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L’ebraismo tra diaspora e Stato-guida

Israele, in quanto Stato, ha dato al mondo ebraico un’espressione esplicitamente politica, e se agisce “in nome del popolo ebraico”, questo conferma tra gli antisemiti, la tradizione accusatoria dei Protocolli.  E poiché nei secoli l’antisemitismo ha conferito agli ebrei lo statuto di vittime per antonomasia, l’antisemitismo prevede nelle proprie vittime la minaccia di una loro propensione alla vendetta, da prevenire e da cui difendersi. 


 

Che cosa vedono invece nei crimini dell’Israele di Netanyahu e Ben-Gvir, i non-ebrei in cui vive la tradizione del sostegno all’emancipazione ebraica e al loro diritto di cittadinanza come elemento pratico e simbolico di una generale emancipazione civile? Che cosa vedono molti ebrei nel mondo, che hanno guardato a Israele come a un riscatto dopo la catastrofe nazifascista e ne vedono adesso una degenerazione in etnocrazia razzistica, che trova sintonie ed alleanze nei fascismi di nuovo montanti in Europa e in America? 

Israele come Stato-guida del mondo ebraico sembra vicino a concludere una parabola. La fedeltà a Israele è diventata quasi un culto laico, fino a prevalere sulla Torah come riferimento, luogo mentale e affettivo dell’identità ebraica. Ma come la “terra promessa” della Rivoluzione di Ottobre,...

L'interessante riflessione di Stefano Levi della Torre è a questo link:

https://appuntidiculturaepolitica.it/2026/08/07/lebraismo-tra-diaspora-e-stato-guida/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_source_platform=mailpoet&utm_campaign=giugno%20-%20seconda%202026

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