeller), Kami nour (di Ali Asgari). Anche “Il fuoco che ti porti dentro” di Eduardo De Angelis è una piacevole pièce teatrale portata con sapienza sul grande schermo.

Tra gli altri quello che ha proprio negativamente sorpreso è il Premio alla Regia in Orizzonti a Jaqueline Lentzou per “Un giorno nella vita di Jo”. Personalmente non andrò certo a rivederlo.

Un'ultima osservazione: se ci si fa caso i film più significativi vengono tutti da realtà non europee (e il contenente americano era praticamente assente) che narrano la loro realtà sociale nella quale ci si può rispecchiare. Lo fanno senza quelle elucubrazioni psicologiche che invece caratterizzano per lo più i nostri prodotti e, al centro, facilmente c'è il mondo femminile.

Non bisogna poi dimenticare che, come ha detto il Presidente della Biennale nella serata delle premiazioni, l'arte non è una pausa estetica estranea al mondo, perché la storia continua ad accadere e l'arte ha il compito di interpretarla e farla presente. Ecco allora l'incrocio tra arte e storia che hanno caratterizzato i premi di questa edizione.


 

 Un elenco di (quasi) tutti i film da me visti con una breve sinossi e una foto a questo link:


https://docs.google.com/document/d/1eB7ifxLQ6x05zpsdxeGKWHsrIqhMooTC/edit?usp=drivesdk&ouid=106691176849122854187&rtpof=true&sd=true

XXIV Domenica PA - Mt 18,21-35

Ma Dio ripaga con la stessa moneta? la violenza? Le immagini drammatiche non desiderano descrivere ciò che avverrà alla fine dei tempi, ma presenta ciò che il Padre desidera che l’uomo faccia oggi: vivere di un amore unilaterale comunque, che è quello della croce. 


Si è visto come Gesù progressivamente abbia condotto la sua attenzione all’interno di una precisa idea su come guidare ed istruire i suoi discepoli, come sia pronto a fare un passo indietro per riprendere aspetti non ancora affrontati ma importanti come quello del perdono sia all’interno della vita di comunità (domenica scorsa), sia tra i singoli componenti della stessa (oggi).

Nell’insegnare come pregare (il Padre Nostro) aveva già affrontato questo tema ma poi era rimasto in sottofondo senza una ripresa specifica. Certo, l’amore incondizionato del Padre disposto sempre a dare nuovo credito, nuova vita è sempre stato al centro del messaggio di Gesù ma cosa significa? Quale legame c’è tra il perdono del Padre a noi e quello che noi diamo a chi ci offende o commette qualche colpa nei nostri confronti? Quel “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi, ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe” (Mt 6,14-15) non può forse avere un po’ di sapore di un ricatto?

L’argomento non era sconosciuto e le Scuole Rabbine all’epoca avevano elaborato una specie di “tariffario” misurato sul numero di volte per il quale Dio perdona. Questo numero era il “tre”, numero primo che afferma la completezza, la totalità e la perfezione, quindi si poteva già intendere all’infinito, sempre.

L’insegnamento avrebbe già dovuto essere chiaro: la richiesta di perdono a Dio è credibile se accompagnata dalla disponibilità e dalla concreta pratica del perdono fraterno. Sin da quell’epoca nell’ebraismo a Yom Kippur, il giorno dell’espiazione e del perdono, vengono perdonati i peccati commessi contro Dio solo se prima ci si è rappacificati con i propri fratelli. A questo si richiama Gesù quando ha detto nel discorso della montagna: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24).

Ma l’uomo ha bisogno di regole fisse e chi gestiva il Tempio gliele dava. Alla ventina di immagini usate dalla Bibbia per definire il peccato, negli ultimi secoli prima di Cristo se n’era aggiunta un’altra che aveva finito per prevalere: quella del debito nei confronti di Dio. Le persone semplici del popolo si sentivano sempre in arretrato con i “pagamenti”. Preghiere, sacrifici, offerte, digiuni, opere buone non bastavano mai per compensare le innumerevoli infrazioni della Legge; ci si “indebitava” sempre di più con il Signore.

Ecco allora che Pietro, di nuovo, si avvicina a Gesù, forse cercando un colloquio a tu per tu come aveva fatto dopo il primo annuncio della passione per cercare di convincerlo del contrario. Qui però chiede solamente lumi perché si trova sconcertato. Ha imparato la lezione e pensa che abbondando riceverà almeno un cenno di acconsentimento, quindi dice “sette volte”, più del doppio delle tre volte che per lo più allora veniva indicato e preso alla lettera. La risposta di Gesù va ben oltre: non sette volte che già significava “sempre” ma settanta volte sette, cioè oltre all’infinito e racconta una parabola per chiarire che cosa intenda e significhi perdonare.

Un servo ha accumulato, non si sa in che modo, un debito immenso non rimborsabile in alcun modo, supplica il padrone che glielo condona tutto: non c’è nulla che Dio non perdoni, non c’è colpa superiore al suo immenso amore.

Ma, continua Gesù, quel servo ha un piccolo credito con un suo pari e non recede alla richiesta di rimborso mentre Dio si aspetta da noi la sua stessa “compassione” (Mt 6,48). Chi è in difficoltà va aiutato “settanta volte sette” e non affossato togliendogli il respiro; avere compassione significa restituire vita a chi non ne ha. Dio si attende che impariamo da lui mentre il servo condonato non ha imparato nulla dalla sua vicenda e continua ad indebitarsi perché toglie “vita”, non ne “dona”. Il perdono ricevuto non ha portato alcun cambiamento in lui, nella sua vita.

Gli altri servi sono “addolorati” e lo riferiscono non per fare la spia, ma per un atto di amore che vedono ferito.

La conclusione potrebbe sembrare sconcertante: il Signore ripaga con la stessa moneta? Ma la parabola non vuole presentare un Dio che perdona sempre e comunque l’uomo e che chiede di fare altrettanto? In realtà le immagini drammatiche non desiderano descrivere ciò che avverrà alla fine dei tempi, ma presenta ciò che il Padre desidera che l’uomo faccia oggi: vivere di un amore unilaterale comunque, che è quello della croce.

(BiGio)

India: Modi cede (poco) al movimento degli "Scarafaggi"

Il premier indiano va incontro alle richieste degli studenti, ma risparmia il ministro dell'Istruzione. Basterà a convincere gli ‘Scarafaggi’?



Alla fine Narendra Modi ha rotto il silenzio. Con un raro videomessaggio, trasmesso nella tarda notte di ieri, il primo ministro indiano ha annunciato una serie di concessioni rispetto alle richieste degli studenti che ormai da settimane mobilitano le piazze dell’India...

Il servizio dell'ISPI è a questo link:

Ripensare la parrocchia

Un seminario-laboratorio intende esplorare il ripensamento della parrocchia attorno a tre nuclei: l’esperienza dell’appassionarsi e del compatire; l’incontro con il più povero come riascolto del vangelo; la carità come indizio di iniziazione alla fede.


Quando l’agire diventa servizio? In che termini il tessuto relazionale è annuncio? Sono domande che assumono un certo rilievo, particolarmente nel momento in cui l’istituzione parrocchiale vive una forte situazione di crisi. Le chiese si svuotano, sono drasticamente diminuiti non solo i preti, ma anche i fedeli, il linguaggio di comunicazione della fede fatica a raggiungere le persone, soprattutto i giovani. La forma della comunità parrocchiale necessita di una reinterpretazione: ...

L'intervento di Paolo Zampieri è a questo link:

https://www.settimananews.it/parrocchia/ripensare-la-parrocchia/?utm_source=newsletter-2026-07-21

Libano-Cristiani: verso un nuovo Levante

Un ruolo per i cristiani del Libano e quindi di Siria e Iraq? Perché no? Un ruolo comune? Perché no… Nel Medio Oriente preso nella tempesta di una guerra interminabile, le cui tappe sono ancora destinate a proseguire, il Libano è certamente tra color che son sospesi.


 Una valutazione attenta del cosiddetto stato dell’arte è impossibile. I termini sono noti: il ritiro israeliano, che dovrebbe cominciare ma non comincia ancora, da una parte; il disarmo di Hezbollah, vera anomalia di uno Stato che non controlla da decenni la sua politica nazionale di difesa, dall’altra. Per uscirne si cerca una difficilissima unità nazionale....

L'analisi di Riccardo Cristiano è a questo link:

https://www.settimananews.it/informazione-internazionale/libano-cristiani-verso-un-nuovo-levante/?utm_source=newsletter-2026-07-21

Anziani e qualità dell’assistenza

In questi giorni di luglio, estivi e di caldo torrido, Torino e la Regione Piemonte sono diventati il centro di un dibattito sull’assistenza agli anziani. L’obiettivo principale è riorganizzare i servizi di cura per gli anziani non autosufficienti, superando la frammentazione tra sanità, assistenza sociale e Inps.


 «Moltiplicare i posti letto non serve, va sostenuta l’assistenza a casa» − questa è la bussola da seguire. Il Piemonte, tra i risultati raggiunti sul PNRR, può vantare il successo dell’Assistenza domiciliare integrata, o ADI, che ha già superato gli obiettivi previsti: 96.442 i nuovi pazienti assistiti, a fronte di un target di 62.063, un risultato che per la giunta testimonia il rafforzamento concreto della presa in carico dei pazienti direttamente al proprio domicilio. «Condividiamo la necessità di puntare sull’assistenza domiciliare, le Politiche sociali regionali stanno già rispondendo a questa esigenza in maniera nuova, attraverso strumenti come  ....

L'articolo di Fabrizio Mastrofini è a questo link:

https://www.settimananews.it/carita/anziani-qualita-della-assistenza/?utm_source=newsletter-2026-07-21

Aiuti internazionali, chi paga il conto?

L’Europa diventa il primo donatore mentre gli Usa riducono gli investimenti


Dietro i miliardi della cooperazione internazionale ci sono scuole, ospedali, acqua potabile, aiuti alimentari, diritti umani e istituzioni democratiche. Mentre l'Unione europea rafforza il proprio ruolo di principale donatore mondiale e gli Stati Uniti ridimensionano parte dei loro programmi, la geografia della solidarietà internazionale è destinata a cambiare. Qual è il destino dei migliaia di progetti nei Paesi più fragili e quindi di persone, comunità e diritti? ...

L'articolo di Marco Calvarese è a questo link:

Onu, fame nel mondo in lieve calo ma soffrono ancora in 645 milioni

Cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite, nel rapporto Sofi 2026 pubblicato oggi, evidenziano una leggera flessione nel numero di persone che soffrono per la mancanza di cibo.


Ma quasi l'8 per cento della popolazione globale soffre e persistono le disparità regionali. L'Africa conta il numero più elevato di persone affamate in termini assoluti, in un contesto di rapida crescita demografica. Il rapporto evidenzia che anche i progressi globali in materia di nutrizione materna e infantile restano insufficienti per rispettare gli impegni internazionali, compresi gli obiettivi nutrizionali al 2030. Indicatori quali l'arresto della crescita, il deperimento e il sovrappeso infantili, ...

La notizia di Valerio Palombaro è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-07/fame-malnutrizione-africa-mondo-bambini-onu.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

La digitalizzazione della manifattura italiana

 La straordinaria rimonta digitale della manifattura italiana, che deve ora investire su competenze e coesione per trasformare il recupero in sviluppo reale

Per anni le imprese italiane hanno accumulato un vistoso ritardo nella transizione digitale legata alla quarta rivoluzione industriale. Un ritardo quasi scontato, se si considerano alcuni tratti strutturali: poche grandi imprese, un tessuto produttivo dominato da piccole e medie aziende, specializzazioni spesso mature, un sistema nazionale dell’innovazione debole, forti divari territoriali. A ciò si aggiungevano bassi investimenti in ricerca e sviluppo e carenze diffuse nelle competenze digitali. La storia recente, tuttavia, è stata meno lineare di quanto ci si potesse attendere ... 

L'analisi a cura di   è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/la-digitalizzazione-della-manifattura-italiana?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+27+luglio+%5B10582%5D

XXIII Domenica PA - Mt 18,15-20

Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse.


Matteo condividendo con noi il pensiero e l’agire di Gesù, ci ha mostrato come sia stato attento alla formazione dei discepoli come singole persone, poi come Comunità. Ci ha mostrato come si sia preoccupato di avvertire sulle esigenze della sequela, di come trasmetterla, delle difficoltà che si sarebbero incontrate e di come farvi fronte senza cedere a disillusioni, a pressioni contrarie ma facendo forza sul fatto che lui sarebbe stato comunque al loro fianco. Ha invitato a consegnare tutto nelle mani del Padre senza attendersi risultati immediati: le nostre attese, i “nostri” tempi non sono i suoi tempi e la maturazione della semente è diversa in ciascuna persona. Poi ha fatto sperimentare e testare al gruppo di discepoli senza di lui la reazione ai “venti contrari” e a comprendere assieme a loro che il suo messaggio è per tutti e non solo per le pecore disperse della casa di Israele.

Un passaggio centrale, quasi un momento di verifica è stato quando ha chiesto chi lui fosse per la gente e poi per loro. La corretta risposta di Pietro conteneva in sé una ambiguità: quale fosse il compito del Cristo atteso. I discepoli attendevano il Figlio di David che avrebbe restaurato il Regno di Israele e Gesù li avvisa immediatamente che lui è sì il Messia ma non ha questo compito: non sarà un vincente, tutt’altro. Pietro allora da mattone con il quale Gesù ha detto avrebbe costruito la sua chiesa, diventa una pietra d’inciampo.

Oggi, dopo aver iniziato il cammino verso Gerusalemme, Gesù inizia a porre attenzione a quanto può avvenire all’interno del gruppo dei suoi discepoli per giungere similmente anche all’interno delle nostre Comunità. Tutto il capitolo 18 è dedicato a come gestire quella gerarchia che inevitabilmente si sarebbe generata, come evitare gli scandali, quale atteggiamento avere averso chi si allontana, come favorire l’armonia interna, fino a quante volte accordare il perdono.

Il versetto precedente la pericope di oggi motiva quanto poi viene suggerito: “Il Padre vostro celeste non vuole che si perda neanche uno solo di questi piccoli”. Tutto l’agire all’interno delle Comunità deve rispondere a quest’unico obiettivo: recuperare chi si è o si sta allontanando, stando coscienti che a nessuno è possibile disinteressarsi del fratello ed avere l’atteggiamento di Caino: “Sono forse io il guardiano di mio fratello?” (Gn 4,9). Sempre avendo presente un altro severo detto del Signore: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Lc 6,41-42). Vale a dire: prima di intervenire confrontati seriamente con l’Evangelo tenendo presente che lo scopo è quello di aiutare il fratello senza trattarlo come un nemico (2Ts 3,14-15), l’agire verso di lui deve essere dettato solo dall’amore verso di lui e per il suo bene.

Quindi “Se tuo fratello (è e rimarrà sempre tale) commette una colpa, va e …” non ammoniscilo, come riporta la nostra traduzione, ma “«convincilo»”. Non è la posizione di un superiore verso un inferiore, ma è la posizione del fratello che cerca di ricomporre l’unità, cerca di superare il dissidio inizialmente senza dare pubblicità al fatto “tra te e lui solo” e sei tu che devi andare verso di lui, senza toni accusatori da tribunale, ma nella dolcezza comprensiva, per fare un cammino con lui che aiuti tutti e due.

Solo in un secondo tempo coinvolgi due o tre persone “perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” (Mt 18,20) a portare l’amore e la compassione del Padre che crea la pace nell’amore.

L’ultima tappa è il ricorso alla Comunità intera. Se nemmeno questo tentativo riesce, proprio come extrema ratio, escludilo ma tenendo sempre presente che il vero potere della Comunità è quello del perdono nella correzione fraterna. Il suo compito rimane comunque quello di amare anche chi si è allontanato, sempre rimanendo pronti a riaccoglierlo nella relazione fraterna. Pure l’esclusione deve tendere a questo nella coscienza che la chiesa non è composta solo da santi, ma anche da peccatori.

È un campo dove crescono grano e zizzania, è una rete che prende ogni tipo di pesci, è un banchetto cui sono invitati buoni e cattivi. Un peccatore rimane sempre un suo figlio e nessuna madre si vergogna mai di un figlio. Bisogna fare attenzione che quel “legare e sciogliere” ha a che fare con il perdono di Dio ed è una grande responsabilità data alla Chiesa: chi siamo noi per poter “legare” al Padre la possibilità di perdonare? È la domanda che ci si deve sempre porre.

Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo»” e il verbo mettere d’accordo è “sinfoneo” da cui la parola “sinfonia”, vuol dire che la vita nelle Comunità non va cercata l’uniformità, ma sarà sempre l’insieme di voci diverse che tendono a dare il meglio di se stesse. È l’immagine di un campo che fiorisce nelle varie forme e modalità della bellezza dell’amore.

(BiGio)

 

 

L’Islam, la Lega, la Costituzione

Non abbiamo ancora imparato la libertà religiosa. Appunti su una proposta di legge

Italy Muslim Prayer


 

Ci sono proposte di legge che preoccupano per ciò che dispongono. Altre per il modo in cui guardano alla società che pretendono di regolare. La proposta di legge 1385 appartiene, purtroppo, a entrambe le categorie. 

L’analisi di Alessandro Ferrari é a questo link:

https://www.settimananews.it/diritto/islam-la-lega-la-costituzione/?utm_source=newsletter-2026-08-11


Cinque parole per il nostro tempo

«Al cuore dell’evento cristiano c’è un ricominciamento: la risurrezione di Gesù. Essa spezza i vincoli della morte e decreta definitivamente la fine del suo potere. È un ricominciamento che cambia per sempre la traiettoria della storia e la direzione della nostra vita: d’ora in poi, non c’è più fine. Anzi, la fine si è già compiuta ed è un inizio sempre nuovo.


Dentro ogni morte della nostra quotidianità, ogni filo spezzato, ogni crisi, ogni fallimento che sembra segnare la fine, si nasconde in realtà il verdeggiare di una nuova foglia che cresce e lo splendore di una nuova gemma che spunta. Dentro ogni morte c’è la vita e tutto ciò che può sembrarci una fine non è altro che un modo nuovo per ricominciare. Un nuovo inizio». Lo scrive Francesco Cosentino nel suo ultimo libro di grande attualità e rilevanza sotto il profilo sia ecclesiale sia sociale, dalla scrittura chiara e a tratti poetici, aliena da pesantezze di tipo accademico, che potrebbe anche avere come titolo Risurrezione. Parole necessarie per tempi difficili.

La recensione è di Andrea Lebra ed è a questo link:

https://www.settimananews.it/chiesa/cinque-parole-nostro-tempo/

I dazi non pagano le tasse

 L’analisi dei dati del Tesoro statunitense smentisce la promessa di Trump di sostituire le imposte sui redditi con i dazi: più che sugli stranieri, la pressione fiscale grava su imprese e consumatori statunitensi


Il secondo mandato di Donald Trump si è aperto con una promessa fiscale tanto semplice quanto ambiziosa: i dazi avrebbero riempito le casse dello Stato e permesso di ridurre le imposte sul reddito pagate dai cittadini statunitensi. Quanto sono aumentate le entrate doganali degli Stati Uniti? Quale parte di tale aumento è rimasta effettivamente nelle casse federali? È questa cifra abbastanza rilevante da finanziare una significativa riduzione delle imposte sui redditi?

L'articolo di Luca De Benedictis è a questo link:

https://www.rivistailmulino.it/a/i-dazi-non-pagano-le-tasse?&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Strada+Maggiore+37+%7C+27+luglio+%5B10582%5D

Haiti nella la morsa delle gang: nessun luogo è più sicuro

La strage in una chiesa, con 47 morti, evidenzia l'espansione del potere dei criminali oltre Port-au-Prince


È stata una delle immagini più drammatiche della crisi che sta divorando Haiti: una chiesa trasformata in un luogo di morte, persone in fuga, case incendiate, famiglie costrette a nascondersi. A Kenscoff, sulle colline alle porte della capitale del Paese caraibico, i Port-au-Prince, un'incursione di uomini armati ha provocato almeno 47 morti e 22 feriti. Decine di persone sono state rapite. E tra le vittime, secondo fonti delle Nazioni Unite, ci sono anche bambini. La violenza è esplosa nella notte tra

L'articolo di Francesco Citterich è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/haiti-strage-chiesa-gang-criminali-port-au-prince.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Il Bhutan ospita il primo Summit mondiale sui Sistemi alimentari consapevoli

La nazione himalayana, che da tempo adotta modelli alternativi per concepire sviluppo e crescita economica, ospita il Global conscious food systems summit, vertice promosso dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo



È iniziato il 31 agosto e proseguirà fino al 4 settembre il primo Summit mondiale sui Sistemi alimentari consapevoli (Global conscious food systems summit). Ad ospitarlo è il Bhutan, nazione da tempo impegnata in un ripensamento del modello di sviluppo economico: il vertice punta a stimolare la creazione di movimenti, l’azione collettiva e gli investimenti nell’ottica di un nuovo approccio all’alimentazione, fondato sulla consapevolezza. ...

La notizia di Andrea Bardolini è a questo link:

https://it.euronews.com/my-europe/2026/09/01/il-bhutan-ospita-il-primo-summit-mondiale-sui-sistemi-alimentari-consapevoli?utm_source=welcoming_nl&utm_campaign=feeds_bcs&utm_medium=referral&utm_source=welcoming_nl&utm_campaign=feeds_bcs&utm_medium=referral