Se per il popolo l’immersione nelle acque significava morire a un passato ingiusto di peccato che avevano praticato, per Gesù il battesimo ha significato l'accettazione piena della sua umanità anche della morte per rimanere aderente alla missione di testimoniare l'amore del Padre. Di fatto Giovanni cerca di distoglierlo da questa fedeltà configurando così una prima tentazione.
Con la festa di oggi si chiude il periodo nel quale abbiamo celebrato in tre tappe la teofania (=manifestazione) di Gesù il Cristo al mondo. Dopo aver contemplato l’incarnazione (Natale) e la manifestazione alle genti (Epifania), nel battesimo la Liturgia ci fa soffermare sulla presentazione di Gesù a Israele nel senso che fa un gesto frutto di discernimento e di una opzione che lo espone pubblicamente. All’interno del frastagliato panorama di movimenti spirituali giudaici dell’epoca Gesù si accosta al Battista.
Matteo non specifica il luogo dove avviene questo incontro e la tradizione lo ha localizzato nel guado dove il popolo d’Israele, guidato da Giosuè, ha attraversato il fiume ed è entrato nella Terra promessa passando dalla schiavitù alla libertà e contemporaneamente annuncia l’inizio di un nuovo passaggio guidato da Gesù verso la presa di coscienza del Regno del Padre.
Giovanni battezzava chi decideva di cambiare vita per prepararsi alla venuta del Messia annunciata come imminente e il dialogo con Gesù cerca di rispondere al problema delle prime comunità sulla necessità del suo battesimo e la risposta del Signore “conviene che adempiamo ogni giustizia” è l’invito a collaborare alla realizzazione del progetto di Dio (è questo il significato della parola “giustizia”) che si sta manifestando in una modalità inattesa e sconcertante: il Padre “vuole che tutti gli uomini siano salvati” (1Tm 2,4) mentre il Messia avrebbe dovuto agire con la scure alla radice degli uomini malvagi.
In Matteo con il battesimo Gesù diventa la manifestazione visibile del Padre e della sua volontà di salvezza per tutti e le sue ultime parole saranno l'invito ai discepoli di andare a battezzare tutte le genti affinché tutti ne possano diventare i testimoni. È un invito valido anche di oggi a rimanere attenti a non scivolare verso atteggiamenti che portino a giudicare senza appello emarginando chi ha sbagliato o sta sbagliando tradendo la missione che ci è stata data.
Se per il popolo l’immersione nelle acque significava morire a un passato ingiusto di peccato che avevano praticato, per Gesù il battesimo ha significato l'accettazione piena della sua umanità e del futuro di morte alla quale andrà incontro per rimanere aderente alla missione di testimoniare l'amore del Padre. Di fatto Giovanni cerca di distoglierlo da questa fedeltà configurando così una prima tentazione. Lo dimostra il finale del dialogo tra i due con Matteo che scrive che il Battista “lo lasciò” (espressione che la Cei completa aggiungendo un “fare” ma che nel testo greco non c’è), è invece la medesima forma verbale usata quando il diavolo se ne andò dopo averlo tentato.
Matteo continua annotando che “Appena battezzato“ Gesù non solo “uscì” ma il termine greco usato indica che “uscì immediatamente” quasi uno schizzare fuori dal Giordano. È importante l'espressione che adopera l'evangelista: l'acqua è il simbolo di morte, ma la morte non può trattenere colui che è la vita.
Dopo questo, tutti e tre i sinottici raccontano quanto accadde usando tre immagini: l’apertura dei cieli, la colomba, la voce dal cielo. Sono immagini al tempo ben note e il cui significato non è difficile da cogliere nemmeno per noi.
Negli ultimi periodi prima di Cristo, il popolo d’Israele aveva avuto la sensazione che il cielo si fosse chiuso: sdegnato per i peccati e le infedeltà del suo popolo, Dio si era ritirato nel suo mondo e sembrava avesse rotto ogni dialogo con l’uomo. Gli israeliti si chiedevano quando avrebbe avuto fine quel silenzio che tanto angosciava e Isaia se ne fa portavoce: “Signore, tu sei nostro Padre (…) non ricordarti per sempre delle nostre iniquità… Ah, se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 64,7-8; 63,19). Con l’inizio della vita pubblica di Gesù questo avviene, Dio ha esaudito il suo popolo.
L’attesa del Battista e di altri movimenti dell’epoca, come cielo era scesa l’acqua del diluvio, il fuoco e lo zolfo che hanno incenerito Sodoma e Gomorra, aspettavano la discesa dello Spirito del Messia come un fuoco divoratore dei malvagi. Invece su Gesù lo Spirito si posa come una colomba: è tutto tenerezza, affetto, bontà; e i richiami biblici sono quelli della colomba che aleggiava sulle acque prima della creazione e quella che portò il ramoscello di ulivo a Noè sull’arca.
Infine “Una voce dal cielo” propone tre citazioni delle Scritture ebraiche: il Salmo 2,7 “Questi è il Figlio mio” e in quella cultura non significa tanto una somiglianza biologica quanto nell’essere come il Padre ricco di amore fino al dono della vita. Quel “Prediletto” richiama l’aggettivo con il quale Dio precisa ad Abramo (in Gn 22,2) quale figlio gli chiede di sacrificare (Isacco) e che poi sarà salvato e da subito è stato letto come immagine di Cristo (Eb 11,17-19).
In Matteo è continuo il parallelo tra Gesù e Mosè. Quest’ultimo dopo essere passato tra le acque del Mar Rosso, riceve un’autorità profetica straordinaria per guidare il popolo nell’esodo. Gesù ricevette lo Spirito dopo essere uscito dall’acqua e poter assieme a tutti gli uomini intraprendere il cammino verso la liberazione dal potere del male.
(BiGio)
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