Temi Caldi / Attualità

C’è qualcosa di nuovo, in Italia, tra cattolici e musulmani?

Documenti conciliari, vescovi di Roma, vescovi italiani: la cura (e le riserve) dei piccoli dettagli a proposito di benedizione condivisa, stesso Dio e comune discendenza abramitica


Al termine dell’analisi delle indicazioni magisteriali relative al dialogo ecumenico e interreligioso, provenienti dall’Assemblea sinodale del 2024, mi chiedevo quanto si tentasse di metterle effettivamente in pratica a livello di Cei e di singole diocesi e parrocchie. Non limitandosi, però, ad incontri o momenti liturgici, sempre a rischio di ridursi a meri atti di “cortesia istituzionale”, ma andando a toccare, a smuovere, se non a sciogliere, alcuni dei nodi teologici che bloccano o rallentano tale dialogo, impedendone la maturazione dei frutti sperati. In tal senso, molto significativo mi è apparso il messaggio che la CEI ha elaborato per...

L'analisi di Sergio Ventura è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/ce-qualcosa-di-nuovo-in-italia-tra-cattolici-e-musulmani/

“Walk for Peace”, 4.000 chilometri a piedi per dire al mondo, “facci strumenti della tua pace”

Si sta concludendo in questi giorni a Washington la “Walk for Peace”. Un gruppo di monaci buddisti ha camminato per 108 giorni percorrendo oltre 3.700 chilometri attraverso gli Stati Uniti per portare un messaggio di pace. Ieri sono stati accolti alla National Cathedral dove si è tenuta una celebrazione interreligiosa


Dopo aver camminato per oltre 3.700 chilometri attraverso gli Stati Uniti un gruppo di monaci buddisti è arrivato oggi a Washington come ultima tappa del loro pellegrinaggio “Walk for Peace”. Ad accoglierli una immensa folla si è radunata nella National Cathedral dove si è tenuta una celebrazione interreligiosa per la pace. I monaci hanno iniziato il loro viaggio a Fort Worth, in Texas, e dopo un viaggio di 108 giorni....

L'articolo di M. Chiara Biagioni è a questo link:

https://www.agensir.it/mondo/2026/02/11/walk-for-peace-4-000-chilometri-a-piedi-per-dire-al-mondo-facci-strumenti-della-tua-pace/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Israele dopo il 7 ottobre: Marmur e Goodman (Rhr), “vedere insieme l’atrocità subita e tutte le cose terribili accadute dopo, alcune delle quali compiute anche da noi”

I rabbini Michael Marmur e Anton Goodman, membri di Rabbis for Human Rights,  riflettono sul significato della Tikvà  (la speranza) nella tradizione ebraica e sulla sua traduzione concreta oggi, tra trauma del 7 ottobre, crisi democratica israeliana e violenze in Cisgiordania. Il Sir li ha incontrati a margine di un meeting, a Gerusalemme, con i vescovi dell'Holy Land Coordination, in pellegrinaggio solidale in Terra Santa.


“La speranza, in ebraico ‘Tikváh’, è quel filo fragile cui ci si aggrappa in mezzo alle macerie. Anche quando tutto appare oscuro, restare fedeli a quel filo può condurci – lentamente, faticosamente – verso un domani diverso”. Quel ‘filo fragile’ è quello di colore rosso che Raab, nel libro di Giosué, mette fuori la sua casa per essere risparmiata dagli israeliti mentre conquistavano Gerico. A evocare questa immagine biblica è il rabbino Michael Marmur, professore di teologia ebraica e membro del comitato esecutivo di Rabbis for Human Rights (Rhr), organizzazione che riunisce circa 175 rabbini israeliani di tutte le correnti dell’ebraismo, attiva in Israele e Palestina sin dal 1988, impegnata per la pace e la convivenza sostenendo le popolazioni palestinesi vittime di vessazioni e violenze in Cisgiordania....

L'articolo di Daniele Rocchi è a questo link:

https://www.agensir.it/mondo/2026/02/11/israele-dopo-il-7-ottobre-marmur-e-goodman-rhr-vedere-insieme-latrocita-subita-e-tutte-le-cose-terribili-accadute-dopo-alcune-delle-quali-compiute-anche-da-noi/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Giornata sul Risparmio energetico, “M’illumino di meno” unisce i territori

Lunedì 16 febbraio è la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili, celebrata attraverso iniziative di amministrazioni, scuole, enti e cittadini, con la promozione della campagna radiofonica di Rai Radio2. Quest'anno focus sulla Scienza


M’illumino di Meno è promossa dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio 2 dal 2005. Anche quest’anno tra i partner nazionali della manifestazione, patrocinata dal Parlamento Europeo e da tutte le maggiori istituzioni italiane, troviamo la Rete dei Comuni Sostenibili e l’Asvis ha il merito di unire cittadinanza e istituzioni, attraverso un modello di partecipazione diffusaL’edizione 2026, la 22esima, mette in primo piano il ruolo della scienza nella comprensione e nel contrasto alla crisi climatica. La campagna è iniziata il ...

L'articolo redazione di SapereAmbiente è a questo link:

https://sapereambiente.it/giornata-sul-risparmio-energetico-millumino-di-meno-unisce-i-territori/


VI Domenica Tempo Ordinario - Mt 5,17-37

Gesù oggi afferma con chiarezza che non è venuto per abrogare la Torah ma per darne pienezza, compimento. Questo termine ebraico spesso lo si traduce con “Legge” creando un cortocircuito con la nostra mentalità che a una legge lega una pena quando non viene rispettata; ma non è questo il suo senso nella cultura biblica...

 


Gesù continua ad istruire i suoi discepoli su cosa significa l’essere stati chiamati a testimoniare che il Regno di Dio è già presente in mezzo a noi, cosa questo significhi, quali sono gli elementi che evidenziano la sua realtà. Ecco allora l’invito ad essere degli anawim di Dio, qualità che nulla ha che a vedere con una povertà economica e meno ancora con la miseria, ma è la coscienza della propria realtà nei confronti del Padre che ci invita ad imitarlo. Questo porterà a realizzare il suo Regno concretamente espresso nelle qualità delle Beatitudini diventando “sale della terra” e, riflettendo la sua identità, essere “luce per il mondo”, appellativi non hanno nulla di trionfalistico, né tanto meno possono ingenerare nei discepoli stessi presunzione od orgoglio, ma sono richiamo a una responsabilità che può essere disattesa. 

Il sale si è visto richiama la sua capacità di “conservare” e più volte nella Scrittura il patto tra Dio e il suo popolo è definito come una “alleanza di sale” (per esempio in 2 Cr 13,5) da mantenere intatto senza aggiunte, senza modifiche, senza i “ma”, i “se” e i “però” nel tentativo di ammorbidirne, di rendere meno esigenti, più praticabili i suoi contenuti.

Gesù oggi approfondisce quanto detto le domeniche precedenti chiarendo che l’essere “giusti” non è opera dell’uomo ma essere resi giusti da lui e lo siamo quando lo lasciamo agire nella nostra vita facendo le sue opere, essendo radicalmente obbedienti alla sua volontà in modo più autentico senza interpretazioni che la addolciscono. Specifica con chiarezza che non è venuto per abrogare la Torah ma per darne pienezza, compimento.

Questo termine ebraico spesso lo si traduce con “Legge” creando un cortocircuito con la nostra mentalità che a una legge lega una pena quando non viene rispettata; ma non è questo il suo senso nella cultura biblica. Innanzitutto la Torah non è solo il Decalogo (= le 10 Parole) bensì i primi 5 libri delle Scritture. È un appassionante racconto, una storia d’amore tra Dio e Israele: inizia dalla creazione del mondo e continua con la chiamata di Abramo, le vicende dei Patriarchi, la schiavitù in Egitto e l’Esodo. Inoltre la radice ebraica della parola Torah è “iaràh” che indica l’atto di scagliare una freccia, di mostrare la direzione. Anche noi sulle strade ci orientiamo seguendo “le frecce” della segnaletica. La Toràh perciò traccia il cammino che conduce alla vita, non dettando una normativa fredda, rigida, impersonale e questo vale anche per le Beatitudini. Ambedue sono degli obiettivi, dei traguardi, delle mete da raggiungere, non un “a priori”. Per fare un esempio banale: solo alla fine della vita si saprà se non si è mai ucciso, tradito, rubato, giurato … Ecco perché Gesù, pur rispettando la Torah, la interpretava e il suo punto di riferimento non era la sua lettera ma il bene dell’uomo, tanto è vero che non esitava a guarire anche di sabato.

Con questi parametri diventa più comprensibile l’Evangelo di oggi e i temi che pone sulla tavola a partire dall’assicurare che nessuna delle attese legate alla Torah, nessuno “iota” sarà eluso ma si realizzerà in modo inatteso. Le Beatitudini porteranno a compimento le promesse antiche ma non nell’ottica dell’instaurazione di un regno eterno, glorioso e nessun “giorno di vendetta” (Is 61,2-3).

Gesù fa qualche esempio spiegando in modo originale inviti della Scrittura; sono sei ma la Liturgia oggi ce ne presenta quattro.

Inizia avvisando che ci sono molti modi di “uccidere” una persona, non solo togliendogli la vita fisica. L’omicidio parte sempre dal cuore, facilmente passa attraverso la parola denigratoria e diffamatoria. La pratica dell’umiliazione attraverso la violenza verbale con cui si diminuisce l’umanità dell’altro: qualificarla come “stupida” o “pazza”, è già un atto omicida. Anche semplicemente adirandosi contro il fratello si può compiere un atto che danneggi la sua umanità.

Per tre volte dice di fare attenzione perché l’altro è e rimane in ogni caso un “fratello”; averlo presente disarma dal veleno dell’odio e il passo successivo porta ad introdurre il tema della riconciliazione richiamandone innanzitutto il dovere, l’importanza e l’urgenza davanti a tutto: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira” invita con forza S. Paolo (Ef 4, 26-27). Anche difronte ai riti religiosi, i rapporti fraterni da conservare o ripristinare hanno la precedenza. 

Similmente ampia lo spettro sul tema dell’adulterio con l’invito a stare attenti perché ci sono relazioni che lo sono già: di fronte a certe situazioni è necessario avere il coraggio di procedere a tagli per evitare il precipitare della situazione. Due sono i simboli che risvegliano la libidine richiamati da Gesù: gli sguardi e i contatti rappresentati dalle mani. Non è l’invito a mutilazioni materiali, ma desidera evidenziare la fatica dell’autocontrollo e a far in modo che la propria persona conseguentemente non diventi come la spazzatura che viene bruciata nella Geenna. I temi del divorzio e dei facili giuramenti concludono l’Evangelo di oggi.

(BiGio)

 

 

“Per il 66% dei ragazzi web luogo di violenza. Revenge porn e cyberbullismo tra i principali pericoli”

1 giovane su 2 ha chiesto aiuto all’intelligenza artificiale per un problema sentimentale, di salute, psicologico, secondo il rapporto che ha raccolto le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26 


È quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa realizzato da Terre des Hommes, insieme alla community di Scomodo, per ascoltare la voce dei ragazzi sui temi di violenza, bullismo e sicurezza sul web. Diffuso in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), il rapporto ha raccolto le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26. In particolare, “le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei maschi (57% vs 42%), ma la percentuale più alta è quella delle persone non binarie (67%)”. 
Tra gli altri contesti a rischio le ragazze segnalano “i luoghi pubblici non controllati – la strada, i mezzi pubblici – e le relazioni intime e familiari, mentre tra i ragazzi assumono un peso maggiore la scuola e il contesto amicale”....

L'articolo di Gigliola Alfaro è a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2026/02/02/safer-internet-day-terre-des-hommes-e-scomodo-per-il-66-dei-ragazzi-web-luogo-di-violenza-revenge-porn-e-cyberbullismo-tra-i-principali-pericoli/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Le strade della Cisgiordania dividono più che unire

La mappa illustra come le strade in Giudea e Samaria siano strumento geopolitico per connettere gli insediamenti israeliani e dividere scientemente le comunità palestinesi.


Per comprendere l’impatto di queste opere infrastrutturali sulla vita palestinese in Cisgiordania è utile illustrare l’attuale situazione della mobilità nei territori occupati. Con una premessa necessaria: la politica sionista del divide et impera ha frammentato i palestinesi anche da un punto di vista legale. I palestinesi di Cisgiordania detengono la cosiddetta Green Id che permette loro lo spostamento unicamente all’interno dei territori cisgiordani. L’ingresso nello Stato ebraico è vincolato a permessi rilasciati dalle autorità israeliane, mentre l’uscita dal paese è possibile solo in direzione della Giordania ...

Il servizio di Limenonline è a questo link:

https://www.limesonline.com/carte/carta-inedita-della-settimana/le-strade-della-cisgiordania-21146460/?ref=nl-lm-f

Pizzaballa: in Terra Santa ricostruire la fiducia con azioni e gesti concreti

Il patriarca di Gerusalemme dei latini è intervenuto a un evento organizzato dal Comitato nazionale per l’ottavo centenario della morte di San Francesco nella chiesa di San Francesco a Ripa, a Roma. "I rapporti tra israeliani e palestinesi sono lacerati, ci vorrà molto tempo. Per costruire la pace non bastano le parole". Poi l'appello: “Per la comunità cristiana è fondamentale esserci. In Terra Santa tornino i pellegrini”


“Purtroppo in questo momento”, dopo quanto è successo e ancora sta succedendo a Gaza, “è difficile vedere una soluzione a breve termine” tra israeliani e palestinesi: “Le ferite sono ancora profonde, le popolazioni sono disorientate, con una leadership debole. Non c’è una visione chiara del futuro, dove l’altro è accanto a te e, in qualche modo, dentro di te. Gli uni non vogliono sentir parlare degli altri, la relazione si è rotta, e questo è il primo punto da considerare a da cui partire”. Non sono espressione di rassegnazione le parole del cardinale Pierbattista Pizzaballa,  ma della concreta consapevolezza di quanto sia in salita la strada che porta alla riconciliazione e alla pace....

L'articolo di Roberto Paglialonga è a questo link:

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-02/pizzaballa-ricostruire-la-fiducia-in-terra-santa.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

Sul "caso" Venezi io la penso così

Falliti i tentativi di ricatto economico ai lavoratori e le minacce, ora stanno cercando di aggirare il problema attivando il loro isolamento dalla città. Presumo fallirà presto anche questo perché questi stratagemmi sono inutili e allargano il fossato, non gettano ponti.



Ora provano a far “entrare” la Venezi in città cercando di crearle attorno una simpatia e stima al di là della sua professionalità per cercare di isolare i lavoratori del Teatro dalla città. La propongono come una persona solidale, che opera visitando i carcerati, quindi stimabile, piacevole, disponibile, semplice, capace di condividere la sua cultura. Ma nessuno ha mai messo in dubbio nessuna di queste qualità.

Accanto a questo il Sindaco, che presto terminerà il suo mandato, cerca di utilizzare un po’ la carota annunciando l’intenzione di erogare il welfare in precedenza bloccato e un po’ il bastone ventilando una presunta divisione dei lavoratori, la scadenza della RSU (con un senso di sua “liberazione”). Afferma di volere il dialogo ma che questo è bloccato dal “pensiero unico” esistente in Teatro insinuando che sia ideologicamente supportato e ventilando che il gioco sarà svelato da presunte partecipazioni nelle liste elettorali del prossimo Consiglio Comunale. Allude alla presenza della “brutta bestia del nonnismo” nella compattezza dei lavoratori e che è ora di finirla con i volantinaggi.

Tutto questo è ben descritto da Roberta Brunetti sulle pagine veneziane de Il Gazzettino di 12 febbraio con note di colore tra le quali l’abbraccio commosso di Buttafuoco alla detenuta che ha letto “Sonata al chiaro di luna” e l’amorevole intrattenersi della Venezi tra le carcerate. Non rimane che da segnalare l’evidenziato taglio basso sulla pagina del giornale con una lettera della Venezi al Direttore nella quale descrive l’emozione del suo intenso incontro con quelle donne e i loro bambini.

Più sobrio l’articolo di Sara D’Ascenzo su Il Corriere del Veneto (stessa data) che riporta tutto con un attacco che fa comprendere l’intento di questa visita affatto gratuita definita “tutta una contraddizione”. Riporta anche il significativo incipit dell’intervento della Direttrice del Carcere Maurizia Campobasso: “La direzione d’orchestra è per sua natura un atto di governo del caos“ come lo è la vita carceraria dove “fragilità e conflitti che trovano forma attraverso il rigore, l’ascolto e la disciplina (…) non la rimozione del dolore, ma la sua organizzazione in un linguaggio condiviso”

Verissimo ed è questo che non hanno ancora capito Sovrintendente, Sindaco e compagnia. I teatri non sono una catena di montaggio bensì degli organismi che non vanno “comandati” all'opposto vanno “governati”, certo con il rigore organizzativo ma nell’ascolto reciproco e in un linguaggio condiviso.

L’Operà di Parigi a inizio gennaio ha nominato il Maestro Semyon Bychkov come Direttore Musicale del Teatro. La scelta è stata maturata in due anni e mezzo di riflessione e confronto tra il Sovrintendente Neef e i lavoratori del Teatro. È una prassi che ovunque in tutti i Teatri avviene nella correttezza dei rapporti. Non c’entra nulla il “sindacalismo” vituperato dal Sindaco di Venezia, non sono prassi di “sinistra” messe all’indice da chi governa oggi in Italia, non sono strizzate d’occhio in combutta tra il Sovrintendente e le “masse” artistiche, non è che i dipendenti vogliono scegliere loro chi li dirige: è il metodo corretto, efficace, legittimo praticato e auspicato ovunque fuorché oggi a Venezia. 

A questo punto ci si deve chiedere chi è che danneggia il Teatro La Fenice? I suoi lavoratori che chiedono rispetto o il Sindaco e il Sovrintendete che pretendono di imperare senza aver compreso nulla di cosa sia un Teatro? Non si dica che l’attuale Sovrintendente in precedenza lo era a Cagliari e perciò ha esperienza. Anche lì ha avuto tensioni costanti con i lavoratori per il suo modo di gestire il Teatro (basta una veloce ricerca in internet e vi si trovano ampie notizie).

Personalmente non so di Direttori Musicali stabili e nemmeno “principali” nominati prima che i lavoratori di qualsiasi teatro vi abbiano lavorato assieme conoscendoli e stimandoli. Non c’è nulla contro la Venezi nella protesta della Fenice, chiedono di conoscerla e lavorarci assieme in modo che possa essere nominata per la sua competenza e non perché è giovane, bella e simpatica come è stata definita a mio avviso offendendone la professionalità come hanno fatto fino ad oggi Giuli, Mazzi e Brugnaro. Assieme poi alla Venezi, questi farebbero meglio pensare bene a cosa dicono, perché fino ad oggi hanno solo allargato il solco con i lavoratori costantemente denigrandoli. Il clima nel Teatro è pesante ma, nonostante quanto auspica il Sindaco, i lavoratori non sono per nulla divisi tra di loro e il loro agire li unisce sempre di più. Chi sta danneggiando il Teatro non sono di certo loro.

Non bisogna poi dimenticare che tutte - dico tutte - le istituzione musicali italiane e moltissime tra le più prestigiose nel mondo, assieme per esempio a maestri come Muti e Accardo (pur in maniera sommessa), ex dirigenti della Fenice, Direttori che in questi mesi si sono alternati sul podio alla Fenice  che hanno e stanno solidarizzando con il lavoratori del Teatro: tutti comunisti?

Quanto poi infine sui "successi" a Pisa e Trieste, basta andare a cercare la recensione di qualche critico serio ed affermato (Gregorio Moppi di Repubblica per esempio) per capire come in genere siano tutte note di puro colore che non esprimono nulla.

(BiGio)

Strage silenziosa nel Mare Nostrum: Focsiv denuncia le responsabilità e propone un’Agenzia per le migrazioni

Oltre 31mila migranti morti in mare dal 2014, 1.300 minori. Focsiv denuncia politiche restrittive e chiede di superare il Memorandum Italia-Libia. Serve un’Agenzia delle migrazioni, nuove leggi sulla cittadinanza e flussi regolari. In gioco, dice l’Ong, c’è l’umanità, ma anche il futuro economico e demografico dell’Italia e dell’Europa


Le politiche attuali nascondono l’incapacità globale di governare le migrazioni, alimentano la paura e la retorica securitaria, ma non costruiscono contesti sicuri e giusti...

L'articolo di Ivana Borsotto è a questo link:

https://www.agensir.it/italia/2026/02/02/strage-silenziosa-nel-mare-nostrum-focsiv-denuncia-le-responsabilita-e-propone-unagenzia-per-le-migrazioni/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=la-newsletter-di-agensir-it_2

Camilo Torres: il corpo del guerrigliero

Diverse fonti informative hanno annunciato, il 23-24 gennaio, il ritrovamento dei resti mortali del prete guerrigliero Camilo Torres Restrepo, ucciso il 15 febbraio 1966 «nel corso di uno scontro con i guerriglieri. Una unità della quinta brigata ha ucciso cinque uomini armati. Uno dei cadaveri è stato identificato come quello di Camilo Torres Restrepo» (comunicato del ministro della Guerra).


La notizia ha attraversato il paese e la memoria di questi decenni di conflitti armati e ha visto la convergenza del Governo (la salma sarà sepolta «con tutti gli onori», G. Pedro) e dell’ELN che auspicano la collocazione dei resti mortali del prete nel campus dell’Università nazionale di Bogotà, luogo dove la sua leadership si è esercitata in pienezza....

L'articolo di Lorenzo Prezzi è a questo link:

https://www.settimananews.it/profili/camilo-torres-corpo-del-guerrigliero/?utm_source=newsletter-2026-02-03

La Cina dietro alle mosse del Pakistan in Libia

Un accordo militare tra Pakistan e Libia orientale apre uno spazio di influenza indiretta per la Cina nel Nord Africa, consentendo a Pechino di rafforzare la propria presenza strategica senza esporsi direttamente. Tra ambiguità legali, ritorno diplomatico cinese e proiezione militare pakistana, la Libia diventa un nuovo snodo di instabilità nel Mediterraneo allargato


Secondo il quotidiano di Hong Kong, autorevole e ben addentellato nel sistema cinese, la scelta del canale pakistano consente a Pechino di beneficiare del rafforzamento della propria industria militare senza assumersi apertamente i costi politici di una vendita diretta a una delle fazioni libiche. Il contesto resta altamente sensibile: la Libia è sottoposta a un embargo Onu sulle armi letali dal 2011, regime che – come riconosciuto da diversi rapporti delle Nazioni Unite – è stato ampiamente aggirato. ...

Il servizio di Ferruccio Michielin è a questo link:


Iran: l’appello dei riformisti per un referendum

Quelli di Mir Hossein Mousavi e di Mehdi Karrubi sono due nomi decisivi per la storia dell’Iran nella tempesta.


Mousavi è certamente uno dei protagonisti della storia dell’Iran rivoluzionario. L’ingegnere Mir Hossein Mousavi è stato legato all’ayatollah Khomeini, suo primo ministro dal 1981 al 1989, gli anni della guerra Iran-Iraq: poi si è dimesso, per profondi dissidi con l’allora Presidente Ali Khamenei. Caduto in disgrazia, è rimasto nell’ombra per circa un ventennio. È tornato alla ribalta nel 2008 quando ha preso la testa dei riformisti, dopo la fine dell’epoca di Mohammad Khatami, il presidente che voleva passare dallo scontro al dialogo tra civiltà. Di Khatami negli anni della sua presidenza Mousavi è stato un ascoltato consigliere. Così fu lui il principale candidato...

L'articolo di Cristiano Riccardo è a questo link:

https://www.settimananews.it/politica/iran-appello-riformisti-per-referendum/?utm_source=newsletter-2026-02-03

Un Ministero per proteggere le nostre imprese ma in un anno 429 sono passate in mani straniere

Nel 2022 tre proteggi le imprese italiane è nato un ministero ma in un solo anno 429 aziende italiane sono passati in mani straniere. La causa è l'assenza di politica industriale e incertezza su incentivi?


Nel 2022 il messaggio del nuovo Governo Meloni agli italiani era chiaro: vogliamo valorizzare il marchio italiano e blindare le nostre imprese. Un'ambizione che deve fare i conti con crisi iniziata la fine del 2007 e che ha portato il nel giro di 18 anni l'Italia perdere quasi un quarto della produzione industriale. Quindi prima di vedere com'è andata dall'insediamento di Meloni in poi, occorre considerare la situazione ereditata dal governo a settembre 2022.

Il servizio Dataroom di Milena Gabanelli è qui:



Ecco l’opzione b di Trump in Venezuela

Il regime chavista ne ha avuto abbastanza degli americani? Ad allontanare Trump dalla presidente ad interim ci sarebbe il rifiuto di prendere le distanze da iraniani, russi e cinesi. Per oggi è previsto un incontro a Washington tra il segretario di Stato Rubio e la leader dell’opposizione Machado. E intanto a Madrid…

“Basta con gli ordini di Washington sui politici in Venezuela, sia la politica venezuelana a risolvere le nostre divergenze”. Durante un incontro con un gruppo di lavoratori del settore petrolifero, Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela, ha detto di voler cambiare atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti, rispetto alla condiscendenza dimostrata dall’inizio dell’anno, in seguito all’arresto di Nicolas Maduro. Forse la nuova leader del regime venezuelano non vuole più cooperare con il presidente Donald Trump, o almeno compiere alcune delle condizioni, tra cui quella di ...

L'articolo di Rossana Miranda è a questo link:

https://formiche.net/2026/01/ecco-lopzione-b-di-trump-in-venezuela/#content

Le due vie. Quando la vita è viva?

Affrontiamo la morte altrui con paura, dolore, tristezza, rassegnazione, rabbia, ma se a morire sono dei giovani, e per di più tragicamente, sembriamo sprovvisti del sentimento adatto ad affrontare una realtà che interrompe il corso «naturale» della vita: i figli non dovrebbero morire prima di chi li ha generati.


Esiste la parola per chi perde i genitori (orfano), ma non quella per chi perde un figlio/a, un fratello, una sorella. Un vuoto emotivo e semantico tipico del mistero: ciò che non si riesce a nominare non si riesce a controllare, ci spiazza e ci chiede di rimanere aperti, di cercare, di crescere. La morte «anzitempo» svela la nostra concezione quantitativa della vita: più dura, meglio è. Ma longevo non è affatto sinonimo di felice, come ripetevano i Greci «Muore giovane chi è caro agli dei», perché la vecchiaia comporta dolore e fatica. Ma neanche giovane è sinonimo di felice, come sapeva Leopardi: «I giovani soffrono più che i vecchi e sentono molto più di questi il peso della vita nella impossibilità di adoperare sufficientemente la forza vitale» (Zibaldone). Non è questione di anni, ma di vita negli anni. E quando la vita è viva? 

L'articolo di Alessandro d'Avenia è a questo link:

Trump perde consensi sull'immigrazione, i Dem avanti di 8 punti per le midterm

Un nuovo sondaggio mostra che l'approvazione del presidente crolla su temi chiave come espulsioni e sanità. I democratici sono visti come più affidabili su economia, prezzi e assistenza sanitaria.


Donald Trump inizia il secondo anno del suo mandato con i dati di gradimento più bassi mai registrati, mentre i democratici conquistano un vantaggio significativo in vista delle elezioni di midterm del 2026. È quanto emerge da un sondaggio condotto da Strength In Numbers e Verasight tra il 14 e il 20 gennaio su 1.532 adulti americani. L'approvazione complessiva del presidente si ferma al 40%, contro il 58% di disapprovazione. Si tratta del dato peggiore da quando è iniziato il monitoraggio. Particolarmente critica è la situazione tra gli elettori indipendenti: solo il ...


L'articolo redazionale è a questo link:


https://focusamerica.it/trump-perde-consensi-sullimmigrazione-i-dem-avanti-di-8-punti-per-le-midterm/

L’incertezza sul futuro è oramai elemento permanente nel Nord Est: inutile fare progetti

Anche limitando lo sguardo all’ultimo quinquennio, possiamo elencare: la pandemia da Covid-19; la crisi dei prezzi dell’energia; l’attacco russo all’Ucraina e quello di Hamas a Israele, con le conseguenti guerre. Infine, da gennaio è arrivato Trump a gettare ancora più scompiglio, con il balletto dei dazi annunciati e ritirati e la messa in discussione delle relazioni internazionali statunitensi e, quindi, degli equilibri mondiali.

Guardando alla serie storica, possiamo vedere come l’orientamento sia cambiato nel corso del tempo: nel 1998, la quota di consenso non andava oltre il 33%, mentre tra il 2005 e il 2016 sale e oscilla intorno al 48-49%. Nel 2021, invece, l’indicatore si ferma al 44%, registrando una leggera diminuzione, per arrivare all’attuale 56%. Quest’ultimo, dunque, è il valore più alto mai registrato: rispetto al 1998, la crescita è di 23 punti percentuali.


La presentazione dei dati della ricerca a cura di Natascia Porcellato è a questo link:



Il commento di Ilvo Diamanti:

L’insicurezza fa parte della nostra vita. Del nostro mondo. Tanto più quando il mondo appare davanti ai nostri occhi in diretta, senza pause. E viene riproposto sui media in tempo reale. Perché così diventa lo specchio di avvenimenti inquietanti, che generano paure. O meglio: “paura”. E la paura, com’è noto, fa audience. Tiene alto l’indice degli ascolti. Basta vedere lo spazio dedicato, sui media, agli avvenimenti più inquietanti. Omicidi, aggressioni, guerre. Fatti che, ovviamente, non sono “inventati”. Al contrario. Ma vengono, comunque, riprodotti ed enfatizzati. D’altronde, viviamo in un mondo nel quale l’incertezza è un sentimento comprensibile. Perché tutto cambia in fretta. Così anche il presente è già passato. Antony Giddens, un sociologo tra i più autorevoli, ha scritto che in questi tempi di globalizzazione tutto ciò che avviene dovunque nel mondo, in qualsiasi momento, ha effetto su di noi, nello stesso momento. In qualunque luogo. Il sondaggio condotto da Demos e presentato oggi sul Gazzettino conferma quanto questa affermazione sia fondata, alla base del sentimento di incertezza diffuso, che coinvolge un’ampia parte dei cittadini del Nord Est. Oltre metà delle persone intervistate. Il 56%. La quota più ampia rilevata dal 1998. Quindi, da oltre 25 anni. D’altra parte, non è difficile immaginare le ragioni di tanta ... insicurezza. Basta guardarsi intorno. Vicino e lontano. Perché l’immagine del mondo influenza la nostra percezione degli altri e degli ambienti vicini. E la paura, come si è detto, è ri- prodotta in diretta. Talora in modo “irreale”. Isolando e riproducendo “frammenti di realtà” de-contestualizzati. Per moltiplicarne gli effetti. Tuttavia, non c’è bisogno di “inventare” la realtà, in questi tempi. Basta rivolgere lo sguardo poco oltre i nostri confini. Verso l’Ucraina e la Russia. O verso il Medio Oriente. A Israele, dove la Palestina è da tempo luogo di guerra. Di massacri senza fine. Ma, soprattutto, è sufficiente ascoltare quanto afferma, in modo continuo, il presidente degli USA, Donald Trump. Ri-eletto nello scorso novembre e ri-insediato a gennaio. Da allora non ha smesso di lanciare minacce pesanti all’Europa. Promettendo interventi ad alto rischio per l’economia europea. E, quindi, per i nostri mercati, Che dipendono in modo rilevante dagli USA. Mentre sull’altro versante, incombe la Russia di Putin. Non sorprende, allora, come mostra il sondaggio di Demos per il Gazzettino, che nel Nord Est (e non solo) la maggioranza dei cittadini guardi il futuro personale e della propria famiglia con timore. E paura. Perché l’economia dipende in larga misura dai mercati internazionali. Europei. E non solo. E ciò accentua il senso di insicurezza soprattutto nelle fasce più deboli, più esposte alle tensioni economiche che attraversano il territorio. Per questo motivo l’unica certezza è ... l’incertezza.

V Domenica del Tempo Ordinario - Mt 5,13-16

Essere “sale della terra” e “luce del mondo” sono appellativi che non hanno nulla di trionfalistico, né tanto meno possono ingenerare nei discepoli presunzione od orgoglio; sono il richiamo a una responsabilità che può essere disattesa, è l’affermazione di ciò che l’umanità ha il diritto di attendersi dai credenti, pena il loro divenire insignificanti.



Nelle ultime domeniche, dopo la Teofania di Dio celebrata unitariamente nelle tre feste del Natale dell’Epifania e del Battesimo, la liturgia ha iniziato a farci porre l’attenzione su chi sia il discepolo e a cosa sia chiamato. Innanzitutto è un dono che chiede, se accolto, di essere vissuto testimoniandolo non puntando il dito verso se stessi ma verso qualcosa da scoprire facendo intravedere come abbia modificato o formi il nostro vivere. L’immagine data è quella di un traghettatore che si fa tramite per un incontro con un terzo o una terza realtà della quale scoprirne la bellezza, la novità, la gioia senza mettersi davanti a ciò che si porge, senza vantare meriti.

Poi Gesù ha iniziato a proporre cosa questo significhi e a cosa è chiamato il discepolo con l’invito ad essere “pescatori di uomini” tirandoli fuori dal mare del male insegnando, annunciando la buona novella e curando instancabilmente ovunque senza rimanere fermi ma disponibili a tutto quanto lo Spirito continuerà ad inviarci a realizzare.

Con le Beatitudini ci sono stati consegnati degli obiettivi, il primo e fondante di tutte le altre è il diventare degli “anawim” di Dio (ovvero i “poveri” di Dio) termine che ha nulla a che fare con condizioni economiche. Sono tali coloro che riconoscono la propria realtà, i propri limiti difronte alla grandezza di Dio e spogliati dall’orgoglio si affidano a lui nella più grande fiducia per essere guidati nella vita e farsi le sue mani operose. Non si basano sulle proprie forze, non si percepiscono autosufficienti ma riconoscono la propria fragilità, la debolezza della propria condizione umana, si affidano alla sua misericordia. Sono coloro che non trattengono nulla per sé ma si mettono in tutto a disposizione degli altri, per questo loro modo di vivere possono anche essere osteggiati e perseguitati.

Oggi Gesù traduce concretizzandolo il suo messaggio impiegando due immagini. Innanzitutto i discepoli con la loro missione sono chiamati ad essere il “sale della terra” allo stesso modo con il quale lo è la Torah della quale, come afferma la sapienza ebraica, il mondo non può fare a meno.

Il sale ha una pluralità di significati e utilizzo: non serve solo per dare sapore ai cibi. È usato anche per conservare gli alimenti e nell’antichità, era usato anche per confermare l’inviolabilità dei patti: i contraenti compivano il rito di consumare insieme pane e sale o sale soltanto. Questo accordo solenne era detto “alleanza di sale” ed è chiamata con questo nome l’alleanza eterna stipulata da Dio con la dinastia di Davide (2 Cr 13,5). 

Questo per dire che i discepoli sono chiamati con il loro agire a impedire le corruzioni, a conservare e a ricordare a tutti il “patto” e l’amore di Dio: nessun peccato potrà mai incrinarne la fedeltà che lo lega all’uomo. Con la loro vita è chiesto ai discepoli di essere la prova che anche all’uomo è possibile rispondere a questo amore, basta lasciarsi guidare dallo Spirito.

È però necessario non far perdere il sapore all’Evangelo e c’è un solo modo di combinare questo guaio: mischiare il sale con altro materiale che ne alteri la purezza e la genuinità. Si è sale se si accolgono integralmente le proposte del Maestro, senza aggiunte, senza modifiche, senza “ma”, senza “se” e senza quei “però” con i quali si tenta di ammorbidirle, di renderle meno esigenti, più praticabili.

In queste settimane il tema della luce è apparso più volte. Per i discepoli è il Signore stesso e che loro possono solo riflettere vivendo le Beatitudini. Le parole di Gesù “voi siete sale … voi siete luce” non affermano dunque una situazione di fatto, ma immettono il discepolo attraverso l’ascolto e la fede in un percorso di recezione, accoglienza per farle diventare concrete, prassi quotidiana. È però necessario fare attenzione che il compito di essere sale della terra, non significa che il mondo debba diventare una saliera: diventerebbe un invivibile deserto di sale come quelli esistenti nelle Ande. Analogamente essere luce del mondo non significa far scomparire la tenebra e le zone d’ombra: una luce abbagliante non illumina, ma produce cecità. Inoltre non dice “voi siete luci” al plurale ma “luce” al singolare perché è come “corpo ecclesiale” che si è la luce del mondo. Non ci viene poi chiesto di fare le nostre opere davanti agli uomini per essere visti da loro, ma che queste risplendano davanti agli uomini portandoli a dare gloria a Dio, non a chi le ha compiute. Essere “sale della terra” e “luce del mondo” sono appellativi che non hanno nulla di trionfalistico, né tanto meno possono ingenerare nei discepoli presunzione od orgoglio; sono il richiamo a una responsabilità che può essere disattesa, è l’affermazione di ciò che l’umanità ha il diritto di attendersi dai credenti, pena il loro divenire insignificanti.

Lo si è anche quando si riduce il rapporto con Dio all’adempimento scrupoloso delle pratiche religiose, mentre si offre sapore e luce condividendo il pane con chi ha fame e l’acqua con chi ha sete, vestendo gli ignudi e ospitando chi non ha casa, che assistendo il malato e difendono chi subisce ingiustizia.

(BiGio)

Il post teismo e l’incarnazione

Dio non è più concepito come un soggetto soprannaturale che interviene dall’esterno nella storia, ma come il Mistero immanente del reale


La rilettura post-teista dell’incarnazione rappresenta uno sforzo teologico serio e coraggioso, capace di liberare la fede da immagini idolatriche di Dio e di restituire centralità all’umano, alla storia e alla responsabilità etica. Tuttavia, quando viene condotta fino alle sue estreme conseguenze, essa sembra esposta a un rischio significativo...

Il pensiero di Gilberto Borghi è a questo link:

https://www.vinonuovo.it/teologia/pensare-la-fede/il-post-teismo-e-lincarnazione/

La Sicilia e le colture tropicali, l’altra faccia del clima che cambia. Fra criticità e benefici

Sull’isola, come in altre zone del nostro Sud, crescono le coltivazioni di mango, avocado, papaya e diverse varietà esotiche. Ma quali sono le prospettive di questa diversificazione? E in che modo può avvenire nel segno della sostenibilità?


Che la Sicilia sia tragicamente esposta alle conseguenze del cambiamento climatico lo si è visto con chiarezza durante le ultime settimane, con il passaggio del ciclone Harry che fra Trinacria, Sardegna e Calabria ha provocato danni ingenti alle produzioni agricole e alle infrastrutture rurali: solo nella Piana di Catania, secondo Confagricoltura, è andato perduto fra il 30 e l’80% delle colture, a seconda delle produzioni. Ma c’è anche un altro risvolto, con aspetti potenzialmente virtuosi, del riscaldamento globale che sta modificando il volto della Sicilia e in particolare della sua agricoltura.È l’espansione delle colture tropicali, che negli ultimi anni qui stanno trovando condizioni sempre più favorevoli, aprendo nuove prospettive produttive e di mercato. Le filiere di avocadomango e papaya, ma anche di passion fruitannonaguava e litchi, in via sperimentale persino di caffè, sono in forte crescita parallelamente alla domanda e ai prezzi....

L'articolo di Alica Scialoja è a questo link: