Negli ultimi anni, ogni episodio di violenza che coinvolge adolescenti tende ad attivare un meccanismo interpretativo ormai consolidato nel dibattito pubblico. L’accoltellamento avvenuto il 16 gennaio scorso all’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, in cui ha perso la vita Youssef Abanoub, studente diciottenne, non fa eccezione. In poche ore, il fatto di cronaca è stato ricondotto a un racconto noto: il disagio giovanile, la “generazione delle lame”, la presunta deriva delle nuove generazioni e la richiesta, ricorrente, di risposte sempre più severe sul piano dell’ordine pubblico. È una narrazione semplice, apparentemente efficace e rassicurante, ma è anche profondamente fuorviante.
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